QUANDO SI PIALLA SI FANNO I TRUCIOLI
di Marco Oreste Mario Migliorini
Ci si avvicina al succo nel bicchierino N. 6.
"Ti dico che ho i miei motivi per proporti questo movimento, sai che
conosco i rischi e i costi. I georgiani hanno fatto in Italia qualcosa
che non dovevano fare. Cominciano a pagare da qui. Non ci sarà nessuna
guerra. Sì, lo so che hanno pestato i piedi anche a te. Normalmente
- se si può dire così - si occupano di rapimenti, furti d'auto
e controllano il gioco d'azzardo a Mosca - non hanno il diritto di mettersi
in mezzo con l'eroina. L'ero la lascio a te, mi bastano i soliti diritti
di transito a Zahony."
Bicchierino N.7. Per fortuna che mi sono fatto quel piattone di puttanesca
bella oleosa, resterò lucido più di Piotr e il Pathos scorrerà
in me come il Danubio nella pianura.
"Ho già un pò di nomi, parlerò con i tuoi e mi
farò un'idea. A proposito: ricordi quell'inchiesta su quella bomba
dietro all'Hotel Corona, in cui ingiustamente il tuo nome veniva fuori
ogni cinque righe? Stai tranquillo che il fascicolo si è smarrito
nei meandri del Comando di Polizia, la prossima volta stai più attento.
Quando saprò nomi e luoghi risolveremo il problema dell'inquinamento
georgiano in questa citta."
Bicchierino N.8.
"Lo so che la cosa ti alletta. M'interessa il brigadiere. Qui c'è
una cosca georgiana piccola e avranno un solo capo che farà riferimento
a qualche grande cane a Tblisi. Lo voglio. Tutto quello che gli troviamo
addosso te lo puoi tenere - a parte qualche arma e un po' di ero che mi
serve per un lavoretto."
La faccia di Piotr è diventata amichevole - ora sembra una Bialetti
che cerca di sorridere.
TRA DUE GIORNI AVRÒ QUELLO CHE MI SERVE.
Scrrrr-click.
"Lascio queste info nel dittafono nel caso le cose andassero male. La cassetta sarà rinvenuta sul mio corpo e il Pathos riuscirà a farsela dare.
8 luglio Ore 2:00 Ristorante Erzsebet - aperto H24, ottime zuppe. Piotr
ha chiamato i suoi, mi sono fatto raccontare tutto quello che sanno dei
georgiani - con le info della polizia ho un quadro abbastanza completo.
Gli ho spiegato il piano, il Pathos scorreva nelle mie parole nei miei
occhi. Sono eccitati all'idea di fare fuori un po' di banditi del Caucaso
- li alletta l'idea del bottino. Ho dato le prime disposizioni. Kala. Skorpion.
Granate a mano. Insomma la solita roba. Un pacco di giornaletti, un paio
di furgoni con targa alterata. Guanti sacchetti di plastica, un frullino
con lama da ferro. Una macchina per me in cui ho buttato quel che mi serve.
Cappelletti da baseball, occhiali scuri.
Ore 3:00. I georgiani sono solo una banda. Due nuclei familiari, qualche anziano, pochissime donne, cugini e nipoti che fanno da manovalanza: uomini inutili. Ci deve essere pure una specie di handicappato - ci va sempre un'infermiera. Un A.G. è al gabbione dal 24 agosto. Litigarono nel ristorante del centro e ferì a revolverate altri tre georgiani. A.K. E.Sh. e V.L. - quest'ultimo è un signore di mezza età. Deve essere uno dei capi. Hanno un negozio di elettrodomestici al mercato all'aperto e una bettola vicino alla stazione degli autobus. Metto ucraini armati in vigilanza. All'Erzsebet metto uno dei miei con un telefono e un paio di ucraini che sanno le lingue. Sarà la base di raccolta. A.K. è a casa - solo - la sua donna oggi batte a Budapest. Mi metto a letto. Le danze cominciano alle 5.
Ore 4:00. Mi hanno svegliato. Ho trovato Piotr incazzato. Sembra che
ci sia stata una soffiata. I georgiani sono in allerta, hanno buttato fuori
due ucraini dalla bettola. C'è stata una rissa. Uno dei due si è
preso una coltellata, ma ha anche un bella dritta. Dal cesso ha colto una
telefonata nel retrobettola. Qualcuno a chiamato per chieder chiarimenti:
"La polizia? La mafia? Italiani?".
Le cose stanno peggio di quel che pensassi, ma sono ancora confusi.
Dobbiamo colpire prima che si chiariscano le idee. Ho calmato Piota e cambio
il movimento. Volgeremo la cosa a nostro vantaggio. Vado da A.K. Un gruppo
di fuoco su una mercede torni alla bettola alle dieci e regoli il conto
per l'accoltellato.
Ore 4:15. Brucia la centralina telefonica sulla circonvallazione ovest. Le linee fisse di metà città sono fuori uso.
Ore 4:30 Igor conosce la casa di A.K. Ci ha portato qualche ragazza. Passamontagna pistole e torce. In un attimo siamo arrivati nella camera da letto. Impacchettato. Prendo la pistola il telefono e la roba di A.K. Ho lasciato un ucraino con il paccone di giornaletti a tenerlo d'occhio.
Ore 4:50 Un F.D. - controlla... mi correggo... controllava il lato georgiano
del mercato all'aperto. Usciva di fattoria col guardaspalle. Una breve
scarica di kala, credo. Gli ucraini hanno immobilizzato la moglie e messo
a sacco la casa di campagna. Ci vorranno ore prima che si sappia. Faccio
prendere i corpi degli uomini e lasciare due ucraini di guardia. Tra la
roba dei numeri di telefono interessanti e uno stock di 16 VCR. Gli ucraini
avranno tutti un nuovo VCR a casa, vedo che cominciano a divertirsi, mentre
parlo ne ho uno davanti con quattro giri di collana d'oro intorno al collo.
Mi metto in tasca un bel sacchetto di coca.
Adesso telefono ai due nella fattoria di stare in guardia e di non
distrarsi con la moglie e la figlia di F.D. - li ho trovati già
distratti. Quando si pialla si fanno i trucioli. Mi sono incazzato e gli
ho detto di stare all'erta.
Ore 5:30 Ho fatto controllare i numeri e la roba trovata a casa dei
georgiani. Conferma che il capo è V.L. Ora devo trovare il contabile
e la spia. Chiedo notizie di quell'infermiera. I georgiani sono agitati.
Chiamo azienda agricola amica.
Ore 5:40 "Qualcuno è venuto dal mercato a vedere che fine avesse fatto V.L.? Era previsto. Erano in due? Mettere dentro i corpi, prendergli la roba - Sì lo so, la moglie, la figlia, lasciamo perdere, siete due teste di cazzo - caricate i corpi dei due tizi, date fuoco al posto e venite via con l'auto di V.L. Vi veniamo a prendere a metà strada."
Ore 6:30 Colazione fatta. Uno dei georgiani - un autista - è
uscito di casa in fretta, nervoso, sapeva che gli ucraini erano fuori.
Ha cercato di farsi strada sparando e lo hanno abbattuto. Ho il suo telefono.
Non aveva ricevuto telefonate - Piotr mi ha chiesto come diavolo faceva
ad essere informato e dice che per farlo fuori hanno dovuto imbottirlo
di piombo.
Sono riuscito a tenerlo in pista con due balle. Organizzo gruppo di
fuoco con furgone e due auto che si apposti al mercato all'aperto, lato
nord.
Ore 7:00 Vado a casa dell'infermiera. La colonna di fumo della fattoria si vede dalla circonvallazione e infatti incrocio la tuzoltosag che corre a sirene spiegate. La portatile mi dice che anche la polizia si comincia a svegliare: la madre di Edina è sul cadavere dell'autista georgiano. Tra mezz'ora saprà anche che alla fattoria c'è stato uno scontro a fuoco. Fratelli miei, mi vien che ridere a far correre la mia mancata suocera per tutta la città seminando cadaveri.
Ore 7:10 Cambio programma. Un P.Sh. fratello di quello ferito ad agosto ha lasciato casa sotto scorta. Va al mercato, è ovvio. Il gruppo di fuoco gli vada incontro sulla Acel utca - via dell'acciaio - nomen omen. Ho per telefono le conferme che deve essere lui il contabile e che è stato fermato. Tutto a posto.
Ore 8:30 Il Pathos è il mio rifugio. Mi sto lavando in un autogrill. Ho trovato le mercedes dei georgiani già nel bosco e il posto pulito. Gli automobilisti di passaggio vedevano solo auto, un furgone e qualche tizio. I sette nel furgone, come sacchi di patate, i morti sotto, i vivi sopra imbavagliati. Un ungherese. Alla fattoria. Via tutto: portafogli armi e telefoni. Anche gli ucraini pensavano che li volessi interrogare. Buttati con la gola tagliata in un vecchio silos interrato - pieno d'acqua e inutilizzato. Prima ho rimosso con frullino le mani di P.Sh. e le ho messe in un sacchetto. Gli ucraini erano perplessi, ma quando ci siamo diretti a casa dei fratelli Sh. gli è passata.
Ore 9:00 Dal grill siamo andati alla casa. Nessuna resistenza organizzata. Avevamo le chiavi. Entrati incappucciati con pistole e sacchi. Un ragazzo abbattuto in cucina con un colpo di pistola - gli altri donne e ragazzi - dove sono gli altri uomini? - chiusi nella stanza caldaia. Villone principesco, da fuori non si sarebbe detto. Rubiamo tutto, trovati i libri mastri. Il furgone è zeppo, solo difficile farci entrare il televisore ultrapiatto e il corpo del ragazzo. Vado dall'infermiera.
Ore 10:30 La roba è arrivata all'Erzsebet. Ho fatto rimuovere
le mercedes dalla Acel utca con una bisarca, coperti i fori sul frontale
con dei teli, le auto spariranno nello sfascio degli ucraini. Idem auto
di V.L. L'infermiera è una bella donna sulla quarantina. Mi guarda
negli occhi in modo strano. È spaventata e ho fatto un po' di fatica
a convincerla a parlare. La casa di V.L. ha due piani, dietro al palazzetto
dello sport. Al secondo piano vive un georgiano immobilizzato a letto,
un albino, sempre al buio, borbotta in continuazione. Con lui sempre due
donne e due uomini. Le due donne sembrano pregare, gli uomini ascoltano
l'albino e ogni tanto escono sul terrazzino per fare telefonate o scendono.
L'infermiera si occupa dell'igiene, di praticare trasfusioni e flebo. Sangue
e flebo li trova già sul posto. Lei non fa domande ma la cosa non
le è mai piaciuta. Ma pagano bene, troppo bene. Quando mi ha chiesto
se ero della polizia mi sembrava quasi speranzosa. Certo bella, stai tranquilla
che sono venuto a fare pulizia.
La portatile dice che c'è stato l'attentato alla bettola. Granata
a mano. Un classico. Tre feriti. Stanno restando a corto di uomini.
Ore 11:00 Pranzo all'Erzsebet. Aspetto notizie. Conferma eliminazione
dei corpi degli uomini uccisi alla fattoria. In pasto ai maiali ricciuti,
quelli a basso contenuto di colesterolo. Ho ordinato del tacchino coll'ananas.
Piotr mi ha detto che in uno scatolone c'erano 5 chili di ero e delle
liste di agenti corrotti. La sua faccia di ferro si torce in un ghigno.
Ci studiamo le carte in attesa della sera.
Ore 13:00 Qualcuno ha bussato a casa di A.K., poi è andato via. L'ucraino ha visto la targa dalla finestra. Ho dato l'allarme e adesso vado verso il centro. La targa corrisponde alla macchina di un G.Dz., ho il numero, era su vari telefonini. Deve essere la spia. Il braccio destro del brigadiere che però lo controlla e mira a prenderne il posto. Il personaggio che manca alla conta.
Ore 13:05 È passato per il centro. Lo ha visto Igor. Lo segue.
Ore 13:20 La portatile dice che c'è stato un incidente in pieno centro, davanti al liceo Kossuth. Al volante di una delle auto c'era Igor - morto sul colpo. L'altra auto è quella di G.Dz. È fuggito a piedi nel parco. Prendo la pistola di A.K. da sotto il sedile.
Ore 15:00 Sto tornando all'Erzsebet. Alle 13 e trenta ho parcheggiato
alla fine del parco. Faceva un caldo boia. Nel parco come al solito solo
pischelli che pomiciavano, un vecchio ubriaco, pensionate che chiacchierano
vicino alla fontana. A destra c'è il museo, è chiuso. A sinistra
il liceo, se avesse scavalcato la gente avrebbe già chiamato la
pula. Era nella pizzeria "Mozzarella". Prendo il telefonino. Compongo il
numero di G.Dz. Entro. La pistola in un giornale piegato. Chiamo. Un telefono
squilla nel bagno. Chiudo. Esco, il cameriere non ha fatto a tempo a venire.
Un uomo è uscito dal bagno, si deve essere lavato la faccia. Si
è seduto e ha ordinato una pizza.
Ha le palle, l'amico.
Sperava che le acque si calmassero un attimo prima di lasciare la zona.
Ho aspettato fuori seduto nel pronao del ginnasio tecnico, ho chiamato
Piotr.
Gli ho detto che mi dispiaceva per Igor e che avrebbe dovuto mandare
un furgone con tre ragazzi. Ha detto che un pesce piccolo georgiano stava
cercando di lasciare la città ed era in mano sua, il georgiano vuole
parlare. Quando i ragazzi sono arrivati ho richiamato Dz. e gli ho detto
di uscire dalla pizzeria, "Sennò è guai". Ha capito il movimento
e si è consegnato tranquillo tranquillo. Stiamo tornando con G.
Dz. bendato e imbavagliato nel retro del furgone per farlo parlare con
l'altro georgiano.
Ho avuto davvero paura di trovarmi in una sparatoria nel "Mozzarella".
Ore 16:00 Il confronto ha dato risultati. Solo alla minaccia di esser
posto davanti a G.Dz. l'omino ha cominciato a cantare. Voleva salva la
vita della moglie e del figlio. Si diceva dannato in eterno. Si è
accusato di aver partecipato al rapimento di bambini zingari in tutta la
zona, che lo sapeva che era malvagio, che finiva così. Ma lui aveva
troppa paura. Lo aveva visto cosa succedeva a chi disobbediva a LUI. Ho
capito che LUI è l'albino. Lo abbiamo calmato con qualcosa di forte.
Ci ha spiegato che tutti gli affiliati vengono presentati all'albino e
a V.L., e che devono giurare, recitare una formula e bere una tazza di
una specie di zuppa - dice che si racconta che la zuppa è a base
di sangue. Dice che l'albino sa leggere nel cuore degli affiliati se li
guarda negli occhi e sa mandare maledizioni e far morire le persone a distanza
se le conosce o ne possiede un oggetto personale.
Mi sembrano le stesse paure che colpiscono i membri della mafia nigeriana
e giamaicana. Dice che si usano i capelli o una foto e si fa morire la
gente - Piotr dice che sono cazzate voodoo - ho assentito. Ora capisco
Cicero: almeno ha avuto le palle di salvare la figlia.
Gli abbiamo estorto informazioni sui traffici della banda. Piotr ha
preteso che venisse eliminato - la sua famiglia non ha visto nulla ed è
stata messa su un TIR diretto verso Kiev.
Organizzo l'attacco alla casa di V.L. Mi procuro una lampada portatile
potente. Il negozio di elettrodomestici dei georgiani è stato rapinato.
Senza sparare un colpo: quattro georgiani inutili legati e imbavagliati
e due camion pieni di roba per arredare le case degli ucraini.
17:00 Siamo partiti. Non si aspettano un colpo in pieno giorno. Mentre
andiamo registro che è stato necessario eliminare G.Dz. prima di
sottoporlo ad interrogatorio. Ha cominciato a dare in escandescenze e non
sono riusciti a tenerlo fermo, aveva una forza spropositata. Si è
liberato del bavaglio sfasciandosi la bocca contro una sedia. Urlava che
volevamo fare del male a LUI e non lo avrebbe permesso, che ci ammazzava
tutti ecc ecc. Strilli, calci, capocciate ai muri, non c'era verso di calmarlo
né di metterlo giù, anche perché fracassandosi a sangue
una mano si era liberato delle manette. Prima che il casino attirasse l'attenzione
gli hanno tirato un colpo in testa. Gli ucraini concordano che i georgiani
sono proprio matti e che stiamo facendo un'opera
necessaria... stavo per dire "di bene": non ho mai fatto fuori
tanta gente in un solo giorno.
Il corpo di G. Dz. e dell'omino vanno ad ingrassare i maiali ricciuti.
Rilevo per il Pathos che lo studio del materiale raccolto da i risultati
che speravo. Tra le carte tracce di incontri in città dell'Europa
centrale. Tracce. Viaggi e carichi di roba da città della Russia
profonda - un nome ricorre: Mefistovo. Deve essere una città segreta
che ospitava un centro ricerche - come quelle per le atomiche che si chiamavano
Bombagrad, Razzograd e Mortegrad - che gli diceva il cervello ai sovietici...
Ma chi e cosa è arrivato da Mefistovo?
Sono un po' stanco.
Ore 17:30 siamo davanti a casa L. Dentro c'è quello che mi interessa.
Telefonerò con uno dei telefonini presi ai morti.
La situazione è questa:
la maggior parte dei loro uomini sono spariti;
non sperassero in aiuti esterni;
dentro ci sono donne e ragazzi;
inutile chiamare la pula che ha capito che c'è movimento e arriverà
solo
a bocce ferme;
sono pronto a dare fuoco alla casa abbattendo come un cane chi provasse
ad
uscire, a meno che non accettino le mie condizioni.
Che sono le seguenti:
Donne e giovani si allontaneranno sulle macchine parcheggiate davanti.
Entriamo e ci prendiamo tutto, poi lasciamo andare gli altri.
Ore 17:35 Hanno accettato. Cominciano ad uscire con calma.
Ore 17:45 Le auto cariche di georgiani si allontanano scortate da ucraini armati. Il tutto senza clamori. Entriamo - dentro ci sono un paio di guardaspalle, V.L. e l'Albino. Arrivano i soliti furgoni con gli ucraini.
Ore 19:00 Al piano di sotto ho fatto legare gli scagnozzi e V.L. Ho estratto dal sacchetto le mani di Sh. e lasciato impronte dappertutto. La scientifica ungherese ci cascherà. Ho preso tutto quello che mi sembrava interessante. Gli ucraini tutto quello che sembrava di valore. Morte degli scagnozzi e asportazione dei loro corpi - un vero massacro, non c'è che dire.
Bendato V.L., gli ho detto che volevo i nomi dei capi, info su quelli
che operano in Italia, Rustavic e la sua banda di macellai: solo quello
mi interessa. Ha parlato - forse anche per salvare l'Albino - ho registrato
tutto. Ma è pochino. A bruciapelo con la pistola di A.K. Non scendo
a patti con gente come voi. Se il Pathos vuole i santi alterasse i frati
di San Giovanni Rotondo. Sono salito di sopra, con la lampada accesa. L'albino
era nel letto, accecato dalla luce. Mugolava, piangeva. Io non capisco
il georgiano. Non ha avuto tempo di concludere le sue preghiere.
Due colpi alla testa. Lacrime e sangue. Se era umano o meno, non mi
ha visto in faccia, forse attraverso gli occhi degli altri - per questo
G.Dz. si è consegnato così facilmente, forse anche l'infermiera.
In ogni caso i Mr X di questa storia avranno un'idea molto vaga della mia
faccia e di cosa sia successo.
L'albino e gli altri hanno tutto il tempo di discuterne all'inferno.
Magari era solo un disgraziato che veniva usato per impressionare gli
scagnozzi e questa era solo una banda di poveri diavoli. Era.
In uno sgabuzzino ho trovato vecchia roba di produzione sovietica, targata Mefistovo. Troppo pesante da portare via, ho fatto prelevare agli ucraini qualche pezzo leggero e di forma curiosa. Anche delle scatole di medicine dalla stanza dell'albino.
Ore 23:00 Esco da casa di A.K. L'ho costretto a farsi due belle pistone
di coca e due bicchieroni di vodca. Gli ho messo in mano la sua pistola
sparando l'ultimo colpo in un cuscino. La mamma di Edina sarà qui
tra poco previa soffiata e gli romperà il culo accusandolo di duplice
omicidio e coprendosi di gloria.
Quello di oggi è stato un giorno sfortunato per questa città
ungherese.
Ci sono stati l'assassinio dell'autista, l'incendio della fattoria
di F.D. con morte delle due donne, incidente d'auto col morto (povero Igor),
morte di V.L. e dell'albino - ma per queste ho già il colpevole.
Tre omicidi e tre morti accidentali. Rissa alla bettola e conto saldato,
tre feriti. Giornata nera, ve'?
Già ho telefonato al Kelet Magyarorszag e ho intimato ai giornalisti
sul mio libro paga di dare il minimo risalto a questa storia.
Domattina ho il treno - dopo aver spedito per posta aerea uno scatolone.
ragdoll."