Perché non mi hai uccisa...

di
Marco Paroli e Laura Chiavini

Si ringrazia Carlo Fedele per la collaborazione e la pazienza…


 
Nessuno fu mai testimone del loro incontro, nessuno tranne me…
Quella notte li osservai divertito e preoccupato, risentito e felice…
Colei che già era il mio Cuore e colui che sarebbe diventato la mia Voce…
Mai seppe la mia bambina come mi stessi preoccupando per lei…
Mai seppe il terribile Tarrant di come la morte da lui servita, quella notte lo sfiorò…
Gli avrei cavato le viscere dalla bocca, se non avesse fermato il suo artiglio…
Ma io già sapevo che lo avrebbe fatto, il loro Destino mi era già stato mostrato…
Come sempre purtroppo o per Fortuna il Sovrano già mi aveva indicato Fato dei miei…
Li osservai insieme alla Luna, mia dolce madre e sorella, mia bellissima Regina e Amante…
Il Sovrano stava per ricostruire la mia Sacra Bilancia…
Destino stava per ridarle i suoi due piatti splendenti…
Giustizia e Vendetta si stavano per scontrare e fondere  ancora una volta…
Due anime tempestose e solitarie stavano per incarnarle per servirmi…
Ma non riuscirei a descriverli con parole mie…
Mi sembrerebbe sminuire il loro terribile splendore ed il loro magnifico orrore…
Posso solo rivivere quella notte attraverso i loro animi…
Come posso farlo ?..
Chi sono per fare ciò ?..
Io sono Horus, un tempo Sommo Giudice delle anime umane…
E per una volta vi porterò con me in due anime tenebrose ma splendenti…
Per rivivere attraverso di loro un Sogno terribile e magnifico…

Passa una buona mezz'ora e Misha riposa ancora steso sul letto. Cercando di non disturbare il suo sonno esco silenziosamente dalla camera e mi dirigo verso il bar dell' Hilton.
Nel frigo della camera di Paolo, oltre ai superalcolici, c'era solo della gasatissima Perrier, ma in questo momento ho bisogno di qualcosa di meno tossico, acqua liscia ed un caffè espresso.
Automaticamente accendo una sigaretta e appoggio le labbra sulla tazzina fumante.
La mente torna agli eventi della mattinata, li seziona, li analizza attentamente, cercando di riordinare le idee.
Ad un certo punto mi sento pervadere da una sottile inquietudine.
Tarrant ....è sparito.
Quest' idea si fa sempre meno improbabile via via che la mia testa riavvolge e ripercorre il " nastro " di quell' ultima ora. Prima era lì seduto insieme a noi e subito dopo il bacio di Misha non c'era già più.
Lo cerco con gli occhi spaziando lo sguardo sui saloni interni dell' Hilton. Nulla. Poi, da una della porte a vetri che dà sul terrazzo dove abbiamo mangiato vedo una figura appoggiata alla balaustra.
-Un bicchiere di latte ghiacciato, per favore - chiedo al silenziosissimo barman. E, con la sua bevanda preferita stretta nella mano destra, mi avvicino alle.porte a vetri.

Tarrant sembra una statua per quanto è immobile.
I suoi occhi fissi sul panorama della terrazza non vedono nulla, di fronte a lui scorrono le immagini delle ore precedenti; della mattinata, rivede le sue mani affondare nei biondi capelli della ragazza a massaggiarle il capo e la nuca. Un gesto fatto con semplicità, aveva visto Rae preoccupata, nervosa e gli era venuto naturale.
Non gli avrebbe mai dato peso, ma poi lei che lo raggiunse per portargli il bicchiere che aveva dimenticato, il suo tocco, le battute, la sua gioia. Infine lui rise. Riassaporava quel momento infinitamente, non aveva mai riso in vita sua, non aveva mai sentito una persona così vicina, non si era mai sentito così… Si odiò profondamente.
Scorse nella memoria altri avvenimenti successivi; lui e lei che si catapultavano nel palazzo di fronte alla ricerca del fantomatico cecchino e il desiderio di proteggerla… un’altra novità nella sua vita.
Infine quel bacio tra lei e Misha… Poi il flusso dei suoi pensieri è interrotto dalla voce di lei alle sue spalle.

- Che fai qui tutto solo?-
senza voltarsi risponde - Sono venuto a ricordarmi chi sono...-
L'atmosfera sembra quella della mattina, ma poi come se Tarrant avesse compreso il significato delle sue parole, si irrigidisce, si volta; nota il bicchiere di latte in mano a lei poi la fissa.
La ragazza legge nei suoi occhi completa indifferenza, lui sta guardando un'estranea, quindi se ne va senza dir nulla.
Rae posa il bicchiere sul primo tavolino che gli capita e prende Tarrant per un braccio.
-Aspetta!- Lui scatta per liberarsi dalla presa: i suoi occhi sono ghiaccio rovente di odio.
- Evitami figlia dell'Ingannatore... Vuoi sapere che stavo a fare qui? A ricordare che sono un sicario,  un assassino... che la vita mi ha insegnato solo odio e di solo odio é fatta, questo é quanto mi è concesso non mi ingannerò più rinnegando questa verità. Quando Baphomet mi risvegliò gli chiesi il perché, ora non voglio più saperlo; l'accetto!
Non proverò più dolore; l'infliggerò e basta! –

La ragazza è ad un metro da Tarrant, le mani lungo i fianchi abbassate, interdette.
Tutto in lei esprime sorpresa e sgomento. Non si era aspettata uno scatto cosi' violento, non da lui. Sembra che ci sia un'altro al suo posto, che la guarda con due laghi di ghiaccio al posto degli occhi. Non può' essere la stessa persona che ha cercato di infonderle coraggio massaggiandole la nuca....non e' lo stesso uomo che ha inseguito con lei i fantasmi nel balcone.

.....
La sua reazione e' fulminea ed altrettanto imprevista. In un attimo gli afferra il bavero della giacca con entrambe le mani, punta i gomiti sul suo sterno e schiaccia il viso contro il suo. Solo un sottile strato d' aria separa i due volti.
E solo quello diviene il mezzo sul quale la sua voce cammina e lo raggiunge:
-E' così che archivi la tua vita Tarrant?- gli sibila impietosa.

- SI - è la risposta decisa nella sua violenza.

-E' questo che ti ha insegnato a fare il tuo mentore? Mi dici di essere un sicario, ma a me sembri solo la nemesi di te stesso.

- LO SONO!-

Guardami.... - Gli occhi di Rae non lo lasciano un secondo e lui li vede le sue pupille dilatarsi a dismisura. Due immensi pozzi, neri come la notte dai quali sembrano brillare milioni di stelle.
- Tu hai svuotato la tua vita di tutta la magia che la rende intensa, preziosa, degna di essere vissuta.- La presa sulla giacca si allenta fino a diventare una lieve carezza, ma rimane la sua voce a provocarlo - E' così che Distruggi un Enigma Tarrant? è così che abbracci la tua vita.......scappando da te stesso? -

- Ma quale magia! quale dignità nell'odio e nell'OMICIDIO! Nonostante tutto è la mia vita e non la sto rifuggendo, la sto ABBRACCIANDO!  L'ho deciso stasera.
L'unico inganno, l'unico Enigma è quello che mi sono creato da solo  credendo che nel Pathos avrei conosciuto i sentimenti; avrei saputo cos’è l'amicizia, avrei fatto parte di una famiglia nel Movimento. E infine forse avrei avuto anche... l'amore. Io ho Desiderato questo quando ho squarciato il velo... VOLEVO DEI SENTIMENTI DEGNI DI DEFINIRSI TALI! MA ALIMENTAVO SOLO UNA MIA ILLUSIONE. CHE NE’ SAI DI COSA SIGNIFICHI RIDERE PER UN UOMO CHE NON LO HA MAI FATTO PRIMA IN VITA SUA!!!-
Ora non ci sono più occhi azzurro cielo a fissarla ma due fari gialli bollenti di odio.

Rae non sembra curarsi delle vene impazzite che tremano sul collo del fratello, sembra quasi lo stia sfidando a reagire, cercando di attaccarlo su ogni fronte, imponendogli lo scontro, implorando uno scoppio emotivo.....qualunque esso sia.
- Io sono la figlia del Signore degli Inganni, ma mio Padre e' anche colui che svela la verità......tu hai paura di me, mi odi perché sai che sono in grado di farti scoprire chi realmente sei.... E allora completa la tua opera, Tarrant! Cancellami dalla tua esistenza, Assassino.-

A queste parole il corpo di Tarrant comincia a vibrare come se non riuscisse più a contenere quello che ha dentro, finche improvvisamente, il mostro nascosto nel profondo dell'anima non viene alla luce.
Rae con aria sgomenta vede il corpo di lui ingrandirsi, ricoprirsi di fitto pelo nero ispido. Le unghie diventare artigli affilati, i denti zanne aguzze. La testa, il volto di Tarrant sparire per diventare quello di un lupo demoniaco. Ancora eretto torreggia sopra la figura della ragazza, i vestiti tesi allo spasimo cedono qua e la in alcuni punti e il giubbotto di pelle si allarga sopra il petto gonfio fino a sembrare quasi un gilè.
La belva con un ringhio assordante alza al cielo il braccio destro pronto a colpire con gli artigli possenti. E la ragazza è li ferma a fissarlo, nei suoi occhi non c'è paura né odio ne accusa... La mano cala mortale verso di lei che chiude all'ultimo gli occhi certa ormai della sua fine.
...
...
Il volto le viene schizzato da qualcosa che le fa riaprire gli occhi.
Tarrant, o meglio il mostro, le sta ancora di fronte ma gli artigli sono piantati sul suo petto sopra il cuore, col sangue che scorre copioso.
Il licantropo lentamente, ripercorre indietro la trasformazione finché non diviene di nuovo Tarrant; questo stacca la mano rossa di sangue dal proprio petto e stretta a pugno di fronte al volto di lei dice:
- Ti ho cancellata dal mio cuore, estirpato le illusioni ...i sentimenti. Non ho bisogno di te per sapere chi sono. –
L'impatto che hanno quelle parole su di lei è potente. Il guscio si rompe ed Enigma di Enigma dilaga. E' un arpeggio devastante e l' anima di Rae gli risponde iniziando a vibrare ed a dilatarsi sempre più velocemente fino a raggiungerne estensione ed ampiezza.
La schiena si inarca come baciata dal cuoio di una frusta, quasi che una mano invisibile l'avesse afferrata per la nuca, da dietro, ed ora la stesse sollevando in alto, con scossoni vigorosi.Nel suo cuore esplode la consapevolezza. E dilaga ....si ramifica, tracciando linee e connessioni sempre più veloci, mentre il liquido argenteo dei suoi pensieri ribolle e mulina vorticoso, fino a diventare un vortice senza fondo, che si apre sotto di lei.
....
Inizia a precipitarvi dentro risucchiata da una spirale di vertiginosa follia.
E' perduta, inesorabilmente attratta dalla luce di una Conoscenza, che da sola non riesce a dominare, come una falena multicolore che si getta fra le fiamme, perché non sa resistere al loro mortale richiamo.

All' improvviso un lampo di accecante luce rossa si leva assieme a lei per reggere la potenza dell' impatto, una presenza le si affianca, la sostiene.....le dona la forza per resistere, per dominare questo nuovo mondo.
Lei vi si aggrappa, disperatamente ed il mare si placa.
-  me lo avevi promesso...." dicono le sue lacrime di gratitudine " e sei arrivato....-

Ora il caos è solo in apparenza, tutto sta raggiungendo un nuovo equilibrio e torna a collassare dentro i suoi confini, in un istantanea implosione.
- Mi stai mentendo....-
La voce della ragazza esce limpida e cristallina, ma sembra abbia percorso una lunghissima strada prima di emergere dalle sue labbra .
- Ora lo So, lo Vedo.-
Le mano destra torna a posarsi sul petto di Tarrant......sopra il suo cuore. Il suo pollice a sfiorargli la clavicola mentre le altre quattro dita vanno ad occultare i segni rossi lasciati dall' artiglio.
Le pupille di Rae sono ancora leggermente dilatate, ma il suo sguardo non sembra più nero come il petrolio, le iridi verdi sono tornate a riaffacciarvisi.

-Tu speri che il dolore che si irradia da questi squarci non finisca mai......a perenne ricordo del proposito di cancellare le emozioni dalla tua vita. E quando anch’esso, alla fine, si affievolirà trasformandosi in un brontolio sordo, arriveranno gli occhi in tuo soccorso. Ogni volta che fisserai la cicatrice, saprai qual è la strada che hai intrapreso. .... Ma tu inganni te stesso, Amico mio.-
La voce è come miele fuso, ma non è lei a lasciare scie roventi nel cuore di Tarrant.
- Io so che tu eri un Assassino. E so che tu eri quello che mi hai detto di essere stato. Ma il giorno in cui hai abbracciato il Pathos, tu non hai semplicemente squarciato il velo....sei andato in cerca di Emozioni, sei andato in cerca di te stesso.-
Due sguardi si incontrano, due mondi si toccano.
- Oggi ho davanti a me un Guerriero....-

 Il calore che si irradia dalla ferita sembra un ponte gettato da una sponda all' altra di un fiume in piena.
- Un sicario uccide per denaro......tu ..... lo fai per Amore, Tarrant. Hai scoperto la passione che acceca lo sguardo, l'odio che fa riempire d'aria i tuoi polmoni e che rende i tuoi muscoli duri come marmo. Hai scoperto quanto è doloroso nascere uomo...e stai cercando di tornare nell'oblio dei sensi che ti cullava da Ignaro. Ma non puoi più tornare indietro dopo aver assaggiato il Sapore della vita! Non ti fermare ai primi morsi, Tarrant..
E' vero, fin ora ti e' toccato il lato più' amaro della mela, ma l' altra meta' e' dolce e succosa, irresistibile....
Permettiti di addentarne almeno una briciola...-

Le mani di Tarrant si serrano sul suo polso come una morsa e lei sente i suoi muscoli contrarsi fino allo spasimo.
Come se una parte di lui la volesse allontanare, ed un' altra lottasse per trattenerla.

- Ho messo la mia vita nelle tue mani, senza paura. Fidandomi, prima di te, e solo poi, del mio istinto. Nei due piatti della bilancia c' erano i nostri cuori, ed ora vengo a domandarti il perché della tua scelta.-

I suoi occhi non lo sfidano più, ma lo fissano colmi di dolcezza e calore.
-Perché non mi hai ucciso, Tarrant?- gli sussurra piano.
-Vuoi continuare a mentirmi affermando che nessuno ti aveva pagato per farlo? Speri davvero di riuscire a far credere al tuo cuore che è andata cosi?
.........
Non l' hai fatto, perché io sono tua Sorella, perché sai che fra noi c’è un legame che va al di là del combattere sotto una stessa bandiera. Perché, colpendomi, avresti ucciso un' Amica. La prima che è riuscita a farti ridere con un semplice bicchiere di latte dimenticato su un tavolo.-

Lacrime di dolore e nostalgia tremano sulle sue ciglia, ma la ragazza le trattiene caparbiamente, usando ogni briciola di coraggio che le è rimasta. Sa che ci sono altre parole da dire e deve trovare la forza di pronunciarle senza tremare:
- Perdonami se ti ho costretto ad odiarmi, perdonami per averti fatto così male. Ti prego, fammi capire dove ho sbagliato.... lasciami entrare nel tuo mondo, Tarrant.... concediti questo, piccolissimo morso.....Lasciami conquistare la tua fiducia.-

Il capo di Tarrant si china, i muscoli si rilassano, la presa sul polso di lei si fa più fievole.
La sua è una figura abbattuta.
Poi rialza la testa a fissarla con uno sguardo colmo di dubbi ma penetrante; lui inclina la testa indietro, preme fortissimo la mano di lei sul cuore chiude gli occhi e inspira profondamente.
Rae sente un battito del cuore di Tarrant che colpisce come un tamburo dentro al petto, una piccola scossa le corre lungo il braccio. Un battito di ciglia e il mondo intorno a lei non è più lo stesso. Il rumore della risacca ora è netto e definito.

Sei su un vecchio molo battuto dalle onde, con una piccola chiesetta incastrata tra due capannoni. La chiesa è tutta in pietra; una costruzione semplice, una contaminazione del romanico. Sul frontone, un architrave in legno riporta la scritta:
"Nostra Signora dei Viaggi", in francese.
Ti volti, dietro te c'è Tarrant. Abbigliato come un cavaliere?
Porta abiti di morbido cuoio, una cotta di maglia e sopra a tutto una tunica; un ricordo di qualcosa che hai letto te la indica come quella che portavano gli antichi Templari. Lui vede la sorpresa nei tuoi occhi e si guarda addosso.
-.Qui nel dominio di Baphomet appaio così. Per assurdo potremmo affermare che Qui siamo in Francia, St. Marie de Mer, verso la fine del 1200. -

Tarrant ridiviene silenzioso, si guarda intorno poi torna con lo sguardo su di te.

- Mio padre è Gerald Tarrant, faceva parte dello staff dell'ambasciatore inglese, mia madre invece proveniva da Venezia; fu lei a scegliermi come nome Marco, il santo patrono della sua città… Damien invece lo volle mio padre…-

Si ferma nuovamente quasi frustrato.
- Così non finirò mai.- Ti si avvicina e ti mette le mani tra i capelli, il tocco è gentile come la mattina passata. Guardi i suoi occhi, quegli occhi azzurri come il cielo. E improvvisamente senti di caderci dentro attratta da quegli specchi d'anima.
Poi un flusso di immagini suoni, parole, pensieri, luoghi, stati d'animo come un torrente in piena, ma che passa dolce su di te. Tutti i tuoi sensi vengono impegnati nel rivivere una vita intera.

-...Infanzia falsata dall'assenza di una famiglia vista solo poche volte l'anno, volti ricordati solo tramite foto, il dubbio di non essere mai stato voluto, rimbalzare da una città all'altra, da uno stato all'altro da un continente all'altro da un'istituto all'altro senza mai mettere radici senza conoscere nessuno; mille luoghi da vedere, altrettante lingue. L'emarginazione imposta dai coetanei poi cercata e voluta da solo, una fame di sapere che si sfogava sui libri di ogni genere, un senso di inadeguatezza, di inappagamento, di ingiustizia che montava. Uno spirito ribelle che cresceva nell'amarezza dibattendosi sotto la minuscola campana protettiva del ceto medio alto. Poi altri luoghi altre città altri costumi, usanze, altre persone; altrettante sconfitte, delusioni.
Poi Tokyo e Osaka, lui era il Gaijin il teppista, una zuffa dietro l'altra, un pestaggio dietro l'altro con le persone sbagliate. E un uomo, la Yakuza l'organizzazione dietro l'uomo, la fuga di casa senza che nessuno se ne sia mai accorto, i maltrattamenti, il plagio, gli insegnamenti, gli esercizi, le tecniche, la morte, il primo cadavere visto, toccato, i sicari, i corrotti, gli strozzini, i politici, i poveracci, i mafiosi, i poliziotti, i capi.
Il primo omicidio, le lacrime e poi le botte, il rifiuto di se stesso, la vita, il corrotto richiamo del sangue, dell'omicidio; la maschera raffigurante l'Oni, la promessa "…per uccidere il proprio demone interiore bisogna prima diventarlo.-

- Centinaia d'altre organizzazioni, sempre le stesse regole, sempre la stessa merda, sempre più omicidi centinaia, perdi il conto, non hanno più volto, ogni volta un altro mattone sull'anima, sempre più soldi sempre più verso il migliore. L'apatico, il misantropo, il killer, il senza cuore, il sicario, il migliore. Tarrant, solo azione nessuna parola, il resto sepolto sotto i cadaveri dei suoi morti.
Poi un altro uomo, Pantarkos, un'altra organizzazione, Pathos; il dubbio, la sofferenza, la follia, il Velo: Uomini, Dei, Demoni, Eterni, la Verità dura cruda, amara.
Altre avventure non più solo, il potere, la paura, l'euforia; timidamente l'anima si tende  si aggrappa allo Scopo, alla confraternita;  volti che prendono nomi diventano Fratelli simili e diversi. Un volto, il tuo. Un nome, Rae. Una terrazza, un bicchiere di latte, una risata, la prima. L'anima che vibra, il cuore che si riscalda. Tu che ti baci con Misha, il cuore che si rifà di piombo, l'anima nuovamente seppellita sotto l'odio...-

Il flusso delle visioni va in pezzi come uno specchio rotto. Buio.
Apri gli occhi Tarrant ha il respiro pesante e le lacrime gli solcano il volto.
Lascia andare la tua testa.

Mi hai chiesto perché non ti ho uccisa. Quando il mio odio stava per colpire ha visto i tuoi occhi ed è riaffiorata la mia coscienza dal risentimento, dal mostro.

- ...Volevo morire io piuttosto che ucciderti.-

- Marco...... non trovo parole che possano.... mi dispiace. Ho rivisto in te gran parte della mia infanzia... A me è andata meglio però...ero affidata a governanti e tutrici sempre diverse, sempre attaccate più ai soldi che a me. Mia madre faceva la ballerina ed era quasi sempre in tournée, mio padre, dal canto suo, era costantemente ai quattro angoli del pianeta, perso dietro i suoi scavi archeologici e le sue conferenze.
Mi sentivo abbandonata a me stessa, proprio come te, e quindi mi ero incattivita....odiavo tutti, ero una piccola selvaggia.
Quando avevo solo quattro anni, mi rivolsi a mia madre, appena tornata dalla Francia, dandole un calcio e chiamandola " Signora"...
Lei si mise a piangere e capì, rinunciò a gran parte dei suo impegni e quando non riusciva a trovare ingaggi vicino a casa, faceva di tutto per riuscire a portarmi con se. Mi insegnò cosa significa amare, cosa significa vivere.... Io, allora, non capivo appieno quanto fossero preziose le sue carezze i suoi baci, ma assorbivo ogni suo gesto, ogni parola come una spugna, rimasta per anni sotto il sole, accoglie uno scroscio di pioggia. Ma è il ricordo dei brevi periodi passati con mio padre che mi ha lasciato il segno maggiore.
La sera era solito raccontarmi una favola.... presa da un libricino minuscolo e tutto pieno di angoli ed inzaccherato dalle mie impronte al cioccolato, parlava di un compleanno e di una bambina che si chiamava Rae.-

Ti guardo sorridendo e annuisco di fronte all' espressione perplessa del tuo volto.

-.....Rae non è propriamente il mio nome, ma un vezzeggiativo che usava mio padre, mi chiamava cosi' un po’ per la mia passione per quella favola, un po’ perché lui era scozzese e Rae è l' abbreviazione del mio nome nella sua lingua....Laura, appunto.
...
Era la storia di un amico che andava alla festa di compleanno di Rae, e ci andava volando. Cavalcava, di volta in volta, uccelli diversi e, ad ognuno di loro, diceva che stava andando a trovare la piccola Rae, perché era il suo compleanno, perché voleva farle un regalo, perché presto lei sarebbe cresciuta e, inevitabilmente, si sarebbero persi di vista. Ognuno dei volatili gli rispondeva che capiva ben poco di quello che lui stava dicendo. E ciascuno di loro iniziò a farlo ragionare sulle parole che aveva appena pronunciato.
Quando arrivò da lei aveva capito che non era mai esistito un tempo anteriore alla sua nascita, né uno precedente al loro incontro ed era inutile viaggiare fino a lei per festeggiare il suo compleanno, perché lei era, da sempre, li nel suo cuore. Rae non sarebbe mai cresciuta e non si sarebbe mai allontanata da lui, perché la potenza del sentimento che li univa era più forte del tempo e delle distanze. Doveva lasciarla volare, libera di vivere la sua vita, e non renderla prigioniera del suo cuore. perché al loro prossimo incontro, avrebbero avuto intere vite da condividere..
Non servivano regali costosi ed elaborati, con lei.... per cui l'unica cosa che le donò fu un anello magico ed invisibile che le avrebbe permesso di volare, dapprima assieme agli uccelli, poi piano piano da sola, per raggiungere, a sua volta, gli amori della sua vita. Le assicurò che un giorno avrebbe, anche lei, capito, come aveva appena fatto lui, che non servono magie per colmare le distanze che ci separano da coloro che amiamo, perché, quando provi un sentimento per qualcuno, nessun luogo è' lontano.
Quel giorno Rae avrebbe dovuto trovare un nuovo padrone per quell' anello magico......avrebbe dovuto insegnare a qualcun altro quel bellissimo segreto.... E cioè che, quando ami qualcuno, devi lasciare che viva la sua vita, che voli via da te, libero, lontano. Perché solo cosi vorrà tornare... e quando lo farà sarà tutto più intenso e più forte di prima.-

La brezza sale lieve dal porto e Rae rabbrividisce un poco sotto la sua carezza.
-Non è mai tardi per imparare ad amare, Marco. Non è mai tardi per capire che il cuore può contenere infinite emozioni, può custodire centinaia di persone care, Amici, amori, Fratelli. Tesori da proteggere ad ogni costo, perché sono la tua forza, la tua gioia di vivere, perché senza di loro, che sono come uno specchio per la tua anima, non sai più chi sei. Tu pensavi che io volessi prendermi gioco di te, mentre aspettavamo che venisse servito il pranzo...-
La ragazza prende le mani del Fratello e con il pollice e l'indice della mano destra percorre il suo anulare sinistro, dall' unghia fino alla base.
-Ma io volevo solo regalarti un anello magico, Marco.... capace di ritrovare la strada per il mio cuore, attraverso il tempo e lo spazio.-
Un lieve bacio si posa sulla tempia del giovane, ad accogliere un nuovo Amico.

Gli occhi di lui si chiudono e quando li riapre sente ancora il calore  delle sue labbra. Sono di nuovo sulla terrazza, i vestiti di Tarrant  sono di nuovo gli stessi e la ferità é ancora li; una ferita inflitta per  amore, per risvegliare i sentimenti e non per distruggerli come lui  credeva. Si fissano ancora un istante, Tarrant chiude il giubbotto fin sotto il  mento.
- Andiamo ora, gli altri ci staranno aspettando...-
Si andiamo, abbiamo un lavoro da fare...e qualche punto da mettere...- Dice Rae scrutando preoccupata la ferita del Fratello, poi gli sorride prendendolo sotto braccio.
- Per fortuna che a Montecarlo ho comprato un mucchio di cerotti!! –

Ed è così che lasciano il balcone, ridendo e parlando fitto fitto fra loro...

Li osservai rattristato mentre pensavo al mio passato…
Rimasi lì solo dubbioso se avessi fatto bene a permettere tutto ciò…
Sapevo bene cosa sarebbe successo in futuro per questa mia scelta…
Fui preso da un pizzico di gelosia, per le loro splendide Emozioni, per le loro infinite possibilità…
Tutte cose di cui la mia natura Immortale mi aveva ormai privato…
Eppure ero contento per loro, per la mia bambina e per il mio amico…
Guardai la Luna mia vecchia amica e complice con aria cospiratoria…
- Sorella mia…, questa sera l’abbiamo fatta grossa…, ma infondo era a fin di bene…, che ne dici ?..-
Poi rientrai dentro sorridendo mentre ascoltavo una risposta che solo io potevo sentire…
 
 


PATHOS © 2000
Associazione di Letteratura Interattiva