VOTO ALL’ESTERO
Presentata alla Camera dei Deputati una mozione del Pdl
“Il Governo si impegni a migliorare la legge Tremaglia”
ROMA - E’ stata presentata oggi alla
Camera dei Deputati una mozione di cui è primo firmatario Aldo Di Biagio, responsabile
Italiani nel mondo del Pdl, sottoscritta da oltre
quaranta parlamentari del Popolo della Libertà, per sollecitare un impegno del
Governo al fine di “fornire ogni elemento utile al Parlamento nell’ambito di
un percorso di approfondimento delle criticità emerse con riferimento al diritto
di elettorato attivo e passivo dei cittadini italiani residenti all’estero,
nonché nell’elaborazione di una eventuale riforma legislativa che garantisca
tali diritti, in armonia con il dettato della Costituzione”.
L’attualità - si legge nelle premesse
dell’atto parlamentare - sta ponendo sotto i riflettori, mediatici, politici
e sociali la legge Tremaglia che è stata una conquista democratica e valoriale
di un Paese e di un popolo, a cui si è giunti dopo anni di lavoro e di emancipazione
professionale, sociale e culturale dei tanti italiani emigrati da ogni parte
del Paese per giungere in territori a volte lontani migliaia di chilometri per
una nuova vita ed una rinnovata dignità”.
“L’immagine stessa degli italiani oltre
confine – affermano i deputati del Pdl - ha subito
una vigorosa evoluzione nel corso degli ultimi decenni: si è passati da una
connotazione iconografica del cittadino meridionale con annessa valigia di cartone,
a quella del giovane professionista, che intende specializzarsi oltre confine
per avere più possibilità ed eventualmente rientrare in Italia per mettere sul
mercato del lavoro l’expertise maturata all’estero - espressione della cosiddetta
nuova emigrazione professionale - che costituisce una percentuale crescente
dei profili delle nostre comunità oltre confine”.
“Una legge ad hoc per riconoscere ai
cittadini residente all’estero il diritto al voto in Italia - continua
il testo - è stata identificata unanimemente come il tentativo da parte del
Paese di fare i conti con la sua storia, riconoscendo una sorta di riscatto
civile a coloro che per anni si sono collocati a latere delle scelte politiche
e sociali del Paese di cui erano e sono ancora cittadini e a cui si sentivano
ancora visceralmente legati. Sebbene fin dalle prime battute è apparso evidente
che la vastità del progetto legislativo con le sue complessità di natura organizzativa
e gestionale che questa normativa avrebbe comportato, avrebbe sollecitato talune
complessità: non si è inteso sottovalutare il rischio di possibili difficoltà
nella gestione delle schede e nella possibilità di avvicinare i cittadini al
voto, consapevoli che soltanto un’analisi in itinere avrebbe potuto eventualmente
evidenziare i suindicati aspetti. A tal riguardo i problemi palesi si sono collocati
nella macchina burocratico-amministrativa che ruota
intorno a questa legge”. “Il diritto sancito dalla legge Tremaglia – concludono
i proponenti – si colloca in un quadro molto più vasto di rinnovamento e di
rinvigorimento del legame della Patria con i cittadini che vivono altrove, legittimato
dall’esigenza di tracciare maggiori network di scambi e di contatti con relativi
feedback in Italia, in una cornice internazionale economica, culturale e politica
sempre più globalizzata”. (Inform)