LA NEVE E LA SPERANZA
di Stefano Masi e Nella Picco
Gli risponde una voce di donna: è gentile, suadente ma ha un
tono stanco.
" Aprimi, per favore. Fammi salire un attimo. Devo parlarti. Mi chiamo
Nella. Tu mi hai cercata ed io sono venuta da te"
Stefano rimane in silenzio, combattuto, incerto.
Non conosce nessuno con questo nome.
“Sali”
Non sa neanche perché lo ha detto, ma ormai è fatta.
Apre la porta ed aspetta sul pianerottolo.
Dopo qualche minuto gli compare davanti una donna: ha circa 40 anni,
minuta, con una massa di capelli scuri, ora bagnati fradici per la pioggia.
E' avvolta in un impermeabile nero, altrettanto bagnato.
Si avvicina e lo guarda dritto negli occhi.
" Ciao Stefano... mi fai entrare, per favore? Sono fradicia ed ho freddo"
E senza aspettare una risposta entra in casa e si toglie l'impermeabile,
lasciando una lunga traccia di gocce d'acqua sul pavimento.
È come se fosse a casa sua, Stefano la lascia fare, non parla, qualcosa gli dice che è giusto così.
"Sto tornando da Torino: sono stata a trovare un amico. Ora dovrei
andare a Roma, a casa... ma non ne ho molta voglia. Non c'è nulla
che mi attragga tanto a casa.
Ah... Era tanto che non stavo qui a Livorno...un bel po' di anni...
dieci o più.
È cambiata, questa città. Ma anche io non sono più
la stessa di allora... e forse anche tu non sarai più come prima,
dopo questa sera...o magari sei già cambiato... "
La donna tace per qualche minuto e continua a guardare Stefano che l’ascolta come si ascolterebbe un maestro della materia preferita.
Poi riprende.
"Non parli, eh? Ti stai domandando se hai fatto entrare in casa una pazza? No, non sono pazza. Almeno non nel senso comune che viene dato a questo termine. Tu mi hai cercata. Non so come tu abbia potuto, ma so che lo hai fatto ed io ti ho già risposto. Forse anche io ti cercavo, in questo momento di tristezza e di solitudine".
Lo guarda ancora, a lungo, con uno sguardo triste, struggente, materno
e sensuale insieme... e lentamente, la sua figura incomincia a sbiadire,
diventa più diafana, muta...
I contorni si sfocano, la donna sembra ingrandirsi...i capelli si allungano
e si fanno sempre più chiari, più biondi...
Ora, dinanzi a Stefano, seduta sulla sua poltrona, c'è una donna
imponente coi capelli color del grano maturo ed un'ampia veste color porpora
stretta alla vita da un'alta cintura d'oro da cui pendono migliaia di catenelle.
Il seno generoso è appena celato dalla scollatura del pallio,
trattenuto su una spalla da una spilla a forma di spighe di grano.
E continua a guardarlo con negli occhi la tristezza dell'eternità.
"Io sono Demetra, Distruzione di Psiche...
Ti racconterò la mia storia, parleremo e poi, se ancora lo vorrai,
diventerai uno dei miei figli...
Ma devi sapere che potrà essere pericoloso, sempre, che così
perderai la tua tranquillità, che non ci sarà più
pace nel tuo cuore.
Il tuo compenso sarà la conoscenza e la consapevolezza di cose
che gli umani, gli ignari, neanche immaginano.
So che sei disposto a rischiare.
Ho visto, ho sentito il tuo giuramento di sangue.
Ma pensaci. È necessario che tu sia certo.
Una sola tua parola ed io, se vuoi, sparirò dalla tua vita come sono apparsa e tu potrai continuare a vivere senza i problemi e senza i rischi che io, inevitabilmente, ti porterò.
Pensaci, Stefano.
E poi dimmi. “
Si accoccola sulla poltrona, come se finalmente si sentisse di nuovo a suo agio... ed aspetta.
"Mia Signora, Demetra... mi stai offrendo di perdere ciò che
non ho più da tempo, da quando ritornando al campo da una
missione con la mia compagnia, al confine con la Libia, vidi
del fumo sopra di esso...
In posizione da assalto entrammo nel perimetro... i nemici erano già
andati via, ma vidi mia moglie... il suo bel viso contorto
in una smorfia... un attimo dopo vidi che sotto alla sua testa non c’era
il suo splendido corpo ma un palo..."
Gli occhi di Stefano sono ora leggermente umidi
"Pace nel mio cuore......da allora??? Tranquillità??? Ho provato
cambiando mestiere, ma evidentemente non è servito a nulla.
Pericolo..."
Sorride, ma gli occhi rimangono freddi.
Si alza, si volta di spalle, il rumore della cerniera che si apre
e poi Stefano cala la felpa dalle spalle in silenzio.
La donna sgrana gli occhi. Mio dio, cosa gli hanno fatto...
La schiena muscolosa è attraversata da una, due, quattro,
tante, cicatrici intrecciate tra loro, segni inconfondibile delle torture
subite.
" Venni catturato.. questa fu la parte più divertente... per
fortuna pensavano fossi solo un soldato."
Si risiede sul divano di fronte a Nella.
"Domande?? quante ne vuoi..
Perchè io... come può esserti utile questo ex ufficiale
della legione...
Cosa vuol dire Distruzione di Psiche, chi sei...
Per quanto possa sembrare assurdo, per cambiare ed adattarmi devo mettere
ordine nel caos della mia mente...”
Stefano accende una sigaretta
“Chiamami Misha, se vuoi, come facevano i miei fratelli d'arme"
La donna fissa la brace della sigaretta, come se fosse persa nei
suoi pensieri.
Poi si alza, si mette in piedi alle spalle di Stefano ed incomincia
ad accarezzargli la schiena.
La pelle fresca delle sue dita, che indugiano sulle increspature delle cicatrici con movimenti lenti e sensuali. Sensazioni ed emozioni dimenticate.
Stefano la lascia fare.
“È strano - pensa - in realtà ancora non
la conosco e mi fido già tanto da permetterle di starmi alle spalle...”
Sente le mani che si muovono con dolcezza e si abbandona... era tanto
che non riusciva a rilassarsi e a dimenticare il dolore in
questo modo...
Poi la sua voce.
"Potrei, con un solo gesto, toglierti questi segni.
Ma non credo che servirebbe. Il dolore, tu lo porti inciso nella tua
anima. E per quello, neanche i miei poteri possono nulla.
Tu mi chiedi chi sono.
Cosa sono.
È buffo, sai.
Me ne sono andata via qualche settimana fa proprio perchè
avevo bisogno di scoprirlo."
Smette di accarezzargli la schiena e si risiede sulla poltrona.
Quando le mani della donna si allontanano dalla sua pelle, Misha
prova un senso di vuoto, come se prima, attraverso quel contatto fluisse
una sensazione di pienezza, di continuità e di calore. Affetto.
Uno sbuffo di irritazione sottolinea il suo disappunto.
In un attimo, la figura che gli sta davanti è di nuovo quella
di Nella.
Una piccola donna con qualche ruga intorno agli occhi e qualche capello
bianco che spunta fra i riccioli scuri, che parla con le mani abbandonate
fra le ginocchia e la testa abbassata.
"Quando sono stata risvegliata, poco più di un anno fa, ero convinta
che la mia parte umana avrebbe potuto continuare a pensare ed a vivere
più o meno come prima.
Sono sempre stata una donna orgogliosa, convinta della mia capacità
di gestire le situazioni, anche le più difficili.
Abbastanza dura quando era necessario. Mi sono sempre presa le mie
responsabilità e ho fatto le mie scelte senza farmi influenzare
da nessuno.
E credevo quindi che anche "convivere" con la consapevolezza di Demetra
fosse solo una questione di compromessi da accettare.
Ho dovuto invece, col passare del tempo e con l'aumentare dei ricordi,
rendermi conto che non è così.
A volte è stato doloroso, ho dovuto piegarmi a ciò che
lei voleva.
E' strano... ogni tanto ne parlo come se fosse un'altra persona.
Siamo fuse in questo corpo, io ho ancora i miei pensieri, a volte,
ma la volontà e le azioni sono sempre più spesso le sue.
È difficile da spiegare a parole, ma non è lontano il
giorno in cui Nella sarà solo uno sbiadito ricordo nella mente di
Demetra"
Ride
"Vedi, Misha, pensavo di poter scegliere la mia via... ma invece ora
so che la mia via era già disegnata e non può essere altra.
Io rappresento la fusione delle emozioni di Distruzione e di Psiche.
Non l'uno e non l'altro da soli. Come un figlio che, generato da due genitori,
non è uguale né all'uno né all'altro anche se ha il
patrimonio genetico di ambedue.
Ciò che io faccio e penso è determinato da ciò
che sono.
Questa è stata la cosa che più mi ha resa furiosa...
Io posso creare emozioni, ma non le provo direttamente, posso solo
sentire il riflesso di ciò che voi provate... ed è per me
l'unico modo di sopravvivere.
La mia essenza non è umana. Noi, io e gli altri simili a me,
veniamo da un altro luogo, da un altro tempo, da un altro spazio.
Noi siamo qui da eoni. Abbiamo creato le emozioni e le storie degli
uomini. Ci siamo accoppiati con gli uomini innumerevoli volte, abbiamo
generato figli e figlie, abbiamo assistito e partecipato a guerre...
Il piacere, l'amore, il dolore, la morte, la felicità... tutto
è stato il nostro retaggio.
Ora io so che il nostro compito era proprio questo.
Creare le storie e mettere in moto la narrazione di questo universo
e poi andare e continuare in questo compito per l'eternità in altri
universi, in altri tempi ed in altri spazi.
Ma qui c'è qualcosa di unico, qualcosa che in nessun altro luogo
e spazio e tempo è mai successo.
Qui ci sono gli uomini... voi, esseri meravigliosi, con la vostra splendida
capacità di sentire... qui è nato il Pathos. Solo qui.
E qui noi rimarremo perché non possiamo più far
a meno di questa rete così viva che ci avete tessuto intorno.
Io credo di aver vissuto innumerevoli vite, su questa Terra.
Ma i miei ricordi sono solo sprazzi di luce nel buio.
Ricordo di essere stata una delle donne fuggite dalla fortezza di Montsegur,
durante l'assedio, per portare in salvo la Coppa.
Ricordo di essere stata torturata ed uccisa da Monfort, signore di
Tyro per questo. Ricordo i Templari e gli Ismailiti, nostri alleati.
E l'ultimo ricordo prima del lungo Oblio sono le mani di quattro
mori che mi immobilizzano e mi tagliano la gola, poco prima della caduta
di Bisanzio.
I ricordi tornano lentamente, ma inesorabilmente... e coi ricordi la
coscienza sempre più profonda di cosa sono.”
Nella tace, sprofondata nella poltrona.
Chiude gli occhi. Sembra svuotata da ogni energia.
“...ho sonno, Misha, e sono stanca.
Sono giorni che vago da una parte all'altra senza meta. Sono stata
a Venezia, poi a Torino. Nei primi giorni ero abbrutita dall'odio e dal
rancore, ho richiamato il gelo e l'inverno con tutte le mie forze: volevo
che tutti soffrissero come soffrivo io.
Ho cacciato la primavera e richiamato i venti, la neve e la pioggia.
Ma poi ho smesso.
Perchè era inutile.
Ed ho incominciato a cercare altri figli. Altri, a cui dedicare il
mio affetto, altri su cui riversare il mio bisogno di legami, dopo la disgregazione
di quelli dell'Armonia.
Nuovi motivi per continuare a vivere ed a lottare.
Altri... Come te, Misha.”
"Vieni Nella" - Stefano si alza e le mostra la sua camera - "prendine
pure possesso, io starò sul divano, tanto ho dormito in posti peggiori"
.
Va verso il letto, mette la mano sotto il cuscino e ne estrae
una pistola che si infila nella cintura, sorride "Le vecchie abitudini
non muoiono mai, se hai fame posso prepararti qualcosa... a tuo rischio
e pericolo, non sono un buon cuoco... parleremo ancora domani, abbiamo
tempo... devo avere tempo..."
Tira fuori da un cassetto un pigiama e lo porge a Nella con un sorriso
“ Sicuramente ti starà largo... ma almeno è asciutto...”
e incomincia a cambiare le lenzuola con gesti automatici, come se la sua
mente fosse lontana, intenta a digerire tutto ciò che ha sentito
stasera”
Quando ha finito si avvia verso la porta, si ferma sulla soglia ancora
di spalle e parla senza voltarsi...
"Sai, stavo pensando a ciò che hai fatto, la primavera intendo,
e perchè.
Pensavo anche a come è stato possibile che sia stato io
a chiamarti...
Mi sono sempre visto come l'inverno: bufera, neve e speranza.
La bufera che spezza i rami secchi e deboli dell'albero della vita
permettendogli così di crescere più forte e rigoglioso...
ne ho spezzati tanti di rami.
La neve che copre la terra per permettergli di riposarsi e recuperare
energie per partorire di nuovo.
La speranza che una volta sciolto il ghiaccio la natura sbocci nuovamente
e porti abbondanza.
Forse avevi bisogno che la neve ti ricoprisse per ridarti forza, per
sentire che ancora c'era speranza intorno a te... forse cercavi qualcuno
che nel momento delle difficoltà sapesse essere tempesta e nella
tua ricerca hai sentito la mia mente...
Probabilmente mi sbaglio ma comunque è un bel pensiero. Buonanotte,
mia signora, qui sei al sicuro puoi riposare."
Poi esce e chiude la porta.
“Non ti sbagli, figlio... non ti sbagli... “ Per la prima
volta da molto tempo un’espressione serena si distende sul viso della donna.
Ma Misha non può sentire le parole mormorate davanti ad una
porta chiusa.
Nella sente spostare dei mobili, il rumore di alcuni preparativi, il click di un percussore poi il silenzio.
Durante la notte, in punta di piedi, Nella esce dalla stanza e si avvicina
al divano.
Si china su Stefano che dorme e con molta delicatezza gli accarezza
la fronte
e gli posa un bacio sui capelli...
Come farebbe una madre che da’ la buonanotte a suo figlio.
Poi, silenziosa come è arrivata, se ne torna nella stanza.
È quasi l’alba quando sente bussare.
Misha apre la porta, ha l’aria confusa, tormentata...
"Scusa se ti ho disturbata... un incubo mi ha destato, non uno di quelli
soliti, credo che abbia a che fare con quello che mi succede in questi
giorni, merde, tout trop... excuse moi.... quando sono confuso parlo entrambe
le lingue contemporaneamente, dicevo, tutto troppo in fretta, ho
ancora addosso un senso di impotenza e ricordi e sensazioni non mie, hai
avuto anche tu quel sogno?
Misha di avvicina, si accascia per terra al fianco del letto tenendosi
con una mano la testa " Aiutami madre... io sono ancora inesperto
e non ho abbastanza conoscenza... ho solo forza ed abilità nell'usarla."
“ Misha, dolce figlio, vorrei tanto aiutarti. Sono venuta qui per questo...
Volevo che tu mi amassi, prima di doverti dire un arrivederci che potrebbe
diventare un addio. Volevo che sentissi il mio affetto e che sapessi che,
comunque vadano le cose, io sarò sempre con te.”
Poi Nella scivola dal letto, si accoccola vicino a all’uomo e lo abbraccia.
Sta tremando, ma sul viso ha una espressione di estrema decisione.
“Non stavo dormendo.
Non ci riesco da un po'.
Mi sto preparando... deve essere tutto perfetto e non ho tempo per
dormire.
Ho sentito quel sogno, anche se non dormivo.
E' uno dei miei fratelli.
Ha combinato qualcosa tanti anni fa... qualcosa che ha a che vedere
con il nostro lungo sonno. Ma non riesco a ricordare ancora bene...
So che sta per succedere
qualcosa di nuovo... so che deve succedere.
Sono stata avvertita da una Signora che mi protegge...
Mi ha fatto capire che chi ha deciso che Demetra doveva
essere uccisa a Bisanzio non era umano... non umano, capisci? quindi
uno di noi...
Ed io ora devo sapere chi e perché.
Ho studiato le congiunzioni astrali.
Tra due giorni ci sarà a Perugia una situazione astrale
molto simile a quella che si verificò a Bisanzio.
Potrebbe essere quello il luogo ed il tempo giusto per capire... Ne
sono quasi certa.
Per questo domani parto.
Devo andare a Perugia. Preparare tutto.
Perchè il colpevole della mia morte, lui deve pagare con il
suo sangue di ora il mio di allora. E se questo corpo dovrà
morire nel tentativo, così avrà voluto il Destino.
Ma tu devi sapere, se questo succedesse, che un giorno non lontano
verrà da te una persona e ti chiamerà figlio... e tu
riconoscerai in lei ciò che ora vedi in me”
Nella abbandona la testa sulla spalla di Misha...
Sente le sue braccia che l’avvolgono e la sollevano mentre piange
in silenzio.
L’uomo esce dalla stanza tenendola senza sforzo sulle braccia.
Una lacrima riga anche il suo volto.
Apre un cassetto ed estrae un vecchio pugnale... lo sfodera... è
vissuto, l'impugnatura consumata... la lama affilatissima e graffiata,
leggermente scheggiata...
Con la lama raccoglie una lacrima di Nella, la mischia con una delle sue.
"Questo pugnale è sempre stato con me, da prima che abbandonassi
tutto per
la Legione, ha tolto le vite, ha salvato vite, è stato con me
sia nelle notti di terrore che in quelle d’amore. Voi traete
forza dalle emozioni, qui ci sono tutte le mie, che ti serva bene
come ha servito me: poiché io non potrò essere con te, voglio
che ci sia almeno la mia forza."
Lo rinfodera, lo porge alla donna e la rimette a terra...
Nella prende il pugnale... Un’ondata di energia la percorre come
una scossa.
Stupita, guarda Misha con occhi nuovi.
E sorride.
Questo è il figlio che ha a lungo cercato. La sua nuova forza.
"Sai, stanotte ho pensato molto a ciò che dicevi ieri sera...
E' la tua mente che devo aver sentito. E ciò che vi ho intravisto
in quell'attimo mi ha spinta a cercarti. Tu sarai la neve che protegge
la terra dal gelo e ridà la speranza della primavera.
Tu hai intuizione e coraggio, figlio... “
Figlio. È quasi buffo sentire questa parola sulle labbra di una donna che ha solo pochi anni in più di lui, infagottata in un pigiama che le sta di quattro taglie più grande e che gli arriva a malapena alla spalla... ma Misha la sente incredibilmente vera.
“Io posso insegnarti a controllare l'energia delle emozioni, quella
che fluisce attraverso di noi grazie ai Sette eterni... posso renderti
più resistente, più forte e più consapevole di qualsiasi
ignaro... ma in cambio ti chiederò molto.
Ti chiederò di essere pronto a soffrire di nuovo, a combattere,
ad essere in perenne pericolo... forse, un giorno, potrei chiederti di
andare a morire per causa mia.
È questa responsabilità che, ogni volta, mi trattiene
e mi rende dubbiosa.
Per questo voglio che tu sappia bene ciò che comporta il Patto
prima di pronunciarlo definitivamente.
Perchè dopo, per uscirne, ci sarà solo la morte.
Lo so che il tuo cuore mi ha già risposto.
Ma ora voglio la risposta della tua Ragione”
Misha la guarda per pochi secondi, poi posa le sue mani in quelle di Nella:
“Per aspera ad astra, in nomine tuo, Demetra”.