L'assedio di Portovenere

voce narrante: Diana Di Giovanni


 

CENNI STORICI ALL'ACQUA DI ROSE FRA REALTA' E FINZIONE

 

La caduta dell'Impero Romano d'Occidente, datata 476 d.C. non era stata poi quell'evento traumatico che tanto si ritiene. Il regno romano barbarico dei barbari Ostrogoti si inserì quasi perfettamente nel preesistente stato romano, assicurandone un effettiva continuità, salvo poi qualche sbandamento sul finale (vedi l'esecuzione di Severino Boezio e la morte in carcere di papa Giovanni I). Quando infatti la classe dirigente ostrogota iniziò una politica anti romana e anticattolica, non fece altro che spianare la strada alla propria fine.

L'Imperatore Romano d'Oriente Giustiniano inviò il generale Belisario alla riconquista dell'Italia, che ebbe alterne vicende, ma si potè dire conclusa nella metà del VI secolo.  

 

Il momento peggiore doveva ancora arrivare. Nel 568 la VERA invasione barbarica avvenne ed Alboino, Re dei Longobardi, varcò le Alpi Giulie. I Longobardi giunsero in Italia con la loro intatta fede ariana e l'odio per i cattolici. Vennero con la loro società tribale, dominata dai duces e divisa in farae (gruppi famigliari dominanti), si impadronirono delle proprietà romane, ridussero i romani in una condizione di semi schiavitù (condizione di Aldi) mantenendo solo per loro il ruolo di uomini totalmente liberi (Arimanni) e precipitarono per davvero l'Italia nel Medio Evo. privi di un governo centrale degno di questo nome, ogni nuovo ducato era soggetto al totale capriccio del dux, anzi dopo la morte di Re Clefi, nel 574, i duces non si curarono più nemmeno di eleggere un Re.

I Bizantini dell'Impero Romano d'Oriente mantenevano dominio su cospicue parti del territorio costiero, ma mancavano della forza necessaria da opporre agli invasori.

Iniziò il periodo più cupo e oscuro della storia Italiana. Immense terre di nessuno e drastiche diminuzioni demografiche ridussero il paese a un luogo selvaggio, terra di rovina e di pericoli, di anarchia e di distruzione. Solo quando si profilò l'esterna minaccia dei Franchi i Longobardi parvero cercare di riorganizzarsi in monarchia.

Fu su questa monarchia, rappresentata da Re Agilulfo, che agì la lungimirante mente di Papa Gregorio I. Dopo lungo lavoro diplomatico il Papa riuscì a convertire al cattolicesimo buona parte della classe dirigente longobarda, fra cui lo stesso Re. Poi, una volta che i Longobardi non vennero più percepiti come nemici, il Papato tentò di usare la minaccia Longobarda contro l'eccessiva ingerenza dell'Impero d'Oriente in materia religiosa e soprattutto contro il suo tremendo fiscalismo, che stava riducendo in bolletta gli stessi domini papali, rimasti nella zona controllata dai bizantini. Questa la situazione all'avvento al trono del Re Longobardo Rotari, ancora tenacemente di religione ariana ma politicamente smaliziato e assai suscettibile, nella prima parte del suo regno, al consiglio di chiunque lo aiutasse a prendere il controllo di tutta Italia, fosse stata anche quella Chiesa che disprezzava.

A quel tempo era papa Teodoro I, per ragioni religiose violentemente contrapposto all'Imperatore d'Oriente Costante II, egli vide nel nuovo Re Longobardo uno strumento per distruggere il dominio bizantino in Italia.

Mandò come suo inviato un benedettino del Monastero di Colle Celio in Roma, Adeodato, investendolo di alte cariche da prelato per l'occasione. Quel benedettino dalla fama da mistico si sussurrava avesse una particolare influenza sul Re Longobardo, che ne riconosceva la grandezza anche in umili vesti. Quel benedettino sarebbe un giorno divenuto papa Adeodato II. Fu in questo periodo, in cui Adeodato gli fungeva anche da scriba, redigendo il nucleo primitivo del corpus di leggi longobarde che un giorno sarebbe passato alla storia col nome di Editto di Rotari, che maturò in Rotari l'intento di conquistare la Liguria bizantina, organizzata in un Esarcato, distruggendo per prima la base della flotta bizantina nel mar Ligure, Portus Veneris, un tempo sede romana di un luogo di culto dedicato alla dea Venere, in seguito trasformato in chiesa cattolica. Di fronte alla cittadella le tre Isole, in una delle quali, Tyrus Major, aveva sede l'Abbazia benedettina più potente della Liguria...

Noi racconteremo la storia della conquista di Portus Veneris da parte di Rotari, immaginando che sotto la Chiesa di Portus Veneris il culto pagano di Venere stesse in realtà proseguendo, sotto il controllo di una Nota di Desiderio, che proteggeva il paese, ci spingeremo a dire che l'azione di Rotari era ispirata dalla Presenza, tramite l'azione del misterioso Abate del monastero di Tyrus Major, un mistico di cui nessuna cronaca del tempo riporta il nome.

 

 

LA STORIA ATTUALE PER IL PATHOS

Horus, Desiderio di Destino si è tolto la vita in Egitto 

in seguito al rimorso per le colpe cui si era macchiato suo malgrado 

durante la sua cattività nel paese di Triora 

(vedi Teofania "Desideri Deviati").

Ma al momento della sua morte il suo animo era tormentato 

e non ha seguito il normale ciclo di rinnovamento nel seno di Desiderio.

Ora Desiderio ha bisogno di tutte le sue Note e richiama all'azione 

l'ultimo dei suoi figli addormentati. 

Ma Horus, nel suo delirio spirituale, ha intessuto inconsciamente una tela di linee temporali, 

nella quale è rimasto invischiato. 

In qualche maniera si è auto imprigionato in una sua vita passata, 

spenta da ignota mano assassina, la vita dell'Ultima Sacerdotessa del Tempio di Venere

 durante l'assedio di Rotari.

Ora che Desiderio ribadisce con urgenza il suo richiamo, 

la mente di Horus fatica a ridestarsi senza punire il suo assassino di secoli prima. 

Come tale, in occasione dell'approssimarsi dell'anniversario della caduta di Portus Veneris, 

la sua mente padrona del tempo fluttua nel teatro della sua morte: 

Portovenere.
Questo causa gravi problemi alla popolazione del luogo, che subisce, 

quali misteriose visioni, i lancinanti ricordi della Nota addormentata. 

Un gruppo di Empathici, allarmati dai reports di visioni si reca sul posto per investigare. 

Così fanno anche un piccolo gruppo di bazure (streghe liguri del ponente)

 e un piccolo gruppo della Chiesa del Terzo Termine della Trinità.


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Dott. Angelo Loprieno

Specialista in neuropsichiatria

Viale Italia, 175 – La Spezia

 

Esimi colleghi,

nella speranza che possa aiutare a chiarire i numerosi casi di allucinazioni collettive avvenute nel Comune di Portovenere nell'ultimo periodo, vi invio un estratto della cartella clinica di una mia paziente (N. 216) in quanto l'ultima seduta contiene riferimenti simili agli altri casi riscontrati nella zona di residenza del soggetto in esame.

 

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Martedì 6 giugno 2000 – ore 16.00

La paziente si presenta oggi alla seduta evidenziando un'eccitazione fuori dalla norma e alle mie domande risponde con un fantasioso resoconto dell'ultima settimana. È qui trascritto in prima persona il contenuto della registrazione della seduta della paziente (rif. 216-06-06-2000)

 

Buongiorno Dottore, sono felice di vederla anche se non ho più trovato le persone che mi avevano promesso di accompagnarmi da lei per spiegarle che non sono affatto pazza... Si, lo so... "disturbata"... Ma non è importante questo sa? È quello che è successo che è importante!

Credo abbia letto i quotidiani e quindi sappia bene che nell'ultimo periodo a Portovenere sono capitate cose terribili.

Io ho visto tutto... Ho visto i barbari, l'esercito di Rotari, assediare il paese ed entrarvi dopo la morte della Sacerdotessa per metterlo a ferro e fuoco...

Sono passati per le vie, nelle loro armature, con le spade grondanti sangue, uccidendo, seviziando, stuprando... Nessuno poteva resistere, nessuno era al sicuro neanche nella propria casa: il sangue scorreva a rivoli fra le pietre del piazzale davanti S. Pietro...

È successo per alcune notti, le persone anche durante il giorno si avventuravano fra le case sfiorando i muri, impaurite, senza il coraggio di guardarsi negli occhi l'un l'altra, scivolando velocemente per svolgere le loro faccende e poi richiudersi al più presto fra le mura familiari anche se sapevano bene che non potevano tenere fuori l'orrore che avanzava con il buio.

 

Una sera... aspetti era il 31, mercoledì, una bella signorina alta, bionda e con gli occhi azzurri, mi si è avvicinata mentre passeggiavo nel piazzale. Bè, era inutile restare in casa nella speranza di essere al sicuro e così, anche se avevo paura, ogni notte giravo per il paese, scivolando fra le ombre, guardando le atrocità che venivano commesse...

Come stavo dicendo, quella signorina mi si avvicinò e disse di chiamarsi Emanuelle, restammo un po' a parlare e ricordo che mi chiese soprattutto di quanto aveva sentito dire accadesse durante la notte, poi andò a dormire. Era stata gentile con me quindi, pensando avesse preso una stanza, le dissi di andarsene, di non dormire in paese, ma non mi diede ascolto, scoprendo così che quanto accadeva era molto più reale di un racconto...

 

Infatti la sera del 3, mentre ero a passeggiare come sempre nel piazzale, la vidi spuntare dalla scalinata del molo, non era sola, molte persone la seguivano... Venne direttamente verso di me, dicendomi che quella volta aveva scoperto che invece di passare la notte in paese avrebbe fatto bene a seguire il mio consiglio. Però era tornata con i suoi amici e mi assicurò che avrebbero trovato il modo di porre fine a quelle visioni terribili. Io non le credetti: come potevano lei e i suoi amici obbligare dei fantasmi, delle ombre a non rivivere quegli eventi? Ma sbagliavo sa? Ci sono riusciti: da quella notte le ombre non recitano più fra le vie e nel piazzale di S. Pietro... E io li ho aiutati! Sì, io, la pazza ero con loro e ho visto e vissuto anche questo...

Ma ora le racconto tutto quello che avvenne quella notte e dal principio...

 

Cominciarono a farmi un mucchio di domande su quello che succedeva, su quello che avevo visto, erano tutti gentili, soprattutto un signore di mezz'età, con i capelli brizzolati e gli occhiali, sentii dopo che i loro amici lo chiamavano Fabio oppure Pan... Fu lui a promettermi che sarebbe venuto qui, da lei, per spiegarle che non ero io ad inventarmi le cose che vedevo. Spero ancora che torni per farlo, così anche lei dovrà credermi e smetterà di darmi quelle medicine che mi fanno sentire la testa piena di cotone. È inutile che mi guardi con quell'espressione, è vero, so bene anch'io chi sia Pan e quel signore non ne aveva davvero l'aspetto sa? Ma quella notte vidi e sentii molte cose strane e quella non sarebbe certo stata la più strana...

 

Le visioni cominciarono verso le 21.00, come sempre la prima avvenne nella loggia della chiesa che assumeva un aspetto differente sembrando l'interno di una piccola chiesa cristiana. Il corpo senza vita di una bellissima donna bionda giaceva in una pozza di sangue, vicino a lei il calice sporco di sangue che l'aveva uccisa e lì intorno, come sempre avveniva, otto figure...

 

C'erano tutti: Rotari, Re guerriero, a torso nudo, con la corona in capo e la spada al fianco; il suo aiutante il giovane Duca Liutprando dalla lunga chioma, anch'egli armato e Adeodato, con i paramenti e l'aria umile ma sicura di chi serve con fede; il monaco suo segretario, un mistico che vestiva i panni dell'ordine benedettino e conosceva più segreti dei suoi alleati; l'esarca bizantino Teodoro tranquillo burocrate di un impero decadente; sua figlia Fedra, bella fanciulla dalla lunga treccia rossa; il sacerdote Giorgio, l'indeciso che serviva due fedi e Domiziano, elegante ammiraglio della flotta bizantina di stanza a Portovenere o Portus Veneris come dicevano loro...

Restavano lì, quasi a piangere la sacerdotessa con il lungo abito bianco macchiato di sangue... Ma io sapevo che uno di loro era il colpevole... Solo non sapevo chi fosse... Avevo capito già da molte notti che l'anima della Sacerdotessa cercava la pace, che era lei, ad obbligare tutti gli altri a rivivere i fatti che avevano portato alla sua morte, quella sera compresi perché...

 

Forse fu a causa della presenza di tutte quelle persone insieme a me che, anziché restare solo a guardarli, ebbi il coraggio di chiedere loro chi avesse osato usare un oggetto sacro per donare la morte e non può immaginare la mia sorpresa quando le udii rispondermi...

Oh, non dissero certo nulla di risolutivo, solo frasi come: "Dio l'ha voluto" o "La Morte fa parte del ciclo della vita" o cose del genere, però evidentemente sentivano le mie parole anche se mostravano espressioni impassibili...

Dopo pochi minuti le Ombre cominciarono come sempre a dileguarsi.

 

Gli amici di Emanuelle vedevano e udivano anche loro le figure e continuarono a farmi domande, volevano sapere...

Io sapevo solo che le ombre avrebbe ripetuto il loro macabro copione affinché fosse resa giustizia... La Sacerdotessa voleva fosse identificato il suo assassino, l'accusa l'avrebbe sollevata dall'angoscia ridandole pace.

 

Portovenere iniziava ormai ad essere inondato dalla luce rossastra del tramonto, diversi turisti, ancora totalmente ignari degli orrori che sarebbero giunti con la notte, passeggiavano lungo le scalinate e i terrazzamenti davanti alla chiesa di S. Pietro mischiandosi agli amici di Emanuelle.

Le ombre tornarono, divise in tre gruppi e in luoghi diversi che, come era avvenuto prima alla loggia, al loro apparire parevano mutare aspetto come a beneficio dei turisti per chissà quale sofisticato trucco scenografico che loro ammiravano affascinati pensando si trattasse di uno dei tanti spettacoli estivi organizzati dal Comune...

 

Nel piazzale, verso il molo, cominciò a risuonare il rumore delle armi. Il numero dei fuochi dell'accampamento longobardo lasciava indovinare quanto fosse vasto...

Rotari, con Liutprando, era a colloquio con Adeodato e mostrava di ascoltare molto i consigli del suo alleato. L'Abate restava in silenzio in un angolo ma ogni volta che il Prelato influenzava il Re, annuiva soddisfatto. Rotari lanciò improperi contro la bravura dell'Ammiraglio Bizantino e il giovane Duca gli riferì allora quanto forti fossero le difese sataniche del luogo. Fu Adeodato a rivelare che era Leonora la fonte della Magia anti-longobarda. Il Re affermò che in tal caso doveva essere uccisa al più presto. Poi, quando Rotari e Adeodato parlarono di una sorta di trattato d'alleanza in vista della battaglia, il Monaco disse: - Così sia.- porgendo ai due una pergamena...

 

Nel frattempo nella chiesa Padre Giorgio ascoltava con sottomissione le parole di Leonora. La sua bellezza era evidentissima: alta e snella nell'abito candido, i lunghi capelli biondi trattenuti da un nastro rosso che lasciava pendere una gemma sulla sua fronte ed era altrettanto chiaro con quali arti la Sacerdotessa avesse fatto suo Padre Giorgio. I due infatti parevano essere in grande intimità. Dai loro discorsi capimmo che a quei tempi la chiesa, che prima era un Tempio a Venere, era in realtà ancora pagano e a lei sacro. Leonora spiegava che le difese mistiche da lei approntate avrebbero difeso Portovenere dai Longobardi: - Finché avrò vita Rotari non profanerà questo tempio.-  Poi, vedendo la titubanza del prete: - Ora basta, è inutile discutere, non di sole parole è fatta la notte.-  e avvicinatasi alla fiamma dell'unica lanterna che illuminava l'ambiente fece per spegnerla con un soffio...

 

Anche la piccola zona davanti l'entrata di S. Pietro sembrò trasformarsi e apparì come l'interno di una vasta sala con le insegne del potere di Bisanzio. L'Esarca e l'Ammiraglio stavano discutendo la difesa del paese quando entrò Fedra, ella era visibilmente preoccupata per le sorti del paese e si chiedeva se non fosse il caso di negoziare la pace. L'Ammiraglio sdegnato rispose che era impensabile la pace con i Barbari e che essi meritavano la morte. L'Esarca, reso più comprensivo dall'amore per la figlia, cercava invece di spiegarle perché ciò non fosse possibile ma fu interrotto dall'Ammiraglio che scrollando il capo profferì secco: - Non con i trattati, ma con il sangue scriveremo la storia.-

 

Tutte e tre le scene si erano interrotte come ogni sera, con le ombre che tardavano a svanire contrariamente a quanto avveniva invece nella prima apparizione... Appena fossero completamente scomparse sarebbero iniziate quelle della strage... Il sangue sarebbe scorso ancora fra le pietre del mio paese, le grida e i lamenti sarebbero nuovamente risuonati fra le sue mura...

 

Cercai di spiegarlo a tutti loro, ma sembravano essere concentrati su qualche altra cosa... In effetti prima erano comparsi tre uomini e una donna e uno di loro indossava uno strano pendente, sentii i loro discorsi e capii che appartenevano alla TTT, una chiesa di non so dove, io non l'avevo mai sentita nominare... Quasi contemporaneamente una donna sola, dai lunghi capelli neri cominciò ad aggirarsi fra i gruppi e presto una sola frase serpeggiò: - C'è anche una delle Streghe di Triora...-

 

Cominciarono a muoversi e parlare in modo scoordinato per non farsi udire da costoro, ma erano tutti incerti...

Le Ombre continuavano a restare immobili nel crepuscolo, intangibili a chiunque... Ero incuriosita da questa cosa: le sere precedenti avevo già notato che io riuscivo a toccarli, quindi non capivo perché loro non ci riuscissero... Aspettai un attimo di calma mentre loro discutevano e riprovai a toccarle... Nulla era cambiato, per me continuavano a restare concrete anche se sapevo bene che, col passare del tempo, sarebbero divenute sempre più inconsistenti... Fu allora che una Necessità incomprensibile sorse prepotente in me... Sentivo che dovevo continuare a toccarli, a girargli intorno, a passare sotto le loro braccia tese e scostare i loro mantelli...

 

Continuavo così, come una falena attirata dalla fiamma, a giocare con le Ombre... Alcuni amici di Emanuelle, non ne sono certa ma mi sembra che qualcuno li abbia chiamati Empathici, vennero ad osservarmi, facendomi anche delle domande cui io rispondevo come potevo...

La Necessità divenne sempre più impellente... La signora di Triora, che si chiamava Matteuccia, restò a lungo ad osservarmi prima di chiedermi: - Ma tu riesci a toccarli?- e, appena sentita la risposta affermativa che le diedi, domandò anche se avessi idea di cosa potesse contenere la pergamena che l'Abate porgeva a Rotari, le risposi che io non lo sapevo ma se lei voleva leggerla...

Mi guardò perplessa un attimo, poi mi fece cenno di si col capo, sfilai la pergamena dalle mani delle Ombre e gliela diedi... Lasciandola un po' di stucco, poi la lesse: "In nome di Dio, io, Rotari, uomo eccellentissimo e diciassettesimo re dei Longobardi, piacendo a Dio, nell'anno ottavo del mio regno e nel trentottesimo anno di età, correndo l'indizione seconda e felicemente l'anno settantaseiesimo dalla discesa dei Longobardi in Italia, da quando vi furonno condotti per volontà divina da Alboino re, che allora li guidava, insieme con tutti i giudici di Austrasia e di Neustria e insieme agli altri vassalli longobardi, dichiaro che l'accordo mi parve e mi piacque come giusto e santo, in virtù del timore e dell'amore di Dio.

Dato a Pavia nel palazzo reale."

 

Ascoltandola leggere tutti si resero improvvisamente conto che io potevo interagire con le Ombre... Mi portarono al Tempio di Venere e Pan mi chiese di prendergli la lanterna, mi sentii felice e l'afferrai ma scottava, così, con un soffio la spensi e gliela porsi. Mi chiesero di avvicinarmi all'Ammiraglio e di prendere anche la spada sguainata che impugnava, ma mi ferii le mani con la lama e il sangue iniziò a scorrere sulle pietre, ero terrorizzata... Non ci crederà dottore, ma una signora minuta, con i capelli mossi che gli altri chiamavano Demetra, oppure Nella, mi si avvicinò e, mormorando poche parole mentre teneva le mie mani fra le sue, mi guarì completamente! Lo so, anche io rimasi un poco allibita anche perché il sollievo provato quando avevo preso la pergamena e avevo spento la lanterna non giungeva... Anzi quella strana ansia era diventata più forte...

 

Gli ci volle un po' per convincermi nuovamente a cercare di prendere la spada, avevo paura di ferirmi nuovamente, capisce, ma era tanta la Necessità di accontentarli che provai una seconda volta con lo stesso risultato... Quella volta però, appena Demetra si avvicinò, sentii che dovevo sfuggirla, molte mani si protesero per fermarmi ma non so come riuscii a liberarmene finché, mentre il mio sangue gocciolava a terra, un ragazzo di nome Carlo, con gli occhi chiari, uno strano codino e i baffetti, tenendo la pergamena ripeté le ultime parole dell'ammiraglio: "Non con i trattati, ma con il sangue scriveremo la storia." Mi fermai e lo lasciai avvicinare e lui intingendo il dito nel mio sangue fece un fregio in calce al trattato...

 

In quel momento tutte le Ombre svanirono e si sentì un'esclamazione sorpresa perché appena era stata firmata, la pergamena aveva iniziato a trasformarsi... Il testo era diventato incompleto e recitava:

 

"Magnificentissimo ..

Così come ... la mano sulla città di Portus Veneris; ... ogni notte ringrazio Nostro Signore per ... servo ... alle oscure vicende di cui è stato ... .

La tenebra ... luogo del nefando ... .

... in un boschetto ... perversa figlia ... tra le pietre ed ... alle spalle ... coloro ... davanti.
... il Demonio ... vegliasse ... .

... Distruttore, ... Signore dei ... diavoli ... terribili. Ad ogni nome uno ... veniva poss... offrendo... Maligno ... di abbattere i suoi nemici ... come serpenti ... gli altri la circondavano ... blasfemi cercando ... accoppiarsi ..."

 

Erano tutti intorno alla pergamena quando mi accorsi che le Ombre stavano ricomparendo al Tempio di Venere... E le assicuro dottore, in nessun'altra delle notti precedenti era accaduto... Io quella scena non l'avevo mai vista... Fui io ad attirare l'attenzione di tutti, altrimenti l'avrebbero persa...

 

La rossa Fedra accompagnava Leonora sul tetto del Tempio di Venere, come fosse una sua adorante seguace, poi ad un cenno della Sacerdotessa si allontanò, lasciandola sola ad inginocchiarsi e stringere fra le dita la gemma che portava in fronte per pregare Colei che chiamava Madre usando nell'invocazione a volte il nome Venere e altre Desiderio.

 

Mi parve che questi nomi provocassero un certo scompiglio fra quei signori: era come se avessero iniziato a capire qualcosa di quanto era avvenuto allora... Da quel momento però cominciarono a parlare tra loro discutendo di cose strane... Eh dottore, glielo dissi anche che forse erano loro che sarebbero dovuti venire qui a parlare un po' con lei al mio posto, cominciavo proprio a pensare ne avessero più bisogno di me sa?

 

Gli scogli affioranti sotto l'ex casermetta dei carabinieri cominciarono ad assumere l'aspetto dell'interno dell'antica Abbazia dell'isola del Tino, Tyrus Major come si diceva ai tempi di Rotari. Adeodato ascoltava le visioni apocalittiche del Monaco, trattandolo da saggio e veggente profeta, ispirato dallo Spirito Santo. Il Monaco gli rivelò il suo futuro destino da Papa, purché avesse saputo distruggere il male che si annidava in Liguria.

 

Fu un certo Paolo Campbell che si rese conto che la pergamena aveva continuato a mutare cercando di completarsi ma molte parole erano mancanti, mantenendo il testo ancora piuttosto oscuro...

 

Le Ombre continuavano la loro rappresentazione mentre ormai il buio rendeva difficile muoversi nel piazzale. Si erano però portati delle torce elettriche così continuavano a rincorrere le apparizioni discutendo fra loro.

Era strano: quella sera le nuove visioni stavano ritardando l'olocausto finale. Alcuni turisti vagavano ancora seguendo quegli strani individui che nonostante fossero ancora confusi erano fermamente convinti di poter risolvere il mistero...

Io mi limitavo a sperarlo...

 

L'Ammiraglio apparve strattonando il Parroco al Tempio, riferendogli di Visioni demoniache circa misteriosi difensori attorno alla chiesa, minacciandolo e accusandolo di trafficare con Leonora, Serva del Demonio. Padre Giorgio continuava a negare inutilmente finché l'Ammiraglio si allontanò, affermando che, confidando in Dio, avrebbe provveduto lui a salvare Portovenere dai Longobardi. Lasciato solo il Parroco confessò il proprio strazio nel cercare d'essere fedele a Dio e a Leonora allo stesso tempo.

 

I muretti di separazione dei vari piani e scale del piazzale si trasformarono apparendo come antiche mura...  L'Esarca era sopra, Rotari sotto. Sembrò dovessero parlamentare ma in effetti non si ascoltavano neanche: il Teodoro dichiarava che l'Impero non riconosceva il potere di Rotari, il secondo che l'Impero non poteva vantare diritti sull'Occidente. Se voleva essere un tentativo di mantenere la pace, fallì miseramente...

 

Non furono però gli unici a darsi appuntamento nonostante le mura, l'assedio e gli opposti schieramenti... Il Duca e la Dama si incontrarono baciandosi appassionatamente, giurandosi amore oltre le divisioni della guerra. Fedra chiedeva a Liutprando di fuggire assieme, mentre lui, impavido, affermava che avrebbe conquistato Portovenere. Quando si separarono, lei maledì  guerra e divisioni, scagliandosi contro le superstizioni, rovina dei popoli. Formulò un pensiero ad alta voce: - Se Leonora morisse... le difese cadrebbero, e lui non rischierebbe più la vita...- poi parve ravvedersi scuotendo il capo.

 

Dottore, lei non immagina nemmeno quanto rimasi stupita rendendomi conto che alcuni turisti avevano continuato a mischiarsi per tutto il tempo a quegli strani indagatori. All'inizio, convinti si trattasse di uno spettacolo si erano limitati ad assistere facendo domande sulla compagnia recitante. Poi, invece, avevano iniziato a porre domande in giro, osservando e cercando di capire anche loro chi potesse essere stato ad uccidere la bella Leonora. L'ora era però ormai avanzata e un po' per volta si ritirarono nei propri alloggi, lasciando inconsapevolmente a Empathici, TTT e Strega di Triora il compito di vegliare sui loro sogni...

 

Questi però non avevano ancora superato le divisioni per collaborare, anche se, in effetti, la Signora che mi aveva chiesto la pergamena era riuscita ad essere accettata consegnandola agli Empathici.

 

Le Ombre ricomparvero nuovamente divise in tre gruppi: i tre bizantini e Leonora al Palazzo dell'Esarca apparso come prima davanti l'entrata di S. Pietro; l'Abate all'Abbazia del Tino con Padre Giorgio e i due Longobardi con Adeodato all'accampamento degli assedianti.

Erano immobili, congelate come al termine della prima volta in cui erano presenti diversi gruppi contemporaneamente. Non si muovevano, le scene non si svolgevano. Tutto pareva in attesa di qualcosa...

 

Restammo per un po' in silenzio attendendo che le Ombre portassero avanti la loro recita ma non accadde nulla. Intorno a me si muovevano gruppetti di persone che cominciavano a supporre che forse qualcosa doveva essere fatto affinché l'azione riprendesse...

A qualcuno, non ricordo chi sia stato, venne in mente di controllare la pergamena ancora una volta: era ormai completa sebbene mancasse della fine:

 

"Magnificentissimo Abate,
Così come Sua santità aveva previsto il maligno ha steso la sua mano sulla città di Portus Veneris; non posso che ringraziare Nostro Signore per avermi concesso di sopravvivere alle oscure vicende di cui sono stato testimone.
Nascosto in un boschetto vidi la perversa figlia del demonio camminare tra le pietre ed i rovi fino ad avere la luna alle spalle e coloro che la seguivano davanti. Chiamò il Demonio dai tanti nomi, Distruttore, Signore dei Sogni e molti altri ancora. E ad ogni nome uno dei seguaci veniva posseduto ed avanzava verso di lei offrendone la protezione e le oscure arti per poi avvicinarsi contorcendosi come serpenti mentre gli altri la circondavano ripetendo i nomi blasfemi cercando qualcuno con cui accoppiarsi...."

 

Per parecchio tempo si riunirono a piccoli gruppi per discutere, fare ipotesi, confrontarsi. I gruppetti si formavano e si scioglievano di continuo...

Io iniziavo ad essere molto stanca, eppure la speranza che davvero riuscissero a portare a termine ciò che avevano iniziato mi diede la forza di restare lì con loro. Anche loro lo erano del resto: vedevo i loro visi, le espressioni tese e ancora confuse, udivo i "se" e i "ma" che infarcivano ogni loro frase.

 

Poi mi chiesero di provare a vedere se esistesse nelle scene qualcosa da prendere come era avvenuto in precedenza. Vagai fra i tre assembramenti, cercando fra i loro abiti, ma non trovai nulla. Solo, dentro di me, l'ormai familiare senso di Necessità che mi metteva ansia e fretta cresceva sempre più.

Le Ombre stavano iniziando a svanire. Mi resi conto che presto non avrei più potuto toccarle. L'energia che permetteva loro di manifestarsi si stava consumando rapidamente: qualcosa stava andando storto... Lo dissi e compresero che stavano per perdere l'occasione di risolvere quell'antico giallo.

 

Fu Pan, insieme a Demetra, che decise di ripetere il rituale descritto nella pergamena. Organizzò i suoi amici e chiese a Matteuccia di officiarlo... Assegnò ad ognuno un posto preciso: la Strega con le spalle alla luna, tutti loro di fronte a lei, mise anche me davanti ma a fianco delle ombre, una mano sulla spalla della Sacerdotessa, nell'altra la lanterna accesa...

 

Li udii insegnare a Matteuccia i nomi del "Demone dai Molti Nomi", li contai, erano sette: Distruzione, Desiderio, Destino, Psiche, Enigma, Discordia e Sogno. Ad ogni invocazione rispondevano ripetendola tutti in coro, poi Pan e Demetra si accoppiarono, in mezzo ai celebranti, per completare quanto riportato nell'antica descrizione.

 

Rimanemmo in attesa ma sembrò che nulla fosse cambiato...

Forse era ormai troppo tardi oppure era stato commesso qualche errore...

Un chiacchiericcio deluso iniziò a serpeggiare ma fu subito interrotto appena le Ombre ricominciarono lentamente a muoversi e parlare...

 

L'Ammiraglio e Leonora si stavano fronteggiando: lui la chiamò Strega, lei lo insultò dandogli del fanatico. Fedra restava spaventatissima nascosta dietro a Leonora, mentre l'Ammiraglio minacciava di uccidere la Sacerdotessa.
L'Esarca intervenne d'autorità: non si poteva rinunciare all'aiuto di nessuno. Le beghe interne non dovevano impedire di portare a termine il dovere nei confronti dell'Imperatore: difendere Portovenere.


Era apparsa nuovamente l'Abbazia sull'isola del Tino, il Parroco tremava di fronte alla voce ispirata e alla potenza della fede del Monaco, che gli ricordava i suoi doveri verso la Chiesa. Quando il Monaco mostrò di sapere tutto, Padre Giorgio, preso dalla colpa chiese l'assoluzione e rinnovò il voto d'obbedienza, quindi, tremando, affermò che avrebbe ucciso la Strega.


Nell'accampamento il Duca riferiva a Rotari che avrebbe preteso la scelta di una schiava bizantina al momento della conquista quando Adeodato lo interruppe chiedendo se, grazie a questa donna bizantina, avrebbe potuto fare entrare in città una persona per studiare la situazione. Il Duca acconsentì solo quando obbligato da Rotari. Il Re chiese anche la testa di Leonora, promettendo che chiunque gli avesse portato prova evidente d'averla uccisa, avrebbe ricevuto in dono Luni come Ducato. Il Duca sorrise tranquillo: - Considerate la femmina già cadavere.-

 

Il nome di qualche possibile colpevole cominciava a essere sussurrato nel piazzale ma nessuno era ancora certo di nulla perché le scene non erano ancora terminate...

 

Il luogo che aveva accolto le effusioni dei due innamorati ospitava il Monaco e la Sacerdotessa che si osservavano attraverso la grata nelle mura. L'incontro fu solo uno scambio di minacce e invettive fra un cosciente membro della Chiesa Cattolica e una Nota Empathica.

 

Eh si dottore, un po' per volta lo avevo capito: quei tizi venuti a Portovenere fanno tutti parte di una setta che adora le divinità che avevano nominato durante il rituale, pensi quanto è antica! Però è commovente che nonostante sia passato così tanto tempo si siano mobilitati così numerosi per rendere giustizia ad uno di loro ucciso a tradimento, non crede anche lei?

Oh, scusi, ha ragione... Continuo subito... D'altronde le ultime scene si susseguirono separate solo da brevi pause, come se quelle anime volessero raggiungere in fretta il termine della storia...

 

Al Tempio c'era il Parroco che stava adempiendo le sue funzioni quando, improvvisamente, entrò Adeodato. Il parroco rimase visibilmente intimidito dal Cardinale e dalla sua presenza, e gli chiese come avesse fatto ad entrare in città. Gli rispose evasivamente lanciandosi invece in un'invettiva contro i peccati commessi da Padre Giorgio concludendo poi con decisione: - Quella donna è un problema, e io sono venuto per eliminare ogni tuo problema...-

 

Il Duca, penetrato nel Palazzo del Padre di Fedra, amoreggiava con lei, scambiando dolci frasi d'amore. L'Esarca, entrato a sorpresa si sconvolse a quella vista ma rimase nascosto ad ascoltare la figlia che chiedeva al Duca cosa fosse venuto a fare quel prete che aveva aiutato ad entrare in città. Egli affermò di non saperlo, poi, allontanandosi: - Devo andare ora.- Ed esibendo un sorriso satanico concluse, - Ho un compito a cui adempiere prima di lasciare la città.-

Teodoro attese che il Duca si allontanasse quindi, appena la figlia cedette al sonno, le si avvicinò lamentandosi per la propria amara sorte: - Condannare lei o la città. Se Leonora lo scoprisse, la vita di Fedra sarebbe in pericolo, a meno che...- Anche lui pensò di ucciderla ne sono certa perché lo vidi bloccarsi, posare la mano sul pugnale e uscire dalla stanza.

 

Povera Sacerdotessa, colpita a morte con un calice, con un oggetto sacro in quella che appariva come una chiesa cattolica... Chi aveva potuto usare proprio quello come arma? Eppure ella giaceva morta sul pavimento del Tempio.

In quell'apparizione non c'era altro... Solo il suo cadavere, saccheggiato, abbandonato nel proprio sangue e l'arma che l'aveva uccisa. Tutti si affannavano a ragionare su ogni particolare e io provai rabbia, disperazione, dolore... Glielo dissi, cercai di spiegare loro quante disgrazie provocò quella sola morte: nelle ultime notti avevo avuto modo di osservarne ogni particolare, ogni uccisione, ogni violenza, ogni goccia di sangue versata, ogni fanciullo massacrato, ogni donna e fanciulla violata, ogni grido levato... Mi pareva di avere davanti quelle scene che loro non avevano mai visto e che, se fossero riusciti a dare pace a quell'anima, nessuno avrebbe più visto...

 

Ma Rotari nell'accampamento con Adeodato, Liutprando e l'Abate, si compiaceva della vittoria imminente, si percepiva chiaramente l'aria di una festosa aspettativa mentre chiese: - E ora posso sapere a chi di voi devo dare la ricompensa?-

 

Riapparirono nel Tempio, attorno al cadavere della sacerdotessa, l'Esarca, l'Ammiraglio, la Dama e il Parroco. Ognuno piegato da un proprio dolore, persino Domiziano, l'Ammiraglio, borbottava qualcosa sul fatto che quella non era morte da donna. Teodoro chiese amaramente: - Ora che è giunta l'ora della nostra morte, sarà lecito chiedersi chi di noi sia il Traditore?-

In lontananza si sentirono i Longobardi entrare in città...

 

Tutto si era ripetuto interamente quella sera, eppure i guerrieri non apparvero con le spade insanguinate sul piazzale e per le vie a rinnovare l'orrore che il mio paese aveva rivissuto in quegli ultimi giorni... Qualcosa era cambiato...

 

Gli otto si erano raccolti nuovamente attorno al cadavere, nel Tempio, come in attesa di giudizio. Compresi che era quello che stavano aspettando e invitai gli Empathici a scegliere un Portavoce affinché solo lui indicasse il Colpevole.

 

Erano tutti lì intorno, con le loro torce elettriche, intenti ad osservare ogni particolare. Non sapevano ancora quale, fra i tanti che ne avevano avuto motivo, avesse inferto il colpo. Tra tutti, un po' alla volta, riuscirono a limitare la rosa dei sospettati.

Un uomo d'arme avrebbe usato la propria spada o un pugnale...

Un sacerdote difficilmente avrebbe usato il calice per lui sacro...

Restava solo Fedra... Mancava però la prova...

Demetra aveva notato che il cadavere di Leonora non indossava più la gemma e si mise a cercarla e quando la torcia di Pan, che era al suo fianco, illuminò la gemma all'orecchio di Fedra, la sua voce l'accusò con decisione.

 

Essa si ritrasse, cercando di discolparsi. Allora l'accusai anch'io, ribadendo il giudizio.

L'Ombra della Dama arretrò ancora, continuando a negare, inutilmente...

Iniziò a consumarsi, urlando in preda ad un dolore inimmaginabile...

Le altre Ombre svanirono lentamente, mentre quella della Sacerdotessa si alzò affermando la propria libertà di ritornare nel ciclo della vita poi si avvicinò a quel giovane, quello che aveva usato il mio sangue per segnare la pergamena, e lo baciò sulla fronte prima di svanire...

 

Non sono certa, ma in quel preciso istante ebbi l'impressione di sentire due voci lontane che lo chiamavano Horus...

 


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