SOGNO
DI MORTE
di Dario Cherubino
Seduto sulle fredde sponde del mare nero del coma, stavo a guardare. Onde di nera pece, immobili da millenni, scrutavano la mia figura nella solitudine dell'inarrivabile nulla. Un solo passo, e ne sarei stato inghiottito. Un solo passo, e, invischiato nel liquame putrescente dell'oblio, avrei perso ogni sogno. Ma forse era proprio la perdita dei miei sogni che mi aveva portato sulle sponde di questo silente mare. Attendevo, percependo l'annullamento di ogni pensiero, di ogni sensazione, di ogni sentimento. Il nulla aveva preso forma davanti ai miei piedi, e mi fissava con abbacinante lussuria. Sensuale, il suo richiamo era sempre più forte, perché quando tutto ciò che ti rimane è il dolore, il nulla sembra essere l'unica via d'uscita. L'Uomo nasce e muore innumerevoli volte nel corso di una sola vita, e ogni volta morire è più doloroso. Ma vale la pena soffrire così tanto per rinascere, quando poi si ha la certezza della nuova morte? Nudo, attendevo, come un antico rettile, che la mia nuova pelle si formasse e sostituisse quella vecchia. Ma quanto penosa è l'incognita attesa senza tempo. E, soprattutto, chi ha la certezza della rinascita? Solitario, negli intricati meandri del mio cuore dove nessuno può penetrare, stavo a guardare. Mi alzai in piedi, fissando le tenebre del mare del coma. Il viaggio nel nulla era stato deciso.
Poi, per un attimo, un riflesso di luce ruppe la malia. Mi girai e vidi,
in fondo, oltre i monti di cristallo, l'universo colorato che stavo abbandonando.
Solo i colori. Vidi solo quello. Per un attimo. Ma bastò. Sorrisi.
Sfiorai con le dita il mio freddo Sogno di Morte, e poi tornai indietro.
Come sempre, avrei atteso la mia rinascita.
PATHOS ©
1999
Associazione di Letteratura
Interattiva