ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Il Punto”,
La Meglio Italia all’estero
Negli States, tra dipinti e
celluloide
Thom Di Giammatteo
vive a Los Angeles. E’ gallerista, produttore e anche “comparsa” cinematografica.
Sogna la nebbia di Padova, in attesa di tornare in Italia
Una storia all’insegna dello spirito di intraprendenza
che accomuna i nostri connazionali, quella storia di Thom
Di Giammatteo, pubblicata su Il Punto, diretto da
Antonio Pitoni, nella rubrica “La Meglio Italia all’estero”. Giovanna Chiarilli ha scoperto questo personaggio che vanta origini
abruzzesi e siciliane, e parentele illustri, come quella con Zingarelli, “quello” del dizionario.
Ci sono storie, tra le tante in giro
per il mondo, che “attirano” l’attenzione, come calamite. Ed ecco che andando
alla ricerca di vite degne de La Meglio Italia all’estero, capita di imbattersi
in quella di Thom Di Giammatteo,
tutta da raccontare. Definisce il suo italiano “storto” (ma non è vero). Forse
è una parentela prestigiosa a renderlo così severo nei suoi confronti. Quasi
con pudore racconta: “Mia nonna è Maria Chiara del Duca Zingarelli,
nata a Roma nel 1896. Diceva che eravamo parenti di Niccolò Antonio Zingarelli ed anche di Nicola Zingarelli,
“quello del dizionario”.
Ed inizia la sua storia. “Sono nato
l’11 luglio 1952 a Los Angeles. I miei nonni venivano dall’Italia, due arrivarono
in America nel 1899 da Teramo, Castellalto esattamente,
e da Santo Stefano, in Sicilia. Le nonne arrivarono nel 1912, per fortuna non
presero il Titanic, una era di Roma, l’altra siciliana”. Oggi Thom Di Giammatteo gestisce “insieme
a due partners favolosi” la galleria d’arte “Edenhurst
Gallery”, con sede a Palm Desert,
vicino a Palm Springs, e l'altra a Laguna Beach, sulla costa di Orange County,
a sud di Los Angeles.“Vendiamo opere degli impressionisti californiani ed americani
che vanno dall’Ottocento ai primi anni cinquanta del Novecento”. Numerose le
firme di artisti americani presenti nella Galleria “alcuni vantano anche origini
italiane, altri pur essendo nati in Svizzera hanno le nostre stesse radici,
come Matteo Sandona, Gottardo Piazzoni, Rinaldo
Cuneo. Trattiamo anche quadri antichi, sempre italiani, anche se la richiesta
è minore”.
Un amore non improvvisato quello verso
l’arte, considerato che Thom Di Giammatteo è laureato in storia dell’arte e letteratura all'Università
della California (Ucla) a Los Angeles, senza farsi
mancare anche una laurea in letteratura italiana. Con questi presupposti, come
resistere al richiamo delle radici? “Ho passato quasi un paio di anni a Padova
e Verona, e ho studiato all'Accademia delle Belle Arti a Venezia. Sono stato
anche a Roma dove, insieme a mio fratello gemello, Lorenzo, abbiamo partecipato
come comparse ad alcuni film. Ho avuto la fortuna di incontrare il grande maestro,
Fellini. I giorni trascorsi sul set di Amarcord non
li dimenticherò mai. Abbiamo partecipato anche ad un film di Brian De Palma,
ma non ricordo il titolo”.
Della serie impara l’arte… anche questa
“impresa” forse non era del tutto casuale, visto che oggi Thom Di Giammatteo può vantare un
ruolo di produttore di “Art and Spirit” scritto da
Daniel Dixon e Jayne McKay
e “narrato” da Diane Keaton. “Il film-documentario
racconta il percorso artistico e l’intensa vita del famoso pittore californiano
Maynard Dixon, morto nel
1946, marito della grande fotografa Dorothea Lange, i cui quadri, molto ricercati, si trovano nei più importanti
musei e collezioni americane”. Il film, per la regia di Jayne McKay, ha vinto premi prestigiosi,
come il “Spur Award” e quello al “Puerto Vallarta Film Festival”. Nel film “recita” anche Thom, in qualità di esperto sull’opera dell’artista.
Una vita, quella di Thom, imperniata di bellezza e di arte. Un motivo in più per
legarlo, indissolubilmente, all’Italia di cui ama tutto, persino “la nebbia
favolosa che c’era spesso a Padova, mi manca molto.” Intanto, non vengono meno
i sogni, come quello di poter, un giorno, scegliere di vivere in Italia. E tornare
ad essere Di Giammatteo… ora, a Los Angeles, deve
usare come cognome Giannetto “perché Di Giammatteo, per gli americani, è troppo difficile da scrivere
e pronunciare”. (Giovanna Chiarilli- Il Punto/Inform)