SENATO
Il dibattito sulle modalità di esercizio di voto degli
italiani all’estero
Intervengono al termine dell’audizione del sottosegretario
Mantica, Pastore (Pdl), Micheloni (Pd), Vizzini (Pdl), Malan (Pdl), Livi
Bacci (Pd)
ROMA – Le modalità di esercizio di voto dei connazionali
all’estero sono state oggetto di dibattito stamani in Senato nell’ambito dell’indagine
conoscitiva svolta in proposito congiuntamente dalla I e III Commissione, al
termine dell’audizione del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica (vedi
Inform n. 49-a http://www.mclink.it/com/inform/art/10n04901.htm).
Andrea Pastore (Pdl) ha sottolineato
come i dubbi emersi nell’identificazione delle modalità attuative della legge,
e già manifestati in quella sede – Pastore ricorda, in particolare, l’indagine
svolta dalla I Commissione da lui stesso presieduta, successivamente alla modifica
costituzionale del 2001 - siano ancora oggi nodi irrisolti. Egli richiama,
inoltre, le “situazioni dubbie” emerse nel corso della procedura di verifica
del voto all’estero avvenuta, da parte della Giunta delle elezioni, nella passata
legislatura.
Per Pastore è “necessario riflettere sulle modalità dell’attuazione
della legge prima del ripensamento costituzionale da tempo previsto”. “Tra le
questioni da tenere presente, segnalo come indispensabile il ripensamento dell’opzione
per il diritto di voto all’estero: inversamente da quanto avviene oggi – afferma
Pastore - sarebbe opportuno manifestare esplicitamente la volontà di votare
all’estero, facilitando in questo modo la garanzia dell’invio corretto del plico
elettorale”. Egli segnala inoltre la necessità di adottare un medesimo sistema
elettorale per l’Italia e per l’estero e richiama l’opportunità di poter candidare
all’estero anche cittadini che risiedono in Italia. “Ritengo impossibile in
ogni caso continuare a utilizzare il sistema della trasmissione postale dei
plichi – conclude Pastore, il quale avverte il pericolo che il voto all’estero
possa essere escluso da un nuovo assetto istituzionale, qualora non si sia in
grado di garantire per il suo esercizio un sistema più trasparente.
Anche Claudio Micheloni (Pd)
ricorda che nella precedente legislatura al Senato già si lavorò per la modifica
dei meccanismi di esercizio di voto all’estero, - in proposito l’esponente del
Pd ricorda che su questo tema si incentrò la prima iniziativa del Comitato per
gli italiani all’estero attivo nella passata legislatura, cercando di elaborare
una proposta il più possibile condivisa da tutte le forze politiche. “La vicenda
Di Girolamo è vissuta all’estero come una grande ferita e come qualcosa che
macchia tutta la collettività dei nostri connazionali – aggiunge Micheloni,
che chiede formalmente, per sanare questa situazione, l’apertura di un’indagine
su tutti e 18 i parlamentari eletti all’estero da parte della Commissione antimafia,
“a cominciare dalla mia persona – prosegue Micheloni.
– Io voglio sapere se il caso Di Girolamo è un caso isolato o se si ripropone
in altra dimensione nel collegio estero”.
Per il senatore, “l’esercizio di voto all’estero è uno
specchio messo di fonte alla politica italiana, capace di fare in modo che quest’ultima
si confronti con i suoi stessi problemi mai risolti”.
Per quanto riguarda le proposte avanzate nel corso di
audizione e dibattito, Micheloni ritiene che avanzare
candidature in più collegi elettorali sia “un vulnus della democrazia,
che non va riproposto all’estero, così come non va eliminata la possibilità
di esprimere delle preferenze”. “Il voto per corrispondenza è adottato in molti
Paesi di grande tradizione democratica – aggiunge Micheloni,
il quale invita a prendere in esame le modalità del suo esercizio in essi per
migliorare gli aspetti oggi sotto accusa in Italia. “Possiamo sottoporre a prova
un meccanismo elettorale rinnovato al momento dell’elezione dei Comites – segnala Micheloni, che
condivide l’accento posto da Mantica sulla necessità di un aggiornamento dell’Aire,
sulla creazione di un elenco degli elettori e sull’identificazione di un limite
per l’acquisizione della cittadinanza italiana.
“Ho l’impressione che si parli del voto all’estero come
di un’anomalia italiana – conclude Micheloni – mentre
si dimentica che
Alla richiesta formale di Micheloni
risponde il presidente della I Commissione Carlo Vizzini (Pdl),
il quale ricorda che “per l’eventuale interessamento della Commissione antimafia
il tramite non sono i presidenti di altre Commissioni ma i gruppi parlamentari
presenti nella Commissione stessa”. “L’ufficio di presidenza della Commissione
antimafia deve decidere quindi se, in assoluta prevenzione e senza notizie di
reato, sia utile e opportuno aprire un’indagine su tutti gli eletti all’estero,
perché ciò non escluderebbe – fa notare Vizzini - un intervento analogo su tutti
i componenti del Senato”.
Il presidente della I Commissione segnala che nell’indagine
conoscitiva in corso si è deciso di mettere all’ordine del giorno i disegni
di legge ordinari già presentati a disciplina delle modalità di esercizio del
voto all’estero “per consentire ai gruppi e al governo di predisporre altri
progetti di legge in materia e, in primo luogo, perché il frutto del lavoro
di questa indagine del Senato possa qui proseguire in questa fase propositiva,
come logica conseguenza ad un tale approfondimento”. Secondo Vizzini le modifiche
possibili in via ordinaria vanno dunque senz’altro adottate, senza attendere
una riforma costituzionale che il clima tra le forze politiche al momento in
campo non sembra far presagire come imminenti.
Lucio Malan (Pdl) ritorna sulla necessità di introdurre una serie di garanzie
per far sì che il voto all’estero sia personale, libero e segreto, garanzie
che, a suo avviso, non sarebbero assicurate attraverso il voto per corrispondenza.
Insiste sulla necessità di un maggior aggiornamento e funzionalità dell’Aire,
Massimo Livi Bacci (Pd), il quale definisce “quasi segreti di Stato” i
dati in esso contenuti. “Uno sforzo nel senso di una maggiore fruibilità e disponibilità
dei dati consentirebbe di costatare più facilmente i malfunzionamenti dell’Aire
e correggerli – spiega Livi Bacci.
Il senatore del Pd non esclude infine l’eventualità di introdurre il voto elettronico,
che con i mezzi tecnologici avanzati consentirebbe il mantenimento della segretezza.
Su quest’ultimo punto il sottosegretario Mantica dichiara
di non essere contrario, aggiungendo che un emendamento nella proposta di riforma
dei Comites consentirebbe l’introduzione di questo
meccanismo di voto. “Il governo è disponibile al salto di qualità concesso dalle
nuove tecnologie – conclude Mantica – ma obiezioni emergono sulla concreta possibilità
che tutti i cittadini possano giovarsene, compresi quelli più anziani”.
Il dibattito proseguirà nella prossima seduta congiunta
delle Commissioni per l’indagine conoscitiva sulle modalità di esercizio del
voto all’estero, in programma per giovedì prossimo. (