MEMORIE DI VITE PASSATE

di Roberto Voce


    -... E insomma... Mi trovavo lì, in piena battaglia, quando ho visto Mithridates, il comandante nemico, che mi stava caricando urlando come un pazzo e roteando la scimitarra, un'arma dannatamente lunga e pericolosa. È stato un attimo, ho afferrato un giavellotto dal corpo di un persiano morto lì vicino e l'ho scagliato con tutta la mia forza verso Mithridates conscio del fatto che se l'avessi mancato sarei morto. Beh... Sto qua! Un colpo perfetto, in pieno petto... Mentre il corpo cadeva ho visto la punta che usciva dalla schiena. Non ho neanche fatto in tempo a riprendere fiato che due cavalieri persiani si sono gettati su di me per avere vendetta. Avevo appena finito di togliere di mezzo il primo che un altro pazzo esaltato si è gettato su di me; ormai stavo per finirla contro il secondo persiano e non potevo interrompere l'attacco quindi, mentre abbattevo quest'ultimo, ho schivato come potevo quello che mi stava attaccando, che ho scoperto poi essere Rhoesaces, un nobile persiano; Rhoesaces ha intuito troppo tardi la schivata e, nonostante abbia abbassato il colpo, mi ha solo preso di striscio al capo con l'effetto di rompermi l'elmetto e farmi sanguinare un po' al capo mentre io lo trapassavo con la mia spada. Il suo corpo non aveva ancora toccato il suolo che già un altro persiano mi aveva impegnato...

    Finalmente sono di nuovo solo, solo con la mia traduzione...
    Una difficile traduzione...
    E' difficile tradurre l'atlantideo in questo rozzo linguaggio.
    Forse dovrei farmi aiutare da Aristoteles... O dalla Prima Nota di Psiche, se la trovassi...
    Loro sarebbero certamente più celeri di me in questo tedioso lavoro...
    Un sospiro.
    Un refolo di vento.
    Lo scricchiolare della cera sotto il mio stilo.
    - Salve Fenice.
    Mi irrigidisco mentre valuto la distanza dall'arma più vicina...
    Ma solo per un attimo...
    Appena faccio mente locale mi rendo conto che esiste un solo essere al mondo capace di arrivare, non visto, al centro di un accampamento, entrare in una delle tende dello stato maggiore e prendermi di sorpresa.

    - Salve Araldo di Enigma.
    - È andata bene la battaglia?
    - Non mi lamento... E a te come è andata?
    - Penso di aver identificato l'Araldo di Sogno: viene chiamato Prajnaparamita in una lontanissima terra ad est.
    - E Gilgamesh?
    - Ancora niente, purtroppo.
    - Così ne mancano tre...
    - Già. Allora io vado, tornerò tra una dozzina di lune.
    - Buon viaggio, fratello.
    - E a te buona permanenza.
    Torno a lavorare alla mia traduzione.
    Non sento alcun rumore per diversi secondi; giro la testa per vedere se mio fratello c'è ancora...
    Naturalmente non c'è più.


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