COMMISSIONE
EUROPEA
Diritto all’interpretazione e alla traduzione: presentata
prima proposta legislativa Ue per rafforzare il diritto dei cittadini ad un
processo equo
BRUXELLES – Sempre più europei viaggiano,
studiano o lavorano in un paese straniero: aumentano quindi anche le possibilità
che si trovino implicati in un procedimento giudiziario in un altro Stato membro.
Un cittadino imputato di un reato rischia di non comprendere e non parlare la
lingua delle autorità giudiziarie. E’ possibile però esercitare pienamente i
diritti della difesa solo se si capisce la lingua dell'udienza, si dispone di
una traduzione completa di tutti gli elementi e si è in grado di comunicare
con il proprio avvocato.
E’ questa la prima di una serie di misure volte a definire
norme comuni nelle cause penali. Il nuovo trattato di Lisbona conferisce all'Unione
il potere di adottare misure per rafforzare i diritti dei cittadini conformemente
alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
“Muoviamo un primo importante passo verso un’Europa della
giustizia che non conosce frontiere. Nessuno nell'UE dovrebbe sentirsi limitato
nell'esercizio dei propri diritti o privo di una protezione adeguata solo perché
non è nel suo paese d'origine - ha dichiarato la vicepresidente Viviane Reding, commissario europeo
per
La proposta, spiegano dalla Commissione Ue, rafforza
il diritto all'interpretazione e alla traduzione, e questo in tre modi: l'interpretazione
deve essere assicurata nei colloqui con gli avvocati, durante le indagini -
ad esempio gli interrogatori di polizia - e il processo; perché il processo
sia veramente equo, la proposta riguarda la traduzione scritta dei documenti
fondamentali, quali l'ordine di carcerazione, l'atto contenente i capi di imputazione
o le prove documentali principali. L'imputato non può disporre soltanto di una
traduzione orale, per giunta sommaria, delle prove a suo carico; prima di rinunciare
al diritto all'interpretazione e alla traduzione, gli imputati devono aver usufruito
della consulenza legale; non devono subire, in altri termini, nessuna pressione
affinché rinuncino ai propri diritti prima di avere consultato un avvocato.
I costi di traduzione e interpretazione dovranno essere
a carico degli Stati membri e non dell'imputato, e ciò a prescindere dall'esito
del processo. In assenza di norme minime comuni che assicurino un processo equo
– spiegano dalla Commissione - le autorità giudiziarie saranno riluttanti
a inviare un imputato all'estero. Di conseguenza, le misure dell'Unione per
lottare contro la criminalità – come il mandato d'arresto europeo – rischiano
di non trovare piena applicazione. Nel 2007 sono stati emessi 11.000 mandati
d'arresto europeo contro i 6.900 del 2005.
La direttiva sul diritto all'interpretazione e alla traduzione
nei procedimenti penali, presentata oggi dalla Commissione, sarà la prima a
rafforzare la giustizia penale dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona.
“La proposta si fonda sugli eccellenti lavori preparatori svolti in questo settore
dalle presidenze svedese e spagnola - ha detto il commissario Reding - Adesso intendiamo mettere a frutto le nuove condizioni
del trattato di Lisbona per accelerare i tempi di questa importante iniziativa
a tutela dei diritti procedurali in Europa. Il mio obiettivo è raggiungere un
accordo politico ambizioso tra Parlamento e Consiglio sui diritti dell'interpretazione
e della traduzione prima dell'estate. Per questo lavorerò in stretta collaborazione
con il Parlamento europeo e con la presidenza spagnola”. (Inform)