COSTUME
“Uno spettro si aggira per l’Europa”
Ad avvertire del pericolo incombente, strano a dirsi,
è
Ma andiamo con ordine. Mercoledì scorso i rappresentanti
di diverse liste candidate nella ripartizione Europa per le prossime elezioni
politiche, tra cui Arnold Cassola e Pietro Carta, in forza alla Sinistra l’Arcobaleno,
si sono ritrovate faccia a faccia con il rampollo di casa Savoia, candidato
anch’egli in Europa con la sua lista “Valori e futuro”, in occasione di un dibattito
elettorale a Charleroi.
Tra le caratteristiche degne di nota dell’intervento
di Emanuele Filiberto, come riportate in un comunicato diffuso dal Partito comunista
Wallonie-Bruxelles, insieme con le organizzazioni del Belgio di Prc/Se e Pdci,
“il pretendere la qualifica di Sua Altezza Reale”, “chiamare Martinelle, invece
di Marcinelle, il luogo della morte in miniera di tanti lavoratori italiani
all’estero” e, ultimo ma non meno rilevante. “paragonare l’esilio della sua
famiglia con la necessità di emigrazione di tanti concittadini italiani”.
La presenza di Emanuele Filiberto di Savoia avrebbe inoltre
creato parecchio malumore tra gli italiani in Belgio e non solo, se è vero che
alcuni rappresentanti di Charleroi, come si legge nel comunicato, hanno accolto
il discendente della ex casa reale con “onori ufficiali”, suscitando le reazioni
del principale sindacato di sinistra, l’Fgtb.
A prendere le difese di Sua Altezza. “offeso su tutti
i fronti” è insorto cavallerescamente Salvatore Albelice, anche lui presente
al dibattito quale candidato del Popolo della Libertà: Emanuele Filiberto, racconta
il nostro, “con umiltà ha tenuto fronte agli attacchi, non è mai scaduto nelle
offese come stanno facendo gli altri adesso, ha conservato un equilibrio invidiabile
che dovrebbe essere un esempio per tutti”.
“L'attacco all'esponente Savoia è un attacco nei confronti
di tutto un sistema che non fa parte dei giochi della Sinistra”, aggiunge con
una sorta di vittimismo Albelice, che denuncia “la situazione di profonda disinformazione
e antidemocrazia che regna qui in Belgio. Qui comandano i socialisti signori
miei, ma i bene informati sappiano che i socialisti del Belgio sono come i comunisti,
altro che socialisti europei”. E prima di concludere con una frase ad effetto
- “vorrei ringraziare Emanuele Filiberto per la sua presenza costruttiva al
dibattito di Charleroi, Non ho paura a dirlo. Non ho paura a difenderlo” - il
direttore di “Ora Italia” e presidente di “Media Italia Belgio” si rivolge “alla
stampa italiana: a coloro che da anni come Vittorio Feltri e lo stesso Belpietro
portano avanti campagne dure contro chi a sinistra mette a repentaglio
Rieccoci dunque con la non più sacra “caccia alle streghe”
di marxiana memoria.
Ma il Principe sa difendersi da solo. Ed affida il suo
pensiero ad un comunicato. Dopo aver manifestato “estremo stupore” per l’attacco
rivoltogli, puntualizza; “è falso dire che mi sono qualificato come altezza
reale. Alla prima domanda del moderatore il quale chiedeva il mio nome ho risposto
solo dicendo Emanuele Filiberto, sono un candidato al pari degli altri. Secondo
punto: è falso affermare che la mia visita abbia creato imbarazzo alle autorità
locali. Sono stato ricevuto al Municipio di Charleroi senza simboli di partito
ed in veste assolutamente privata, in quanto nipote dell'ultimo Re d'Italia
e della Regina Maria Josè, sorella del Re dei Belgi Leopoldo II”.
A Charleroi - racconta - ho reso visita e omaggio alle
vittime della miniera di Marcinelle. Sono stato anche ricevuto da un gruppo
di ex minatori che erano felici della mia visita. Ho trascorso insieme a loro
mezza giornata ricca di emozioni. Ho quindi incontrato figli e parenti di quei
minatori che hanno perso la vita e con loro mi sono intrattenuto ascoltando
il loro ricordo e partecipando al loro dolore. E’ stata una delle visite più
significative e toccanti dei miei viaggi”. E dice di credere “che queste persone abbiano riconosciuto la mia
sincerità e affetto comprendendo che il significato della mia visita voleva
essere anche un monito a non dimenticare la tragedia, la vita e il sacrificio
di queste magnifiche persone”.
Ma poi l’erede di Casa Savoia sembra
perdere il suo invidiabile aplomb. Non è per nulla “il savoiardo di rimorsi
giallo” come Giuseppe Giusti immaginava il suo nobile avo Carlo Alberto. E senza
accennare minimamente alle responsabilità delle immense distruzioni di una guerra
perduta afferma: “Durante il Regno d'Italia nessun cittadino italiano fu venduto
per tre chili di carbone. Il Re, che prima di ogni cosa amava la sua patria
e i suoi concittadini, non avrebbe mai permesso così come non permise che alcun
italiano venisse ridotto ad una condizione di lavoro e di vita vicina e comparabile
a quella della schiavitù. Il contratto fra l'Italia e il Belgio dei tre chili
di carbone per lavoratore italiano fu firmato il 20 giugno 1946, la repubblica
era stata di