* INFORM *

INFORM - N. 3 - 3 gennaio 2001

Il dopoconferenza. Le cose da fare

Voto D'Adamo: Occorre evitare gli errori del passato. Vigilare e operare per dare attuazione a quanto approvato a Roma.

FRIBURGO/BR: - La Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo - ed i "laboratori" in contemporanea -, preceduta dall'assemblea dei parlamentari esteri d'origine italiana e seguita da quella dei Consoli italiani, si è svolta a Roma, Palazzo della FAO, dal 13 al 16 dicembre 2000, producendo, al termine di intense giornate di lavoro, il documento finale, comune relazione di sintesi, che descrive rigorosamente le condizioni in cui versano al presente le comunità italiane, stanziate nei cinque Continenti, e le richieste che esse avanzano.

Sarà, dunque, compito comune, e non solo delle organizzazioni degli italiani all'estero, attendere con pazienza e vigilare a ché il documento finale, integrato sia da quelli scaturiti dai lavori delle varie Commissioni e dai "laboratori", sia da quelli prodotti dalle Preconferenze continentali, sia attuato dalle istituzioni nazionali competenti, ad evitare quanto finora è successo per le precedenti Conferenze nazionali dell'emigrazione, le quali, una volta chiuse, non hanno soddisfatto le attese destate da tali eventi; non hanno sanato le situazioni, pur a chiare lettere denunciate, rimaste allo status quo ante, quando non tralignate; né dato seguito alle più elementari delle richieste. Nessuna delle promesse è stata mai mantenuta nel carosello annuale della successione dei governi, ciascun responsabile della politica per i connazionali all'estero incolpando il precedente, dandosi al turismo politico per "rendersi conto dei veri aspetti della situazione, della sua effettiva gravità e consistenza", fino a passare, per fine governo, la patata bollente nelle mani del prossimo collega; certo: ma ciò è potuto accadere anche per mancata vigilanza dei "nostri", affaccendati specificatamente nel soffocare la pur improbabile convergenza d'azione tra le realtà organizzate all'estero, già frantumata dalla politica del divide et impera, posta in atto oltrefrontiera e costantemente mantenuta dalle patrie istituzioni.

È vero che a seguito della seconda Conferenza dell'Emigrazione Italiana scaturirono realizzazioni, quali Comites e CGIE, ma furono e sono - costruzioni claudicanti, tanto che se ne chiede a gran voce il riesame, specie in vista dell'allargamento del voto all'estero nel suo duplice esercizio attivo e passivo. La proposta di legge, riguardante la riforma dei Comites in Consites, è caduta per decadenza dei termini nel corso stesso della Conferenza, ed è stata da alcune parti tenuta in conto come ennesimo "dispetto" del Parlamento nei confronti della diaspora nazionale: ci si aspettava un segnale, magari non sostanziale, di condiscendenza; un regalino, che sciogliesse in parte l'amaro in bocca per la mancata approvazione della legge ordinaria, rinviata pericolosamente a fine legislatura; un presente, insomma, anche se da modificare ancora una volta.

Ci sembra, però, che l'esclusione del progetto di riforma dei Comites dai lavori parlamentari per decadenza di termini, sia questa volta avvenuta a nostro favore, più che a nostro danno, giacché la revisione in parola è da considerare già superata - come, per analoghe ragioni, non sono più attuali i compiti, le funzioni del CGIE - e, quindi, inutile. Bisognerà porre di nuovo in discussione tutta la materia, relativa alle mansioni dei predetti organismi; come pure occorre che il legislatore approvi in tempi brevi nuove leggi sui Patronati e sull'editoria; e disponga la ristrutturazione della rete consolare, oggi non più adeguata ai tempi. Il Governo dovrebbe, inoltre, provvedere senza indugio, mediante decreto legge, all'assunzione del personale, necessario a rendere operativo il controllo e l'aggiornamento degli elenchi anagrafici consolari, attraverso il riscontro incrociato con i dati analoghi ma non sempre corrispondenti, dei Comuni d'origine o d'ultima residenza degli italiani all'estero.

Non c'è ora solo da sperare ed attendere, ma da vigilare e premere, affinché tali proposte non debbano essere rinviate sine die, ma attuate entro ragionevoli termini. (Vito d'Adamo, de.it.press/Inform)


Vai a: