QUANDO IL TROPPO... STROPPIA
Alias "il risveglio di Paolo Malatesta”
di Paolo Malatesta, Laura
Faerie e Habanera
(per gentile concessione di Morgana)
20 settembre
Paolo trova una lettera nella cassetta della posta. È un invito
per una festa, le indicazioni per giungere ad una villa poco fuori Firenze:
domani sera, dalle ore 21.
Dietro l'invito, vergata a mano una nota: “Se brami conoscere ciò
che si cela dietro il velo non mancare, M.”. Sulla busta l'intestazione
di una ditta, Voyager, e un indirizzo di Firenze. Non è indicato
il nome del proprietario della villa.
Mmmm, incuriosito, attratto, soggiogato.
Si gira e si rigira nel letto intessendo improbabili figure con le
lenzuola arrotolate madide di sudore.
Notte agitata pensando a quella successiva, l'alba sembrava non arrivare
mai.
21 settembre
Una giornata trascinata fino al pomeriggio.
È quasi ora.
Dunque: barba, doccia, cosa mettersi? Ok...
In moto è un po' lunga ma preferisce così.
Un paio di tappe all'Autogrill... (ehi, avete visto il culo di quella
moretta?) e ci siamo quasi.
La villa.
Decisamente in ritardo... neanche a dirlo.
Appena spento il motore, immediatamente l'eco di baccanali notturni
lo avvolge.
In lontananza luci di lanterne e di torce filtrate dalle pesanti tende
di padiglioni i cui colori sgargianti si perdono nelle ombre della sera.
I passi risuonano in maniera quasi imbarazzante sui ciottoli del sentiero.
Paolo Malatesta si aggiusta lo smoking impeccabile e chiude gli occhi.
Una leggera brezza trasporta un vago profumo di vino e di spezie.
Gode degli impalpabili raggi dell'astro notturno sulla pelle. Poi prepotente
l'odore di donna e di mare invade i suoi sensi. Ora sa dove andare.
Vaghe ombre di uomini e donne si muovono sullo sfondo dei suoi pensieri.
Non prova alcun disagio adesso… È a casa.
Sette piccoli bracieri illuminano un cerchio di pietre. Alcune figure
sono al suo interno. Ma Paolo sente... sa dove dirigersi.
Laura Faerie ha finito di accendere i bracieri nel cerchio di pietre, si guarda intorno ignorando tutti gli spettatori fin quando non incontra lo sguardo di Franco. Si avvicina, sorride. “Fin quando non sarà tutto finito, non fare entrare nessun altro all'interno del cerchio” dice e la sua voce è carica di eccitazione e timore. Prima che possa allontanarsi, Paolo, è ai suoi piedi.
Paolo si inginocchia davanti alla donna. Non osa guardarla negli occhi
per paura di perdersi in quei frammenti di notte. Le bacia i piedi dolcissimi
e scalzi. “Mi hai convocato dai sentieri del sogno o infinitamente dolce
Madre e Maestra e alla fine sono giunto”.
Poi, in un attimo, un sole accecante addormenta tutti i sensi di Paolo
che, come stordito, si gira e, per la prima volta, si trova di fronte all’Eterno
Desiderio.
È troppo... e come un bambino che non sa cosa fare cerca protezione
dietro i morbidi capelli di Morgana.
Lei guarda quasi stupita colui che l'ha chiamata madre e maestra. “Pensavo
di averti perduto ancor prima di averti trovato” mormora piano. Poi si
volta, prende il volto di lui tra le mani e dice: “Più tardi compiremo
ciò che deve essere fatto, ora è tempo di cominciare” e lo
spinge dolcemente fuori del cerchio.
Laura si lega delle complicate cavigliere e comincia danzare come solo
Morgana sa fare. I piedi nudi battono sulla terra con un ritmo lento e
nonostante l’unica musica sia quella prodotta dai sonagli alle caviglie,
si ha l’impressione che più strumenti contribuiscano. Le erbe profumate
bruciano nei bracieri e alcuni minuti passano mentre la donna sembra perdere
energia. E inizia un complesso rituale…
Con i sensi ancora intorpiditi dalla presenza abbacinante dell'Eterno
Desiderio, Paolo si lascia guidare fuori dal cerchio. Il buio della notte,
non più violato dalla luce dei bracieri, lo avvolge. “Non mi hai
mai perduto e lo sai, o Madre e Maestra... Il mio cuore, la mia mente e
il mio corpo saranno sempre con Te... o dovunque Tu vuoi che siano”, è
quasi un mormorio che si perde nel vento quello di Paolo Malatesta, più
una risposta a sé stesso che a Morgana, oramai lontana ed impegnata
in un gravoso rituale. Con passo incerto giunge fino ad un laghetto dall'acqua
limpida e ferma come uno specchio. Trae un profondo respiro. Percepisce
ancora l'eco di un profumo di mare e di notte.
Sulle labbra un dolce sapore di viole, glicine e girasoli. Un lungo
capello nero gli solletica il viso al ritmo di una leggerissima brezza.
Lo prende tra due dita, lo osserva per un attimo prima che scompaia nella
notte.
Il cielo stellato si riflette immobile sul lago.
“L'acqua. L'ho sempre ammirata. È l'unica cosa qui sulla terra
che può avere dentro di sé il cielo… La puoi toccare ma non
afferrare, vi puoi entrare dentro e lei può entrare dentro di te...”.
Osserva le due falci di Luna guardarsi l'un l'altra, si spoglia, ripiega
i vestiti con cura su di un sasso lì accanto, e si tuffa nel laghetto.
L'acqua fredda rigenera i suoi sensi. dopo aver giocato un po' in quel
dolce e misterioso elemento torna sulla riva. L'acqua scivola lentamente
sulla sua pelle. Un brivido. Poi si distende sull'erba.
Trae un profondo respiro.
Chiude gli occhi e osserva le stelle.
... E aspetta.
Habanera osserva Gilgamesh allontanarsi, il sorriso non vuole abbandonare le sue labbra e le guance le fanno quasi male mentre in un sussurro saluta la figura ormai lontana. Tutto sembra più dolce agli occhi sorridenti e senza quasi pensare, un passo dopo l’altro, verso il laghetto, prima un piede, poi l’altro. Il piacere ancora pare non voglia abbandonare il corpo arso di Desiderio, persino il brivido freddo dell’acqua ne fa eco… le gambe, le cosce, il ventre ardente… i seni inturgiditi… il collo, le labbra… Quando finalmente tutto il corpo è immerso e l’abito le impedisce un poco i movimenti, anche il freddo comincia a farsi sentire placando ogni ardore. Lentamente, ascoltando ogni goccia scendere lungo il corpo Habanera esce dall’acqua e si rinfila i sandali chiedendosi curiosa cosa starà accadendo lì intorno… Incamminandosi aggirando il laghetto, l’abito appiccicato al corpo, intravede un uomo sdraiato sull’erba. Dopo un attimo di esitazione, prosegue la passeggiata verso le tende e l’uomo, ravvivandosi i capelli ed aprendo con naturalezza lo spacco dell’abito per camminare meglio, fingendo di non fare caso al fatto che sia ancora bagnato ed incollato al corpo…
Avete mai provato a sdraiarvi, di notte, nudi sull'erba? Un minuto.
Un’eternità. Il cuore un tamburo distante nelle profondità
del terra. Tutt'uno con essa si viaggia a velocità folle eppure
immobili. La Terra, l'Acqua, il Cielo, un equilibrio perfetto, un’armonia
di pace... eppure mancava un elemento...
…
…
…
Il Fuoco.
Una leggero vibrazione, morbido incedere di donna che sfiora appena
l'erba umida della sera.
Paolo Malatesta riapre gli occhi. “No cazzo… Ancora! La magia di questo
posto comincia a darmi noia”. Si strofina le palpebre chiuse e si colpisce
un paio di volte il capo con il palmo della mano. Una femmina flessuosa
avanzava verso di lui con incedere felino. Un viso perfetto incorniciato
da morbide chiome ramate. Gli occhi, il mare. Vestita anch'essa di notte
e di stelle.
Poi la luce opalescente dell'astro notturno è sufficiente a
spezzare l’incanto fatato. Il vestito di notte e di stelle altro non è
che un sensuale abito acquamarina bagnato e solcato da rivoli di gocce
d’acqua. Paolo non è di fronte né all’abbacinante bellezza
assoluta dell’Eterno Desiderio, né al fascino sognante e fatato
di Morgana. Ma non per questo la ragazza è meno attraente, anzi…
Si solleva sui gomiti e la osserva…
la osserva…
la osserva…
la osserva…
la osserva…
la osserva…
la osserva…
Un’affinità elettiva…
Estrae una sigaretta dal mucchi di vestiti li accanto, la batte due
volte sul portasigarette d’argento, l’accende, ne aspira un’intensa boccata.
“Buona sera… stavo gustando un po’ di Luna e di Stelle, sono tutti così
indaffarati qui intorno”
Morgana, completato con successo e non senza fatica il rituale, si dirige,
rapida e nascosta dal mantello della notte, verso il laghetto.
E mentre Paolo pronuncia quelle parole, un sussurro leggermente rauco
al suo orecchio: “Continua a guardarla e non voltarti mai”. È un
desiderio ed è un ordine. Mani dolci ed esperte gli sfiorano la
pelle intessendo arabeschi che persistono come fili di ghiaccio rovente,
labbra morbide e voluttuose sul collo, sulla nuca gli provocano brividi
di piacere che si trasformano in una eccitazione evidente. La vista si
sfoca per un attimo che sembra eterno. In quell'attimo passano infinite
immagini: un cerchio di dolmen sotto la luce delle stelle, una radure perfettamente
circolare tra alberi di un'antichità sconvolgente, persone che danzano
frenetiche sulla cima di una scogliera, creature impossibili e bellissime,
la sensazione di un potere di cui percepisce solo un barlume.
“Io ti mostro ciò che esiste oltre il velo, io ti accolgo come
mio figlio con la benedizione degli Eterni. Giura di sottoporti ai Limiti,
giura rispetto e obbedienza ed io ti offrirò conoscenza e potere.
Giura e sii il benvenuto in Desiderio”.
Un vortice di uomini, donne e animali danzanti.
Il buio lo investe.
Paolo Malatesta si erge in piedi, alto, ma in quel momento ancora più
alto, i muscoli gonfi, tesi allo spasimo, rivoli di sudore gli solcano
le tempie, l'ampio petto, la schiena e le cosce. la mascella contratta,
gli occhi socchiusi.
Un vento di bufera sferza il corpo nudo. Prima la pioggia. Freddo.
Dopo il tuono e il fulmine, la grandine, un’accecante distesa di neve.
Poi una dolce fragranza di viole. Il canto di mille allodole e cinciallegre.
I colori. Rose, fiori di pesco e candidi gigli. Nel cielo la Falce d’argento
miete i suoi giorni. Il dolce tepore del sole sul volto. I profumi. Papaveri,
girasoli e fieno maturo. Una sottile brezza che rinfresca le tempie. Il
suono incessante del mare. La salsedine arruffa i capelli ed imbianca le
sopracciglia. Le stelle filano rapide lungo i sentieri della notte. Sapore
di mosto, fichi e castagne. In fine, il rumore delle foglie di platano
calpestate sul viale del tramonto.
Paolo Malatesta è in piedi sulla riva del lago, dietro di lui
Morgana, sua Madre e Maestra, il potere di lei lo avvolge e lo riempie.
Ritto con le mani rivolte al cielo. Emulo di Apollo, Bronzea statua modellata
dalle mani di Fidia e Buonarroti a cui si coniugano le doti della schiatta
di Pan. Con voce grave e profonda pronunzia parole mai sentite prima, ma
che gli sgorgano naturali dalle labbra:
"Questo è il Patto dei Risvegliati, che io giuro ai Sette che
plasmarono l'universo.
A Psiche sapiente, a Destino sovrano,
a Sogno incantevole, a Distruzione terribile,
a Discordia arguta, a Desiderio potente,
a Enigma impalpabile.
Con questo Patto mi sottopongo volontariamente al Terzo Limite: sarò
un custode del segreto del Pathos in cambio del potere che esso mi garantisce.
Con questo Patto mi sottopongo volontariamente al Secondo Limite: ascolterò
gli insegnamenti degli Immortali, con devozione e rispetto, come si conviene
a un figlio nei confronti del padre, in cambio della protezione che essi
mi garantiscono.
Con questo Patto mi sottopongo volontariamente al Primo Limite: difenderò
la sacralità del Duello degli Immortali in cambio della conoscenza
che essi mi garantiscono".
Sapeva che avrebbe dovuto ripetere quelle parole ancora una volta.
Ma non poteva più tornare indietro, aveva già oltrepassato
la soglia nel momento stesso in cui il Pathos gli aveva aperto la porta.
Ma doveva ancora dimostrare di esserne degno.
Paolo cade in ginocchio.
Le braccia distese lungo il corpo.
Non si era voltato.
Lentamente riprendeva il controllo dei suoi sensi.
Qualcuno era morto.
Qualcuno era nato
Habanera si gusta la vista della pelle abbronzata opalescente di luna sui muscoli forti dell’uomo… “La notte è splendida, e il caos non è adatto a fare conoscenza…” ed accucciandosi un poco più vicino con aria cospiratoria e morbidezza felina: “…se mi offrite una sigaretta…potrei… presentarvi un’amica…” E, con la sigaretta fra le dita ed un sorriso caldo porge la mano: “jo, soy Habanera, encantada… se non disturbo i vostri pensieri mi fermerò a fumarla con voi, anche se va in fumo è un peccato sprecarla con distrazione nella folla…”
Due braccia cingono Paolo da dietro. Sente il tepore della maglia e un brivido lo percorre; non si era accorto che non faceva più così caldo. Sente la pressione dei seni sulla sua schiena e quasi gli sembra di percepire il battito di un cuore che non è il suo. E per un breve istante gli pare che siano all'unisono. Laura, lentamente lo fa voltare. Sarà per quello sguardo antico, ma la donna ha perso la sua fragilità mortale e pare quasi che la sua pelle irradi una luce morbida. Un colpo di vento spinge indietro i neri capelli e per un attimo si intravede come sovrapposta un volto con un'espressione più antica e una lunghissima chioma azzurra. Ma come il vento passa in un attimo, anche l'immagine è già scomparsa. “Benvenuto, hai già mangiato? Io ho una fame!” dice con voce gioiosa e leggera. E ridendo e prendendolo per mano comincia a correre verso le tende.
Paolo Malatesta, ancora frastornato, lo sguardo perso nel vuoto. Incrocia i maliardi occhioni turchesi di Habanera e per un attimo qualcosa in lui sembra riaccendersi, ma subito Morgana lo trascina con sé. Allora Paolo, incassando la testa tra le spalle e allargando le braccia, rivolge ad Haba un'occhiata che è un misto di rammarico, complicità, impotenza. Riesce appena a raccogliere al volo i boxer dal mucchio dei vestiti e, goffamente, saltellando impacciato, cerca di infilarseli mentre corre trascinato da Morgana. "Ho una fame" e via ridendo verso le tende.