UN SOGNO
di Laura Spinsanti
Era stato un grande giorno.
Fin dalle prime luci dell’alba erano risuonati i rumori della battaglia: il clangore delle armi, le urla di rabbia e di morte, i suoni dei corni, lo sfrigolio della pece. Nell’aria gli odori esaltanti della fatica e dell’ardimento. Si erano battuti a lungo e valorosamente. Finalmente, quasi a sera, erano riusciti a sfondare nell’esercito nemico, a fare breccia nelle mura, a vincere. La città era nelle loro mani e adesso i soldati, i suoi soldati, godevano la meritata ricompensa.
Molte donne si erano gettate ai suoi piedi, ma le aveva ignorate: nessuna lo aveva colpito per più di un attimo, anche se belle e giovani.
Cos’era quel senso di inappagatezza che gettava ombre sulla sua anima?
Si voltò verso le case in fiamme; sentiva il crepitare del legno come un monito di impermanenza. Distruzione, Catastrofe, non scorgeva altro. Eppure... eppure sentiva che c’era qualcosa di inespresso e doveva trovarlo. Vagò senza una direzione precisa, mosso dal suono del vento e senza accorgersene fu fuori dalle mura. Nel buio di una notte senza stelle lo guidò una luce chiara proveniente dalla porta socchiusa di una capanna. Quando fu sulla soglia vide, non visto, una giovane. I capelli rossi le scendevano morbidi sulle spalle scoperte. La sua pelle aveva il colore dell’ambra e i riflessi del camino davanti al quale era seduta gettavano luci inconsuete. Attese, gustandosi il brivido di Desiderio che infine lo aveva pervaso. Poi entrò, spalancando con decisione la fragile porta, deciso a prendersi un meritato piacere.
Una volta varcata la soglia, però, ebbe un attimo di esitazione. Due immagini sovrapposte delle quali non sapeva scindere la vera dalla falsa. Chi aveva davanti? Una donna giovane, invitante, il corpo vibrante di passione? Oppure un’altra donna in là con gli anni, gli occhi severi e profondi, che lo osservava con la curiosità dei vecchi che più non comprendono ardore ed entusiasmo? Si fermò interdetto. Fece un passo verso al donna e sentì il soffio feroce di un gatto che lo puntava. Si voltò pronto a difendersi dagli artigli, ma l’animale era immobile. Il pelo di un nero profondo era ritto e i grandi occhi gialli lo scrutavano con un’intensità ipnotica. Il gatto e l’uomo si misurarono in un attimo in cui il tempo sembrò rimanere immobile. Poi la donna mosse una mano e quel gesto sembrò rimettere in moto il mondo. Il gatto distolse lo sguardo e cominciò a leccarsi il pelo, ignorando definitivamente lo sconosciuto.
“Cosa cerchi, soldato?” la voce della donna sembrava giovane e non c’era nessun cenno di timore o paura, solo curiosità. Ancora sconcertato l’uomo non rispose, ma fece un altro passo avanti. La donna continuò:
“Non c’è desiderio che io non possa esaudire, soldato. Avvicinati e fatti guardare. Qual’è il tuo nome?”
“Misha” rispose l’uomo e si avvicinò.
“Non sei stanco di tutta questa morte, Misha?”
In piedi davanti alla fanciulla/vecchia si sentì improvvisamente fragile e stanco come non lo era mai stato.
“Siediti, io posso curare le tue ferite”, continuò lei.
Il soldato si accoccolò ai piedi della donna e posò il capo sul grembo di lei. Le lunghe dita femminili si insinuarono tra i capelli folti e corti e quasi totalmente bianchi. Cominciò ad accarezzarlo come avrebbe fatto con gatto, ma era piacevole l’odore che proveniva dal corpo della donna, un profumo che era casa, pace, amore. E così pensò al giorno lontano in cui era partito. Era solo un ragazzo. Ricordava lo scintillio del sole sull’acqua, l’eccitazione, il suono dei tamburi, le bandiere, i colori. Poi ricordò lei, gli occhi lucidi che lo supplicavano di non partire. Ricordò il suo profumo tra le spighe mature e i papaveri rossi come la loro passione. Il suo corpo ancora acerbo, le sue gambe forti che lo cingevano e le sue labbra che sussurravano promesse dolci ed eterne. Un dolore profondo lo pervase, un dolore che le carezze sciolsero come neve al sole. Come sciolsero il ricordo del primo uomo che aveva ucciso in battaglia, e poi quello del suo migliore amico agonizzante per giorni. Le mani scivolarono lungo il collo e le spalle. Il soldato sentì che erano mani forti e dolci. Le dita incontrarono una cicatrice. La donna esitò un attimo, poi prese la camicia e la sfilò. Alla luce delle braci le cicatrici sulla schiena del soldato sembravano ancora aperte. Lei le percorse con la punta delle dita e sembrò che un leggero formicolio lo pervadesse piacevolmente. Fu come se una mano leggera avesse raccolto il dolore più profondo e lo avesse cancellato. Sentì la tensione rilassarsi da ogni muscolo e allora notò come quelle carezze decise non fossero più consolatrici, ma ardessero di un nuovo fuoco. Si accorse che il respiro della donna era più veloce, della leggera tensione dei muscoli su cui era ancora posato il suo capo. La guardò e vide che era bella, di una bellezza solare, ne’ giovane ne’ vecchia, solo una donna senza tempo. Provò un’ondata così forte di desiderio che non riuscì a trattenersi. Le strappò i vestiti e l’attirò a sé. E fecero l’amore, ma con gioia, come mai si ricordava di averlo fatto. E sentì per la prima volta che tutto era a posto, che non c’erano inganni.Misha si svegliò di soprassalto. Per un attimo non riconobbe il posto, la donna sulla poltrona gli sembrò estranea. Poi, tutti i tasselli combaciarono. Era a Nizza, con Morgana, per proteggerla. Si era appisolato un attimo. Un sogno da cui non avrebbe voluto svegliarsi. Lei lo guardò finquando i loro sguardi si incontrarono per un lungo istante. Aveva uno sguardo triste, come la prima volta che si erano incontrati, ma il sorriso aveva la stessa dolcezza della notte, mentre gli disse:
“Era solo un sogno, soldato”.