INFORM - N. 51 - 10 marzo 2006


ONG ITALIANE

Dopo l’espulsione di un diplomatico italiano dall’Eritrea

Le Ong italiane chiedono di fare luce nelle relazioni tra Roma e L’Asmara

E denunciano: “Siamo state invitate dall’Eritrea a concludere la nostra attività nel Paese”

 

ROMA - Il primo segretario dell’Ambasciata italiana in Eritrea, Ludovico Serra, è stato dichiarato “persona non grata” dal governo di Asmara e ha dovuto lasciare il Paese in 24 ore. Il diplomatico è già rientrato a Roma. Serra aveva chiesto spiegazioni sulla confisca della villa di Massaua appartenente alla famiglia Melotti e occupata della guardia presidenziale di Isayas. L’espulsione di Serra sembra essere il nuovo capitolo del braccio di ferro tra Italia e Eritrea.

Per la Farnesina, il diplomatico “stava svolgendo un'azione pienamente legittima” e quindi il provvedimento preso dall'Eritrea “è in violazione” della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. L’espulsione del diplomatico eritreo viene descritta dalla Farnesina come “un provvedimento in linea con una prassi consolidata”. L'Italia ha adottato “una analoga misura nei confronti di un funzionario eritreo accreditato a Roma”.

La notizia dell’espulsione del diplomatico italiano “non ha colto di sorpresa” le Organizzazioni non governative italiane che operano in Eritrea. Le Ong Italiane ricordano che “già la notizia circolava sui mezzi di comunicazione locali ed era stata pubblicata, ad esempio, dal Sudan Tribune con dovizia di particolari, tra cui l’immediata espulsione, probabilmente per questioni di reciprocità, da parte italiana, di un funzionario dell’Ambasciata eritrea a Roma. Reazione comunque tardiva rispetto a una situazione da tempo fattasi via via sempre più complessa e difficile”.

Nell’esprimere “solidarietà” nei confronti di Ludovico Serra i rappresentanti delle Ong italiane ricordano che “l’attuale crisi diplomatica tra Italia ed Eritrea ha ormai una storia già significativa alle spalle”.

E “solo una decina di giorni fa – si sottolinea nella nota - le Ong Italiane Cosv,Cesvi, Mani Tese, Gvc, Coopi, Nexus-Cgil,  presenti nel Paese con progetti di cooperazione e d’aiuto al popolo eritreo, sono state invitate a concludere la loro attività in Eritrea”.

Nel 2001 fu espulso l’ambasciatore Antonio Bandini, reo di aver chiesto al governo di Asmara, a nome dell’Unione Europea, spiegazioni sull’arresto arbitrario di 11 tra ex ministri e rappresentanti del regime che avevano chiesto maggior rispetto dei diritti umani e libertà di stampa.

Nel luglio del 2005 il contingente dei carabinieri, presente in base agli accordi di pace sul confine tra Etiopia ed Eritrea, ha dovuto abbandonare la missione dell’Onu per le crescenti difficoltà operative riscontrate. Primo caso – tra l’altro - nella storia dell’Ong di abbandono di una missione prima della conclusione prevista del mandato.

Proprio a fronte dei numerosi problemi i rappresentanti delle Ong italiane si domandano “quali siano i motivi di attrito tra il nostro Paese e le autorità eritree, anche alla luce dell’atteggiamento distaccato dell’Ambasciata e dell’Unità Tecnica Locale (Utl) del Ministero Affari Esteri, nei confronti delle istanze di appoggio sollecitate in più occasioni dalle Ong per la prosecuzione del lavoro in Eritrea”.

Preoccupazioni vengono inoltre espresse per i beneficiari degli interventi e per gli operatori locali delle Ong, a fronte del fatto che alcune Ong “non hanno neppure avuto il tempo di assegnare a partner locali le proprie attrezzature”.

Le Ong sollecitano “un chiarimento da parte dei responsabili del Ministero Affari Esteri, anche al fine di non dare per scontata la definitiva rinuncia, da parte italiana, ad aiutare il popolo eritreo”.(Inform)


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