DECRETO MILLEPROROGHE
Razzi (Idv) sulla decurtazione dei fondi pubblici per
l’editoria all’estero
“Con i tagli alla stampa italiana nel mondo si preclude
la possibilità di dialogare con le nuove generazioni e di proiettare in avanti
gli interessi dell’Italia, tra i protagonisti della vita sociale e culturale
di oggi e di domani”
ROMA – “Nel Decreto Milleproroghe approvato al Senato sono stati confermati i tagli alla stampa italiana all’estero, ai giornali delle associazioni dei consumatori e soprattutto alle radio e alle Tv locali. Il decreto ha decurtato i fondi destinati ai quotidiani che si pubblicano nel mondo, strumenti di informazione che sono diffusi e radicati nelle nostre comunità e che hanno il semplice scopo di incoraggiare i beneficiari a conservare i legami con l’Italia”.
Lo ha affermato all’emittente televisiva Roma Uno il deputato dell’Italia dei Valori Antonio Razzi, eletto nella ripartizione Europa. “Questo atteggiamento è preoccupante - ha aggiunto Razzi - perché si preclude la possibilità di dialogare con le nuove generazioni e di proiettare in avanti gli interessi dell’Italia, tra i protagonisti della vita sociale e culturale di oggi e di domani. Una riduzione del 50% dei fondi per i quotidiani italiani editi e diffusi all’estero, i tagli per le emittenti radio locali che si vedono ridimensionati i fondi per le tariffe elettriche e telefoniche e per gli abbonamenti alle agenzie, potrebbero inoltre portare importanti danni all’occupazione e al pluralismo dell’informazione.
Senza dubbio –
ha proseguito il deputato della circoscrizione Estero - un’adeguata politica
di risparmio potrebbe essere attuata tagliando i finanziamenti a quei giornali
fasulli che nessuno legge, ma allo stesso tempo è indispensabile intervenire
riequilibrando e razionalizzando gli interventi a favore dell’editoria vera
e meritevole. Non potendo più contare su stanziamenti annuali certi, i piccoli
giornali, al contrario dei grossi network, non avranno più la certezza di usufruire
di prestiti da parte delle banche e saranno obbligati a chiudere, così facendo,
s’introduce un’altra evidente disparità di trattamento tra piccoli e grandi
soggetti editoriali. Io non dico – ha concluso Razzi - che vi debba essere uno
sperpero di denaro pubblico, ma vorrei solamente che si facesse un uso corretto
dei fondi destinati a tali settori”.(