UNA STORIA
di Biagio Biagini
…
Era una di quelle giornate in cui la natura decide improvvisa che è
tempo di infuriarsi ed il cielo si riempie di nuvole scure solcate da lampi
e rimbombanti di tuoni ed anche il sole viene offuscato e la terra piomba
in una tenebra prematura. Serpenti di fuoco solcano il cielo precipitandosi
al suolo. L'aria si carica di tensioni e paure e le emozioni sono più
forti che mai. In quei giorni solo una caverna ti può proteggere
dal freddo e dal vento.
Attorno a te il tuo gruppo, le tue femmine e i tuoi figli. Stretti
gli uni agli altri per trovare un po' di calore.
Una storia era nell'aria. Non proprio una storia ma un narratore. Qualcuno
con il dono di crearne di nuove e di raccontare le vecchie. Egli aleggiava,
gioendo della Distruzione, ammantato del Desiderio di quegli animali con
il cuore gonfio di paura chiusi in una grotta aspettando che il cielo smetta
di parlare con voce rabbiosa e devastante.
Quanto amava le tempeste e la storia che raccontavano. Ma molto di
più amava quelle buffe creature con il corpo scuro ricoperto di
una rada pelliccia nei punti più strani. Decise di entrare per osservarli
meglio.
Bastò la sua presenza perché si spandesse nell'aria il
Desiderio e i corpi uniti in un forte abbraccio sentissero la carne prendere
il sopravvento sulla paura. Due maschi afferrarono la stessa femmina e
nacque una lite furibonda. Era felice, aveva portato un Mutamento entrando
in quel luogo ed attese impaziente la Catastrofe che sapeva sarebbe arrivata
da li a poco. Vide due corpi in lotta, mani strette alla gola, colpi
portati con forza tremenda, ruggiti rabbiosi e sbavanti, il volto che diventa
paonazzo, il gruppo che si allontana e si nasconde. Il Capo ha vinto di
nuovo e getta l'altro fuori della caverna, sbattendolo sulla dura roccia,
facendolo cadere tra i rovi.
Le punte appuntite penetrano nella carne e riportano alla realtà
lo svenuto che grida ed urla come una bestia, rotolandosi per liberarsi
delle spine, asciugando il sangue che cola dalla fronte.
Scappa lontano, in cerca di un rifugio. La storia del fulmine ancora non è finita ed il tuono continua a raccontarla con voce possente e spaventosa. Corre veloce nel bosco mentre vede gli alberi schiantati avvampati nel fuoco che è sceso dal cielo ed Egli decide di seguirlo poiché la storia della caverna è giunta a conclusione ed un'altra sta iniziando poco lontano.
L'inseguimento è veloce. E’ facile viaggiare nel mondo per chi
non ha corpo ed è pura emozione. Il fuggitivo sembra impazzito,
cerca ovunque un riparo; prima un albero poi il letto di un torrente in
secca ma ovunque può sentire l'urlo del cielo e vederne i bagliori.
Quanto sono stupendi i suoi Desideri, paura e terrore stanno scacciando
dalla mente il dolore e la rabbia ma lui può sentire cosa si agita
nell'anima di quell’essere, nel profondo del suo cuore primitivo.
Vendetta. Sta maturando nutrendosi della paura, la sua sola presenza
è in grado di ingigantirla. Quale delizioso nettare che ha il sapore
della Distruzione.
Con calma aspetta il Mutamento che sente nell'aria ed osserva curioso
la povera creatura.
Ed ecco, annunciato da un lontano brontolio il drago di luce che cade
dal cielo. Fulmine devastante, pura Distruzione, un grande masso
nero a poca distanza dal cavernicolo il suo bersagnlio.
Un boato che supera il fragore del tuono, il cielo si illumina di una
luce azzurra più brillante del sole. Neri frammenti brucianti volano
impazziti lacerando la carne, penetrando nelle ossa. Cade a terra con uno
schianto e piange mentre il dolore percorre le sue vene come sangue infuocato.
Rotola nel fango cercando di liberarsi dalle schegge che mordono la carne
e grida e si dispera coprendosi gli occhi ciechi mentre Egli freme di gioia
bagnandosi in un torrente di pura emozione; come sente vicina quella creatura,
quasi potesse toccare quella carne sanguinante e gridare con lui.
Giunge infine il sonno, quando il dolore è troppo il corpo abbraccia
l’oblio.
Passano le ore ed Egli si distende accanto all’essere sanguinante. Ne osserva minuzioso le ferite mentre sente uno strano richiamo, una storia che sta per prendere forma, un Mutamento talmente grande e speciale da fargli dimenticare ogni altra cosa e per la prima volta nella sua esistenza si addormenta.
Cosa o se sognò non ci è dato di sapere ma fu il Desiderio
del cavernicolo a risvegliarlo. Lo vide mentre, timoroso, annusava la pietra
distrutta dal fulmine afferrando uno dopo l’altro i frammenti ancora caldi.
Restò per ore in contemplazione di una scheggia, lunga ed appuntita;
la guardava rigirandola nelle grosse mani callose. Provò a morderla.
Dolore. Osservò il sangue che gocciolava dalla sua bocca e quello
rimasto sulla pietra ed improvvisamente capì.
Corse come una fulmine verso la caverna. I muscoli stanchi e indolenziti,
la pietra stretta nel pugno. Egli lo seguiva trascinato dalla scia di Desiderio
e Violenza. Quale incredibile melodia, quale superba storia si stava preparando.
La poteva sentire agitarsi dentro di lui, qualcosa di fantastico e terribile,
qualcosa che avrebbe dato una svolta mai narrata alla realtà.
Piombò come un fulmine della grotta, gli occhi fiammeggianti
di odio incontrollabile, la bocca sbavante contorta in un ghigno feroce.
Ed Egli era li, incapace di resistere, copiando i movimenti della lotta,
sentendosi uno con quel figlio del Desiderio. Il Capo non tentò
di difendersi tanta era la furia del nuovo arrivato. La pietra colpì
con forza inaudita sulla testa del cavernicolo frantumandone il cranio
e colpì ancora ed ancora fino a che solo un ammasso informe rimase
del grande Capo. La creatura urlò mentre la sua famiglia correva
in cerca di un riparo ma l’urlo che scuoteva la terra era qualcosa di nuovo,
Egli gridava con lui.
Non ci fu tregua né pietà, nessuno venne risparmiato
dalla furia del possessore della pietra, non i figli, non le femmine. Nessuno
osava opporsi al terrore dalla lunga mano appuntita a colui che che si
muoveva come un animale, banchettando della violenza, divorando i suoi
simili.
Si fermò solo quando, rimasto solo, si accorse di vedere il
mondo con occhi nuovi, tutt’uno con l’animale che aveva raccolto la pietra,
parte della sua carne, del suo sangue.
…
Mi accorgo solo adesso che non avrei dovuto dirti queste cose, sono
ricordi che un uomo non dovrebbe avere, cose che non dovreste sapere.
Guardo i tuoi occhi chiusi, la mano stretta nella mia, il respiro lento
e regolare di chi sogna. Morfeo mi è stato alleato a quanto pare.
Starei tutta la notte a guardarti mentre riposi ma è tardi ormai.
Un bacio leggero ti scuote per un attimo, dici qualcosa che non capisco,
mi addormento.