CAMERA DEI DEPUTATI
Adesione all’iniziativa dei Radicali “Secondo Ferragosto
in carcere”
La visita di Gianni Farina (Pd) ai penitenziari
di Lecco e Sondrio
“In Italia anche le carceri sono fuori dalla norma europea”.
Nel gennaio scorso il Pd aveva presentato una mozione sulla grave situazione
ROMA - Gianni Farina, deputato Pd della
Circoscrizione Europa, ha trascorso il Ferragosto visitando due carceri in Lombardia.
Nell’ambito dell’iniziativa “Secondo
Ferragosto in carcere” promossa dai Radicali di Sondrio e di Lecco, il parlamentare
Pd - già membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e attuale
membro della Commissione Democrazia, Diritti, Umani e Questioni umanitarie del
Consiglio d’Europa - il 14 e il 15 agosto ha visitato i carceri di Lecco
e Sondrio, in compagnia dei militanti radicali locali, Alberto Consonni,
Vanda Panzeri, Gianfranco
Camero, Giovanni Sansi,
Federica Ciapponi e Mario Dell’Oca.
A Lecco – riferiscono dalla segreteria
dell’on. Farina - la delegazione è stata ricevuta dal vice comandante
Giovanna Propato, il sovrintendente Pasquale di Donato
e il dirigente medico Luigi Fonte, che hanno dato la loro completa disponibilità
facendo visitare ogni angolo del carcere, le celle e consentito colloqui con
i detenuti. I funzionari penitenziari hanno sottolineato che l'iniziativa della
delegazione era molto gradita per mettere a fuoco e far conoscere all'estero
i problemi che riguardano tutta la popolazione penitenziaria (detenuti, personale
di sorveglianza e amministrativo (sempre in numero troppo ridotto) e per evidenziare
e portare a conoscenza del Parlamento e dei cittadini italiani le carenze rispetto
al dettato costituzionale che stabilisce recupero e reinserimento dei detenuti.
Per dare l’idea del sovraffollamento
delle carceri italiani Gianni Farina fornisce alcune cifre. Nel carcere di Lecco
attualmente sono 64 i detenuti, nonostante la capienza massima prevista sia
di 80. Nel maggio 2009 la capienza massima stabilita era di 50 e i detenuti
erano 58. Da allora, non si capisce su quali basi sia stata aumentata da 50
a 80, poichè gli spazi all'interno del carcere sono
decisamente angusti. Le celle mt. 4 x 2, compreso
un piccolo servizio dotato di doccia e water private.
Lo spazio per le ore d'aria è di 200
mq.; lo spazio per le attività ricreative pure molto ridotto. Se fossero
tutti presenti gli attuali detenuti il locale sarebbe quasi totalmente
occupato dalle sedie.
I detenuti: 27 sono in attesa di giudizio,
di cui 13 con sentenza di 1° grado; 17 sono extracomunitari e 8 europei.
Il personale penitenziario è di 50
unità, di cui effettivi 27, oltre al personale amministrativo contabile, medico
ed educatrice;14 detenuti lavorano in carcere.
Rispetto al 2009 sono presenti:
10 ore al mese uno psicologo per i detenuti definitivi, pagato dal Ministero
(mancano i fondi per una presenza più significativa); 1 psicologo e 1 psichiatra
pagati dal Servizio Sanitario, per gli altri secondo necessità. Ma ripetuti
e continui tagli ai capitoli di bilancio mettono in crisi la gestione del carcere
di Lecco, nel quale non è possibile effettuare alcuna manutenzione.
Per i lavoranti detenuti, la disponibilità
di fondi è ridottissima – spiega Farina - e pur desiderando lavorare non è possibile
per un maggior numero di detenuti offrire un posto occupazionale.
Analoga la situazione del carcere di
Sondrio. A fronte di una capienza regolamentare di 27 posti (e tollerata di
48) sono attualmente presenti 38 detenuti comuni, tutti uomini, di cui 17 con
condanna definitiva, e 21 in attesa di giudizio; 15 sono tossicodipendenti,
di cui 7 in terapia metadonica, 2 detenuti presentano patologie di tipo psichiatrico
e 1 è sieropositivo. Gli stranieri sono 11, 8 detenuti lavorano come dipendenti
dell’amministrazione penitenziaria per lo svolgimento delle mansioni ordinarie
interne all’istituto (cucina, pulizia) e uno lavora come dipendente all’esterno
in qualità di “semilibero”. Quanto al personale operante nel carcere, sono in
servizio effettivo 25 agenti (rispetto ad una pianta organica che ne prevede
28), 2 educatori (sui 3 prescritti) e uno psicologo.
Per quanto concerne la struttura, che
risale a circa un secolo fa, nella sezione centrale vi sono celle di 8,4 mq
che ospitano 2 detenuti e altre di 27 mq che ne contengono 4, con bagno collocato
in vano separato (senza doccia e acqua calda) e 2 locali doccia comuni; in altra
sezione sono situate 3 celle ad uso provvisorio decisamente indecorose (fortunatamente
vuote) poi, oltre alla cucina e all’infermeria, vi è una sala adibita a biblioteca,
un locale con 4 computer, una spaziosa palestra adeguatamente attrezzata e area
passeggi spoglia e decisamente angusta di circa 100 mq (sono previste quotidianamente
4 ore d’aria e 2 di “socialità”). Altrettanto inadeguata – rileva Farina - risulta
essere l’area colloqui, piccola e divisa da un lungo piano, a cui talvolta si
sopperisce mettendo a disposizione una saletta che garantisce un po’ di riservatezza,
mentre rimane affidato alla sensibilità del personale l’eventuale attesa di
accesso al colloquio fuori dal portone di ingresso.
E’ il caso di ricordare che il Comitato
Europeo per la Prevenzione della Tortura e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
(proprio in una sentenza contro l’Italia) hanno stabilito degli standard minimi
per la detenzione: 7 mq per un detenuto, 10 per 2, 13 per 3 e non meno di 15
per 4 detenuti, mentre almeno 8 ore al giorno dovrebbero essere trascorse fuori
dalla cella.
Ciò premesso e tenuto conto delle condizioni
spesso infernali che riguardano buona parte del sistema penitenziario italiano,
nel complesso – spiega il deputato Pd - la condizione del carcere di Sondrio
appare accettabile: discrete le opere di manutenzione degli interni e dei servizi
igienico sanitari, così come l’alto livello della coscienza e dell’impegno degli
addetti alla funzione di polizia penitenziaria, ben diversa, almeno nelle intenzioni,
da quella che un tempo si chiamava “guardia carceraria”.
Farina rileva come anche in questo
contesto locale l’incidenza di detenuti in attesa di giudizio superi la metà
(55%) e pertanto si possa supporre un ricorso eccessivo, e spesso illegittimo,
allo strumento della custodia cautelare, in contrasto con il principio costituzionale
in base al quale "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna
definitiva"; per altro verso risultano evidenti gli effetti nefasti dell’attuale
legislazione in materie di droghe che anche a Sondrio vedono implicati circa
il 40% dei carcerati.
L’11 gennaio di quest’anno, insieme
all’allora segretario del Pd, Dario Franceschini e
ad altri numerosi colleghi del Partito democratico, l’on. Farina ha presentato
alla Camera dei deputati una mozione “sulla grave situazione del sistema carcerario
italiano, che non regge più il sovraffollamento e i ritardi della giustizia”.
Nelle strutture carcerarie italiane - si sottolinea nella mozione - sono circa
66.000 i detenuti, una cifra che è destinata sempre ad aumentare. Si tratta
di un “primato” mai raggiunto nella storia repubblicana che pone problemi molto
rilevanti. I 206 istituti di pena possono, infatti, “tollerare” 64.237 detenuti
nonostante, da regolamento, non potrebbero ospitarne più di 43.087.
Quella mozione, come l’on. Gianni Farina
ha avuto modo di ricordare ai suoi interlocutori di Lecco e Sondrio, impegnava
il Governo italiano ad affrontare concretamente, mediante una mirata e lungimirante
programmazione, la grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena,
ponendo particolare attenzione alle condizioni di vita dei detenuti, allo stato
dell'edilizia penitenziaria, agli spazi detentivi e a quelli comuni, in relazione
anche al profilo specifico dei detenuti medesimi (tossicodipendenti e affetti
da malattie psichiatriche). Inoltre, per affrontare anche i numerosi casi come
quelli di Lecco e di Sondrio, si chiedeva di assicurare, con adeguati provvedimenti
organizzativi e di finanziamento, l'attuazione del diritto allo studio e al
lavoro in carcere.
Farina assicura che “in Italia pur
essendo un tema poco appassionante per le specifiche caratteristiche di tutta
la popolazione penitenziaria (detenuti e personale), gli esponenti e i parlamentari
del Partito democratico più sensibili e attenti a questo problema continueranno
a monitorare la situazione e a occuparsene sia in Parlamento sia nelle sedi
penitenziarie”. ( Inform )