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INFORM - N. 2 - 2 gennaio 2001

RASSEGNA STAMPA

"Il Sole 24 Ore ", 29 dicembre 2000

Il calvario del voto all’estero

Non se ne parla, ma ho l’impressione che per in nostri connazionali all’estero si stia pericolosamente allontanando (nonostante le assicurazioni loro date in occasione della recente Conferenza degli italiani nel mondo) l’esercizio effettivo del diritto di voto. Non c’è infatti la legge ordinaria esecutiva e non è ancora incominciato alle Camere l’esame dell’apposito provvedimento che contempla il voto per corrispondenza. I tempi tecnici appaiono stretti, stante l’approssimarsi delle elezioni politiche che, se si vuole prima completare l’iter della legge sul cosiddetto federalismo regionale, potrebbero cadere fra il 22 aprile e il 6 maggio. Si corre il rischio di non dare seguito a quanto statuito con due successive leggi costituzionali. È vero che con la prima legge si è creata la circoscrizione Estero e che con la seconda, approvata il 18 ottobre scorso (e che entrerà in vigore dopo il 18 gennaio) si sono assegnati a tale circoscrizione 12 dei 630 seggi della Camera e sei dei 315 seggi del Senato. Ma solo con la terza legge, di tipo ordinario, che stabilisce le modalità tecniche del voto per corrispondenza si renderebbe possibile l’elezione dei 18 rappresentanti delle comunità all’estero.

L’apposito progetto di legge "unificato" giace al Senato, in appendice al progetto di riforma elettorale, ed è composto di 21 articoli che disegnano con scadenze rigide l’iter che dovrà essere seguito per portare gli italiani all’estero al voto per corrispondenza. Nel progetto è prescritto che almeno 120 giorni prima della scadenza delle Camere, vale a dire intorno al 9 gennaio, l’amministrazione tramite le sedi periferiche (immagino gli uffici consolari) invii agli elettori esteri una cartolina postale con la quale li si informa della possibilità di opzione per il voto per corrispondenza anziché per il voto in Italia presso la sezione elettorale nelle cui liste sono iscritti.

Successivamente, tali elettori devono far pervenire all’ufficio consolare di competenza, improrogabilmente entro settanta giorni prima della data fissata per le elezioni, la domanda per l’iscrizione nell’elenco degli elettori residenti all’estero che hanno diritto di votare per corrispondenza. Successivamente ancora, non oltre venti giorni prima della data delle elezioni, gli uffici consolari inviano ai predetti elettori un plico contenente il certificato elettorale e la scheda di votazione che, in busta già affrancata, va spedita non oltre il decimo giorno precedente la data delle elezioni all’ufficio consolare competente, il quale a sua volta, quarantotto ore prima dell’apertura dei seggi elettorali, inoltra i plichi con tutte le buste pervenute nei termini alla Corte d’appello di Roma che da ultima provvede allo spoglio e allo scrutinio dei voti.

Calendario alla mano, il primo termine del 9 gennaio è già saltato. Che fare allora: emanare un decreto legge? Oppure cambiare l’attuale progetto e ridurre i tempi previsti nell’articolato? Ma ridurre i tempi che appaiono di per sé già stretti vorrebbe dire non mettere l’amministrazione in condizione di adempiere alle varie incombenze che le spettano, fra cui la predisposizione (impresa notoriamente assai ardua e delicata) prima dell’elenco degli aventi diritto al voto e l’invio poi della cartolina postale per l’opzione, perlomeno ai 2.100.000 connazionali che risultavano essere elettori all’estero (1.050.000 nei Paesi Ue e 1.050.000 nei Paesi extra Ue) alla data del giugno 2000.

(Inform)


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