SENATO
Stamani
nella seduta congiunta di I e III Commissione
L’audizione del sottosegretario Mantica
sui meccanismi che regolano l’applicazione della legge sul voto all’estero
Ribadita la volontà del governo di “mantenere
il voto degli italiani all’estero nelle forme e nei modi che sono stati previsti
dalla Costituzione”. Aperto il dibattito su una possibile revisione dei meccanismi
di attuazione
ROMA - “Il governo intende mantenere il voto degli italiani all’estero nelle forme e nei modi che sono stati previsti dalle leggi e dalla modifica della Carta costituzionale”: questa l’indicazione del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica espressa stamani nel corso della sua audizione in seduta congiunta dalla I e III Commissione del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in corso sulle modalità di applicazione della legge relativa al voto all’estero.
“In attesa di una riforma costituzionale credo sia poi ancora meno opportuno rimettere in discussione la norma generale, - prosegue Mantica - ma occorre piuttosto concentrare la nostra attenzione sullo modalità di attuazione dell’esercizio di voto all’estero”.
Il sottosegretario passa ad analizzare il primo grande fattore che oggi incide sul corretto svolgimento del voto: l’Aire, ossia l’anagrafe degli italiani residenti all’estero i cui dati sono affidati e gestiti dal Ministero dell’interno. “Quando un elenco anagrafico si rinnova ogni anno in media del 12 o 14% è difficile garantire l’affidabilità di tutti i dati inseriti – segnala Mantica, ricordando che proprio il mancato aggiornamento dell’Aire comporta un ritorno dei plichi elettorali – per mancata consegna al destinatario (per indirizzi non corretti, etc.) – di circa il 20%. “Nelle elezioni politiche del 2008 i plichi spediti sono stati 3.063.000 – spiega Mantica; - di essi 648.839 sono stati restituiti ai consolati di riferimento per mancata consegna al destinatario. Il costo di questa operazione – stampa plichi e spedizione – è stato quantificato, allora, in circa 16 milioni di euro”. Per ciascun votante all’estero alle politiche del 2008 dunque – con un tasso di partecipazione di circa il 41% - la spesa media quantificata da Mantica per consentire le operazioni di voto si aggira sui 14 euro, per arrivare ai 25 euro per il referendum del 2009 – con una percentuale di partecipazione del 21%.
Ancora più onerose le consultazioni a livello europeo, “in cui le nostre sedi diplomatiche restano aperte per consentire all’elettore di votare in loco per le liste italiane – chiarisce il sottosegretario. Un’opzione che probabilmente in futuro non sarà più garantita, “visto che si tratta di uno sforzo organizzativo enorme considerata la ridotta capacità di influenza di questa percentuale di votanti sul sistema complessivo” e che l’Italia “è l’unico Paese europeo a consentire tre opzioni di voto – aggiunge Mantica – quello in loco (nel Paese europeo di residenza) per liste locali, quello in Italia e quello all’estero per liste italiane”.
“La spedizione dei plichi elettorali all’Aire si traduce in un invio per così dire indiscriminato a tutti gli aventi diritto ivi presenti del materiale per il voto – afferma il sottosegretario, che ribadisce la necessità di arginare il problema, con costi contenuti.
Si rende quindi indispensabile un aggiornamento dell’Aire, “in base a interventi che potrebbero prevedere meccanismi di tipo sanzionatorio, sui servizi resi, oppure – suggerisce Mantica - immaginando una lista elettorale, per cui gli aventi diritto debbano manifestare l’intenzione di votare all’estero in tempi da stabilirsi o con un aggiornamento costante della lista elettorale”. Per Mantica, dunque, “aggiornamento dell’Aire e manifestazione da parte degli aventi diritto dell’intenzione di votare sono due temi di fondo che prescindono dall’adozione o meno del voto per corrispondenza”, in quanto meccanismo che si basa in ogni caso sul previo accertamento di quale sia il corpo elettorale.
Un impegno in questo senso viene sollecitato sia da un punto di vista normativo che in termini di una più efficace collaborazione da parte degli enti locali e dei comuni italiani sulla verifica dei residenti all’estero e dei loro dati.
Mantica riflette anche sui termini di legge per il riacquisto della cittadinanza italiana, che “potrebbero prevedere dei limiti che non consentano di andare oltre alla seconda generazione di italiani, pur considerando possibilità di eccezioni, come ad esempio per i figli delle donne che hanno perduto la cittadinanza italiana perché sposate prima del 1948 con un cittadino straniero”. Tutto questo favorirebbe lo snellimento di procedure e pratiche consolari, nell’ottica di dare seguito concreto a diritti garantiti sul piano legislativo a tutti i connazionali.
Guardando più da vicino l’attuazione della legge elettorale per gli italiani all’estero, il sottosegretario segnala la necessità di inserire verifiche per stabilire il legame del candidato con la collettività che intende rappresentare “prevedendo nell’iscrizione all’Aire della cautele che oggi non ci sono – ipotizza Mantica.
Egli segnala inoltre la necessità di “omogeneizzare i due sistemi elettorali, quello italiano e quello relativo ai connazionali all’estero”, abolendo, in quest’ultimo caso, il meccanismo delle preferenza a cui sarebbero da attribuirsi, secondo Mantica “possibili distorsioni nel voto”.
Distorsioni possibili anche attraverso il meccanismo del voto per corrispondenza. Tuttavia, prima di considerare l’eventualità di una sua abolizione – rileva Mantica – sono necessari approfondimenti sulle modalità che potrebbero migliorare il suo utilizzo e renderlo più sicuro e trasparente, tanto quanto riflessioni sulle questioni che un sistema elettorale differente potrebbe comportare.
“Aprire sezioni elettorali all’estero – prosegue Mantica, nell’ipotesi di una cancellazione del voto per corrispondenza – comporterebbe tutta una serie di interventi come un monitoraggio delle realtà dei diversi Paesi. In Canada per esempio ciò non sarebbe consentito. Si renderebbero necessari accordi con le autorità politiche dei diversi territori. Un costo aggiuntivo sarebbe anche a carico del Mae, per i funzionari che dovrebbero recarsi all’estero nel periodo del voto. Senza contare poi il problema della composizione dei seggi elettorali, il materiale da garantire, l’eventualità di uno spoglio delle schede all’estero etc.”
“La difesa del voto all’estero, fermo restando questo meccanismo di rappresentanza e l’urgenza della riforma di Comites e Cgie per rafforzare ancora di più i rapporti di questi ultimi con gli eletti e il peso della loro attività sul territorio e nel Parlamento, sono obiettivo del governo – ribadisce Mantica.
“Ciò che è avvenuto
con il caso Di Girolamo non ha influenza su questa volontà e su questo obiettivo
– conclude Mantica. - Esso deve essere piuttosto uno stimolo per agire di più
e alla svelta al fine di dare risposte in termini di trasparenza e di partecipazione
sui meccanismi del voto all’estero che siano le più tempestive ma anche la più
meditate possibili”. (