di Biagio Biagini e Laura Faeri
‘Silenzio. Si inizia’.
‘Ebbene Morgana, cosa ti ha portato qui da me.’
Non c’era nessuno a Camelot che non rabbrividisse sentendo quella voce.
La ragazza esitò per un attimo prima di guardare negli occhi
il mago. Erano occhi di un verde tanto brillante da sembrare fuori posto
in un volto così chiaro e circondato da lunghi capelli neri. Non
avrebbe saputo dire da quale paese venisse, nessuno era in grado di dirlo.
‘Forse le leggende sull’isola nella nebbia non erano tutte fantasie
e storie da comari’ , pensò.
Per alcuni era figlio del demonio, per altri di una strega, ma a lei
non importava.
‘Sono in cerca di sapere.’
Merlino si stupì della bellezza di quella voce, non la ricordava
così affascinante, così musicale. Aspettò qualche
istante prima di rispondere, quanto bastava per lasciarsi cullare da quella
melodia.
‘Sapere o potere ?. No, non rispondere, non importa. Ti stavo aspettando
da giorni, vieni con me.’
La giovane seguì il mago ad una certa distanza. Non voleva essere
vista con lui, già troppe erano le voci che giravano sul suo conto.
Camminarono per circa un’ora di buon passo nel più completo
silenzio addentrandosi nel folto del bosco.
‘Che strano’, pensava, ’Sono stata molte volte in questi luoghi eppure
non ricordo queste rocce e questi alberi.’
‘Morgana, Morgana, ti stupisci per poco. Tra poco vedrai di meglio.’
Arrivarono in breve davanti ad una caverna che Morgana non ricordava
d’aver mai visto nonostante fosse vicina alla zona della foresta sacra
che meglio conosceva.
‘Entra dunque, non avere paura.’
Nessuno avrebbe potuto prepararla allo splendore della grotta di cristallo,
alla luce ed ai riflessi ai colori brillanti e innaturali che sembravano
rimbalzare da una pietra all’altra. Il mago appoggiò la schiena
contro una parete incrociando le braccia. Il suo volto si rifletteva in
ogni sfaccettatura della roccia, in ogni gemma, tanto che quando parlò
sembrò che l’intera grotta parlasse per lui.
‘Ecco Morgana, il cuore del mio regno. Dimmi ora cosa cerchi da me.’
‘Cerco il potere, la conoscenza, la magia. Sono nata con il dono della
visione, sarei per te una perfetta apprendista.’
‘L’arte è la più difficile che si può immaginare
Morgana ed al contempo la più semplice e naturale’ disse iniziando
a camminare in giro per la grotta. ‘Devi conoscerla per non farti dominare,
devi amarla perché sia tua. Nulla deve essere più importante
per te.’ Disse prima di sparire dietro una roccia. Ora sembrava che fossero
solo le sue immagini a parlare e a camminare, non riusciva più a
distinguere il vero incantatore dal riflesso, dal sogno.
‘Vedi quella scala tra le rocce, scende giù fin nel cuore del
Drago, quello è il centro di questo regno. Hai il coraggio di affrontarlo
?’
La giovane non riusciva a vedere gli scalini, si perdevano in una luce
troppo intensa da guardare. La temperatura sembrò alzarsi mentre
dalle profondità della terra stava salendo una leggera nebbia; la
avvolse in un caldo e morbido abbraccio. Chiuse gli occhi assaporando la
nuova sensazione, la carezza dell’alito del Drago sulla pelle. In essa
erano contenute tutte le promesse del mondo, tutto ciò che fin dall’infanzia
aveva sempre cercato. Sapeva di essere ad un soffio dal vero potere. Tremante
d’attesa fece il primo passo.
‘Aspetta Morgana. Ogni cosa ha un prezzo. Quanto sei disposta
a pagare ?’
La voce del mago spezzò l’incanto. Davanti a lei non c’era più
la scala luminosa ma un cristallo azzurro con un cuore brillante e pulsante.
In ogni faccia il riflesso dello stregone. Sentì una mano che si
posava sulla sua spalla. Si voltò.
‘Cosa vuoi ?’ chiese.
‘Te’ fu la risposta.
Gli istanti che seguirono furono i più lunghi della sua vita.
Guardò il mago; non era giovane ma ancora piacente, le spalle larghe,
i capelli lunghi e il volto glabro. Perché rifiutare. Lui la strinse
a se e posò le sue labbra sulle sue.
‘Accetto, ma ad una condizione. Insegnami e avrai quello che vuoi da
me; quando avrò imparato.’
‘Per ora devi accontentarti di questo’ e lo baciò.
Passarono gli anni a Camelot. Molte le battaglie e le guerre combattute.
Cavalieri nacquero e morirono mentre il mondo cambiava. Il re, vecchio
e stanco, sedeva sul suo trono d’oro ed argento in attesa della fine. Una
terra sotto il segno della pace non aveva bisogno di un sovrano battagliero,
e lui lo sapeva. Guardava l’orizzonte e sperava, in cuor suo, di vedere
un giorno arrivare un potente nemico, con cavalli e soldati e arieti e
catapulte, qualcuno contro cui essere di nuovo re.
Sperava in un’ultima battaglia con la sacra spada al fianco e il sole
sulla fronte. Intanto in un bosco, vicino ad un torrente, la regina
cercava conforto tra le braccia dell’amore.
Il tempo era giunto, maestro ed allieva stavano per incontrarsi.
Era un caldo pomeriggio d’estate quando Morgana entrò nella grotta.
Merlino, incantato, la guardava. Era bella più
della luna e delle stelle, circondata dai riflessi multicolori dei
cristalli, con una luce speciale negli occhi; quella luce che solo l’Arte
è in grado di dare.
Il tempo era stato clemente con il mago solo qualche ruga attorno agli
occhi tradiva gli anni che erano passati. Lei gli si avvicinò mentre
Merlino, a disagio, attendeva il momento promesso tanti anni prima.
Era bella mentre con studiata lentezza lasciava scivolare a terra l’abito
azzurro che la cingeva. La pelle chiara ed invitante, le spalle ed il seno
gentilmente nascoste dai lunghi capelli neri. Lasciò che lui la
guardasse a lungo prima di abbracciarlo.
Lentamente iniziò a sciogliere i lacci della lunga veste dello
stregone mentre le labbra si incontravano dapprima con piccoli baci gentili
seguiti da altri fiammeggianti e passionali. Il nero manto intanto scivolava
sempre più, mostrando il petto largo e le braccia ancora muscolose.
Si allontanò da lui per guardarlo meglio mentre lasciava cadere
al suolo il resto della veste.
Gli sguardi si incrociarono, un sorriso comparve sul volto dell’incantatrice
mentre, con lentezza, l’attenzione dei due si spostava su altri particolari.
Il tempo aveva regalato al mago un po’ di pancia, leggendaria era infatti
a corte la sua passione per il cibo.
Improvvisamente le guance di lei si tinsero di un rosa tenue
e poi di un rosso acceso mentre il sorriso cambiava in una risata. A denti
stretti cercava di restare seria ed invitante mentre una lacrima iniziava
a bagnarle una guancia. Bastò però una seconda occhiata
perché esplodesse in una risata potente e sguaiata. Lacrime calde
le solcarono il volto mentre incapace di trattenere le risa guardava il
mago rosso dall’imbarazzo tanto da ricordare la fiamma del Drago. Incapace
di sopportare quello sguardo da cagnolino bastonato corse fuori dalla grotta.
La foresta risuonò dell’argentina melodia della gioia di Morgana
e in molti, cacciatori e boscaioli, ebbero la loro giornata allietata dalla
vista della bella strega che correva nuda nel bosco fatato ridendo come
mai aveva fatto essere umano.
Merlino raccolse la veste e si ritirò nelle profondità
dell’antro stregato sicuro che ormai non esistesse al mondo uomo, pianta
o animale che fosse all’oscuro del suo più nascosto segreto.
Sapeva bene che dame e comari sono più veloci ed efficaci di
qualsiasi messaggero.
Ancora oggi è la, tra i cristalli, incapace di uscire, non incatenato
dalla magia dell’allieva come alcuni dei suoi fedeli hanno detto in giro,
ma per orgoglio e vergogna.
Forse un giorno, quando non risuoneranno più nella magica foresta
le risa e la gioia dell’incantatrice, quando tutti avranno dimenticato
le lacrime della bella regina del bosco, forse quel giorno Merlino tornerà.
PATHOS © 1999
Associazione di Letteratura
Interattiva