Nel Bel Mezzo della Gelida Siberia… (Parte Seconda)
di Autori Vari
10 Ottobre 1999
Il dottor Sorgente verificò per l’ennesima volta l’elenco dell’attrezzatura che avrebbero portato con loro occultata in modo opportuno:
-Radio auricolari (queste le portava Flavius: erano utili perché si potevano facilmente occultare sotto i cappucci delle mute da sub e dei vestiti, mentre il microfono poteva facilmente essere occultato tra i vestiti stessi, all'altezza del collo o del bavero degli abiti). Anche se le scoprivano era sempre possibile dire che le usavano normalmente in laboratorio;
-Rilevatori di radioattività assorbita (sono elettroscopi a foglie d'oro) di tipo tattico e personale;
-Contatore gaiger (questi due si usavano nei laboratori per rilevare sostanze radioattive);
-Alcuni reagenti di laboratorio (tra questi quelli che servivano per rilevare sostanze specifiche: tipo armi chimiche e veleni, ecc.);
-Antidoti multivalenti per veleni ed armi NBC (come per esempio il BAL);
-Una buona scorta di dimetilsolfossido e di N-isopropil-adenosin-monosolfato;
-Computer portatile con sistema di crittazione/decrittazione (gentilmente fornito dai sig. Stefano Spock e Lanticina...), nonché modem per telefonino satellitare;
-Telefono satellitare;
-Materiale pronto soccorso e siringhe ipodermiche;
-Mute da sub (tenevano molto caldo);
-Blue Jeans (MOMM aveva detto che erano un'ottimo metodo di coruzione insieme all'apparecchiatura elettronica in genere. Un ingegnere chimico là guadagnava circa 100$ al mese);
-Tute Chemturion e delle maschere antigas;
-Filo da pesca in dakron;
-Reagentario vario;Poi passò ad analizzare il materiale che MOMM avrebbe fatto loro trovare in un capannone di Novisibirsk:
-Radio mutifrequenza;
-Un GPS;
-Visori notturni;
-Gruppo elettrogeno termoresistente con batterie;
-Giubbotti anti proiettile;
-Binocoli (normale e a infrarossi) e macchine fotografiche (anche pellicola a I.R:) ,videocamera;
-2 pistole di grosso calibro con relativi caricatori;
-2 mitra AK 74 accorciato con calciolo ripiegabile;
-6 granate a mano;
-Un paio di coltelli da combattimento (tipo rambo);
-Degli apparecchi simili agli spargitori di diserbanti portatili (qualcosa tipo liquidator, ma a livello professionale).
Dentro il capannone ci sarebbe stato un camion che conteneva tutta la roba, ed un buon fuoristrada rinforzato (o comunque un mezzo adatto agli spostamenti in luoghi anche impervi), con delle provviste per 6 persone per 1 mese circa, più tutto il necessario per sopravvivere (tende, desalinatori, bussole, cartine delle zone limitrofe e non, fornelletti a gas, corde e rampini, ecc.).Guardando quell’elenco il dottor Sorgente si chiese preoccupato se non stessero per andare in guerra.
11 Ottobre 1999 – Ore 10:30
Era una splendida mattina di inizio Ottobre, faceva insolitamente caldo e qualcuno girava ancora a maniche corte, evidentemente convinto che l'estate non fosse ancora finita. L'aeroporto di Fiumicino era gremito di gente in attesa di partire e gruppi di turisti (fra i quali molti giapponesi...ci sono sempre i giapponesi) si aggiravano con aria spersa cercando di capire dove e come arrivare dove dovevano andare.
L'appuntamento era per le 10:30 di fronte al Check-In della Aeroflot, l'aereo partiva, sempre che non ci fossero stati ritardi, alle 11:45.Il dott. Sorgente arrivò alle 10:30, puntuale come un orologio svizzero. Aveva due valigioni con se, oltre a tutti i contenitori che portavano il materiale da laboratorio da caricare sull'aereo. Era vestito in maniera abbastanza pesante per la temperatura che faceva: aveva una camicia pesante ed un maglione legato attorno alla vita, su di un jeans dal colore scuro. All’ultimo momento, prima di partire per Roma, aveva afferrato il suo coltellino svizzero multiuso ed era passato di corsa in laboratorio a prendere un apparecchio che rilevava i campi elettromagnetici (piccolo come un pacchetto di sigarette ed utile per verificare se qualcuno aveva installato cimici o roba del genere nelle stanze). Flavius arrivò senza correre, era in giacca e cravatta, vestito in modo impeccabile, i capelli legati a treccia e gli occhiali scuri. I voluminosi bagagli vennero caricati con non poco sforzo. Raggiunse gli altri che salutò uno per uno, togliendosi gli occhiali.
Si soffermò su Gianna:
"E' un piacere incontrarti, sono Flavius Spiner tu dovresti essere Gianna vero? L'amica di Gloria..."
Marzia arrivò all'ultimo momento, trafelata e carica di bagagli. Sorrise a tutti.
"Salve! Portate le pelli di foca?" Poi si avviò a fare il check in. Dopo averlo superato, si avvicinò al dottor Sorgente:
"Esimio dottore, come va?"
Sorridendo, ma con aria pensierosa, il dottore rispose:
"Bene. E speriamo che continui così....."
Marzia si allontanò un attimo per parlare al cellulare mentre arrivava anche Francesco, trafelato ed in ritardo come al solito, trascinandosi dietro due valigioni ed un grosso zaino da montagna.
"Non si può certo dire che la puntualità sia il vostro forte.....cominciavo a pensare che vi foste tirati indietro...!!!" Lo accolse il dottore.
"Ciao Genna' finalmente pronti a partire, speriamo che Marzia si ricordi di spegnere il telefono prima di partire".
"Glielo ricordiamo noi, non ti preoccupare!"Verso le 11:00 il gruppo era completo. Una volta superate le formalità, il dottor Sorgente guidò tutti verso il Gate 7 dove era annunciata la partenza dell’aereo. Sarebbe stato un lungo viaggio (5 ore e 1/2 fino a Mosca e poi circa altre sette per raggiungere Novisibirsk). L'imbarco fu praticamente immediato, mentre salivano sull'aereo Marzia avvicinò al dottore:
"Senti Gennaro, non è che qualche volta mi permetteresti di utilizzare il tuo portatile per leggere la posta? Ho imparato a memoria i settaggi per arrivare alla mia Mailbox e, dato che farò in modo di lasciare copia dei messaggi letti in casella, posso cancellare ogni messaggio non appena ho finito di leggere ed inviare. Mi basterebbe farlo un paio di volte a settimana, per non intasare troppo la casella postale...”
"Certo. Nessun problema."
“E poi c'è la faccenda Venosta in sospeso..." Sorrise un po' imbarazzata: "mi dispiace davvero che tu sia stato legato ad un simile individuo..."
"Sono stato? Perché parli al passato? Chi ti dice che non lo sia ancora...... e chi ti dice che sia un male....." L’espressione del dottore era assolutamente neutra ed indecifrabile. Con un ultimo sorriso Marzia si girò e si avviò verso il suo posto. I loro posti erano nella prima classe e le hostess offrirono loro da bere spumante o, a richiesta, analcolici.
Puntuale come un orologio (nonostante fossero girate voci di aerei che non erano partiti per mancanza di carburante), l'aereo si sollevò da terra e partì alla volta di Mosca. Era una splendida giornata priva di nuvole, il cielo azzurro splendeva attorno a loro e sotto di loro la terra scorreva rapidamente. Il viaggio era tranquillo (avevano la possibilità di scegliere i film fra: "Eyes Wide Shut", "Sogno di una Notte di Mezza Estate", "Notting Hill" e "C'e' Posta per te"), privo di turbolenze e vento contrario a rallentare il volo. Sembrava quasi che una mano superiore stesse incoraggiando la loro avventura.
Ad un certo punto si avvicinò loro una figura famigliare. Aveva i capelli rame, lunghi, occhi neri seri e ironici, e vestiva di scuro. Fece un piccolo inchino all'indirizzo del Dott. Sorgente.
"Signore, Signori. Ultimamente ho desiderato, oserei dire, con foga, tornare in Siberia..." Sorrise con un angolo della bocca.. "Chissà perché è un luogo che m’attira… Dottore, se mi cerca sono al mio posto..Sogno di una notte di mezza estate è una delle commedie dell'Inglese, che prediligo, anche se all'epoca, vedere Titania nelle vesti di un uomo barbuto, mi ha sempre sconcertato...." Con un altro sguardo circolare a tutti e un sorriso, Rubedo fece per tornare al suo posto.
"Signorina, un momento!" Flavius si alzò dal sedile sporgendosi. "Nessuno ci ha ancora presentati..." Porgendo la mano destra. "Sono Flavius Spiner"Alle 17:15 cominciò l'atterraggio verso Mosca, li avrebbero dovuto aspettare fino alle 21:15 per partire per Novosibirsk. Quando scesero la hostess li sconsigliò di avventurarvi per Mosca:
"It requires a long time to go there, you'll risk to lose your plane".
Alle 21:15 erano già seduti sull'aeroplano per Novosibirsk, venne loro servita la cena mentre un documentario spiegava che la Siberia non era così fredda come si diceva, in realtà i veri mesi invernali erano Dicembre, Gennaio e Febbraio, il clima era si un po' rigido ma continentale. Si svegliarono verso le 4:00 del mattino quando le hostess fecero il giro per avvisare i passeggeri (che non erano molti) avvertendo che l'aereo stava per atterrare. Quando finalmente, recuperati i bagagli con fatica, uscirono dalla dogana, stanchi e un po' infreddoliti (del resto in Italia non faceva ancora così freddo, specialmente a Roma), si guardarono attorno un po' smarriti e finalmente notarono un uomo con un cartello con su scritto: "Dottor Sorgientie".
Il dott. Sorgente si diresse verso l'uomo con il gruppo alle calcagna. Appena gli fu davanti alzò una mano in segno di saluto:
"Hi! Do you speak english, really?". Poi, senza attendere la risposta: "Ok! I'm Sorgente. And this is my group. These are Marzia Possenti and Flavius Spiner. There are Francesco De Principe, Alex Gloom and my secretary, Gianna .......Over there Rubedo, a my assistent.....Ok, we are ready to go. What's your name?"
12 Ottobre 1999
IL DOTTOR SORGENTE IN RUSSIA
Ieri mattina alle 11:45 il Dottor Sorgente, famoso ricercatore dell'Università di Napoli, è partito insieme alla sua equipe alla volta della Russia, Novosibirsk, per uno scambio culturale e scientifico fra le due università.
L'esimio ricercatore, intervistato, ha detto: "E' un'occasione unica di cambio di conoscenze fra scienziati, un fulgido esempio che pur parlando lingue diverse l'amore per la scienza è lo stesso."
Il dottore restera' in Russia per circa tre settimane.Giorgio Pulitzer
Pathos News - Dai Fatti alle Parole
Siberia: Novosibirsk – Martedì 12 Ottobre 1999 – Ore 5 del Mattino
L'uomo che li stava aspettando sorrise e strinse la mano a tutti quanti con grande susseguio poi fece loro cenno di seguirlo. Fuori li aspettava un piccolo pulmino dove caricare i bagagli.
"Now, I'll bring you to your rooms, I think you are tired"
Non parlava molto bene l'inglese, era chiaro che era più abituato a leggerlo. Mentre s’inoltravano per le ampie vie di Novosibirsk, il freddo pungente li spinse a stringersi nei cappotti e nelle giacche che si erano portati appresso. Nonostante l'ora alcune figure camminavano lungo i marciapiedi, probabilmente persone che andavano al lavoro.
Novosibirsk era una città imponente, ma a quell'ora non avevano molta voglia di fare i turisti, erano attirati molto di più dalla prospettiva di un bel letto caldo. Dopo un'oretta circa, arrivarono finalmente ad un'altra cittadina, più che altro composta da grandi edifici con scritte in cirillico.
"Akademgorodok!" Annunciò sorridente l'uomo. "Tomorrow, in the later morning, we'll do a tour of the City of Science!"
Il pulmino si fermò sotto un edificio imponente, l'autista e l'uomo li aiutarono a scaricare i bagagli e li guidarono al settimo piano, dove li aspettavano delle stanze dall'aria molto accogliente (tutte singole e quella del dottore molto più grande e più bella delle altre).
L'uomo assegnò loro gli alloggi e poi se n’andò lasciando al dottore il programma del giorno dopo:
"Thursday 12 Oktober,
10:00 - Tour of Akademgorodok
12:00 - Party with Doctors
13:00 - Dinner
15:00 - 18:00 - Tour of Novosibirsk
19:00 - Party with Authority"“I'll be there at 9:30 to bring you around Akademgorodok!” Ogni volta che pronunciava il nome della città universitaria i suoi occhi brillavano e il petto sembrava gonfiarsi tutto d’orgoglio.
"Ragazzi! Un po' impegnativo, che ne dite? Non credo che ci lasceranno molto tempo da soli..." Commentò Marzia sottovoce.
Una volta solo il dottore si fece un giro della stanza, cercando di notare se da qualche parte ci fossero delle telecamere. Poi spense tutti gli apparecchi elettrici e fece un giro d’ogni angolo della stanza, vedendo se il suo apparecchietto si metteva a vibrare (il che, perlomeno, avrebbe dato il sospetto della presenza di telecamere e/o microfoni nascosti).
Rubedo, sola nella sua stanza si fece una doccia bollente, poi si mise lo smalto. Alla fine fece molte boccacce agli specchi della stanza.
“Dicono che ritardi le rughe…” Commentò sorridendo divertita a se stessa.
Non appena fu nella sua stanza Francesco controllò se ci fossero microfoni e diede una occhiata a cosa si vedeva dalla finestra.
Le perlustrazioni del dottor Sorgente e del signor De Principe non sortirono effetto, le loro stanze sembravano pulite. Il dottore aspettò un po’, poi uscì lungo il corridoio quasi silenzioso, gli unici rumori provenivano dalle stanze dei suoi compagni, suoni normali, di chi si sta preparando ad andare a letto.
Il piano nel quale si trovavano era composto da un lungo corridoio con molte porte chiuse e finiva in una scala che scendeva al pian terreno. C’erano due ascensori, nessuno dei due in movimento. Nel corridoio, nell’angolo vicino agli ascensori e dalla parte opposta, c’erano due telecamere.
Una finestra dava su di un enorme spiazzo circondato da grandi palazzi in puro stile comunista.
La finestra dava sull'entrata, non c'era nessuno per strada, il silenzio era quasi totale. Il dottor Sorgente si affacciò alla finestra, poi rientrò tranquillamente in camera sua.
Siberia: Akademgorodok – Martedì 12 Ottobre 1999 – Ore 9:00
Alle 8:30 squillò il telefono in tutte le camere ed una voce flautata di donna disse:
"Good Morning is 8:30, the Breakfast will be served at the first floor at 9 o'clock.""Si, va bene, mi alzo...mi alzo...nemmeno in Siberia si può dormire in pace la mattina!" Marzia cominciò a stiracchiarsi nel letto, con aria pigra e sorniona...
Francesco afferrò la cornetta e sbraitò "C'at vegna un cancher!!", poi con gli occhi semichiusi si avviò verso il bagno.
Il dottor Sorgente saltò giù dal letto e passò a bussare alle porte di tutti quanti.
Quando bussò alla porta di Marzia gli arrivò un accidenti pronunciato a denti stretti e Marzia finalmente si alzò e si preparò per uscire. Alle 9,00, a malincuore, scendeva per la colazione.
Alla porta di Rubedo, si sentiva una musica che sembra "Molly Malone", alle 9 scese anche lei.
Quando arrivò a quella di Francesco si beccò un insulto che per fortuna non riuscì a comprendere.
Flavius era gia sveglio da mezz'ora... non aveva passato una buona nottata, non riusciva a prender sonno ed era rimasto sveglio per qualche ora... Si vestì velocemente, e si stava preparando a scendere quando il dottore arrivò anche alla sua porta.
“Te sempre a rompere le palle sei?!?!? Sto per scendere, calmati!"
Alle 9 precise, il dottore, era a colazione.
Alle 9.05, Francesco, uscì lavato e profumato, nonché ancora addormentato. Con passo strascicato e spalle curve si avviò verso il refettorio guidato dal naso e dal subconscio. Ignorando tutti i commensali si sedette con l'agilità di una betoniera e come il suddetto mezzo cominciò ad ingurgitare caffè e paste.
La colazione era abbondante e degna di nota. Venne loro offerta la possibilità di scegliere fra una colazione di tipo continentale (caffè all'americana, tè, latte, brioche, succo d'arancia, marmellatine varie, burro, qualche salume), oppure russa (salsicce, wurstel di vario tipo, salsine strane e dall'aspetto poco raccomandabile, un caffè forte, vodka, te). Il servizio era a buffet. La sala in cui si trovavano era enorme, doveva essere una mensa per gli studenti, evidentemente chiusa per ospitare solo loro. Su di un lato della parete c'era un'enorme vetrata che dava sul campus pieno di studenti. Era una bellissima giornata e sembrava non facesse troppo freddo, nonostante i passanti indossassero tutti pesanti cappotti. Sull'altro lato della mensa spiccava enorme una specie di stemma. Una sigma maiuscola al centro di un cerchio.
“mmm.......Sigma, S cirillica (credo), il simbolo della Somma, Scienza? Dietro sembra il simbolo di un elettrocardiogramma...mah..” Commentò Rubedo sorridendo agli altri. Si sedette e si pigliò caffè succo d’arancia e crakers integrali con nutella!
Flavius fece colazione con un misto tra la continentale e quella russa, prese caffè forte e vodka ma anche succo d'arancia ed un paio di brioche... mentre mangiava guardò esterrefatto Gennaro che si abbuffava con la sua colazione alla russa e si lasciò scappare: "La grande fame di un grande scienziato!" con un sorriso in tralice...
Le pareti erano sobriamente decorate con immagini di contadini nei campi e lavoratori nelle fabbriche, più scienziati nei laboratori. Una scritta in cirillico seguiva tutte le pareti in alto.
Alex fu l'ultimo a scendere. Il suo risveglio era stato come un flusso di coscienza. Aveva impiegato 9 minuti a mettersi un paio di scarpe. Aveva l’aria assonnata, aveva fatto tardi a leggere. Irresponsabile? No tipico. Il saluto che rivolse a tutti fu monocorde. Dopo un caffè corretto e delle salsiccie però si riprese pienamente.
Il professor Antonov Fibrivolich si presentò puntuale alle 9:30 per il giro di Akademgorodok.
"Good morning, prof. Fibrivolich. How are you?” Lo accolse il dottor Sorgente che stava addentando un wurstel. “It's a good day this! I must make my great greetings for our accoglience here in your university! Few minutes ago I thinked that it isn't necessary that this place will be closed for us. Instead I'd like to see how is the life in the campus. Tell between us..... I don't love very much the formalisms...... So, if it's possible........" E gli fece un caldo sorriso. "Oh! Can I know what's that...... thanks a lot!" Indicò lo stemma.
“crunch crunch...” Rubedo lasciò al dott. Sorgente i convenevoli “..crunch..”
Alex, invece, si avvicinò interessato ad ascoltare le spiegazioni sullo stemma. Il professor Fibrilovic rispose:
"Capital sigma is the symbol of Akademgorodok. It reflects diversity – and unity - of scientific institutions located in Akademgorodok. Together, they create a unique athmosphere for studying and doing science. " Il suo sguardo divenne quasi sognante e si scosse come svegliato di soprassalto alle parole del sorridente dottor Sogente:
"All of us are mad for science!" Disse questi con un largo sorriso di comprensione e complicità.
"So, if you're ready, we'll go to see Akademgorodok, a short tour, then to the party in your honor, it's not formal, only this evening you're prayed to wear something elegant." Parlando li guidò verso l'esterno, in direzione di un pulmino in attesa. L'autista sembrava lo stesso della notte precedente.
"Ok, perfect!" Mentre uscivano il dottor Sorgente si girò verso gli altri:
"Vero, che andate matti per la scienza, vero????"
L'aria era fredda, ma non c'era vento, quindi la temperatura era sopportabile. Prima di salire, il professore raccontò loro che il posto dove alloggiavano era una delle tante case costruite durante il comunismo per alloggiare scienziati e studenti, usata di solito per ospitare illustri ospiti in occasione di Convention o Seminari. Akademgorodok, oltre ad essere una famosa università, per lo meno per la Russia, era anche una città a sé stante, con i suoi negozi, teatri, alberghi e cinema. Poi partirono per il tour dell’Università.Fecero un giro generale, soffermandosi davanti ai vari istituti. Poterono così vedere:
1) l'Istituto di Matematica;
2) Geologia e Geofisica;
3) The Computing Center;
4) l'Istituto di Idrodinamica;
5) Il Giardino Botanico;
6) L'Istituto di Catalysis;
7) L'Istituto di Cytology and Genetics;Il dottor Sorgente esclamò:
"Very interesting! Excuse me, do you know which studies are currently making here? I'd have a great interest for this studies..... you know..... it's my passion! Really, if you have informations about all, i'd like to listen of all!"
Il sorriso del professore si allargò ancora di più.
"This Institute and the one of Physic are the proud of Akademgorodok. Here the best russian scientists had worked and now a lot of great scientist are working. They're studing the effect of great cold on human beings. Obviously they use only persons who had offered to cooperate to the experiments, all students and also a some scientist."
"I'd like very much to see....." Commentò il dottore quasi fra se.8) L'Istituto di Storia;
9) L'Istituto di Medicina;
10) L'Istituto di Fisica Nucleare.
Si trattava di palazzi enormi, con folle di ragazzi che vi entravano ed uscivano con i libri sotto il braccio o negli zaini in spalla. Marzia seguiva tutto con gli occhi spalancati, come una bambina alla sua prima gita, in realtà cercava di crearsi una mappa mentale del campus, in modo da trasferirla poi, con calma, su di un foglio in camera sua. Voleva verificare soprattutto la presenza di sorveglianza, o meglio, se ci fossero parti maggiormente controllate rispetto ad altre. Ma non notò nulla del genere, così spostò la sua attenzione sul professor Fibrilovich, voleva capire se il suo atteggiamento cambiasse a seconda dei posti davanti ai quali passavano. Se anche la sua voce avesse avuto una lieve incrinatura, lei avrebbe considerato quel posto fra quelli in cui tornare successivamente. La loro guida, però, continuava a parlare con aria allegra ed orgogliosa, con assoluta tranquillità.
Il pulmino, alla fine, si fermò sotto un edificio molto particolare su due piani, la cui parte superiore aveva una vetrata che scorreva lungo tutti i lati. Sembrava un luogo molto accogliente.
"The House of Scientists! Here, Dottor Sorgientie, you'll finally know the other! They were impatient to know you!"
"Oh! Great! Let's go!" Esclamò il dottore con aria entusiasta.......Poi aggiunse in tono divertito, rivolto al professor Fibrilovich. "However, I'm not neither Stalin neither Jesus Christ!"
"If you were Jesus Christ I'll think you'll haven't any problem with cold temperature and if you was Stalin, you'll probably have called God and made him kill from your men because he has given to this day a so cold temperature." La persona che aveva parlato era un uomo sulla cinquantina, molto alto, con i capelli brizzolati all'altezza delle tempie e degli enormi baffoni grigi. I suoi occhi erano azzurro-ghiaccio, indossava un camice bianco ed aveva una pipa nella mano destra. "Let me introduce to you, dottor Sorgientie, my name is Andrey Konchalov, the chief of the Institute of Cytology and Genetics and this is my assistent Paula Marianova Kathienskaya." Indicò una donna molto bella dai lunghi capelli biondi raccolti sul capo e gli occhi marrone scuro. La donna sorrise.
"I'm glad to know you, dottor Sorgientie, I'm the one with you wrote by e-mail."
Il dottor Sorgente si girò sorpreso. Poi il suo sguardo si fece divertito e sorridendo disse:
“Oh! But I haven't no problems with this cold! So, I'd be Jesus Christ! Nice to meet you, doctor Konchalov!" Aggiunse stringendogli la mano. "And nice to meet you too, of course! I'm enchanted...." Accennò un baciamano. "And now? Where we are going?"
"But to the little party in your honor naturally!" Gli rispose la dottoressa Kathienskaya.
Quando sentì la "freddura" del dottor Sorgente, Marzia si mise le mani nei capelli con fare disperato, poi si avvicinò ai nuovi arrivati: "Hallo, I'm Marzia Possenti, Doctor Sorgente's assistant...nice to meet you!" E strinse la mano ad entrambi. In quel momento, Flavius parve risvegliarsi ed accennò un sorriso ed uno sguardo di comprensione a Marzia...
"il mitico senso dell'umorismo di Gennaro..." Sussurrò... A quel punto osservò attento il dottor Konchalov e la sua assistente, come se si fosse accorto solo ora del loro arrivo...
"She hasn't a good sense of humor...." Sussurrò nell'orecchio del professor Konchalov, il dottor Sorgente non appena si accorse dell’espressione di Marzia. Poi, mentre si avviavano, soggiunse: "I'd be interest to
all experimentation that are running here, in your university. Can you exeplain me, if you like, what do you doing?"
"It's quite simple and a little difficult to explain all know, later we'll talk, doctor, later."
"Perfect, doctor!"
La stretta di mano del dottor Konchalov era energica, quella della sua assistente aveva un che di viscido. Rubedo rimase in disparte mentre avvenivano le presentazioni, detestava i convenevoli in “inglerusso”, e studiò il dottore e l’assistente. Alex si avvicinò alla congrega:
"Nice to meet you! My name is Alex Gloom I'm a member of Doctor Sorgente's equipe. I'm very interested in this project, when can we visit the laboratories?" E rivolgendosi all'assistente: "Pardon but I've not grasped your name miss...?"
La donna, a parte una distratta stretta di mano, non sembrò prestargli ascolto, la sua attenzione era apparentemente concentrata tutta sul dottor Sorgente di cui sembrava intenzionata a non perdersi una parola.
"I hope that we'll soon exchange information regarding yours experiment so we can contribute with our own knowledge on this field in the interest of science progress." Sorrise Alex nella speranza di attirare la sua attenzione. "I'm also interested in russian's belief system, after the fall of Berlin's wall and their perspective for the future in a state which is not so much research oriented as it was in the past, during the cold war." Sorrise di nuovo, di sbieco. Sempre stringendogli la mano e sorridendo aggiunse in italiano: "Provaci quanto vuoi tanto lui non ti caga! Per quel che ne so è omosessuale!" La sua espressione era quella di uno che stava facendo gli onori di rito, in realtà cercava di capire se la donna conoscesse l’italiano.
Appena i due si girarono per fare strada e diedero le spalle, il dottor Sorgente, che non aveva dato segno di sentire le parole di Alex, ebbe un movimento repentino verso il basso e colpì Alex nella zona dei "gioielli di famiglia"(TM)... non fortissimo, ma con discreta decisione:
"Omosessuale sarà tua madre..." disse tra i denti.....
Alex gli ammiccò con fare seducente.
Vennero guidati all'interno della Casa degli Scienziati che a tutti gli effetti era quello che sembrava, un luogo di ritrovo per tutti gli studiosi e gli insegnanti che vivevano o sostavano per un certo periodo ad Akademgorodok. Anche qui, nel salone d'entrata, sulla parete in fondo, c'era il simbolo dell'università.
Sulla sinistra, in quella che chiaramente era una specie di sala d'accoglienza, era stato predisposto un tavolo con varie bevande (dalla vodka al vino) e qualche spuntino. Circa una trentina di persone erano lì in attesa.
"Ladies and gentlemen, the man we are waiting for, doctor Sorgientie from Italy!" Annunciò il dottore ed un naturale applauso scoppia nella sala, ci fu anche il flash di un fotografo.
"Emh...... coff coff...." il dottore sorrise un po' da ebete, evidentemente imbarazzato. Poi parlando tra i denti e mantenendo sempre lo stesso sorriso si chinò verso il professore dicendogli: "There wasn't necessity...... really.....".
"No, no, you're important for us...well your research are important for us." Ribatté Konchalov guardandolo per qualche secondo in modo eloquente poi scoppiò in una risata divertita, ricambiato da un sorriso del dottor Sorgente che si sentiva un po’ sulle spine. "We'll be very happy if you'll tell us something." Aggiunse Konchalov e si spostò fra la gente chiaramente in attesa di un discorso. La sua assistente lo imitò guardando il dottor Sorgente e sorridendo in un modo che lo mise molto in imbarazzo. Il dottore si guardò intorno un po' spaesato. Poi emise un "Eh?" alla Paolantoni, aggiungendo tra lo sconvolto e l'incredulo, "'sti qua vogliono un discorso?!?!". Un altro sguardo all'intorno, si schiarì la voce, e poi iniziò: "Ok... well... I'm not a good speaker, so I'll be short...." Pausa di qualche secondo "Well.... I think that the collaboration between us will be excellent. I think that all of us will open to this new experience, learning the much more possible from the other side. And so...... good work!"
Flavius si guardava attorno attentamente, passando in esame ognuno dei trenta spettatori. Sorrideva come se fosse orgoglioso anche lui di essere lì mentre controllava che non vi fossero facce non troppo raccomandabili fra il pubblico. Alla fine del discorso del dottore mormorò fra se:
"Raro esempio d’oratoria all'opera." E poi sorrise divertito... ma sempre tenendo d'occhio il professor Konchalov e la sua assistente.
Mentre il buon dottor Sorgente faceva il suo splendido discorso, seguito da un altrettanto splendido applauso, Alex, un po' meno baldanzoso di prima, si mescolò fra la folla. Flavius era arrivato alla conclusione che nessuno dei presenti avesse un atteggiamento ostile o lanciasse sguardi pericolosi, la maggior parte dei volti esprimevano divertimento e comprensione al sentire le parole del dottore e, quando applaudirono, lo fecero in modo caloroso e sincero. Così rivolse la sua attenzione alla sala in cui si trovavano. Questa aveva due porte sul fonda sinistra, una abbastanza grande e aperta, l’altra più piccola chiusa. Esternamente, all’entrata, vi era una scala che conduceva al piano di sopra ed un cartello in russo con delle frecce ad indicare varie direzioni.
Non appena il dottore finì il discorso, il professor Konchalov gli batté una mano sulla spalla e passò alle presentazioni. Gli altri vennero ignorati.
"This is Juri Alexandrovich Dovchenko, our expert in computing, and this two are Tatiana and Andrei Costantinovich, in order, teacher of Chemistry and Biology and teacher of Math. Oh, let me know you miss Maria Pavlova, our secretary and the doctor Sergei Ivanovich Livnic, the teacher of Etics and Etiquette in Research."
Il dottor Sorgente venne sommerso dal calore, forse troppo eccessivo, dei presenti. Quando chiese del professor Vlakinostovich, l’assistente del professor Konchalov gli rispose che il professore l’aveva pregata di porgergli le sue scuse, sarebbe stato sicuramente presente alla festa.
Alla fine delle presentazioni, Gianna si avvicinò al professor Livnic e gli chiese del suo lavoro come insegnante di Etica ed Etichetta nella Ricerca, e in cosa consistesse mentre Marzia seguiva da vicino Gennaro, presentandosi da sola ogni volta che il dottore si “dimenticava di farlo”.
Il professore Livnic parlava un pessimo inglese, ma, un po' a gesti ed un po' a parole Gianna riuscì a capire che il suo compito era principalmente quello di insegnare agli studenti che esistevano, nella ricerca, ma un po' in tutti campi, cose come etica, rispetto della vita, amore per la scienza. La sua non era una materia molto seguita (aveva l'aria un po' noiosa come persona), ma egli credeva fermamente nel suo lavoro. Ogni volta che il professore si lasciava andare a frasi in russo, Gianna fingeva di non capire e gli chiedeva di cercare di ripeterle in inglese. Alex odiava le occasioni mondane, ragion per cui si mimetizzò perfettamente con la tappezzeria e approfittò voracemente di qualsiasi tipo di rinfresco gli venisse offerto. Intanto, per non buttar via il suo tempo si piazzò a regola d'arte alle spalle di qualsiasi coppia di persone influenti e ascoltò impunemente le loro conversazioni, cercando di farsi un'idea di pettegolezzi e dell'opinione pubblica riguardo alla loro visita. Non capiva molto di russo ma la sua buona settimana e mezza di corso intensivo l'aveva fatta. Flavius se ne fregava se Gennaro lo presentasse o no ai vari lumi accademici presenti... si avvicinò prima a Tatiana Costantinovich (quella di chimica) presentandosi come un chimico, uno degli assistenti di Gennaro... e dopo i soliti convenevoli disse in inglese:
"Sono molto interessato ai progetti che la divisione di chimica sta portando avanti qui da voi... di che cosa trattano?"
L'ora prevista per il piccolo party d’accoglienza trascorse piuttosto rapidamente. Ognuno si spostava più o meno liberamente, a parte il dottor Sorgente monopolizzato dall'avvenente assistente del professore e dal professore stesso. Alex dopo un po’ cominciò a vedere un po' doppio e non lo aiutarono affatto le conversazioni fra i presenti che erano tutte, per quel che ne capiva, del tipo: " me lo immaginavo più alto", "però che tipi strani questi italiani!", " ma non sono i giapponesi che girano sempre con le macchine fotografiche e le telecamere?", ma in suo soccorso intervenne la loro guida, il professor Fibrilovich, che parlò al professore e annunciò a tutti che il pranzo era servito.
La sala da pranzo, che aveva tutta l'aria di essere utilizzata solo in rare occasioni, era molto bella con le pareti rivestite in legno e una lunga tavolata quadrata attorno alla quale erano state disposte le sedie. Sembrava proprio che avessero tirato fuori il servizio buono per la loro venuta! Il pranzo che seguì non fu eccezionale e Konchalov se ne scusò.
"You'll see these evening!"
Mentre mangiavano, la conversazione proseguì animatamente, soprattutto il professore d’etica, piacevolmente stupito per il fatto che qualcuno s’interessasse alla sua materia, si lanciò in un discorso fitto in un misto di russo e inglese riguardo al fatto che ormai gli scienziati pensavano solo alla fama, al denaro e non all'amore per la scienza e, quando ci pensavano, si disinteressavano completamente degli esseri umani. Altro che i tedeschi della Seconda Guerra Mondiale! Tse'!
Dato che avevano tirato fuori il servizio buono, Marzia decise di fare onore lo stesso al pranzo...e chi la conosceva sapeva quanto mangiava! Nel frattempo cercò comunque di seguire i vari discorsi e di attaccare bottone con la famigerata assistente di Konchalov:
"I didn't hear your name, doctor...or must I say Mrs, or Miss?..." E le sorrise gentilmente.
La donna ricambiò il suo sorriso.
"My name is Paula." Rispose la donna, aveva una voce molto profonda e l'aria tutto sommato simpatica. Sembrava troppo bella per essere una scienziata....ma in quanti film aveva visto in cui donne bellissime erano menti brillanti? Il corpo non era tutto. La sua conversazione era brillante e la sua risata contagiosa, ma sembrava che fosse fatta di ghiaccio, come se avesse eretto attorno a se un muro impenetrabile.
A pranzo terminato, molto pieni e tendenti più verso un riposino che al tour di Novosibirsk, Fibrilovich scattante, come se non sentisse minimamente il peso della stanchezza addosso, si alzò e con discrezione si avvicinò al dottor Sorgente.
"Ehm...We are in late, dottor Sorgientie, the car-bus is waiting for us for the tour...but if you think that someone we'll be probably too much tired to appreciate this little tour, we can bring those persons back in their rooms...On the contrary, if someone wants to buy something for these evening, there's a lot of pretty shop to see.."
"For me it's ok! Now I go to ask for to the others......" Il dottore chiese ai suoi compagni cosa avessero intenzione di fare, sua intenzione era che qualcuno rimanesse all’università per cercare di scoprire qualcosa.
"I'll be happy to come with you, I just needed some new clothes." Esclamò Marzia e cominciò ad avviarsi verso l'uscita, poi mormorò a Gennaro sottovoce: "magari e' meglio se...
"Si, certo!" La interruppe improvvisamente quanto bruscamente Gennaro. "Glielo dico io agli altri che noi andiamo a fare shopping!". Il tono era molto gentile e cordiale, ma lo sguardo era di quelli che non ammette repliche.....
“…qui restano Flavius e qualcun altro che sa investigare meglio di me...forse anche Gianna, così può cominciare ad origliare qualche conversazione fra autoctoni" Continuò sorpresa Marzia a bassa voce guardandolo allontanarsi.
"Credo che non parteciperò al vostro tour, devo aver bevuto troppo e il freddo mi ha causato dei dolori al basso ventre." Alex aveva intenzione di approfittarne per dare un'occhiata in giro e per organizzarsi con gli altri. Dovevano trovare un luogo sicuro dove potersi riunire per discutere tra di loro delle scoperte giornaliere, preparare un'eventuale piano di fuga ecc.
Rubedo e Francesco De Principe optarono per partecipare anche loro al giro, Flavius declinò l’offerta.
Il pulmino li portò nuovamente verso l'edificio in cui avevano dormito, le ultime immagini della House of Scientists furono i volti sorridenti del professor Konchalov e della sua assistente che li salutavano dalla soglia con la mano.
"See you this evening!" Fu l'ultima frase che il professore disse loro mentre partivano.
Il pulmino si fermò sotto i loro alloggi per far scendere chi si fermava, avevano tempo circa una mezz'ora per prepararsi e ripartire alla volta di Novosibirsk.
Era una splendida giornata. Faceva un po' freddino, ma erano preparati e quindi non li spaventarono più di tanto le nuvolette bianche che uscivano dalla loro bocca. Fibrilovich sembrava non aver sentito per nulla la pesantezza di aver dormito poco e mangiato tanto, con grande entusiasmo si era lanciato nella descrizione della città e indicando, quasi novella guida turistica, i vari edifici cui passavano davanti.
"The 1.5-million Novosibirsk," diceva con aria ad un tempo seria ed orgogliosa, "is the third largest city of Russia (after Moscow and St.Petersburg) and the chief city of Western Siberia. Born in 1893 as a future site of a railroad bridge crossing the great Siberian river Ob where the latter is crossed by the famous Trans-Siberian Railroad (built in 1890s- 1900s), it officially became a town in 1903. After its foundation in 1893 and until 1926, Novosibirsk was called Novonikolayevsk. Even if you do not know Russian, it is not difficult to guess the meanings of the two names. The original name refers to Nicolas II (Nikolay II Alexandrovich Romanov), the last Emperor and Sovereign of Russia the Great, the Little and the White, the Grand Duke of Finland, the Tsar of Poland etc etc etc. In 1926, "by the demand of the people", it was renamed. " Si fermò per un secondo a riprendere fiato, poi riattaccò...sembrava quasi avesse imparato a memoria la lezione...
"All the names of the revolutioners have alread been taken," e qui sorrise, "so that the name Novosibirsk ("New Siberia") naturally came up."
Nel momento terminò la sua spiegazione, si fermarono di fronte ad una grossa costruzione con un'enorme cupola che ricordava vagamente il Pantheon a Roma, solo che questa era molto ma molto più grande. Se avessero dovuto descriverla, avrebbero dovuto parlare di un miscuglio fra il Pantheon, San Pietro e la Casa Bianca.
"This is the Novosibirsk Opera and Ballet Theatre, one of the best in the nation. This building was built during the Great Patriotic War of 1941-1945 and the grand opening happened on May 9, 1945, the Victory Day." Stava per riprender e il suo tono da guida quando s’interruppe ed assunse un'aria complice. "An interesting fact from the history of the theatre: most men were at the front, and the building was built primarily by the German POWs. I'm sorry but at this hour the theatre is closed, the ballet was preparing one of the great opera of Prokofiev, if you'll stay here till December you'll probably see it." A quel punto guardò l'ora e impallidì. "It's late! It's very late!" Fece come il bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie. "We must go to see the shops for this evening, it's 17:00 o'clock!"
Fece un cenno all'autista che mise in moto e si diresse lungo un'enorme strada, la via principale di Novosibirsk, in direzione di un grosso palazzo, quasi un grattacielo, sul quale, da quel poco di russo che conoscevano, era scritto "Centro Commerciale del Popolo", ma la scritta era stata in parte strappata. Vi erano molte macchine ed era difficile parcheggiare.
"Please, stay together or you'll get lost!" Si raccomandò il professore mentre li faceva scendere e li guidava verso la grande entrata piena di luci (cominciava a fare buio). Molta gente attorno a loro si accalcava entrando ed uscendo dal centro.
Durante la strada, Marzia si era guardata attorno con molto interesse, cercava in realtà di individuare posti utili nei quali nascondersi in caso di fuga e di capire dove si trovasse l’aeroporto rispetto agli altri edifici. Se ci fosse stata una stazione d’autobus che portava fuori città o luoghi per affittare auto, per lo meno avrebbero saputo dove correre in caso di necessità. Ma Novosibirsk era enorme, c’era persino la metropolitana, ed era difficile capire, fra i numerosi autobus quali si recassero fuori e quali invece fossero semplicemente urbani. Riuscì però ad individuare un paio di rent-a-car di cui si segnò mentalmente gli indirizzi. Una volta nel centro commerciale, si dedicò con impegno allo shopping...
Il dottor Sorgente si guardava attorno un po’ incuriosito, un po’ per scrupolo, tanto per essere sicuro che nessuno fosse particolarmente interessato a loro.
Dopo aver fatto loro da guida e da traduttore per il centro commerciale di Novosibirsk, Fibrilovich li riportò ai loro alloggi, invitandoli a cambiarsi per la serata.
Ad Akademgorodok…
Scendendo dal pulmino Flavius attaccò bottone con Alex:
"Ti vedo un poco pensieroso amico... Eri così anche all'inaugurazione del locale di Penelope... C'è qualche cosa che non va?" Cominciando a camminare. "Ci sarà un localino da queste parti, ti andrebbe di bere qualche cosa insieme?" Propose sorridendo...
"Io invece ti vedo troppo poco pensieroso, siamo in mezzo ai lupi della steppa e nessuno di noi è San Francesco. “
Flavius sorrise.
"Siamo in mezzo ai lupi è vero... Nessuno di noi è San Francesco è vero... Ma a quanto vedo non tutti hanno in nervi saldi, come dovrebbe essere..." Terminò con un sorriso in tralice, sottolineando la parte finale della frase con un’inflessione di voce differente...
"Faccio volentieri a meno delle tue allusioni e comunque non temere, non darò fuori di testa, non più del solito. Se mi fossi reso conto di non essere più che affidabile non sarei venuto. Negli ultimi tempi ho rischiato la pelle spesso e l'attesa che qualche cosa accada gioca sui miei nervi credo. Quanto all'inaugurazione sono fatto così: il lato migliore del mio carattere è l'apatia.”
"L'aver rischiato la pelle non è un buon motivo per darsi all'apatia... Né tanto meno per lasciarsi andare ai voleri dei nostri nervi poco saldi..." Affermò Flavius estraendo dalla tasca una pipa ricurva... Accendendosela e cominciando a trarre le prime boccate...
"Aah... tabacco aromatizzato al whiskey... meraviglioso." Sospirò, soddisfatto... Si girarono e tornarono verso il pulmino che aspettava gli altri per portarli a vedere Novosibirsk.
"Già meraviglioso finché non vedi un polmone in un barattolo...”
Flavius lo guardò alzando un sopracciglio:
"Polmone? Guarda che sto fumando una pipa non una sigaretta... Il fumo di una pipa si assapora in bocca non lo si manda giù... Bisogna catturare il suo aroma, assaporarlo in ogni sua sfaccettatura, facendolo girare in bocca..." Poi guardandolo. "Cosa credi che mi voglia ammazzare di cancro ai polmoni? Ti preoccupi per me?"
"Non farà male come quello delle sigarette ma non credo che il tuo medico te lo prescriverebbe. E poi è un vizio. Aspetta prima di replicare sappi che fumavo fino ad un mese fa e bevo molto, ma io sono il cattivo esempio, tu non seguirmi o guarda come ti riduci."
Flavius lo guardò in tralice aggrottando le sopracciglia.
"Mmmh credi di avere a che fare con un pupo? "
“Scusami se sono brusco, ma a parte l’apatia non ho altro che rabbia e veleno, ma ti ci abituerai.” Alex sorrise con amarezza mentre guardava il pulmino che si allontanava con gli altri alla volta di Novosibirsk.
"Conosco la rabbia, e non disprezzo il veleno..."
"Lo pensavo anche io fino a che non ho assaggiato la cucina serba.”
"Non ho mai avuto il piacere di mangiare serbo... Come mai è così grama?”
“Chiedi a MOMM di cucinare per te ...”
“In che occasione hai mangiato serbo?"
“Sono stato a Belgrado fino a poco prima di partire con voi, avrai sentito la fine che ha fatto Majere e l'affare della Alive. Sono stato io il primo a scoprire il marcio, avevo anche dato il via ai fuochi d'artificio ma pare che i Distruttori non fossero soddisfatti. Li capisco e li approvo malgrado gli innocenti..." Lo sguardo si fece per un attimo vacuo. "Tutti quegli innocenti..." Poi ritornò l'espressione dura di sempre. "Al mondo non esiste giustizia esiste solo Lei"
"Lei? Lei chi?"
“Quanto all'invito imparerai anche che se c'è da bere non rifiuto mai. Mi è parso di vedere un locale appena al di fuori del campus, chissà se hanno del whiskey decente li.” Continuò Alex come se non avesse sentito la domanda di Flavius.
"Perfetto... Allora andiamoci si parla meglio con davanti un buon bicchiere..."
Arrivati nel locale e ordinato da bere Alex riprese spontaneamente il discorso:
"Hai mai ucciso? Voglio dire guardando negli occhi la vittima?... Io sì, e penso che la cosa mi piaccia."
L'espressione di Flavius si fece seria... Pur non perdendo la prontezza d'animo di prima... Alzò gli occhi verso Alex e affermò:
"Ho ucciso, in molti modi, l'ho fatto e lo farò ancora. Ho sempre ucciso per Necessità, mai per divertimento. Ho ucciso perché dopotutto anche Morte è Pathos... Ho ucciso brutalmente e selvaggiamente, per sopravvivere, ed ho ucciso viscidamente... L'ho fatto in ogni modo. Dire che mi piaccia è dire troppo... Diciamo che ci sono abituato."
"Io spero di non assuefarmici mai..."
"Per continuare a sentire la sensazione di piacere che ne deriva? Presto imparerai che non ci si assuefa mai ad uccidere... Nel bene e nel male..."
"Ti contraddici hai appena affermato di essere abituato alla sensazione che dà uccidere, il che implica che oramai sei assuefatto che uccidi senza provare né dubbio, né rimorso né, perché no, quando è il caso, piacere."
"Non ho affermato questo. Ho detto di esserci abituato, di averlo fatto in ogni modo, per Necessità e per Desiderio... E ti ripeto ciò che ho detto prima, ti potrai abituare all'idea di uccidere qualcuno, potrai arrivare al punto di esserci talmente abituato da venire considerato un professionista.... Ma non ti ci assuefarai mai... Qualche Dubbio verrà sempre, e con esso anche il Piacere." Poi Flavius accennò un sorriso. "Se la vedi come una contraddizione... Beh significa che devi ancora imparare ad uccidere sul serio... E questo non è affatto detto che abbia una connotazione negativa..."
"E di questo te ne vanti?”
“Ti pare un concorso a punti?" Il volto di Flavius era inespressivo, Alex non capiva se glielo stava chiedendo con curiosità, fare inquisitore oppure se con comprensione...
"Ho visto quella stessa faccia ad una carpa. Sì ho ucciso anche quella e non era per fame confesso!"
Flavius allargò la faccia in un sorriso: "Amico hai molto da imparare sulla Morte"
"Meglio così, sono un autodidatta"
"Bravo, impara dai tuoi errori!"
Sguardo serio, tono interlocutorio di Alex:
"Mi auguro che lo terrai in considerazione quando ci sarà da pagare il conto." Gli occhi rimasero seri ma la bocca mostrava un ampio sorriso. L'atmosfera seria che anche Flavius aveva contribuito a costruire s’infranse davanti a quest’affermazione di Alex ed alla sua espressione:
"Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah!!!!" Flavius scoppiò a ridere sonoramente mandando indietro la testa... Si riprese subito dalla risata e disse: "credi di essere in un film di Bruce Willis?" Sorridendo...
"Beh considerando le gnocche che gli girano attorno non mi dispiacerebbe, che ne pensi dell'assistente del dottore?"
"Ah ah ah ah... beh... effettivamente... i film di Willis sono ben forniti..." Tornando serio Flavius disse: "L'assistente del dottore... Mi sembra troppo interessata a Gennaro... E non m’ispira per nulla fiducia..."
"A mio modo ho tentato di farglielo notare e mi duole ancora il basso ventre. Gennaro crede di avere la situazione in pugno, ma nei suoi ideali sta la sua debolezza. Le donne possono essere molto pericolose soprattutto se sono belle e intelligenti. Propongo di tenerli d'occhio"
"Già... Sono d'accordo con te... Gennaro è già di per se da tenere d'occhio, in più qui le cose si complicano... Direi che una collaborazione stretta sia tra noi due sia la cosa migliore... Gli altri fratelli presenti, De Principe, Marzia non possono essere d'aiuto in alcune situazioni estreme..." Finì con una sorsata il suo secondo whiskey.
Quando vide che Alex, si stava alzando con tutta l’intenzione di uscire senza pagare, Flavius allungò un braccio e l’afferrò per la spalla.
"Ehi... non ho mai detto che ti avrei offerto da bere..." Disse sorridendo.
"No, ma me lo hai fatto capire"
"Questo le credi tu!" Tenendo Alex per un braccio si avvicinò alla cassa e lasciò giù i soldi per la sua parte, poi guardò Alex e gli disse, sempre tenendolo: "Ora tocca a te."
Di nuovo tutti insieme…
Alle 20:30 il telefono del dottor Sorgente squillò annunciando che Fibrilovich era arrivato e che li aspettava all'entrata. Uscì dalla camera con quello che credeva essere l'abito (e con ogni probabilità lo era!) più elegante che si era portato appresso. In realtà non era UN abito. Da sotto portava una maglia pesante a collo alto, bianca, risvoltato in modo da sbucare sotto la camicia a colori pastello di flanella pesante che indossava. Da sopra un maglione pesante, colore blu scuro. Sotto, un pantalone (sempre pesante, ovviamente), con delle scarpe che probabilmente erano degli anfibi militari, lucidate con cura. In effetti era elegante, e l'abito gli stava molto bene. Però non era quel tipo d’eleganza classica che ci si sarebbe aspettati in casi come quelli.
Flavius arrivò quasi subito, dopotutto aveva avuto tempo per prepararsi anche nel pomeriggio... Portava un completo bianco nel quale spiccava il contrasto, giacca bianca, camicia nera, cravatta bianca. Sopra al completo un pesante soprabito nero e guanti di pelle nera. Appena arrivato estrasse dalla tasca una pipa ricurva, tipo quella di Sherlock Holmes, e con naturalezza la accese. Ne trasse un paio di boccate che sembrarono instillare in lui un po' di calore... Trasse un sospiro, si appoggiò ad un muro ed aspettò l'arrivo dei ritardatari...
Il dott. De Principe si presentò con un completo scuro, sul quale indossava un pesante cappotto. Estrasse da una tasca interna una piccola fiaschetta d'alluminio, e rabbrividendo per il freddo ne trasse un piccolo sorso.
Rubedo era in nero, comodi e caldi pantaloni, un morbido twin set scollato nero di angora e una giacca caldissima di kevlar e piumino (antiproiettile); portava i capelli sciolti e aveva un ciondolo al collo di ambra con un motivo celtico a spirale. Stivali neri bassi, e, come al solito, poco trucco.
“Va bene, partecipiamo anche noi a questa sfilata di moda…”
Alex era vestito con un completo scuro, camicia nera, occhiali scuri e guanti. Unica concessione la fibbia della cintura che pareva d’argento e i gemelli ai polsi di possibile epoca fascista. La cravatta era la più pacchiana che fosse possibile immaginare. Ci teneva all'apparire-
Dopo una crisi di panico perché non aveva portato nulla d’elegante da mettersi, e richieste d'aiuto sull'orlo del pianto alle altre ragazze, Gianna arrivò più o meno decente ma certo non la meglio vestita del gruppo.
Marzia aveva impiegato soltanto un paio d'ore per cambiarsi d'abito (beh, che c’era ... Non pensavano mica che si presentasse come una sciattona ad un ricevimento in loro onore, no?), poi comparve vestita in abito lungo, di un colore blu notte che andava via via schiarendosi verso il basso, fino a diventare un azzurro delicato. L'unico ornamento era un filo di perle, sottile e lucente, che le avvolgeva lievemente il collo. Si era perfino truccata (incredibile anzi, inconcepibile!) e sembrava quasi una donna.... Ovviamente le scarpe avevano tacchi bassi (non avrebbe mai imparato a camminare su quella specie di trampoli!) ma erano decisamente eleganti e perfettamente in sincronia con l'abito. Sopra a tutto un bel cappotto blu, lungo e con un collo molto grande, da poter rialzare nelle serate fredde, ed uno scialle arabescato con gli stessi colori dell'abito. Sorrise lievemente e tese il braccio al dottor Sorgente... Il quale prese sotto braccio la signora e si avviò con gli altri verso l'uscita. Sembrava proprio che fosse a suo agio, come se fosse veramente ad un viaggio di piacere.....
Il professor Fibrilovich baciò la mano alle signore, guardandole con ammirazione e poi guidò il gruppo verso il solito mezzo che li stava aspettando di fronte al portone. Anche lui era vestito di nero, ma indossa un abito molto elegante con farfallino e sulla testa portava il classico colbacco russo che si accoppiava perfettamente con il cappotto scuro.
Nel periodo che era loro occorso per cambiarsi, la temperatura si era abbassata notevolmente.
"Probably it will snow this night." Disse il professore mentre percorrevano l'ampia strada che li avrebbe portati fuori da Akademgorodok. Il percorso fu di circa un quarto d'ora, poi svoltarono per una stradina più piccola (per gli standard russi ovviamente) in mezzo ad alti alberi sempre-verdi. Proseguirono così per oltre mezz'ora, mentre il freddo, nonostante l'aria calda fosse al massimo, aumentava sempre di più. Improvvisamente davanti a loro scorsero una luce, gli alberi si allargarono per fare spazio ad una casa su due piani tutta in legno illuminata a festa. Molte macchine vi erano parcheggiate davanti e si sentiva chiaramente il suono di tipica musica russa e risate. La casa sembrava apparentemente isolata nel bosco, non si vedevano altre luci a parte quelle provenienti dalla villa. La strada fino alla casa non era illuminata ed era difficile scorgere possibili ripari nel buio, Flavius se ne accorse dopo aver provato più volte a distinguere qualcosa nel bosco. Nel pulmino il dott. Sorgente si era seduto affianco a Rubedo e le parlò per un po' molto sottovoce.
Gli altri non sentirono nulla, ma dei modi sembrava scherzare. Infatti sorrideva e rideva spesso.
Parcheggiarono e Fibrilovich li guidò verso l'entrata dove, dopo aver suonato, vennero accolti da una donna molto alta dai capelli biondi venati di grigio. Aveva gli occhi azzurri molto cupi e indossava un tallieur blu scuro con un collier d'oro al collo. Sul viso solo del leggero trucco ed un sorriso smagliante.
"Vi do' il benvenuto nella mia casa, sono Maria Ivanova Konchalov, la moglie del professore. Accomodatevi prego." Disse loro in italiano facendoli accomodare all'interno.
"Grazie signora! Lei ha una casa stupenda. E parla Italiano!" Esclamò il dottore con stupore "Come mai?"
La signora lo guardò perplessa, poi, quando il dottore le tradusse in inglese quello che le aveva detto rispose in russo a Fibrilovich che ritradusse per lui in inglese.
"My Italian isn't good, Dottor Sorgientie, I studied it long time ago when I was young." Una cameriera prese i loro cappotti e vennero accompagnati verso un salone enorme pieno di gente. "I've tried to remember it in your honor."
Quando varcarono la soglia, il professor Konchalov venne loro incontro con un enorme sorriso, aveva le guance leggermente arrossate ed in mano teneva un bicchierino molto piccolo, chiaramente vodka.
"Please, came in! Let's me introduce you to the other."
Al dottor Konchalov (in inglese) Gianna disse:
"Grazie! Non vediamo l'ora di incontrare tutti!"
Vennero condotti in un salone dove molte persone, vestite più o meno elegantemente, erano comodamente sedute su dei divanetti prese in alcune conversazioni, oppure sostavano di fronte al camino bevendo quella che a tutti loro sembrò chiaramente vodka. Su di un lato della stanza, comunque, vi erano diversi tipi di liquori e qualche stuzzichino, per cui era possibile evidentemente bere anche qualche altra cosa. L'assistente del professor Konchalov, Paula Marianova Kathienskaya, era accanto ad una finestra, vestita con un lungo abito rosso di lana con il colletto alto e i capelli raccolti sulla nuca. In un primo istante sembrò non far caso al loro arrivo, assorta com'era nel guardare fuori, poi si voltò verso il dottor Sorgente e gli si fece incontro sorridente.
"Doctor Sorgientie, we were worried ‘cause you was late!"
"Late?!?! Why?!?!?! We are in late?!?!?!" Disse intanto il dottor Sorgente falsamente molto sorpreso. "Are you that are arrived first!" E sorrise. Poi aggiunse "Do you like to drink something?" Mentre si avviavano, tra battute e complimenti vari, gli chiese come mai stesse guardando fuori dalla finestra in maniera così assorta.
"Oh, I love this house and the colors of the deep forest...It's silly I know..."
Gli altri ospiti erano per la maggior parte quelli del pranzo, più altre persone che non conoscevano. Il professor Konchalov si congedò da loro con un sorriso di scusa ad un cenno di un cameriere. Gennaro lanciò uno sguardo a Flavius, sorridendogli ed arcuando le sopracciglia in maniera vistosa, aggiungendo "Nice, really." Mentre spostava lo sguardo su Konchalov. L'intero movimento avrebbe potuto tranquillamente essere scambiato per una normale conversazione tra amici che si trovavano ad una festa, ma Flavius sapeva bene che Gennaro stava richiamando la sua attenzione sul prof.....
La musica che avevano sentito da fuori, veniva da un impianto hi-fi molto grosso e apparentemente molto costoso.
"It says that here, in Russia, there isn't richness...!!!" E il dottor Sorgente sorrise. Tutta la conversazione cercò di farla in un luogo abbastanza appartato e fuori portata da orecchie indiscrete...
"Times are changed..." Fu la risposta.
In quel momento, la signora Konchalov si avvicinò scusandosi per l'interruzione, ma diverse persone desideravano conoscere il dottore e quindi, seppur fastidiosa, la cosa non avrebbe portato via al dottor Sorgente più di una decina di minuti.
"Saremo presto di ritorno!" Disse la signora Konchalov in russo all'assistente di suo marito prendendo il dottore per un braccio e portandolo verso un gruppo di uomini con i baffoni e l'aria molto seria seduti accanto al camino. "Mi permetta di presentarle il signor Alexiei Andropovich, insegna fisica, herr Friedrich von Hugendorf, professore di Tedesco, e il signor Papiensky Kamensjavich, insegnante d’inglese. Il dottor Sorgientie, nostro ospite dall’Italia." L’italiano della signora sembrava migliore di quanto avesse detto, ma ricorse più volte all’aiuto del professore d’inglese.
"Oh! It was time! We were so anxious to know you! Please sit down and tell us about yours research!"
Disse il professor Andropovich.
“Che palle! Ma non potevano leggere i miei lavori, che sono pubblici???” Pensò fra se il dottor Sorgente poi cominciò a parlare delle sue ricerche sbattendo soprattutto su quelle che riguardavano il nuovo microrganismo scoperto cercando di spiare le reazioni dei suoi ascoltatori.
Alex si mescolò fra la gente, imitato da Gianna, e prese da bere, non aveva però intenzione di bere più che qualche sorso. I suoi occhi non mollavano il dottor Konchalov. Flavius si guardò attorno per controllare se qualcuno lo stesse guardando, poi cominciò a seguire con disinvoltura il professore, nel momento in cui si trovò Alex di fronte gli strizzò l’occhio e cominciarono a parlare del più e del meno. Gianna sentiva caldo e l’impressione di essere costantemente sotto osservazione. Passava fra le persone rispondendo soltanto se qualcuno le rivolgeva la parola, voleva riuscire a sentire che genere di commenti e di pensieri, scambiati sotto voce, giravano per la sala. Dopo un po’ arrivò alla conclusione che gli ospiti (le cui conversazioni erano principalmente in inglese e russo, nessuna in italiano), erano soprattutto curiosi, qualcuno rideva per qualche battuta, altri guardavano con attenzione o aperta curiosità. Un uomo in particolare attirò la sua attenzione. Era molto altro e magro, gli occhi scuri ed i baffetti fini. Era appoggiato al camino e sembrava concentrato sul dottor Sorgente, che veniva presentato in quel momento ad un gruppo di persone sedute lì vicino. Era troppo giovane per essere un professore, forse un assistente? Di certo non era presente al pranzo.
Francesco chiese dove si trovasse il bagno e lasciò la stanza.
Alex e Flavius chiacchierando e sorridendo fra loro, seguivano il professor Konchalov che si avvicinò ad un cameriere che gli bisbigliò qualcosa. Capirono, nel loro russo stentato, solo poche parole della conversazione.
"...ritardo...molto lavoro...scuse...più tardi."
Il professore non fece una piega, annuì poi si girò di nuovo per tornare verso il gruppo e si accorse che il dottore Sorgente era vicino al camino. Sorridendo allora si avvicinò alle donne rimaste all'entrata.
"E' imperdonabile che vi si abbandoni così da sole, permettetemi di farvi da chaperon e di presentarvi agli altri." Disse loro in inglese porgendo il braccio a Marzia e a Rubedo con un sorriso smagliante.
Il dottore non sembrò essersi accorto dell'assenza di Francesco il quale era tornato all’entrata. La casa era su due piani, una scala, sulla destra dell'entrata conduceva al piano di sopra, accanto ad essa si trovava una porta chiusa, dietro, in fondo c'era un'altra porta aperta dalla quale giungevano voci e rumore di piatti.
Mentre il dottor Sorgente si lanciava nella descrizione delle sue ricerche lentamente l'attenzione della sala si concentrò su di lui, molti si avvicinarono al camino con aria interessata ed ascoltarono in silenzio. Qualcuno chiese persino di abbassare la musica. Un silenzio quasi religioso accoglieva le parole del dottore e le espressioni che comparivano sui volti degli ascoltatori erano un misto di ammirazione, interesse, dubbio e perplessità. La cosa sarebbe potuta andare avanti se non fosse stato per la moglie di Konchalov, la quale, approfittando di una pausa nel discorso del dottor, intervenne con un sorriso di scusa.
"Penso che al dottore farà piacere molto di più se lo lasciamo divertire questa sera, domani avrà molto tempo per parlare con voi e rispondere alle vostre domande.” Si girò verso il dottore e disse in italiano: “Se ballate come parlate, dottore, sarò onorata di danzare con voi.” E gli tese la mano mentre lo stereo cominciava a suonare una ballata russa. “Suvvia… Non è difficile.” Aggiunse e rise divertita imitata dai presenti che si sparpagliarono nuovamente per la sala. Mentre il dottore e la signora Konchalov si preparavano a ballare, la musica, da scatenata ballata russa, si trasforma in un walzer.
"Non pensavate mica che io potessi permettermi alla mia età di ballare come una ragazzina vero?" Disse la signora Konchalov per bocca di Fibrilovich che tradusse le sue parole. Risate e applausi partirono da varie persone, più qualche battuta.
“Perché? Non lo siete?” Ribatté con un largo sorriso il dottore.
Dopo il walzer si congedò dalla donna e si avvicinò all'assistente del professore che, seduta su di un bracciolo della poltrona, sorseggiava qualcosa da un bicchiere.
"Ve la siete cavata piuttosto bene, dottore." Commentò la donna in inglese con un sorriso.
“Davvero? Per la verità è la prima volta che ballo..... Non è necessario che mi facciate complimenti gratuiti se non me li merito!” Rispose il dottore con un sorriso divertito. “Non sono mica chissà chi! Piuttosto...” Aggiunse sedendosi di fianco a lei. “Lei sa tanto di me, ma io non nulla di lei..... Le sembra giusto???” E la guardò in attesa.
Gianna, mentre il dottore volteggiava per la sala con la signora Konchalov, aveva cercato di studiare l'uomo con i baffetti senza farsene accorgere. Non era un brutto uomo, anzi decisamente dotato di fascino, ma i suoi occhi erano puntati sul dottor Sorgente e, quando questi si avvicinò all'assistente dopo il ballo, la sua espressione, dalla placida indifferenza per qualche secondo espresse odio, per poi tornare ad un'espressione neutrale. Gianna decise di scambiare quattro chiacchiere con uno dei russi più socievoli tra quelli con cui avevano pranzato, e scherzando sulla difficoltà che aveva a pronunciare nomi russi gli chiese il nome di tre o quattro persone presenti nella sala. Di queste persone, tre erano più o meno innocue e il quarto era “Baffetto”. Stette molto molto attenta a qualunque cambiamento di espressione, anche minimo, nel suo interlocutore quando nominò “Baffetto”. L’uomo, con il naso rosso, segno evidente che aveva bevuto un po’ troppo, le disse che "Baffetto" si chiamava Andrej Nicholaieivch Amerinov, assistente di laboratorio del professor Aliexiei Ivanovich Vlakinostovich.
"Un tipo pessimo, schivo e maleducato, non vale proprio la pena di prenderlo in considerazione." Gli disse, ma era un po' troppo brillò e sembrava più intenzionato a fare colpo su di lei che altro. "E poi,” aggiunse, “quello non ha occhi che per l'assistente di Konchalov."
Continuando a parlare con l’uomo, Gianna capì, inoltre, che c'era diverso malanimo e rancore verso la sezione di biologia della facoltà che pare ricesse i fondi maggiori per la ricerca e il dottor Livnic pare fosse il bersaglio preferito da tutti per le battute e le prese in giro gratuite.
In altro luogo...
Francesco diede un'occhiata all'entrata.
Sotto la scala che conduceva al piano di sopra, ce né era un'altra che portava chiaramente ad una cantina. La porta era aperta e quando si era avvicinato per dare un'occhiata, un rumore proveniente da sotto lo aveva costretto ad allontanarsi in fretta. Un uomo carico di bottiglie di vino era salito sbuffando e si era diretto verso quella che apparentemente era la cucina dicendo qualcosa in russo del tipo:
"Eccomi, eccomi...".
Quando erano arrivati non gli era sembrato vi fossero box per le auto, ma poteva darsi che dietro la casa vi fosse. Controllò le tubature dei riscaldamenti. Non ce né erano più del normale, né tanto meno strane condutture. Era possibile salire al piano di sopra comunque o cercare in altri posti.
Nel salone...
Il professor Konchalov aveva accompagnato Rubedo e Marzia verso alcune persone che già avevano incontrato a pranzo. Tutti le accolsero sorridendo e sembrarono ansiosi di sapere qualcosa di più sul modo di lavorare in Italia e sul lavoro che svolgevano con il “dottor Sorgientie”.
Gianna, che aveva ripreso il suo girovagare, passò accanto al dottor Sorgente e, sorridendo con aria di scusa, si chinò verso di lui e gli sussurrò velocemente in italiano e con pesante accento romanesco:
"Er tizzio co' i baffi vicino ar camino te guardava come se te volesse ammazza'... 'sta 'n campana".Poi gli porse un vassoio di canapè. Il dottore sorrise divertito, saggiando il canapè e sollevandolo in aria come se stesse facendo un commento sul cibo.
"Non devi MAI parlare così, anche se lo fai in cinese!"
Sempre sorridendo Gianna si allontanò.
Altrove…
Francesco salì al piano di sopra cercando di essere il più silenzioso possibile, una volta al piano di sopra, controllò che non ci fosse nessuno e che non vi fossero telecamere a circuito chiuso, poi diede un’occhiata alle finestre, voleva trovarne una che desse sul retro della casa.
Nel salone….
Flavius si girò verso Alex.
"Ok, magari non è nulla, ma non si sa mai, tieni d'occhio il cameriere, io faccio un giro per la sala e sento che impressioni hanno gli altri riguardo i tizi che circolano qui dentro..." Detto questo si avviò verso uno dei buffet, prese una tartina, se la ficcò in bocca, prese un bicchiere in volata da un cameriere e si diresse verso Marzia e Rubedo... Con il bicchiere in mano e sorridendo...
"Io lavoro e lui se la spassa!" Fu il commento di Alex.
Dopo qualche minuto Gianna si avvicinò a Flavius sorridendo.
"Dimmi Gianna, come sta andando la serata?"
Ammonita a stare attenta a quello che diceva, in qualunque lingua, Gianna mantenne la conversazione su livelli assolutamente innocui.
"Bene, mi sto divertendo! Pensavo che sarebbe stata un'occasione molto più formale, ma la gente e' davvero amichevole."
Sempre altrove...
Francesco aveva appurato che non c’erano telecamere. Aveva sette stanze da vedere, al piano superiore. Tutte aperte. La prima era una camera da letto con una finestra che dava sul retro della casa, e dalla quale si scorgeva un box per auto. Due erano bagni (uno con vasca idromassaggio ed uno con doccia). Uno era un ripostiglio. Un'altra era uno studio interamente in legno con le pareti ricoperte di libri. C'erano un computer e un camino spento, non vi erano finestre.La sesta era una specie di salottino con due lati del muro con ampie finestre e molte piante. Anche qui c'era una libreria ed un tavolo da studio. Numerose piante erano posate davanti ai finestroni e un computer era posto su di un tavolo di legno.
L'ultima stanza conteneva una scala ripida che porta verso l'alto, forse sotto il tetto. Era molto buio.
Francesco decise di iniziare dallo studio.
Per prima cosa esaminò la libreria. I libri riguardavano un po' tutti gli argomenti, dai classici della letteratura russa, a trattati di fisica in inglese, di biologia e genetica. C'era la collezione completa del National Geographic e qualche libro di narrativa.
Accanto al camino era stata posta una poltrona e sul tavolino basso di fronte ad essa era posato un libro di "Critica della Ricerca e Metodologie Applicate" di John Miles Ritter con il segno alla pagina 57, Capitolo riguardante "La Biologia e la sua Sperimentazione - Esempi pratici".
Il camino aveva l'aria di essere usato spesso, c'era un quadro su di esso, rappresenta una donna molto bella il cui sorriso ricordava molto da vicino la signora Konchalov.
Decisa di passare alla stanza con le piante. Una volta lì andò alla finestra, la aprì e girò di nuovo la manopola e provò a spezzarne il perno sotto cercando di far sembrare che questa fosse chiusa quando in realtà non lo era. Poi passò alla porta che dava sulle scale. Accese lo zippo e salì.
Si trovò in una soffitta piena di cianfrusaglie. Era piena di polvere e vecchi mobili.
Alla festa...
Il dottore parlava con l'assistente del professor Konchalov... Il sorriso della donna si era allargato alle sue parole.
"Io non so nulla di lei per la verità a parte che mi ha scritto una simpatica mail..."
“Simpatica?!?!” Esclamò il dottore. “Ma guarda un po' i casi strani della vita... Uno passa la sua vita a cercare di fare colpo sulle ragazze... E invece bastava venire qui in Russia scrivendo una lettera di lavoro!”
Paula sorseggiò un po' della sua bevanda e continuò.
"In realtà non c'e' molto da dire su di me, mi sono laureata qui ad Akademgorodok in Chimica e sono rimasta qui come assistente." Strinse le spalle. "Sicuramente la mia vita è meno interessante della sua..."
“Io dico che è falso. Ogni uomo ha una vita interessante. Dipende da interessante per quali aspetti...” Una pausa di qualche secondo, poi il dottore rise. Quindi aggiunse: “Tralasciando gli scherzi, io penso che lei dovrebbe avere più stima di se stessa. E poi una vita interessante la si crea ogni giorno della propria vita.... La si VIVE... Giorno per giorno.” Sorrise di nuovo. “E poi non si deve mai dimenticare che ci troviamo su di un mucchietto di atomi che vagano nell'universo a casaccio...” Il dottore si guardò intorno, poi la osservò e, dopo alcuni secondi di attenta riflessione, aggiunse: ".. Anche se alcuni di questi mucchietti di atomi sono proprio dei BEI mucchietti! E alcuni istanti della nostra vita sono infiniti...." Si guardò di nuovo intorno, con lo sguardo ad abbracciare tutto lo spazio intorno a se... E oltre. Lo sguardo era trascendente e profondo, come a guardare qualcosa di nascosto ed invisibile, come ad ascoltare suoni che nessuno udiva.
"Ecco a cosa penso quando guardo le stelle..." Concluse il dottore dopo alcuni secondi "Guardo le stelle... E guardandole guardo noi stessi... E sento il suono del mondo, e la musica della vita. Una musica variabile. A volte potente e veloce, altre lenta e flebile, ma sempre sinuosa ed elegante, anche quando è scomposta. Mantiene sempre il suo fascino. E' la musica più bella del cosmo. E' il suono più armonico e vitale dell'universo.” Distolse lo sguardo dall'ambiente circostante riportandolo su di lei. “Ma solo in pochi lo sentono! Sono una razza rara!” Aggiunse con aria buffa tra il divertito il deluso ed il rassegnato. E mentre sorrideva con la voce più seria chiese “E lei? Lei sente la musica quando guarda le stelle?”
La donna arrossì e stava per rispondere quando l'uomo con i baffetti si mosse di scatto, il volto scuro in direzione della porta d'uscita e nel far questo urtò un professore facendogli rovesciare addosso il bicchiere. Senza nemmeno scusarsi, l'uomo uscì dalla stanza subito seguito dalla signora Konchalov. Paula Marianova Kathienskaya fissava la scena con un'espressione pensierosa poi si voltò sorridente verso il dottor Sorgente.
"Lo perdoni, ha lavorato molto durante questo periodo ed è diventato distratto e sgarbato. Certa gente non riesce a distinguere il lavoro dal divertimento. Stavamo parlando di musica mi sembra, la musica delle stelle..."
Intanto il professor Costantinovich, bagnato dal liquore veniva accompagnato anche lui da un cameriere fuori dalla stanza.
".....me, il bagno è.... sopra". Sembrava stesse dicendo in russo.
Alex si mosse subito per iIntercettare il professore:
“Mi scusi ma l'acqua non credo che risolverà nulla,” gli disse in inglese, “lasci fare a me che sono un biochimico, ho lavorato in un industria di fibre quando ero ancora soltanto perito. Quello che ci vuole sulla macchia è del latte fresco, venga in cucina ci penso io.” Lo trascinò quasi a forza stordendolo con spiegazioni inerenti la produzione delle fibre e il riconoscimento di quelle sintetiche. Arrivati in cucina gli fece togliere la camicia e si mise all'opera con il latte: sua nonna diceva che funzionava. Sperò che qualcuno fosse andato nel frattempo a chiamar giù Francesco.
“Si... però che strano... io non reagisco così allo stress...” Rispondeva intanto il dottor Sorgente alla donna guardandosi intorno. Poi quasi subito aggiunse sorridendo: “Ecco la prova che ognuno di noi è diverso!”. I suoi occhi cercavano Flavius e appena i loro sguardi s’incontrarono, il dottore aggrottò le sopracciglia e spostò per un attimo lo sguardo nella direzione dove era uscito il tipo coi baffetti... Poi continuò la discussione con la tipa. Gli chiese della musica, se lei la sentiva. Poi aggiunse in tono allegro e sorridente: “Quel tipo è per caso un suo spasimante? Sembrava proprio geloso! Chi è?”
"Non ho nessun tipo di rapporto con quell'energumeno per fortuna. E' lui che vorrebbe averne con me. Ma lasciamo perdere quest’argomento per favore, e' triste e spiacevole e questa serata non vuole assolutamente esserlo." Detto questo cercò di proseguire su argomenti più frivoli, quali differenze fra i film visti, i cinema, il teatro e cose del genere. Ma il dottor Sorgente insistette. Dopo uno sguardo seccato, la donna rispose:
"Andrej Nicholaieivch Amerinov, assistente di laboratorio del professor Aliexiei Ivanovich Vlakinostovich, se siete interessato così tanto a lui non dovete preoccuparvi, domani lo conoscerete meglio dato che lo incontrerete insieme al professore!"
Il dottor Sorgente scoppiò a ridere.
“Suvvia, non fate così... era semplice curiosità!” E poi nell'orecchio aggiunse: “...in verità sembrate anche più gelosa di lui in questo momento!”
Francesco rientrò nella sala, prese due bicchiere da un cameriere e ne offrì uno alla prima bella donna che vide.
"Non sprechiamo completamente la serata." Mormorò tra se' e se'
"E' un piacere scoprire che la fama di gentiluomini e rubacuori degli italiani non venga affatto smentita in questa serata". Disse la donna sorridendo.
Flavius aveva seguito nel frattempo i due con discrezione, la porta di casa era aperta e li vide discutere accanto ad una macchina. L'uomo era evidentemente alterato e fumava una sigaretta. La donna era molto più calma, quasi fredda nelle risposte, a quella distanza Flavius non riusciva a sentire nulla. La conversazione condotta a voce bassa proseguì per qualche minuto, poi la signora Konchalov posò una mano sul braccio dell'uomo con i baffetti, questi si liberò con uno scatto salendo in macchina sbattendo la porta e la avviò lungo il viale alberato. La signora Konchalov rimase per qualche secondo ad osservare la macchina, poi scosse il capo e si portò la mano al viso. A Flavius per qualche secondo sembrò che parlasse da sola, poi ritornò verso la casa con aria triste.
La serata proseguì fino a notte fonda, e cominciarono a sentire la stanchezza della giornata. Fibrilovich li informò che in qualsiasi momento avessero voluto andare non avevano che da dirlo.
"E poi domani avrete sicuramente un'altra intensa giornata."
La serata si concluse alcune ore dopo. Il dottor Sorgente aveva invitato tutti nella sua stanza, per fare il punto della situazione tutti assieme.
Francesco si presentò a rapporto con una tuta sportiva ed un paio di pantofole verde scuro. Dopo aver descritto la sua breve esplorazione del piano superiore fece la sua proposta:
"Che ne dite se domani un paio di noi provano ad entrare dalla finestra che ho forzato e provano a collegare i computers a quello di Stefano?"
"Stavo per dirtelo io...” Rispose il dottor Sorgente. “Direi Francesco e qualcun altro che ci sa fare, come Flavius. Ci sarebbe anche bisogno di qualcuno che stia addosso al tipo con i baffetti.... Una donna... Direi qualcuno tra Gianna e Barbara. Io propenderei per Barbara. E' ok?"
Dopo la riunione caddero stremati nei loro letti e il sonno prese prepotentemente il sopravvento. Dormirono profondamente come non avevano fatto da tempo, il sonno dei giusti e dei bambini.
La sveglia arrivò verso 8:00 dal centralino, che comunicò loro che la colazione sarebbe stata servita verso le 9:00.
Siberia: Akademgorodok – Mercoledì 13 Ottobre 1999
Quella mattina il dottor Sorgente si era alzato con un'aria stranissima. Raccontò di un sogno vividissimo, che l'aveva colpito soprattutto perché "io non sogno mai, di notte! O almeno non me li ricordo quasi mai! Molti occhi erano su di me. Non riuscivo a contarli. Un paio di loro erano di fuoco, e non riuscivo a guardarli. Altri si distoglievano e guardavano altrove. In altri ancora ho percepito benevolenza... O cosa?"
“Ma che ti sei bevuto? O cosa ti hanno fatto bere?” Gli chiese Alex. “Smettila di mangiare pesante la sera e vai a letto presto e vedrai che non fai più brutti sogni!”
Fibrilovich arrivò puntuale come un orologio e li caricò tutti in macchina sorridendo e chiacchierando a più non posso, come se il fatto di aver fatto tardi la notte scorsa non gli pesasse minimamente.
"Andremo dritti verso l'Istituto di Biologia, dove incontrerete il professor Andrej Nicholaieivch Amerinov, assistente di laboratorio del professor Aliexiei Ivanovich Vlakinostovich e il professore stesso. Il professore è impazientissimo di incontrarvi, soprattutto curioso di sapere delle vostre ricerche!" Disse al dottor Sorgente in inglese. Rimase in silenzio per qualche secondo poi: "Ah, mi perdonerà professor Sorgientie ma anche gli allievi erano impazienti di conoscerla, per lo più incuriositi, non le dispiacerà spero oggi pomeriggio tenere una lezione? L'abbiamo fissata per le 16:00...Se ci sono problemi non ha che da dirlo! I ragazzi ci tengono tanto!"
“No, no. Nessun problema. Sarà un onore.”
Arrivarono finalmente all'istituto di biologia e genetica, pieno di studenti. Fibrilovich li scortò fino ad un ascensore un po' vecchio e salirono fine al sesto piano dove, a detta del professore, si trovavano i laboratori, ovviamente per studenti, e alcuni degli uffici dei professori.
Vlakinostovich era un uomo minuscolo con occhietti piccoli piccoli e baffi grigi voluminosi sotto il naso. Una corta barba gli copriva parte delle guance scarne, ma o era curata male o era cresciuta a caso, in alcuni punti più folta, in altri meno. Con lui si trovano Amerinov, l'assistente del professor Konchalov e un altro uomo che venne loro presentato come Sergej Polanskavich, aiuto assistente, in pratica uomo-tuttofare (e lo si sarebbe detto dal suo fisico imponente).
Amerinov sembrava essersi ripreso dalla notte precedente ed aveva un sorriso decisamente più cordiale. Il professor Vlakinostovich parlava solo russo e Fibrilovich si assunse il compito di tradurre.
“E' un piacere conoscervi professor Sorgientie. Ho sentito parlare delle sue ricerche e sono impaziente di approfondire alcuni argomenti."
“Lei non parla inglese?” La faccia del dottor Sorgente era molto sorpresa. “E come fa con... Con le ricerche???”
"Alla mia età è un po' tardi per imparare l'inglese, ho ottimi dipendenti che si occupano di tradurmi tutto." Rispose il professore poi lanciò uno sguardo a tutti gli altri. "Vedo che in Italia vi forniscono di molto più personale di quanto noi si abbia in Russia, si vede che avete soldi da buttare via." E scoppiò a ridere imitato da Amerinov. Il dottor Sorgente rise anche lui.
“Magari li avessero.... Me ne potrebbero dare qualcuno in più anche a me!*
“Comunque, visto che il mio ufficio non e' così grande, forse i suoi assistenti gradirebbero visitare l'istituto e i nostri laboratori, il mio assistente e la signorina Kathienskaya saranno felicissimi di accompagnarvi."
“Penso che sarebbe istruttivo per loro. Certo.”
Così, mentre il dottor Sorgente veniva fatto accomodare di fronte alla scrivania e Fibrilovich gli si sedeva accanto pronto a tradurre, Amerinov e la Kathienskaya fecero cenno agli altri di seguirli. Sergei Polanskavich dava le spalle alla finestra, proprio dietro il professor Vlakinostovich e armeggiava con dei bicchieri e del liquore.
Il dialogo con il professor Vlakinostovich fu più che formale, qualche domanda sulle ricerche, qualche accenno alle sue (esperimenti sulle alte temperature e sugli effetti del freddo sui microrganismi). Sembrava molto interessato alle scoperte del dottor Sorgente ma sembrava molto incerto, come se stesse cercando di capire fino a che punto quello che raccontava fosse vero. In compenso Polanskavich, dopo aver servito da bere, non staccò un momento gli occhi dal dottor Sorgente. Si trattava di uno sguardo un po' vuoto, come se gli passasse attraverso, e il viso impassibile.
Il dottor Sorgente decise che forse era il caso di ricorrere ad un potere. Aveva la possibilità di scoprire la natura delle cose e tutto il tempo per utilizzarlo con comodo, senza che nessuno se ne accorgesse. Voleva capire se quei due erano in qualche modo legati all’Assenza o se Polanskavich stesse usando un potere su di lui. Dopo mezz’ora, ebbe la certezza che nessuna delle due cose era vera. Erano semplicemente molto interessati alla sua persona, Vlakinostovic per interesse professionale apparentemente e Polanskavich come se lo stesse valutando come avversario.
La conversazione si protrasse fino all'ora di pranzo quando il professore si scusò di non poter pranzare con il dottor Sorgente causa pressanti impegni altrove e che aveva dovuto rimandare per incontrarlo.
"Comunque non dubiti che ci rincontreremo presto."
Il dottor Sorgente ebbe la netta sensazione che Vlakinostovich stesse per dire il luogo dove doveva recarsi, ma che si fosse interrotto appena in tempo.
Nel frattempo...
La gita per l'istituto fu dapprima interessante, poi via via noiosa. Vennero loro mostrati laboratori, aule per studenti, studenti che seguivano la lezione di chimica, altri sotto esame, come se volessero loro mostrare a tutti i costi la normalità del posto. Avevano come la sensazione che tutto fosse troppo perfetto, troppo tranquillo, troppo normale. Verso l'ora di pranzo, vennero condotti alla mensa, affollata di studenti, dove si trovava già il dottor Sorgente con il sorridente Fibrilovich.
Nel pomeriggio...
Il pomeriggio passò più rapidamente della mattinata.
Il dottore tenne la sua conferenza e rispose alla raffica di domande del tipo: "Come si lavora in Italia?", "Che metodi di ricerca seguite?" E così via.Per la sera non era prevista alcuna cena ufficiale.
"Si e' pensato di farvi riposare un po'." Spiegò loro Fibrilovich. "Domani, il dottor Vlakinostovic vuole farvi vedere alcuni degli esperimenti che sta' conducendo e chiederà la vostra collaborazione di sicuro."
Era il momento di agire.
Siberia: Akademgorodok – Mercoledì 13 Ottobre 1999 – Ore 21:00
Era buio quando si decisero a partire. Con la scusa di voler andare a bere qualcosa a Novosibirsk, Alex e Flavius uscirono verso le 21:00 e si fecero spiegare da Fibrilovic la strada per raggiungere la città. In tasca avevano la mappa per raggiungere casa Konchalov, che Marzia aveva disegnato perfettamente. Si allontanarono con una macchina messa a loro disposizione dall’università e si accorsero che qualcuno li seguiva. Per fortuna, cominciò a nevicare e, nel traffico di Novosibirsk riuscirono a far perdere le loro tracce. Effettuarono una perquisizione della macchina per controllare che non ci fossero cimici e ripartirono nella direzione della casa dei Konchalov. Il tempo stava peggiorando a vista d'occhio.
"Cavoli... la nottata ideale, eh Franz. ?" Disse Flavius sorridendo... "Vabbe'... Ma tu cosa speri di trovare?"
Con loro avevano portato il necessario e qualcosa in più. Flavius aveva le radio auricolari e ne aveva lasciata una a Marzia, collegata alla sua e a quella di Francesco. Quest’ultimo aveva una videocamera, un coltellino multiuso e dei guanti in lattice, un fornellino a gas ed un accendino, in più il suo portatile.
Nonostante il tempo stesse peggiorando, Francesco continuò imperterrito a guidare, una volta arrivati alla casa del prof. parcheggiò a 15 metri dall'ingresso e poi, accompagnato da Flavius, si diresse verso la finestra che aveva forzato.
Era tardi e nevicava piuttosto abbondantemente. Arrampicarsi sino alla finestra non fu facile, anche perché faceva veramente molto freddo. Tuttavia Francesco riuscì a raggiungere la finestra e ad aprirla senza rumore. Una volta nella stanza fece cenno a Flavio di entrare. La casa era completamente silenziosa. Solo un lieve russare proveniva dal corridoio.
Scostando lievemente la porta, Francesco s’incamminò lungo il corridoio fino a quella che sapeva essere la camera da letto, il russare veniva da lì. Lentamente tornò indietro e richiuse la porta dietro di se, collegò il portatile al pc sul tavolo e lo accese. Al resto avrebbe pensato Stefano. Nel frattempo si occupò della scrivania, della libreria e del cestino della carta straccia.
Flavius si appostò accanto alla porta. Passarono una decina di secondi poi lo schermo di Franz divenne improvvisamente blu e vi comparve una frase "sono un hacker, non un taumaturgo". Il portatile era bloccato, l'unica azione possibile era quella di resettare il tutto e ripartire oppure spegnerlo.
Risatina nervosa, un sussurro sibilante e incomprensibile e poi Francesco resettò e ripartì. Se non avesse funzionato avrebbe smontato l’hard disk e se lo sarebbe portato via. La cosa non funzionò, il messaggio di Stefano era inequivocabile. Francesco smontò l’HD. Dopo aver sistemato il pc, mentre Flavius controllava che non facesse rumori che potessero svegliare qualcuno della casa, fece per avviarsi a passo felpato verso lo studio. Flavius lo fermò e con l'alfabeto dei segni e i segni prestabiliti che tutto il gruppo aveva imparato gli chiese:
"Hai portato una torcia elettrica vero?" La sua espressione era nervosa, e pare stesse sudando freddo... Era più pallido del solito... Francesco avrebbe giurato di aver visto quella stessa espressione poco più di un anno fa a Modena... Gli sussurrò di non preoccuparsi.
"Se faccio troppo casino non ti preoccupare, ho qualche trucco nel cilindro, tu stai nascosto e controlla che non arrivi nessuno."
Flavius fece un cenno con il capo ed il segno di ok con le dita, poi si appostò nel luogo strategicamente migliore per controllare il corridoio e la stanza dove stava il primo computer guardando in particolare in direzione della finestra da cui lui e Francesco erano entrati... Mentre era in attesa, cominciò a sentire un certo freddo. Dalla finestra entrava una fitta neve e stava cominciando a soffiare un discreto vento.
“Ma la finestra l'abbiamo lasciata aperta!!!” Pensò improvvisamente terrorizzato Flavius. Se sbatteva erano finiti. Controllò a che punto si trovasse Francesco.
Francesco era davanti alla camera da letto. Notò che la porta non era chiusa come aveva pensato in un primo momento, ma semplicemente accostata. Flavius aspettava che Francesco si schiodasse da quella posizione al quanto scomoda... Quando lo vide muoversi nuovamente ed entrare nello studio, si recò il più silenziosamente possibile a chiudere quella dannata finestra...
Lo studio era completamente buio, ma Francesco ricordava benissimo che l’altro computer si trovava sulla scrivania. Quando la raggiunse, però, si accorse che non vi era più nulla su di essa, come se qualcuno l’avesse ripulita. Ricordò che su di essa c’erano varie carte (inutili per altro, aveva dato loro un’occhiata), ma adesso era stata liberata di tutto. Anche i cassetti erano vuoti, evidentemente qualcuno dopo la festa, aveva portato via tutto. A quel punto, se ne uscì quatto quatto come un bigatto deciso a dare un’occhiata nel sottotetto. Flavius lo vide uscire dallo studio ed avviarsi verso un’altra porta, aprirla lentamente ed entrarvi. Seguì silenzio interrotto soltanto dal russare che proveniva dalla stanza da letto.
Il solaio sopra aveva lo stesso aspetta della sera prima: pieno di cianfrusaglie.
Francesco cominciò la perquisizione con molta attenzione, non doveva far cadere nulla, c'era il rischio di svegliare i padroni di casa. Mentre stava spostando con attenzione una sedia, vide qualcosa che prima non aveva notato. Da una scatola che si era aperta quando aveva sollevato la sedia erano usciti un paio di album di fotografie tutti impolverati. Le foto erano tutte di una bambina bionda e in bianco e nero, dovevano risalire a circa gli anni 40. Un altro album riportava foto della stessa diventata donna. C’erano diverse foto di lei in quella che deve essere una scuola, poi lei in un laboratorio, poi lei che stringeva la mano ad un personaggio evidentemente famoso mostrando orgogliosa una medaglia ed una pergamena sulla quale era riportato qualcosa in russo... Qualcosa tipo: "Per meriti e servizio alla Patria".
La si vedeva, ad un certo punto in mezzo alla neve, mentre studiava una mappa, poi con un uomo molto giovane che la guardava adorante. L'ultimo album, il terzo riportava le foto di un matrimonio. La donna sorrideva ma i suoi occhi erano molto seri, vedendola così la signora Konchalov risultava davvero bella e determinata, suo marito, invece, sembra un povero ragazzo dall'aria smarrita e incredula (ben diverso dall'uomo che avevano conosciuto). Ulteriori ricerche non portarono a nulla.
Quando tornò nel corridoio, trovò Flavius al limite della preoccupazione, al vedere Francesco sospirò di sollievo. Una volta che fu tornato raccolsero quel che restava del computer in quella stanza e lo rimontarono per far sembrare che tutto fosse a posto, l'hard disk venne messo in una sacca.
Fuori la tempesta stava infuriando, a fatica rientrarono in macchina e ripartirono. Il riscaldamento riusciva a mala pena a scongelare un angolino di vetro che permise loro di vedere un po' di strada. Ma era molto difficile, se non impossibile. Sembrava che tutti gli elementi si fossero coalizzati per impedire il loro ritorno. Finalmente raggiunsero la strada principale, che da Novosibirsk portava ad Akademgorodok, e respirando di sollievo proseguirono per l'università.
All'improvviso un grosso ramo d'albero cadde dall'alto cogliendoli di sorpresa e la macchina sbandò finendo fuori strada. Sconvolti e leggermente contusi uscirono all'aperto, ma non c'era nulla da fare per riavviare la macchina. Che fare ora? I cellulari non funzionavano e tanto meno le rice-trasmittenti, la bufera era così forte che non riuscivano nemmeno più a capire quale fosse la direzione da prendere. A quel punto Flavius suggerì di non muoversi affatto, il rischio era perdersi e propose di usare il metodo degli alpinisti quando si trovano in questi casi. Rapidamente scavarono una buca nella neve e vi portarono tutto quello che poteva essere loro utile per scaldarsi, Francesco aveva delle barrette di cioccolata e decidesero di tenerle da parte per darsi energia. Un po' di calore venne dai giubbotti pesanti e dalle sciarpe e guanti che avevano con loro, più una copertina che avevano scoperto nel bagagliaio.
Il tempo cominciò a passare lentamente e a parte qualche sbirciatina all'aperto per studiare la situazione della tempesta e per fare entrare l'aria, non misero fuori il naso per quelle che sembrarono loro ore, giorni, mesi. Alla fine, quando ormai la cioccolata era quasi finita, decisero di tentare l'avventura. Non pensavano di poter resistere a lungo senza acqua (a parte una bottiglia di vodka quasi terminata) e viveri.
Fuori era così grigio che decisero che era ormai giorno fatto soltanto perché riuscivano a distinguere qualcosa di quello che era attorno a loro. Presero la loro roba e cominciarono a cercare la strada, la tempesta sembrava essersi leggermente attenuata ed avrebbero dovuto essere in grado se non altro di muoversi per un po' senza troppi problemi. Con un bastone che avevano preso dal ramo caduto seguirono la strada, delimitandone i contorni e cercarono di muoversi in fretta. Quanto era distante Akademgorodok dalla casa dei Konchalov? E quanto Novosibirsk? Di nuovo il tempo cominciò a scorrere lento, sembrava loro di camminare per delle ore ed avevano invece la sensazione di aver percorso soltanto pochi metri. La neve s’infilava dappertutto ed al sudore, che aveva portato dapprima un piacevole calore, ora si aggiunsero i brividi di freddo. Un vento così freddo non lo avevano mai provato prima d'ora e tutto quel bianco faceva quasi male agli occhi, soprattutto perché veniva loro sbattuto direttamente in faccia. Era incredibile come pochi chilometri nella neve, con una temperatura di parecchi gradi sotto zero ed il vento polare, avessero la pessima tendenza a sembrare distanze infinite.
Flavius cominciò a tossire e starnutire forte, mentre il freddo intenso non gli dava tregua. Si era tirato sul viso la sciarpa ed i suoi occhi spiccavano febbricitanti in fra i ghiaccioli che gli costellano i capelli.
Cadde una volta.
Si rialzò.
Cadde di nuovo.
Franz lo aiutò e si caricò il suo zaino.
Cadde una terza volta.
“Ma dove erano finiti i russi! Prima ce li avevano tutto addosso e adesso non se ne vedeva nemmeno uno! Maledizione!”
Ora Franz sosteneva Flavius e continuavano a camminare. Ma anche lui cominciava ad essere stanco... Troppo stanco... Soffriva addirittura di allucinazioni! Sulla destra aveva visto una casa in legno... Era impossibile! Continuò a camminare...
“Maledetto freddo! Ma io non ci casco!”
E se si fosse trattato veramente di una casa?... Si fermò, appoggiò Flavius ad un tronco e tornò indietro...
“Aspetta un momento...”
Era veramente una casa! Tornò a prendere Flavius, lo pulì dalla neve che aveva cominciato a ricoprirlo e si appellò a tutte le energie rimastigli per raggiungere quella che avrebbe potuto essere la salvezza!
Più che una casa, sembrava una baita abbandonata. Con il ramo Franz ruppe il vetro della finestra e si introdusse all'interno. Tutto buio e silenzio.... Faceva freddo ma c'erano un camino ed un letto! Aprì la porta e trascinò Flavius sino al letto.
"Non ti preoccupare, presto starai meglio."
Chiuse la porta sbarrandola e mise un telo alla finestra per chiuderla. Prese la legna accanto al camino e cercò della carta con la quale accendere il fuoco. Il calore della fiamma non gli sembrò vero, aveva trovato dei fogli di carta in un cassetto e li aveva usati mentre con mani tremanti cercava di far funzionare l'accendino.
Presto si sentì meglio.
Tornò da Flavius e lo spogliò coprendolo poi con quante più coperte riuscì a trovare. Scottava parecchio e tossiva.
Nella piccola cucina trovò delle provviste, evidentemente quello doveva essere un capanno da caccia. Preparò una minestra e obbligò Flavius a mangiarla poi si servì anche lui e si preparò ad aspettare.Passarono i giorni, le settimane e la tempesta non accennava a diminuire.
Flavius sembrò in un primo momento passasserla piuttosto male, poi migliorò lentamente fino a quando non si riprese completamente. Avevano una marea di tempo per pensare, chiusi là dentro (a parte spalare la neve davanti alla porta per evitare di restare chiusi dentro la baita).
Finalmente, un giorno, ebbero la sensazione che il tempo migliorasse, e il giorno dopo, il vento cominciò a calar fino a finire del tutto.
All'improvviso un rumore di qualcosa di grosso in movimento ruppe il silenzio ovattato nel quale avevano vissuto tutto quel tempo. Uscirono di corsa per vedere in distanza un gatto delle nevi che percorreva quella che doveva essere la strada. Correndo freneticamente, fecero cenno al guidatore di fermarsi e, in un russo stentato, gli spiegarono di essere rimasti intrappolati dalla bufera mentre tornavano ad Akademgorodok tempo fa...Ma quanto tempo fa?
Quando lo chiesero l'uomo sorrise e disse loro che era il 20 Novembre... Era passato un mese da quando avevano lasciato i loro compagni...Che cosa era successo loro nel frattempo?
La polizia di Novosibirsk credette alla loro storia, probabilmente perché avevano sentito degli scienziati ospiti dell'università o forse perché la storia non era poi così assurda in un paese come quello, soprattutto con un tempo come quello. Ma, credettero alla cosa soprattutto perché da Akademgorodok avevano denunciato la scomparsa di due studiosi italiani.
La strada per Akademgorodok non era stata ancora sgombrata, per un paio di giorni vennero ospitati in un albergo di Novosibirsk, poi salirono su un gatto delle nevi e si avviarono verso l'università. Era il 21 Novembre.
Siberia: Akademgorodok – 14 Ottobre 1999 – 19 Novembre 1999
La tempesta di neve colpì Novosibirsk ed Akademgorodok all'improvviso, ma, a detta di Fibrilovich, erano già giorni che si preannunciava. Le lezioni vennero annullate e solo nell'istituto di Genetica e Biologia
si andò avanti con le sperimentazioni.
"Quale migliore occasione di una bella gelata per provare gli effetti del freddo?" Aveva detto con entusiasmo forzato il professor Vlakinostovich, evidentemente bloccato anche lui e impaziente di essere altrove (anche se faceva di tutto per nasconderlo).
Il problema era che loro sapevano benissimo che Flavius e Franz erano fuori e temevano per la loro sorte. Discussero fra di loro poi decisero di dire ai russi che erano usciti la sera prima a fare baldoria e che erano preoccupati perché non né avevano avuto più notizie. Fibrilovich li assicurò che avrebbero dato inizio immediatamente alle ricerche, ma poi tornò con aria sconfortata dicendo che aveva parlato con Novosibirsk, ma che con quel tempo era praticamente impossibile effettuare delle ricerche, comunque avrebbe provveduto a tenere tutti informati.
Un giorno passò ed il 16 la situazione parve per un attimo calmarsi.
La notte precedente Marzia aveva annunciato l'intenzione di partire. Il suo volto era molto pallido e si vedeva chiaramente che era combattuta all'idea di lasciarli, soprattutto dato che non si sapeva che fine avessero fatto Franz e Flavius, ma a nulla erano valse richieste di spiegazioni e chiarimenti.
"Devo tornare assolutamente indietro, non appena il tempo migliora devo provare a partire." Aveva detto con espressione determinata e quando una aveva un'espressione simile voleva dire che non c'era nulla da fare. Così, vedendo il tempo un po' più agibile, Marzia chiese al professor Fibrilovich di essere accompagnata all'aeroporto, adducendo problemi famigliari importantissimi, Alex andò con loro per sincerarsi che arrivasse veramente dove doveva arrivare. Il professore non le aveva garantito la possibilità di partire, comunque l'aveva accompagnata all'aeroporto. Erano tornato dicendovi che alla fine aveva convinto un capitano a tentare di partire ugualmente...
I due giorni successivi trascorsero fra noia e ansia.
Marzia fece in appena in tempo a chiamarli per avvisarli di essere arrivata sana e salva, poi le comunicazioni s’interruppero quando la tempesta s’intensificò nuovamente. Fu a quel punto che decisero comunque di far fruttare il tempo, soprattutto alla ricerca di distrazione. Così, mentre il dottor Sorgente teneva occupato il professor Vlakinostovic e Fibrilovich che gli faceva da interprete e gli altri distraevano gli altri professori e/o assistenti, fecero in modo che almeno un paio di loro fossero liberi di muoversi a turno per l'università e svolgere ricerche. Le indagini, purtroppo, non diedero molti frutti, o i russi erano attentissimi a non lasciare tracce o proprio non avevano nulla da nascondere. Il 19 Ottobre, quando ormai si era all'esasperazione, Gianna, nel suo vagabondare, passò vicino all'ufficio di Vlakinostovich, nella speranza forse di trovare qualcosa (anche se ormai quell'ufficio lo avevano perquisito più e più volte). C'era qualcuno nella stanza, parlava a voce bassa cercando di non farsi udire. Gianna cercò di capire cosa si stesse dicendo all'interno ma riuscì a tradurre solo parte della conversazione, anche perché il tono di chi parlava era molto concitato.
"Si... No, non capisco.... Non posso venire!... Anche lui... Bloccato!... Sotto controllo... Quando la tempesta si calma... Sor... Vedremo... Non... D'accordo!... Ciao."
Rumore di carta strappata ed accartocciata, poi dei passi. Gianna corse a nascondersi in un altro ufficio e, attraverso la porta cercò di vedere chi usciva.
Amerinov! Il suo volto era ancora più scuro del solito e sembrava avere il fiato molto pesante. Mentre Gianna lo guardava, si appoggiò alla finestra come se stesse cercando di calmarsi, ma le mani gli tremavano violentemente. Trasse due respiri profondi, diede un pugno sul muro, poi respirando nuovamente a fondo, si raddrizzò, chiuse la porta dell'ufficio del professore a chiave e si allontanò con calma, l'espressione del viso tornata normale. Gianna aspettò che si allontanasse, poi corse a chiamare Rubedo che le faceva da palo alle scale e che si era nascosta anche lei vedendo arrivare Amerinov.
Rubedo riuscì ad aprire la porta e la richiuse mentre Gianna si gettava verso il cestino. Il foglio era lì, accartocciato. Su di esso Amerinov aveva scarabocchiato mentre parlava al telefono.... Telefono? La cornetta non dava segnale... Cosa aveva usato per parlare Amerinov? Rimandando la cosa a più tardi lei e Rubedo studiarono il foglio. C'era un disegno: una pianura innevata e delle costruzioni a cupola. Una freccia indicava una delle cupole e c'era scritto in russo la parola che significava mostro...o mostri.
Un rumore alla porta le fece sobbalzare.
Velocemente Gianna si nascose dietro le tende della stanza e Rubedo sotto la scrivania. Amerinov entrò con aria preoccupata, andò verso il cestino e ne tolse il pezzo di carta mettendoselo in tasca. Poi uscì rapidamente. Sospirando di sollievo, Gianna e Rubedo attesero qualche minuto e uscirono a loro volta, richiudendo la porta dietro di loro.
"L'Uralian Connection Link, ovvio." Disse il dottor Sorgente, con voce neutra come se stesse dicendo la cosa più banale del mondo, non appena venne messo al corrente della cosa. "Questo qui stava parlando con uno dei dieci Sefiroth, o con qualcuno a loro molto vicino...."
"Ecco lì.... la cosa..." Aggiunse quando Gianna e Rubedo descrissero il foglietto di carta, gli occhi gli si strinsero a fessura, lo sguardo divenne improvvisamente determinato e freddo. "Ci siamo.... Nessuno di noi sa cosa possano essere e dove si trovino queste cupole, questi laboratori?" Chiese in tono deciso. "Se non vado errato tra l'apparecchiatura che ci ha mandato MOMM e che si trova nel capannone ci dovrebbero essere anche dei blipper: direi che sarebbe il caso di usarli. Oppure facciamo seguire a Stefano il cellulare dei tipi per vedere dove vanno, e nel frattempo lui potrebbe anche fare una ricerchina per vedere se riesce ad individuare 'sto sito dove fanno gli esperimenti. Direi anche che sarebbe il caso di mettere in preallerta una squadra di intervento pesante, ma solo in preallerta, altrimenti ci fanno un casino della madonna." Qualche istante di silenzio, poi.. “Ovviam,ente quando saremmo nuovamente in grado di parlare con qualcuno..” Aggiunse con aria afflitta.
A quel punto, Amerinov passò da semplice sorvegliato a sorvegliato speciale.
I giorni seguenti, fino al 30 Ottobre, li passarono a raccogliere indizi. Amerinov era andato altre volte nell'ufficio di Vlakinostovic, ma le conversazioni si erano mantenute tutte più o meno sullo stesso tono e non lasciò più pezzi di carta. In compenso, con il passare dei giorni, era diventato molto più nervoso ed una volta, Alex, lo vide discutere pesantemente con Vlakinostovic. Il professore non aveva più la sua aria da tranquillo vecchietto, ma sembrava molto più deciso e minaccioso.
Continuava a ripetere:
"Tutto si sistemerà, stai calmo, stai calmo."
Amerinov sembrava molto sconvolto, come se la forzata permanenza nell'università fosse diventata, giorno dopo giorno, sempre più pesante per lui. L'assistente del professor Konchalov invece, sembrava non patire per nulla la tempesta che li bloccava tutti lì. Ogni giorno sorridente, ogni giorno appiccicata al dottor Sorgente, mai colta in qualche azione poco chiara. Troppo bella e troppo calma per essere vera.
Il 5 Novembre, un altro fatto li convinse che, dopo tutto, non erano sulla pista sbagliata. Polanskavich, il tutto-fare di Vlakinostovich, uomo di poche se non nulle parole, era intento a pulire l'entrata dell'istituto dalla neve (si cercava come si poteva di tenere almeno le strade tra i vari istituti agibili). Il dottor Sorgente, in un tentativo di liberarsi per qualche secondo dalla pressante, seppur piacevole, compagnia dell'assistente del professor Konchalov, era riuscito a trovare un attimo di pace in un angolo del corridoio, aveva scorto Polanskavich al lavoro ed era rimasto ad osservarlo. Ad un certo punto, mentre questi si chinava a raccogliere una palata di neve, non aveva potuto non notare uno strano rigonfiamento nella schiena dell'uomo. Rigonfiamento inconfondibile quando si porta un'arma infilata nei pantaloni.
Quella notte fecero un quadro della situazione e decisero di continuare su quella strada. Ormai avevano imparato come comportarsi e avrebbero continuato a sorvegliare le varie persone evitando che loro, a loro volta, li sorvegliassero più del necessario.
Il 10 Novembre, finalmente, il tempo sembrò migliorare. Nevicava ancora molto forte ma il vento era diminuito e Fibrilovich confidava che, nel giro di qualche giorno, le condizioni del tempo avrebbero consentito di riprendere a muoversi liberamente.
Il 16 Novembre Konchalov annunciò che presto sarebbero state riattivate le comunicazioni e si disse profondamente dispiaciuto per la situazione.
"Avrei voluto che la vostra permanenza fosse stata migliore e vi assicuro che faremo di tutto per cercare i vostri compagni."
Il 19 Novembre, finalmente, da Novosibirsk giunse un gatto delle nevi e il sole tornò a splendere. Non avevano mai visto, se non in Antartide...per chi c’era stato, così tanta neve in vita loro. Come profughi uscirono all'aperto e si lasciarono accarezzare dalla luce del sole.
Fibrilovich, contento, annunciò che l'uomo dello spazzaneve aveva detto che entro l’indomani sarebbe stato possibile muoversi. Avevano la sensazione di essere riusciti a darla a bere ai russi abbastanza bene. Non erano mai stati colti in flagrante, erano sempre stati molto prudenti ed erano certi che nell'istituto di Biologia, che ormai conoscevano come le loro tasche, non vi fossero microfoni o telecamere. Di un'altra cosa erano certi, gli esperimenti che li interessavano, non si svolgevano di sicuro lì... Dovevano decidere come fare ad arrivare alla meta liberandosi da chi li sorvegliava...
Siberia: Akademgorodok – 20 Novembre 1999
"Avrei voluto che la vostra permanenza fosse stata migliore e vi assicuro che faremo di tutto per cercare i vostri compagni." Questa frase tornò in mente al dottor Sorgente durante la giornata. Contrariamente a quanto avevano detto gli uomini dello spazzaneve, la strada non era ancora stata aperta e si vedeva che la cosa non era andata affatto giù ad Amerinov che era stato visto discutere con loro. Ad una domanda di Gianna, aveva risposto che era preoccupato per la sua famiglia che non sentiva ormai da un mese.
Un mese?! Ecco cosa aveva voluto dire il professor Konchalov con quella frase. Teoricamente il tempo di permanenza in Russia ospiti dell'università di Akademgorodok era scaduto e loro sarebbero dovuti tornare a casa, in Italia!
Siberia: Akademgorodok – 21 Novembre 1999
Alex si svegliò presto, non che avesse dormito poi così tanto durante la notte, dalle 5 non riusciva a riprendere sonno. Così, dopo ore di inutili tentativi, alle 7 si vestì e scese a fare colazione. Mentre aspettava con pazienza che gli altri si svegliassero, decise di fare una passeggiata e vide, davanti all'Istituto di Biologia e Genetica, una jeep con sopra un uomo in divisa militare... Anzi più che militare, era una tuta mimetica. Altri due uomini stavano caricando materiale sulla jeep e Amerinov, insieme a Polanskavich erano fermi all'entrata come in attesa che finissero di caricare. Ad un certo punto, il professor Vlakinostovic uscì dall'istituto, scambiò con loro qualche parola e rientrarono dopo che Polanskavich ebbe chiesto ad uno degli uomini quanto ci volesse ancora per terminare di caricare la jeep. L'uomo rispose qualcosa come mezz'ora.
“Dobbiamo sbrigarci!” Alex corse a svegliare gli altri a partire da Gennaro bussando con discrezione alla sua porta. Dovevano avvertire la squadra d'appoggio in modo che fosse possibile intercettarli e seguirli a destinazione da debita distanza. Sarebbe stato utile anche cercare di procurarsi un mezzo con cui seguirli direttamente o, almeno piazzare un segnalatore sulla jeep o in una delle casse. Bisognava capire cosa contenevano e dove le tenevano. Stavano andando a trovare i "mostri".
Il dottor Sorgente si affacciò dopo un po' dalla porta. L'aria stanca.
"Che cazzo di ore sono... che succede?!?! Ma è prestissimo!!!" La notizia di quanto aveva scoperto Alex agì su di lui come una secchiata d’acqua in faccia. Raddrizzò la schiena, gli occhi gli si strinsero mentre le pupille si rimpicciolivano. Le labbra si strinsero e gli angoli della bocca si sollevarono lievemente. L’aspetto complessivo sembrava quello di una tigre in cerca di preda…
"Bene...." Disse solo. "Fammi vedere, presto." Poi si buttò addosso qualcosa ed uscì con lui. Avevano preso con loro una ricetrasmittente ed un segnalatore.
Il dottore voleva vedere se era possibile piazzare il segnalatore sulla jeep, magari sfruttando un momento in cui era incustodita. Ma quei dannati non la lasciavano un istante. Poi si ricordò che l'istituto di biologia aveva anche un'altra entrata, lui ed Alex ci andarono subito e videro che le casse venivano prese da un magazzino che avevano visitato molte volte e, per quel che ne sapevano loro, perché le avevano già aperte, le casse contenevano provette e materiale da laboratorio. Non fu un problema piazzare il segnalatore su di una delle casse che venne presa e caricata sulla jeep. Il dottor Sorgente si assicurò che fosse ben incastrato nel legno, in modo da non farla scoprire facilmente ed essere sicuri che non cadesse via.
Dopo una mezz'ora circa, la jeep si mosse e subito dopo il dottor Vlakinostovic, Amerinov e Polanskavich, la seguirono su di un'altra jeep. Il segnale che ricevettero Alex ed il dottor Sorgente dal segnalatore era ottimo, avrebbero potuto seguirli con tranquillità.
“Beh... Allora direi che se non ci sono impedimenti di sorta, qualcuno seguirà quella jeep.” Disse il dottore mentre tornavano verso i loro alloggi. “Io non posso venire perché presumo di aver appiccicato alle costole l'assistente. Vediamo solo dove si trovano i laboratori segreti e poi torniamo indietro. Successivamente si vedrà.... aspettiamo che tornino Francesco e Flavius.”
Gianna si era vestita di corsa non appena aveva udito le parole di Alex. Aveva ormai perso un po' le speranze di trovare qualcosa ed ora, finalmente, qualcosa si muoveva! Uscì con calma dalla stanza, non volendo suscitare sospetti in chiunque stesse osservando il corridoio tramite le telecamere, e scese al piano terra, come se avesse voglia di fare una passeggiata. Una volta all'aperto, accelerò il passo in direzione dell'istituto di Biologia e si fermò soltanto quando vide Alex ed il dottor Sorgente di ritorno.
"Ho piazzato una cimice, ma qualcuno deve seguirli."
Gianna annuì.
"Vado io se non serve un interprete qui."
Il dottore scosse la testa.
"No, vai pure. E' più importante scoprire dove si dirigono, ti accompagnerei, ma ho paura che s’insospettiscano se mi allontano...Fai attenzione.”
Gianna annuì, mentre il cuore le accelerava i battiti. Si fece dare dal professore lo strumento per seguire le jeep....poi..
“Aho', io da sola cor cavolo che ce vado!” Esclamò a voce alta. “Ma guarda questi, hanno trovato la carne da cannone...", Brontolò col professore, "e poi tra l'altro come li seguo, svolazzando?". L'entusiasmo con cui si era offerta di andare era svanito di colpo quando nessuno si era fatto avanti per seguire la jeep...
"Con te verrà Alex, è ovvio che non ci vai da sola. Se avete tempo andate nella zona industriale della città. Non dovrebbe essere lontana. Al capannone C-15 c'e' un guardiano. Avvicinatelo e chiedetegli in inglese -Secondo te che tempo farà domani-. Sempre in inglese vi risponderà -Il cielo oggi è grigio-. Al che replicate –Ma domani le nuvole saranno d'argento ed il cielo color dell'oro-. –E questa notte le stelle?- replicherà lui. -Come diamanti luccicanti-. A quel punto vi consegnerà le chiavi del capannone, e dentro troverete quello che MOMM ci ha procurato..... oppure andate in taxi!!!"
"Ah bene," ridacchiò Gianna, "con un dialogo così se qualcuno ci sente e capisce l'inglese di sicuro non si insospettisce. Beh, muoviamoci.... E' come cavarsi un dente, non vedo l'ora che sia tutto fatto."
"Se qualcuno capisse l'inglese, e se ci fosse qualcuno lì ad ascoltarvi.... Ovviamente non ci sarà nessuno o farete in modo che non ci sia nessuno. Dopo riportate tutto nel capannone e portatemi le chiavi." Disse il dottor Sorgente.
"Doppia mandata quando chiudo? E perché non teniamo la chiave sotto lo zerbino?" Alex era allergico alle cose ovvie. “Ok allora andiamo in taxi fino al suddetto capannone, scambiamo quattro chiacchiere con il guardiano e ci facciamo consegnare il fuoristrada. Il segnale del segnalatore è buono ma il raggio non è infinito quindi bisogna sbrigarsi. Non so tu ma io tiro su anche una pistola e nel retro della jeep carico uno spruzzatore pronto all'uso.”
"Lo spruzzatore non vi servirà. Perché Voi DOVETE solamente VEDERE dove si trova il laboratorio. APPENA individuata la posizione voi DOVETE tornare indietro. Chiaro???" Intervenne il dottor Sorgente.
“Tutto chiaro tranne che per un punto,” ribatté Alex, “il fatto che io sia tuo assistente è pura finzione scenica. Spero caldamente che i tuoi fossero solo consigli perché ho intenzione di seguirli e di norma non ubbidisco ai tuoi ordini. Ci recheremo in loco e valuteremo la situazione. Per allora vi consiglio di procurarvi un mezzo di trasporto. Potrebbe essere necessario che ci raggiungeste in fretta. Naturalmente speriamo di no perché vorrebbe dire che qualcosa è andato storto ma, non si sa mai...”
"Primo, di solito non ubbidisci ai miei ordini perché io di solito non do ordini.... Di solito... Secondo, voi non vi recate in loco per valutare la situazione, ma solo per vedere dove sta 'il loco'... Non so se sono stato chiaro... Già una persona è morta per fare di testa sua proprio in questa situazione... La stessa esatta situazione...”
“Guarda caso ho una mezza idea di chi fosse il cadavere... “ Commentò Alex e si toccò dove ancora gli faceva un po’ male.
“Quindi niente puttanate Alex, mi sono spiegato bene??? Terzo (si, non ho ancora finito) non abbiamo un altro mezzo di trasporto, e niente deve andare storto, perché se fate come vi ho detto nulla può andare storto. Vedete dov'è il sito, e ve ne tornate. Dovete solo vedere dov'è... La valutazione della situazione la si farà in un altro momento, quando saremo preparati apposta per questo. Ed ora andate, che il taxi sta’ per arrivare. Buona fortuna e fate in fretta..."
“Prendiamo binocoli walkie-talkie ripassiamo i segnali e partiamo. Mi porto la microtelecamera e i microfoni così possiamo fare qualche ripresa tanto non da nell'occhio, la posso benissimo tenere nella manica. Direi che valigetta del pronto soccorso e giubbotti antiproiettile non guastino. Qualche altra idea?” Alex parlava mentre si preparavano. Dieci minuti il taxi arrivò. Gianna aveva preso vari portafortuna con sé (corno di corallo, zampa di coniglio, ecc.).
"Solo fare di fretta......" Fu il saluto del dottore.
“Uno spruzzatore? E che è?” Chiese Gianna mentre partivano.Il taxi sparì alla vista e il silenzio tornò a regnare ad Akademgorodok. Il dottor Sorgente s’incamminò verso l'istituto con aria assolutamente tranquilla e si diresse verso il refettorio. Fra mezz'ora, erano quasi le 8:30, Rubedo sarebbe scesa e lui avrebbe potuto metterla al corrente della situazione. Cosa fare adesso? Aspettare e pazientare? Ma come poterlo fare senza sapere quanto tempo avrebbe preso l'inseguimento?
E che fine avevano fatto Spiner e Franz ?
Dopo essere entrati in possesso del materiale nel capannone, Alex e Gianna si avviarono all'inseguimento delle jeep. Era difficile da farsi perché non conoscevano le strade, ma, sbagliando ogni tanto, riuscirono a mantenere la rotta. Era un percorso lungo e complesso, dopo un'ora erano ancora in viaggio, attorno a loro distese di neve e qualche albero spennacchiato, poche le case e ancora meno macchine che percorrevano quella strada. Dopo tre ore cominciarono a sentire un certo languorino, era da quella mattina che non mangiavano qualcosa... Verso l'una il segnale rimase fisso, sembrava che si fossero fermati.
“Ok da adesso prudenza!!!” Disse Alex.
Si avvicinarono a mezzo chilometro dal segnale e cercarono dove poter occultare la jeep. Dopo di che si avvicinarono all'obbiettivo con molta cautela. Con loro avevano portato la telecamera, i microfoni ed il binocolo, indossavano i giubbotti anti-proiettile e avevano con loro le pistole. Avevano lasciato la jeep in una specie di boschetto composto da pochi alberi striminziti che però aveva il vantaggio di essere pieno di neve che ricopriva gran parte dei loro tronchi formando delle collinette. La camminata non era eccessiva, anche se la neve era molta e persino sulla strada ce né era parecchia, come se di lì non passasse mai nessuno.
Dopo un po’ che camminavano scorsero a distanza le jeep, degli uomini le stavano scaricando portando le casse in una specie di villino. Faceva un freddo cane e non sembrava esserci nessun'altra costruzione attorno, solo un'enorme pianura innevata. Con il binocolo videro gli uomini che erano all'università, ma non c'era traccia dei professori. Non vi erano apparentemente controlli, ma non potevano dirlo con sicurezza. Era certo però che gli uomini che erano lì erano armati.
Quando finirono di scaricare, gli uomini entrarono nella casetta.
"Ok, ora che sappiamo dove sta il posto, torniamo indietro dagli altri." Bisbigliò Gianna ad Alex, e fece per avviarsi verso la jeep. Sembrava agitata… Ma chi non lo sarebbe stato nelle stesse condizioni? Si trovavano all’aperto, con un freddo che definire pungente era poco, attorno a loro una distesa bianca che non sembrava avere mai fine, se non fosse stato per la casa avrebbero potuto pensare tranquillamente di essere gli unici esseri viventi del posto.
"Sono pienamente d'accordo con te, entrare per ora è un suicidio. Il complesso deve essere sotterraneo, do' un'ultima occhiata qui in torno e andiamo." Alex informò Gennaro con il microfono e scattò un paio di istantanee della zona. Prima di andarsene però cercò le bocchette di aerazione, non avrebbe dovuto essere difficile trovarle, dovevano essere riscaldate per impedire alla neve di ostruirle motivo per il quale intorno la neve doveva essere sciolta. La ricerca non era facile, c’era moltissima neve, troppa per riuscire a capire quando l’avallamento era dovuto a motivi naturali e quando no. Un paio di significative mancanze di neve avrebbero potuto indicarne la presenza... Ma avrebbe dovuto avvicinarcisi per assicurarsene. Rinunciando alla ricerca, si concentrò sulla casa. Si trattava della classica casa, come ne aveva viste tante a Novosibirsk, e avrebbe avuto l'aspetto di un posto abbandonato se non fosse stato per gli uomini che vi aveva visto entrare. Non usciva fumo, le finestre erano abbassate ed alcune rotte, alla distanza in cui si trovavano non riusciva a capire se vi fosse qualcuno all'interno e nemmeno se qualcuno era nascosto fuori! C’erano delle sentinelle oppure avevano dei radar?
La mattinata era stata lunga ed erano arrivati al pranzo con la tensione che era quasi palpabile. Nessuna notizia da Flavius e Francesco e nessuna da Alex e Gianna... Ma dove erano finiti? E cosa stavano combinando? Stavano bene oppure erano stati catturati?...Meglio non pensare al peggio, meglio distrarsi e fingere che tutto sia a posto, meglio continuare a chiacchierare di formule e rifiutarsi di fornire dettagli maggiori sulle proprie scoperte.... Meglio. Accusando un forte mal di testa, Rubedo si era chiusa in camera ad aspettare notizie.
Per quanto avesse cercato, il dottor Sorgente non aveva trovato l'assistente del dottor Konchalov. Strano... Ormai ci aveva quasi fatto l'abitudine...
Verso le 14:00 Rubedo ricevette la chiamata di Alex.
"Stiamo tornando! La posizione del posto è...." Rubedo segnò tutto e poi si affacciò alla finestra alla ricerca del dottore che per fortuna stava rientrando in quel momento. Vedendo il suo cenno, Gennaro salì e bussò alla sua porta come se fosse passato per vedere come stesse. Nel momento in cui entrò in stanza, Alex parlò di nuovo:
"Siamo in loco, pare sia una casupola in mezzo al nulla è ben sorvegliata. Ora torniamo indietro. Passo e chiudo."
Gennaro si girò verso Barbara, si batté una mano sulla faccia e poi disse:
"Mannaggia la miseria!!!". Poi fece un profondo respiro (che sembrava un sospiro piu' che altro...), attese ancora qualche secondo e poi, con calma glaciale: "A volte mi chiedo se Alex sia davvero deficiente oppure ci gode nel fare queste cose... Ed in questo caso vuol dire che e' masochista... Molto masochista... E che soprattutto cerca la morte... Ora io sto solo pregando che non abbiano intercettato nulla e che, se l'hanno fatto, non hanno capito un cazzo..."
Verso le 16:00 un taxi si fermò sotto l'istituto e ne scesero Alex e Gianna carichi di pacchi acquistati al centro commerciale.
"Salve ragazzi, fatto buone spese?" Chiese loro con aria allegra il dottor Sorgente. Poi si rivolse ad Alex: "Bella trovata quella delle ricetrasmittenti..." Gli sussurò ad un orecchio sorridendo ed abbracciandolo. "Davvero bella, complimenti..."
“Grazie e io che avevo paura ti stessi preoccupando!” Rispose Alex, poi ad alta voce. "Andiamo in camera mia così vi facciamo vedere quello che abbiamo comprato." Una volta in camera attaccò lo stereo ad alto volume in modo da coprire le loro voci, il death metal avrebbe scoraggiato chiunque avesse avuto la voglia di ascoltare, ed in poche parole descrisse la ricognizione e mostrò loro le foto.
"I dottori non c'erano però non ho badato se erano partiti con la jeep anche loro"
Il dottor Sorgente prese le chiavi del capannone.
"A questo punto aspettiamo anche Francesco e Flavius, e poi vediamo se tornarcene a casa oppure no."
Siberia: Akademgorodok – 21 Novembre 1999 – Ore 20:30
Il gatto delle nevi si fermò sotto il palazzo nel quale dormivano e dove ora stavano mangiando. Avevano atteso che arrivassero loro notizie di Flavius e Francesco e la preoccupazione era sempre più grande. Dal gatto delle nevi scesero due uomini con la barba lunga e gli occhi stanchi di chi ne aveva viste di tutti i colori. I due entrarono nell'edificio e salirono fino alla mensa. Sembravano increduli di essere lì e li guardarono altrettanto stupiti.
Gianna fu la prima riconoscerli:
"Flavius! Franz!" Versò loro due bicchieri di vodka (bicchieri per acqua, pieni fino all'orlo) e glieli porse. "Sembra che ne abbiate bisogno, a guardarvi."
"Direi di si grazie." Mormorò roco Francesco. "Ma più che altro vorrei qualcosa da mangiare che non siano le fetentissime provviste del capanno di cui mi sono nutrito fino ad oggi. Flavius è meglio che eviti l'alcol, ha bisogno di cure mediche, se l'è vista brutta."
"Franz, per favore... Me la sarò vista brutta quanto vuoi... Ma non è stata la prima volta e non sarà certo l'ultima... E lasciami bere... Un po' d'alcol è quello che ci vuole." Flavius si girò verso Gennaro: "E tu dottore non dire nulla... SO io di cosa ho bisogno!" Detto questo afferrò il bicchiere portogli da Gianna e lo tracannò.
"Grazie." Disse sorridendo a Gianna... La voce era impastata e l'aspetto alquanto trasandato...
Il dottor Sorgente lo guardò con aria candida, ma professionale.
"Un bicchiere di vino non ha mai fatto male a nessuno, anzi..."
E poi fu un proliferare di domande attorno ai due appena arrivati.
"Ma che fine avete fatto!" Li apostrofò il dottor Sorgente quando furono saliti ai piani superiori.
"Ti sei preoccupato?" Gli chiese Flavius con un sorriso in tralice...
"SI... della nostra vita..." Gli rispose il dottore con una punta di acidità...
"L'incursione non è stata molto produttiva, dei due computer che c'erano la sera della festa, ne abbiamo trovato solo uno, e ne ho preso l'HD, poi ho trovato queste foto.” Rispose Francesco e le mostrò loro. "E voi cosa avete fatto nel frattempo?"
“A questo punto direi che si può tornare a casa...” Concluse il dottore invece di rispondere. “Senza fretta però, in modo da non dare l'impressione di voler scappare o di essere sospettosi. Chi si offre volontario per la prossima spedizione di intervento alla base segreta???”
"Vuoi dire che possiamo tornarcene in Italia?" Chiese Flavius con voce gracchiante...
"Penso che DOBBIAMO tornarcene... Da questa situazione non possiamo molto: siamo senza mezzi, controllati a vista e senza possibilità di muoverci e di agire. Se non ci sono obiezioni alla prima occasione prendiamo l'aereo. Coloro poi che vogliono ritornare qui con me potranno farlo, ma vi avviso che la prossima missione sarà di controllo e smantellamento: decisamente più dura."
Siberia: Akademgorodok – 24 Novembre 1999
Vedevano sotto di loro allontanarsi sempre più l'aereoporto di Novosibirsk e si chiesero quante cose erano successe e quante ancora dovevano accadere. Se quel viaggio in fondo avesse portato a qualcosa o meno...Tutto quel tempo passato a rincorrere informazioni, poche, a combattere contro domande insidiose, abbastanza, a guardare stufi una tempesta di neve che sembrava non avere mai fine, spesso. Ed ora sembrava strano essere sulla via del ritorno e sapere che presto sarebbero stati di nuovo a casa, anche se per poco tempo. Il loro pensiero andò ad Alex, che speravano al sicuro, e si chiesero se fosse stato giusto lasciarlo lì da solo, se i russi avessero veramente creduto che lui avesse discusso con il dottor Sorgente e se ne fosse andato via prima. Non e' che fosse poi così difficile per lui discuterci, per tutta la permanenza non avevano fatto altro che battibeccare, quindi era ovvio che fossero loro due a simulare la discussione ed Alex ad andarsene sbattendo la porta.
L'aereo ora era diretto verso Mosca (come all'andata), sarebbe stato un lungo viaggio, soprattutto perché il sonno non si decideva a venire... Troppi pensieri... Troppe preoccupazioni... Troppe cose sulle quali investigare ancora e troppe da seguire.
Presto di nuovo a casa... E l'immagine di Fibrilovich che li salutava sorridente al fianco dei signori Konchalov e la strana impressione che i loro sorrisi fossero un misto di sollievo e di rabbia.
Erano riusciti a non far loro capire nulla di loro?
Troppe cose...troppe....
A casa...a casa...
“Bene, pare che mi abbiano lasciato solo. Tanto meglio.”
Poi Alex si accorse che quello che aveva detto non era tanto vero. Non appena raggiunse Novosibirsk (come voleva il copione), si rese conto di essere seguito. Dapprima aveva pensato si trattasse di semplice paranoia, poi si era reso conto che non era così. Nel pomeriggio era arrivato a stabilire che erano almeno due le persone che gli stavano dietro, una donna ed un uomo, ma sembrava più che altro che si limitassero ad osservarlo.
Andò all'aeroporto e prenotò il viaggio di ritorno. Mentre lo prenotava, esclamò in italiano ad alta voce:
“Diamine mi tocca aspettare fino a stasera, beh naturale le cose non funzionano in Italia, figuriamoci in Russia. Che faccio fino a stasera. I regali, certo se no mia moglie mi uccide quando torno a Roma.”
Depositò i bagagli (tutto tranne lo zaino con dentro l'equipaggiamento particolare) tanto non c'era nulla di compromettente a parte i vestiti e qualche cravatta di dubbio gusto dentro. Poi si recò verso il centro cittadino facendo in modo di dare l'impressione di guardare le vetrine, allungò il passo e appena girato l'angolo si fermò a guardare un negozio. Voleva veder esattamente chi lo seguiva.
Continuando a fare finta di niente, si dedicò alle compere: gli servivano ammoniaca (3), candeggina(3), vodka, un deodorante spray, cotone idrofilo, cetrioli sott'aceto, siringhe, olio per motori, idraulico liquido e dell'acqua frizzante (ne basta 1/2 litro). Ci aggiunse una matrioska (nessuno andava in Russia e tornava senza), del nastro isolante e quant'altro attirasse la sua attenzione e che gli permettesse di riuscire ad aprire un tombino (un gancio da macellaio sarebbe stato perfetto). Gli avrebbero fatto comodo anche una decina di metri di corda robusta.
LUTTO NEL MONDO DELLA SCIENZA
Si è spento questa mattina, nel complesso ospedaliero "Federico II", di Napoli, il noto ricercatore e professore universitario Gennaro Sorgente. Il suo cuore ha smesso di battere alle 8:45, ed ogni tentativo di rianimarlo e' risultato inutile. La sua vicenda clinica ha lasciato non pochi dubbi sulla sua improvvisa morte, tanto che e' stata disposta l'autopsia sulla salma. Il professore era stato ricoverato nel reparto di rianimazione e terapia intensiva qualche giorno fa, dopo essere stato raccolto privo di sensi. A nulla sono valsi gli sforzi dei medici per comprendere la causa del suo stato fisico e per arrestare il lento ma inesorabile declino fisico che, secondo il dott. Parisi, anatomopatologo che ha eseguito l'autopsia del cadavere, lo ha portato al decesso. Secondo alcune testimonianze, il prof. Sorgente si sarebbe risvegliato in piena notte manifestando uno stato d'ira incontrollabile. Alle guardie di sorveglianza richiamate dalle urla degli altri pazienti del reparto, il prof. Sorgente ha gridato qualcosa a proposito di fantomatici mostri che l'avrebbero divorato e ha cercato di fuggire prendendo in ostaggio un'infermiera. Poi, improvvisamente, giunto in vista delle scale, si è accasciato al suolo. Molte le ipotesi possibili, ma nessuna spiegazione certa del tristo avvenimento: il professore era appena ritornato da un viaggio in Russia, dove si era recato nell'ambito di un progetto di interscambio culturale ed accademico. E proprio lì potrebbe aver contratto, magari, un qualche strano morbo.
Da non trascurare sono poi la natura dei suoi studi: suoi sono infatti alcuni pioneristici lavori su una nuova e peculiare forma di vita mai studiata in precedenza, lavori che gli sono valsi una laurea honoris causa, ed in seguito ai quali riuscì a mettere a punto una terapia efficace contro una particolare forma patologica, proprio da lui scoperta e studiata, ed ora conosciuta come GDS (Generalized Degenerative Syndrome). Questa patologia procura una degenerazione dei tessuti organici, che si manifesta con il progressivo, rapido ed innaturale invecchiamento del paziente.
Che ci sia proprio qui un collegamento con le osservazioni del dott. Parisi? Forse non lo sapremo mai...
Per ora non possiamo far altro che unirci al mesto coro di tutti quelli che lo piangono: senza dubbio è una perdita enorme nel panorama scientifico italiano.Giorgio Pulitzer
Pathos News - Dai Fatti alle Parole
From: Flavius Spiner [SMTP:sorak@gdr.net]
Sent: Wednesday, December 22, 1999 4:26 PM
To: rubedo00@yahoo.com
Cc: Francesco "De Principe" Iori; gmas@isma.co.uk;
gianna@londra.screaming.net
Subject: R: [pathosNET] Pathos News: Si ammala di ritorno dalla
Russia e muoreFratelli... E’ un casino... Se Gennaro è morto per quello che pare essere... siamo tutti in pericolo... non abbiamo idea di come e quando si e' contagiato... e non possiamo quindi sapere se noi siamo contagiati o meno... da quanto mi ricordo il tempo di incubazione per sta cosa era pressappoco identico per ogni individuo quindi... se siamo infetti ci resta poco da vivere... a quanto pare i vaccini che lo stesso Gennaro ci aveva somministrato prima della partenza sono serviti a ben poco...
Dott. De Principe che consiglia di fare?
e tu Marzia?Flavius Spiner
From: GMAS@isma.co.uk
To: sorak@gdr.net, gecoluc@tin.it, rubedo00@yahoo.com
Cc: iorif@tin.it, gmas@isma.co.uk, gianna@londra.screaming.net,
Subject: RE: [pathosNET] Pathos News: Si ammala di ritorno dalla Russia e
muore
Date: Wed, 22 Dec 1999 16:35:19 -0000
X-Mailer: Internet Mail Service (5.5.2448.0)'Azzo!
Mi misuro la temperatura...Gianna
Date: Wed, 22 Dec 1999 20:54:42 +0100
From: Francesco Iori <iorif@tin.it>
X-Mailer: Mozilla 4.5 [it] (Win95; I)
X-Accept-Language: it
To: Flavius Spiner <sorak@gdr.net>
CC: "Gennaro \\"Sorgente\\" Colucci" <gecoluc@tin.it>, rubedo00@yahoo.com,
gmas@isma.co.uk, gianna@londra.screaming.net,
Franco Malatesta <quasimodo53@yahoo.com>
Subject: Re: R: [pathosNET] Pathos News: Si ammala di ritorno dalla Russia e
muore
> Fratelli... e' un casino... se Gennaro e' morto per quello che pare essere...
definisci ESATTAMENTE di cosa si
tratta per favore.>siamo tutti in pericolo... non abbiamo idea di
> Dott. De Principe che consiglia di fare?
> e tu Marzia?
Stare calmi, tanto per cominciare, poi pagare un pacco di soldi di mazzette per ottenere il cadavere di Gennaro, e ritrovarci tutti nel laboratorio dove lavoro, attrezzato per l'isolamento dei malati e dotato di camere stagne.
Franz
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