IL PREMIO

di Fabio Ruggiero


Dedicato alle Alterazioni di Destino
Destino di Sogno

Il giovane non riusciva a credere a quanto gli stesse accadendo, non solo era riuscito a sopravvivere ad una battaglia che tutti, anche i piu' anziani, erano convinti avrebbe segnato la loro fine, ma aveva addirittura partecipato ad una delle piu' incredibili vittorie della sua gente.
Pur essendo incredibilmente superiori di numero, migliaia di nemici erano infatti stati uccisi, all'esiguo prezzo di solo qualche centinaia di caduti (nessuno dei quali era oltrettutto amico del giovane).
Subito dopo lo scontro, mentre vagava sul campo di battaglia insieme al suo caposquadra, alla ricerca di eventuali feriti dimenticati, era stato poi avvicinato da uno dei comandanti in capo dell'esercito che gli aveva detto di seguirlo per ricevere un incarico direttamente dal comandante supremo.
Il caposquadra li aveva accompagnati scuotendo il capo fino alla tenda che ospitava il loro condottiero, come se fosse rattristato dell'onore che il giovane aveva appena ricevuto, o fosse invidioso di non essere stato lui il prescelto.
Ora il caposquadra aspettava fuori, mentre lui, un giovane come tanti altri aspettava di incontrare colui che li aveva condotti in un'impresa che sarebbe stata ricordata a lungo.
A casa non avrebbero mai creduto ai suoi racconti, la sua famiglia lo avrebbe probabilmente accusato di essersi inventato ogni cosa, forse avrebbero persino detto che si era nascosto prima della battaglia, ma lui era sicuro che, se non fossero bastate le parole dei suoi amici, quest'ultimo incarico avrebbe cambiato ogni cosa.
Lo stesso ufficiale che lo aveva cercato era ora tornato in compagnia di un altro dei comandanti che consigliavano il loro condottiero.
Oh, loro si davano sempre molte arie ed in effetti spesso si erano alternati al comando dell'esercito, ma il giovane sapeva che erano solo figure di secondo piano in confronto al genio che aveva dato loro la vittoria di quel giorno.
Dopo un breve cenno del capo al suo pari, il nuovo arrivato gli si mise davanti e gli parlo':

"- C'e' qualcosa che e' necessario fare, prima che tu riceva il tuo incarico"

Il caposquadra aspettava fuori della grande tenda, non era stato contento di vedere arrivare quell'uomo sul campo di battaglia, non era stato contento dell'effetto che le sue parole avevano avuto sul giovane.
Conosceva la madre del giovane e le aveva promesso che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarlo a casa sano e salvo ed ora lui si dimostrava entusiasta di un incarico sconosciuto che arrivava a battaglia ormai conclusa.
Lo aveva sempre detto lui che "non e' dimostrandosi avventato che un soldato diventa un vecchio soldato", aveva visto troppe cose per offrirsi volontaro, troppe morti.
Non aveva ragioni per dubitare che anche questi uomini fossero diversi da quelli che aveva gia' conosciuto, anche se nell'accampamento si diceva che proprio l'uomo che aveva portato con se il giovane fosse famoso nella sua citta' per saggezza e virtu'.
Quando il giovane usci' dalla tenda il caposquadra si fece avanti per chiedergli quale fosse l'incarico da svolgere e se avesse bisogno di aiuto, ma qualcosa lo fermo' prima che potesse parlare.
Non erano le due figure che erano uscite dalla tenda insieme al giovane (al comandante di poco prima se ne era, infatti, unito un secondo), ma era proprio l'aspetto del giovane a tenerlo distante, egli gli appariva, per cosi' dire, alterato in qualche modo.
Gli occhi del ragazzo avevano perso quella luce di spensieratezza tipica della gioventu' per acquisire una consapevolezza piu' matura, come se quegli occhi avessero visto qualcosa di portentoso.
Ancora una volta accompagnato dall'uomo conosciuto per la sua virtu', il giovane venne portato al limitare dell'accampamento, dove comincio' a liberarsi di tutto il suo equipaggiamento, sotto lo sguardo stupito del caposquadra.
Una voce proveniente dalle spalle del vecchio soldato, probabilmente la voce del secondo comandante, lo riporto' al presente.
"-Vorrei conoscere il nome del ragazzo, mi serve per i miei appunti."
"-Si, lui e' ..." rispose il caposquadra voltandosi ma subito interrompendosi, vedendo che il suo superiore era rientrato nella tenda senza attendere la sua risposta.
"Forse mi mandera' a chiamare piu' tardi", penso' il caposquadra, "forse pensa che mi serva del tempo per scoprire il nome di un soldato fra tanti" e poi, tornando a voltarsi verso il limite dell'accampamento, che il giovane aveva gia' cominciato a lasciarsi alle spalle, allontanandosi correndo su per le colline, aveva detto quasi a se' stesso:
"- Filippide, si chiama Filippide."
 


Riferimenti

Nella "Storia dei greci" di Indro Montanelli, a proposito della battaglia di Maratona, si legge:

Con 20.000 uomini, sommariamente allenati e con scarsa tradizione militare, Milziade doveva affrontarne 200.000 e in condizioni rese particolarmente difficili da un regolamento che gli imponeva di dividere i turni di comando con altri 9 generali.
La grande fortuna di Milziade fu che il giorno della battaglia nella piana di Maratona il turno di comando toccasse ad Aristide, il quale, riconoscendo da uomo onesto le superiori capacita' del suo collega, rinunzio' in suo favore.

Nella mia ricostruzione, Aristide diventa Destino di Ragione e Filippide un'Alterazione di Destino di Sogno (che e' un altro dei generali); Milziade, nonostante in seguito ne abbia fatte piu' di Carlo in Francia, e' ancora un Ignaro.

Ignoro quale fossero i gradi interni nell'esercito greco ai tempi delle guerre persiane e mi sono tenuto volutamente sul generico, sperando di essere stato plausibile.

Ringrazio Digio che, con la sua "La caduta degli dei", mi ha fatto venire voglia di scrivere un pezzo del nostro passato R3.

Fabio Ruggiero


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