NASCITA DI UN TENGU
  di
Diana Di Giovanni e Marco Felicioni


20 Febbraio 2000, Modena

Un tomo aperto sopra ad una scrivania antica piena di pergamene e documenti. Le pagine giallastre risalgono al XVII° secolo, la copertina è di pelle conciata e cartonata con una perizia chirurgica. Il lavoro di un gran maestro. Non si direbbe affatto che è un falso se non fosse che la storia che vi è riportata.. non ha ancora avuto fine.
In bella calligrafia corsiva:

Cronaca di una nuova rinascita.

Riporto con cura tutto ciò che avvenne perché la mia memoria possa fissarsi per sempre su queste pagine.
Dalla mia mente potrebbe fuggire… ma da questo mio fedele compagno no.

Una giornata strana.
I colori, i suoni e le persone non mi sembravano gli stessi di sempre.
Avrei dovuto essermici abituato… ma non era così.
Non potevo ignorare quella sensazione di acuta inquietudine che trasformava la realtà che mi circondava in un riflesso sul pelo dell’acqua quando viene increspato dalle onde.
Era tutto così effimero…una facciata di apparenza… nauseante.
In quel giorno di fine febbraio, ogni cosa che avevo fatto era stata approssimativa.
La mia concentrazione vacillava senza trovare il giusto equilibrio.

giorni e giorni d’insonnia. È forse questo l’effetto del mio corpo che sta per cedere?… chissà… forse è la cosa migliore… forse avrò un po’ di riposo.

Finalmente potevo tornare a casa, dimenticare e rilassarmi…solo, come sempre.
Le strade erano ancora piene di gente… famiglie intere che si spostano in gruppo, coppie abbracciate che sembrano non accorgersi neppure degli sguardi che si posano su di loro, capannelli di amici che scherzano.

Solitudine… ancora più forte del solito.
Amara, come quando ti manca il respiro dopo aver ricevuto un colpo all’addome.
Forte, come il dolore alla vista di una vita innocente che si spegne.

L’angoscia cominciava a corrodermi dentro e sentivo le lacrime iniziare a bruciarmi gli occhi. I miei pensieri iniziavano a vagare trai ricordi mentre percorrevo le strade senza più guardarle…
I momenti felici: quali?

I pochi con mio padre, noi due davanti alle pagine, i pennelli in mano, il
sorriso alla fine di un lavoro ben fatto, la soddisfazione e l'orgoglio che
leggo nei suoi occhi ...
La sua voce: “Sei il mio desiderio che si realizza, il mio piccolo tesoro, l’unica cosa al mondo che vale più di tutti questi capolavori messi insieme.”
Come hai potuto lasciarmi così papa??!!
… proprio ora che ho bisogno di te.

Mi scontrai violentemente con qualcuno, neanche riuscii a capire le parole che mi venivano rivolte.
Con fare furtivo mi asciugai le lacrime.

Un attimo… la via… dove sono??!!!

Non ero andato a casa, avevo gironzolato così a lungo, perso nei miei pensieri, che la  notte era scesa senza aspettarmi.

Questo vicolo! Lo conosco… è quello della mansarda di mio padre.

Alzai gli occhi in cerca di conferma e rimasi pietrificato.

dietro alla finestra, mi sembrava di scorgere una luce..

Ma cosa diavolo..!!!!

Guardai meglio,
… era una luce!
Mi precipitai al portone e su, di corsa, col cuore in gola…
Il palazzo era avvolto dal silenzio, non incontrai nessuno.
Le scale sembravano non finire mai, l’odore d’intonaco umido, che mi era tanto familiare, mi soffocava.
Col fiatone arrivai alla porta. Era aperta, spalancata… la luce accesa.
Entrai, improvvisamente cauto.
Lentamente, senza far rumore, cercando di placare la furia del mio respiro. Varcai la soglia della biblioteca segreta di mio padre.

Ricordi…
L’ultima volta che ci sono venuto è stato dopo il suo arresto per far sparire dei documenti… nell’eventualità che avessero trovato anche questo nascondiglio.
Quel giorno pioveva e la maschera, appesa alla parete, era fradicia a causa delle infiltrazioni.
Una scena inaspettata mi riporta alla realtà.

Nella stanza una figura chiaramente femminile, era seduta comodamente nella poltrona davanti alla scrivania, dandomi le spalle.
I capelli lunghissimi e lucenti sono intrecciati intorno ad un cerchietto di oro bianco che le cinge il capo.
Stava leggendo, la sua raffinata figura alla luce della lampada antica sembrava uscita da un quadro di Georges de la Tour.

Sentii i battiti del mio cuore rimbombare dentro di me come in una ampia cassa di risonanza. Il ritmo frenetico di sorde e violente percussioni.
La maschera appesa alla parete di fronte a me  assisteva alla scena. Mi osservava. Percepii per un solo istante il peso del suo sguardo.

Improvvisamente una voce grave ma dolce si sostituì al silenzio della stanza. Non potrò mai scordarmi quello che mi disse: “Ti stavo aspettando, chiudi la porta. Dobbiamo parlare e abbiamo poco tempo”
La voce mi si soffocava in gola. Indietreggiai istintivamente e sfiorai una pila di documenti accatastati.
I fogli si sparsero a terra. Chiusi la porta dietro di me.
Ora eravamo soli.

Io e lei… da quanto hai desiderato questo momento Marco?
E’ colei che stavo aspettando? … da quanto hai TEMUTO questo momento Marco?
Non ci sono dubbi è lei. Cosa accadrà ora? È venuta per dirmi qualcosa? Per farmi qualcosa? Per porre fine alle mie pene? Ad aggiungervene altre?
Forza Marco è questo il momento! È adesso che devi dimostrarle il valore delle tue parole! Dimostrale di essere degno!

Con lo sguardo abbassato: “Sono onorato della… sua… presenza.” Una lunga pausa: “P...poco tempo?… poco tempo per cosa…?”. Pronunciai quelle parole lentamente, forse risultarono poco più di un sussurro ma lei le udì ugualmente.
Sollevai lo sguardo e incrocia i suoi occhi.
Provai l’emozione più forte che un piccolo uomo come me possa esprimere a parole. Non esistono parole, colori o melodie per essa.
Mi sentii trasparente. E fu come se i segreti, le verità e le menzogne scivolassero fuori dal mio corpo. Ero leggero.
La morsa di gelo che fino a qualche istante prima mi cingeva il cuore ora, dopo aver visto il viola di quegli occhi, si stava sciogliendo.

Una sensazione nuova… Calore.

La sua figura illuminata dalla luce traballante. I lunghi capelli. L’autoritratto di mio padre. Gli scaffali pieni libri. I pennelli. L’odore delle pergamene in tensione. Una nostra foto mentre siamo al campeggio insieme. Lui sorride e mi stringe a se con orgoglio. Un ragnetto grigio-azzurro che scende dalla cornice del portafoto al piano di lavoro.
Il disagio momentaneamente mi abbandonò, e fu sostituito da una sottile angoscia velata di commozione.

Cosa mi ha fatto..??!!! come può qualcuno o qualcosa ridurmi in questo stato?il suo potere.. è immenso…

La donna è avvolta in un candido peplò di lino, è la più bella fanciulla che un artista possa concepire o sognare. Il suo sguardo è ora colmo di una dolcezza immensa: “Bene, mi piace il tuo modo. Come sei diverso da tuo Fratello… sempre che tu sia ancora del parere di pronunciare il giuramento per me” accennando un sorriso: “ora è il momento, pronuncialo e diventerai mio Figlio”
Passarono pochi ma lunghi istanti di silenzio.

L’ho sempre desiderato no??!! Avanti… è questo il momento!!! Ho ripetuto dentro di me quelle parole aspettando solo di poterle pronunciare per lei… Forza! parla!

Fissai nuovamente il suo viso. Quasi volendo mettere alla prova la sincerità dei miei sentimenti e dei miei Desideri.

Mio… Dio…
Come potrò innamorarmi ancora?
Come potrò svegliarmi ogni mattina senza avere questo tuo sguardo nel mio cuore?

Spezzai il denso e caldo silenzio con le mie parole sincere e decise:

"Questo è il Patto dei Risvegliati, che io giuro ai Sette che plasmarono l'universo.
A Psiche sapiente, a Destino sovrano, a Sogno incantevole, a Distruzione terribile, a Discordia arguta, a Desiderio potente, a Enigma impalpabile.
Con questo Patto mi sottopongo volontariamente al Terzo Limite: sarò un custode del segreto del
Pathos in cambio del potere che esso mi garantisce.
Con questo Patto mi sottopongo volontariamente al Secondo Limite: ascolterò gli insegnamenti degli Immortali, con devozione e rispetto, come si conviene a un figlio nei confronti del padre, in cambio della protezione che essi mi garantiscono.
Con questo Patto mi sottopongo volontariamente al Primo Limite: difenderò la sacralità del Duello degli Immortali in cambio della conoscenza che essi mi garantiscono."

Appena pronunciate queste parole Aracne si alzò e avvicinatasi mi posò un tenero bacio sulla fronte.

Di nuovo la sensazione di calore. I battiti del mio cuore improvvisamente si calmano e si fanno silenziosi.

Ogni cosa nella stanza scomparve e in un turbine di luci, parole e melodie ebbi la visione dei sette Eterni e dei loro Figli, ne percepii la presenza.. così forte e concreta, ne percepii il potere e l’antichità comprendendo solo in quel momento quello di cui andavo a far parte.
Improvvisamente però tutto si rivelò a me nella sua forma reale. Il mondo che conoscevo non era altro che apparenza… lo sospettavo ma la certezza è un'altra cosa.
Mi sentii strappare dal mio corpo verso una meta che non conoscevo.
Paura, terrore… inspiegabile angoscia.
La rivelazione era stata troppo prematura…
Ma poi…

Di nuovo il suo calore che mi sostiene… ne posso quasi percepire la consistenza… sento la testa girare e… girare…

Mi ritrovai nella mansarda, il laboratorio di mio padre. Lei mi stava abbracciando… era questo il calore che sentivo: “Oggi sei rinato come mio Figlio, Marco, e io ho scostato il velo per te, ti offro protezione, potere e conoscenza; ti riconosco di fronte all’intero Pathos, ti do il benvenuto in seno a Desiderio e prego gli Eterni affinché la loro protezione ti accompagni sempre”.
Fui colto da un violento capogiro.

Il volto di mio padre. I profondi occhi cechi della maschera.
Perché continui a guardarmi??!
Leggero. Mi sento leggero come un ragazzo che ha scoperto l’amore.

Una ciocca dei suoi capelli mi sfiorò il viso. La sua pelle era talmente perfetta da irradiare una luce sinistra nella stanza.

Perché questo momento non può durare per sempre?

Il suo sorriso… avevo davanti il suo sorriso.

SONO SICURO: E’ lei quello che ho sempre Desiderato.
Rappresenta il mio Desiderio… il mio scopo.

Aracne attese qualche istante e poi diventò improvvisamente seria: "Preparati Figlio, il Congo ti aspetta e potrai dimostrare lì il tuo valore. Mio Fratello Mostro deve essere fermato, tu sarai al mio fianco in questa missione. Non ti nascondo che il pericolo che dovremmo affrontare è immenso e potremmo anche non tornare ... sii pronto. Ti farò sapere quando e dove trovarti ma tieni conto che avrai pochissimi giorni o ore di preavviso. Se hai qualche cosa da chiedere o da dire, fallo subito".

Mia amata…

Con tono deciso le dissi: "Mi farò guidare da te mia signora. Ora che mi ha svelato tutto.. ora che anch'io ho compreso... non ho domande da porle. Se ritiene che io, suo figlio, sia pronto, la seguirò."
Un accenno di sorriso.
"Sta a lei mostrarmi la via, sta a lei consigliarmi le compagnie, sta a lei ricoprirmi di avvertimenti..."
Con lo sguardo orgoglioso di mio padre: "io l'ascolterò con la devozione di un allievo e con l'amore di un figlio"...

Cercai per un ultima volta il calore nei suoi occhi: "Questa è la mia prima promessa ed è la più vera".

Le parole riecheggiarono sicure. Non c’era velo d’incertezza, non un ombra di menzogna.
La risposta della mia nuova madre fu decisa: “Allora ricordala sempre ... per me le promesse hanno la stessa forza dei giuramenti. Ancora una cosa ... io credo che il rispetto si mostri soprattutto con le azioni e non solo con le parole ... puoi rivolgerti a me usando il tu ... in fondo ora mi sei Figlio e Fratello"

In pochi istanti mi ritrovai in piedi.
Lei non c’era più.

La cara solitudine… mi eri mancata tesoro. Ora però sento che qualcosa mi riempie.. qualcosa vive in me. Risplenderò anch’io di luce diversa?

Rimasi immobile al centro della stanza.
Il bagliore diffuso della lampada sembrava più opaco ora che lei non c'era più. Ricominciai, poco a poco, a sentire il brusio della gente proveniente dalle affollate strade del centro.
Gli scaffali di libri intorno a me erano zitti.
Non mi parlavano più.

Sento di aver finalmente trovato chi si prenderà per sempre cura di me.
Lei non fuggirà. Lei non mi ignorerà. Lei si fida di me.

La maschera però continuava a guardarmi… dal suo posto in prima fila. Il disagio sfociò in ira: “Ancora tu! … perché mi guardi??!!” la mia voce parve solo un suono stridulo. “hai visto tutto e non hai niente da dire?”
Gli occhi profondi ricavati nel legno. La vernice rosso sangue che decora la superficie con tonde spirali e complicati kanji.  Profonde scanalature percorrono il lungo naso che scende come un becco fin sotto alla bocca.
La maschera è la testimonianza del viaggio fatto con mio padre, tre anni prima, in Giappone.
Un “Tengu”. Un demone corvo delle montagne.

Il tuo silenzio sembra sfidarmi. Il tuo sguardo deridermi.
…o compatirmi?

Mi avventai su di lei ma… rimasi immobilizzato dai ricordi.
Aveva ancora il profumo di quell’estate.

La voce era spezzata, come quella di chi sta per scoppiare a piangere: “che idiota… mi faccio commuovere da una maschera…”. La rigirai nelle mani accarezzandone la ruvidità: ”e tu? Cos’hai ancora da guardarmi? Vuoi sapere com’è svegliarsi da un lungo sogno? Vuoi provare sulla tua pelle le mille sofferenze e gioie a cui sono sottoposto? Vuoi perdere una famiglia e trovarne una nuova? Vuoi scoprire che tutto questo fottutissimo mondo non è come te lo aspettavi???!!! LO VUOI??!!”
Il mio monologo sarebbe potuto sembrare patetico ma non c’era nessuno a udirlo: “E SIA!!! Da questo momento in poi saremmo una cosa sola! La mia rinascita è la tua rinascita, da oggi sarò Tengu, e servirò con amore la mia nuova madre”
Con le lacrime che finalmente mi scendevano lungo le guance la indossai e mi abbandonai a lei.
 

Eccomi rinato.


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