INFORM - N. 19 - 25 gennaio 2008


STAMPA ITALIANA ON LINE ALL’ESTERO 

Da “Italia chiama Italia”

Giovani italiani nel Centro America e Caraibi

 

SANTO DOMINGO - Il numero degli italiani residenti nel Centro America e nei Caraibi, lo sappiamo tutti, è assai inferiore a quello di Paesi come l'Argentina, il Venezuela o il Canada. Anche per questo, lo Stato italiano, la politica italiana, non si sono mai interessati veramente dei connazionali ivi residenti, che non rappresentano un bacino di voti allettante e sostanzioso.

Nella Repubblica Dominicana, per esempio, Paese in cui risiedo da ormai più di 10 anni, gli italiani residenti sono circa 40mila, ma solo un 10%, 4mila, è iscritto all'Aire. Ossia, solo 1 italiano su 10, nella Repubblica Dominicana, si iscrive all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero. Questo succede in tante altre parti del mondo: ma siccome noi italiani del Centro America e dei Caraibi siamo pochi rispetto a quelli di altri Paesi, soffriamo di più questa situazione. Questa cosa ci penalizza maggiormente. E' per questo che uno dei problemi che credo dobbiamo cercare di risolvere sia quello di convincere gli italiani ad iscriversi all'Aire. Perché iscrivendosi all'Aire, un italiano residente all'estero può avere un miglior rapporto con le istituzioni, con lo Stato, con l'Ambasciata e il Consolato...e non ultimo, un iscritto all'Aire può votare nel paese di residenza.

Ora, un inciso: a quanti italiani interessa votare? Pochissimi. La gente, lo sappiamo, è stufa della politica del malaffare di cui ogni giorno di più l'Italia dà bella mostra. E poi, non dimentichiamoci: il problema dell'iscrizione all'Aire va legato a un altro annoso problema che riguarda gli italiani all'estero, che è quello dell'assistenza sanitaria.

Dunque, riassumiamo: un italiano residente all'estero è giusto che si iscriva all'Aire. E noi - quando dico noi, intendo le Associazioni, le istituzioni, la politica, l'Italia, il Cgie, gli eletti all'estero - vogliamo proprio questo: che sempre più italiani all'estero siano iscritti all'Aire. Il guaio è che l'iscrizione all'Aire cancella immediatamente il diritto all'assistenza sanitaria gratuita in Italia (un italiano iscritto all'Aire infatti ha diritto a soli 90 giorni di assistenza sanitaria gratuita in Italia, dalla data del suo ingresso nel territorio italiano. E questo, ricordiamolo, vale solo per casi urgenti). E quindi, sul piatto della bilancia, molti preferiscono tenersi la residenza in Italia, per non perdere l'assistenza medica. Insomma, è un cane che si morde la coda. Credo sia giusto che noi, i giovani, incominciamo a pensare a un modo serio e fattibile con cui si possa risolvere la questione. Perchè l'assistenza medica è qualcosa che riguarda tutti, anche noi che abbiamo venti o trent'anni.

Altro tema che ci sta molto a cuore, e che abbiamo cercato di esporre in tutte le sedi in cui ci è stato consentito, è quello dell'informazione italiana all'estero.

Potremmo fare nomi di testate che ogni anno ricevono milioni di euro in finanziamenti, e che si fanno fare fatture false da tipografie amiche, o da tipografie di loro proprietà. Ma sono altri gli argomenti che mettiamo sul piatto. L'informazione italiana all'estero è spesso noiosa, monotona, di cattiva qualità. Abbiamo persone che scrivono "qual è" con l'apostrofo, e si fanno chiamare giornalisti. Altre che riempiono un giornale col sistema del tagliacopiaincolla.  Editori che possono permettersi di dire che stampano 100mila copie, quando ne stampano sì e no 10mila. E poi si beccano i soldi dello Stato, soldi dei contribuenti.

Non voglio fare polemica, quindi vado al sodo: esiste il web. Noi giovani lo sappiamo, lo conosciamo, lo usiamo ogni giorno. Internet ha potenzialità enormi, infinite. Come la fantasia, la rete non ha confini. Il mondo, con internet, è diventato piccolissimo. E allora credo che noi giovani dovremmo sfruttare tutte le potenzialità che questo fantastico mezzo ci offre. Sono in RD da 2 mesi (da 2 anni a questa parte, vivo 6 mesi a Santo Domingo e 6 mesi a Roma, per lavoro) dopo aver vissuto diverso tempo in Italia, e mi rendo conto della enorme differenza che c'è, per quanto riguarda l'informazione, fra l'estero e il BelPaese. In Italia l'informazione ti avvolge: anche senza volere, sei sempre informato, perchè le notizie sono dappertutto, alla radio, su tutti i canali televisi,... E poi ci sono le edicole, ad ogni angolo della strada. E' facilissimo, in Italia, accedere all'informazione. In molti Paesi del mondo le edicole invece non sanno nemmeno cosa siano. Nella Repubblica Dominicana, per esempio, non esistono edicole. Ne esiste forse una in tutta l'Isola, a Boca Chica, dove è forte la presenza di italiani. E per quanto riguarda la tele, abbiamo solo Rai International, che a qualcuno può piacere, ad altri meno, ma che comunque è sempre la stessa minestra.  Un canale a senso unico. E offre, non lo dico io ma lo dicono gli eletti all'estero, sia di destra che di sinistra, un servizio pessimo alla comunità. Gli italiani nel mondo ormai non si riconoscono più in questa Rai International.

Allora il web è l'unico strumento che ti permette di conoscere ciò che succede in Italia e in qualsiasi altra parte del mondo, solo con un clic. Noi giovani del Centro America e dei Caraibi, ma tutti i giovani del mondo, dobbiamo avere un nostro mezzo di comunicazione, dobbiamo restare in costante contatto. Ai miei giovani contatti vorrei dire con forza: partecipate! Fatevi sentire, siate presenti, fatelo in ogni modo. Soprattutto, scrivete. Usate il web, raccontate i problemi della vostra comunità, dei giovani, fate foto delle città in cui vivete, fate parlare personaggi di spicco della vostra comunità, o con la parola scritta o con  dei video da pubblicare sul giornale online, e fate parlare giovani soprattutto: giovani imprenditori, liberi professionisti, ragazzi e ragazze impegnati nell'associazionismo.... Insomma, fate vedere al mondo che ci siete, che ci siamo, che siamo vivi, pronti a prendere le redini del nostro futuro e correre lontano. Allora gli adulti, i "saggi", ci apprezzeranno, per il nostro coraggio ed il nostro puro e disinteressato entusiasmo, per la nostra curiosità e sete di sapere.

Dobbiamo insomma formare una rete di giovani in costante comunicazione fra loro. Questo mi porta a parlare dell'Associazione Giovani italiani del Centro America e dei Caraibi: ho letto il resoconto di tutte le riunioni dei giovani del mondo, in preparazione della Conferenza mondiale giovani programmata per il 2008. Molti sono stati i gruppi di giovani che hanno proposto di costituire un'associazione giovanile nella propria area. Io propongo lo stesso: propongo di formare una associazione che coinvolga tutti noi giovani dei Caraibi e del Centro America.  Un giorno, se sapremo lavorare bene, potremo crescere, e unirci con altri giovani in giro per il mondo, e formare così qualcosa di molto più grande. Ma, restando con i piedi per terra, il primo passo credo sia proprio quello di formare questa associazione, magari prima fra di noi, delegati convocati in Messico, e altri giovani interessati, per poi lanciarla anche a livello mediatico e cercare di raccogliere sempre più soci. Non sarà facile, deve essere chiaro: l'associazionismo richiede tanta passione. O ce l'hai, o non ce l'hai. Ma giorno dopo giorno, piano piano, con calma, parlando di questa associazione ad ogni giovane italiano che incontriamo nel nostro territorio, parlandogli del sito, o del blog, o di quello che volete voi, possiamo fare in modo di diventare sempre di più. E più siamo, più contiamo. Anche per l'Italia.

Ancora, brevemente: credo sia importante pensare a come poter facilitare il rientro in Italia di giovani italiani residenti oltre confine. Ci sono tanti giovani che vorrebbero tornare a vivere nel proprio paese, lavorare in Italia. Credo sia opportuno pensare a delle forme per riavvicinare i nostri giovani: non so bene come, ma ci dovremmo lavorare. L'On. Ferrigno, per esempio, deputato eletto proprio nella circoscrizione Nord e Centro America, ha proposto che nelle università italiane si preveda una riserva di posti a favore dei giovani italiani all'estero (la proposta di legge parla di un 5% come quota).  Questo è un modo per facilitare il rientro in Italia di giovani italiani nel mondo, per esempio: a noi tocca pensarne altri, e dobbiamo farlo insieme. Io do il mio contributo: lavoro nel campo dell'informazione. Alcune regioni offrono borse di studio a giovani connazionali residenti all'estero per lavorare presso redazioni di importanti testate italiane. Questo sarebbe un ottimo modo di riavvicinare i giovani all'Italia. Iniziative di questo genere, tuttavia, si contano sulle dita d'una mano. Per questo, c'è da fare di più. Pensiamoci, e magari aggiorniamoci.

Ultimissima nota: la rete consolare italiana nel mondo fa acqua da tutte le parti. Se ne stanno occupando eletti all'estero e Cgie, oltre che - naturalmente - il Viceministro Danieli. Devo dire, in questa occasione, che la Repubblica Dominicana è, in questo momento, contro-tendenza. Mentre in tutto il mondo si chiudono consolati, qui l'Ambasciata ha rinnovato la propria sede, l'ha resa più moderna e efficiente, e i servizi consolari sono più veloci. Accedere alle informazioni necessarie per qualsiasi pratica, è meno costoso e molto più facile: si fa tutto attraverso il sito internet dell'ambasciata.

Avrei davvero tante altre cosa da dire, ma non voglio confondere le idee a nessuno. Ci saranno certamente, in futuro, altre occasioni d'incontro e di discussione. Fino ad allora, continuiamo tutti a lavorare per un'Italia migliore, e a difendere gli interessi degli italiani di tutto il mondo. (Ricky Filosa - Italia chiama Italia/Inform)

 


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