STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
E’ necessario fare
chiarezza
BUENOS AIRES - Conclusasi con le dimissioni presentate e accettate di Nicola Di Girolamo al suo posto nel Senato, continua a svolgersi un dibattito sulla legge sul voto degli italiani all’estero, sul sistema di voto per corrispondenza e sulle eventuali modifiche da apportare sull’argomento.
Si va dalle posizioni più estreme di quanti sostengono, o ribadiscono in questi giorni opinioni espresse da anni, nel senso che chi risiede all’estero non può votare e meno ancora essere eletto, sostenendo tra l’altro che chi risiede all’estero non è informato delle vicende italiane, meno ancora se cittadini, anche, di un altro Paese. Si sostiene anche che non ha diritto a votare chi non paga le tasse in Italia.
Ci sono poi coloro che sostengono che tale diritto è sacrosanto e va rispettato, che ci sono voluti decenni per arrivare al riconoscimento di tale diritto. In esso alcuni vedono un atto di giustizia, mentre altri sostengono che gli italiani all’estero sono o possono essere una risorsa che va curata. In questo settore si fanno proposte non per abrogare il diritto, ma per modificare il suo esercizio.
E si va da quanti vorrebbero farci votare solo per candidati residenti in Italia, a coloro che propongono di modificare il sistema di voto. In questo caso alcuni propongono il voto elettronico, facendo votare gli elettori dai propri computer. Altri propongono il sistema di seggi, stabiliti nelle varie sedi consolari o in altri luoghi, come le associazioni.
Un’altra posizione, propone di migliorare il sistema di voto per corrispondenza, al fine di migliorarlo per assicurare la corretta spedizione dei plichi, che essi arrivino ai destinatari, che gli elettori possano votare individualmente, coscientemente e mantenendo la segretezza del voto; che i plichi con i voti siano restituiti regolarmente ai Consolati, che tutto il processo possa essere controllato anche da rappresentanti delle varie liste e che lo scrutinio sia fatto, chiedono alcuni, localmente e non inviando tutto a Roma, dove si sono registrati numerosi problemi nelle due elezioni che si sono già svolte.
Ci sono altre posizioni che fanno il punto sulle condizioni e o limitazioni da imporre ai candidati, specialmente se essi sono in possesso della doppia cittadinanza. A questo riguardo nei giornali italiani, hanno parlato spesso del caso del sen. Esteban Caselli, che definiscono più impegnato nella sua campagna elettorale per le elezioni presidenziali argentine, che nel suo lavoro di senatore in rappresentanza degli italiani residenti nell’America Meridionale.
Di fronte al dibattito in corso, sarebbe bene che la nostra comunità si impegnasse a sua volta nella ricerca di una posizione il più possibile condivisa, sul futuro del nostro voto, tenendo presente che è uno strumento per il quale ci siamo impegnati per anni, perché doveva servirci ad approfondire i legami con l’Italia, e per far meglio conoscere a Roma la realtà degli italiani all’estero.
Se ancora vogliamo un approfondimento dei rapporti con l’Italia e se vogliamo che la nostra realtà venga conosciuta a Roma meglio e di più, avere i nostri rappresentanti nel Parlamento italiano continua ad essere uno strumento che può essere fondamentale, a patto che sappiamo utilizzarlo.
La comunità italiana in Argentina, che per decenni è stata all’avanguardia nel dibattito sulle relazioni che devono intercorrere tra l’Italia e le sue comunità all’estero, non può buttar via allegramente tanti anni di lavori, di sforzi, di impegni, solo perché qualcuno a Roma ha voluto approfittare di una legge generosa, ma in definitiva riparatrice e che ha in se il seme per lo sviluppo di potenzialità ancora nei rapporti tra l’Italia e gli italiani all’estero.
Stabilire come può essere - o non essere - modificata la legge sul nostro voto, non è questione che riguarda solo gli italiani in Italia, ma anche, soprattutto, noi italiani residenti all’estero. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar