MEMORIE DI VITE PASSATE
di Roberto Voce
Immagini... Suoni... Odori...
La memoria torna poco a poco...
Come le tessere di un mosaico gli elementi di passate esperienze si ricompongono
in un ricordo; come il sangue nel cuore dopo ogni battito i ricordi rifluiscono
nella mente; come i frammenti di uno specchio infranto i ricordi riflettono
eventi passati. Eventi passati che tornano alla vita quando meno te lo
aspetti...
Oggi stavo studiando all'università quando, d'improvviso, ho
sentito odore d'erba... non avevo più una matita in mano ma uno
stilo, così come non avevo più un libro davanti ma una tavoletta
d'argilla cerata.
Una tenda.
Autunno... Sono intento a tradurre qualcosa... E' difficile.
Fuori dalla tenda si odono rumori di un esercito, un esercito stanco, stanco
ma felice... Di ritorno da una battaglia vittoriosa.
Una tenda che fruscia, rumori di cuoio e metallo. Entra qualcuno con passo
svelto e sicuro, qualcuno che conosco...
- Ben tornato Alexandros.
- Salve maestro, è andata bene! Proprio come avevi detto tu.
Maestro... Sì... Ma anche Lysimachus. Così venivo chiamato
fino a non molto tempo fa...
- Certo, ne dubitavi?
Mentre Alexandros inizia a raccontare, con dovizia di particolari, tutte
le fasi della passata battaglia mi rendo conto che quello che sta narrando
è solo la fine... Io so che è solo la fine... Lo so perché
io, all'inizio, ero lì!
Mentre le sue parole attraversano la mia mente come un'eco lontana mi ricordo
che all'inizio della battaglia c'ero anch'io, lì sul campo, vicino
a lui.
Sì, ora ricordo... Solo qualche ora fa andai con un ufficiale,
Parmenion mi pare, ad osservare i nemici oltre il fiume... Come si chiamava
quel fiume? Ah, sì! Granico.
Faceva freddo e tirava vento, io e Parmenion stavamo osservando la disposizione
dei... Persiani. Parmenion parlava... Che diceva? Stava ammirando la loro
disposizione. Disporsi oltre un fiume largo venti, venticinque metri, un
fiume bizzoso dalle forti correnti e dal fondale irregolare, era stata
un'idea geniale; attaccare in queste condizioni, in evidente inferiorità
tattica (come noi eravamo, avendo meno della metà dei loro cavalieri)
sarebbe stato un suicidio.
Ma io andavo oltre l'apparenza... Forte della mia secolare esperienza tattica
avevo subito identificato una debolezza nello schieramento nemico: in un
eccesso di sicurezza il generale persiano aveva schierato davanti al guado
la cavalleria invece della fanteria; in caso di un attacco ben organizzato
la cavalleria non avrebbe potuto manovrare bene, costretta com'era a ridosso
della riva del fiume, ed il suo valore tattico sarebbe stato drasticamente
diminuito.
La riunione dello stato maggiore... Sì, ricordo anche quella.
Mentre Parmenion esponeva i fatti io stavo in un angolo ad osservare la
scena. C'erano tutti: Alexandros, Parmenion, Antipathros, Antigonus, Seleucos,
Ptolemos, Socrates ad un altro paio di cui ora non ricordo i nomi... Tutti
giovani ufficiali con tante speranze e poca esperienza... Tutti con un
Destino di sangue e Morte davanti, lo scotto per entrare nella storia in
questo periodo selvaggio.
Parmenion espose i fatti ed io aggiunsi, di tanto in tanto, i miei consigli.
Non servì altro, l'intelligenza ed il genio militare di Alexandros
fecero il resto; detti solo un altro paio di consigli durante la decisione
dello schieramento. Alexandros decise di contrapporre ai 10'000 cavalieri
e 5'000 fanti persiani i nostri 10'000 fanti e 4'000 cavalieri nel seguente
modo: le sei falangi furono poste al centro, al lato destro venne schierata
la cavalleria pesante della Tessalonica e della Grecia e la cavalleria
leggera della Tracia mentre al lato sinistro venne schierata la fanteria
pesante, la restante cavalleria pesante e l'esiguo distaccamento di giavellieri
e arcieri in nostro possesso; l'idea base era di un "classico"
attacco a tenaglia, classico per me ma innovativo per quella gente. Serviva
solo un diversivo per farci cadere gli avversari: fu quindi scelto che
Socrates, uno dei nostri generali, facesse una finta sul fianco destro
persiano col suo distaccamento di cavalleria ed una falange di rinforzo.
Appena un'ora dopo ci fu l'attacco. Io osservai poco lontano... Contrariamente
a quanto si possa pensare non mi è mai piaciuto combattere. Non
mi è mai piaciuto veder morire i mortali, gettare al vento, per
motivi spesso futili, la loro unica esistenza.
Mentre i giavellieri persiani si accanivano sul diversivo il resto della
nostra truppa riuscì ad attraversare quasi indenne il Granico.
Me ne andai, tornai qui a copiare... Ora non rimaneva altro che aspettare,
Alexandros e gli altri avrebbero dovuto fare il resto del lavoro...
Sono di nuovo nella tenda e le parole di Alexandros tornano ad avere
un significato, un senso compiuto...
|
-... E insomma... Mi trovavo lì, in piena battaglia, quando ho
visto Mithridates, il comandante nemico, che mi stava caricando urlando
come un pazzo e roteando la scimitarra, un'arma dannatamente lunga e pericolosa.
È stato un attimo, ho afferrato un giavellotto dal corpo di un persiano
morto lì vicino e l'ho scagliato con tutta la mia forza verso Mithridates
conscio del fatto che se l'avessi mancato sarei morto. Beh... Sto qua!
Un colpo perfetto, in pieno petto... Mentre il corpo cadeva ho visto la
punta che usciva dalla schiena. Non ho neanche fatto in tempo a riprendere
fiato che due cavalieri persiani si sono gettati su di me per avere vendetta.
Avevo appena finito di togliere di mezzo il primo che un altro pazzo esaltato
si è gettato su di me; ormai stavo per finirla contro il secondo
persiano e non potevo interrompere l'attacco quindi, mentre abbattevo quest'ultimo,
ho schivato come potevo quello che mi stava attaccando, che ho scoperto
poi essere Rhoesaces, un nobile persiano; Rhoesaces ha intuito troppo tardi
la schivata e, nonostante abbia abbassato il colpo, mi ha solo preso di
striscio al capo con l'effetto di rompermi l'elmetto e farmi sanguinare
un po' al capo mentre io lo trapassavo con la mia spada. Il suo corpo non
aveva ancora toccato il suolo che già un altro persiano mi aveva
impegnato... |
Capisco la sua eccitazione... Una battaglia di questa portata dev'essere
esaltante per un ragazzo di 22 anni. A me, oramai, non fa più nessun
effetto; però lo lascio parlare, assumendo un'espressione interessata,
annuendo e meravigliandomi di tanto in tanto.
-... e proprio mentre ero impegnato con quest'altro sento provenire un
clangore alle mie spalle! Certo non mi lascio distrarre, mi spiccio ad
eliminare questo persiano inopportuno e mi volto... E lo sai che cosa vedo?
- No, cosa?
- Un porco, un certo Spithridates, un ufficiale persiano, stava per attaccarmi
alle spalle ma è stato ucciso dal mio fido Cleitus che con un solo
fendente gli ha mozzato un braccio!
- E bravo il nostro capitano della guardia reale! Alos, ma non sei stanco?
È meglio che torni ai tuoi alloggi ora, finirai di raccontarmi le
tue gesta più tardi...
- Come desidera il mio maestro. Un saluto.
- A te, Alos. A stasera.
Mentre lo vedo uscire dalla tenda, stagliato contro il tramonto autunnale,
ripenso a quando questo giovane condottiero è passato dall'Accordo
di Aristoteles al mio... Mi par ieri quando Philippos (a cui avevo dato
la Sarissa e a cui avevo insegnato l'importanza della cavalleria in battaglia)
lo tolse al tutorato di Leonidas per darlo a me. Poi fu affidato, contro
il mio parere al mio fratello di Psiche che, per quanto lo stimi, non era
la persona adatta; ciò fu presto palese. Sicuramente niente di personale
per il mio Ragionevole collega, è solo che io l'avevo cresciuto
e sarebbe stato un peccato sprecare il potenziale distruttivo di questo
giovane. Certo è che devo anche ringraziare il Destino se ho trovato
la persona giusta per costruire l'impero necessario a portare una nuova
era di pace e prosperità su questa terra...
Purtroppo non potrò stargli vicino quanto vorrei, soprattutto in
un momento come questo; dovrei affidarlo ad un'Alterazione che se ne occupi
in mia assenza... Forse Antipathros è la persona giusta, sveglio,
affidabile e prossimo al Risveglio... Sì, penso proprio che mi rivolgerò
a lui.
|
Finalmente sono di nuovo solo, solo con la mia traduzione... |
|
|
- Salve Araldo di Enigma. |
Mi fermo un attimo a riflettere... è un buon fratello, capace
e sveglio... incredibilmente efficiente nel suo campo. Anche se non ha
ancora trovato (o scelto, a seconda dei punti di vista) il suo nome, la
sua identità mitica, confido che lo farà presto...
L'unica cosa che mi preoccupa è il suo rapporto conflittuale con
Heimdall. Spero che non si debbano mai affrontare direttamente...
Torno sulla mia traduzione.
Lunga, complessa, difficile... Importante!
Una traduzione che già feci... Secoli fa... In un'altra lingua ed
in un altro luogo... Una traduzione il cui Destino è nascosto nei
meandri della mia memoria, pronto a saltar fuori quando meno me lo aspetterò.
Un'altra distrazione. Una voce dall'esterno mi chiama, forse una guardia...
- Roby, che fai a pranzo? Vuoi venire a mensa con noi? Roberto?!? Ma che
stai a fa'? Stai sognando ad occhi aperti?!?
Eccomi di nuovo all'università, tornato dal viaggio nei meandri
della mia millenaria memoria, con la matita in mano ed il libro davanti...
Fisso per un attimo, con sguardo vacuo, i miei colleghi. In un istante
sono di nuovo in me.
- No, mangio al bar. Ma grazie per l'offerta...
- Figurati... Ci si becca tra un'oretta.
- Ok. Ciao.
Li guardo allontanarsi.
Andati. Come i miei ricordi di vite passate.
PATHOS ©
1999
Associazione di Letteratura Interattiva