Il sogno del D/Istruttore
  di Marco Oreste Mario Migliorini


Il cielo pomeridiano è azzurro puro. Un uomo stanco e sudato cammina nel campo, la zappa pesante sulla spalla. La camicia impolverata, il cappello madido. Lo scarpone incrostato calca tra le file di giovani cavoli, verdi e lucidi dopo la pioggia recente.
Il sudore incolla il bordo del mirino alla fronte. Sotto l'aereo si apre un varco nel lenzuolo di nuvole, le tre ciminiere dell'acciaieria a Essen:
"Bombe fuori!".
Dato il segnale della bordata micidiale, le testa del guardiamarina si spacca.
Nel tardo pomeriggio un uomo stanco, sporco e sudato, dopo il lavoro passa attraverso il fango del campo con la zappa in spalla varcando le file di cavoli verdi.
Dopo la salva, l'ordine di carica scioglie lo spasimo della disperazione, avanzano seguendo accecati il lampo delle loro stesse lunghe baionette. Perché la fila dei nemici resta così calma?
Il giovane nemico raccoglie il coltello e lo pianta nel cranio canuto, tanto forte che la lama si pezza.
Un uomo e la sua zappa vanno a fatica nel campo dopo la dura giornata di lavoro tra le file di cavoli.
Non si vede nulla con la maschera, con questo fumo, non si riesce a respirare; dove sono le trincee da prendere? Cos'è quello?
Da uomini incappucciati la molotov e le fucilate gli volano addosso come arpie.
Un uomo con la zappa attraversa il campo di cavoli.
Lo straniero ha aperto cautamente, teme un attacco notturno di razzisti, stringe più forte il forcone quando vede una fiamma improvvisa nella notte.
Il nido di mitragliatrici che ti sega in due, soldato.
Un uomo cammina tra i cavoli.
Il guerriero si fa avanti, ma è vecchio e debole. E ha mal di denti, incespica e cade. L'arma gli cade.
Imbracciano e scaricano la salva in un sol gesto, a bruciapelo.
Un uomo.
La fregata si inclina, spinta dal vento dietro la feluca, i pirati scaricano una pioggia di palle.
La granata dell'antiaerea sale dritta come un pugno nero, dritto nell'ottica del bombardiere.
I  cavoli sentono passare l'uomo con la zappa, sono riconoscenti e  crescono.
Io sono l'uomo con la zappa, il puntatore nel bombardiere, il vecchio guerriero, lo straniero impaurito, il fantaccino, il guardiamarina, il fante col moschetto. Io sono un distruttore io sono un distruttore io sono un distruttoreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
"MOMM, svegliati. Che hai?", la voce di Farkas è un barattolo di vetro al supermercato.
"Ho fatto un brutto sogno. Devo aver mangiato male."
"Se ci siamo fatti la pastina. Io dico che passi troppo tempo su quel puzzle."
"Senti, mettiti a dividere i pezzi, invece: gli stendardi a righe rosse e gialle. Io mi faccio ancora un'ora di sonno."
Uhuhuhuhuh... Uh... U... U... U... U... n... a... do... n... na... unadonna. Una donn-. Una donna mi vie-. Demetra mi viene incontro nel salone inclinato. No, non viene verso di me. Cammina veloce con la sua solita faccia incazzata e sembra non vedermi. Però! L'abito da sera le sta proprio bene! Sembra quasi alta! E tutti quei gioielli! Good gosh, che idea m'è venuta di mettermi in smoking, guarda che bel fichetto che sembro nello specchio del salone storto. Bhe, 'se non puoi frenare accelera', la fermo e ci parlo. Ehi, Demetra! Ehi! N'dò corri? Ehi! Non mi senti? Hova a fenébe rohámsz? Sono così preso che l'uomo in smoking sembra apparire dal nulla.
"Figlio del Pathos,
tu hai camminato a lungo sulla via di Distruzione e ne hai rispettato sempre gli insegnamenti."
Un momento! Fammi spiegare! Lo so chi sei!
È bassetto coi baffetti e parla con autorità totale.
"Le decisioni che hai preso, anche quando erano in pericolo gli interessi e la vita dei tuoi fratelli in Distruzione,
non..."
Aspetta. Mi si torcono le budella. Un attimo.
"La gravita' di questo comportamento e' evidente. Gia' solo per questo avresti meritato la morte."
Aspe'... Sparito. Devo ritrovarlo. Forse se chiedo a Demetra. Lei mi deve qualcosa. Io ho trovato la ALIVE. Io ho trovato Majere, cioè, Lazar. Demetra è passata in questo corridoio, tra le cabine della cucina, di qua si esce sul ponte. Che casino! Che fanno? Sono terrorizzati! Che folla. Tutti in smoking... che freddo... C'è troppa gente per le scialuppe. La banda che suona, i passeggeri della prima classe. Devo entrare e trovare delle corde per legare i rottami! L'acqua è troppo fredda per aspettare l'arrivo del 'Carpathia'!
"La morte per aver agito contro le Note che ti hanno accolto nella loro casa  e ti hanno offerto la loro protezione."
Che protezione? Non in questa catastrofe! Era un'operazione Pathos! La nave si inclina! È troppo presto! Cos'è questa luce?! Il 'Titanic' è affondato di notte! Devo saltaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahahahahahahahaha...
Grlp! Glbbbbbbb! Mmmmmm! 'La nafta mi entra in bocca come una caramella strutta'. Pfuah! Pthu! Pthu! Accc... a fenébe! L'acqua non è poi così fredda, ce la posso fare. Ce la posso fare. Sole alto, mare calmo. Calma, Marco. Nuota fino a quei rottami, c'è un'altro naufrago. Non è giusto quello che mi fate. Non è maledettamente giusto. L'altro naufrago è immobile. Mi avvicino a rana, uno - duuue. Uno, duuue. Uno... È Misha! Mi guarda con quella sua faccia ombrosa, carica sempre di minacce. "Ehi! Misha! Misha!" nessuna risposta, mi fissa serio. "Misha, non so cosa succede, ma devi darmi un straccio di spiegazione. Litighiamo poi, d'accordo? Aho!? Me senti?" lo afferro per la spalla per scuoterlo. Mi si gira davanti come una trottola. Se lo sono mangiato i pescicani. È solo un mezzo torso, se lo sono mangiato i pescecani. Leggo il bordino del camisaccio:
"Indianapolis."
Questo non è il racconto del racconto in un maledetto film. Non verranno mai a salvarci. Non voglio essre mangiato dagli squali. Non voglio! Devo trovare dei rottami, altri naufraghi! Calma. Nuota piano. Piano. Era una pinna quella? Piano. Calma. Jaj! Una scialuppa! dietro di me, silenziosa.
"Ehi! Lads! Pull me up! Pull me up! Come o..."
Una mano mi agguanta per il camisaccio e mi tira su come fossi un pupazzo. Mi trovo faccia a faccia con la faccia tonda coi baffetti:
"...le tue azioni, sempre piu' guidate da Enigma e Discordia, piu' che da Distruzione, hai condotto a morte..."
Ti prego. Non ho mai pregato nessuno se non te! Posso spiegare anche se non ho il mio cactus! Mi fai male! Lasciami spiegare!
"Marco Oreste Mario Migliorini,.."
No! Chiudi gli occhi! Chiudi gli occhi! Non mi buttare giù!
Ahi! Che botta! Oh, almeno è sabbia, una spiaggia sabbiosa. Non sono qui a fare il turista! e poi mi scotto subito! devo ritrovare il Volto. Non può togliermi questo! Ecco due uomini sulla spiaggia, proprio davanti al mare. Corro nella sabbia rovente. Ecco: lo sapevo. Pan. "Pan, ascoltami, devi starmi a sentire. Se davvero avessi volto nuocervi vi consegnavo all'Assenza nella Serbia meridionale e te a Belgrado, non puoi dubitare di questo. Non pensate di fare scherzi, voi due: dovete darmi ascolto. Piantatela di guardare il mare con le mani sui fianchi. Siete ridicoli in quei gonnellini di paglia, ascoltate..." Si voltano e gli occhi dell'uomo baffuto troncherebbero qualsiasi discorso, fermerebbero le pallottole:
"...con effetto da ora che tu sia maledetto nel nome dell'Artefice..."
E peggio di una fucilata, di una percossa forte, di aver tagliato un cernecchio. Alzano il braccio indicando il mare e quella cosa che ne viene. Quel muro che vien qua grigio. Tsunami. È proprio veloce. In ogni caso io non avrei neanche la forza di avere paura. Qualcos'altro mi si spacca dentro e tutto è verdemare.
Anzi è azzurro come l'ombretto sulle palpebre della Rewinsky.
"Monica... Sto dimmerda, se mi passi il termine... Mi sta succedendo una cosa terribile. Non possono farmi questo. Si', non mi sorridere con tutti quei denti. Fate quello che volete ma non questo. Accetto tutto: non questo." L'assistente di volo si avvicina con la lista dei vini. Ha i baffetti: l'assistente, non la lista.
"Con effetto da ora la tua vita è nelle mani..."
"NO! No! Nyet! Nein! Don't! Nem!Nie! Nou! NON LORO!"
La lista dei vini del dirigibile Hindemburg, viaggio del sei maggio millenovecentotrentasette. Poi un colpo un lampo e calore.
Luce calore. Barcollo sotto il peso improvviso della zappa, quasi mi cade il cappello di paglia, ignoro la montagna circondata di nubi e mi incammino al bordo dei campi, accanto al corteo di schiavi e segretari. L'uomo si sporge dalla lettiga scostando le tendine con un sorrisetto affabile e definitivo:
"Con effetto da ora tu non sei piu' sulla via di Distruzione."
Questo lo dici tu, Padre. Tiro dritto senza guardare. Non te la do vinta, non mi vedrai piangere! Mi butto in un taverna a ubriacarmi appena arrivo a Pompei, per Marte! Che mmminchia è tutto 'sto fumo?
Farkas lo scuote con una pedata:
"MOMM, sveglia. È tutto il giorno che dormi sulla poltrona Devi chiamare Zoppi. Che devo fare col puzzle?"
"Dopo, Farky. Dividi i remi. Dormo."
MOMM si e' riaddormentato sulla poltrona dello studio, nonostante fosse impegnato a comporre un difficile puzzle di 12.000 pezzi sulla battaglia di Lepanto.
Buio. Esterno notte. L'unica fonte di luce e' una Luna piena straordinariamente grande e luminosa...
Sogna, distruttore perduto, sogna.
 

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