LO
SCETTRO DI ENIGMA
(ovvero “D’Amore , Tradimenti e Sigilli”)
di Andrea Morgando
Mi vergogno un po'...ma in fondo perché dovrei farlo? questo diario lo leggo solo io, nessuno ci ficcherà mai il naso, quindi non ho motivo di arrossire.
Sarà da....dai tempi delle medie...non ho voglia di fare i conti; comunque è da un sacco di tempo che non scrivo più su di un diario. Ne sento il bisogno adesso, forse tutte le cose che mi sono successe da un anno a questa parte non trovano più abbastanza spazio nella testa, devo sfogarle da qualche parte...
Sono nella casa di campagna che un tempo apparteneva a mia madre, in compagnia di una bellissima ragazza: Olga. Ho passato con lei le mie ultime tre settimane, non per divertimento o per chissà quale misterioso motivo.....ma per nasconderla da un brutto giro di prostituzione.
Incredibile: se mai i miei amici sapessero tutto quanto, invece di invidiarmi si metterebbero a ridere... vado in missione per conto di una Setta Esoterica, incontro una donna splendida nel mezzo di un paese sperduto in Toscana, scopro che è una lucciola, con l’aiuto di alcuni Fratelli la libero dai suoi aguzzini, la nascondo in casa mia per quasi un mese....
....e nemmeno un bacio.
Basta, mi sono rotto, credo che il diario di Pantarkos sia già
obsoleto.
7 Gennaio 1999
E invece no!
Non ci credo, sto riscrivendo!
Lei si chiama Olga Konaja, viene dall'Albania...Scutari, credo, o qualcosa di simile. Abbiamo parlato un sacco, durante questo periodo di convivenza forzata, ma come al solito non sono bravo a ricordare i nomi.
Mi ha raccontato che la sua famiglia, i Konaya, non e' mai stata molto ben vista in Albania. Loro discendono dai turchi che occuparono l'Albania vincendo la resistenza di George Castriota, alla fine del 1400.
Un avo di Olga, Selim Konaya, si stabili' a Scutari, quando questa fu ceduta ai Turchi dai Veneziani, e da allora hanno abitato li'. I suoi genitori sono morti...ha accennato ad un cognato ubriacone che le rendeva la vita impossibile; i problemi economici l'hanno spinta a partire.
Lei se ne è andata da qualche anno; grazie a qualche losco "amico" è arrivata in Italia ed è subito rimasta invischiata nella ragnatela della prostituzione. Non mi ha voluto raccontare i particolari, dal canto mio non le ho chiesto nulla: mi è bastato guardare la sua espressione quando con il pensiero ritorna ai ricordi di Chiusi della Verna.
Nonostante l'espressione triste, in quei momenti la trovo bella, affascinante; per alcuni istanti si crea fra noi due un legame intimo, che subito scompare quando torna al presente e si alza di scatto allontanandosi, fingendo di avere qualche cosa da fare.
Ammetto che, per quanto possa averla aiutata, la mia presenza la mette ancora a disagio: ma in fonde essere misterioso non mi è mai spiaciuto.
Lei vuole tornare a casa tra qualche giorno: la sua vera casa a Scutari;
ammetto che la cosa mi spiace.
8 Gennaio 1999
Olga sta per partire. La mia vita mi sembra già un po' più vuota senza di lei; mi rendo conto ora che aveva colmato lo spazio lasciato dall'abbandono di Martina. Mentre scrivo queste righe mi rendo conto che la parte di me legata alle emozioni si sta ribellando, non può finire così.
Chi meglio di un empathico sa che le emozioni devono essere seguite?
Non finirà così.
10 Gennaio 1999
Oggi le ho scritto una lettera; volevo infilarla nella sua valigia, perché lei la trovasse una volta arrivata a casa, così ho aspettato che lei uscisse per qualche minuto e ho aperto la sua borsa: mi sentivo di nuovo un ragazzino del liceo.
Dentro alla valigia ho trovato un pacco di buste, nemmeno molto vecchie, riunite sotto un nastro verde....in quel momento una cosa sola mi è balzata in testa: sono le lettere del suo uomo in Albania.
E' inutile, sono da sempre un pessimista; non so se è vero quello
che penso, se c'è davvero un terzo incomodo nella nostra storia
(che non è nemmeno una storia, notare); comunque la mia lettera
me la sono tenuta.
12 Gennaio 1999
Domani lei parte per Scutari ed io la seguirò. Non so perché né per quanto tempo, ma l'istinto e il cuore mi suggeriscono entrambi di partire. Se non riuscirò a farla innamorare di me...beh, questa possibilità la considererò in un secondo momento (diamine, scrivo proprio come un ingegnere!).
E appena becco il suo fidanzato lo butto giù da un ponte.
13 Gennaio 1999 (ore 13 circa).
Siamo in viaggio.
Siamo partiti questa mattina, con l'aereo siamo arrivati fino a Tirana.
Olga era eccitatissima, sembrava ancora più giovane di quanto non
sia già: continuava a parlare, ridere quando sbagliava parola, scherzare
e guardare fuori dal finestrino.
Ogni volta che riconosceva un paesaggio me lo indicava tirandomi la
manica della giacca; stava riscoprendo la sua terra, il suo punto di partenza,
dopo che anni di vita squallida e sfruttamento l'avevano obbligata a dimenticarla.
C'è molta voglia di ricominciare, di riscattarsi; mi ha parlato più volte, durante il viaggio, di un oggetto di famiglia che vorrebbe vendere a qualche collezionista per ricavare del denaro. La sua famiglia è in possesso dell'oggetto da generazioni, dice; lei però non lo ha mai visto: sua nonna, la vecchia Shepa, ne è la "custode".
Ammetto che la storia mi ha affascinato: i mesi passati in Pathos mi hanno sensibilizzato su argomenti stile "oggetti antichi" "famiglie che custodiscono" "tradizioni tramandate per generazioni". Ovvio però che non posso mettermi a comprare ogni anticaglia che incontro.
Sono anche curioso di incontrare Shepa; Olga la rispetta quasi fosse
una figura mitica.
13 Gennaio 1999 (ore 23:00).
Siamo a casa Konaja.
E' tardi, ma sono emozionato, forse teso; non riesco a prendere sonno e temo che se aspetterò a scrivere dimenticherò qualche particolare di questa incasinatissima giornata:
Col treno abbiamo raggiunto Scutari. La cittadina si trova vicino a un lago, verso la costa. E' abbastanza lontana dal Kosovo da non essere coinvolta nella guerra, ma a sentire Olga la situazione non e' facile.
Camminiamo sotto il sole con i valigioni in mano fino in centro, ad
una casa azzurrina e semplice.
Viene ad aprirci la porta Irina, la sorella di Olga. Prima le due si
abbracciano, poi Irina guarda verso di me stupita: sfodero il mio sorriso
diplomatico.
Irina scoppia a piangere.
Non riesco a capire cosa non vada nel mio sorriso diplomatico.
Adesso a ripensarci mi viene da ridere, ma in quel momento mi sono sentito una merdaccia. Per lo meno la sorella non piange per colpa mia: le cose non vanno per niente bene.
Le due sorelle si sono messe a parlare in albanese e sul momento non ho capito nulla; dopo Olga ha tradotto il tutto e ho scoperto che la nonna e' a letto quasi in agonia e che il marito di Irina e' stato fatto prigionerio in Kosovo, durante un contrabbando di armi!
Famiglia fortunata, non c'è che dire.
Ci sono anche dei bambini: Sali, maschietto, di 8 anni e Marghe, la
piccola di 4 anni.
Mi hanno fatto un sacco di feste, tanto che per un po' ho mandato in
ferie la mia proverbiale allergia ai bambini e li ho fatti giocare, anche
per alleggerire un'atmosfera che si era fatta pesante come piombo.
Non ho visto ancora l'anziana Shepa; adesso mi trovo nel cucinino al
piano terra, scrivo su di una tovaglia a quadretti sporca di briciole di
pane, ma spesso il pensiero va al piano di sopra, dove le due sorelle stanno
discutendo, quasi sicuramente di me.
Non mi sento molto a mio agio.
L'unico lato positivo della giornata è che a quanto pare non
c'è nessun rivale in amore...beh, non dovrò commettere un
fidanzaticidio, almeno.
14 Gennaio 1999
Ho parlato un po' con Shepa: incredibile.
E' così gracile che avevo paura di farle male anche parlando,
ma la sua saggezza e esperienza mi hanno colpito.
Lei parlava e Olga traduceva, ma erano i suoi sguardi a lasciarmi a
bocca aperta: infagottata tra scialli e coperte, mi guardava mentre parlava,
i suoi occhi circondati da rughe fissavano i miei.
Quella donna è incredibile, se solo Pathos si fosse risvegliato 50 anni fa, lei ne avrebbe sicuramente fatto parte.
Mi ha raccontato della Guerra, dei soldati italiani che aveva conosciuto, ha anche avuto modo di scherzare un po'.
Olga non le ha parlato dell'oggetto: non credo che se la senta.
15 Genaio 1999
La vecchia Shepa è morta.
Verso le sei del mattino, Olga si è svegliata come se avesse
un
presentimento. E’ corsa vicino al letto della nonna. Io mi sono alzato
perché sentivo del rumore.
Shepa rantolava, non riusciva a parlare; uno spettacolo che mi ha stretto
il cuore.
Olga dopo mi ha tradotto quello che ha detto, con l'ultimo filo di voce; qualcosa sullo stile di:
"E' tutto la', sotto il nastro verde..... c'è scritto ciò che io ho saputo da Alexi, da mio nonno io lo dico a te ......non e' come credi... è là , è là "
e poi dei versi : "Uskud" ; "Shokdr"
Al di là delle sue ultime parole, questo evento ha gettato un velo di silenzio in questa casa: i bambini non ridono più; dove prima c'era tensione, ora c'è solo un triste, immobile velo di rassegnazione: Shepa era l'anima della famiglia, l'energia e la forza che nascono dalla saggezza.
Mentre mangiavamo cena ho provato a portare il discorso sul cimelio
di famiglia: se è vero che venderlo potrebbe fruttare molto denaro,
potrebbe essere la soluzione per queste due donne. Ma Irene si è
infuriata, accusando Olga di aver parlato del segreto ad un estraneo, che
per giunta ha portato sventura in questa casa.
Olga, dal canto suo, mi guarda con sospetto: non capisce perché
sono qui, io non ho ancora avuto il coraggio di dirle quello che provo,
pensavo fosse palese ma non è così.
Come posso uscire da questa situazione?
16 Gennaio 1999
Il funerale è stato composto e senza casini, mi sono tenuto in disparte con rispetto.
Forse la sfuriata di ieri sera ha fatto bene a tutti; Irene mi ha chiesto scusa, Olga mi ha detto che si fida di me, ma che anni di delusioni la rendono sospettosa.
Di fronte a questa fiducia ritrovata, mi sono schiarito le idee: resterò qui finchè le due sorelle non si sistemano: le aiuto a vendere 'sto oggetto, dico a Olga che l'amo, poi me ne vado.
Proverò anche a informarmi sulla fine che ha fatto quell'idiota del marito di Irina (tale Elias Hilly), insomma : vestirò i panni del benefattore della famiglia Konaja.
via così.
17 Gennaio 1999
Oggi è stata una giornata molto densa, spero di ricordarmi tutto.
Ho aiutato Olga a mettere a posto la stanza che fu della nonna Shepa;
nonostante la semplicità della famiglia, anche i muri trasudavano
storia: ho visto molte foto, vecchie carte, diari in albanese e cose simili.
Mentre lavoravamo abbiamo cominciato nuovamente a discutere sull'oggetto:
le ultime parole di Shepa si riferivano ad un nastro verde: Olga mi ha
mostrato un plico di lettere tenute insieme con un nastro di quel colore;
me ne ero dimenticato, ma erano le stesse che avevo visto nella sua valigia
quando eravamo in Italia, le ha sempre tenute con lei.
Ormai la curiosità era grande, anche per lei; ci siamo messi ad aprire le buste per vedere cosa c'era dentro: contenevano fogli ingialliti dal tempo (nonostante le buste fossero abbastanza nuove) e addirittura delle pergamene!
Quando la nonna ha consegnato a Olga le lettere, le ha detto che cosi' facendo le avrebbe fatto un grande regalo, perché nella famiglia si diceva che il custode del segreto avrebbe vissuto molto a lungo, sfiorando e qualche volta superando il secolo di vita.
La nonna, nell'affidarle il plico con il nastro verde, le aveva detto:
"E' stato Selim, il nostro antenato, a consegnare il segreto a suo nipote
e cosi' e' stato per cinque secoli. E cosi' dovrà essere per molti
secoli ancora, perché l'oggetto in nostro possesso e' prezioso ma
denso di pericoli. Qui c'è scritto tutto. Io non so leggere e non
l'ho mai fatto leggere a nessuno e tu farai bene a fare altrettanto. Ancora
una cosa devi sapere, Olga.
Ricordati di tornare da me, prima che io muoia, perché devo
dirti ancora una cosa importante. Ma te la dirò quando sarà
il momento perché cosi' mi ha detto di fare Alexi, e cosi' io faro'...."
Purtroppo la povera Shepa non ha avuto il tempo di completare il suo compito.
Olga mi ha tradotto la maggior parte di questi documenti, scritti nella sua lingua.
Le lettere o pagine di diario, appartengono a diversi antenati di Olga.
Ci sono i nomi di Alexj Konaja che, secondo Olga dovrebbe essere il bisnonno
del marito di Shepa. Infatti Shepa è stata un'eccezione nella tradizione
della famiglia. Di solito il passaggio di consegna avveniva nella linea
maschile da un avo molto anziano a un nipote. Il fatto e' che il marito
di Shepa, che si chiamava George, e' morto in guerra nel '43. Per cui Alexi
non avendo altri ha pensato bene di trasferire le consegne a Shepa.
Questo Alexy era nato nel 1850 ed ' morto, anche lui, nel 1943, a dicembre.
Ci sono delle brevi frasi di saluto del bisnonno di Alexj, Athos, che
deve essere vissuto tra la meta' del '7oo e la meta' dell'800. In queste
lettere c'è scritto di conservare con cura ciò che viene
affidato. Non e si fa menzione del contenuto. Si fa riferimento alle pergamene,
pero'.
Poi ci sono delle vicende che riguardano la vita della famiglia.
Le ultime lettere riguardano Katim Konaya, membro importante delle autorità locali sotto il Governo Ottomano, nel 1590. E' morto nel 1648.
Attraverso questa documentazione e' possibile risalire, abbastanza precisamente
all'antenato che per primo si e' stabilito a Scutari. Si tratta di Selim
Konaya, Capo dei Giannizzeri di Maometto II, il Conquistatore, che si e'
stabilito a Scutari con la famiglia nel 1482,
ritirandosi a vita privata dopo aver servito per venti anni, e che
visse ancora fino al 1530!
Attaccatino alla vita, non c'è che dire, specie per quei tempi…
Tra le raccolte di foto, poi, ne ho trovata una interessante: è stata scattata in un cimitero e sul retro vi è una scritta, come in una cartolina; l'autore dello scatto dev'essere Alexi Konaja, il bis-bis nonno; le parole sul retro sembrano riferirsi all'oggetto stesso, per questo mi ha interessato la foto.
Sul retro si legge:
"Mi sono fatto tentare dalla curiosità e sono andato a controllare sul posto. E' tutto vero. Non si vede nella fotografia, ma c'è il viale alberato ed e' del tutto simile a quello, solo un po' più a levante".
I fogli restanti sono pergamene scritte in una lingua che Olga non capisce, ma sembrano molto antichi. Penso che avrò bisogno di aiuto da parte del Gruppo per decifrarle.
Ho scritto subito a Roberto, per chiedergli consiglio; la risposta è
arrivata in fretta: mi aiuterà Lucia, una Sorella che si intende
di lingue antiche: dalle prime descrizione che ho fornito sembra che sia
Turco.
Siccome non c'è modo di scannerizzare o spedire queste pergamene
in Italia, Lucia verrà a Scutari entro breve.
E a questo punto mi sorgono dei dubbi: è giusto che io mobiliti gente per uno sfizio personale? Sicuramente, per come ho presentato la vicenda, Lucia e Roberto si sono incuriositi (un oggetto segreto che allunga la vita è sempre fonte di interesse), ma questa vicenda rischia di fuggirmi di mano, tanto più che ormai sono distante dalle prime intenzioni per cui mi ero recato qui, a Scutari.
Olga è contenta del mio aiuto, questo in parte allontana i miei
dubbi e mi motiva ad andare avanti.
18 Gennaio 1999
Lucia è già arrivata, non immaginavo una mobilitazione così rapida: probabilmente ho migliorato le mie doti di convincimento.
Lucia è una ragazza simpatica, ci siamo subito intesi: tuttavia le sue battutine su me e Olga non hanno mancato di imbarazzarmi; mi è subito tornata l'ansia.
Come spiegare alle sorelle Konaja la presenza di Lucia? Irene è già sospettosa nei miei riguardi, figuriamoci se porto un'altra estranea in casa loro!
Alla fine ci siamo decisi: Lucia starà in albergo e io le passerò
ogni giorno informazioni fresche. Per ora le ho consegnato delle copie
delle pergamane, le migliori che sono riuscito a fare; lei dice che le
basteranno, ma che ci vorranno giorni.
20 Gennaio 1999
Dalle prime analisi, sembra che nelle pergamene si parli di uno scettro, o forse un bastone; Lucia sembra molto emozionata; forse che questo oggetto possa essere importante per il Pathos?
Stenterei a credere ad una tale coincidenza, ma le vie del Destino sono così impensabili....
Se ricerca dev'essere, essa sarà dura, comunque: Olga non ha
idea di dove cominciare a cercare questo misterioso Cimelio. Le risposte
potrebbero essere in quelle pergamene.
22 Gennaio 1999
Mi sono informato su questo Elias Hilly, il cognato di Olga, presso
il Consolato e le Forze di Estrazione italiane.
Doveva essere un bel farabutto, il mio futuro parente: è stato
arrestato alcuni giorni prima del mio arrivo; su di lui pende l'accusa
di furto di materiale bellico. Ha cercato, con altri, di sottrarre ai soldati
serbi un camion di munizioni e di Kalashnikov.
Se lo riconosceranno colpevole, avrà la pena di morte. Si trova
in un campo di Pristina.
Non so che dire ad Irene, sua moglie; come potrebbe prenderla?
E soprattutto: è il caso di ficcare il naso nella sua storia?
Certo: sarebbe una buona azione, quella di aiutarlo, ma si da il caso che
sia un probabile ladro di armi; potrebbe creare più bene che male.
24 Gennaio 1999
Ci siamo, Lucia ha finito il lavoro; trascrivo qui la traduzione per non rischiare, un giorno di dimenticarne dei particolari:
" Io, Selim Konaya,
Primo Giannizzero del Gran Sultano di tutti i credenti, lo Splendido
Signore Muhammad Al Fatih, che Iddio abbia misericordia di lui,
umile
esecutore della sua volontà, non per la mia gloria ne' per
il mio potere,
ma solo per prestare soccorso ai miscredenti e sottrarli alla tirannia
dei
falsi profeti, lascio questa testimonianza affinché i figli
dei figli dei
mie figli, e i figli che ne seguiranno, abbiano rispetto di me di
fronte ai
giudici e si ergano in mia difesa di fronte ai mentitori.
Non per mia colpa, Iddio mi sia testimone, ma per quel destino che
e'
attaccato al collo di ogni uomo, giunsi di fronte al mio Signore,
il Gran
Sultano Muhannad Al Fatih (io che non sono nulla in cospetto del
suo nome),
quando ormai egli aveva varcato il giardino che Dio ha promesso
ai giusti.
(...) ciò che i miei occhi hanno veduto, il miracolo e la
misericordia di
Dio che ci protegge (...) il rito cosi' come mi era stato ordinato
(...).
E cosi' i domini di Iskander bey, dopo tanti conflitti sanguinosi,
sono ora
saldamente nelle nostre mani e sotto la protezione di Iddio misericordioso.
(...) Nessuno avrà lo scettro che Lui mi ha affidato, perche'
io, Selim
Konaya,
Primo Giannnizzero del Gran Sultano e della Sublime Porta, ho giurato
che a
nessuno avrei consegnato ciò che da Lui avevo ricevuto.
====================
Secondo frammento (altro tipo di scrittura):
=====================
Abbiamo avuto notizie, intorno a questo scettro, che prima d'ora
fu una
croce cristiana e forse ancor prima (...) La forma che oggi assume
non e'
per nostra volonta' ma per una forza che solo Iddio Misericordioso
puo'
comandare.(...)
In Atene, un padre francescano di nome Martin, dice che in gioventu'
vide
uno scettro di tale fattura al collo di una sciagurata che fu mandata
la
rogo a Rouen. Egli ricorda, tuttavia, che lo scettro aveva forma
di
croce.(...)
=====================
Terzo frammento (la stessa scrittura del primo):
=====================
La', dove sapete, il cipresso 23, 102-103.
E di qui ventisette passi con la stella fissa che vi precede.
E qui vi laverete il viso.
E qui rivolgerete la preghiera a Iddio, con voce ne' troppo alta
ne' troppo
bassa.E poi con la mano solleverete la zolla, fino a incontrare
la pietra e
la
scoprirete con cura tutto intorno fino a liberarla di ogni impurita'.
E poi prenderete della polvere di zafferano e delicatamente la spargerete
sulla pietra lasciando che essa si disponga secondo natura e secondo
la sua
indole.E infine vedrete il segno che vi indichera' la strada.
E seguirete il segno per altri ventisette passi.
E qui pregherete ancora una volta Iddio, fino a quando la luna crescente
sara' alta nel cielo.
E solo allora potrete, senza timore, prendere dalla terra cio' che
io vi ho
sepolto dicendo:
"io mi rifugio presso il Signore degli uomini perche' mi protegga
dal male
del sussurratore furtivo". "
Niente male: mentre Lucia mi leggeva questa roba mi sono venuti i brividi....c'è
qualche cosa i grosso sotto, non più un semplice tesoro di famiglia.
Qui ci troviamo di fronte ad un oggetto che ha vagato per secoli, finendo
nelle mani di personaggi ai quali il Gruppo ha rivolto spesso l'attenzione.
E poi ci sono queste indicazioni, chiaramente per raggiungere questo "tesoro".
Dopo aver appreso queste notizie, ho pensato di chiamare qualche altro
Fratello: Andromaca Gualtieri ha risposto al richiamo.
Non mi fido molto di lei, il suo fare strambo non mi ha mai convinto;
ma in tre qui si lavorerà di certo meglio.
25 Gennaio 1999
Tutto normale a casa Konaja.
La mia eccitazione si è un po' trasmessa sulle due donne e sui bambini, sembrano tutti più vitali.
Con Olga il rapporto sta prendendo consistenza: ieri sera ci siamo quasi baciati!! (ale! ale!)
diamine, scriverlo non rende assolutamente l'idea, proprio no; ma tutto si sta mettendo per un verso ottimo.
Andromaca arriverà domani; lei addirittura ipotizza che l'oggetto
sia uno dei Sette Sigilli! (quello di Enigma, mi sembra di aver capito)
Incredibile sviluppo, ma aspetto a cantare vittoria: molte volte piste
interessanti si sono rivelate false e ingannevoli.
26 Gennaio 1999
Oggi è arrivata Andromaca.
Ha preso una stanza nello stesso albergo di Lucia, così saranno vicine e potranno lavorare meglio.
Lucia, mentre ero alla stazione, ha fatto un giro di Scutari: ormai è chiaro che la foto di Alexj Konaja indica il luogo dove è sepolto l'oggetto, un cimitero. Lei però non ha trovato nulla che ricordasse quel luogo, niente viale, niente lapidi, niente cipressi.
Unica nota negativa della giornata : ho ricevuto una mail da Fenice;
per la prima volta sono stato " sgridato" dal mio papino metafisico.
Fenice dice che ho sbagliato a chiamare Andromaca, che di lei non mi
posso fidare: sembra che faccia parte di una Melodia composta di sole donne
o una cosa simile.
Diamine, questa cosa mi ha messo in agitazione: come mi dovrò
comportare con lei, adesso?
28 Gennaio 1999
Sono stato convocato presso la "forza di estrazione italiana".
Ci sono andato perché pensavo che avessero qualche cosa da dirmi
su Elias...era vero, ma non nei termini che mi aspettavo.
Mi hanno interrogato.
Hanno voluto sapere da dove vengo, che cosa faccio a Scutari, ecc.
Hanno chiesto un'informativa in Italia e la scheda che hanno ricevuto
non
da adito a sospetti particolari.
Alla fine si sono scusati con me; bella soddisfazione: ho sudato sette camice in quella stanzina del cazzo!
Il fatto e' che l'Albania e' un paese pieno di pericoli e di ambiguità.
Per esempio: mi sono venuti a dire che il sig. Elia Hilly fa parte
della banda di Zani. Rendo l'idea: il mio futuro cognato è in combutta
con un brigante sanguinario albanese e io mi comprometto pure cercando
di aiutarlo!!
Mi hanno messo in guardia.
Vorrebbero essere avvertiti di ogni movimento che possa riguardarlo.
Anche per il mio bene.
In pratica ho un po' di occhi addosso, merda.
30 Gennaio 1999
Qui le cose non si mettono bene.
Abbiamo rivoltato Scutari come un calzino senza esito: nessun cimitero, il posto della foto non si trova da nessuna parte.
Abbiamo parlato con gli anziani, mangiato polvere al catasto, divorato chilometri di strade terribili in tutto il circondario.
Niente.
In più ci si mette Fenice con le sue paranoie, che ha attaccato
ormai anche a me, riguardo Andromaca che mi vorrebbe fregare il Sigillo
(ma chi l'ha detto poi che è un Sigillo!?).
31 Gennaio 1999
Qualcuno mi sta pedinando.
4 Febbraio 1999
Ignoriamo chi sia il pedinatore misterioso, ma stiamo preparandoci per inchiodarlo uno di questi giorni.
Ci siamo messi a lavorare sulla foto, l'unico elemento che ancora non riusciamo a decifrare, ma senza risultato: sembra una cartolina ma non è mai stata spedita. Colui che la scattò, Alexi Konaja, viaggiò molto durante la sua vita, anche lontano da Scutari.
Andromaca inoltre ha suggerito di consultare il Corano per capire a
cosa si riferisca la pergamena di Selim quando parla di "cipresso 23, 102-103"
5 Febbraio 1999
Lucia ha consultato il Corano.
Il Corano è diviso in Sure... Sarebbero dei capitoli ognuno dei quali diviso in versetti.
Andando a vedere di cosa parlava la Sura n. 23 ai versi 102 e 103, si
tratta della "Sura dei Credenti" i versi sono i seguenti:
102: "E coloro le cui bilance saranno pesanti, saranno i Beati -
103 "E coloro le cui bilance saran leggere, saranno coloro
che avran perso
se stessi: rimaranno nella gehenna, in eterno. -"
la cosa rimane misteriosa.
6 Febbraio 1999
Olga non è stata molto bene, mi rendo conto che la ricerca dell'oggetto mi ha allontanato da lei.
La trascuro, spero che alla fine ne valga la pena. Lei dice di non sperare più di trovarlo: Shepa si è portata il segreto nella tomba.
Sto incominciando a pensare di tornar a casa: qui non c'è più nulla che io possa fare.
E al tempo stesso questo pensiero mi sconforta: da quando ho chiamato gli empathici, tutto il mio viaggio è stato sconvolto. Non penso più ad Olga, a come si sente, a quello che vuole: passo tutto il giorno fuori a cercare questo benedetto cimelio….non parlo più con i due bambini, non ne ho il tempo.
Dannazione! E una volta trovato!? Lo terremo per noi?
Rabbrividisco, perché mentre scrivo sto considerando seriamente
l’idea.
8 Febbraio 1999
C'è scappato un morto: l'ideale per ravvivare l'atmosfera.
Questa mattina abbiamo deciso di prendere il mio pedinatore e, in un certo senso, lo abbiamo fatto.
Sono uscito di casa come tutte le mattine per fare il mio giro di domande: ormai è inutile chiedere ancora in giro sulla foto o su Alexi, ma io ero solo l'esca.
Andromaca si è messa in moto pochi minuti dopo di me, tenendosi
a distanza; il percorso che avrei fatto era prestabilito, non c'è
voluto molto prima che lei individuasse l'uomo che mi seguiva.
E' così cominciato un doppio pedinamento; il curiosone non doveva
essere un grande esperto, perché lo abbiamo fregato con estrema
scioltezza.
Dopo un'ora di marcia, come convenuto, sono passato di fronte ad un bar, all'interno del quale Lucia aspettava, guardando fuori dalla vetrata; ad un cenno di Andromaca le due donne si sono messe in coda al misterioso individuo, io mi sono infilato in un vicolo con aria noncurante...
...e lo abbiamo bloccato: appena lui si è mosso per seguirmi e ha voltato l'angolo del vicolo s'è trovato di fronte a me che lo aspettavo, dietro le sue spalle Andromaca e Lucia gli tagliavano la via di fuga.
Mi sentivo un eroe, un mito! Ma non ho fatto in tempo a cominciare la frase di rito (Allora, adesso ci spiegherai chi sei e cosa ci fai qui) che l'uomo si è accasciato al suolo senza un grido.
Nel casino che si è creato noi ci siamo spacciati per turisti
che avevano assistito ad un infarto: nessuno ha fatto domande, ma domani
dovremo andare alla polizia locale per deporre la nostra testimonianza
9 Febbraio 1999
La visita alla polizia si è rivelata fruttuosa.
Nessuno ha il minimo sospetto su di noi, inoltre abbiamo potuto sbirciare nel breve verbale che riguarda l'accaduto di ieri: l'uomo era Annibale Bruno, Italiano, di Roma, abbiamo il suo indirizzo di casa. Sappiamo anche che a Scutari viveva nello stesso albergo di Lucia e Andromaca, quindi è stato chiaramente lui a perquisire la camera, l'altro giorno.
L'autopsia parla di infarto, ma le cause dell'infarto le possiamo solo immaginare.
Tornati in albergo, abbiamo saputo che Bruno divideva la camera con altre due persone, che si sono dileguate ieri: la stanza era a nome di Bruno e non ci hanno saputo dire altro.
Servi dell'Assenza?
11 Febbraio 1999
Va sempre peggio.
Siamo demotivati, annoiati e stanchi: stiamo scavando un buco nella sabbia senza trovare nulla!
Per di più oggi ho ricevuto una seconda chiamata, questa volta dal console italiano a Tirana: anche lui mi ha chiesto che diavolo voglio da Elias Hilly e perché mi sto interessando a lui; gli ho spiegato di nuovo la storia di Olga, di Irene e del fatto che le voglio aiutare, ma non sembra convintissimo.
Inoltre sono arrivate dall'Univesità delle lettere: si chiedono tutti dove sia finito proprio ora che ci sono gli esami.
Basta, me ne devo andare.
Ho contattato Vito Delmito, giovane Alterazione, mi sostituirà
lui ora che me ne vado.
Ho anche chiamato Marco Migliorini (il MOMM) perché spero che
coi suoi contatti riesca a sapere qualche cosa di più su Zani, Elias
e la sua banda.
12 Febbraio 1999
Sono stati due giorni di preparativi e discussioni. La famiglia Konaja si era abituata a me e proprio ora li devo lasciare: non piangono certo di disperazione, però un uomo in casa faceva comodo; non pensavo a me stesso come a un capo famiglia da molto tempo, mi sono sorpreso al pensiero di suscitare un senso di protezione in Irene e figli, nonostante questo mio comportamento misterioso e le frequenti domande e indagini.
Ho parlato molto con Olga, ormai non ci sono segreti tra noi due; anche lei, con mio grande sollievo, vuole restarmi vicina. Abbiamo deciso che si trasferirà da me: l'oggetto non lo trova e con le voci che si sono sparse sul suo conto qui a Scutari sarà difficile trovare un lavoro in breve tempo. Da me potrà vivere più tranquilla, lontana dai suoi cari, certo, ma con maggiori prospettive.
Mentre scrivo ancora una volta mi assalgono i dubbi su questo rapporto: so di provare dei sentimenti per Olga, ma al tempo stesso l'ombra del sigillo oscura le nostre conversazioni: cos'è più importante?
Lasciamo Irene e i due bambini con una sottile angoscia: ieri mi ha
chiamato MOMM, sembra che Elias sia stato liberato, dopo che i suoi compagni
di banda hanno pagato una notevole somma di denaro ai suoi carcerieri.
Tornerà qui, forse non ci incontreremo nemmeno; spero che la sua
presenza non crei ulteriori casini.
16 Febbraio 1999
E' stato un viaggio silenzioso e triste, faceva brutto tempo.
Disfare le valigie mi ha riportato alla realtà, fatto capire di essere arrivato a casa; prima con la mente tornavo ancora a Scutari, dove Andromaca e Lucia si stanno spremendo le meningi. Vito è arrivato due giorni fa sul posto, per affiancarle: abbiamo avuto poco tempo per parlare ma mi sembra un tipo che se la sa cavare da solo.
Ho portato con me gli originali di foto e pergamene, per Olga sono un caro ricordo e per me una fonte di studio nel caso dovessi annoiarmi al Politecnico
ritorno adesso ai cassetti, all'armadio, all'aspirapolvere da passare
e alle finestre da aprire per cambiare un po' l'aria.
23 Febbraio 1999
Brutte notizie dall'Albania: Andromaca mi ha telefonato questo pomeriggio;
sembra che Irina e i bambini siano spariti nel nulla!
La casa è stata lasciata in ordine, come se fossero partiti
nel profonde della notte senza essere visti da nessuno.
Scommetto che dietro c'è quel maledetto Elias, che il diavolo
se lo prenda: sapevo che quelli come lui creano solo guai.
Olga è molto preoccupata, proprio adesso che si stava ambientando; le ho promesso che i "miei amici" ci aiuteranno a ritrovarli, ma non saprei dove cominciare a cercarli.
3 Marzo 1999
Olga è disperata: nessuna telefonata né contatti da parte di Irina.
Mi sento impotente: se li hanno portati via ora potrebbero essere ovunque....
4 Marzo 1999
Con la sparizione dei Koanja, per i Fratelli in Albania si sono chiuse tutte le piste; oggi mi ha chiamato Andromaca dicendomi che tornano in Italia tutti e tre.
Nessuna chiamata da parte di Irina: secondo la polizia locale e Amnesty Int. sembra che Irina e i bambini siano stati prelevati dalla banda di Elias e portati in Italia. Irene non aveva mai espresso il desiderio di venire ne nostro paese: è chiaro che l'hanno costretta.
Più ci penso e più mi rendo conto di aver messo nei guai
degli Ignari.
6 Marzo 1999
Oggi è avvenuto l'impensabile.
Ero al Poli per interrogare degli studenti; mentre spremevo le meningi per inventare domande nuove e l'esaminato snocciolava concetti e formule (mischiate con una buona dose di divagazioni e inutilità) rigiravo tra mani la solita cartolina.
Balzavo con la mente dai fondamenti della progettazione di una artroprotesi all'ombrellino della signora ritratta in foto, dalla bilancia di Powell al viale alberato alle spalle di lei.
Al termine di una insipida giornata di lavoro finisco per caso (?) di fronte al piccolo ufficio di Bruzzi, il giovane acquisto del Dipartimento di Informatica; entro poco convinto e gli chiedo, agitandogli davanti al naso la cartolina, quali analisi si riescono a fare su una cosa del genere, quali informazioni se ne possono trarre.
L'occhialuto genietto del computer si sbizzarrisce in un elenco di prove con scanner e altri strumenti che non ho mai sentito nominare; distrattamente da un'occhiata alla cartolina e mi fa notare che difficilmente essa arriva dall'Albania....
... mi indica le tombe di forma strana.
... mi indica l'uomo col cappello sullo sfondo.
quel cappello è un fez, convengo nel silenzio della rivelazione.
in quel momento sono stato molto in sintonia con Semirea e Annibale: il mio desiderio di distruggere il nerdacchione che mi stava davanti era forte, molto forte. Ma tutto questo per la vergogna di non essermi accorto di alcuni particolari che avevo sotto gli occhi da molto tempo.
- ma che hai , Andrea? - mi chiede il mio collega.
- niente......- gli rispondo - ci vediamo tra un paio di settimane -
Di Scutari ce ne sono due, capisci Caro Diario? e la vecchia Shepa ce lo aveva anche detto!...Shkodra: la Scutari albaese ...e Uskudar: la Scutari vicino a Bisanzio.
per stare 15 giorni in Turchia servono circa 2,5 milioni compreso il
viaggio, partirò entro pochi giorni.
8 Marzo 1999
Tutto è pronto per il nuovo viaggio: questo condanna a morte definitivamente la mia cattedra al Politecnico, ma troverò il modo di spuntarla...c'è sempre un modo per farlo.
Ho avuto un nuovo contatto con Fenice, mi ha nuovamente messo in guardia
nei confronti di Andromaca, Nella e di questo strano Circolo di sole donne.
Seguendo il suo consiglio non ho divulgato le mie nuove
11 Marzo 1999
Oggi è il giorno giusto per rimettermi in moto.
Comincia a venirmi il dubbio che questo mio agire solitario non sarà
ben visto dagli altri, ma è troppo importante per me e non voglio
rischiare; il Circolo del Cucito, le altre Armonie...no, andrò solo
con Vito: Distruzione ha iniziato il cammino ed è giusto che Distruzione
lo finisca.
12 Marzo 1999
Che viaggio di merda.
Sono partito ieri, a notte fonda, riempiendo di spiegazioni idiote le orecchie stanche di Olga, che continuava a chiedermi perché dovessimo viaggiare proprio di notte; valle a spiegare che era per essere sicuro che un branco di satanisti sanguinari non ci seguisse.
Seguendo delle vie tortuosissime ho raggiunto la periferia di Milano (ho impiegato un secolo) e ci siamo fermati in un Motel squallido vicino all'aeroporto. Ho prenotato un volo per due fino a Roma e ho aspettato, guardando teso dalla finestra in cerca di un indizio, un segno della presenza dei miei inseguitori : niente.
Olga ed io siamo partiti questa mattina, lasciando la macchina nel parcheggio dell'aeroporto; dopo un paio d'ore eravamo a Roma.
Lei stava di fronte a me, con la sua valigia striminzita in mano e quell'espressione
sperduta, di chi non sa bene dove sta andando ma continua ad andare. Mi
sono reso conto in quel momento di quanto le voglio bene, del fatto che
se solo me lo avesse chiesto, avrei mandato a monte tutto.
Ma invece lei mi ha chiesto di rispiegarle bene dove doveva andare,
a chi doveva chiedere, quanto tempo sarei stato via; resterà a Roma,
a casa di un amico di Migliorini, mi ripeto che sarà al sicuro.....
Io non sono uscito nemmeno dall'aeroporto : mi sono imbarcato su un aereo per Istanbul, cinque minuti dopo averla salutata.
E' la prima volta in sei mesi che ci separiamo, è la prima volta in sei mesi che ripenso alla mia ex-moglie.
Sono arrivato a Istanbul questo pomeriggio, ho trovato un Rent A Car e con un po' di inglese ho affittato una macchina. Alle sette di sera entravo a Scutari (dopo essermi perso tre volte).
Vito arriverà domani; sono riuscito a spedirgli una mail prima di partire per Roma, adesso sono isolato, ma lui verrà qui a Scutari e in un modo o nell'altro ci troveremo.
Adesso sono in un albergo, il primo che ho trovato, e mi accingo ad una dormita colossale: sono così stanco che non me ne frega niente se entreranno in camera e mi sgozzeranno, l'importante è chiudere gli occhi.
Che Sogno mi culli
13 Marzo 1999
SONO ESALTATISSIMO!!!
Ho trovato il posto! Dopo mesi di ricerche forse ci siamo.
Ma vado con ordine: Vito è arrivato oggi, è arrivato allo stesso albergo, neanche ci fossimo dati appuntamento; ci siamo messi a girare per Scutari in tarda mattinata, mostrando in giro la cartolina di Alexi e provando a spiegarci in inglese. Non c'è voluto molto per scoprire che la città era quella giusta.
La cartolina è in realtà una foto dei primi del novecento
che rappresenta il famoso: Buyuk Mezaristan (Gran Cimitero) di Uskudar.
E' detto anche Karacaahmet Mezarligi (cimitero di Karaccahmet).
Per raggiungere il Gran Cimitero abbiamo dovuto percorrere la collina,
sotto le moschee, tra antiche viuzze. Incrociare la Toptasi Caddesi e proseguire.
(che casino 'sti nomi).
E' enorme, smisurato! Ma ciò che più ci ha emozionato
è osservare l'immenso bosco di cipressi che lo circonda.
Mentre camminavamo lungo i viali abbiamo potuto osservare i marmisti scolpire colonne funerarie destinate ad ornare le tombe, sfiorare mausolei vecchi di secoli.
Il cimitero chiude al tramonto, delle guardie ci hanno mostrato l'uscita sbrigativamente (gli occidentali non suscitano ancora simpatia, a quanto ho visto).
Adesso ce ne staremo buoni per qualche giorno, non so se Vito vorrà tornare in Italia per Lucca, in quel caso lo aspetterò.
E' bello sentirsi come un predatore, che individuata la preda si prende
qualche istante per osservarla....e pianificare la caccia.
17 Marzo 1999
Dannato cibo turco!!
è da tre giorni che sono bloccato in camera! o meglio....che sono incollato al CESSO della camera.
meno male che almeno hanno il water e non la turca.
ci mancava questo: a un passo dal trovare un Sigillo e con una diarrea da cammello.
ahi
23 Marzo 1999
Sorvoliamo la nota precedente: ora sto bene e sono pronto all'azione, spero.
Vito è tornato in Italia per qualche giorno, per essere presente al Conclave svoltosi a Lucca; mi aveva chiesto di aspettarlo prima di entrare in azione, visto che non avevo intenzione di tornare anche io: dati i miei problemi di salute non ho avuto difficoltà ad accontentarlo.
E’ tornato oggi stesso, ci prepariamo a fare una visita al cimitero
questa notte.
24 Marzo 1999
Puro dolore. Forse ho febbre.
25 Marzo 1999
Mi sento di nuovo in grado di scrivere, la mente ora è tornata lucida, ma se ripenso ai rischi corsi due notti fa rabbrividisco ancora.
Vito sta facendo alcune telefonate, ha avuto una buona idea sul modo di uscire dal paese, così a me resta il tempo per il resoconto.
Penso che sia utile: se non dovessimo farcela (e ho questo timore) farò in modo che il diario giunga a qualche Fratello; in ultima analisi non è stata una cattiva idea, quella di scriverlo.
La sera del 23 Vito ebbe appena il tempo di tornare in albergo e di sistemare i suoi bagagli in camera, subito dopo eravamo in strada, affrettandoci in direzione del Cimitero. Entrammo circa mezz’ora prima dell’orario di chiusura, fingendoci turisti; subito cercammo un paio di posti per nasconderci, abbastanza fuori dal campo visivo dei guardiani. Questa parte del piano non fu difficile: il cimitero è così grande che di nascondigli ne trovammo in abbondanza.
Con il cuore ce batteva forte nelle orecchie mi nascosi e attesi la chiusura dei cancelli; nessuno ci vide, o almeno così pensai. Restammo ognuno nel suo angolo oscuro ancora per qualche tempo, mentre il sole tramontava e cominciava a far freddo: tremai al pensiero di sentirmi di nuovo male in una tale situazione, ma per fortuna il mio stomaco non mi tradì.
Uscimmo lenti e silenziosi, scivolando fra le ombre, consci della delicatezza
e pericolosità del momento. Ad un reciproco cenno ci incamminammo
lungo il viale alberato, basandoci su alcuni punti di riferimento che avevamo
preso durante la visita di qualche giorno prima.
La luce della luna era fioca, essa si stagliava nel cielo, perfetta
metà: il 24 Marzo era giorno di luna crescente, quasi a farlo apposta
come scritto nella pergamena di Selim; la metà oscura e quella chiara,
l’Enigma e la sua soluzione, la doppiezza nell’anima di tutti noi…..
Trovammo il cipresso: sulla sua corteccia era stata intagliata secoli fa l’immagine di una bilancia, come aveva suggerito Lucia. Mi sentii eccitato e allo stesso tempo colpevole: Lucia e Andromaca non erano qui, anche se il successo a portata di mano era anche merito loro.
Contammo ventisette passi verso nord.
Con il coltello intaccammo la terra, fino a liberare una zolla di terreno
e sollevarla; tutto era perfetto, calcolato: trovammo una pietra sepolta
pochi centimetri sotto la superficie.
Con lo zafferano cospargeremmo la roccia e la polvere si dispose in
una scanalatura ricavata artificialmente, un solco a forma di triangolo:
una freccia.
Dovevamo camminare altri ventisette passi nella direzione indicataci
dalla roccia; non temevamo che questa fosse stata spostata negli anni,
anche se l’ipotesi fosse probabile avanzavamo sicuri: stando alla statistica
non saremmo nemmeno mai giunti a quel punto del cammino.
Ci dovemmo fermare prima, però: un muro ci sbarrava la strada.
Sicuramente era stato costruito in seguito, perché il manoscritto
non lo citava. Al di là dell’ostacolo si ergeva un mausoleo, che
ieri avevamo constatato essere il luogo di sepoltura del Sultano Mahmut.
Scavalcammo senza difficoltà e una volta dentro fummo sicuri
del luogo dove scavare: al centro del perimetro si ergeva un vecchio cipresso;
i ventisette passi portarono dritti ai piedi del grande albero.
Cominciammo a scavare, aiutandoci con qualche attrezzo poco ingombrante
che ci eravamo portati dietro.
E incontrammo qualche cosa di solido, un cofanetto che aveva resistito
al tempo. Le radici dell’albero lo circondavano come per proteggerlo.
Eravamo euforici, folli di emozione, mentre lo riportavamo alla luce,
lo aprivamo e dentro trovavamo l’oggetto.
Lo Scettro. Il Sigillo di Enigma.
Poi la crisi.
Eravamo troppo intenti a rimirarlo; l’elicottero ci giunse sopra senza
che ci accorgessimo del suo avvicinamento. Ci distolse dal nostro attimo
di gloria la forte luce di un faro puntato su di noi.
A malapena scorgevo le estremità di alcune funi lasciate pendere
fino a terra dal velivolo.
Antiterrorismo o simile? Non avevamo tempo di chiedercelo perché si stavano calando verso di noi, rapidi e inesorabili. Scattammo il più rapidamente possibile verso il muro, mentre cominciavano a esplodere colpi di mitra; il Sigillo lo stringevo in mano con tanta forza da farmi male.
Mentre mi issavo sul muro, aiutato da Vito che era molto più veloce di me, un proiettile mi raggiunse al fianco: sembrava un film, me lo sentii passare dentro, nella carne, e fui fortunato, ripensandoci, che non rimbalzò contro il muro trapassandomi una seconda volta.
Vito mi tirò con forza, crollammo dall’altra parte della cinta, con l’elicottero che cercava di inquadrarci col faro.
- Dammi il Sigillo! – mi diceva Vito. Ma mi ostinavo a tenerlo, la mia
mano come una tagliola: non potevo ammettere di essere spacciato, di dover
lasciare l’oggetto di mesi di ricerca ad un altro e restare lì a
farmi ammazzare.
Fortunatamente ci ripensai; Vito scattò in una direzione con
lo Scettro, mentre invece io arrancavo lungo il sentiero opposto, stringendomi
la ferita.
Non so come ci riuscimmo, ma siamo ancora qui entrambi a ricordare quella
notte.
Il foro non è tanto grande, sono stato tanto fortunato quanto
Vito è stato veloce a seminare quegli uomini, che presero a seguirlo
dopo che ci dividemmo.
Con qualche strumento rimediato in extremis mi sono cucito la ferita
ed ora sto meglio; abbiamo fatto sparire le lenzuola sporche di sangue.
Partiremo tra un paio di giorni, torneremo a casa via mare.
29 Marzo 1999
I controlli di frontiera sono strettissimi, c’era da aspettarselo, ma li abbiamo fatti fessi per l’ennesima volta.
Il piano di Vito consisteva nel raggiungere l’isola di Rodi, dove potevamo prendere una nave della Costa Crociere; il mio compagno si era ricordato di un suo amico che lavorava come chef su una di quelle navi, avremmo fatto in modo di salire sulla sua onde avere un aggancio e un aiuto.
Il problema rimaneva quello di raggiungere l’isola: per salpare con
il traghetto occorreva prima sottoporsi ad un’accurata ispezione; eravamo
convinti che se avessero trovato il Sigillo addosso ad uno di noi lo avrebbero
sequestrato.
Il “deus ex machina” giunse pensando allo stesso amico di Vito, che
quasi sicuramente sarebbe approdato sulla costa per fare rifornimento di
viveri; una complicata telefonata ci permise di contattarlo, di sapere
quando sarebbe arrivata la sua nave a Rodi e quando e dove sarebbe passato
lui per il rifornimento.
Vito raccontò una storia verosimile adattando le avventure di
Indiana Jones alla nostra situazione; disse che avevamo sottratto un reperto
a dei tombaroli e che avevamo bisogno di aiuto per riportarlo clandestinamente
in Italia. Ignoro quanti favori lo chef dovesse a Vito, ma questi acconsentì.
Il Sigillo, agognato strumento di potere, superò la frontiera turca infilato in un grosso pesce.
Non nego che separarmene una seconda volta fu ancora doloroso, tanto più che non era un empathico colui al quale lo lasciavamo, ma la nostra espressione quando ci raccomandammo di fare attenzione doveva essere molto convincente.
Mentre lo Scettro viaggiava rapido su di una scialuppa a motore della Costa Crociere, noi due ci lasciavamo palpare dagli agenti di frontiera turchi con un sorriso beato sulle labbra.
Ora sono qui, sul ponte della “Doge Flaibani” che sta per salpare; mi chiedo quanti ostacoli dovremo ancora superare, sono convinto che la risposta a questo enigma non mi piacerebbe.
1 Aprile 1999
La nave ha subito il mio piccolo scherzo.
Forse sarà per paranoia, ma sono convinto che qualcuno qui a bordo ci stesse osservando; siamo saliti come regolari passeggeri e una volta preso il mare, siamo tornati in possesso del Sigillo, che l’amico di Vito aveva assicurato non venisse bollito insieme al pesce. Lo Scettro ora è chiuso nella cassaforte personale della stanza dello chef, il luogo più sicuro e distante dalla nostra cabina. Vito passa le giornate a vegliare sulla cassaforte, io preferisco stare fuori, sul ponte, a scrivere e riflettere.
La salsedine mi pizzica il naso e inumidisce le pagine di questa agenda/diario, ormai sgualcita; mi rendo conto di alcune occhiate che mi rivolge un uomo, appoggiato alla balaustra, qualche metro alla mia destra.
Se ci hanno seguiti fino a qui, dopo quello che ho fatto non oseranno muovere un dito.
Questa mattina, sul presto, ho dato fuoco alla nostra cabina: un lavoro
pulito, perfetto: dei miei effetti personali si è salvato solo il
diario e l’abito che sto indossando; la roba di Vito era nella camera dello
chef. Mi è bastato scoprire un filo, abbastanza vicino al mio letto,
lasciando poi che madre natura facesse il resto.
Mille scuse da parte dello staff, la promessa di una cena al tavolo
del Comandante, ma soprattutto tutti gli occhi puntati su di noi.
Il fuoco della Fenice ha toccato questa barca, osservavo le lingue di fiamma zampettare e danzare sulle coperte, prima di dirigermi in coperta, alla ricerca di un alibi.
Ora nessuno sospetta che sia stato io a dar fuoco al posto dove dormivo,
si parla di un increscioso incidente elettrico o palle simili, tuttavia
ci osservano, Vito ed io siamo sulla bocca dei tanti compagni di crociera,
ben in vista nel caso qualche bastardo tentasse di portarci via il Sigillo
marciando sui nostri cadaveri.
3 Aprile 1999
Alle 2:35 di questo pomeriggio siamo stati affiancati durante il viaggio
da alcune motovedette della guardia costiera Croata. Eravamo all’altezza
delle coste della Dalmazia quando ci hanno contattati e poi costretti ad
attraccare nel porto di Zara.
Ci hanno fatti scendere tutti quanti e radunati presso gli uffici doganali
del porto, abbiamo subito un’altra perquisizione. Sembra che uno dei passeggeri
sia stato arrestato e condotto via dagli agenti dell’antiterrorismo, io
però non ho visto niente.
Ero pronto a tutto, mentre mi facevano mettere in fila sul molo; vedevo i soldati salire sulla nave e mi dicevo “sono qui per lo Scettro!” . Negli occhi di Vito vedevo la stessa preoccupazione.
Ma se disgraziatamente avessero sfiorato il Sigillo: peggio per loro. Avrei anche ucciso tutti pur di riportarlo in Italia.
Cosa mi sta succedendo? Sono paranoico, sempre agitato, attaccato morbosamente all’oggetto recuperato in Turchia.
Non penso più ad Olga da giorni, al lavoro, alla mia vecchia
famiglia; durante la notte sogno enigmi, vedo lo Scettro su di me.
4 Aprile 1999
Sono riuscito a sentire Fenice, anche lei alimenta i miei sospetti con
i suoi continui richiami all’attenzione.
Sono stato lodato: ne ero felice, soddisfatto e appagato.
Lei ci attenderà a Roma, con lei dei rappresentanti dell’Armonia di Enigma. Forse contratteremo, forse nascerà da domani un gioco politico e di potere; non lo so e francamente non me ne importa.
Sono stanco, esausto e ho bisogno di fermarmi, di fare il punto.
Abbiamo ottenuto un successo, ma per farlo ho tradito la fiducia di alcune persone, mi sono servito dei sentimenti di altre: ne sono consapevole ma non per questo pentito, forse rifarei tutto da capo, senza cambiare una virgola.
Questa notte so che non avrò incubi; sognerò Olga, la
mia casa. Sognerò i miei compagni di viaggio, la Turchia e il Dottor
Esar.
Sognerò la fine di questa storia.
La nave ondeggia mentre avanza nella notte, sarà tutto perfetto domani, quando arriveremo a Venezia.