IL CUORE SEGRETO DEL DEMONE
di Andrea Morgando e Andrea Nicosia
con Andrea Patharkos e Andrea Nicosia. Guest Star: Fenice, nel ruolo di se stesso
Mentre l’autista guida e tenta di intavolare un discorso simpatico ripenso
a tutto quello che mi è capitato dopo il mio ritorno dalla Turchia,
così mi isolo: non ho più energia per risalire la corrente,
adesso è meglio lasciarsi trascinare dal Destino, sperando un giorno
di capire cosa altri hanno deciso per me.
Mi presento a casa sua nel tardo pomeriggio, chiedendo di entrare...
La porta viene aperta da un ragazzo di statura media, molto magro, con un paio di occhiali sul naso. Sembra allegro, o quanto meno di buon umore, per nulla disturbato da questo sconosciuto che gli bussa alla porta. Ma quando mi presento si rabbuia.
- Ah, ecco, sì.- Sbuffa. - Beh, devi proprio aver voglia di parlare
per essere corso fin qua. A proposito, non so neppure di dove sei.
Prima che io possa rispondere riprende a parlare: - Aspetta, non qui. C'è un grosso parco qui vicino, parleremo lì.
Chiudo la bocca e resto sulla porta con le mani infilate in tasca, mentre
Nicosia cerca la giacca per uscire. Non è la prima volta che devo
confrontarmi con un ragazzo nel quale si è incarnato uno spirito
immortale, ma questo è il primo che mi tratta con tale freddezza:
in ogni caso il mio ego da un po’ di tempo non ha più molte pretese.
Giunti al parco, Nicosia mi fa sedere su una panchina in riva ad un laghetto artificiale.
- Ok, ti ascolto. Prima di iniziare a parlare, tieni conto che non sopporto lirismi e discorsi barocchi, dimmi che vuoi con parole semplici, niente pathetismi.
Lo detesto? Comunque comincio a parlare.
- Ho incominciato a sentirmi strano mentre riportavo in Italia il Sigillo
di Enigma; ero molto teso, ma in ogni caso mi accorgevo di comportarmi
in modo diverso dal solito… non diedi comunque peso alla faccenda. Poi
successe il casino di Fenice, della distruzione di un centro di ricerche,
della morte di alcune persone; la mia Nota mi chiese di restare defilato
per un po’: c'era il serio pericolo che qualcuno me la volesse far pagare
per le mie azioni. La cosa non mi dispiaceva, dopo il mazzo che mi ero
fatto era più che gradito un periodo di "vacanze da Pathos", per
di più che la mia sensazione di essere strano aumentava, oltre al
fastidio di sentire tutti i compagni di Armonia come estranei. Un giorno
mi piombò in casa Roberto Voce, che allora era ancora Fenice; gli
offrii un tè, mi chiese come stavo, mi fece i complimenti e stronzate
simili... poi mi guardò e si fece serio... - ti sento lontano- disse
- qualcosa in te è cambiato, come se ti stessi allontanando dall'Accordo…
Io ci rimasi male, molto! Adoravo Fenice, in tutti i sensi...ero fiero di essere sua Alterazione... e dopo avergli reso un servizio extra lui mi defilava?? Non feci caso alle sue parole: era stressato anche lui in fondo. Cominciai però in quei giorni una relazione epistolare con Esar; incuriosito dalle strane parole della mia Nota; anche in quel caso iniziò con uno scambio di battute e di complimenti... poi tutto si incasinò.
Una sera... non mi chiedere perché: non te lo saprei dire...
prendo la macchina e vado in aperta campagna, trovo un ruscello e mi ci
immergo, nudo come un verme, pregando Distruzione di spiegarmi perché
tutto si stava facendo difficile. Non so se fu una visione dovuta al freddo...
mi trovai di fronte ad un cervo, che veniva divorato da cani da caccia;
dal corpo dell'animale morto fuoriuscì un ragazzo... mi misi ad
inseguirlo, nel sogno/visione, e quando lo raggiunsi mi resi conto che
due corna gli spuntavano dalla fronte... l'ultima cosa che ricordo di quella
sera è che il ragazzo mi faceva le boccacce, mentre una carrozza
mi sfrecciava vicino. Ripresi a scrivere ad Esar, chiedendogli ancora spiegazioni,
lui cominciò a rispondermi sempre più enigmaticamente, scusa
il gioco di parole, e mentre leggevo le sue lettere mi sembrava come di
sognare... o delirare, forse. Esar mi disse che la vicinanza con un Sigillo
non poteva non avere conseguenze, che qualcosa in me stava cambiando...
cose del genere... e spesso ripeteva nelle sue lettere la parola Enigma,
o faceva allusioni ad essa. Ai suoi occhi stavo intraprendendo un cammino
in salita, arduo, verso Enigma... potrei anche sbagliarmi, però.
L'ultima delle sue lettere mi consigliava velatamente di provare ad usare
sostanze allucinogene, che mi avrebbero aiutato a superare i confini dell'intelletto
comune per raggiungere nuovi livelli di consapevolezza; io, idiota, gli
ubbidii senza pensare.
Due sere dopo, la notte del rito che rievocò gli eventi di Bisanzio,
mi accesi un bel cannone! Mentre cominciavo a non capire più niente,
percepii chiaramente la sconfitta di Fenice, che avveniva a Km di distanza,
l'esilio della Nota in un luogo dove non la potevo contattare... e poi
chiaro, inequivocabile, sentii il mio distacco dall'Accordo di Fenice.
PAM! Secco!!... da quel momento non ricordo più molto... fu una
settimana di delirio, droga, fumo, eccessi che non avevo mai nemmeno immaginato
di raggiungere. Non so come ne sono uscito, forse prima o poi me lo ricorderò,
ma mi sono ritrovato su di una panchina a Bologna, con Marco Migliorini
che mi sollevava a peso dicendomi "finalmente ti ho trovato!".
- Mi sentivo vuoto... beh, a dire il vero mi sento ancora tale.
- Provai a ricontattare Esar, ma mi rispose il suo servo : "Esar è
in Tibet" , un modo carino per dirmi che non vuole essere disturbato, "ma
prima di partire mi ha lasciato un ultimo messaggio."
- Trova Baphomet, è la tua nuova guida, trovalo...- più
o meno le parole erano queste, non esattamente, ma il concetto c'è.
Ora, secondo te... io cosa diavolo dovrei fare? Eh?
Anche se continua a mantenere un atteggiamento scostante e freddo, ho
l'impressione che Andrea abbia ascoltato con attenzione e partecipazione
il mio racconto. Quando arrivo alla fine, mi guarda fisso negli occhi,
con dipinta sul viso l'ultima espressione che mi sarei aspettato di vedere
sul volto di uno come lui: un'espressione da bambino che parla con un adulto.
- Andrea... Mi dispiace sinceramente per quello che hai dovuto passare tu... per quello che hanno dovuto passare e dovranno subire tutti quelli toccati dal Pathos, come te. È una storia che ho già visto e non ha un lieto fine...
Si interrompe per un attimo: - Ancora non mi hai risposto. Mi hai detto che Esar ti ha detto di cercarmi perché devo essere il tuo nuovo maestro. Già il fatto che si mandi lui ti mette in una brutta luce... Comunque... Mi hai cercato perché cerchi veramente un maestro? E cosa dovrei insegnarti? Le vie della Forza? I lati sporchi di Pathos? Come difentare patrone ti monto?
Avvicina il suo volto al mio: - Oppure vuoi delle risposte, vuoi sapere
cosa succede ora... O cerchi qualcuno da adorare adesso che Fenice è
fuori uso? Oppure, semplicemente non sai più dove sbattere la testa
e cerchi qualcuno che ti indichi un angolo? O semplicemente, fai tutto
quello che ti dice Esar? Voglio le tue risposte, non quelle di Esar.
Rimango a bocca aperta per qualche secondo: anche se la sua espressione
era quella di un bambino, le sue domande erano più taglienti di
quelle di un adulto abituato alla perfidia.
Deglutisco forte, prima di alzarmi dalla panchina e guardare altrove.
- Touchè - esordisco.
- .....però...mi hai lasciato senza parole....era da tantissimo
che qualcuno non raggiungeva il punto così in profondità
e così al centro.....
Non so cosa rispondere, forse è questo il mio problema. Adorare
Fenice... sì, questo è vero: la adoravo, ammetto senza remore
che finché mi dava carta bianca agivo con coscienza, ma avrei obbedito
ciecamente a qualsiasi suo ordine. Il suo fuoco mi ha ammaliato, ma non
credo di voler trovare un suo sostituto; non ho chiesto io di uscire dal
suo Accordo... l'avrei aspettata, avrei guidato le altre Alterazioni… chissà,
avrei potuto prenderne il posto!
Ma non cerco di trovarle un sostituto, questo no... -
- Meglio.- Mi interrompe lui - Non voglio essere adorato. Ho visto e passato troppe cose per chiedere, o accettare, l'adorazione di un uomo. –
- A tutte le altre domande potrei rispondere "sì", perché è vero che ho seguito finora tutti i consigli di Esar, tra i quali quelli che mi hanno portato qui a parlarti; è vero che non so dove sbattere la testa; è vero che desidero conoscenza e potere, perché adoro sentirmi più in alto degli Ignari; è vero che cerco l'approvazione di Note e Volti, perché così mi sento maledettamente importante! -
- Perché adori sentirti più in alto degli Ignari? Sei sicuro che sia questo il motivo per cui cerchi conoscenza e potere? E soprattutto, cosa ti fa pensare che Pathos possa darti questo potere? Mi pare... triste. Scusami, forse vedo le cose meglio di te, o solo differentemente. Ma mi pare triste agire come un cagnolino ubbidiente solo per avere l'approvazione di Note e Volti.
- Beh…- riprendo io - Se la pensi così ci sarà un motivo,
forse eventi passati o altro, non so; ma quello che voglio dire è
che la realtà in cui sono vissuto fino ad oggi, fatta di scuola,
lavoro, sabati sera scazzati, amori persi per strada, mi è stata
sempre stretta... desideravo qualcosa di diverso, che mi appagasse e in
cui mi sentissi "a casa". Trovai questo qualcosa in Pathos; da quando sono
entrato nel gruppo la mia vita è cambiata, molte cose che mi appartenevano,
come la famiglia, le ho perse, ma questi eventi non mi hanno mai spezzato...
desideravo qualcosa di diverso, che ai miei occhi appare tuttora migliore.
Pathos mi sembra la risposta ai miei bisogni, mi fa sentire appagato anche se rischio e soffro... sento che è qualcosa per cui vale la pena di vivere e combattere; sono conscio però di sapere poche cose, di avere scarsa conoscenza della "nuova realtà". Note e Volti sono "nel giro" da moooolto più tempo, anche se soffrite di amnesia tutti quanti, avete lo stesso un bagaglio di esperienza maggiore del mio; per questo vi sto ad ascoltare e seguo i vostri consigli: non per adorazione servile ma per rispetto di chi ne sa più di me, mi spiego? Forse nell'affare Fenice ho dato l'idea di essere un Vermilinguo, bavoso servetto... ma la realtà è ben diversa.
Saranno le mie azioni a dimostrarlo, le parole volano via..... Alla fine dei conti: voglio sapere quale è il mio posto... è la traccia per scoprirlo, l'unica che ho, mi porta da te
Mi guarda di nuovo fisso; non mi piace aprirmi così nei confronti di un altro, specie quando la cosa non è reciproca.
- Qui andiamo già meglio.- esordisce Nicosia - Anche io ancora
non riesco a trovare un senso a tutto quello che mi sta succedendo. Forse
più degli altri sono rimasto legato alla mia parte umana. Questo
cambia il mio modo di vedere molte cose. Ed in più... Non ricordo.
C'è qualcosa che non va, ma non ricordo. Qualcosa che ha a che fare
con gli eventi... Aspetta: hai detto che hai partecipato ad una rievocazione
di quello che accadde a Bisanzio, quando la città cadde... Cosa
è successo? Raccontami tutto!
- Non ero a Perugia e conosco gli eventi di Bisanzio solo dai racconti di altri empathici. Quando venne attuato il Rito io ero in preda al primo spinello di una lunga serie... sentii a distanza la sconfitta di Fenice. Ero in Liguria in quei giorni. Però posso chiedere cosa accadde ad amici che erano presenti, vorresti sapere se eri là anche tu? -
Annuisce pensieroso e in breve ci accordiamo di sentirci tra qualche giorno.
Detto questo, dopo alcune frasi di convenevoli dette malvolentieri da entrambi, mi alzo e mi congedo da Nicosia, con l'augurio di risentirlo presto con "buone" notizie.
Mentre si incammina, Nicosia si ferma e si volta di scatto:
- Senti....- mi dice - …mi spiace per come ti ho trattato... sei una brava persona, ma sei in un gioco in cui le brave persone campano poco... Sta attento... riparleremo...Guarda dentro di te, non dare retta a me o a Esar o a nessun altro, trova le risposte dentro di te, ma, prima, assicurati di aver trovato le domande giuste.
Annuisco e sorrido debolmente.
- Buona fortuna.
Sollevo le spalle, poi ci lasciamo con un vago imbarazzo: il mio imbarazzo per essermi aperto così tanto, il suo per aver ricevuto da un estraneo tanta fiducia senza nemmeno volerla.
Non so dire se questo incontro è stato proficuo, se mi ha aperto una via d’uscita, l’unica cosa che so è dove rivolgermi per avere informazioni su Perugia e su ciò che vi è avvenuto: e questo è già un problema.
***
La mano mi trema mentre la allungo per suonare il campanello a casa di Nella Portieri, quella sera stessa; lei è stata a Perugia, ma ancor più importante è stata secoli fa a Bisanzio come Demetra: nella nebbia che avvolge i suoi ricordi di Nota potrà forse trarre qualche informazione utile per Nicosia. Mi chiedo come sarò accolto: Demetra non si fa sentire da settimane, in parte anche per colpa mia. Il mio silenzio ed il silenzio dei miei fratelli non ha cambiato le cose; non ho fatto nulla per togliermi di dosso l’etichetta di "traditore dell’Armonia". Nel profondo del mio cuore spero che lei riesca a vedere al di là delle apparenze…
Con mio sollievo Nella mi accoglie calorosamente, non incontro Fabio
Di Callisto; dopo qualche convenevole pieno di imbarazzo da parte mia mi
fermo perché so che l'argomento che stiamo per affrontare non è
dei più felici:
- Mi dispiace, non avrei mai voluto chiedere a te di Bisanzio; so cosa
ti è successo: è terribile. Ma se ce la fai, potresti tornare
indietro coi ricordi? provare a pensare a Baphomet, a cosa fece durante
quei 20 dannati giorni? -
- Francamente non lo so. - mi risponde lei, scura in viso. - L'ultima volta che lo vidi fu alla riunione con l'Artefice, quella in cui sapemmo che le cose non erano andate esattamente come previsto e che forse ci sarebbero stati eventi imponderabili...
Non so quindi cosa fece Baphomet dopo quella occasione, anche perché un paio di giorni appresso successe ciò che mio padre aveva previsto per me...
- Pensi che sia per ciò che successe allora che lui è
così strano? Io non lo so.
Ho però l'impressione che l'Artefice gli abbia chiesto qualcosa
recentemente, qualcosa che lo ha sconvolto.
- Io non lo sento da parecchio... del resto non sento nessuno da parecchio tempo, tranne Pan. Diciamo che mi sono un po’ isolata perché avevo bisogno di riflettere, ed ancora non ho capito a fondo chi sono e perché sono qui. Mi spiace, Andrea... Non so come aiutarti...
Sono rimasto in piedi durante tutta la conversazione, incapace di mettermi a mio agio; scuoto il capo e cerco di divagare, non desidero parlare a lungo di un argomento per lei così triste. Dopo pochi minuti mi congedo e lei capisce, mi lascia andare senza ulteriori parole. Questo mi conforta: almeno Demetra non mi serba rancore, c’è uno sguardo di intesa e profonda comprensione tra noi; non tutto è perduto, quindi.
***
- Niente. Non ho avuto le risposte che cercavamo; da nessun Distruttore,
né da altre Note che erano a Bisanzio. -
Sono passati cinque giorni, costellati di telefonate, e-mail, domande…
tante domande ma nessuna risposta soddisfacente: nessuno aveva visto Baphomet
né sapeva quale fosse stato il suo ruolo a Bisanzio. Ora mi trovavo
di nuovo di fronte a Nicosia e gli stavo elencando i miei insuccessi e
le mie idee.
- Perfetto.- Comincia lui dopo il resoconto. - Il punto è tutto qui. Cosa è successo. Non solo a Bisanzio, ma anche prima. Bisanzio è stato il culmine di una serie di eventi iniziati molto prima.
È venuto il momento per me di mettere le mani avanti:
- Eri in crisi per via di Esar, vero? i ricordi li cerchi perché
ti potrebbero aiutare, ma la tua incertezza è dovuta a qualche cosa
che Esar ti ha detto ora, nel presente, prima di sparire in Tibet... ecco
perché mi hai fatto certi discorsi sull'obbedienza, sull'essere
se stessi. Tu puoi esserlo? O devi sottoporti al destino che un altro ha
deciso per te?
Silenzio per alcuni secondi, forse il nostro rapporto sta per cambiare.
- Ok, sarò sincero.- comincia Nicosia.
- Siilo, è molto apprezzabile, di questi tempi - incalzo.
- Ho pochi ricordi del passato e sono confusi. Ma qualcosa mi ricordo.
Anni fa, secoli fa, prima dell'oblio, ero il Signore dei Templari. Anziché
reclutare alterazioni in giro per il mondo avevo deciso, o Distruzione
mi aveva ordinato, non ricordo, di reclutare i miei agenti umani tra le
fila dei Templari. Non tutti i Templari erano mie alterazioni, ovviamente.
Non tutti erano a conoscenza della mia reale esistenza. Ma, direttamente
o indirettamente, tutti i Templari costituivano il mio "esercito privato".
Sai la qual era la verità? Io stavo bene con i Templari. Non
erano i miei "servi fedeli"... Non era il fatto di avere potere su una
struttura tanto potente... È che tra i Templari, forse per il loro
essere stati tanto a contatto con le culture arabe, erano... più
svegli, più stimolanti delle altre persone che giravano all'epoca.
Erano brava gente. Erano miei amici, in definitiva, erano persone con cui
passavo volentieri il mio tempo. Sin da prima dei Templari sono sempre
stato affascinato, attirato, dagli uomini. Li sento così diversi
da ciò che sono io.. più liberi... Finalmente potevo affrontare
liberamente i miei dubbi. Avevo degli interlocutori in grado di discutere
con me approfonditamente su temi molto complessi... Mi rendo conto di non
essere molto chiaro. Guarda, detto semplicemente, le mie alterazioni Templari
erano, in sostanza, i miei migliori amici.
Sorrido all’idea; questa nuova testimonianza, il suo modo di vedere le cose mi riscalda. Quello che dice dopo mi raggela.
- Sono morti tutti. Li ho visti morire sotto i miei occhi e non sono
riuscito a salvarne nessuno. Quando Filippo ha deciso di eliminarli tutti
i miei tentativi di salvare i miei amici sono falliti. Li ho visti morire
mentre mi pregavano di salvarli.
Sfatiamo un mito: non è vero che Filippo di Francia ha eliminato
tutti i Templari. Giusto in Francia, in Italia (e neanche dappertutto)
e in un altro paio di nazioni i Templari sono stati veramente perseguitati.
In molti paesi i processi sono stati blandi, in alcuni non si sono neanche
tenuti: è bastato che staccassero dalle mura delle fortezze il cartello
"Templari" e ci mettessero "Milizie di Cristo" , e nessuno gli ha detto
niente. E neppure in Francia c’è stato tutto questo massacro. Molti
dei Templari imprigionati sono stati liberati dopo la morte di De Molay.
Ma nessuna delle mie alterazioni è sopravvissuta. Per quanto
ne so io sono stati tutti uccisi ed io non ho potuto fare nulla.
Per questo ora non voglio avere alterazioni alle mie dipendenze, mi capisci? Non voglio essere né la causa né il testimone impotente della morte di altre persone a cui voglio bene.
Silenzio: e cosa si potrebbe dire… se non andare avanti per la strada iniziata:
- Baph….Andrea… Pendiamo l'aereo e voliamo fino ad Istanbul ex-Costantinopoli
ex-Bisanzio; che magari sentire gli stessi odori, vedere gli stessi
posti ti aiuta a sbloccare la memoria.
- Potrebbe essere l'unica soluzione.- risponde piano - Forse dobbiamo
veramente andare a Bisanzio. È l'unica traccia.
- E sia; non ti sto a spiegare perché, ma in questo periodo il lavoro non mi crea vincoli, quindi si può partire quando vuoi. Potremmo fare la settimana prossima e fermarci per sei o sette giorni, dovrebbe bastare… Faccio i biglietti per due?
- Ok… ma non ne parlare con gli altri, però. Questa è una cosa che rientra nel campo degli "affari miei". Non c’è bisogno di informare le altre Note o Alterazioni, neppure le altre di Fenice.-
Sollevo le spalle: non ho nessun problema ad accontentarlo. Non avere padroni ha anche i suoi vantaggi: non devo niente a nessuno, oggi.
***
Ci diamo appuntamento a Milano Malpensa e da lì partiamo per la Turchia.
Andrea durante il viaggio non parla molto. Mi dice solo - Speriamo non
sia un errore - Alla partenza, poi zitto.
Per alleggerire un po’ l’atmosfera, senza preavviso prorompo in un :
- Mmmh, ma stavo pensando: sai cos'è quella cosa che ha sedici gambe,
un reggiseno e cammina nella foresta canticchiando?....no? Non lo sai?......
umpf .... - Biancaneve e i Sette Nani!!! -
Rido per un lungo minuto, interrompendomi ogni tanto per grugnire.
- Pazzesco... - dico asciugandomi le lacrime e fissando Andrea da sotto in su -....un Enigma che ti Distrugge! - e sghignazzo ancora a lungo.
- Oh signore, abbi pietà di me - commenta lui, ma scommetto che è divertito, se non altro da me.
***
Arriviamo ad Istanbul e ci insediamo nell'alberghetto turistico che
abbiamo prenotato prima di partire. Un posto tranquillo e pulito ai margini
della zona più vecchia della città.
Dopo aver preso possesso della nostra stanza, iniziamo a girare per
le strade, evitando le zone più turistiche e perdendoci nei vialetti
e stradine che si diramano dietro le piazze e i monumenti più famosi.
A sera, ci fermiamo a mangiare in un ristorante di poche pretese.
- Non ci siamo.- Dice il Nicosia durante la cena. - Bisanzio è morta e sepolta. La città che conoscevo io sembra sparita. Ogni tanto mi pare di riconoscere un angolo, di ricordare una scena, ma poi mi sfugge tutto. Anche gli edifici, le chiese, i palazzi che all'epoca già esistevano sembrano avere un'anima differente. È stupido girare senza meta. Domani dovremo comprare un po’ di libri e preparare un itinerario, cercare di trovare i luoghi esatti...
- Il tempo ha giocato la sua parte, anche sullo spirito del luogo; lo
immaginavo, ma non tutto è perduto: fino ad ora il giro è
stato superficiale, ora dobbiamo farci venire l'idea giusta, trovare il
posto giusto e la situazione che possano far leva sul tuo blocco mentale.
Andrea ci pensa, forse sperando che io abbia ragione, poi cambia argomento:
- Ti faccio una domanda. Per quale motivo mi sei venuto dietro tutto
oggi? Questa è la mia ricerca. Sono contento che tu mi voglia aiutare,
se devo essere sincero, ma stiamo cercando il mio passato, le mie risposte.
Tu che ci guadagni? Sei certo che scoprire quello che mi è successo
qui e negli anni precedenti alla mia venuta qui ti permetterà di
arrivare al tuo scopo?
- Ecco che ci risiamo: se tu non avessi migliaia di anni in più di me adesso mi metterei a sbuffare; non aver paura che io ti faccia da cagnolino, non è così. Al momento io sono tante cose: curioso, preoccupato, stanco, triste, impaurito e instabile. Cosa sono? un Ronin, un Mercenario, un Soldato di Ventura? Tu cerchi risposte, bene, nello stesso posto potrebbe esserci un nuovo punto di inizio per me, tanto vale provarci.
Al momento non ho la lucidità per fare piani a lungo termine: i miei piani riguardano il presente; adesso voglio aiutare te perché mi va, mi sono incamminato per questo sentiero e non sono uno che torna indietro a metà; mi piace, mi intriga e diverte, mi emoziona, ahh- e dicendolo allargo le braccia e inspiro profondamente.
- Fantastico...adesso come adesso tutto quello che faccio mi da emozione,
credo di essere mooolto empathico, in questo periodo
Nemmeno io so se sono sincero, ma mentre parlo sono realmente eccitato,
carico di energia.
- Spero solo che tu non te ne debba pentire... - Dice Baphomet, poi tace.
Non rispondo, guardando Andrea con serietà.
Il giorno dopo il cielo è coperto di nubi e grigio, ma nonostante
questo la giornata è molto calda e l’umidità incolla i vestiti
alla pelle. Sembra che una tenue foschia avvolga gli oggetti più
distanti.
Passiamo la mattina nelle librerie del centro, alla ricerca di libri che possano fare al caso nostro. Libri di storia, ma anche guide turistiche, guide alle curiosità della città, riviste... Il materiale in inglese o italiano non è tantissimo, ma qualcosa troviamo.
Nel pomeriggio ci chiudiamo in albergo e prendendo spunto da varie fonti e dai vaghi ricordi di Baphomet, riusciamo a tirare fuori una rozza mappa.
- ...Qui. Qui è dove mi incontrai con Semirea appena giunto qui.
Ora c’è... Passami la guida turistica... Boh... Una strada X. Qui
è morta Demetra. I mussulmani entrarono da qui, qui e qui.-
Baph continua a guardare la mappa che abbiamo tracciato noi e le varie
mappe accluse nell'elenco del telefono e nelle guide turistiche.
- Ma pensa. È avvenuto tutto in pochi chilometri quadrati. All'epoca
sembrava una città sterminata.-
Man mano che emergono nuovi elementi, Andrea sembra sempre più
teso, più eccitato. Ad un certo punto, ho l'impressione che quando
mi parla non si rivolga proprio a me, quanto piuttosto a... un ricordo.
- Perdersi Perugia è stato un pessimo affare, d'ora in poi vediamo
di avere sempre qualcuno nei posti in cui c’è qualcosa da vedere
o sentire, non possiamo accontentarci di racconti di terzi, di sentito
dire... Dobbiamo sempre stargli un passo avanti.
Passa il pomeriggio, passa la sera. la mappa è sempre più dettagliata.
- Sembra che tu ce la stia facendo, Andrea, i ricordi stanno cominciando ad emergere sempre più dettagliati!
Ad un certo punto, Andrea si ferma e mi guarda fisso per un lunghissimo tempo. Poi, come se parlasse ad un bambino un po’ tardo indica la porta.
- Cibo! È tramontato il sole, si mangia.
Ho l'impressione che mi abbia parlato come se si fosse aspettato che
sapessi esattamente cosa dovevo fare.
Mentre esco dalla stanza per andare a prendere da mangiare, lo sento mormorare:
- Stronzo, stavolta ti frego...
Quando rientro lo trovo assorto nella lettura di un libro.
- Ce l'hai fatta! Muoviti, si esce. -
- Per dove, se è lecito? -
Senza curarsi della mia domanda, mi afferra e mi trascina fuori. In
mano stringe la mappa che abbiamo disegnato...
Ci infiliamo nuovamente nel dedalo di viuzze, salite, scalinate, la
ragnatela che copre il cuore antico di Istanbul.
Baphomet procede a passo di carica e devo correre per stargli dietro. Cambia direzione bruscamente, a volte segue la mappa, altre si muove come se conoscesse i posti. A volte si ferma per un istante, a scrutare un particolare, ad annusare l'aria.
Qui il silenzio è completo, rotto solo dai nostri passi.
Il percorso di Baphomet è ubriacante: destra, sinistra, sinistra, dritto, su per le scale, sotto quel portico, destra, dritto, no, indietro, ecco qui a destra. Cerco di prendere dei punti di riferimento, insegne, locali, monumenti particolari; temo di perdermi
- Muoviti! Devi imparare a marciare, prima di potermi baciare il culo!-
Mi dice ad un certo punto, voltandosi, con un ghigno folle sul viso.
La mia espressione muta da stanca a rabbiosa; digrigno i denti e muovo pesanti passi verso Baphomet - adesso basta, stronzetto..... - Ma la Nota è già ripartita; con un grido soffocato riparto all'inseguimento.
Giù per la scala, dentro un vicolo, destra, sinistra.
Qui i palazzi puzzano di umido e di antico, i lampioni sono sempre più
rari, molti sono spenti. Le nuvole coprono le stelle, da terra sale una
nebbiolina umida. Fa caldo come se fosse giorno.
Baphomet cammina spedito davanti a me, anche se non mi tocca, mi sembra che mi stia trascinando con forza. Mi rendo conto di avere ancora nelle narici i profumi del pasto che avevo portato in camera. Forse sarebbe stato meglio mangiare prima di uscire. Ho lo stomaco chiuso, la testa leggera che mi gira leggermente. Non c’è neppure un lampione qui, devo sforzarmi per vedere dove vado.
Dopo l'ultima piroetta improvvisa, tutto diventa nero per un momento. Un calo di pressione...
E sono solo.
Destra, sinistra, dietro di me... Baphomet è sparito. Per un momento mi pare di sentire i suoi passi svelti davanti a me, poi più niente.
Sono solo e non ho la più pallida idea di dove mi trovo.
Mi appoggio con la schiena al muro più vicino e ansimo, cerco
di ascoltare altri rumori, ma il battito del mio cuore copre ogni altra
cosa; sudore, fiato corto: vorrei sedermi, poi ricordo.
- Proprio come in quel sogno.... sono perso! Andrea!!! Dove sei? -
Mi volto in tutte le direzioni, asciugandomi la fronte con il palmo della mano: nulla.
- AAAAAARRRRRHHHHH!!!!!! - grido la mia frustrazione, poi mi getto in avanti, dove avevo sentito per l'ultima volta i passi di Baphomet; giunto al primo incrocio mi fermo: nulla, il cielo è coperto e sono circondato da una foschia umidiccia, riesco a vedere a non più di una ventina di metri da me. Mi arrivano alle orecchie rumori di ogni genere. A volte mi pare di sentire dei passi dietro di me, un richiamo a destra, un cane che abbaia nella nebbia lì avanti. Altri rumori nella nebbia che non riesco ad identificare. Ma quando arrivo nel punto da cui mi pare fosse originato il suono, non trovo nulla.
L’unica cosa che so è che devo essere in una zona molto vecchia della città: cammino in un dedalo di vicoli strettissimi, con basse case che incombono su di me. Non ci sono lampioni. La strada non è neppure asfaltata, ma lastricata con grosse pietre lisce. Nell’oscurità non riesco a trovare un punto fermo: sembra tutto uguale.
Dopo aver incontrato un paio di vicoli ciechi, penso di aver trovato
una strada che conduca fuori dal labirinto in cui mi ha infilato Baphomet.
Riesco a sentire il rumore del mare, continuando diritto dovrei arrivare
al porto e da lì dovrei essere in grado di orientarmi di nuovo…
***
Era certo della direzione: ora il rumore della risacca era netto e definito e si era alzata una brezza che spazzava via la foschia e le nubi, permettendogli finalmente di vedere qualcosa alla luce della luna. Finalmente arrivò su un vecchio molo battuto dalle onde, con una piccola chiesetta incastrata tra due capannoni. Intravide una luce che filtra dalle finestre della chiesa.
Adesso, considerato il fatto che lì ci sarebbe dovuto essere il porto, laggiù lo Stretto ed in quella direzione il ponte della ferrovia, parimenti sarebbe dovuto essere in grado di orientarsi. Tutto ciò però mancava. Si voltò perplesso a cercare una targa con il nome della strada in cui si trovava. Non c'era. In compenso, vi erano degli avvisi affissi alla porta di uno dei capannoni.
Erano scritti in francese.
Sempre più perplesso si voltò a guardare la luna. Era piena. Ma era solo uno spicchio, quando erano usciti dall'albergo.
Il cartello affisso al capannone sicuramente non era moderno... era stato scritto a mano con vernice nera. Riportava il numero del magazzino ed il nome del proprietario.
La chiesa era tutta in pietra; una costruzione semplice, una contaminazione del romanico. Sul frontone, un architrave in legno riportava la scritta "Nostra Signora dei Viaggi", in francese. C'era una luce all'interno della chiesa, ma non si sentiva alcun rumore, i magazzini erano invece nell'oscurità più completa. Non si vedeva bene. Nonostante l'architettura antica, sembravano di costruzione relativamente recente.
Pantarkos si trovava su un molo di pietra, davanti a lui si stendeva un'ampia distesa d'acqua, il mare o un lago di cui non riusciva a vedere i confini, anche se a giudicare dagli odori propendeva per la prima ipotesi. Sicuramente non era lo Stretto.
Sollevò il capo e guardò le stelle. Ad occhio giudicava di essere molto più a nord e ad ovest di Istanbul. Le costellazioni avevano qualcosa che non andava... Non sembravano totalmente familiari... avevano quell'aspetto... sfocato? dei particolari che una persona cerca di ricordare.
Si voltò: il vicolo c'era ancora e nelle ombre intravide le sagome di altre costruzioni, ma non riuscì a distinguerle.
Sembrava essere l'unica persona presente sul luogo.
Ad est il cielo iniziò a rischiararsi. All'improvviso, un raggio verde, sottile e luminosissimo, partì dal punto in cui stava per levarsi il sole e si perse nel cielo. Durò pochi secondi. Mentre lo guardava, Pantarkos ebbe l'impressione che qualcuno nella tua testa avesse detto "Ogni buon enigma ha due facce".
Provò a spingere il pesante portone della chiesa, che si aprì. Dopo un momento di indecisione, lo spalancò completamente.
L'interno della chiesa era immerso nell'oscurità. Una candela che bruciava vivacemente sull'altare non riusciva a portare la propria luce più in là di qualche metro. Comunque, riuscì a scorgere le file di banchi vuote e le piccole navate laterali, separate dalla navata centrale da due file di colonne poveramente istoriate.
Non sentiva alcun rumore lì dentro e anche i rumori esterni arrivavano notevolmente attutiti. Dovette concentrarsi per poter sentire il suono della risacca, i richiami degli uccelli marini.
Entrò titubante.
Fece pochi passi, quando, all'improvviso, tutte le candele della chiesa si accesero, con un sordo "WHOMP!"
Sentì una presenza, si voltò, si voltò ancora, nulla, si rigirò.
C'era qualcuno.... qualcosa... appollaiato sul piccolo altare.
Una piccola creatura, non più di 50 - 60 cm di altezza, dalla pelle color bronzo, gli arti sproporzionati; il volto era una maschera demoniaca.
La creatura si stiracchiò e si alzò in tutta la sua bassezza, guardandosi il corpo e le mani.- Ah... Fottuti cliché! – Esclamò.
Anche se era piccola, le luci delle candele proiettavano sulle pareti della chiesa e sul soffitto mille gigantesche ed ondeggianti ombre della creatura, ottenendo un effetto ipnotico.
- Un cercatore! - Esordì rivolgendosi a Pantarkos. - Bravo! Hai trovato una risposta, ma conosci la domanda?
Concentrandosi per non lasciarsi confondere dalle ombre, Andrea fissò la creatura, muovendosi verso il centro della chiesa.
- La domanda?...- disse - ...Dove è cominciato tutto? Potrebbe essere questa? -
La creatura lo scrutò per un momento e poi sorrise in modo poco rassicurante.
Gli fece cenno di sedersi sul banco più vicino all'altare. Appena Pantarkos obbedì, camminò sull'altare fino al messale, lo aprì con gesto teatrale e poi, schiarendosi la voce, iniziò a parlare fingendo di leggere.
- Dove è cominciato tutto? Potrebbe essere questa? - Ripeté.
Gli lanciò un'occhiata da sopra il libro.
- Sì, potrebbe essere questa.-
- Dunque... Tutto è cominciato... Beh, non qui. No. Prima, molto prima. Ma sei ancora in tempo per capire come è iniziata e vedere come è finita : come è finita per il momento, naturalmente, non è ancora finita-finita.
Pantarkos aggrottò le sopracciglia e assunse un'espressione concentrata, continuando ad essere sulle spine.
- Ma....- Lo ammonì il demonietto alzando un dito - Non per cambiare. No. Non puoi. No, in effetti puoi, ma ne hai il diritto? Ne hai la capacità? Ne hai i mezzi? Guardare e non toccare, è più sicuro! -
- Divago... Tutto è cominciato lontano da qui, lontano nel tempo, lontano nello spazio. Durante le lunghe, calde, dolci notte d'oriente. Negli accampamenti e nelle fortezze tra la costa del Mediterraneo e Gerusalemme e ancora più a est e a nord, in grotte e accampamenti sconosciuti ed inaccessibili...-
- Quando sei lontano dagli amici, scopri di avere molto in comune con i nemici. Più sei lontano da casa, meno senso hanno le guerre che combatti. Allora, parli, pensi. E poi fai piani. E ti ricordi che hai sempre avuto un sogno. E ti rendi conto che, forse, puoi realizzarlo... forse.
- Ma ora basta, sei curioso? Allora devi vedere con i tuoi occhi. Così, scoprirai ciò che è successo. Osserva tutto con attenzione... Qualcuno con la memoria corta potrebbe chiederti di riferire...-
Sempre con gesto teatrale, chiuse il messale e saltò giù dall'altare, afferrò il telo che lo copriva e, con un gesto secco, lo tirò via. Con un rumore assordante che lacerò il silenzio in cui erano immersi, il messale, le candele e tutto ciò che era sull'altare caddero a terra. Pantarkos si coprì le orecchie con le mani, cominciando a sentire una sgradevole sensazione claustrofobica: il rumore intorno a lui e la voce del suo bizzarro interlocutore nella testa gli stavano facendo saltare i nervi.
Una voce, in quel momento, risuonò in testa a Pantarkos, confusa tra gli echi degli oggetti che cadevano: "Il potere del mito è tutto e solo nella testa di chi ci crede".
Quando il rumore cessò, la creatura portò l’attenzione del Greco sull'altare: si trattava di un sarcofago, decorato con bassorilievi di modesta fattura.
La creatura gli fece cenno di avvicinarsi. Ad un suo gesto, i lucchetti che chiudevano il coperchio si aprirono e caddero fragorosamente a terra.
- Apri.
L’empathico sollevò il coperchio e rimase stordito dalla zaffata di puzza che lo investì. La creatura si aggrappò al bordo del sarcofago e si sollevò, fino a guardare dentro.
Nel sarcofago giaceva il corpo di un Templare, sepolto con le sue armi e armatura.
- Per la miseria! – esclamò lui.
- Questo è il corpo, corrotto, come puoi vedere, nonostante la tradizione popolare affermi il contrario, di Laurent de Cluny-Sabaterre. Un vecchio amico. Più bravo a pensare che a combattere, più bravo a combattere della maggior parte della gente che ho visto. Apprezzato per la sua modestia e semplicità, alla sua dipartita il popolo lo ha voluto onorare seppellendolo in questa chiesa, semplice e modesta, in cui si fermò a pregare tanti anni fa, prima di partire per l'oriente. Meno male che è morto, non avrebbe apprezzato il pensiero - non tanto per la semplicità e modestia, quanto per la chiesa... Ma tant'è.
Pantarkos sorrise con amarezza, dimentico del cattivo odore appoggiò le mani sul bordo del sarcofago aperto.
- Con quei vestiti qui stoni come uno sputo su un vestito da sposa. Levateli e prendi i suoi. Solo i vestiti, lascia tonaca, scudo, spada e armatura: per quelli non hai alcun diritto... ancora. I tuoi vestiti lasciali a lui, uno scambio. Penso ci sia qualcosa di simbolico, in tutto questo...
- Cosa!? - Esclamò l’uomo - Devo prendere i vestiti di quel Templare!? a parte la puzza... come ci giro con i vestiti di un uomo che dovrebbe essere morto e sepolto, cazzo! tutto questo è più irreale di quanto non pensassi.....va bene, va bene...
La piccola creatura gli sorrise. Stavolta, forse, non in maniera beffarda. Si accinse a svestire il cadavere sotto gli occhi attenti del demone, che batteva un piede sul bordo del sarcofago, la puzza gli faceva quasi lacrimare gli occhi
- Maledizione.... - mormorò a denti stretti, poi , guardando la creatura - Ti stai divertendo? -
- Un po’ sì, lo ammetto, ma è necessario, credimi.
Appena Pantarkos ebbe finito, la creatura lo squadrò con aria critica.
- Può andare. Sì, forse in te c’è qualcosa che si salva. Bene. Ora levati dai coglioni, hai tante di quelle cose da fare, posti da visitare, che neppure ti immagini. La porta è quella, esci dalla chiesa, vai a destra e prendi la prima a destra e vai sempre dritto, fino a che non capirai che ti devi fermare.
- Alt - disse l’empathico sedendosi sulla panca più vicina e passando disgustato un dito sulla superficie sporca della tunica. - Sto indossando dei vestiti che hanno dei pezzi di cadavere decomposto appiccicati all'interno, probabilmente intrappolato nei ricordi di un ragazzino immortale mezzo demone; ponendo per ipotesi che tu sia Baphomet o simile, le tue memorie hanno aspettato oltre 500 anni e potranno aspettare ancora qualche minuto: non ho intenzione di obbedire a bacchetta ad ogni ordine di un demonietto alto mezzo metro, quindi prima che io vada, MOSSO DA CURIOSITÀ, mi farebbe piacere che tu mi dicessi almeno dove diavolo mi trovo e in che anno. Quando uscirò da questa Chiesa che ho abilmente dissacrato, voglio almeno avere idea di cosa incontrerò fuori. -
- Ah...- disse l’essere -…altre domande... Spirito inquisitivo... Bene, in quest'ordine: Francia, St. Marie de Mer, fine del 1200, guai. Ma non fare troppo affidamento su ciò che sai, o credi di sapere. Le regole qui sono diverse da quelle che conosci, da quelle che segui nel mondo da cui vieni...-
Detto, questo, indicò la porta - E ora... Auguri...
- ... Grazie - e con passo deciso, grattandosi ogni tanto con aria schifata, uscì.
Ormai il sole era alto e Pantarkos riuscì a farsi un'idea del luogo in cui si trovava. Era nella zona del porto di una cittadina francese. Incontrò alcuni uomini: persone che si recavano ai loro lavori, marinai che rientravano dalla pesca notturna.
St. Marie de Mer... Sud della Francia... facendo mente locale, cercò di ricordare qualcosa... Era un punto di sosta sulle strade degli zingari europei... aveva qualcosa a che fare con i Catari... Non era sicuro…Fine del 1200... Ma era realmente tornato indietro nel tempo... oppure era nei ricordi sballati di Baphomet? E di chi era la voce che aveva sentito nella tua testa?
E come poteva uscire da qui?
E quanto puzzavano quei vestiti?
E cosa voleva dire: - Saprai quando ti devi fermare?-
Era così preso dai suoi pensieri, che quasi non si rese conto di ciò che aveva intorno e, forse, neppure gli interessava: aveva quasi l'impressione di essere trascinato, come gli era accaduto mentre seguiva Baphomet nei vicoli di Istanbul.
All'improvviso, sentì esplodere un dolore istantaneo e terribile sul mento, come se la testa gli esplodesse. Mentre si accasciava al suolo e gli si annebbiava la vista, si rese conto di due persone davanti a se.
- Marcel! Ma sei impazzito?- un urlo.
- Mi ha tagliato la strada... - Una voce impastata dall'alcol.
Che strano... parlavano un francese arcaico, ma li capiva come se non avesse usato altra lingua in tutta la tua vita.
Si rese conto di essere a terra, il vicolo che girava intorno.
- Idiota, portiamolo alla Casa!
- Mi ha tagliato la strada...
- Idiota!
Buio.
Luce.
Si ritrovò steso su una panca di legno. Riaprì gli occhi. Era in una stanza fresca, ampia. C’erano altre panche. Su quella accanto a lui una persona. Gli stava mettendo una pezza d'acqua fredda sul mento e si rese conto che si era ripreso. Era un uomo robusto, sui cinquanta, con la pelle bruciata dal sole, i capelli corti e grigi ed una folta barba bianca. I suoi vestiti avevano qualcosa di familiare, ma adesso non era in grado di ricordare cosa.
- Aspetta, non avere fretta di alzarti. Hai preso una bella botta.
Si voltò. - Philippe, Auguste, Girolamo, Marcel! - Gridò.
Altri quattro uomini entrarono nella stanza e si riunirono attorno a lui. Erano anche loro molto robusti. Guerrieri, pensò.
- Mi dispiace per la pessima accoglienza… - Gli disse l'uomo seduto accanto a lui, lanciando un'occhiataccia ad uno degli altri appena arrivati.
- Certamente, non ti aspettavi un benvenuto del genere, dopo un viaggio come quello che devi aver affrontato. Ma ora sei a casa, fratello. Io sono Edoardo Kemp, preposto alla Casa Templare di St. Marie de Mer e ti do il benvenuto. Questi sono alcuni dei nostri confratelli.
I quattro uomini gli fecero dei cenni di saluto, uno di loro appariva piuttosto imbarazzato.
- Appena ti sarai ripreso, ti porteremo nella sala comune, dove potrai presentarti e raccontarci le tue avventure. Devi aver superato mille ostacoli per giungere fino a noi: i tuoi vestiti erano così malridotti che solo per caso abbiamo visto il sigillo ricamato. Ora riposa, qui sei al sicuro.
Quando vennero menzionati i vestiti, Pantarkos si osservò, poi chiuse nuovamente gli occhi lasciando penzolare il capo: - Oh no, e adesso cosa diamine gli racconto...
I cinque uomini si allontanarono. Uno di loro tornò indietro: - Ehm... scusa per il pugno. Ieri ho avuto una buona notizia e siamo andati a festeggiare e... ho festeggiato troppo. Scusa...- E poi si allontanò.
Mentre il mal di testa ricominciava a farsi sentire, Pantarkos sentì delle voci: - Tu rimani, se ha bisogno di qualcosa assistilo, altrimenti, lascialo riposare, risponderà dopo alle nostre domande.
Si addormentò.
Si risvegliò.
Accanto a lui c'era un uomo, non uno dei cinque che aveva visto finora. Molto gentilmente, gli fece segno di lavarsi con l'acqua di una bacinella posata accanto a lui, gli diede dei vestiti puliti e poi lo accompagnò alla sala comune. Questa era una mensa. C’erano una decina di persone. Venne fatto accomodare ad un tavolo e rifocillare. Edoardo era seduto davanti a lui.
- Bene, fratello, ora dicci chi sei e racconta la tua storia, parla tranquillamente: qui sei al sicuro.
Pantarkos si massaggiò le tempie con espressione sofferente, fingendo di sforzarsi in un tortuoso ragionamento, poi sospirò e rilasciò le spalle.
- Amici, mi dispiace molto deludere la vostra attesa, ma non posso
rispondere alle vostre domande: dovete sapere che non è tanto il
pugno di Marcel che mi ha ridotto in questo stato, quanto uno spregevole
agguato ad opera di briganti... oh... faccio così fatica a ricordare…
so di essere stato attaccato mentre giungevo in questa cittadina... mi
hanno spogliato dei miei averi come si farebbe con un comune viandante,
che vergogna... forse sono stato percosso in testa, perché bui sono
i miei ricordi... non rammento il mio nome, né da dove vengo...
a malapena
riconosco il simbolo ricamato sul mio petto, forse perché
ad esso ho voluto dedicare la mia intera vita, ritenendolo più importante
della mia stessa identità... ma ditemi: attendevate forse l'arrivo
di un Fratello? Perché questi potrei essere io stesso, provate a
dirmi qualche cosa di questo posto, affinché questo possa smuovere
i miei pensieri bloccati...
E restò in silenzio per vedere come la prendevano...
Mentre parlava, ebbe una stranissima sensazione. Era come se solo ora notasse i particolari che caratterizzano la sala in cui si trovava. Come se fosse stato circondato da una nebbia, che si diradava man mano che parlava. La sala era ampia e bene illuminata da semplici lampadari pieni di candele e dalla luce del pomeriggio che entrava da ampie finestre.
Alle pareti arazzi e stendardi decorati con i simboli dei Templari e delle famiglie di provenienza dei vari preposti e dei membri più importanti dell'ordine passati per questa casa, oltre a vari simboli sacri. Sulla parete davanti a lui era affisso un grande crocifisso ligneo. Era strano: normalmente la testa del Cristo è reclinata, quella invece era dritta e rivolta in avanti. Sembra che lo stesse scrutando.
Sicuramente lo stavano scrutando i Templari riuniti in quel luogo. I loro sguardi non erano accusatori: se non gli credevano o trovavano la sua storia poco verosimile, non lo davano a vedere. La sua mente continuava a frullare esasperata, alla ricerca di una scusa più credibile per la sua presenza, nel caso in cui la storia dell'amnesia non li avesse convinti.
Mentre concludeva si rese conto di due atteggiamenti diversi: la maggior parte dei cavalieri sembra indifferente al suo racconto, Philippe, Auguste, Girolamo, Marcel, Edoardo e pochi altri invece si mostrarono molto più attenti ed interessati.
Quando concluse il suo racconto si levò un'ondata di brusio che Edoardo calmò subito con un gesto secco.
– Fratello…- Cominciò. - Questa è una casa di passaggio per i Cavalieri Templari, per cui siamo sempre in attesa di nostri compagni e le nostre porte sono sempre aperte per loro. Mi rattrista sapere delle tue sventure, ma non temere: qui troverai un rifugio sicuro fino a che non si sarai ripreso. Io e i miei compagni ti diamo il benvenuto.-
- Vi ringrazio infinitamente, Fratelli - e chinò il capo umilmente - Spero che questo mio disagio sia passeggero e di breve durata, godrò della vostra ospitalità in attesa di ricordare dove ero diretto.
Edoardo concluse il suo discorso presentando gli altri cavalieri e spiegandogli le regole della casa, orari per i pasti, preghiere e funzioni. Dopodiché invitò tutti a tornare ai propri compiti e tolse la seduta.
Dopo aver scambiato poche parole di circostanza con alcuni Templari, Pantarkos si ritrovò da solo nella stanza comune.
I Templari.
Figure quasi leggendarie, avvolti da un alone di mistero affascinante ed inquietante. E lui era in mezzo a loro. Lo avevano scambiato per uno di loro.
Anche se era contento di non averli più addosso, i vestiti del cadavere erano stati utili, in fondo.
I vestiti che gli avevano dato, come il resto della casa - per quanto aveva visto finora - suggerivano una pacata agiatezza, non ostentata.
Mentre si aggirava per la sala per osservarne meglio l'arredamento, sentì un brandello di conversazione: l'arazzo accanto al quale si trovava evidentemente copriva un corridoio.
-...Potrebbe essere chiunque, in fondo!- Una voce tesa.
- No. Ho visto il fuoco nei suoi occhi. Non è qui per caso.- La voce di Edoardo, calma.
- Ma non è detto che sia uno dei nostri!-
- No, non è detto. Ma il suo smarrimento mi pare sincero. Rimanderemo le indagini a quando si sarà ripreso.
- È comunque preoccupante che Girolamo non sia riuscito a leggergli dentro.
- È strano, sicuramente, ma potrebbe essere un buon segno.
- Ma lei non ha annunciato nulla...
- No. È vero. Stanotte, forse sapremo...
Per un momento parve che le voci si avvicinassero, per cui Pantarkos si ritrasse rapidamente. Aspettò un momento ma non accade nulla. Si avvicinò nuovamente, ma Edoardo e il suo interlocutore si dovevano essere allontanati, dato che non sentì più niente.
Dopo essere restato in attesa per qualche minuto, scostò il pesante arazzo e osservò cosa nascondeva.....
Dietro l'arazzo si apriva un corridoio scarsamente illuminato. Sentì un forte odore di cibo: doveva portare alle cucine e alle dispense. Era vuoto, ma ora che aveva scostato il pesante tessuto sentì provenire dal fondo del corridoio un rumore di piatti ed utensili da cucina, oltre a qualche voce soffocata.
Interrogandosi su quanto aveva sentito, passò il resto del pomeriggio a girare per la casa, alla ricerca di qualche indicazione che gli potesse tornare utile.
La casa, in effetti, era una sorta di villa su tre piani circondata
da un giardino cinto da un basso muro, poco fuori dall'abitato di St. Marie
de Mer, accanto a quella che sembrava essere la strada d'accesso principale
alla città. All'interno del giardino, oltre alla villa, vi erano
un orto,
delle stalle ed altri piccoli edifici.
Il piano terreno ospitava le cucine, la cappella, la sala comune ed altri spazi comuni. Al secondo piano vi erano le camerate che ospitano i venti cavalieri di grado più basso e le celle degli ufficiali, oltre ad una piccola biblioteca.
L'ultimo piano era quello in cui al momento si trovano quasi tutti i cavalieri, impegnati nei loro compiti terreni e spirituali.
Decise di trascorrere il tempo che lo separava dalle funzioni serali e dalla cena riflettendo sugli eventi, stando nel luogo più tranquillo che era riuscito a trovare: la terrazza che faceva da tetto all'edificio.
Il colpo d'occhio da lì era magnifico. Alle sue spalle, una dolce pianura francese, addolcita dai colori dell'autunno. Davanti a lui, il mare screziato delle mille sfumature di rosso, arancione, viola e blu del tramonto. Restò seduto meditando, facilitato dal pacifico silenzio del luogo e dai colori leggeri e rilassanti del sole..
Alcuni gabbiani volavano in cerca delle ultime prede della giornata.
Improvvisamente, uno di loro si staccò dal gruppo principale e si tuffò in picchiata verso il mare. Si tuffò come un lampo e riemerse proprio nel punto in cui il bagliore riflesso sulle acque del sole al tramonto era più intenso.
Quando riemerse, per un istante, sembrò proprio...
- Sembra proprio un uccello di fuoco!- Esclamò una voce alle sue spalle.
Si voltò di scatto: "uccello di fuoco", l'ultima espressione che si sarebbe aspettato di sentire.
A pochi passi da lui, intento a guardarlo con aria sorniona, c'era uno dei cavalieri presenti quella mattina al suo risveglio... Philippe! Ecco come si chiamava!
- S... Scusa?- Balbettò il greco.
- Il gabbiano,- Disse, indicando il mare. - Quando è riemerso sembrava che fosse avvolto dalle fiamme, come la mitica Fenice. La conosci?
Il gesto che aveva fatto per indicare il mare... Ad un occhio disattento poteva essere un banale movimento del braccio. Ma Pantarkos sapeva che non era così. Il gesto che fatto lo conosceva fin troppo bene: era un segnale che conosceva anche lui.
Era il gesto che Roberto Voce... Fenice... gli aveva insegnato per farsi riconoscere dagli altri suoi figli, il segnale di riconoscimento delle Alterazioni di Fenice.
Spalancò gli occhi stupito, poi senza aggiungere parola ripeté lo stesso gesto a Philippe, che in risposta accennò un inchino.
- Come lo hai capito? - chiese senza perdersi in convenevoli.
- Il nostro signore Fenice mi ha insegnato come riconoscere a prima vista i miei fratelli. Un'abilità importante, dati i tempi che corrono e la delicatezza della missione. Ho percepito la tua presenza appena Marcel e Auguste ti hanno portato in casa. Hai riconosciuto il saluto, segno che la tua memoria non è messa così male...
- Io mi chiamo Andrea Pantarkos, vengo dalla Grecia: l'amnesia era una menzogna, ma non sapevo di chi fidarmi. Tuttavia non crederesti a quello che ti racconterei sul come sono arrivato fino a qui: credimi quando ti dico che nemmeno io so con precisione il perché della mia presenza. Il fatto che siamo entrambi ...
E qui si fermò: avrebbe voluto dire "entrambi figli di Fenice" ma le ultime parole gli morirono in bocca perché si ricordò in quel momento di non essere più una sua Alterazione. Il gesto di Philippe gli aveva fatto rimuovere questa verità, ancora molto triste per lui.
- Immaginavo. Ho avvertito il tuo turbamento e ancora lo avverto. Ma Distruzione non lascia nulla al caso e Fenice esegue fedelmente i suoi voleri. Se sei qui, ci sarà un motivo.
- Edoardo e gli altri: Auguste, Girolamo e Marcel . Sono Alterazioni? Sono di Fenice anche loro o di Baphomet? Che cosa fate qui, in questo paesino? - chiese Pantarkos con vago affanno.
- I quattro che hai nominato più altri cinque tra quelli che hai visto nella sala comune sono di Baphomet, ovviamente. Sono Cavalieri del Tempio.- Era un’impressione, o c'era una nota di disprezzo nella sua voce?- Questo è un luogo importante per i figli del Demone. Una soglia tra oriente e occidente. Chi parte e chi torna da quei luoghi passa di qui, come passando di qui gli zingari ed i loro segreti, nelle loro peregrinazioni tra il cuore dell'Europa e la Spagna. E a poca distanza da qui si riuniscono comunità che mascherano con l'eresia le loro ricerche sui segreti della natura.
- Da qui i seguaci di Baphomet- Sì, decisamente un tono di disprezzo - Possono raccogliere e smistare informazioni per i loro piani.
- Questo, per noi leali figli di Distruzione, è un luogo importante. Insieme sono certo che svolgeremo al meglio la nostra missione!
Lo scrutò fisso negli occhi.
- Che lavoro magnifico! Il nostro signore è riuscito a celare
ed attenuare in te il suo marchio in modo mirabile! Ed il marchio del demone
che hai in te è così nitido... Puoi stare tranquillo: Edoardo
è convinto che tu sia un'alterazione di Baphomet. E se è
convinto lui, gli altri non
dubiteranno. Ora siamo a cavallo. Stavo consumando tutto il potere
datomi dal nostro signore Fenice per celare loro la mia natura. E ora arrivi
tu, che puoi addirittura farsi passare per uno di loro! Non è ironico?
Siamo in due sullo stesso cavallo, proprio come nel loro stupido simbolo!
Philippe proruppe in una fragorosa risata e abbracciò Pantarkos calorosamente.
Improvvisamente, il greco sentì come un urlo carico d'odio provenire da... dentro la sua testa, dietro i suoi occhi. I suoi muscoli si tesero ed ebbe la visione nitida della sua mano destra che penetrava nel collo del cavaliere e ne strappava la giugulare. Il sangue sprizzò dappertutto, coprì il cielo, lo investì. Gli si annebbiò la vista e si sentì mancare per un momento. Se non fosse per lo stesso Philippe sarebbe caduto pesantemente a terra.
La visione durò solo un istante, si riprese subito.
- Perdonami. – sussurrò Pantarkos in un ansimo -...l'amnesia poteva essere una menzogna, ma la debolezza non lo è; lascia che mi appoggi.
Voltò le spalle a Philippe, dopo essersi liberato dal suo abbraccio; appoggiò le mani aperte al muretto che circonda il terrazzo e artigliò la pietra fino a quando non sentì la pelle graffiarsi.
- Allora… Philippe. Ora le mie carte sono scoperte, ma nonostante tutta la preparazione a cui sono stato sottoposto dalla nostra comune madre, non sono stato informato del nostro compito qui. Sento disprezzo nella tua voce... stiamo forse per muoverci subdolamente contro i figli di Baphomet?
Strinse le labbra in attesa della risposta, con il cuore che batteva
all'impazzata, sperando che la sua fantasia avesse galoppato troppo oltre
la realtà e che le sue supposizioni fossero infondate.
- Perdonami. Non mi ero reso conto che avessi veramente incontrato
delle difficoltà. Immagino poi che il trattamento a cui ti ha sottoposto
Fenice per mascherarti sia stato duro. Ebbene, sì, siamo qui per
spiare i seguaci del Demone. Da... non so dirti da quanto, in realtà,
ma sicuramente da prima delle nostre nascite, Baphomet e i suoi Templari
seguono un loro piano,
perseguono dei loro obiettivi che vanno contro il Pathos e, soprattutto,
contro gli interessi di Distruzione. Il nostro signore ha ordinato a Fenice,
il più fedele dei suoi figli, di osservare e riferire. Ecco perché
noi siamo qui: per spiare i traditori. Fino ad ora, il mio compito è
stato difficile: non potendo passare per una alterazione di Baphomet non
ho potuto accedere ai segreti più intimi della congrega che fa capo
ad Edoardo. Ma ora che sei qui tu... Ora riposati, però! Finché
Edoardo e gli altri non saranno convinti della tua buona fede, non ti riveleranno
tutto ciò che ci interessa. Fino a quel momento non dovremmo
avere difficoltà, quindi puoi usare questo tempo per recuperare
le tue forze.
- D'accordo, Philippe; dopo questa giornata di riposo sto già meglio, in breve sarò in grado di ottenere informazioni che a te sono negate... a quel punto Fenice saprà indicarci il da farsi.
Pantarkos mascherò il tremolio che avrebbe potuto rendere la sua voce incerta e rimase voltato verso il mare. Philippe ripeté il gesto di saluto di Fenice, lo abbracciò una seconda volta e poi scese, lasciandolo solo con i suoi pensieri.
Il sole era quasi completamente tramontato, una brezza fredda si
alzò dal mare e lo fece rabbrividire…O forse era ciò che
aveva appena sentito.
- Ciao bello.
Si voltò di scatto. Appollaiato sul muretto c'era il demonietto che aveva incontrato in chiesa.
- Cosa significa questo posto? - Chiese con veemenza, allargando le braccia in un gesto esasperato. – Cosa ci faccio io qui?
- Lo sai già: è un punto di passaggio. Da qui transitano viaggiatori ed informazioni. E tu sei un viaggiatore e porti informazioni. Sei esattamente dove devi essere.
- Lassù qualcuno ti ama. O laggiù. O laovunquesia. Non sai quanta energia è costata al tuo santo protettore sconvolgere ed alterare le percezioni di Philippe, per fargli spiattellare tutto... La sua identità... la sua missione. A volte paga essere parenti di Enigma.
Saltò giù e zampettò verso Pantarkos, che chiese
ancora: - Il mio "protettore"!? Alterare le sue percezioni !? Che marchio
è inciso sulla mia pelle? Quello di Baphomet? O vi è il debole
ricordo di quello di Fenice? Chi sta ingannando chi, in questa... messinscena?
Che ruolo sto
recitando? - Mosse un passo deciso verso la creatura - Occupo il
posto di qualcuno o sono un intruso?
- Il tuo protettore è qualcuno a cui tutto sommato dispiacerebbe
che ti capitasse qualcosa. Il marchio inciso sulla tua pelle... Nessuno.
Non pensare a quello che ti ha detto di aver visto Philippe, come ti ho
detto, i suoi sensi sono stati alterati per far sì che ti dicesse
il suo punto di
vista. Presto ne sentirai un altro. Poi, deciderai quale marchio
preferisci. Ma sappi che non sei un intruso, sei,- Ripeté –
Esattamente al tuo posto.
- Sconvolto? Hai una brutta cera. Non ti dovresti preoccupare... Tutto questo è già accaduto tanto tempo fa. Come ha detto Philippe, tu sei qui "per osservare e riferire".- Canticchiò, imitando l'accento di Philippe.
- Che te ne pare fino ad ora?
- Inquietante. – rispose lui freddamente.
- Comunque, non saltare subito alle conclusioni: la situazione potrebbe ancora peggiorare e tu hai ancora altre cosa da vedere. Ad esempio... Sbaglio o Edoardo ha detto che stanotte avrebbe saputo qualcosa di più su di te? Mi domando cosa potrebbe succedere, stanotte... Se io fossi un ragazzo intraprendente cercherei di stare sveglio.
- Ah... Prima che tu me lo domandi di nuovo... Chi te lo fa fare? Tu stesso! Hai trovato nuove domande, ora vuoi delle risposte.
-Bye!
E svanì nel nulla. Senza "puff", nuvole di fumo o altro.
Di nuovo da solo, Pantarkos rimase in piedi di fianco alle scale che conducevano verso il basso, indeciso se imboccarle; pensieroso, cercò di dare un giusto senso a ciò che aveva sentito in queste ultime ore, una collocazione logica alle parole e agli eventi, senza risultato.
Non riuscì a credere che, in passato come nel presente, vi
potesse essere tale rivalità tra due gruppi della stessa Armonia,
tanto astio nelle parole rivolte ad un fratello. E a chi credere, in fin
dei conti? Al piccolo demone irrispettoso o all'ingannevole figura di Philippe,
frutto dei ricordi
offuscati di Baphomet?
Chi ingannava? Chi veniva ingannato?
Sbuffò in un moto di scoraggiamento, quanto si rese conto che arrovellarsi non lo stava aiutando, che la logica mancava perché la sua stessa presenza in questo luogo non aveva nulla a che fare con la logica.
- In questi casi, quando non si vede la riva da nessuna delle due parti...- concluse alfine -...l'unica possibilità è lasciarsi trascinare dalla corrente... - E pensato questo, si diresse verso il piano sottostante.
Passò attraverso le funzioni serali e la cena come un fantasma. Balbettò qualcosa a chi gli rivolse la parola, mentre cercava di tirare fuori un senso da ciò che aveva appena scoperto.
Appena suonò la ritirata si trascinò nella camerata e crollò sulla branda che gli era stata assegnata.
Buio.
Era nel mezzo di un sogno assurdo uscito da una collaborazione tra Dalì e Walt Disney quando qualcosa di pesante atterrò sul tuo stomaco, svegliandolo.
Sgranò gli occhi e si trovò faccia a faccia con il demonietto.
- Ancora tu..... - mormorò con la bocca impastata dal sonno.
- Ciao bello. Ricordi prima quando ho detto 'Mi domando cosa potrebbe succedere, stanotte... Se io fossi un ragazzo intraprendente cercherei di stare svegliò? Beh... era un modo carino per dire "tira il culo giù da questo letto e seguili".
Lo guardò incapace di comprendere. Lui indicò fuori da una finestra con una zampa artigliata.
Gli parve di vedere delle luci di fuori... lanterne schermate.
- Datti una mossa, seguili. No! Protesterai dopo, muoviti. Ecco,
bravo... Occhio a non svegliarli... Tanto russano come locomotori. Occhio
al terzo gradino, è rotto... Bravo. Eccoli là, stagli dietro.
E non fare quella faccia, non si accorgeranno di niente. E poi sei un osservatore.
Nessuno fa male agli osservatori. Tranne quando li scoprono, allora li
uccidono,
ma se non ti fai scoprire... Ma hai solo quell'espressione? Zitto,
sono arrivati. Entra!
Aveva seguito un gruppetto di una decina di figure avvolte in pesanti mantelli che si erano addentrati nella campagna. Erano arrivati ai piedi di una collina, avevano scostato degli arbusti dietro i quali era celata l'imboccatura di una grotta. Entrarono e Pantarkos li seguì ancora.
Nascosto dietro alcune rocce osservò le loro azioni.
Gli uomini si tolsero i mantelli. Si trattava di Edoardo e degli altri otto che Philippe gli aveva indicato come alterazioni di Baphomet, più un altro Templare che aveva visto girare per casa. Mentre i nove sembravano a loro agio, quest'ultimo si guardava attorno, evidentemente nervoso.
Edoardo gli si avvicinò. - Coraggio, Armando, è quello che aspettavi.
Poi si voltò verso il fondo della caverna: - Siamo qui.- Disse semplicemente.
Un piccolo lampo. Dal nulla apparve una figura. Una giovane donna dai tratti mascolini, abbigliata con vesti di foggia orientale. Pantarkos poté sentire Armando inspirare rumorosamente.
- Eri meglio nel 1200, non c'è dubbio. - Pensò dal suo nascondiglio.
- Ben trovato Edoardo, ragazzi.
- Salute Baphomet- Risposero gli altri, in tono informale e colloquiale. Vide la sorpresa dipingersi sul volto di Armando.
Baphomet e i templari scambiarono quattro chiacchiere di poco conto, poi Edoardo fece cenno agli altri di disporsi in cerchio attorno alla lanterna e si sedettero tutti. Armando, seduto vicino a Baphomet, era in evidente imbarazzo.
- Dimmi Edoardo, perché mi hai chiamato?
- Ho degli aggiornamenti da darti, una domanda da farti e poi ti volevo presentare lui - Disse indicando Armando.
- Ti ascolto.
- Il piano procede. Le notizie giunte da Ravenna e dal Cairo sono state inviate verso Berlino e Edimburgo, da lì verranno smistate agli altri.
- Ottimo, la domanda?
- Oggi è arrivato un nuovo fratello. Sembra ferito, dice di aver perso la memoria. Sicuramente era conciato male. Ne sai nulla?
- Che tipo è?
Edoardo fece una breve ma dettagliata descrizione di Pantarkos. Baphomet
sembrò perplesso, ripeté alcuni dei tratti che Edoardo aveva
descritto, poi, dopo un minuto che al greco parve un'eternità, rispose:
- Ah... Ecco dove è finito. Ne ha fatta di strada. Si è perso,
ma è a
posto. Trattatelo bene.- Forse Pantarkos era l'unico a notarlo,
ma la voce della donna era diversa: sembrava la voce di Andrea Nicosia
che cercava di imitare la donna.
A sentire queste parole, ebbe l'impressione che Edoardo e gli altri si fossero rilassati.
- Veniamo a te- Riprese la donna, con la propria voce, indicando il cavaliere seduto accanto a lei.
- Armando è un uomo valoroso ed intelligente. Penso che potrebbe esserci utile uno come lui.
- Ah, sì? Va bene, benvenuto a bordo, Armando!- Esclamò Baphomet, dando una pacca sulla spalla del sempre più perplesso Armando, il quale si alzò impacciato e cominciò a balbettare.
- Mi... Mia potente e rispettata signora, Baphomet. Io ti chiedo di prendermi a tuo servizio, ti chiedo di potermi fregiare del titolo di tua Alterazione. Affronterò qualsiasi prova per dimostrare il mio valore e supererò qualsiasi sacrificio che...
Baphomet lo interruppe con un gesto, sorridendo. - Tranquillo, ragazzo. Se per loro vai bene, vai bene per me. Sei dei nostri.
- Ma come !? - pensò Pantarkos nel buio; soprappensiero, aveva fino a quel momento imitato i movimenti della bocca di Armando, recitando in silenzio la litania del Giuramento.
- Ma... non c’è nessuna prova... Nessun rituale di iniziazione...
Gli altri templari ridacchiarono tra di loro, Baphomet li zittì con un'occhiata divertita. - Prova? Rituale? No... Non servono, è tutta scena. Insomma, se lo dico io che sei dei nostri, mi pare che basti, no?
- A... Avevo sentito parlare di un bacio... sul…
I Templari scoppiarono a ridere fragorosamente, e anche Baphomet non si trattenne. - Se ci tieni...- Afferrò il ragazzo e gli stampò un bacio in bocca.
Armando era chiaramente sconvolto, evidentemente non si aspettava nulla di tutto questo.
Baphomet si grattò il mento e poi fece un cenno in direzione dell'uscita.
- Lasciateci per un momento.
I Templari si mossero verso l'imboccatura della grotta, mentre Pantarkos tratteneva il respiro e si schiacciava con forza contro le rocce per non essere notato.
Una volta rimasto solo con il giovane templare, iniziò a parlare.
- Immagino che ti aspettassi qualcosa di diverso, per un incontro con un demone, una potente Nota, eh?
- Io... – Cominciò il giovane.
- Ascolta. Cosa ti ha detto Edoardo?
- Mi ha parlato di Pathos, degli Eterni. Di voi, Distruzione di Enigma, Nota di Distruzione.
- L'introduzione standard. Bene. Ora che sai la storia di base, lascia che ti illustri i particolari. Fammi pensare... Avrai visto in biblioteca il libro di Platone con i Dialoghi di Socrate. Conosci quello in cui si parla di Atlantide?
- Sì mia Signora...
Baphomet lo interruppe con un gesto. - Baphomet, Baph o, meglio ancora, Andree. Niente "Mia Signora".
- Sì, er... Andree. Comunque... Sì, è un dialogo incompleto in cui viene nominata la favolosa Atlantide.
- Ti sei mai chiesto perché proprio quel dialogo è
incompleto? È perché qualcuno... il Distruttore di Atlantide...
ha voluto così. Voleva cancellare le cronache della sua opera. Distruzione
ha affondato Atlantide. C’è uno scaffale in biblioteca con dei libri
piuttosto rari.
Tra i tanti c’è una copia completa dei Dialoghi, con la versione
completa della storia di Atlantide. Ho fatto molta fatica per recuperarla,
ti consiglio di leggerla. In breve, la storia è questa: gli Atlantidei
avevano svelato molti dei segreti della natura, erano padroni di poteri
magici e tecnologici come mai si erano visti prima e mai si vedranno
di nuovo su questa terra per lungo, lunghissimo tempo. Avevano menti aperte
e brillanti, curiose. Valutavano la conoscenza come uno dei beni più
grandi. Erano liberi, liberi di vivere le loro vita seguendo le strade
che loro stessi sceglievano e non quelle che dei, sacerdoti, ingannatori
o... Eterni, volevano che loro seguissero. Nel grande gioco di scacchi
del mondo, loro non erano pedine di nessuno, non erano neppure sulla scacchiera.
Erano liberi. Unici artefici e responsabili dei loro destini. Non posso
dire di essere d’accordo con tutto quello che hanno fatto o volevano fare.
Ma erano liberi, questo è sicuro.
- Questo li ha condannati.
- I due aspetti di Distruzione, Mutamento e Catastrofe, furono divisi a lungo, ma alla fine, come al solito, prevalse quest'ultimo e oggi di Atlantide abbiamo solo il ricordo. Ma è un grande ricordo: è un sogno di libertà.
Il segreto uditore di questa storia si mordeva le labbra senza accorgersene: il suo desiderio di sapere, la sua innata curiosità, ancora una volta veniva alimentato, ma adesso il sapore della conoscenza parve avere un gusto molto amaro.
- Quello che vogliamo fare noi, io ed i Templari, è ridare vita a questo sogno. Dare a tutta l'umanità la possibilità di essere padrona del proprio destino e non soggetta ai voleri, ai capricci, ai giochi, agli inganni, di dei, sacerdoti ingannatori, o Eterni.
Pantarkos sgranò per l'ennesima volta gli occhi, al pari del giovane Templare.
- No, maledetta serpe... - Pantarkos, inorridito, avrebbe voluto tapparsi le orecchie...ma perché allora non lo fece?
- Per secoli, hanno tenuto la tua specie nell'ignoranza, nascondendole i segreti del vostro mondo, per tenervi sotto il loro gioco, concedendovi brandelli di potere, frammenti di conoscenza, solo quando serviva ai loro scopi. Brandelli di una conoscenza e frammenti di un potere che sono vostri di diritto.
- Hanno alterato la vostra storia a seconda dei loro piani o, peggio ancora, dei loro capricci.
- Non pensare che gli Eterni siano malvagi. Non lo sono, non possono esserlo. Essi sono schiavi della loro natura, essi sono la loro natura. Ma come bambini incoscienti non si preoccupano dei riflessi che i loro giochi possono avere su ciò che li circonda.
- Secoli fa il luogo in cui ci troviamo ora era parte di un grandioso Tempio della Grande Madre, che si estendeva per tutto il nord Europa. Era un grande culto che univa tutti i popoli, dava loro sicurezza e speranza.
- Mia sorella Demetra aveva impiegato millenni per costruire il culto. Aveva compiuto un'opera grandiosa, aveva dato una base di certezze e conforto a tutti gli abitanti del continente.
- Poi, un giorno, Catastrofe disse: 'Ho cambiato idea, non mi piace più’. E Semirea venne ad insegnare alle donne quei pochi segreti che minarono il culto della Grande Madre, senza dar loro nulla in cambio, creando delle tensioni, dei conflitti, che durano tutt'oggi. Se lo chiedi a Distruzione o a uno dei miei fratelli, è la natura: Catastrofe e Mutamento in azione: il ciclo vitale. Se lo chiedi a me, è morte e distruzione, civiltà spazzate via e lasciate nella confusione.
- Distruzione piange per ogni suo figlio perso, ma non esita a farli combattere tra di loro: la Distruzione dei Distruttori, il massimo risultato che può ottenere.
- Capisci, Armando, cosa vogliamo fare? Non vogliamo distruggere gli Dei, vogliamo dare agli uomini, ad ogni singolo uomo, la libertà di scegliere il suo Dio. Vogliamo dare ad ogni uomo la conoscenza ed i mezzi necessari per poter essere non vittima, ma padrone delle forze che animano questo pianeta. Vogliamo che la lotta per la sopravvivenza dell'uomo sulla natura, una lotta che genera solo perdite da entrambe le parti, cessi, perché gli uomini possano vivere, e non sopravvivere, nel loro mondo.
- Vogliamo ridare agli uomini la libertà e la conoscenza, vogliamo portarli fuori dalla caverna, alla luce.
- Vogliamo dare agli uomini l'unica cosa che gli Eterni non vogliono: la possibilità di scegliere.
- Vuoi essere dei nostri, Armando? Pur sapendo che lotteremo contro gli esseri più potenti che abbiano mai guardato le stelle di questo universo, i nostri stessi fratelli nel Pathos?
- Vuoi essere dei nostri, Armando? Pur sapendo che se mai tutto il Pathos si unirà per combattere un nemico, quel nemico saremo noi?
- No - Avrebbe voluto gridare Pantarkos, alzandosi in piedi a fronteggiare la donna, prima di correre a serrare le mani intorno al suo collo. Ma era un osservatore, una presenza che non doveva essere... Come sfogare allora l'uragano che quelle parole avevano scatenato in lui?
Armando fissò la lanterna posata a terra. Il silenzio nella grotta era totale. Pantarkos si rese conto che non stava respirando. Per come si era nascosto, il cavaliere si trovava esattamente tra lui e Baphomet e quando questi parlava, sembrava che guardasse oltre il Templare, sembrava che guardasse il greco.
Armando si alzò lentamente e guardò fisso la donna.
- Sarò dei vostri, Andree.
Anche lei si alzò, con un largo sorriso che le rischiarava il volto.
- Benvenuto a bordo. Dimmi la verità, ti aspettavi un rito di iniziazione che ti avrebbe sconvolto, vero?
- Beh... sì
- E non sei sconvolto?
- Sì...
- Allegro, allora,- Gli disse con tono divertito, battendogli una mano su una spalla. - Hai avuto il tuo rituale. Ora torniamo a casa. Hey, voi, lo so che avete origliato, si torna a casa!
Presto le figure di Baphomet e dei templari svanirono nelle ombre. Pantarkos uscì dalla grotta tagliando per i cespugli, correndo nell'erba alta riuscì a tornare a casa prima di loro.
Durante la corsa, attento a non essere scorto da nessuno, Pantarkos si fermò a pochi passi da un vecchio albero e ne colpì più volte la corteccia con il pugno.
- Perché...perché?! - Si chiese correndo di nuovo, leccandosi il sangue che usciva dai tagli sulla mano - Perché mi avete detto cose che non avrei mai voluto sapere? - E si accorse di stare per piangere.
Fece appena in tempo a infilarsi nella sua branda, quando entrarono le Alterazioni che dormivano nel dormitorio comune. Si misero a letto facendo meno rumore possibile. Dopo qualche minuto, Pantarkos si rese conto di essere l'unico ancora sveglio.
Il demonietto era appollaiato sulla testata della branda.
- Allora, bello, che mi dici?
- Maledetto… - Rispose in un sussurro Pantarkos - Quello che ho sentito è solo un mucchio di ipocrisia e sporca sovversione! Baphomet si contraddice da solo....come può insegnare al mondo a scegliere il proprio dio senza costrizioni, agendo contro il Pathos che vuole la libertà dell'uomo? Come può accusare di macchinazioni, lui che sta tessendo trame contro i suoi stessi fratelli, usando i suoi cari esseri umani come burattini? Perché è questo che fa, ha fatto e farà... quando li lascerà morire!
- Giudizi taglienti, per uno che ha visto solo l'inizio della storia...- Gli rispose il demonietto, con tono triste. - Baphomet si contraddice, perché promette libertà dal pathos: vuole la libertà. Qualcuno mente. O forse, nessuno, ma i punti di vista sono così lontani... A proposito, sei certo che il pathos voglia la libertà dell'uomo? Sei certo che gli uomini vogliano quella libertà? Che vada bene per loro? Non sono domande retoriche, ma interrogativi a cui dovrai rispondere. Ti ricordo en passant che Hitler voleva liberare l'Europa dagli Ebrei per il bene degli europei stessi.
- Baphomet inganna... Sicuramente... che ti aspetti da Distruzione di Enigma? È curioso notare che ci sono ben altri ingannatori, nel Pathos, e molti di loro non hanno alcuna parentela con Enigma. E poi... Baphomet potrebbe essere in cattiva fede, ma potrebbe semplicemente essere stato costretto ad utilizzare le stesse armi che usano gli altri per combattere questa guerra. In effetti... quand'è stata l'ultima volta che hai visto tutte le Note sedersi intorno ad un tavolo e dirsi tutto? Agire tutti insieme di comune accordo, se mi perdoni il gioco di parole, alla luce del sole, senza segreti tra di loro?
- Baphomet usa i suoi cari esseri umani come burattini e li lascerà morire...- Il demonietto gli si avvicinò, gli occhi stretti in due fessure roventi, l'alito antico che sapeva di cose morte da tempo, un'espressione sul piccolo volto contorto che fece riesplodere tutti i timori e le paure ancestrali di Andrea, il viso attaccato al suo, le loro labbra quasi si sfioravano. - Quando avrai visto la fine di tutto questo, desidererai essere nato senza lingua, pur di non aver mai detto queste parole! - . Sibilò. Poi si allontanò e tornò ad appollaiarsi con espressione tranquilla ai piedi del letto.
Recuperando per quanto possibile il sangue freddo, Pantarkos riprese a parlare, troppo indignato per lasciarsi bloccare dallo spavento.
- Se fossi stato al posto di quell’idiota di Armando, non sarebbero bastate quelle fesserie per convincermi. Io so cosa vuole Pathos per l’umanità ed ho sputato sangue per i miei fratelli e lottato con loro per realizzare i suoi scopi!
- Ma non eri al posto di Armando, per tua fortuna. Ma comunque, sì, lo concedo, forse per convincere qualcuno come te ci sarebbe voluto ben altro. Non che qualcuno voglia convincerti di qualcosa, beninteso. Non che non vedrai ben altro, beninteso... Ah! il tuo è sano cameratismo. Bello. Solo, non era chiaro: hai sputato sangue con o a causa di altri fratelli nel pathos? Hai lottato con o contro altri fratelli? No, perché in entrambi i casi, non saresti il primo... Ma forse, qui ci vorrebbe qualcuno che bazzica da più tempo nella cricca degli Eterni, per sapere chi ha sparso sangue di chi, quando e per quale motivo... Ma in effetti, non sono fatti miei, io non ti devo convincere di nulla, se qui per osservare e riferire, ma nessuno ti vieta di farti una tua idea. 'Notte, bello!
E svanì nella solita maniera priva di effetti spettacolari.
Dopo una notte senza sonno, passata a rigirarsi nel pagliericcio e a cercare di allontanare il ricordo di quanto sentito, Pantarkos appena possibile si recò nella biblioteca e cercò il dialogo completo su Atlantide, menzionato la notte prima da Baphomet. Rovistò negli scaffali, suscitando la curiosità dei Templari presenti; scostò i pesanti volumi, tolse e rimise a posto antichi manoscritti finemente miniati, passò in rassegna ogni scaffale, ogni ripiano, fino a giungere ad una nicchia. Si accorse a quel punto che i libri erano stati sistemati su due file e che quelli più vicini al muro, nascosti alla vista, sembravano piuttosto antichi: tra di essi l’oggetto della sua affannosa ricerca
Il dialogo c’era. Era un tesoro vero e proprio quello che aveva tra le mani. Nel mondo da cui veniva, c'era gente che avrebbe ucciso per mettere le mani su quelle pagine. Era abbastanza convinto del fatto che anche qui qualche morto ci fosse stato.
Iniziò a leggere la mattina, dopo le prime funzioni. Quando riuscì a staccarsi dal libro era pomeriggio inoltrato. Erano poche pagine, ma le rilesse fino a farsi dolere gli occhi. Socrate, nello scritto di Platone, parlava di eventi incredibili, meraviglie magiche, scientifiche e tecnologiche, parlava della cultura e della civiltà dell'isola. Vi erano più cose di quante ne avessero mai potute immaginare tutti i venditori di fumo new agers del suo mondo: la realtà era ben al di sopra delle loro fantasie. Più o meno, il trattato corrispondeva a quanto detto da Andree ad Armando la notte precedente.
Socrate descrive anche la fine dell'isola. È la parte peggiore. Se Distruzione avesse lasciato uno scoglio in mezzo all'Atlantico con su scritto "Sono stato io", sarebbe stato meno evidente.
Naturalmente, Pantarkos non aveva alcun motivo di credere che quanto aveva letto fosse vero, non vi era nulla che dimostrasse che non si trattava di un abile falso.
Se lo ripeté in modo quasi maniacale, per tutto il giorno.
Ogni tanto i Templari gli si avvicinavano per chiedergli come stesse. Philippe era il più insistente, e cercava sempre di trovarsi con lui quando era da solo. Ma riuscì a tenerli tutti alla larga, mormorando scuse e mezze frasi.
Quando giunse l'ora di andare a dormire, era felice di infilarsi nel suo letto, desideroso di cadere almeno per qualche ora nell'oblio del sonno.
- Rieccomi. Fai veramente schifo, lo sai? Dovresti cercare di dormire di più la notte, hai una cera orribile. Lo so, hai mille domande da farmi e vuoi darmi una seconda razione di sdegnata incredulità ed orgogliose affermazioni di fedeltà a pathos. Non ti preoccupare, mi posso immaginare tutto. Dai, ormai ti sei svegliato, scendi dal letto, ti porto in un posto.
Sgattaiolò fuori dalla camerata, con il demonietto che gli zampettava davanti. Giunto all'imboccatura del corridoio che portava alle scale, gli fece cenno di fermarsi.
- Bene, ed ora qualcosa che ti piacerà: giochiamo a 'percorso iniziatico’. Chiudi gli occhi, da bravo. Bene, ora cammina ad occhi chiusi fino alle scale. Sempre dritto, non è difficile. Avanti, un passo dopo l'altro. Tieni gli occhietti chiusi, da bravo. Hey, sei bravissimo! Vedi? Se ci pensi un momento ti accorgi che le cose sono molto, molto più semplici di quanto possano apparire a prima vista. Allora, non è un sacco iniziatico tutto questo?
- Whoa, frena,- era arrivato alle scale - Continua a tenere gli occhi chiusi. Ora devi scendere le scale. Non cogli palate di significati profondi e nascosti? Sì, sapevo che ti sarebbe piaciuto. Bene, ora al mio via, con calma, scendi un gradino per volta.
- E uno…
- E due…
Appoggiò il peso un gradino dopo l'altro, cercando di capire se il demonietto lo stesse prendendo in giro oppure no. Quando ormai era troppo tardi si rese conto di aver appoggiato il piede sul vuoto. Perse l'equilibrio e il tuo tentativo di afferrare al volo il corrimano fallì miseramente. Iniziò a rotolare giù dalle scale pesantemente.
L'ultima cosa che sentì prima di svenire fu la voce del demonietto:
- Io però te l'avevo detto ieri che il terzo gradino era rotto…
.............
..........
......
....
..
***
Per prima cosa, si rese conto del rumore.
Tanta gente che urlava, confusione.
In un secondo momento, registrò il fatto che sentiva ancora parlare francese.
Merda.
Luce. Una leggera brezza.
Era all'aperto.
Aprì gli occhi. Era in un vicolo, palazzi in mattoni ammassati tra loro, sporcizia. Non era ancora nel suo tempo.
Si alzò, la testa dolorante, mille aghi conficcati in ogni parte del corpo.
Un'estremità del vicolo sbucava in un largo spazio: una piazza, o una strada molto larga. La confusione arrivava da lì. C'era una gran folla.
Intontito, barcollò verso la gente. Un muro di persone che urlavano verso qualcosa.
Si fece spazio.
Era sul margine di una strada molto larga e lunga, un viale che aveva qualcosa di familiare, in qualche modo. Doveva essere in una grande città.
La folla stava urlando in direzione di un carro con degli uomini sopra, dei prigionieri, che si faceva strada a fatica lungo il viale.
Rivoluzione Francese?
Cercò di capire cosa urlavano le persone.
- Assassini! Maledetti!
Non era sicuro che tutti gli insulti volassero verso i prigionieri. Anzi, molti erano diretti verso le guardie che li scortavano.
Cercò di capire chi potessero essere.
I vestiti erano laceri, le barbe lunghe. Sui loro volti l'umiliazione della prigione e, forse, della tortura.
I loro sguardi erano deboli e chini, solo uno guardava sprezzante davanti a sé.
Un refolo di vento agitò le loro vesti. Per un istante, su uno degli abiti, sotto la sporcizia, sotto le macchie di sangue, Pantarkos intravide un ricamo. E capì.
- Templari. Traditori di ogni cosa sacra vi sia al mondo.
Si voltò al suono di quella voce.
Pochi passi dietro di lui, all'interno del vicolo da cui era appena uscito, c'era un giovane prete. Questo guardò passare il carro con uno sguardo pieno d'odio, la bocca torta in un sorriso beffardo.
- Ecco ciò che aspetta chi trama contro l'Altissimo. Al rogo! Che vi consumino le fiamme purificatrici!
Pantarkos non lo ascoltò. Guardò dietro di lui, sopra di lui.
Appollaiato ad una grondaia c'era il demonietto. Aveva in mano un grosso randello e stava guardando la nuca del prete.
- Oh, no.- Mormorò il Greco, mentre si rendeva conto che lui ed il prete avevano più o meno le stesse misure d’abito....
- ...ma in fondo perché no? - E si fermò per contemplare la scena: potenziali traditori del Pathos sì, ma sempre meglio che schiavi della Presenza senza cervello come quel pretonzolo.
*POK!*
Il prete cadde all'indietro, il sorriso beffardo ancora stampato sulle labbra.
Il Demonietto fece roteare il randello: - Jaques de Molay, sarai vendicato! – Urlò ridendo.
Pantarkos, senza farselo dire, trascinò il corpo svenuto in un vicolo, lo svestì e indossò la sua tonaca, lasciandolo nudo come un verme.
- Bravo ragazzo, vedo che cominci ad imparare. Oh, per inciso, anche il travestirsi ha alcune valenze simboliche, come avrai sicuramente notato Non è iniziatico tutto ciò? Bene, ora... Dove stai andando? Hey, dove stai andando? Fermo!
Pantarkos correva dietro al carro, cercando di farsi vedere dai suoi occupanti, provando a riconoscerne qualcuno, ma invano.
Nonostante gli capitasse di sentire qualche voce discordante, per la maggior parte assistette ad una scena da sfilata dei nobili durante la Rivoluzione. La gente urlava, sputava, lanciava pietre ed ortaggi. I prigionieri venivano coperti di insulti: - Schiavi del demonio... Sodomiti... Ladri... Traditori... Assassini...-. L'odio nei confronti dei Templari era palpabile.
A costo di sembrare matto, Pantarkos chiese in che anno si trovava ad un passante, ma nessuno lo ascoltò, tutti troppo impegnati a prendersela con i prigionieri.
Cercò allora di farsi vedere dai templari, per cercare di
riconoscerli. I Templari avevano gli occhi bassi e non facevano caso alla
folla, o a lui. Solo uno di loro teneva la testa alta, sfidando con lo
sguardo tutti gli occhi che incrociava, ma neppure lui fece caso al greco,
anche se per un momento i loro occhi si incrociarono. Nei suoi, l’empathico
lesse un dolore infinito, ma nessuna
reazione alla propria vista. Oppure, aveva sorriso? Forse era solo
una sua impressione.
Corse dietro e di fianco al carro, si guardò intorno, scrutò i visi dei presenti. Provò ad avvicinarsi ai pochi, pochissimi, che non si univano ai cori di insulti. Nulla, non riuscì a fare nulla. Gli pareva di nuotare nella melassa. Ad un certo punto, preso dallo sconforto e dalla rabbia, tentò il tutto per tutto: staccò una trave che sorreggeva un banco di frutta e provò ad infilarla tra i raggi di una ruota del carro. Un momento prima di riuscire, la folla gli si chiuse intorno, venne spinto, sballottato, inciampò. Tutto inutile.
Alla fine, sentì quello che temeva: - Viva Re Filippo! Viva Papa Bonifacio! Morte ai Templari! Al Rogo!
Parigi, 1314. Stava assistendo alla fine dei Templari.
La strada si restrinse e la folla si ammassò dietro il carro.
Presto fu impossibilitato a proseguire e si fermò, mentre il carro
proseguiva il suo mesto cammino.
La folla si diradò e rimase solo in mezzo alla strada. Si guardò intorno per orientarsi. I maggiori punti di riferimento di Parigi sarebbero dovuti essere facili da ritrovare. Non c'era la Tour Eiffel, ma Notre Dame sì.
Mentre faceva girare lo sguardo, vide un bando appeso ad una parete. Si avvicinò. Era coperto di sputi e sporcizia e scritte oscene contro i Templari, ed era scritto a mano con una calligrafia incerta. Ma le lettere erano grandi e ben distanziate, per permettere la lettura ai pochi abitanti in grado di farlo. Era un editto del Re, per informazione alla popolazione, nel quale si rendevano noti ai sudditi i nuovi reati che si imputavano all'Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme e le prove di questi reati, perché ogni suddito fedele sapesse delle colpe di cui si erano macchiati i traditori e collaborasse con gli agenti di Sua Maestà e i Giudici Inquisitori di Santa Romana Chiesa.
Si faceva riferimento alle confessioni di un Templare addentro ai segreti dell'ordine, pentitosi e tornato alla luce della Chiesa. Il Templare parla di adorazione di idoli. Sodomia rituale, accoppiamenti con creature demoniache in forma di donne. Il Templare pentito rivelava come i suoi confratelli intrattenessero rapporti stretti con gli Islamici, di quanti elementi della loro religione avessero adottato. Rivelava come le ingenti ricchezze sottratte ai pellegrini ed i patrimoni dei Nobili europei che i Templari si facevano prestare con false promesse servissero per finanziare i capi delle tribù di ebrei e maomettani che minacciavano la Terra Santa.
Nell'edito, si fa riferimento al nome di questo Cavaliere: Philippe Mallion di Vichy.
L'editto era datato 9 marzo 1314 e sembrava affisso ormai da qualche giorno.
- Il 15.
-Cosa..?- Chiese, abbassando lo sguardo.
- Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, venne bruciato
sul
rogo il 15 marzo 1314, su un'isola in mezzo alla Senna.-
Gli disse il demonietto. - Alcune fonti indicano come data il 13, altre
il 16 o il 18. Ma fu il 15.
- Oggi...
Si guardò intorno. In distanza, dove poteva esserci il fiume, vide alzarsi una colonna di fumo, che poteva essere un grosso camino, ma poteva essere anche qualcos’altro.
- Non so che giorno sia oggi. Hai guardato nelle tasche della tonaca? Forse c’è qualcosa che potrebbe darti un'indicazione…
Infilò le mani nelle tasche, c'era un involucro in quella di sinistra. Un incartamento, lo aprì.
Era una lettera di presentazione, su cui era scritto che il latore della presente, Padre Ottavio Lirani Vetta, era stato inviato dall'Arcivescovo di Tolosa su invito di Sua Santità Papa Bonifacio VIII presso il Tribunale della Santa Inquisizione costituito in Parigi per giudicare e condannare i Cavalieri dell'Ordine del Tempio di Gerusalemme, con il compito di redigere documenti e rapporti sugli atti del processo e sulle confessioni degli imputati.
- Beh, se non altro questa volta so chi devo essere.... – mormorò Pantarkos con voce molle.
- Osservare e riferire, come al solito. Qui c’è scritto che Padre Ottavio deve presentarsi alle prigioni il giorno 14 marzo... Se aveva ancora in tasca la lettera, vuol dire che non si è ancora presentato. Quel prete mi dava l'idea di una persona precisina. Il tipo di persona che se viene invitato a presentarsi il 14 non arriva né il 13, né il 15…
Stava per replicare, quando, all'improvviso, gli parve che il mondo si fermasse. Le persone per strada, gli uccelli nel cielo, il fumo, la polvere portata dal vento.
Nessuno si muoveva più. Quasi nessuno.
Passando come fantasmi nella folla, due persone si fecero avanti:
la prima marciava a passo di carica, il suo volto era una maschera sfigurata
dalla rabbia. Alta, magra, mascolina, dai lineamenti sottili, un lampo
omicida negli occhi innaturalmente rossi. Nonostante la smorfia che le
deformava il viso, la riconobbe. Era Andree... Baphomet. Dietro di lei,
affrettandosi per starle dietro un uomo dall'aspetto nobile e forte.
- Aspetta...- Ansimava il secondo - Rifletti.
- Aspetta?- Baphomet si voltò urlando - ASPETTA?!?! Sei impazzito? Io li tirerò fuori da lì, adesso!
- Non ci sei riuscita fino ad ora, hai fatto tutto il possibile, non peggiorare la...
- Posso provare ancora una cosa.
- E cosa?
Baphomet si avvicinò all'uomo, un lampo folle negli occhi, un ghigno demoniaco sul viso, le mani serrate in pugni.
- Approccio diretto!
- Andree, non puoi. Tutto l'edificio è stato benedetto e consacrato dal Vescovo e dal Capo degli Inquisitori. Non funzionerà, non abbatterai le mura.
Baphomet puntò tre dita - artigliate - sotto il naso dell'uomo, sollevandole una ad una, mentre contava.
- Gerico, Troia, Gerusalemme.
- È diverso.- Mormorò l’altro scuotendo il capo. - Stavolta è diverso.
- Erano consacrate anche quelle, non è diverso.
- Lo è. Calmati Baphomet. Non puoi infrangere il velo, non puoi attaccare le prigioni a colpi di palle di fuoco, in pieno giorno, adesso, sotto gli occhi di tutti, senza un'illusione che ti copra, magari mostrando la tua vera forma. Ricorda le regole del Pathos. Non siamo più nell'epoca delle leggende. E non puoi fare nulla contro quelle pareti consacrate.
- Fenice. Io abbatterò quelle pareti a costo di doverle distruggere a mani nude un mattone per volta e libererò i miei figli e spero che le guardie avranno il buon senso di scappare, perché se così non fosse, calpesterò anche loro.
Baphomet si voltò e ricominciò a marciare lungo la strada. Stava piangendo. Si voltò verso Fenice: - E quando avrò finito, mangerò il cuore di Filippo e berrò il suo sangue!- Ricominciò a camminare. - Ed userò come piatto il cranio di Bonifacio.- Si voltò un'ultima volta. - E sarà solo l'inizio dei loro guai.
Fenice rimase per un momento fermo, sconsolato. - Non ce la farai.- Poi corse dietro ad Andree, che stava sparendo in distanza. Appena scomparvero dalla vista, la vita ricominciò a fluire, come se non fosse accaduto nulla.
- Non ce la farà.- Commentò triste il demonietto. - Libri di esoterismo e manuali di storia hanno dedicato molte pagine ai Templari. Nessuna di esse parla dell'assalto alle prigioni di un demone incazzato. A proposito di demoni, hai mai riflettuto sul fatto che essere un demone implica necessariamente essere stato un angelo?
-Muoviti.- Gli disse, indicando la lettera di presentazione che il greco stava ancora stringendo in mano. - Hai un appuntamento con il destino.
- Almeno dimmi da che parte devo andare: sono già in ritardo di un giorno! E ora che ci penso che cosa dovrò scrivere, visto che a quanto pare i Templari sono già stati condannati?
- Beh, io penso che ti convenga provare con le prigioni. Dovrebbero essere di là.- Gli rispose, indicando la strada che aveva preso il carro. - Sicuramente, la condanna è stata già emessa... È stata emessa sette anni fa, quando iniziò la persecuzione. Sette... numero ricorrente, eh? Quanto al ritardo... no, oggi è il 14, domani al tramonto si chiuderà questa storia. Sei in tempo... Sei in tempo...
Il demonietto scomparve e Pantarkos si incamminò nella direzione che gli aveva indicato. Era facile seguire la strada, bastava guardare per terra i resti degli ortaggi che erano stati lanciati contro i Templari. Passando attraverso un mercato, allungò una mano verso un coltello lasciato su un banco e lo fece scivolare sotto la tonaca. Nessuno sembrò averlo notato.
- Maledetto! Spero di incontrarti.... bugiardo! - ringhiò.
Arrivò alle prigioni in cui erano rinchiusi i Templari. Erano circa le cinque del pomeriggio. Entro più o meno 24 ore, dal cancello che stava per varcare sarebbero usciti Jaques de Molay e Goffredo de Charnay, diretti verso il rogo.
Mostrò le sue carte ad una guardia, che gli indicò un suo superiore, che gli indicò un altro superiore, che gli indicò un inquisitore e così via, finche' la sua lettera di presentazione non giunse nelle mani di un prete unto ed ossequioso. Il suo modo di fare gli ricordava quello del segretario del dottor Esar…Certi archetipi vengono da lontano...
Il prete gli indicò un tavolo su cui vi erano fogli, penne e boccette di inchiostro. Lo fece accomodare, si allontanò qualche minuto e tornò con le braccia cariche di volumi ed incartamenti. - Qui c’è tutto.- Gli disse, rovesciando la roba sul tavolo. - Buon lavoro.
Passò le ore seguenti immerso nella lettura, prendendo ogni tanto qualche appunto. Un paio di volte provò ad allontanarsi, ma la zona pullulava di guardie ed inquisitori, per cui tornò al lavoro.
Le carte non dicevano niente. Il sole era tramontato da tempo quando giunse a questa conclusione. O meglio: dicevano tutto, tutto quello che si era sempre saputo. In realtà, non c'era nulla di affascinante o misterioso, anzi. Era una storia piuttosto squallida. Dai verbali degli interrogatori, non quelli fatti in piazza, per infervorare le folle, quelli condotti nella tranquillità di una cella, leggendo tra le righe delle domande, riuscì a farsi un'idea piuttosto chiara della situazione.
Filippo doveva un sacco di soldi ai Templari, che di ricchezze ne avevano a dismisura. Non potendo onorare il debito aveva avuto un'idea risolutiva: prendersi tutto. Per poter confiscare le ricchezze ad un ordine, bisognava scioglierlo e far finire i beni nelle casse di un altro ordine amico: tutto qua. Le accuse di stregoneria, idolatria, alleanze con i maomettani erano tutte scuse per ottenere lo scioglimento dell'ordine, per mettere il papa con le spalle al muro. Gli interrogatori seri ruotavano attorno ai soldi e alle terre: quanto, dove, chi li custodiva: tutto qua.
Tutto qua.
- Tutto qua?- Urlò in preda alla rabbia, mentre spazzava il tavolo con un braccio, lanciando a terra quanto vi era sopra.
- Non può essere tutto qua!
- Dipende.- Gli rispose il demonietto da sotto il tavolo. - Per uno storico che bada ai fatti, sì, è tutto qua. Tutto torna, tutto ha un senso, le relazioni di causa ed effetto sono soddisfatte.
- Per un esoterista della domenica no, c’è sicuramente
dell'altro: misteri e segreti non detti, un'altra storia sotto questa facciata.
Una storia fondata su indizi che non verranno mai confermati. Per te? Beh...
Hai letto i documenti, sai cosa è successo, sai quali accuse sono
vere e quali sono inventate. Ma sai anche che i Templari erano veramente
seguaci di un demone, investigavano per davvero le strade della magia,
avevano veramente rapporti con il mondo islamico e non solo. Sai che tutto
questo è cominciato perché Filippo il Bello voleva per se
le
ricchezze dei Templari, ma tu stesso hai visto Baphomet oggi
prepararsi ad attaccare le prigioni. Oh, a proposito, avrai notato che
non si è fatta vedere... Chissà cosa la ha trattenuta.
- Direi, e penso che ne converrai, che manca qualcosa, manca un tassello dell'enigma. Direi, che se tu spegnessi quella candela, ti nascondessi dietro quel tendaggio, sì, quello alla destra del quadro della Vergine… E seguissi in silenzio i discorsi di chiunque dovesse entrare in questa sala nelle prossime ore, potresti trovare questo tassello.
Ormai rassegnato al comportamento del demonietto, Pantarkos fece quanto gli era stato detto.
Passarono i minuti.
Passarono le ore.
L'intero palazzo era avvolto nel silenzio. Solo una volta pensò di aver udito un rumore: un grido provenire dal ventre dell'edificio. Poi, più nulla.
- Accidenti, a me verrebbero dei crampi inimmaginabili a stare in piedi immobile per tutto questo tempo.
Cercò di ignorare la voce del demonietto. Ed i crampi che gli stavano paralizzando le gambe.
- Maledizione! Non ne posso più! È da ore che sono qui in piedi come un idiota....e questo coso è pure impolverato! *cough!!* e poi mi dicono che devo essere libero...mi sembra di essere un burattino, con un aborto di demone nano che mi comanda a bacchetta, dannaz.... -
- Oh... Aborto! L'hai voluto il percorso iniziatico? E mo’ devi morì. E tanto per chiarire, il burattino, prima di liberarsi, deve sapere che ci sono i fili…Pazzesco, mai visto nulla di più iniziatico, scommetto che stai godendo come un porco.
Stava per rispondergli (male) quando la porta si aprì. Alcuni soldati entrano portando dei candelieri, accendono le lampade alle pareti, si guardano intorno ed uscirono. Non riuscì a capire come fu possibile che non lo avessero visto.
Dopo pochi minuti, entrarono due persone. Nobili, sicuramente, di
alto rango a giudicare dalla ricchezza dei loro vestiti. Dietro di loro,
altri due uomini, poi un terzo.
Non sapeva chi fosse l'ultimo arrivato, sicuramente un prete, dato l'abbigliamento; non ebbe invece problemi a riconoscere gli altri due: nonostante fossero passati almeno 15 - 20 anni dal loro primo incontro, Philippe non era cambiato molto. Fenice, lo aveva visto poche ore fa.
- È inutile, non parlano.- Iniziò uno dei due nobili.
- Non importa.- Replicò Fenice - Ormai, ciò che doveva essere fatto è stato fatto.
- Non importa?- Esclamò l'altro nobile. - Filippo è stato chiaro: avrà quel denaro o le nostre teste. Avevamo un accordo.
- Pensi forse che non lo stiamo rispettando?- Intervenne Philippe.
- No, penso proprio di no. Convincere il re a muoversi contro un ordine potente come quello dei Templari non è stato affatto facile. Filippo ha osato tantissimo. Se non dovesse ottenere ciò che gli abbiamo promesso, le nostre vite varranno meno di quelle dei Templari.
- Non importa. - Ripeté Fenice.- Ormai è tutto concluso, Filippo di Francia ha esaurito il suo compito.
I due nobili si guardarono perplessi per un lungo istante, poi uno di loro trovò il coraggio di esprimere i loro pensieri.
- Volete dire... Volete uccidere il Re di Francia?
- No, naturalmente no!- Esclamò Philippe.
- Noi no.- Concluse Fenice.
-Noi?-
- Baphomet ha giurato vendetta. Il destino di Filippo è segnato. E, mi spiace, Cardinale Lourdsamy, anche quello di Sua Santità.
- Voi non potete permetterlo!- Esclamò il prelato, che era rimasto in silenzio fino a quel momento. - Voi dovete fermare il demone!
- Non è possibile. La forza delle emozioni è con lui.
- Fino ad ora, però, avete bloccato ogni suo tentativo di salvare i Templari. Tutto ciò che ha tentato in questi anni, con l'inganno o la forza è fallito.
- Era volontà del mio signore che l'ordine dei Templari fosse purgato dai fedeli di Baphomet e che il loro Piano venisse fermato per sempre. Perché questo si realizzasse è stato speso molto potere, sono state fatte molte promesse, è stato richiesto il pagamento di debiti antichi. Come ha detto il mio signore, nessun prezzo è troppo alto per la caduta di Baphomet e dei Templari, perché nessun pericolo è mai stato così grande. Ed il prezzo che è stato pagato è molto, molto alto. Ora la volontà del mio signore è compiuta. È tempo che i nostri sforzi e le nostre energie vengano diretti ad altri scopi.
- Ma che ne sarà di noi?
- Nulla. Baphomet non sa di voi e del servizio che ci avete reso. Riceverete il compenso pattuito e verrete dimenticati dalla storia.
- Ed il tesoro dei Templari?
- Verrà dimenticato anche quello. Come ho detto, abbiamo altri scopi da perseguire. Il tesoro dei Templari ci aiuterà a raggiungerli.
- Maledetti, avete già fatto salpare le navi...
- Ci eravamo accordati per un compenso e lo riceverete. Del resto non vi deve importare.
- Il Re non la prenderà bene.
- Abbiamo già pensato a questo. Lasceremo delle tracce che vi serviranno per guadagnare tempo. Non ve ne occorre molto.- Concluse Philippe. – Vi abbiamo dato la nostra parola.
- Bella garanzia!- Sbuffò il Cardinale - Visto come mantenete la parola tra di voi…
Fenice si voltò di scatto, il suo sguardo era così intenso e penetrante che sembrava solido. Lourdsamy vacillò e si appoggiò al tavolo.
- Come agiamo tra di noi, Cardinale, non è di vostro interesse. Io rispondo ad una volontà superiore. Quando lui desidera, io eseguo. Senza dubbi, senza scrupoli, senza alcun pensiero se non quello di soddisfare il mio signore.
Il Cardinale si appoggiò pesantemente al tavolo, ma continuò a sostenere lo sguardo di Fenice.
- Soprattutto senza rimorsi... Altrimenti, come avreste potuto fare ciò che avete fatto...
- I miei rimorsi sono affare mio- Ringhiò Fenice. Il Cardinale barcollò, abbassò lo sguardo e non crollò a terra solo perché uno dei nobili lo sorresse. - Quello che penso è affare mio, ma quello che faccio è la volontà del mio signore.
- L'esecutore perfetto...- Mormorò l'altro nobile.
- Questo è ciò che sono.- Ribatté Fenice.
-Signori.- Intervenne Philippe. - Queste discussioni fra noi sono fuori luogo. Tornate da Sua Maestà e riferitegli che domani tutto procederà come concordato. De Molay parlerà. E voi, Eminenza, scrivete pure al Santo Padre che ciò che è stato fatto è giusto: i Cavalieri del Tempio erano veramente dediti a pratiche proibite ed in combutta con il demonio.
- Questo almeno è vero...- Commentò il cardinale, con un filo di voce.
I tre uomini lasciarono la sala. Fenice e Philippe rimasero soli.
- No.... - pensò Pantarkos. Solo questo pensiero, breve e veloce, riuscì a farsi strada nella sua testa buia; solo questo piccolo guizzo superò la barriera che egli stesso aveva eretto intorno a se.
- No... - dentro di lui fu il buio, un nulla immobile, nelle orecchie il rimbombo delle parole udite, nel cuore un groviglio di spine, nello stomaco una pietra fredda, negli arti il ghiaccio.
Il pugnale restò nascosto, infilato nella manica larga della tunica, senza che una mano lo raccogliesse come era previsto.
Poi altre parole vennero pronunciate, anche se scivolarono sulla superficie della sua coscienza senza fermarsi o lasciare il segno: quello che aveva sentito era sufficiente, forse anche troppo; il cervello non poteva sostenere altro.
- Nessun rimorso?- Chiese Philippe.
- Anche se ne avessi, la situazione non cambierebbe.
- Ma ne hai?
- E tu?
- Rimorsi... Ho passato la mia vita, tutta la mia vita a preparare questo giorno... Da tempo non ho più incubi di notte...
- Però...
- Edoardo e Armando erano amici.
- Hai fatto ciò che era giusto.
- Ho fatto ciò che era necessario.
- Hai fatto ciò che ha ordinato Distruzione. Dunque, era giusto e necessario. Il resto non conta.
- Non avrei voluto ucciderli.
- Questa storia è cominciata prima ancora che nascesse tuo padre, prima ancora che nascesse un qualsiasi tuo antenato. Finalmente, domani finirà e finirà come Distruzione ha voluto che finisse.
- Ed il resto non conta.- Mormorò Philippe.
- Il resto non è importante.
- Non mi hai ancora risposto. Rimorsi?
- Baphomet è un'amica. Una sorella. Una parte di me, in qualche modo. Ho fatto ciò che Distruzione desiderava. Non è detto che ne sia fiero. Questa storia ha avuto un prezzo molto, molto alto. Troppo alto.
- Cosa succederebbe se Baphomet scoprisse che siamo noi che lo abbiamo ingannato? Che è per opera nostra che tutti i suoi tentativi di salvare i Templari sono falliti?
- Non la prenderebbe bene.- Rispose triste Fenice, mentre si avviava alla porta. - Vieni, rimane un ultimo compito.
- Capisco le paure di quelli là, sai? Non vorrei proprio trovarmelo davanti se dovesse scoprire...
- Stai tranquillo, anche se dovesse scoprire ogni cosa, Baphomet non potrà farti nulla. Ma non scoprirà nulla. Abbiamo nascosto bene le nostre tracce. Rimane giusto l'ultima da eliminare. L'ultimo ordine di Distruzione.
- Ma se riuscisse ugualmente a scoprirlo?
Erano ormai usciti dalla sala e Fenice stava richiudendo la porta. Non era certo di capire l'ultima frase pronunciata da Fenice: - Ricordi quando hai detto che hai passato tutta la tua vita dietro questa storia? Beh... ora questa storia è finita e...
Fece due passi incerti verso il tavolo. La testa gli girava, le gambe non lo ressero. Cadde pesantemente a terra, vomitò, pianse.
- No. Dio dei cieli, no.
Alzò lo sguardo al ritratto della Madonna. Da quanto tempo non pregava più il Dio della sua innocenza? - Ti prego... Ti prego... Dimmi che non è vero.
- È solo un quadro, sai? Non ti risponderà.
Il demonietto gli prese il viso tra le mani e lo alzò fino a che non si guardarono negli occhi.
- Ti prego...basta!! Fammi tornare a casa ti supplico!! - Pantarkos si gettò in ginocchio ai piedi dell'essere, tremante e col capo chino che toccava terra.
- Povero, povero Andrea. Ti ricordi? Baphomet ti aveva detto di
stargli lontano la prima volta che gli hai offerto i tuoi servigi. Se lo
avessi ascoltato... Avresti continuato a vedere il Pathos come una grande
famiglia. Qualche litigio qua e là, ma sotto sotto, tutti uniti,
tutti fratelli, tutti dalla stessa parte, contro i cattivi. Avresti continuato
a credere che... come hai detto... 'Spargi sangue per i fratelli'... Beh..
è vero... solo che quel 'per' spesso vuol dire 'per colpa di'...
E sai
qual è la parte peggiore? Che indietro non ci torni. Mi
dispiace, ma la tua innocenza non c’è più. Ma neppure la
tua ignoranza. Hai notato che il colore dei tuoi occhi è cambiato?
Ora vedrai il mondo con occhi diversi. Ora, quando sentirai altri fratelli
parlare di controllo, dominio, potere... Penserai ancora che sono espressioni
usate nella fretta di esprimere un concetto? Pathos vuole la liberazione
dell'uomo... Parole tue! Ma liberazione da chi? Da quale giogo? E per ottenere
quale libertà, quale coraggioso nuovo mondo?
- Ti prego, basta! Ti prego smettila...io sono come Philippe...e lo avrei voluto uccidere...tanto vale che adesso pugnali me stesso dritto nel cuore....Ho tradito anche io, ho causato la morte di molte persone. Oh mio Dio perché....perché!! E non ho mai voluto accettare la verità...adesso non ho nemmeno più me stesso...e non mi resta niente...
- Ma ora, smetti di frignare! Sei qui per osservare e riferire, ed il tuo viaggio non è ancora finito!
Detto questo, gli fece sollevare violentemente la testa, tirandogli i capelli.
***
Si trovò in piedi, di scatto, abbagliato da un'improvvisa, fortissima luce. Un'esplosione di rumori, suoni, canti, grida, voci lo assordò.
Il suo corpo iniziò a dolere in mille punti: spinto, calpestato, strattonato, urtato.
Sconvolto, perso.
Finche' la sua mente ed il suo corpo non si ritrovarono.
Era giorno... mezzo pomeriggio... era in un largo spiazzo, circondato dalla folla. E dalla follia.
Davanti a lui, la Senna. E ancora avanti una piccola isola, e davanti ancora un ricco palco. Sul palco, Re Filippo il Bello. Sull'isola, legato sul rogo, il Gran Maestro dell'Ordine Militare Sovrano dei Cavalieri del Tempio, Jacques de Molay. Al suo fianco, anche qui, il fido Goffredo de Charnay.
Non c'era traccia in loro dello spirito dell'Ordine. Piegati da anni di carcere duro, privazioni e torture, erano due agnellini che aspettavano il martirio come una liberazione. Le teste chine, gli occhi bassi.
La folla urlava, strepitava, era venuta per lo spettacolo e lo reclamava a gran voce. Pantarkos venne spinto, scosso. Alla fine, riuscì a trovare rifugio arrampicandosi su una tettoia.
Un rullo di tamburi, il Re chiese silenzio. E l'ottenne.
- De Molay. I crimini tuoi e del tuo ordine sono gravi ed imperdonabili. Ci è stato comunicato che nel corso della notte hai espresso il desiderio di alleviare la tua anima dal peso che l'opprime.
- Sì, vostra maestà.- Era appena un respiro, ma nella quiete irreale della piazza lo si udì distintamente.
- Dunque, parla, vi ascoltiamo.- Disse il re, con l'aria sorniona e soddisfatta di un gatto che ha catturato la preda.
L'uomo distrutto alzò faticosamente lo sguardo. Guardò il palco reale, gli inquisitori ed i soldati che lo circondavano, la folla.
Poi, guardò Pantarkos. Il suo sguardo si fissò nel suo e penetrò fino nel profondo della sua anima, mettendola a nudo, portando con se una luce ed un'energia che mai il greco aveva sospettato potessero esistere.
E l'uomo, piegato da anni di carcere duro, privazioni e torture, si trasformò sotto i suoi occhi.
Si erse in tutta la sua altezza, orgoglioso e sprezzante, gli occhi limpidi, la voce ferma.
- Sì, Vostra Maestà. Ho una dichiarazione. Dichiaro di fronte a tutti la grandezza dell'Ordine dei Templari. Dichiaro come noi, in quest'era dominata dall'oscurità abbiamo impegnato le nostre vite per portare la luce della sapienza ad ogni uomo, per liberarlo dalla sua condizione di schiavo. Dichiaro come noi, Cavalieri del Tempio, abbiamo usato le nostre spade per tagliare i fili che legano questi poveri burattini alle mani di burattinai insensibili. Noi non abbiamo offerto una verità, ma abbiamo indicato all'umanità la strada per giungere alla Verità.
-Bruciatelo!- Sibilò il re.
- Noi non abbiamo cercato conquiste, se non la conquista della libertà per gli uomini. La libertà di essere padroni del proprio destino. La libertà di amare, odiare, desiderare, sognare, conoscere, distruggere, creare, vivere, morire, non secondo i capricci di Dei distanti, ma seguendo i dettami del proprio cuore.
-Bruciatelo!- Ordinò il re.
- Noi non ci siamo nascosti dietro a segreti, ma abbiamo lottato per svelare i segreti con i quali Dei stolti controllano, dirigono, giocano con le vite degli uomini.
- Bruciatelo! Bruciatelo! BRUCIATELO!-
Le lacrime ricominciarono a scorrere sul viso del greco, come un fiume non più contenibile.
- Noi abbiamo una sola colpa: noi abbiamo scelto!
- Bruciatelo! Uccidetelo! Uccidete quel bestemmiatore, traditore, assassino, stregone! Uccidetelo! Fatelo tacere!
Le fiamme si ersero alte. Il fumo accecò e soffocò tutti i presenti.
-Bruciatelo- Continuava a ripetere il Re.
La folla cominciò a tossire, a scappare.
I Cavalieri del Tempio morirono senza un grido, tranne uno, un urlo
che risuonò e riverberò nei teschi dei presenti, senza passare
per le loro orecchie, l'ultimo grido dell'ultimo Gran Maestro.
- Voi, traditori dell'Umanità, voi che avete distrutto la sua unica speranza di salvezza, non trascorrerà l'anno che sarete chiamati a pagare la vostra colpa.
Pantarkos chinò il capo: conscio che l'epilogo era vicino si sentì incapace di guardare verso chi aveva lanciato il grido, perché in parte si sentiva responsabile di quello che era avvenuto, un muto osservatore che non aveva avuto il coraggio di ribellarsi al destino. Poi raccolse le energie e…
E di nuovo, il mondo si fermò. Ed un altro urlo, un ruggito disumano, rimbombò nella piazza.
- NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!
Pantarkos si voltò, aguzzò la vista. Fenice e Baphomet. Come fantasmi tra la folla.
Baphomet piangeva ed urlava, tentava di lanciarsi verso il rogo e contro Filippo. Fenice la tratteneva a stento, i poderosi muscoli tesi sotto gli abiti.
- NOOOOOOOOOOO!!! Noooo! I miei figli! NOOOOOOOOOOOOO!
- Baphomet, calma, non puoi fare nulla!
- Li sta uccidendo! Devo salvarli!
- Non puoi fare niente: che futuro avranno se ti riveli e li salvi?
- Avranno un futuro! Lasciami Fenice! Sta uccidendo i miei figli! NO!
- Fermati!
- NO! Non posso lasciarli morire! Lasciami! Non devono morire! Devo salvarli!
- Non puoi fare niente!
- Devo salvarli! Non devono morire!
- Non puoi fare niente!
- Perdonatemi! Perdonatemi! – Pianse il demone rivolto ai suoi figli - Non volevo che finisse così! Lasciami!
- Non puoi fare niente!
- Perdonatemi…
- Non puoi fare niente!
Passarono le ore. Le fiamme si alzarono, poi si abbassarono, infine si spensero.
Il Re era fuggito. La folla si era dispersa.
Rimasero un grande spiazzo in riva al fiume, un'isola annerita dalle fiamme, un palco vuoto.
E tre figure.
Pantarkos, svuotato, che non aveva idea di cosa fare.
Il demonietto, accanto a lui.
Baphomet. Addossata ad un muro, accasciata a terra, rannicchiata su se stessa, il viso nascosto tra le mani.
- Beh... Come minimo, potresti dirle qualcosa, no?
- E cosa? - rispose Pantarkos con un debole lamento.
Si alzò e tremando si avvicinò alla Nota; si lasciò cadere accanto a lei e ricominciò a frignare.
- Se solo avessi saputo... se solo avessi saputo un anno fa...
Poi cercò di scuotersi, deglutì e ingoiò le lacrime per quanto possibile.
- Perdonami Baphomet, perdonami....non ho potuto fare nulla, nient'altro che guardare. In fondo sono come loro, come quelli che ti hanno tradita, nulla di più che un ipocrita e un bugiardo.. con le mani sporche di sangue. Eppure ho avuto il coraggio di giudicare, anche se non sapevo la verità me ne sono inventata una che mi andasse bene, che mi consentisse di non guardare in faccia quella vera.
- Sai la verità? Sai tutto? Puoi vedere ciò che ho visto io? – dicendo questo cercò di prenderle una mano e di appoggiarsela alla fronte.
- Cosa farai adesso? Cosa ti aspetta? E cosa farò io, che non ho più niente? - Concluse rivolto più che altro a se stesso, chiudendo gli occhi e appoggiando la testa al muro, perso del tutto.
Baphomet a sua volta crollò a terra in posizione fetale. La sua mano ricadde pesantemente a terra, come l'arto di un cadavere.
Pantarkos non seppe per quanto rimasero così. Alla fine, dopo un ultimo singhiozzo, Andree si sollevò.
Alzò una mano tremante e gli accarezzò il viso, gli occhi.
- Chi sei tu, che piangi con me per i miei amici? Perché ti accusi? Tu non sei neppure di questo mondo. Quante cose devi aver visto con questi occhi, quante cose potrai raccontare. Smetti di piangere: il tuo cuore non è abbastanza grande per contenere tutto questo dolore a continuare a battere. Non so chi sei, ma ti ringrazio per aver pianto con me.
Gli prese delicatamente il viso tra le mani e lo baciò, un bacio che aveva il sapore amaro delle lacrime. Poi, appoggiandosi pesantemente al muro, si alzò ed iniziò a trascinarsi verso il fondo della piazza.
- Ora non mi aspetta nulla, se non il dolore ed il rimorso. Penserò a come onorare la memoria dei miei compagni e a come espiare le mie colpe. Sai…Ero un Dio, una volta... E non sono riuscita a fare niente... sei tu... siete tu e quelli come te ad avere il potere... Vi lamentate di essere semplici umani... E non vi rendete conto che per la vostra stessa natura avete più potere di me e di chi è sopra di me... Voi potete scegliere...
E barcollò via, in lacrime.
- Sta messa male: è la seconda volta che si ribella al suo Signore, ed è la seconda volta che viene sbattuta all'Inferno.
Mentre singhiozzava, a Pantarkos parve di sentire, più con la testa che con le orecchie, la voce di Andree: - Tu non appartieni a questo mondo... Torna a casa.
Il dolore si trasformò in stanchezza, poi in sonno.
***
Lo risvegliò una pioggia leggera.
- Ultima fermata: Bisanzio. I signori viaggiatori sono pregati di scendere ed allacciarsi le cinture di sicurezza.
- Non puoi allacciarti le cinture dopo essere sceso...- Balbettò Pantarkos con la voce impastata dal sonno.
- Visto dove sei, non sarebbe un'idea malvagia.
Spalancò gli occhi.
Conosceva questo vicolo: era l'ultimo punto in cui aveva visto Baphomet, Andrea, prima di perdersi nella nebbia.
Istanbul!
Scattò in piedi e si lanciò verso il fondo del vicolo, su per le scale, a sinistra e poi ancora a sinistra, ripercorrendo la strada che porta fuori dal dedalo di stradine del centro e verso...
...Uno scenario apocalittico.
Non c'era la grande ed elegante piazza che si aspettava. C'era una distesa di terra e sabbia. E sangue, feriti, morti. Un ospedale da campo. I gemiti ed i lamenti erano assordanti... L'odore... La vista... Era insopportabile.
Bisanzio... Il demonietto aveva detto Bisanzio, non Istanbul. L'assedio alla città da parte di Maometto II.
L'inizio della fine. Il luogo in cui si era svolta una lotta sotterranea e fratricida tra gli Eterni.
- Come se non ce ne fossero state prima, di lotte sotterranee e fratricide tra…
- Zitto!
- Permaloso, eh? Fatti forza, sei alla fine. Vedi i tuoi vestiti? Sono tornati normali. Questo è un posto incasinato, gli eventi sono confusi. Scivoleremo tra le pieghe della storia, poi tornerai a casa. Osserva!
Erano in alto, sospesi nel vuoto sopra la città. L'esercito assediante stava lanciando attacco su attacco, ma venivano continuamente respinti. Fenice, Baphomet, Pan e Semirea combattevano su una collina di cadaveri, Ecate contemplava la scenda da lontano.
Un battito di ciglia dopo erano in basso, in una grotta fuori città. Due Note discutevano a bassa voce, Pantarkos riuscì a sentire poche parole... Psiche... Enigma... Sigilli... Rituale...
Ora erano di nuovo in alto, in una torre. Fenice dava ordini secchi ad un manipolo di uomini. Sulle loro vesti era ricamato il simbolo dei Templari.
Erano in basso, in una cantina. Baphomet e Diabolicus si stavano confrontando. Baphomet - un giovane uomo dai tratti mediorientali - ringhiò qualcosa, Diabolicus gli consegnò un cofanetto. Baphomet lo mise in tasca e si allontanò, inferocito.
Erano in alto, su una terrazza che dava sull'ospedale da campo. Il dolore dei feriti era tangibile e contagioso. Una figura si muoveva di giaciglio in giaciglio. Demetra cercava di confortare tutti. Era una Nota immortale, ma persino lei era provata dal compito. Il sole volgeva al tramonto.
Demetra si alzò, si sciacquò le mani ed il viso con l'acqua di una bacinella e si incamminò mesta verso casa. Per oggi aveva fatto tutto il possibile. Doveva riposare, o non sarebbe stata d'aiuto per nessuno.
- Immagino che tu sappia, cosa succede ora.
Deglutì. Di nuovo la sensazione di impotenza.
- Un gruppo di maomettani riuscì ad infiltrarsi in città. Con la forza del numero riuscirono a sopraffare Demetra e...
Rapidi come il lampo, tre uomini sbucarono dalle ombre. Due saraceni e... Quell'alone di potere... una Nota !
Con un gesto secco la Nota conficcò un lungo pugnale nel petto di Demetra. Una torsione del polso ed il sangue della Nota inondò la strada. Fece per andarsene, ma poi osservò il corpo scosso dagli spasimi dell'agonia, tornò indietro e...
Pantarkos non poté guardare.
- Non è possibile!- Urlò la sua rabbia, il suo stupore, il suo terrore in faccia al demonietto. - Non è possibile! Sono fratelli in Pathos! Non può essere!
Il demonietto scrollò le spalle : - Evidentemente, non è forte nei rapporti familiari.-
- Demetra! Pan corri! – La voce di Fenice..
Accorse Fenice. Dietro di lui Pan, che subito si gettò ai piedi del suo amore morente.
Pan prese tra le braccia delicatamente Demetra. Si scambiarono parole che solo le loro orecchie di amanti potevano sentire, poi un bacio.
Vedendo che la situazione era oltre le possibilità dei mortali Fenice provò ad usare le sue arti... Ma con scarso successo. Demetra morì, sotto gli occhi atterriti del Primo di Distruzione.
Pan pianse, stringendo il suo amore.
Poco dopo, uno strano corteo funebre si snodò per le strade di Bisanzio.
Pan e Fenice trasportavano il corpo di Demetra su una barella improvvisata.
Dietro di loro venivano Pantarkos ed il demonietto.
Giunsero su un altura presso le mura della città. Scavarono una semplice buca e vi calarono il corpo. La ricoprirono e si allontanarono.
Pantarkos rimase immobile presso la tomba della Nota.
La luna si stava alzando nel cielo. Arrivò Baphomet.
- A presto, sorella. - Estrasse da una tasca del caffettano una rosa bianca, la baciò e la poggiò sulla terra smossa. Poi si allontanò.
La rosa tremò per un momento, poi si decompose in un istante. La terra sembrò ribollire. Spuntò un germoglio, poi un altro. Dopo pochi istanti, la tomba di Demetra era ricoperta da un roseto in piena fioritura.
Il Greco aspettò ancora. La luna tramontò, era nell'ora più buia della notte. Una figura si avvicinò.
La riconobbe.
Fenice avanza circospetto. Un gesto secco e l'arbusto di rose cadde in cenere.
Rapido e silenzioso, riesumò il cadavere. Solo... Non era un cadavere.
Demetra gemette: - Credevo... Fosse finita...
- Hai soltanto dormito. La lama era avvelenata.
- Dov’è Pan?
- A piangere la tua scomparsa. Lui e Baphomet a quest'ora saranno ubriachi sotto qualche tavolo.
- Devo correre da lui... Devo avvertirlo.
- No. Devo portarti da Diabolicus. C’è... Un compito per te.
- Devo andare...
- Distruzione ti vuole al suo cospetto.
- Ma poi potrò andare da Pan?
Fenice non rispose. Poggiò una mano sugli occhi di sua sorella, che si riaddormentò.
Silenzioso e circospetto, si allontanò. - Ancora sacrifici...-
Mormorò.
- Cazzo, che storia!- Commentò il demonietto dal basso.
Da parte sua, Pantarkos rimase impietrito fino all'alba.
Da lì poteva vedere chiaramente una delle brecce nelle mura.
Mentre il sole sorgeva, Pan e Baphomet si abbracciarono e si salutarono. Il demone si avvolse nel suo mantello e si incamminò verso le linee degli assedianti. Poco dopo il suo arrivo nel campo avversario, si levò alto l'urlo dei guerrieri di Maometto II. Un urlo di gioia.
Qualche ora dopo, dalla parte opposta, i Templari si imbarcarono su una barca veloce e presero il largo.
L'ultima battaglia fu la più cruenta.
Mentre innaturali nubi nere si accumulavano sulla città, i maomettani si lanciarono all'assalto.
I difensori erano pochi ed indeboliti.
Fenice aveva scelto un destino diverso da quello dei suoi compagni e rimase fuori a sostenere l'urto degli attaccanti.
Ben presto, il sangue gli arrivava alle ginocchia, ma lui non se ne curava, nella frenesia dello scontro. Come un tornado, si abbatteva privo di odio, privo di rabbia, letale, sui suoi nemici.
Da solo resistette ad una carica, poi ad un'altra e poi ad un'altra ancora.
Si erse invincibile sui corpi dei nemici abbattuti, i lampi provenienti dalla nube che copriva Bisanzio si riflettevano in maniera sinistra sulla sua armatura.
All'improvviso, una sfera di energia lo centrò in pieno e lo scaraventò a terra. I pochi umani che ancora resistevano accanto a lui vennero spazzati via, ridotti in cenere.
Gli altri, assalitori e difensori, combattevano feroci corpo a corpo all'interno delle mura ormai cadute.
Per un momento, l’empathico fu circondato dal silenzio. Unico testimone della tragedia che stava per concludersi.
- So tutto.- Disse Baphomet, calmo.
Fenice si rialzò lentamente.
Lo scontro cominciò.
La terra tremava ad ogni colpo, il cielo si squarciò, sconvolto dai lampi del puro potere di due Note consce di non avere più nulla da perdere... Entrambi sapevano che davanti a loro si estendeva l’oblio. Fu uno spettacolo terribile ed affascinante, Pantarkos non riuscì a distogliere lo sguardo.
- Come hai potuto?- Ringhiò il demone, gli occhi rossi brillanti, le mani artigliate e le zanne acuminate che tagliavano e squarciavano le carni del suo avversario.
- È la volontà di Distruzione!- I rostri ed il becco incandescenti lasciavano profondi marchi sul corpo di Baphomet.
- Come hai potuto?
- È la nostra natura, non possiamo sfuggirle.
- Come hai potuto?
- Non ho avuto scelta! La loro Morte era Necessaria.
- Morte? Necessità? Ma cosa vuoi saperne tu di Destino?
- Io sicuramente poco... Forse nulla... Ed infatti non ho fatto tutto da solo.
- Cosa?!? Chi altri ti ha aiutato in questo inutile eccidio?
- Non lo immagini fratello? Nostra sorella Ecate... Così solerte quando si tratta di dispensare riposo eterno... Certo, non è intervenuta come fece mezzo secolo fa... Sarebbe stato eccessivo! Ma è stata spietatamente efficiente... Come sempre, d'altronde.
Ad ogni parola di Fenice, completamente chiuso in difesa, la furia di Baphomet aumentava sempre più...
– Sei pazzo?! Ma non ti sei accorto di come Distruzione ti ha manipolato? Non ti rendi conto di come ti ha usato istigandoti contro i tuoi stessi fratelli? Perché l'hai fatto? Perché non ti sei rifiutato?!?
- Io NON posso rifiutarmi! Io sono lo strumento di Distruzione. Io sono i suoi occhi ed il suo braccio. Noi siamo una cosa sola... Inscindibile! Tu, piuttosto... Tu ti sei fatto corrompere da Psiche. Tutti quegli ideali di libertà... Di libero arbitrio... Sono alieni alla tua natura! Distruzione l'ha visto e mi ha incaricato di riportarti sulla retta via... Io l'ho fatto per te!
- Tu... COSA?!? Tu hai fatto ammazzare decine di miei amici, compagni!
- Io ho fatto quello che dovevo fare! Io ho distrutto un'organizzazione che nuoceva al nostro Signore e ti ho riportato sulla retta via... Mi duole che degli esseri umani abbiano dovuto pagare con la loro vita ma d'altronde era solo questione di tempo... Il loro Destino era comunque segnato.
- Tu pagherai per questo... Fratello!
- Se devo pagare per seguire la mia natura e servire il mio Signore sono pronto a farlo!
- Ma quale natura?!? Sei forse di Enigma tu? Non sei neppure in grado di combattere lealmente! Hai portato uno dei tuoi ad assisterti!
Come inebetito, ipnotizzato e stupito dalle parole di Baphomet, Fenice si voltò a guardare nella direzione di Pantarkos.
- Ma lui non è uno dei...
Il petto dell'Araldo di Distruzione esplose, trapassato dagli artigli di Baphomet.
- Argh! - Pantarkos si strinse il petto come se l'artiglio avesse squarciato le sue carni, piegandosi in due mentre il cuore gli batteva all'impazzata; sconcertato osservò il corpo di Fenice che si accasciava al suolo.
- Non preoccuparti...- Sibilò Baphomet - Tu hai seguito la tua natura ed io... Io ho seguito la mia!
Fenice crollò a terra, morente... Baphomet lo osservò per un lungo momento, poi, con un ultimo colpo, lo finì.
- Ora siamo pari... Forse... Ed ora, il tuo padrone.
Passò accanto al Greco, per entrare in città.
- Grazie. Aveva ragione, sai. Non aveva scelta, per questo ha perso. Scegliere è un grande potere e tu hai il potere di scegliere.
Si incamminò verso la città. Le nubi erano sempre più nere.
- Ed ora,- Mormorò Pantarkos - Che succede?
- Niente. Finisce qui.
L'incantesimo si compì. Le nubi esplosero e iniziarono a correre per tutto il cielo, portando l'oblio.
Buio.
***
Luce.
Mi risveglio con un gran mal di testa. Devo aver battuto su qualcosa di molto duro.
Mentre mi rendo conto di dove sono, sento per l'ultima volta la voce del demonietto : - Ed ora, Andrea, cominciano i tuoi guai.
Clacson. Auto bloccate nel traffico. I rumori della città mi riportano alla realtà, alla mia realtà.
Svenuto a pochi passi da me c’è Baphomet, Andrea. Mi guardo intorno, sudatissimo, in cerca del piccolo demone che mi ha guidato in questo folle viaggio rivelatore. Tremo ancora al ricordo di quello che ho visto e sentito, al pensiero di come cambieranno le cose di fronte a certe consapevolezze.
- Spero che tu ora ricordi, Andrea... Perché non saprei proprio come raccontarti tutto quanto...- Sussurro al corpo svenuto, senza pensare che non mi può sentire. Poi con fatica mi alzo e sollevo la Nota, mi passo un suo braccio intorno alle spalle e lo sorreggo mentre cammino verso lo sbocco del vicolo.
- Visto che sei svenuto, lo dico adesso che non mi senti...- Sorrido stanco e inspiro a fondo, richiamando la formula dal profondo della memoria.
- Questo è il Patto dei Risvegliati, che io giuro ai Sette che plasmarono l'universo. A Psiche sapiente, a Destino sovrano, a Sogno incantevole, a Distruzione terribile, a ...
Mentre recito il Patto sento il caldo di Istanbul rianimarmi.
- Molto iniziatico, non c'è che dire - mi ritrovo a pensare; ridendo sommessamente cerco la strada per l'albergo.
Fine.