UNA VIOLENTA TEMPESTA
di Paolo Corsini
PATHOS NEWS 16 settembre 1999TERRORE A CERVETERI
SPAZZATA VIA LA VILLA DI UN NOTO ARCHEOLOGOIeri notte (15 settembre), la violenta tempesta che si e' abbattuta improvvisamente sul litorale laziale, oltre che aver mandato fuori pista un jet in fase di atterraggio a Fiumicino, e' stata forse la causa di un misterioso disastro che ha provocato la morte di numerose persone e la distruzione della villa del noto archeologo ed etruscologo, prof. Agenore Pizzetti.
La villa, situata in una zona isolata tra la necropoli e Castel Giuliano, e' andata a fuoco, probabilmente, dopo essere stata colpita da un fulmine che deve aver centrato un deposito di materiali particolarmente infiammabili non ancor identificati. La polizia, avvertita da alcuni abitanti dei casali della zona, che dicono di aver udito anche una forte esplosione, ha trovato tutta l'area della villa disseminata di cadaveri carbonizzati, l'edificio ridotto a un rudere, e i resti di un TIR completamente fuso e accartocciato. E' impossibile per ora avere altri particolari. La polizia di Civitavecchia ha messo tutta l'area sotto stretta sorveglianza e impedisce l'accesso a chiunque. In serata sono sopraggiunti gli esperti della DIA, alcuni artificieri del genio militare.
Il commissario Ingravallo, incaricato delle indagini, non ha rilasciato dichiarazioni. Ha cercato solo di tranquillizzare la popolazione, allarmata per la gravita' del disastro. Voci non controllate riferiscono che sarebbero stati rinvenuti i resti di almeno 15 cadaveri. Il prof. Pizzetti era noto a Cerveteri per il carattere schivo e riservato. Alcuni abitanti della zona sostengono che negli ultimi due mesi il professore era partito per l'Himalaya, per ultimare i suoi studi sullo Yeti, e aveva affittato la villa a un gruppo di archeologi americani.Giorgio Pulitzer
Pathos News - Dai Fatti alle Parole
La mattina del 16, una giornata piovosa degna appendice di una notte tempestosa, mentre mi apprestavo a far colazione alla "Casina delle Muse",ho incontrato il figlio della mia portiera."Mbe'?" Direte voi. Mbe' Michele (questo e' il nome del ragazzo) sta facendo il servizio militare come Vam proprio a Fiumicino e la notte tra il 15 e il16 era di pattuglia; cosi’ quella mattina era “smontante”. Me lo sono visto arrivare in un improbabile uniforme con il maglione di lana blu tutto zuppo d'acqua, a tangibile conferma della nottataccia. Gli offro un cappuccino mentre, tra un'imprecazione e l'altra, mi racconta di come ha trascorso tutta la notte sotto la pioggia vicino ad una recinzione dell’aeroporto che un aereo uscito di pista aveva travolto. Assodato che non c’erano vittime
perdo presto interesse alla conversazione. Lo saluto rapidamente e corro al lavoro. Dopo essermi connesso ad Argo ed aver dato una scorsa alle agenzie la mia attenzione viene attirata dal comunicato del Pulitzer. Solo allora acquisisce importanza un fatto riferitomi dal buon Michele a cui li per li non avevo dato peso: “Sai Paolo, quella notte ho sentito un forte boato che proveniva da nord. Avrei potuto giurare che non si trattava della “conseguenza” di un lampo. Non c’erano fulmini o quasi quella notte inoltre in quel momento la tempesta non era ancora al suo massimo d'intensita'”. E’ bastato un attimo, la febbre per La notizia e’ cominciata a salire, la passione per il mistero, mai sopita, e’ riemersa in tutta la sua forza, ma questa volta c’era qualcosa di piu’, qualcosa di diverso… un Desiderio che non avevo mai provato prima
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Un attimo di concentrazione per focalizzare il tutto ed ecco l’idea per passare all’azione: per il fine settimana mi rechero’ a Palo Laziale. Li’ trascorre parte del suo tempo il conte Massimo Pianzola, un mio vecchio compagno di scuola nonche’ “di branda” durante il corso Auc, un caro amico insomma. Max e’ appassionato di cavalli e ne possiede di bellissimi, cosi’ con la scusa di un'escursione con le sue magnifiche bestie potro’ recarmi a dare un'occhiata sul posto.Sabato mattina e’ una giornata grigia, minaccia pioggia, la solita fortuna. Dunque, la borsa l’ho fatta la sera, doccia, cappuccino e cornetto alla “Casina” e via verso Palo… in moto e’ un attimo. Non prendo l’acqua, e questo e’ gia’ qualcosa. Parcheggio l’XT vicino alla vecchia chiesa, mi lascio alle spalle l’Oasi del Wwf e mi inoltro tra le case del vecchio borgo di Alsium. Le case che un tempo risuonavano dei colpi di maglio dei fabbri, odoravano di pesce affumicato, erano illuminate da candele di sego, sono tutte ristrutturate in piccole villette ad uso di pochi eletti in cerca di pace ed isolamento… buffo pensare che a un passo c’e’ Ladispoli. Un’energica pacca sulla spalla mi riscuote dai miei pensieri “allora vecchio porco, dove sei andato a far danno ieri sera? Sei in ritardo… come al solito!” “Sangue blu non mente eh Max?”
“Non ho detto che la verita’, magari non proprio vecchio, ma in quanto al resto le tue occhiaie parlano da sole… Dai salutiamo Nicoletta e andiamo che ho gia’ fatto sellare i cavalli.”
Gia’ e’ vero ogni volta la stessa storia, la principessa Odescalchi… una gran bella donna… una volta. E’ a bordo piscina. Baciamano impeccabile (nonostante il solito Max mi punzecchiasse con una pagliuzza). Le solite due parole sul luogo e sulla squisita ospitalita'.
Mi sento a disagio. Non capisco. E’ strano per me.
Di corsa alle stalle. Il caro Max. conoscendo le mie abitudini mi ha armato con una bardella un superbo maremmano sfronzato, per lui si e’ fatto sellare un impareggiabile angloarabo, piu’ piccolo ma ugualmente robusto e sicuramente veloce. Sella inglese ovviamente.
Uscendo dalla tenuta di Paolo incrociamo Ludovica Sallustri e sua sorellina di ritorno da una cavalcata nei dintorni. Due splendide ragazze, lunghi capelli neri i cui morbidi ricci incorniciano dei profondi occhi neri ed un sorriso argentino. Un rapido saluto e proseguiamo.
…
Proprio due gran belle ragazze… a cavallo poi...
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Ops, scusate. Perdonate il sorriso ebete. Hem, dicevamo…Superata la ferrovia e l’Aurelia, dopo i primi dieci minuti al passo ci avviamo con andatura portante verso l’interno. Lasciamo cosi’ le tenute Odescalchi per inoltrarci nelle terre che furono dei Torlonia e prima ancora degli Anguillara. A Nord scorgiamo i ruderi della Torre Flavia con sullo sfondo i monti della Tolfa, stretti tra il chiassoso litorale e la sottile linea verde del Mignone, sulle cui sponde sembra si sia arenata la storia. Attraversare a cavallo quei monti e’ un po’ come entrare nell’Olimpo guidati da Giove. Ma non e’ oggi il tempo per questo viaggio.
Allunghiamo l’andatura fino a giungere nei pressi di Borgo Vaccina, per poi piegare decisamente verso est cominciando a salire verso Cerveteri, una delle antiche citta’ della dodecapoli etrusca. Cere si staglia sul colle di tufo d’innanzi a noi. Una strada a sud ovest del paese porta al colle della Banditaccia dove sorge la grandiosa necropoli. Superatala, costeggiamo tra le querce il fosso della Mola, cominciando appena a risalire fra piccoli dossi il lento declivio dei monti Sabatini, ripercorrendo l’antica arteria commerciale etrusca che collegava Cere con Vejo. fino alla zona dove dovrebbe essere situata la villa del professor Pizzetti.
Il tempo regge. Per fortuna.
Trovare la villa e’ facile, gia’ da lontano scorgiamo le nuove fuoristrada della Land rover in dotazione ai carabinieri. Villa poi e’ una parola grossa. Oramai tutto quello che rimane di quella che doveva essere un’ampia costruzione isolata non sono che pochi sassi fuligginosi che spuntano come neri pinnacoli fumanti da un immenso buco nero di fumo, fuliggine e fango. Il posto comunque e' ancora strettamente sorvegliato, e sono passati 2 giorni. C’e’ un gran brulicare di persone intorno ai resti ricoperti di melma nerastra. Alcuni, sebbene indossino la chiazzata non sono carabinieri, lo capisco dal basco nero anziche’ blu, un momento… hanno sul fregio l’ esagono con la fiamma delle unita’ Nbc di stanza a Rieti. Che ci fanno qui? Max, a cui avevo spiegato sommariamente la situazione durante il tragitto, mi fa cenno di proseguire per non attirare l’attenzione. I cavalli sono stranamente nervosi: l’angloarabo di Massimo trottigna, fatto assai inusuale per un cavallo che ha domato personalmente, la mia bestia invece e’ sull’ occhio, come se percepisse un qualche pericolo a noi invisibile.
Proseguiamo oltre fino a raggiungere il grande casale del Favotti, subito dietro una leggera cresta. I cavalli si calmano appena scavallato [;-)]. Il Favotti era attendente del padre di Max, il conte Massimo Carlo, l’ aiutante di campo di Umberto II e, all’epoca, vicecomandante dei corazzieri. Immaginatevi l’accoglienza: un arzillo vecchietto ultranovantenne dalle sopracciglia cespugliose, con un naso adunco e due occhi di un azzurro infinito, che si agita per cercare di servirci tra un signor Conte di qua e un Signor Conte di la'. La sua famiglia e’ molto numerosa, tra figli, nipoti e pronipoti, tutti ospitali e chiacchieroni, ma mi e’ impossibile descriverveli tutti. Sara’ qualcuno di loro a prendono cura dei cavalli. Ed ora un’altra “tassa” dal quale non possiamo esimerci: un interminabile pasto durante il quale e’ IMPOSSIBILE esimersi dall’assaggiare qualsiasi cosa.
Mi sento a disagio. Di nuovo quella strana sensazione.
Tra un ricordo della vita al Quirinale e i problemi dell’ulivatura imminente il discorso non puo’ non finire anche sul disastro della villa li’ accanto. Non so se vi e’ mai capitato di trovarvi in una situazione del genere, ma vi assicuro che e’ praticamente impossibile portare avanti un discorso coerente per piu’ di due minuti. Cerco cosi’ piu’ volte di indirizzare la conversazione su cio’ che Desidero sapere, a volte con domande dirette, a volte assecondando la loro voglia di raccontare.
Questo e’ quanto vengo a sapere: tutti dichiarano di aver sentito un unico forte boato, palesemente un’esplosione, seguita dal silenzio piu’ completo. Zia Gigia, che soffre d’insonnia, giura, facendosi ripetutamente il segno della croce, di aver visto un secondo prima dell’esplosione un unico lampo di luce azzurra, in quel momento non c’erano ne’ lampi ne’ tuoni. Raccontano di aver subito chiamato i pompieri ed essere usciti quasi tutti immediatamente a vedere cosa fosse successo, ma sotto la pioggia non sono riusciti a vedeva nulla, solo la villa che bruciava. Dicono che quando sono arrivati li’, assieme agli altri contadini delle poche case del circondario, c’era poco da fare oramai, ne’ grida, ne’ alcun segno di vita. Solo dopo mezz’ora sono arrivati non i pompieri ma i carabinieri, che hanno circondato i luogo e allontanato tutti. Confermano il carattere schivo e riservato del professor Pizzetti, ma non sanno dire assolutamente se il luminare fosse tornato o meno dal suo viaggio.
Degli archeologi suoi ospiti poi, senbra che fossero fantasmi. Nessuno ne sa nulla.
Il resto solo illazioni o supposizioni.
Mentre tutti parlano, riesco nella confusione a percepire qualcosa che attrae la mia attenzione. Il televisore e’ sintonizzato su Telelazio 69, in attesa degli anticipi di campionato c’e’ il telegiornale. Un servizio di cronaca sull’esplosione alla villa. Ai giornalisti e’ impedito avvicinarsi, si accontentano quindi di intervistare gli abitanti dei casali vicini. Si’, un attimo, adesso ve lo dico, ecco cosa mi ha colpito, state bene attenti. Un vecchi buttero intervistato dichiara di aver visto quella stessa sera uno strano uccellaccio aggirarsi da quelle parti, niente altro, perche’ subito dopo, lui vecchi buttero, e’ stato DISARCIONATO dal suo Marrone! Fantasie di un vecchio direte voi, fatto sta che oltre me ha sentito la stessa cosa il vecchio Favotti che bofonchia: “uccellaccio, ssse, era piu’ grande di un uomo… tutluca” (o tutlca o tucula… non ho capito bene se era un nome o un’ oscenita’). Fatto sta che da quel momento si chiude in un mutismo incomprensibile.
Finalmente il caffe’. Dopo la lunga operazione dei saluti, d’accordo con Max, facciamo un tentativo di avvicinarci ai resti della villa. Il disagio non mi abbandona.
Decidiamo di tentare l’arma del “cameratismo”. Io figlio di un generale e ufficiale della riserva, lui ha prestato servizio nei Carabinieri. Niente da fare, nemmeno uno stramaledetto compagno di corso entrato in Spe. Non si sbottonano, sul professore manco una parola, non ci fanno avvicinare: “circolarenonc’e’nulladavederee’statosolounincidenteorae’ tuttosottocontrollononsiamoautorizzatiadirealtro”.
Questo i ritornello che ripetono all’infinito. Sono a disagio anche con loro, non e’ possibile, praticamente sono nato in una caserma.
Cerco di vedere qualcosa. Non si vede nulla di particolare. No un attimo,
Max mi fa cenno che quelli del nucleo Nbc stanno armeggiando con degli strani attrezzi vicino a quelli che presumibilmente dovrebbero essere i resti del Tir. Metal detector o contatori geiger, non ne capisco molto di questi attrezzi. A questo punto decido di giocare il tutto per tutto. Lascio il mio cavallo a Max e cerco di avviarmi con passo deciso verso i resti del Tir. Dichiaro di essere un giornalista Rai… il diritto di informazione… il pericolo di un disastro ambientale… la gente deve sapere.E ci rimedio un calcio di Ar 70/90 in faccia. Quanto fa male. Il labbro mi
pulsa, i denti… no per fortuna ci sono tutti. Mi e’ andata male, la Rai e’ gia’ stata mandata via ieri assieme agli altri giornalisti. Prendono le mie generalita’ e mi intimano di allontanarmi, pena altrimenti l’arresto immediato.Non c’e’ altro da fare… per ora.
Rimontiamo a cavallo e facciamo per allontanarci al passo in direzione del fosso della Mola. Butto un’ultima occhiata in direzione della villa del professore. Una macchina nera, blindata, con i vetri oscurati, passare oltre il cordone di carabinieri che circonda il luogo del disastro. La targa, cazzo, a targa, io (si lo ammetto) a quella distanza non ci vedo molto bene, strattono Max per un braccio e gli indico la macchina “la targa Max, leggi la targa!”
“Niente, da fare, Paolo, accidenti, troppo tardi, o quasi… aspetta non era CV seguito da numeri… si’ era CV!”
“CV? Ma che roba e’?”
“Citta' del Vaticano, mi sa che sono le nuove targhe”Comincia a piovere.
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Domenica mattina.
Sono a casa. Sul letto. Disteso.
Ripenso. No non a quanto ho visto e sentito ieri.
O meglio, si’ anche a quello, cosa fare lunedi’: In Rai ovviamente, un salto alla cronaca e al T3 regionale. Parlarne con il “mio” deputato e spingerlo a fare un’interrogazione parlamentare? Bah, lenta e inutile… sempre ammesso che la faccia. Una visita di cortesia al comando generale dell’Arma… no, non dal comandante, non e’ ancora il momento, basteranno due chiacchiere con il Maresciallo Marino. E poi, certo, una telefonata al Capitano Pisapia, a casa pero’, per un appuntamento, a Forte Braschi qualcosa dovranno pur sapere. Una telefonata, anche se gia' so che sara' inutile anche alla nostre ambasciate in India e in Cina, per vedere se sanno qualcosa del Professore. Sicuramente un salto a trovare Gastone, gli offriro’ il pranzo, lui lavora all’Archivio Vaticano… non so quanto servira’. Uccelli, uccellacci, mmmm, dovro’ anche sfogliare un dizionario dei simboli, non si sa mai. E perche’ no, contattare il Wwf… uccelli, radiazioni. Potrei anche metterne a parte quelli del Pathos, tra loro forse c'e' chi ha il sapere, chi vede oltre, e forse mi potrebbe mettere sulla "pista" giusta, in fondo sono un aspirante empathico no?Ma a questo ci pensavo prima. Adesso stavo pensando a quella mia strana sensazione di disagio. Cos’era? Una sensazione orribile, come nel classico sogno che fai da ragazzo, in cui ti trovi nudo, completamente nudo, in mezzo ad altra gente e non sai come coprirti. Gli altri non s’accorgono di nulla li’ per li’, ma tu sai, sei perfettamente conscio, di essere nudo, e non sai che fare.
Ecco, ora forse lo avevo capito. Il Velo, il velo che si stava squarciando, la mia condizione di apprendista empathico mi metteva in difficolta' tra i non risvegliati. Si’ era come sentirsi dentro un’energia sconosciuta, ancora incomprensibile, senza controllo. Che muta costantemente.
Ora mi sembrava addirittura buffa.
Come quella volta che sono entrato in una specie di disco-pub. Il classico locale, buio, fumoso, chiassoso. Pieno di gente che beveva, parlava, fumava e beveva. Guardo verso il bancone e vedo una bellissima ragazza in mutande di pizzo e reggiseno appoggiata al bancone mentre beve una birra. Sgrano gli occhi. Me li strofino. Lei era sempre li’, praticamente nuda. E il bello era che la gente intorno sembrava non accorgersi di nulla! Pazzesco. Quindi ho pensato l’unica cosa logica in quel frangente: “Oddio, la super vista. E’ fuori controllo!”.
Era la cubista che stava in pausa.
E che cubista…Che ragazza…
…azza…
…
e che notte ...
…Dice di Scusarsi. Che non c’e’ niente da fare. Perche’ questa volta l’Io protagonista e’ proprio andato in tilt, perso tra le cosce di chissa' quale sua ex. L’Io narrante si adopera cosi’ immediatamente per censurarlo altrimenti potrebbero essere entrambi subito espulsi dal Pathos. Prima ancora di esservi entrati del tutto. A questo punto l’Io narrante riflette sulla sua condizione di sfiga, con tanto lavoro e mai un piacere in prima persona. Provvede quindi a salutare tutti gli empathici con un bacio. In attesa che si possa riprendere il filo.
Paolo Malatesta
PATHOS NEWS 24 settembre 1999
CHIUSA L'INCHIESTA SUL DISASTRO DI CERVETERI
E' STATA UNA CATASTROFE NATURALE
L'INTERPOL E' ALLA RICERCA DEL PROFESSOR PIZZETTIIl disastro avvenuto la notte del 15 settembre nella villa del prof. Agenore Pizzetti, a Cerveteri, trova la sua spiegazione in un raro evento naturale.
Una sfortunata serie di coincidenze ha fatto il resto e ha provocato la morte di almeno 15 persone.
Nella villa, secondo il rapporto della polizia, erano presenti alcuni archeologi, collaboratori del prof. Pizzetti, intenti in sondaggi e ricerche sulla vita degli Etruschi. Una fuoriuscita improvvisa di anidride solforosa di origine vulcanica ha soffocato tutti i componenti dell'equipe di ricerca. Gli esperti del Ministero dalla Difesa, interrogati in proposito, hanno dichiarato che si tratta di un fenomeno raro, ma non unico. Infatti, nello stesso giorno, una mandria di mucche e' stata soffocata dai gas in una vallone, presso Marino.
La violenta tempesta che si e' abbattuta, subito dopo, nella zona ha aggravato la situazione. Un fulmine ha colpito un deposito di materiale infiammabile e l'esplosione ha distrutto la villa, rendendo quasi irriconoscibili i cadaveri.
L'ambasciata americana a Roma, ha comunicato che gli studiosi, tutti americani, erano guidati da Rutiger Bergstein, proprietario dell'Heidelberger Hof, una nota birreria-ristorante di Chicago. Mister Bergstein era un tipo eccentrico, schivo e solitario, dedito da qualche tempo a ricerche e studi sull'antichita' dei popoli Italici. La ricomposizione dei corpi e il loro riconoscimento sarà compiuto direttamente negli Stati Uniti, dove le salme sono state trasportate a cura del Governo americano.
Purtroppo non ci sono notizie del professor Pizzetti, il proprietario della villa. La sua domestica a ore, residente a Cerveteri, ha riferito agli inquirenti che il professore era partito all'inizio di luglio per l'Himalaya, pregandola di non preoccuparsi, poiche' per tutta la durata della sua assenza la villa sarebbe stata sotto la custodia dei suoi "amici americani".Giorgio Pulitzer
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