ONG
ITALIANE
Dopo
l’espulsione di un diplomatico italiano dall’Eritrea
Le Ong italiane chiedono di fare luce nelle
relazioni tra Roma e L’Asmara
E denunciano: “Siamo state invitate dall’Eritrea
a concludere la nostra attività nel Paese”
ROMA - Il primo segretario dell’Ambasciata italiana in
Eritrea, Ludovico Serra, è stato dichiarato “persona non grata” dal governo
di Asmara e ha dovuto lasciare il Paese in 24 ore. Il diplomatico è già rientrato
a Roma. Serra aveva chiesto spiegazioni sulla confisca della villa di Massaua
appartenente alla famiglia Melotti e occupata della guardia presidenziale di
Isayas. L’espulsione di Serra sembra essere il nuovo capitolo del braccio di
ferro tra Italia e Eritrea.
Per
La notizia dell’espulsione del diplomatico italiano “non
ha colto di sorpresa” le Organizzazioni non governative italiane che operano
in Eritrea. Le Ong Italiane ricordano che “già la notizia circolava sui mezzi
di comunicazione locali ed era stata pubblicata, ad esempio, dal Sudan Tribune
con dovizia di particolari, tra cui l’immediata espulsione, probabilmente per
questioni di reciprocità, da parte italiana, di un funzionario dell’Ambasciata
eritrea a Roma. Reazione comunque tardiva rispetto a una situazione da tempo
fattasi via via sempre più complessa e difficile”.
Nell’esprimere “solidarietà” nei confronti di Ludovico
Serra i rappresentanti delle Ong italiane ricordano che “l’attuale crisi diplomatica
tra Italia ed Eritrea ha ormai una storia già significativa alle spalle”.
E “solo una decina di giorni fa – si sottolinea nella
nota - le Ong Italiane Cosv,Cesvi, Mani Tese, Gvc, Coopi, Nexus-Cgil, presenti nel Paese con progetti di cooperazione
e d’aiuto al popolo eritreo, sono state invitate a concludere la loro attività
in Eritrea”.
Nel 2001 fu espulso l’ambasciatore Antonio Bandini, reo
di aver chiesto al governo di Asmara, a nome dell’Unione Europea, spiegazioni
sull’arresto arbitrario di 11 tra ex ministri e rappresentanti del regime che
avevano chiesto maggior rispetto dei diritti umani e libertà di stampa.
Nel luglio del 2005 il contingente dei carabinieri, presente
in base agli accordi di pace sul confine tra Etiopia ed Eritrea, ha dovuto abbandonare
la missione dell’Onu per le crescenti difficoltà operative riscontrate. Primo
caso – tra l’altro - nella storia dell’Ong di abbandono di una missione prima
della conclusione prevista del mandato.
Proprio a fronte dei numerosi problemi i rappresentanti
delle Ong italiane si domandano “quali siano i motivi di attrito tra il nostro
Paese e le autorità eritree, anche alla luce dell’atteggiamento distaccato dell’Ambasciata
e dell’Unità Tecnica Locale (Utl) del Ministero Affari Esteri, nei confronti
delle istanze di appoggio sollecitate in più occasioni dalle Ong per la prosecuzione
del lavoro in Eritrea”.
Preoccupazioni vengono inoltre espresse per i beneficiari
degli interventi e per gli operatori locali delle Ong, a fronte del fatto che
alcune Ong “non hanno neppure avuto il tempo di assegnare a partner locali le
proprie attrezzature”.
Le Ong sollecitano “un chiarimento da parte dei responsabili
del Ministero Affari Esteri, anche al fine di non dare per scontata la definitiva
rinuncia, da parte italiana, ad aiutare il popolo eritreo”.(Inform)