INFORM - N. 72 - 5 aprile 2008


COSTUME

“Uno spettro si aggira per l’Europa”

 

Ad avvertire del pericolo incombente, strano a dirsi, è il Circolo del Partito di Rifondazione comunista/Sinistra europea “Enrico Berlinguer” di Bruxelles. Ma chi è lo spettro? No, non è lo spettro del comunismo (tutti conoscono “l’attacco” del Manifesto del Partito Comunista) contro cui, secondo Karl Marx e Friedrich Engels, tutte le potenze della vecchia Europa si erano coalizzate in una sacra caccia alle streghe. No, lo spettro è Emanuele Filiberto, il “savoiardo”, la cui presenza a Charleroi avrebbe “creato parecchio malumore tra gli italiani in Belgio e tra gli stessi belgi”. A gettare l’allarme il Partito comunista Wallonie-Bruxelles, il Prc/Se e il Pdci in Belgio.

Ma andiamo con ordine. Mercoledì scorso i rappresentanti di diverse liste candidate nella ripartizione Europa per le prossime elezioni politiche, tra cui Arnold Cassola e Pietro Carta, in forza alla Sinistra l’Arcobaleno, si sono ritrovate faccia a faccia con il rampollo di casa Savoia, candidato anch’egli in Europa con la sua lista “Valori e futuro”, in occasione di un dibattito elettorale a Charleroi.

Tra le caratteristiche degne di nota dell’intervento di Emanuele Filiberto, come riportate in un comunicato diffuso dal Partito comunista Wallonie-Bruxelles, insieme con le organizzazioni del Belgio di Prc/Se e Pdci, “il pretendere la qualifica di Sua Altezza Reale”, “chiamare Martinelle, invece di Marcinelle, il luogo della morte in miniera di tanti lavoratori italiani all’estero” e, ultimo ma non meno rilevante. “paragonare l’esilio della sua famiglia con la necessità di emigrazione di tanti concittadini italiani”.

La presenza di Emanuele Filiberto di Savoia avrebbe inoltre creato parecchio malumore tra gli italiani in Belgio e non solo, se è vero che alcuni rappresentanti di Charleroi, come si legge nel comunicato, hanno accolto il discendente della ex casa reale con “onori ufficiali”, suscitando le reazioni del principale sindacato di sinistra, l’Fgtb.

A prendere le difese di Sua Altezza. “offeso su tutti i fronti” è insorto cavallerescamente Salvatore Albelice, anche lui presente al dibattito quale candidato del Popolo della Libertà: Emanuele Filiberto, racconta il nostro, “con umiltà ha tenuto fronte agli attacchi, non è mai scaduto nelle offese come stanno facendo gli altri adesso, ha conservato un equilibrio invidiabile che dovrebbe essere un esempio per tutti”.

“L'attacco all'esponente Savoia è un attacco nei confronti di tutto un sistema che non fa parte dei giochi della Sinistra”, aggiunge con una sorta di vittimismo Albelice, che denuncia “la situazione di profonda disinformazione e antidemocrazia che regna qui in Belgio. Qui comandano i socialisti signori miei, ma i bene informati sappiano che i socialisti del Belgio sono come i comunisti, altro che socialisti europei”. E prima di concludere con una frase ad effetto - “vorrei ringraziare Emanuele Filiberto per la sua presenza costruttiva al dibattito di Charleroi, Non ho paura a dirlo. Non ho paura a difenderlo” - il direttore di “Ora Italia” e presidente di “Media Italia Belgio” si rivolge “alla stampa italiana: a coloro che da anni come Vittorio Feltri e lo stesso Belpietro portano avanti campagne dure contro chi a sinistra mette a repentaglio la democrazia. Vengano per favore qui in Belgio e si rendano conto di quello che sta succedendo. E’ in atto una caccia alle streghe nei confronti del Centro Destra, c'è un clima da inquisizione”.

Rieccoci dunque con la non più sacra “caccia alle streghe” di marxiana memoria.

Ma il Principe sa difendersi da solo. Ed affida il suo pensiero ad un comunicato. Dopo aver manifestato “estremo stupore” per l’attacco rivoltogli, puntualizza; “è falso dire che mi sono qualificato come altezza reale. Alla prima domanda del moderatore il quale chiedeva il mio nome ho risposto solo dicendo Emanuele Filiberto, sono un candidato al pari degli altri. Secondo punto: è falso affermare che la mia visita abbia creato imbarazzo alle autorità locali. Sono stato ricevuto al Municipio di Charleroi senza simboli di partito ed in veste assolutamente privata, in quanto nipote dell'ultimo Re d'Italia e della Regina Maria Josè, sorella del Re dei Belgi Leopoldo II”.

A Charleroi - racconta - ho reso visita e omaggio alle vittime della miniera di Marcinelle. Sono stato anche ricevuto da un gruppo di ex minatori che erano felici della mia visita. Ho trascorso insieme a loro mezza giornata ricca di emozioni. Ho quindi incontrato figli e parenti di quei minatori che hanno perso la vita e con loro mi sono intrattenuto ascoltando il loro ricordo e partecipando al loro dolore. E’ stata una delle visite più significative e toccanti dei miei viaggi”. E dice di credere  “che queste persone abbiano riconosciuto la mia sincerità e affetto comprendendo che il significato della mia visita voleva essere anche un monito a non dimenticare la tragedia, la vita e il sacrificio di queste magnifiche persone”.

Ma poi l’erede di Casa Savoia sembra perdere il suo invidiabile aplomb. Non è per nulla “il savoiardo di rimorsi giallo” come Giuseppe Giusti immaginava il suo nobile avo Carlo Alberto. E senza accennare minimamente alle responsabilità delle immense distruzioni di una guerra perduta afferma: “Durante il Regno d'Italia nessun cittadino italiano fu venduto per tre chili di carbone. Il Re, che prima di ogni cosa amava la sua patria e i suoi concittadini, non avrebbe mai permesso così come non permise che alcun italiano venisse ridotto ad una condizione di lavoro e di vita vicina e comparabile a quella della schiavitù. Il contratto fra l'Italia e il Belgio dei tre chili di carbone per lavoratore italiano fu firmato il 20 giugno 1946, la repubblica era stata dichiarata, da quel governo italiano che aveva come presidente del Consiglio De Gasperi, ministro della Giustizia Togliatti e ministro degli Esteri Nenni”. Fine della storia. (Inform)

 

 


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