INFORM - N. 160 - 1 settembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Dopo i lavori di ristrutturazione e di ammodernamento ha riaperto i battenti la Casa d’Italia di Zurigo

La Fabbrica dell’Italianità moderna

Dopo 80 anni diventerà un completo polo scolastico e un importante centro multiculturale. Dall’interrogazione parlamentare dell’On. Gianni Farina del gennaio 2009 alla recente nascita del Comitato Pro-Casa d’Italia, presieduto da Paolo Da Costa

 

ZURIGO - Fino a 10 anni fa era ritenuta un ghetto dai “benpensanti” italofoni. E invece eccola, sembra rinata, la Casa d’Italia di Zurigo. Sono passati oltre ottant’anni da quando nel maggio 1928 l'allora Ministro degli affari esteri, Dino Grandi, comunicò al Console Generale a Zurigo le disposizioni dell'amministrazione italiana circa la creazione a Zurigo di una «Casa degli italiani».

Si intendeva un «complesso di locali destinati ad accogliere tutte le istituzioni italiane esistenti a Zurigo». L’edificazione dell'immobile venne portata a termine tra il giugno del 1931 e la fine dell'anno successivo. Il costo complessivo ammontò a 560 mila franchi, quasi tutti messi a disposizione dal Ministero degli affari esteri italiano. Erano gli anni del fascismo, anni in cui occorreva dimostrare la grandezza dell’Italia che si apprestava a diventare una “potenza coloniale” con le conquiste del Nord-est africano.

L'edificio comprendeva l'asilo infantile, due aule scolastiche, una cappella, due dormitori, una sala teatro con palcoscenico, un bar, una sala da bigliardo, due sale per sedute, un appartamento di tre stanze per il custode, varie altre camere.

La Casa d’Italia, sita alla Erismannstrasse 6, nel cuore del quartiere operaio (Kreis 4), oramai era data per spacciata e quindi prossima alla dismissione da parte dello Stato italiano a qualche facoltoso privato. E invece no. Un’interrogazione parlamentare dell’On. Gianni Farina presentata il 29 gennaio 2009 chiede investimenti per assicurare alla struttura rifacimenti conformi alla norme della sicurezza; l’arrivo del nuovo Console italiano, Min. Mario Fridegotto, e l’azione del Comites di Zurigo, hanno dato una svolta al destino della Casa d’Italia. Il resto l’ha realizzato il Comitato Pro-Casa d’Italia, con un progetto di rilancio che l’Amministrazione del Ministero degli Esteri ha approvato.

Nei giorni scorsi è giunta la notizia da Roma di uno stanziamento di 300 mila euro per sostenere i costi della nuova rete fognaria. Contemporaneamente il Comitato Pro-Casa d’Italia è riuscito a coinvolgere molte aziende svizzere e italiane nel progetto della “nuova” Casa d’Italia, raccogliendo in donazione arredamenti e colori per la verniciatura di tutte le pareti, per un valore di circa 600 mila franchi. Insieme superano quel milione di franchi, indicato dall’On. Gianni Farina nella sua interrogazione, alla quale diede pronta risposta il sottosegretario Alfredo Mantica.

Il piano terrà, con il bar, sarà adibito alle attività sociali e culturali (salone per manifestazioni, sale per riunioni delle associazioni e per attività del tempo libero); il primo piano sarà riservato alle aule delle cinque classi della scuola elementare bilingue (pubblica) e all’asilo (privato); il secondo piano sarà messo a disposizione della Scuola media bilingue Enrico Fermi (privata) e alle lezioni di recupero oppure integrative; il terzo piano è stato riservato agli insegnanti (un’ampia e luminosa sala per le riunioni di tutti i docenti (47) con al centro un bel tavolo dodecagonale), agli uffici delle direzioni scolastiche e dell’Unitre, e ad altre aule e laboratori. Il quinto livello, nel seminterrato: da una parte la palestra e dall’altra la mensa per l’asilo e il nido per i bambini sotto i 3 anni.

La Casa d’Italia sarà l’unica struttura italiana all’estero ad assicurare agli allievi l’intero ciclo scolastico: dall’asilo alle superiori. Sì, perché dal prossimo anno arriverà anche il Liceo Vermigli Linguistico-Scientifico, nel quale si studieranno italiano, tedesco, inglese e francese. Si realizza così anche quel polo scolastico per il quale tanti docenti e genitori si sono battuti negli ultimi anni.

L’azione concertata condotta da politica, Amministrazione statale, Comites e privati, permetterà alla Casa d’Italia di tornare ad essere un centro di notevole importanza scolastica, sociale e culturale nell’ambito non solo della comunità italiana, ma di tutta la città di Zurigo.

Il “ghetto” dei residui italici non c’è più, la Casa d’Italia diventa poliglotta e luogo di modernità multiculturale nell’era della globalizzazione. Una nuova identità, sottolineata dal Console Mario Fridegotto davanti a Claudio Baglioni il 15 maggio, venuto proprio alla Casa d’Italia per presentare la prima tappa zurighese del suo lungo tour musicale internazionale “un solo mondo, one World 2010”.   (Attilio Tassoni-Zürcher Oberländer, Mercoledì italiano/Inform)


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