INFORM - N. 48 - 10 marzo 2010


INTERVENTI

Mario Castellengo (Ital e CGIE) : Giù le mani dal voto all’estero!

 

ROMA - Da sempre il voto all’estero per corrispondenza, con i suoi diciotto parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, ha suscitato polemiche e contrapposizioni tra i favorevoli ed i contrari. Due schieramenti, tra l’altro, trasversali sia alla sinistra che alla destra, soprattutto tra coloro che fanno politica attiva, ma anche tra la gente della strada.

Poi gli episodi avvenuti con il voto per corrispondenza in qua e là per il mondo, prima nelle elezioni politiche del 2006 ed ancora in quelle del 2008, non hanno fatto altro che portare acqua al mulino di chi ha sempre avversato questa legge. Una legge per la quale, non dimentichiamolo, si sono battuti per lungo tempo gli emigrati italiani ed i loro rappresentanti istituzionali (Comites e Cgie) e che aveva trovato in Mirko Tremaglia il suo più tenace paladino, tanto che la legge è stata approvata dal Parlamento italiano (2001) proprio quando lui era Ministro per gli Italiani nel Mondo e, da molti, viene oggi citata come “la legge Tremaglia”.

In queste settimane lo scandalo dell’ormai ex senatore Nicola Di Girolamo è stato sicuramente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Se ne sono dette e scritte di tutti i colori da parte di molti uomini di governo, parlamentari, giornalisti e, perfino, da parte di tanti cittadini che hanno espresso le loro opinioni scrivendo ai vari quotidiani. Con una quasi unanime conclusione: cancellare il voto all’estero al più presto, sicuramente prima delle prossime elezioni politiche.

Da parte mia credo che arrivare a tanto sarebbe un gravissimo errore. I quattro milioni di italiani all’estero iscritti all’AIRE ed i circa sessanta milioni di cittadini oggi di altri Paesi ma di origine italiana hanno dato tanto all’Italia, fin dalla sua costituzione nel 1861, contribuendo con i loro sacrifici e le loro rimesse a far diventare il nostro Paese tra i più avanzati e ricchi del mondo. Chissà, tutti loro, come potrebbero reagire ad una decisione che li castrerebbe di un diritto a lungo inseguito. Oltretutto in un periodo di tempo in cui sembra che in Italia, da un lato, si voglia rimettere in discussione l’intero impianto di rappresentanza degli italiani all’estero, dai Comites allo stesso Cgie, e, dall’altro, si stanno tagliando continuamente i fondi destinati alle politiche a favore degli emigrati.

Cerchiamo, invece, di far tesoro dell’esperienza delle elezioni con il voto all’estero, che vi sono state sinora, per migliorare la legge stessa recuperando, magari, un mix di alcune proposte che, a suo tempo, erano già state avanzate in fase di discussione parlamentare della legge. Con un presupposto, se si vuole far votare gli italiani all’estero non si può rinunciare al voto per corrispondenza, peraltro in uso da tempo in molti altri sistemi elettorali, considerata la polverizzazione nel mondo intero dei quattro milioni di cittadini italiani.

Per esempio, si potrebbe immaginare che nella Circoscrizione Estero gli elettori sono tutti iscritti d’ufficio nell’anagrafe elettorale del Consolato di riferimento dove verrà allestito un Seggio elettorale (con tutte le garanzie che si hanno nei seggi in Italia) dove gli elettori dovranno poi recarsi a votare. Tuttavia, in alternativa, gli elettori potranno scegliere di poter votare per corrispondenza come avviene oggi, invece di recarsi al seggio, previa richiesta di opzione con registrazione ad ogni elezione politica o referendum. In pratica si sostituirebbe l’attuale opzione, tra il voto nella Circoscrizione Estero (per corrispondenza) e quello nel Comune di iscrizione in Italia, con l’opzione tra il voto nel Seggio presso il Consolato e quello per corrispondenza. Evidentemente, visto le notevoli distanze geografiche che generalmente vi sono tra i luoghi dove risiedono le comunità italiane all’estero ed il loro Consolato di riferimento, la maggioranza degli elettori intenzionati a votare opterebbe certamente per il voto per corrispondenza che richiede, altresì, una manifesta volontà ad ogni appuntamento elettorale. Una opzione della quale, come è facile prevedere, se ne potrebbero avvalere unicamente quegli elettori che sono veramente interessati alle vicende politiche italiane.

A mio avviso con queste limitate modifiche si riporterebbe la serietà del voto all’estero agli stessi livelli che abbiamo in Italia senza mettere in discussione la conquista democratica del voto ottenuta dagli emigrati italiani dopo anni ed anni di lotte e di cui, oggi ed in futuro, possono e potranno, peraltro, avvalersi sempre di più le nuove tipologie di emigrati italiani: dagli studenti agli stagisti, dai semplici lavoratori ai tecnici altamente specializzati, dai professionisti ai manager di società multinazionali. (Mario Castellengo*/Inform)

*Vice presidente patronato Ital  e consigliere CGIE

 

 


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