INFORM - N. 49 - 11 marzo 2010


SENATO

Il dibattito sulle modalità di esercizio di voto degli italiani all’estero

Intervengono al termine dell’audizione del sottosegretario Mantica, Pastore (Pdl), Micheloni (Pd), Vizzini (Pdl), Malan (Pdl), Livi Bacci (Pd)

 

ROMA – Le modalità di esercizio di voto dei connazionali all’estero sono state oggetto di dibattito stamani in Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva svolta in proposito congiuntamente dalla I e III Commissione, al termine dell’audizione del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica (vedi Inform n. 49-a http://www.mclink.it/com/inform/art/10n04901.htm).

Andrea Pastore (Pdl) ha sottolineato come i dubbi emersi nell’identificazione delle modalità attuative della legge, e già manifestati in quella sede – Pastore ricorda, in particolare, l’indagine svolta dalla I Commissione da lui stesso presieduta, successivamente alla modifica costituzionale del 2001 -  siano ancora oggi nodi irrisolti. Egli richiama, inoltre, le “situazioni dubbie” emerse nel corso della procedura di verifica del voto all’estero avvenuta, da parte della Giunta delle elezioni, nella passata legislatura.

Per Pastore è “necessario riflettere sulle modalità dell’attuazione della legge prima del ripensamento costituzionale da tempo previsto”. “Tra le questioni da tenere presente, segnalo come indispensabile il ripensamento dell’opzione per il diritto di voto all’estero: inversamente da quanto avviene oggi – afferma Pastore - sarebbe opportuno manifestare esplicitamente la volontà di votare all’estero, facilitando in questo modo la garanzia dell’invio corretto del plico elettorale”. Egli segnala inoltre la necessità di adottare un medesimo sistema elettorale per l’Italia e per l’estero e richiama l’opportunità di poter candidare all’estero anche cittadini che risiedono in Italia. “Ritengo impossibile in ogni caso continuare a utilizzare il sistema della trasmissione postale dei plichi – conclude Pastore, il quale avverte il pericolo che il voto all’estero possa essere escluso da un nuovo assetto istituzionale, qualora non si sia in grado di garantire per il suo esercizio un sistema più trasparente.

Anche Claudio Micheloni (Pd) ricorda che nella precedente legislatura al Senato già si lavorò per la modifica dei meccanismi di esercizio di voto all’estero, - in proposito l’esponente del Pd ricorda che su questo tema si incentrò la prima iniziativa del Comitato per gli italiani all’estero attivo nella passata legislatura, cercando di elaborare una proposta il più possibile condivisa da tutte le forze politiche. “La vicenda Di Girolamo è vissuta all’estero come una grande ferita e come qualcosa che macchia tutta la collettività dei nostri connazionali – aggiunge Micheloni, che chiede formalmente, per sanare questa situazione, l’apertura di un’indagine su tutti e 18 i parlamentari eletti all’estero da parte della Commissione antimafia, “a cominciare dalla mia persona – prosegue Micheloni. – Io voglio sapere se il caso Di Girolamo è un caso isolato o se si ripropone in altra dimensione nel collegio estero”.

Per il senatore, “l’esercizio di voto all’estero è uno specchio messo di fonte alla politica italiana, capace di fare in modo che quest’ultima si confronti con i suoi stessi problemi mai risolti”.

Per quanto riguarda le proposte avanzate nel corso di audizione e dibattito, Micheloni ritiene che avanzare candidature in più collegi elettorali sia “un vulnus della democrazia, che non va riproposto all’estero, così come non va eliminata la possibilità di esprimere delle preferenze”. “Il voto per corrispondenza è adottato in molti Paesi di grande tradizione democratica – aggiunge Micheloni, il quale invita a prendere in esame le modalità del suo esercizio in essi per migliorare gli aspetti oggi sotto accusa in Italia. “Possiamo sottoporre a prova un meccanismo elettorale rinnovato al momento dell’elezione dei Comites – segnala Micheloni, che condivide l’accento posto da Mantica sulla necessità di un aggiornamento dell’Aire, sulla creazione di un elenco degli elettori e sull’identificazione di un limite per l’acquisizione della cittadinanza italiana.

“Ho l’impressione che si parli del voto all’estero come di un’anomalia italiana – conclude Micheloni – mentre si dimentica che la Francia e altri Paesi europei si stanno progressivamente dotando di leggi che consentano l’elezione di una rappresentanza per i loro cittadini emigrati, nella comune consapevolezza che essi costituiscono un valore per il loro sistema democratico e non un problema”.

Alla richiesta formale di Micheloni risponde il presidente della I Commissione Carlo Vizzini (Pdl), il quale ricorda che “per l’eventuale interessamento della Commissione antimafia il tramite non sono i presidenti di altre Commissioni ma i gruppi parlamentari presenti nella Commissione stessa”. “L’ufficio di presidenza della Commissione antimafia deve decidere quindi se, in assoluta prevenzione e senza notizie di reato, sia utile e opportuno aprire un’indagine su tutti gli eletti all’estero, perché ciò non escluderebbe – fa notare Vizzini - un intervento analogo su tutti i componenti del Senato”.

Il presidente della I Commissione segnala che nell’indagine conoscitiva in corso si è deciso di mettere all’ordine del giorno i disegni di legge ordinari già presentati a disciplina delle modalità di esercizio del voto all’estero “per consentire ai gruppi e al governo di predisporre altri progetti di legge in materia e, in primo luogo, perché il frutto del lavoro di questa indagine del Senato possa qui proseguire in questa fase propositiva, come logica conseguenza ad un tale approfondimento”. Secondo Vizzini le modifiche possibili in via ordinaria vanno dunque senz’altro adottate, senza attendere una riforma costituzionale che il clima tra le forze politiche al momento in campo non sembra far presagire come imminenti.

Lucio Malan (Pdl) ritorna sulla necessità di introdurre una serie di garanzie per far sì che il voto all’estero sia personale, libero e segreto, garanzie che, a suo avviso, non sarebbero assicurate attraverso il voto per corrispondenza. Insiste sulla necessità di un maggior aggiornamento e funzionalità dell’Aire, Massimo Livi Bacci (Pd), il quale definisce “quasi segreti di Stato” i dati in esso contenuti. “Uno sforzo nel senso di una maggiore fruibilità e disponibilità dei dati consentirebbe di costatare più facilmente i malfunzionamenti dell’Aire e correggerli – spiega Livi Bacci. Il senatore del Pd non esclude infine l’eventualità di introdurre il voto elettronico, che con i mezzi tecnologici avanzati consentirebbe il mantenimento della segretezza.

Su quest’ultimo punto il sottosegretario Mantica dichiara di non essere contrario, aggiungendo che un emendamento nella proposta di riforma dei Comites consentirebbe l’introduzione di questo meccanismo di voto. “Il governo è disponibile al salto di qualità concesso dalle nuove tecnologie – conclude Mantica – ma obiezioni emergono sulla concreta possibilità che tutti i cittadini possano giovarsene, compresi quelli più anziani”.

Il dibattito proseguirà nella prossima seduta congiunta delle Commissioni per l’indagine conoscitiva sulle modalità di esercizio del voto all’estero, in programma per giovedì prossimo. (Viviana Pansa-Inform)

 

 


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