L'editoriale di "Sicilia Mondo"
I siciliani per scelta
CATANIA - In occasione dei vari incontri con i corregionali all’estero, "Sicilia Mondo" ha scoperto, quasi per caso, la categoria dei "siciliani per scelta", ossia quelle persone che non sono siciliane né per nascita né per discendenza ma che scelgono il sistema, le tradizioni, gli interessi ed il modo del "vivere siciliano".
Un fenomeno molto diffuso nelle Americhe e in Australia, generalmente, dove più numerose vivono le comunità siciliane.
In genere si tratta di congiunti ed affini legati ai matrimoni misti tra siciliani, oggi molto diffusi, ma anche di altre persone che si sono sentite attratte e si sono avvicinate alle famiglie, alle associazioni ed ai club siciliani.
Dobbiamo dire che nelle Americhe, forse per la presenza di culture ed etnie eterogenee, il sistema di vita è molto diverso dal nostro, nel senso che sono quasi inesistenti le relazioni umane ed i valori della convivenza e della solidarietà. In questa carenza di rapporti tra le persone, la sicilianità e la sua cultura viene universalmente guardata con simpatia ed apprezzata.
Piace il senso dell’amicizia dei siciliani, la loro ospitalità, la loro generosità e solidarietà nei momenti di bisogno, la cultura degli affetti familiari, delle tradizioni religiose, delle feste, l’attaccamento alla terra di origine ma soprattutto il modo di fare, di trattare e di stare con gli altri.
In realtà i siciliani hanno trapiantato nelle società di accoglienza gli usi, i costumi e le tradizioni del paese di origine, li hanno custoditi e praticati fino ai nostri giorni con l’impegno e lo scrupolo del tempo del loro arrivo.
Tutte tradizioni e ritualità purtroppo scomparse in Sicilia.
A Chicago, per esempio, abbiamo incontrato ben 29 associazioni chiamate confraternite, ognuna intestata al nome del santo patrono di altrettanti comuni di origine; ancora oggi le II e III generazioni ripetono con scrupolo e puntiglio tradizioni, riti e cerimoniali di 80-90 anni addietro e forse oltre.
Questa realtà ci dice che i siciliani, nel corso di un secolo e mezzo della diaspora siciliana, hanno portato nelle società di accoglienza una cultura di valori che non mutano, rimasti intatti e radicati localmente fino ad oggi e quindi sono stati portatori di valori permanenti.
Ritornando ai siciliani per scelta, la scenografia demografica della Sicilia è oggi la seguente: 5.100.000 sono i residenti nell’Isola, quasi 1.000.000 i siciliani con cittadinanza e passaporto non residenti, 9-10.000.000 tra discendenti, oriundi e naturalizzati che dichiarano di sentirsi siciliani, non residenti, un numero imprecisato ma corposo di siciliani per scelta.
Una sicilianità variegata di oltre 15.000.000 di siciliani, diffusa e senza confini ma certamente una grande risorsa ed un inestimabile patrimonio culturale.
A questo punto ci domandiamo: le Istituzioni statuali e regionali possono dare spazi nei loro programmi alla sicilianità dei "non residenti", dei "senza cittadinanza", dei "siciliani per scelta"?
Questi ultimi possono far sentire la loro voce sulle cose del paese di origine in virtù di una identità di cui si sentono portatori?
Le Istituzioni, infine, possono dare una interpretazione allargata al concetto di cittadinanza, considerando questo tipo di sicilianità come diritto soggettivo delle persone indipendentemente dalle regole della cittadinanza e della residenza?
Ci rendiamo conto che le tre domande non possono avere risposte risolutive ma è anche vero che questo tipo di sicilianità è una realtà culturale che esiste e che non può essere ignorata.
La verità è che tante volte dimentichiamo che la Sicilia, con la sua storia e la sua cultura rappresenta una pagina di civiltà importante nella storia dell’umanità. Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)