ULTIMO ANGOLO DI LABIRINTO

di Marco Mario Oreste Migliorini


I militari in tuta violetta e kala arancione mi entrano nella coda dell'occhio come un lampo, più veloce del finto pope che estrae l'automatica, impacciato dalla tonaca, dal sacco militare che gli sbatto in faccia, medicine radio mutande zozze.
Adesso gli strapperò la pistola e correrò via sparando, verso i larici, e loro saranno troppo lenti ad alzare i mitra armare e sparare, io sarò più veloce a sfuggire tra gli alberi, poi giù nel dirupo, saltando di balza in balza. Mi ferirò ma correrò sul lato della montagna, e poi ci sarà una macchia scura di felci e foglie marce e morbide, poi un torrente, poi un bosco e la riva del fime. Poi troverò una casa dove rubare una barca, poi troverò un passaggio verso nord, poi attraverserò il confine, poi la veloce autostrada, poi Zagabria delle bianche guglie, e io tornerò nel mio bar e nell'azzurro pastello racconterò alle annoiate ragazze croate di quella volta che io, Kresimir, sono sfuggito in modo miracoloso e impossibile ai serbi, al monastero di Milesava. Solo tacerò questa sensazione di infinita tristezza che mi prende a essere intrappolato in un angolo cosi' piccolo di vita e alle  mie spalle l'ingiusto TA TA TA TATA TATATATA...

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Associazione di Letteratura Interattiva