PROLOGO
di Lucia Galasso e Francesco Perhas
Livorno.
Il treno arriva in orario.
Francesco invece no...
Corre trafelato verso il binario e comincia a guardarsi intorno...
"Accidenti a me e al mio maledetto vizio di essere sempre in ritardo...
Ma dov'è? Avrà preso un taxi? Impossibile, non sa neanche
dove abito...".
Francesco è veramente disperato, si guarda intorno ma non riesce
a vedere Lucia. Ad un tratto una voce: "Ehi buon uomo, cerca qualcuno??"
Lucia è dietro alle sue spalle, e con il piedino batte nervosamente
il terreno... Ha le braccia conserte e una faccia palesemente imbronciata!
"Lucia... Finalmente!!!" Francesco le corre incontro e l'abbraccia
con calore "Senti, ehm... Scusa sai... Ma sono un ritardatario cronico..."
Ritrovarsi improvvisamente catapultata nelle braccia dell'amico lascia
la ragazza stupefatta e deliziata. Cerca di fare ancora la faccia imbronciata,
ma non ci riesce, scoppia a ridere come una bambina!
"Dai non ti preoccupare ti farai perdonare, te ne darò io modo......."
"Ma come siamo enigmatiche, e poi... Non so. Hai un'aria strana, un
sorrisetto malizioso sulle labbra.."
"Io maliziosa? Noooo... Che dici mai!?" gli dice tutta compunta
"sono solo felice di vedere un amico... Ma lo sai che non ti facevo così
giovanile..."
"Sì, me lo dicono tutti... Alla fine mi convinco di essere anche
piacente... Comunque dai, togliamoci da questa squallida stazione!"
"Si andiamo, ormai la conosco a memoria 'sta stazione... E poi sono
curiosa di vedere la città, me ne hai parlato tanto bene che non
vedo l'ora di visitarla." lo squadra un attimo con una tal faccia da schiaffi
"Inoltre, con un cavaliere tanto piacente (calca il tono sulla parola),
che posso pretendere di più?"
I due si dirigono verso l'uscita, la macchina del Perhas è chiaramente
parcheggiata in triplice fila... Salgono in macchina e si dirigono verso
il centro. Il traffico scorre veloce anche se la città ha conosciuta
un boom demografico negli ultimi 25 anni.... Poco dopo essere partiti Lucia
sembra assentarsi per un po', lo sguardo assorto...
"Allora cara Lucia, non vuoi proprio sbottonarti sul motivo della tua
repentina venuta a Livorno?"
La domanda del Perhas sembra averla riportata bruscamente alla
realtà.
"Scusami Francesco a volte tendo a sognare ad occhi aperti... E' una
mania che ho fin da bambina... sapessi come si arrabbiava nonna quando
mi sorprendeva!" (sospira) "comunque sei stato tu ad invitarmi, per farmi
vedere la tua collezione di armi antiche.... Collezione... di armi,
collezione di farfalle... - ti guarda con finta preoccupazione - non
è che mi stai prendendo in giro, vero?"
"Cosa vorresti insinuare? Che ti ho attirata a Livorno con la scusa
classica di farti vedere la mia collezione di armi ed in realtà
con l'intento di provarci?? Veramente, mi deludi... E poi, se anche fosse
penso che avrei trovato un modo meno banale per farti venire qui!".
Lucia lo guarda un po' mortificata, abbassa gli occhi e inizia a balbettare
qualcosa di incoerente sul tipo "stavo solo scherzando" Poi ricomincia
a guardare fuori del finestrino della macchina...
"Senti, che ne dici se ce ne andiamo a mangiare qualcosa? Ti porto
in uno dei ristoranti più caratteristici di Livorno e poi nel pomeriggio
ce ne andiamo al negozio così, negli scantinati, ti mostro la mia
collezione......."
Per un po' la ragazza continua a non rispondergli e a guardare ostinatamente
la strada, poi incominciano ad arrivare alle sue orecchie i suoni soffocati
di una risata trattenuta... Fino a quando Lucia si gira verso Francesco
con le lacrime agli occhi e prorompe in una risata troppo a lungo trattenuta!
"Adesso ci hai aggiunto pure gli scantinati... Brrr... sedotta in uno
scantinato! Che esperienza..." Finito di ridere ritorna seria di fronte
all'espressione sbalordita dell'uomo... E prima che possa replicare in
qualche modo si allunga verso di lui e gli da un bacio sulla guancia.
"Dai, Francè! Come sei ombroso! Stavo solo prendendoti un po'
in giro! Su... Ora portami a mangiare qualcosa... Ho una tal fame!" Detto
questo si risiede tranquillamente al suo posto.
Francesco e Lucia partono per il ristorante, è un localino tipico
nell'antico quartiere della Venezia. Lì tra i fossi medicei è
possibile riscoprire antiche ricette... "Ehi Lucia, ti consiglio questi
spaghetti allo scoglio, sono fenomenali! E poi magari un bel piatto di
triglie alla livornese e per finire un bel ponce... Lo sai, vero, cos'è
il ponce? Da noi è un istituzione!"
Lucia mangia tutto con appetito, ma alla domanda relativa al ponce
lo guarda perplessa.
"No... Cos'è 'sto ponce? Se si mangia ti chiedo di aver pietà
di me... Sono troppo piena per poter buttar giù qualcos'altro!"
Prima che Francesco possa risponderle viene ancora interrotto: "Mi
stavo chiedendo, Francesco, se in un'altra vita o in un altro tempo io
e te abbiamo già vissuto questa situazione (ha gli occhi chiusi)...
Io vedo un uomo e una donna, sono uno di fronte all'altra (corruga la fronte)...
Lui indossa una divisa militare e lei... Lei... (sorride) un bel vestito
stile impero, sai di quelli con il nastrino sotto il seno, bello, è
blu notte... Le sta dando qualcosa... Si stanno baci..." Il rumore di posate
cadute interrompe il flusso di parole di Lucia, che ha spalancato gli occhi
spaesata e si è portata la mano a coprire la bocca. Si guarda intorno,
come ad accertarsi di non aver attirato in qualche modo l'attenzione delle
altre persone del locale, poi guarda il Perhas arrossendo "Oddio! L'ho
rifatto... Senti, scusami vado un attimo in bagno..." si alza e lo lascia
pensieroso al tavolo.
Francesco è seriamente preoccupato, non sa cosa pensare.....
"Ma, ma... Lucia dove vai?" - si alza e cerca di fermarla, ma Lucia è
già dentro il bagno delle signore.
"Cosa voleva dire... Io e lei in un'altra vita... Beh, potrebbe anche
essere, io credo a queste strane reminiscenze di vita passata...... se
non lo facessi non potrei giustificare le mie crisi e, forse, impazzirei..."
Francesco se ne sta al tavolo, rimuginando su queste cose quando ad
un tratto... Il vuoto intorno a lui... "Colpi di cannone... Lassù
oltre la collina... Urla e grida di aiuto senza fine... Una fine c'è
ma coincide con la morte... Greta, o Greta, così lontano da te eppure
così vicino... Mi sento stanco, stanco di vivere se vivere vuol
dire sopportare gli orrori di questa guerra... Non finirà mai, la
gente muore senza senso ed io non posso farci nulla... Vorrei salvare ogni
mio soldato... Accompagnarli uno ad uno a casa dalla moglie e dai figli...
Direi "questo signora è un uomo valoroso, non c'è stato giorno
che non mi abbia parlato di tutti voi.." sarebbe bello ma è tutto
lontano, troppo lontano da questo nostro mondo, budello di immondizia morale...
Vorrei essere con te mia adorata, ti stringerei la mano dolcemente, quelle
mani fragili e tremanti,... Le
avvicinerei alla mia bocca per inebriarmi del loro profumo... E poi
fisserei il mare dei tuoi occhi, ... Quel mare che non ho mai visto
ma di cui, vicino a te, non ho mai sentito la mancanza.... Capitano! Capitano!
Presto versate dell'acqua sulla sua fronte! E' soltanto intontito dalla
caduta da cavallo... Capitano! Ecco riapre gli occhi, si sta riprendendo...
Presto portatelo nella tenda....."
Francesco si sveglia di soprassalto, sente qualcosa di appiccicato
sulla fronte... Lucia lo sta sorreggendo "Ehi Francesco ma che fai, mi
spaventi!! Sei cascato a faccia in giù su di un bel piatto di cozze..."
"Co-co-cosa è successo...??"
"Ma, non lo so, ... Forse una delle crisi di cui mi hai parlato...
Ho sentito strane parole... Capitano... Mah che sei tutto matto?!!!
"Ha parlato miss lucidità, certo che tra tutti e due stamo (come
dici te) messi bene eh?"
Lucia lo guarda sorniona "Beh , almeno io non ho rischiato di affogare
in un piatto di cozze!" E dicendolo gli toglie un mollusco che gli è
rimasto appiccicato sulla fronte.
Per un po' regna, tra la ragazza e Francesco, un silenzio imbarazzato,
poi inavvertitamente Lucia riprende il discorso:
"Parlami di Sharpe, Francesco... Ne hai accennato qualche volta anche
con gli altri... Io associo a questo nome una grande tristezza... Mai come
prima la sento ora..."
Lucia gli prende la mano nel parlare, quasi fosse un gesto naturale
tra loro. Nel farlo intercetta lo sguardo malizioso del cameriere, e palesemente
imbarazzata la ritrae ...
"Senti andiamo via di qui... Facciamoci una passeggiata, così
ci rinfreschiamo le idee, Ok?"
Nell'alzarsi bruscamente dalla sedia la morbida crocchia di capelli
le si scioglie sulle spalle facendola sbuffare di rabbia "Oddio, li devo
proprio tagliare stì capelli!"
In quel momento, quasi che il movimento dei capelli, l'avesse evocata,
un'altra immagine si sovrappone a Lucia... Di nuovo è il vuoto intorno
a Francesco...
Ma la scena stavolta non è violenta come la precedente: C'è
un letto a baldacchino nel mezzo di una stanza soffusa dai raggi del sole.
Nel bel mezzo del letto c'è una ragazza seduta a gambe incrociate
fra le lenzuola stropicciate, una candida camicia da notte la ricopre appena,
ha il viso
leggermente rabbuiato mentre si pettina i lunghi capelli neri "Oddio,
devo proprio tagliarli!" Alza gli occhi verso il suo interlocutore in cerca
di un parere... Sono occhi del color del cielo...
Una calda voce maschile irrompe nel silenzio della stanza, un uomo
sulla quarantina sta indossando l'uniforme dell'esercito inglese di fronte
a uno specchio "Mia adorata, hai forse l'intenzione di venir scambiata
per una giovane recluta? I capelli ti donano così... E così
devono rimanere!"
La ragazza sbuffa scherzosamente un "Agli ordini Capitano!" poi afferra
la vestaglia che è ai piedi del letto e nell'infilarla si avvicina
all'uomo:
"Devo dire alla servitù che ci sarai a pranzo?"
"Non penso Greta... La situazione sta precipitando, ogni giorno che
passa Napoleone si fa più pericoloso... Forse questa sera, per cena..."
Lo sguardo di Greta si indurisce, la gaiezza che prima esprimeva scompare
"Cosa vuol dire Reckard Sharpe? Hai intenzione di lasciarmi ancora? Avevi
promesso che mi staresti stato accanto... Ora intendi ripartire per la
guerra?" Il volume della voce le è cresciuto a mano a mano che il
viso dell'uomo si è incupito "Greta... E' il mio compito difendere
la Corona... Non lo capisci?"
"Allora è vero... Hai intenzione di partire... Tu lo sapevi
già da un pezzo... - guarda in tralice il letto poi riporta l'attenzione
sull'uomo che le sta di fronte , il suo sorriso è ora amaro - Non
ti importa nulla di noi..."
"Greta... Sono un ufficiale dell'esercito ... Questo è quanto
ci si aspetta da me... Difendere il mio paese... Sono stanco di fare i
soliti discorsi con te... Sai che ti amo più della mia vita..."
"Ma meno della Corona... Quando partirai?"
"Non lo so ancora precisamente... probabilmente alla fine del mese..."
La ragazza per un attimo sembra ponderare qualcosa, poi un sorriso
sornione le appare sulle labbra "Allora parto con te!"
"Greta lo sai che questo non è possibile... Non sei fatta per
la vita di campo... Sei così... Così fragile e delicata...
E poi sinceramente non ti vorrei in mezzo a palle di cannone,
fuliggine e polvere da sparo... Ti rendi conto di quello che dici? ...
Senti io... Ecco... Io.... Beh.... Lo sai che sono un timido quando si
tratta di dire certe cose.....
"Ah... Sei timido... Ma non mi pare che tu lo sia quando imprechi contro
i tuoi uomini...."
"Greta, ti prego... Non mi rendi certo facile la cosa......
"Vedo che è un grande sforzo per te dire quello che provi......."
"No... Che dici... Voglio solo dire che... Oh, insomma! Adesso basta,
non fare la bambina... Vieni qui... Lo sai che sei la cosa più bella
che mi sia mai capitata... Quando sono sui campi di battaglia sei tu il
mio ultimo pensiero prima di sdraiarmi sull'umida stuoia d'ordinanza...
Fatti abbracciare, mia dolce principessina... Senti, ti prometto una cosa...
Ancora sei mesi e poi tornerò per sempre... Tu devi solo aspettarmi
e scrivermi tutti i giorni... D'accordo?"
La ragazza è indietreggiata di fronte alla proposta fattale
da Sharpe di abbracciarlo, ora gli è abbastanza lontana e con le
mani sui fianchi lo guarda torvamente.
"Sei mesi?!!? ... Sei mesi qui ad aspettarti? Passando ogni giorno
a chiedermi se mai tornerai da me? In perenne preoccupazione? No Reckard,
togliti dalla mente quest'illusione..."
Detto questo la ragazza si volta bruscamente e si avvia verso la porta
della stanza, la apre altrettanto bruscamente per ritrovarsi di fronte
la faccia stupefatta di una domestica nell'atto di bussare ad una porta,
ora aperta...
"Ehm... Volevo avvisare il Capitano che nell'atrio lo sta aspettando
il sergente Harpy... Signora.."
"Invita il sergente ad entrare per consumare la colazione in nostra
compagnia, Camille, noi scenderemo subito... Ah! Dì ad Andrew che
mi porti subito la spada di mio padre... Svelta!"
Richiuso l'uscio Greta lancia al capitano uno sguardo di aperta sfida.
Poi tranquillamente di dirige verso la toilette ed inizia silenziosamente
a spazzolarsi i capelli. Tutto questo sotto lo sguardo di uno Sharpe sempre
più spazientito ed irato. Solo poco attimi dopo il bussare alla
porta interrompe l'atmosfera elettrica che si è creata nella stanza,
la voce di Greta invita il domestico ad entrare e a lasciare l'oggetto
che porta con sé. Appena questi esce dalla camera, la ragazza ,
attentamente osservata da Sharpe, si alza per prendere tra le mani la spada
lasciata da Andrew. La sfodera con destrezza e poi orgogliosa la mostra
al capitano "Tu sai Reckard che io sono in grado di usarla meglio di tanti
tuoi uomini... Tu hai conosciuto mio padre... Sai quanto ci tenesse che
io fossi diversa da tutte quelle smorfiosette capaci solo di mangiare dolcetti,
spettegolare e fare le svenevoli con gli uomini... Tu stesso hai completato
il mio addestramento con la spada... Come puoi pensare che me ne rimanga
qui al sicuro mentre so che tu vai a rischiare la vita? Guardami negli
occhi Capitano... Tu sai che io non sono come le altre... Io sono diversa..."
Un battito ci ciglia e l'immagine della ragazza scompare, di nuovo Francesco
si ritrova sulla sedia all'interno del ristorante. Lucia, stavolta, non
sembra essersi accorta di quanto è accaduto a Francesco: è
intenta a parlare al cellulare.
"Ma... Ma... Lucia... Che mi è successo? Ho avuto nuovamente
una delle mie crisi? Lucia, ma mi ascolti?"
Lucia spegne il telefono: "Si scusa ... Ehm... Era il mio fidanzato...
Sai era preoccupato perché non l'avevo ancora chiamato... Ma cosa
mi dicevi?"
"Mi è sembrato di aver avuto una delle mie solite crisi....
Non so, ho un gran mal di testa..."
"Ecco effettivamente ti ho sentito farfugliare frasi sconclusionate...
Parlavi di una certa Greta... Senti caruccio, chi è sta Greta, mica
me la conti giusta..."
"Greta, ma non saprei, veramente.......chissà...Greta.....Greta.....................GRETAAAA!!!!!
Nasconditi dietro quel carro! Prestooo!!! Non voglio che tu ti trovi
in mezzo alla battaglia quando la cavalleria francese attaccherà...
Che vuoi fare con quella spada? Pensi che possa qualcosa contro i corazzieri
francesi??
Sai cosa vuol dire affrontare un uomo a cavallo, lanciato contro di
te, senza farsi prendere dal tremito e dalla paura?? Ti prego...
Greta... Non posso preoccuparmi anche di te..."
"Francesco! Francesco! Che hai? Che ti prende?...." Lucia sta scuotendo
Francesco, è visibilmente spaventata perché la crisi del
Perhas è stata particolarmente violenta. Subito si avvicina premuroso
un cameriere: "Posso essere d'aiuto signori? Avete bisogno di un ambulanza?
Qui fuori abbiamo la sede della Croce Azzurra..."
"No... No ti prego Lucia... Portami a casa sono solo stanco......"
I due escono dal ristorante, Lucia sorregge Francesco, lo aiuta a salire
in auto e si mette al volante.
"Dai Francesco... Ti porto a casa..."
"No. Senti Lucia... Andiamo al negozio... Devo mostrarti una cosa..."
Lucia si mette al volante e continua a guardare preoccupata Francesco.
"Sei sicuro che non vuoi tornare a casa? Forse una camomilla e un po'
di riposo ti sarebbero di giovamento... Possiamo andare al negozio anche
domani... Che ne dici?"
Francesco sembra irremovibile, nonostante abbia gli occhi chiusi e
l'aria stravolta insiste nel volersi recare alla sua armeria. Il cielo
nel frattempo si è incupito, grossi nuvoloni scuri hanno velocemente
ricoperto il sole, e le prime avvisaglie di un temporale fanno capolino
tramite il sordo tuonare che si ode in lontananza. In breve tempo un acquazzone
violento investe la città mentre la gente inizia a scappare presa
alla sprovvista dalla pioggia.
"Francesco, però tu non mi aiuti proprio! Io la città
non la conosco... Tu stai male... Qui guidano tutti come dei matti... E
io non ci vedo nulla!!!"
Lucia accosta aspettando che spiova un pochino, attende invano per
circa cinque minuti poi vedendo che il tempo non ha intenzione di collaborare
si fa ridare, da un sempre più stanco Francesco, le indicazioni
per raggiungere il negozio. Lentamente la ragazza si incanala nel
flusso del traffico e, dopo aver sbagliato strada per una o due volte riesce
finalmente ad arrivare alla meta.
"Ok, Francè siamo arrivati... Questa è la via... Che
dici, ce l'ho fatta?"
Il Perhas riapre gli occhi per controllare che il posto sia giusto,
poi un debole sorriso gli illumina lo sguardo affaticato: "Brava, parcheggia
pure dove ti pare, tanto la conoscono tutti la mia macchina!" detto questo
apre la portiera e si dirige velocemente verso una saracinesca chiusa.
"Francè piove!!!!!" Niente da fare, Lucia lo guarda sconsolata
inzupparsi mentre cerca di aprire il negozio.
"Lucia, che vuoi che m'importi... Adesso ho altro per la testa, devo
assolutamente mostrarti una cosa... Ho avuto come una folgorazione... Non
so ma me ne stavo lì seduto in balìa di una delle mie solite
crisi e... Appena ho ripreso conoscenza mi sono ricordato di una cosa...
Quel nome... Greta... L'ho avuto sotto gli occhi per anni ma non ho
mai capito cosa significasse... Ora forse so... Forse..."
"Francè, mi spaventi con stè parole... E guarda lì
che faccia, sembri uscito da un film di paura....."
"Lucia... Vieni, entra..."
Qualche attimo dopo i due sono nel negozio, il Perhas accende la luce
e subito uno spettacolo "particolare" si mostra agli occhi di Lucia...
Appesi alle pareti decine di fucili, moderni e antichi... Nelle teche sopra
gli scaffali pistole, mitragliette, coltelli, cartucce... Di tutto un po'.
Lucia è a bocca aperta: "Ma che è questo un arsenale? Che
fai, rifornisci Saddam Hussein?"
"Beh... Ecco Lucì... Guarda che non sono un guerrafondaio...
Tutt'altro... Ma sai è una tradizione di famiglia la nostra... Mio
padre era un commerciante di armi ed io ho ereditato la ditta... Però
ti assicuro, è tutto alla luce del sole... Per lo più si
tratta di forniture all'esercito e alla marina... Che c'è, non ti
aspettavi che portassi avanti un simile business??"
"Beh... Sinceramente non ti ci facevo...."
"Dai, vieni... Scendiamo negli scantinati... Lì si che ti meraviglierai..."
Francesco si avvia verso il retrobottega e Lucia lo segue un po' intimorita...
Tutte quelle armi la spaventano un po' e, sinceramente, hanno leggermente
intaccato la stima che ha per il Perhas...
"Dai pigrona... Muoviti! Che fai lì imbambolata?"
Il Perhas prende una pila e comincia ad aprire una porticina nascosta
dietro un grosso armadio... Occorrono alcuni minuti per aprirla perché
è protetta da 5 chiavistelli e da altrettanti lucchetti...
"Sai ho sempre paura dei malintenzionati e poi sotto ho un vero patrimonio........"
"Francè... Ma che vuoi fare con quella porticina medievale...
Sembra la porta di casa dei sette nani... Pensi che un ladro, con le moderne
tecnologie, non saprebbe aprirla?"
"Ecco, sinceramente non mi fido molto delle moderne tecnologie... Preferisco
sane catene e chiavistelli... Spero almeno che ritardino il loro ingresso
al punto da permettere l'arrivo della polizia... Non so se hai notato ma,
il negozio, è dotato di un sistema di telecamere a circuito chiuso
e da allarmi agli infrarossi collegati con la centrale della Polizia..."
"Ah... E meno male che non ti fidi delle moderne tecnologie... Se ti
fidavi che facevi... Installavi il sistema di sicurezza di Fort Knox?"
I due stanno scendendo le ripide scale di pietra che portano alle cantine...
Sono attimi di silenzio perché il Perhas ha paura di cadere e Lucia
ha paura...... Un po' di tutto! Alla fine arrivano nello scantinato, il
Perhas accende una luce alogena e... Uno spettacolo favoloso!!!
Lucia è a bocca aperta... Francesco le passa una mano davanti
agli occhi ma non ottiene risposta.
"Che hai Lucì... Sorpresa?"
"Sorpresa?... Ma... Ma... E' fantastico!!!! Non ho mai visto niente
di simile, questa è una collezione che farebbe invidia al museo
de l'Armée di Parigi!!!"
Lo scantinato è molto vasto, circa 200 mq... Ed è letteralmente
occupato da armi, armature, divise, bandiere e stendardi di tutte le epoche...
Ma soprattutto del periodo napoleonico... Gli oggetti sono sistemati qua
e là, senza un vero criterio ma il colpo d'occhio è veramente
impressionante.....
"Ma... Come hai fatto a mettere insieme una simile collezione?"
"Beh... Amici, conoscenze influenti, operazioni non sempre lecite...
Intendiamoci non ho rubato niente però ho informatori un po' in
tutto il mondo... Diciamo che non appena viene ritrovata un armatura o
un arma antica, specie del periodo napoleonico, sono tra i primi a saperlo
e... Ho tutto il tempo per fare la mia offerta a chi l'ha scovata... Prima
che intervengano le leggi e le autorità del paese..."
"Mi stupisci... Veramente... Non ti ci facevo proprio, sai?"
"Dai Lucì, vieni che ti faccio da Cicerone.."
Il Perhas accompagna Lucia per lo scantinato, le mostra decine di oggetti
e reliquie di estremo valore... Ad un certo punto Lucia si ferma a contemplare
un'aquila francese... "Vedo che l'istinto ti guida bene... Quell'aquila,
onore di un reggimento di corazzieri francesi, è stata conquistata
dagli inglesi durante una sanguinosa battaglia in terra di Francia... E'
del 1812... Ed è stata ritrovata a Londra, nelle cantine di un vecchio
castello di periferia..."
Lucia tiene in mano la morbida stoffa e sembra assentarsi per un momento......
"Lucia! Lucia! Ci sei? Vieni qui... Devo mostrarti una cosa... La cosa
che ti dicevo... Forse tu saprai... Interpretarla..."
Il Perhas è vicino ad una teca rivestita di morbido velluto
viola... Adagiata sul fondo di essa sta una sciabola stupenda... Hai il
manico lavorato e tempestato di pietre preziose, la lama è lucente
e... Estremamente seducente...
Il Perhas prende in mano la sciabola e con fare solenne dichiara "Questa
è la famosa sciabola del Capitano Sharpe... E questo è l'oggetto
che volevo mostrarti!"
Il Perhas afferra un piccolo fazzoletto di seta bianca, arrotolato
attorno all'elsa per poi rinchiudere la lama nella sua vetrina... E' sporco,
in parte lacero ma... Su di esso è scritto qualcosa... Lucia lo
prende delicatamente tra le mani "Ma... Questo è sangue... Sangue
incrostato..."
"Penso anch'io mia cara... Qualcuno, forse il capitano stesso ha scritto
delle parole su di esso con il sangue....."
Sul fazzoletto Lucia legge queste parole (sono parole scritte in un
inglese antico che il Perhas traduce perché le ha già mostrate
ad un esperto glottologo):
CIO' CHE TI E' PIU' CARO
CELERO'
NEL CUORE
DI CIO' CHE MI E' PIU' CARO
R.
"E' bellissimo! ... Non ho mai visto un tessuto così delicato...
Non so... Ehi! Guarda qui! C'è una piccola iniziale... G... G....."
Lucia, senza accorgersene ha portato il fazzoletto al volto e sta delicatamente
accostando il tessuto serico alla guancia... Sembra quasi in trance....
"Lucia! Lucia!"
Il Perhas la scuote violentemente, ma la ragazza con forza inaspettata
si divincola dalla morsa e si getta sul pavimento... Sembra in preda a
convulsioni, stringe il fazzoletto al petto e comincia a proferire queste
parole: "Reckardt! Reckardt... Vieni qui avvicinati.........." la
voce è agonizzante, simile a quella di un moribondo... Il Perhas
è estremamente spaventato, non sa che fare ma alla fine si inginocchia
accanto a lei... "Reckardt... Promettimi una cosa... Avrei voluto combattere
al tuo fianco... Ho sempre mostrato uno spirito battagliero, ardito e insolito
per una donna... l'ho fatto perché ti amavo e non volevo perderti...
Sapevo che andavi incontro alla morte e volevo esserti vicina... In ogni
momento di questa ignobile guerra... Temevo di non vedere più i
tuoi occhi di ghiaccio... Ghiaccio che sa sciogliersi al tepore del mio
cuore... Adesso sono io che ti lascio... sconfitta sul campo di battaglia...
Ti prego Reckardt... Conserva per me la spada di mio padre... E' ciò
che ho di più caro al mondo......."
Lucia è in preda ad una crisi epilettica, si muove a scatti...
Poi d'un tratto sembra placarsi, ha gli occhi arrossati e pieni di lacrime
e allunga la mano verso il Perhas che le sorregge la testa....
"Che c'è Lucia!!?? Che vuoi dirmi? Stai calma è passata...
Perché vuoi che prenda il fazzoletto?"
Il Perhas afferra il fazzoletto e... All'improvviso una fitta lancinante
alle tempie... Si porta la mano alla testa... Un dolore tremendo sta squarciandogli
il petto... Il Perhas capisce d'istinto che deve lasciare andare il fazzoletto
ma... Non ci riesce! E' come incollato... Contemporaneamente si sente pervaso
da una forza disumana... Deve fare qualcosa... E deve farlo immediatamente...
Affinché il dolore cessi... Ma cosa?? Cosa deve fare??
Passano attimi di tensione, Lucia è appoggiata alla parete,
esausta mentre Francesco, a terra, si contorce per le fitte di dolore...
Ad un tratto si alza in piedi, una furia sconosciuta negli occhi... Si
lancia verso la teca, ne sfonda il vetro con il pugno e afferra la sciabola
del capitano Sharpe...... CIO' CHE TI E' PIU' CARO CELERO' NEL CUORE DI
CIO' CHE MI E' PIU' CARO...
"Ora capisco... Se è questo che il destino desidera... Questo
avrà..."
Francesco brandisce la sciabola con entrambe le mani, la libra nell'aria
portandola dietro la nuca mentre Lucia, che ha ripreso conoscenza, osserva
atterrita, impotente... "Francesco... Che-che stai facendo??"
La sciabola sferza l'aria con una velocità impressionante...
E si abbatte con una violenza inaudita sul pavimento... Schegge di metallo
impazzano nell'aria, Lucia si copre il volto istintivamente... Poi riapre
gli occhi e vede il Perhas in ginocchio, le mani insanguinate stringono
qualcosa......
"Lucia..." - il Perhas sta piangendo come un bambino, le lacrime cadono
sul pavimento miste a sangue - "Lucia... Ho capito... Ho capito... Questa
è tua..."
Le porge una lama splendente, bicolore, sottile ma estremamente lunga...
"Questo era ciò che celava la sciabola del capitano... La sciabola
ora non esiste più, o meglio questi frammenti sono ciò che
ne rimane, ma questa spada, simbolo di un amore eterno, schietto e indissolubile,
vede la luce... Essa è il simbolo della rinascita e tu ne sei la
degna custode... Portala con te Lucia... E fanne degno uso... Qualcuno
ha voluto così....."
Il Perhas raccoglie l'elsa della sciabola del capitano, la libera dai
residui frammenti e vi innesta la sottile spada bicolore, poi la porge
ad una Lucia ora sorridente tra le lacrime.