Il Tormento e l'Ecstasy di Lazar Jakovic
26 luglio 2000
Di nuovo l'angoscia comincia a salire. I minuti passano inesorabili.
Sul tavolo c'è ancora la capsula di ecstasy "speciale"che mi ha dato quel balordo ieri notte. Ha detto che ti fa sentire bene, come se fossi in Paradiso. Perché non provarla?
- NO, non ci pensare nemmeno. È roba pericolosa! - si oppone l'altro/me.
- Ah, si?" - mormoro, mentre estraggo la capsula dalla bustina di plastica
- E che pericolo correrei, secondo te?
- Lascia perdere. Non fare il cretino - grilleggia Alessio nella mia testa - Quella è droga della peggiore, lo sai. Quella è roba che manda in pappa il cervello!
Mi viene proprio da ridere. Il mio cervello sta già andando in pappa. Cosa ho da perdere? Se posso passare qualche ora piacevole, rilassante, non avrò che da guadagnarci in salute. E poi sono o non sono una cavia? Gli esperimenti vanno fatti fino in fondo, per il bene della scienza!
Rigiro tra le dita della mano, sinistra naturalmente, la capsula argentata. Chissà come si prende? Si manda giù con un po' d'acqua? Oppure, no, ecco, facendo una leggera pressione la capsula si apre. Dentro c'e una pallina di liquido denso. L'aspetto è come quello del mercurio contenuto nei termometri. Lo verso sulla lingua. È insapore, ma freddo. Un respiro profondo e mando giù. Ecco, è fatta. E ora aspetto di andare in Paradiso.Il cielo è limpido, la temperatura gradevole.
Il Danubio scorre lento e maestoso. Ha un colore sano e vivo. Non ci sono più veleni nelle sue acque.
I tavoli all'aperto del ristorante Mozart arrivano proprio sulla sponda del fiume, dalla parte di Novi Sad. Da quel punto si vede bene un lungo tratto del Danubio con cinque dei suoi famosi ponti, quelli che erano stati bombardati, e che ora sono stati ricostruiti più belli e maestosi di prima. Dall'altra parte, sulla sponda di Petronaravdim, dall'alto, la Fortezza veglia sui figli della Vojvodina. C'è gente che si attarda per il pranzo, seduta ai tavoli del Mozart. C'è gente che passeggia lungo il fiume, salutando le barche che passano.
Isabela ha finito di bere il caffé; si alza e si avvicina a Lazar, cantilenando - Arrivo, arrivo, eccomi! - con voce allegra.
Lazar ha in braccio un bambino. Un bambino che gli somiglia.
- Finalmente -si volta, sorridendo alla donna - Era lungo quel caffé! Dragos vuole andare sul ponte, ti stavamo aspettando.
- Bene, facciamo questa passeggiata. Ma il signorino potrebbe anche camminare da solo!
Il piccolo Dragos si stringe a Lazar, scuotendo la testa:
- Ne, ne! - afferma con decisione e autorità, come solo i bambini sanno fare quando dicono NO. Lazar sorride accondiscendente.
- Va bene, in fondo hai cominciato da poco a camminare. Ti porto io fino al ponte, e poi ci fai vedere come trotterelli.
Isabela gli cinge la vita con un braccio, e insieme si avviano nel tiepido pomeriggio.
Dal tavolo del ristorante Neda, bella come non mai, allegra in compagnia di tanti amici, saluta Dragos agitando un fazzoletto.
Questa è la felicità, pensa Lazar. Non lo credevo possibile.
Tutto è così perfetto. Il profumo di fiori nell'aria, la musica slava diffusa con discrezione dagli altoparlanti, la gente che passeggia felice. Lazar stringe a sé Isabela, e Dragos ne approfitta per togliergli l'immancabile berretto e buttarlo in terra. Finalmente lo Sloboda Most, il Ponte della Libertà. È stato inaugurato da poco, non è ancora aperto alle macchine. I bambini ci scorazzano liberi. Dragos spinge con le manine sulla spalla di Lazar, per fargli capire che ora vuole scendere. Con l'aiuto di Isabela, il piccolo viene messo in piedi. Ha qualche perplessità nel lasciare l'ultimo appoggio, la gamba del padre, poi finalmente si fa coraggio e si lancia.
- Bravo, Dragos, vai! - lo incoraggia Isabela, battendo le mani - Fai vedere al tuo papà cosa sai fare!
Il bambino cammina adagio per un bel pezzo, poi si sente sicuro e accelera. Emette gridolini di gioia, mentre volge la testa per trovare l'approvazione negli occhi dei genitori. E naturalmente inciampa e cade. Lazar corre preoccupato in soccorso del piccolo. Isabela si avvicina al punto del "disastro" con la tranquillità di chi conosce il normale corso della vita. Lazar solleva il piccolo, cercando di capire se si è fatto male. Un ginocchio e un gomito sono leggermente sbucciati. Dragos, dopo il primo momento di stupore silenzioso, sta per cominciare a singhiozzare. Isabela lo carezza sulla testa, dicendogli che non è niente, sono cose che capitano a chi impara a camminare, e che lui è già bravissimo.
Lazar lo posa di nuovo in terra, e gli fa un discorso "da uomo a uomo", sottolineando il fatto che i "veri uomini" sanno sopportare il dolore e non si fanno spaventare da niente. Isabela scuote la testa.
- Ma che gli stai dicendo, scemo! Non ti ricordi che non ha nemmeno un anno? Vuoi che diventi come te?
La sua risata è argentina, spensierata.
- Beh, perché no? Non ne saresti felice? È di me che ti sei innamorata, o sbaglio? Quindi, "tutto di me ti deve piacere".
Mentre Dragos riprende a camminare, ma questa volta mirando all'alto parapetto del ponte, che in caso di necessità, potrà essere un valido appoggio, Isabela e Lazar si baciano con una passione mai sopita dal tempo, sotto il cielo sereno di Novi Sad, sullo Sloboda Most: questo è il Paradiso. Questo è il Paradiso.Un rumore sordo e minaccioso si propaga nell'aria. Improvvisamente il cielo si fa scuro.
L'aria è diventata fredda. La gente che passeggiava è scomparsa. Lazar si guarda intorno allarmato. Dov'è Dragos? Isabela è ferma, gelida, non sembra preoccuparsi. La sua espressione si è fatta dura.
Il rumore che proviene dall'alto diventa frastuono, cupo, crudele. Lazar solleva lo sguardo e sente un tuffo al cuore: c'è un bombardiere, nel cielo sopra Novi Sad. E' una scena già vissuta. E ora si ripete. Dragos è lontano, appoggiato al parapetto del ponte. Anche lui ha visto l'aereo che si sta avvicinando. Lo indica con il piccolo dito grassoccio, ride e strilla contento: - Brrmm brrrmm!
Il bombardiere è sopra lo Sloboda Most. Il suo ventre si apre per espellere ordigni micidiali. In un istante l'aria è piena di bombe assassine, le esplosioni si susseguono senza tregua. Lazar urla, correndo come un forsennato verso il punto in cui Dragos, rannicchiato accanto al parapetto, sta cominciando a piangere. Le prime esplosioni hanno intaccato la struttura del ponte. Il fumo annebbia la vista. Lazar inciampa nello squarcio che una bomba ha appena aperto davanti ai suoi piedi. Cerca disperatamente con lo sguardo Isabela, ma lei è solo un'ombra lontana, silenziosa, impassibile. A fatica riesce ad alzarsi, riprende a correre tra i pezzi di asfalto e le schegge che volano da tutte le parti. Sente il pianto di Dragos. Sta per raggiungerlo. Un ordigno colpisce il parapetto. Il ponte si squarcia. Lazar viene respinto indietro dallo spostamento d'aria. Il bambino viene catapultato al di là della ringhiera. Le piccole mani si aggrappano ad un pezzo di ferro contorto. Lazar striscia fino al bordo, vede con orrore suo figlio appeso alla struttura che sta cedendo. Allunga il braccio, tende la mano verso la piccola mano. Sta per afferrarla.
Una lama spuntata dal nulla taglia via di netto la mano dal braccio dell’uomo. Ora, improvvisamente, sul suo polso c'è un uncino. Dragos urla in modo straziante, ha capito che la sua giovane vita non ha un futuro. Al frastuono delle esplosioni si aggiunge un suono nuovo, stridente, raggelante. Sembra una risata. E' una risata. Chi può ridere di tutto questo? Chi può?
Dragos cede, le sue deboli forze di bambino sono esaurite. Lascia la presa e precipita verso il fiume. Ancora un'esplosione. Il piccolo corpo è centrato in pieno. L'aria si tinge di rosso.
In mille pezzi.
Quel che resta del suo sorriso che scioglieva i cuori
Quel che resta dei suoi riccioli così soffici sotto le carezze
Quel che resta delle sue manine che indicavano le nuove scoperte.
Quel che resta delle sue piccole gambe che muovevano i primi passi.
Quel che resta della sua fresca e fiduciosa voglia di vivere...
Quel che resta ...
viene accolto dalle fredde acque del Danubio.
Quel che resta del cuore di Lazar
non c'è Inferno che lo possa accogliere.******************
2 agosto 2000
Ancora una magica capsula nelle mie mani. Non mi dico nemmeno più che sarà l'ultima, mentre sto per posare sulla lingua il suo vischioso contenuto. Mentre l'onda del suo effetto si diffonde nel mio corpo, mi distendo sul tappeto,ansioso di assaporare quell'illusione di vita che ormai solo una combinazione sconosciuta di sostanze chimiche è in grado di darmi.
Non ti avevo mai vista così raggiante dal giorno della tua laurea, sorella mia.
Avanzi verso di me nel tuo abito bianco, con il velo da sposa che, mosso dalla brezza serale, ti danza attorno ai capelli come per condividere la tua felicità. Mi tendi le braccia ed io mi lascio avvolgere dal tuo entusiasmo. Non mi sottraggo al rito del ballo con la sposa. Intorno a noi gli invitati festanti battono le mani ritmicamente, incitandoci a muovere passi sempre più arditi. L'orchestra suona instancabile le musiche della nostra terra, mentre gli ottoni di trombe, tromboni, grancasse e piatti riflettono i caldi bagliori del sole al tramonto. Qualcuno salta sul tavolo, dove i resti del banchetto di nozze testimoniano l'opulenza della festa che allieta questo giorno. Altri li imitano, e in breve un tripudio di canti e danze riempie la terrazza in riva al mare, il piccolo spicchio di mondo in cui stiamo vivendo il nostro Paradiso.
Come al solito riesco ad impicciarmi sbagliando i passi. A stento riesco a non perdere l'equilibrio. Tu scoppi a ridere, poi mi abbracci stretto stretto, arruffandomi i capelli e chiamandomi "malo brat", fratellino, come quando eravamo bambini.
- Sei felice, Neda? - ti chiedo, conoscendo già la risposta.
- Oh, si, Lazar. Non immagini quanto. Ed è merito tuo, se oggi è tutto così ... fantastico!
- Beh, veramente ... - ma la mia replica è interrotta dal sopraggiungere dello sposo.
- Ehi, amico, così me la sciupi tutta - dice ridendo, mentre ti sottrae al mio abbraccio e ti bacia ripetutamente.
- D'accordo, cognato. - rispondo lasciandogli campo libero.
- È tutta tua. Devi riconoscere che ti ho dato un buon consiglio, quando ti ho detto che Neda era un buon partito!
- Si, si, hai dimostrato che anche io sono un babbeo. - mi risponde MOMM senza interrompere le effusioni.
- Mi hai incastrato proprio bene, fratellino. Non solo mi ritrovo ammogliato, ma ora sono anche imparentato con uno zombi!
Neda fa la scandalizzata e gli dà una pacca in testa. Tutti ridiamo ancora, e la musica aumenta di intensità.Padre Pavle, che solo qualche ora prima ha celebrato il matrimonio, commovendosi ogni cinque parole, ora sonnecchia seduto sulla sua poltroncina a capotavola.
Con gli occhi ancora colmi di gioia, cerco la mia famiglia. Isabela è in piedi, si muove al ritmo della musica agitando una mano, mentre con l'altra tiene un bicchiere. Mi avvicino e bacio le sue labbra che sanno di vino.
- Neda è felice. - le sussurro sfiorandole un orecchio - MOMM è l'uomo che fa per lei.
- Se lo è meritato. - risponde Isabela, offrendomi il bicchiere ancora semipieno.
- È la giusta ricompensa per aver avuto in sorte un fratello come te! - continua, ridendo della mia improvvisa espressione di scherzoso disappunto.
- Dov'è Dragos? - chiedo guardandomi intorno, sorpreso di non vederlo arrampicato sul tavolo.
- Beh, lui ha molto da fare! - risponde indicando qualcosa alle mie spalle.
Mi giro e non lo vedo. Però c'è una grossa scatola di cartone che avanza lentamente verso di noi.
In punta di piedi mi avvicino, afferro la scatola con due mani, conto fino a tre e la sollevo.
La risata del piccolo è più squillante della musica.
- Buuuù! - dice, alzando le braccine.
Mi chino su di lui e comincio a fargli il solletico sulla pancia.
- Ma qui c'è un maialino! - grido rivolto a Isabela, dopo aver visto come è ridotto il suo "abito buono da matrimonio".
Isabela ci raggiunge e tutti e tre ci rotoliamo nella sabbia, scambiandoci solletico e carezze.- Dove sono tutti i miei fratelli? - penso ad alta voce, appoggiato alla balaustra, mentre la brezza si sta trasformando in una aggressiva tramontana.
- Stanno arrivando - risponde la voce fredda di Isabela.
Vedo alcune figure avanzare lentamente, dai bordi più distanti della enorme terrazza sul mare.
Mi sembra di riconoscere Misha, e Alexander, e Tarrant. Subito dopo ci sono Joe Kurtz, e De Sarzana. Infine, isolato, lontano dagli altri, inconfondibile, mi sembra di scorgere Di Callisto.
Il sorriso mi muore sulle labbra.Il cielo si è oscurato. Ti vedo muovere gli ultimi passi di danza, Neda, mentre ora anche la musica tace.
MOMM si gira verso il gruppo che è arrivato a pochi metri da voi.
C'è tensione nell'aria. Tu ti giri verso di me, sorella, e i nostri sguardi si incrociano per un attimo. Leggo paura nei tuoi occhi.
Ora i cinque uomini sono schierati di fronte a voi due. Il loro sguardo è risoluto e crudele. Sono tutti armati. Con calma sollevano le pistole e le puntano verso MOMM.
- Finalmente ci incontriamo, "fratello"- parlano insieme, come un coro ben affiatato - I tre mesi sono scaduti.
Mi slancio per raggiungervi, perché io posso spiegare che MOMM non merita questo, perchè io voglio proteggere la tua felicità. Ma qualcosa me lo impedisce. La terra trema, sussulta, si spacca. Ora sono su un lembo staccato da tutto il resto, come un frammento di iceberg, che viene trascinato via dalla corrente marina verso il baratro che si trova all'orizzonte. Aggrappato ai resti della balaustra riesco ancora ad assistere a quel che accade sulla terraferma.
E così ti vedo mentre con un grido disperato ti metti in mezzo fra i miei fratelli e tuo marito, per fermare col tuo corpo le pallottole destinate a lui. Ti vedo cadere ferita a morte e vedo lui che, ormai incurante del suo destino, si china su di te per darti l'ultimo bacio. Sento gli spari impietosi che suggellano il vostro matrimonio, mentre il tuo sangue si mischia al suo prima di essere assorbito dalla sabbia. Misha e gli altri ora guardano verso di me. Non hanno espressione. In lontananza, la figura isolata si gira e si allontana senza fretta.
Il vento, sempre più forte, sta facendo scempio delle tavole apparecchiate. Ma nessuno se ne preoccupa. Gli ospiti
non ci sono più. L'orchestra è svanita nel nulla.
Il mio cuore è di ghiaccio. Mi sto allontanando inesorabilmente dalla costa. Cerco con lo sguardo Isabela, ma è scomparsa anche lei. Con angoscia mi chiedo chi si prenderà cura del piccolo Dragos. Non lo vedo là dove stavamo ridendo poco prima. Guardo con più attenzione, mentre la mia isola di solitudine si trascina verso le colonne di Ercole.
Vedo solo una grossa scatola di cartone vuota, sballottata dalla furia del vento.
PATHOS © 2000
Associazione di Letteratura Interattiva