MANOSCRITTO DI UNA SCIMMIA
CHE BATTE SUI TASTI DI UNA MACCHINA DA SCRIVERE

di Umberto Cardini


Ho già scritto abbastanza romanzi di successo da sapere che non si può iniziare un testamento spirituale scrivendo "Io, Umberto Cardini, in completa lucidità mentale..."; meglio inserirlo in quella faticosissima marcia verso la Baita.

Il paesaggio era piacevole ma lo zaino ricolmo di libri iniziava a pesargli. "Ora mi ricordo perché trent'anni fa ho deciso di smettere di andare in montagna" borbottò Umberto tra se e se, stupito che l`allenamento giovanile riaffiorasse dal suo passato e gli permettesse di reggere questa lunghissima marcia.
La fatica fisica aveva iniziato a cancellare lo stress mentale dei giorni precedenti: lo sforzo con cui aveva controllato il suo "ospite" quando lo aveva usato per rubare la Lancia, l'agonia della sua morte, l`angosciante notizia della fine di Elio. E adesso il disagio di dover convivere con due alleati che gli piacevano punto.

Con Matteo Turant avevano già avuto dei rapporti, dei piacevoli giochi di fioretto in cui entrambi erano usciti non perdenti. Ma scoprire adesso che era stato lui a mettere le mani sulla Coppa; onore al merito, certo, ma poteva almeno evitare di pavoneggiarsi in quella maniera; veniva voglia di tirargli un pugno sui denti per fargli togliere quell'insopportabile sorriso.

E la donna, poi... Cosa diavolo ci aveva trovato Elio: carina, intelligente,molto volitiva, certo, ma non basta per ridurre uno come lui a comportarsi come un liceale in preda ad una cotta, a parlare come in un romanzo di Liala: "devo dimostrare di essere degno di lei." E per farlo si è gettato come un kamikaze per far deflagrare una magia del Signore degli Eserciti e adesso si trova in coma. Vallo a capire l`animo umano.

Comunque adesso mi tocca camminare con questa donna che ha spinto al suicidio il mio miglior amico e con questa ruota di pavone. E le gambe mi fanno male e avrei proprio voglia di fumare.

Cammino. Non è questa la mia opinione di un cammino: il mio concetto richiede al più due passi per arrivare all`altra anta della biblioteca.
E di cammino in quella maniera ne ho fatto, io, Umberto Cardini, professore di Storia Rinascimentale all'Università di Bologna.

Prima mi sono appassionato di quel coacervo di aspirazioni che gli storici chiamano "eresie millenaristiche": Fra Dolcino, il mio eroe; ma anche Dante, e Valdo, e i Catari, e S.Francesco, i Fratelli del Libero Spirito che andavano a letto con S. Chiara.
Metafora elementare, però è sempre stato quello il mio Cammino: cercare di riuscire ad andare a letto con S. Chiara.

Poi il secondo passo di questo cammino è stato ovvio: Ficino, Bruno, Pico e di li` Dee e Fludd e Camillo e quindi Paracelso, Heidelberg, Andreae, Maier, Agrippa e Tritemio.
Tritemio, colui che era capace di trasmettere messaggi ed immagini fin sulla luna; metafora meno ovvia, ma ancora calzante: tramandare l'illuminazione della conoscenza in modo che non possa mai essere spenta.

E poi ho fatto il terzo passo, ed allora mi sembrava solo uno scherzo, un gioco ed invece mi ha portato qui; mi sono infilato negli ambienti esoterico-satanistici, un po’ per curiosità, un po’ per divertimento, un po’ per raccogliere spunti per un terzo romanzo. Volevo capire le pulsioni e le tensioni di quell`ambiente.
Non molto diverso da quello accademico: gente che mente sapendo di mentire.
Nel mio lavoro di storico sono serio ovviamente, ma i trucchi dei miei "cari colleghi" li ho imparati bene e mi sono scatenato ad usarli qui: essendo membro dei Satanic organized Coven, era facile infiltrarmi nella Church of Satan ma ha richiesto ben più fatica riuscire a convincerli ad ammettermi come membro clandestino e ad usarmi come loro pedina all'interno del Temple of Seth di cui ben presto diventai uno dei principali responsabili europei. E cosi` feci fare ai ToS quello che volevo io, convincendo i CoS che questa era la loro strategia ed intanto influenzavo anche i SoC che erano convinti che io stessi manovrando le altre due organizzazioni sotto le loro direttive.

Certo, se dovessi dar retta al mio insegnante di catechismo, avrei perso la mia anima, ma ne valeva la pena; accidenti se ne valeva la pena. Non per i poteri, chiaro, ma per il divertimento.
I poteri, appunto; quelli sono una cosa inutile. "Ci ho i poteri" come dice il bambino della pubblicità. "E ora che ce li hai cosa te ne fai?" gli chiedo io.
Non c'e' bisogno di poteri per costringere una studentessa a venire a letto con te, basta IL potere. I miei "cari colleghi" lo fanno quando vogliono e Satana non c'entra; che poi vadano comunque all'Inferno è un altro discorso.
Allo stesso modo, a cosa ti serve un link uraliano quando basta usare il telefonino? Ho usato i poteri seriamente per la prima volta ieri per questo furto alla Lancia e credo che non lo farò mai più.. È immorale. Come costringere le studentesse a venire a letto con te.
No, preferisco usare la mia intelligenza, la mia astuzia; quello è il vero potere; essere capace di tenere su un dito CoS e SoC e ToS e farli ballare come vuoi tu. Certo andrò all'Inferni anche per quello. Ma ne valeva la pene.

Ma intanto, passo dopo passo, si finisce sulla strada di Damasco. Ero semplicemente tornato ai miei vecchi studi su Agrippa e nella raccolta dei suoi apocrifi noto un testo che la prima volta mi era sfuggito: il Grimoire del Signore del Doppio Spirito.
Mi sono sempre considerato un laico integralista e la poco serietà che ho dimostrato nei confronti del satanismo la ho rivolta a qualunque forma di religione; "evita di fare stronzate agli altri" questo era il mio unico credo e mi sembrava che fosse già più nobile di quello di molti altri. Ma in quel testo trovai qualcosa di diverso, trovai tutto quello a cui avevo anelato.
Quel testo finalmente mi insegnava come andare a letto con S. Chiara e mi tracciava un cammino il cui obbiettivo era proteggere e diffondere la conoscenza; non solo, ma questo cammino richiedeva di fare ciò che avevo fatto per gioco nell`ambiente satanista, spiare, influenzare e tramare alle spalle, ma questa volta con scopi nobili: "Il vostro compito è innalzare la Fiaccola che illumini l'Umanità, attizzare la Fiamma delle speranze umane, preservare il Tizzone che può scatenare l'incendio.
Preservare, diffondere ed estendere la conoscenza, le aspirazioni, i segreti che i nemici dell'Umanità cercano da sempre di soffocare; difendere e nascondere tutti gli eretici e i ribelli che essi vogliono condurre sul rogo; ergersi come Paladino dell'Uomo contro tutti gli Dei.
In altre parole diffondere (e tenere sotto controllo) tutti i poteri positivi del Signore delle Mosche; controllare tutti i Seguaci sia del Signore delle Mosche, sia dei Sette Pilastri, sia del Signore dell'Esercito, per essere in grado di far fallire i loro piani malvagi e proteggere l'Umanità dai loro poteri negativi."  Non sono ingenuo e so benissimo che i Rosacroce non sono mai esistiti se non nella fantasia di Andreae, nella propaganda politica di Chiristian von Anhalt, nel progetto filosofico della Royal Society e nel romanzo incompiuto di Buendia. Così, a differenza di Cartesio, non mi sono messo a cercare di contattare i Camminanti; ne parlavo nell'ambiente esoterico come di un affascinante progetto filosofico. Fino a quando non mi contattarono loro e scoprii che già da tempo ero una loro pedina.

E così il cammino che mi aveva condotto al Signore del Doppio Spirito mi condusse anche su questo sentiero di montagna che costeggia dei maledetti burroni.
Infatti Elio, uno dei miei migliori amici nell`ambiente dei SoC, mi aveva contattato per interpretare alcune pergamene del Fondo Malnipote e la Guida del Cammino, una volta informato, mi aveva dato l'incarico di occuparmi di questa faccenda tenendo Elio sotto controllo.

All'inizio la cosa fu divertente. Io non so cosa possano vedere nella Coppa Elio e i miei compagni di gita; per me è una delle tante reliquie o pseudo tali della cultura medievale, come il Catino degli Embriaci e la Sindone.
Però scoprire parte della sua storia ed illuminare certi capitoli oscuri della storia dei Templari, come gli intrighi di Richard de Bures e di Filippo Montfort, per me è stato un grosso piacere scientifico. Peccato purtroppo che una storia di questo tipo non possa essere pubblicata nell`ambiente accademico.

Ancora una volta fu il gusto mio e di Elio ai libri curiosi a farci acquistare il Carteggio Bacchini-Malnipote e scoprire la traccia successiva nella storia della Coppa. Ma il gusto della ricerca storica fu subito sostituito dalla necessità di agire e sconvolse la mia vita di bibliofilo pantofolaio.
La Guida del Cammino affidò a me il compito di recuperare la Coppa sia pure con la consulenza di Elio; fui così accolto temporaneamente tra i Dieci Sephirot dei SoC, scegliendomi il nome di Brother Belbo dal protagonista del mio secondo romanzo. È stata una piacevole avventura e solo ieri ho scoperto che ho perso per un soffio: se il furto alla Collezione Oneto fosse stato condotto la notte prima, avrei potuto scoprire che era solo sufficiente recuperare i messaggi cifrati. E questo pavoncello non mi avrebbe costretto a scarpinare in montagna. Un solo giorno prima e potrei starmene a casa a leggermi questa interessante raccolta di saggi sul Libro di Soyga.

A peggiorare le cose, questa donna si è alleata con i Camminanti per rubare la Lancia e custodire assieme i Tre Pezzi; la sua idea era di collaborare con Elio ma quello si è definitivamente bevuto il cervello e quando non parlava come Liala si metteva a citare Carolina Invernizzi: " La mia partecipazione attiva potrebbe far fallire il progetto.
Non sono degno.La missione potrebbe essere corrotta dalla mia malvagità." Ma si è mai sentito della castronerie di questo tipo? Comunque, ha preteso che io prendessi il suo posto. E così eccomi qua costretto a recitare come coprotagonista nel furto della Lancia, dove non me la sono cavata neanche male: quel tale lo ho spedito nel paese dei sogni. E adesso costretto a fare il Vegliante con questi due tipi che simpatici proprio non sono. E con i polpacci ed i polmoni che non ne possono più.

Per fortuna, Turant si fermò, annunciò che si era quasi arrivati; ci volle solo un`altra mezz'oretta di marcia ed alcune soste per finalmente arrivare alla destinazione.

Dopo una decina di minuti su un sentiero che l'umidità del torrente che cadeva nell'orrido con una serie di cascatelle rendeva molto viscido, essi giunsero ad una radura dove il bosco si faceva meno fitto e tra gli alberi si potevano distinguere i ruderi di diverse malghe, uno dei quali sembrava restaurato recentemente.

Turant si rivolse ad Umberto: "E' qui che viviamo quando siamo qua in montagna" A questa notizia, Umberto sentì i muscoli rilassarsi, si tolse lo zaino e si accese una sigaretta, contento di essere arrivato al finale: "Il posto è piacevole. E c'e' anche una morale, come dice la contessa.
Sembra l'immagine del Cammino del Doppio Spirito. Un cammino irto, faticoso, accidenti se è faticoso!..., pericoloso. Però percorrendo questo cammino si arriva qui: alla pace, alla comprensione, al riposo Però vi confesso che preferisco camminate più metaforiche che non così tragicamente reali: mi sono mezzo bagnato e le gambe non le sento più..." Mentre fumava, Umberto pensava tra sé: "Speriamo almeno che anche questo Cammino che mi ha portato dal letto di S. Chiara fino alla Custodia dei Tre Pezzi, mi dia una paragonabile comprensione spirituale. Ma ne dubito." Così, diviso tra timore e speranza si rivolse a Turant chiedendogli: "La Coppa è qui, se ho capito; mi permettete di vederla? Dopo tutto quello che ho metaforicamente sudato per Lei..." E quando vi fu condotto, scoprì che non meritava il Cammino.

*       *       *

Quando, più di un mese dopo, Umberto dovette percorrere di nuovo lo stesso cammino, il suo cervello era quasi anestetizzato da quanto aveva visto e i suoi muscoli ormai molto più allenati, per cui si poté godere il piacevole paesaggio.

Quel giorno, nello stesso tempo, aveva ritrovato un amico che temeva di avere perso quando Elio uscì dal suo comò ed aveva perso un amico che sperava di aver ritrovato quando scoprì cosa lo aveva occupato.
Forse era proprio quello che Elio desiderava; tempo fa, quando lui gli aveva riferito della leggenda araba scoperta da Cushing, Elio col suo solito stile, che questa volta gli ricordava più Guido da Verona che non D'Annunzio, gli aveva detto: "Prometeo, Il Portatore di Luce, Lucifero, colui cha ha donato all'uomo il desiderio della conoscenza, il peccato originale, il libero arbitrio. Se fosse vero, mi piacerebbe offrirmi a Prometeo, mettermi a servizio di una missione ancora più luminosa di ogni altra." E Umberto si rendeva conto che non aveva perso soltanto un amico; anche quella donna, che lui aveva evitato con cura perché riteneva colpevole del coma di Elio, non poteva non sapere il rischio che avrebbe corso per salvare Elio. Quando Umberto stava capendo cosa succedeva e cambiava la sua opinione su di lei anch'essa era stata occupata.
Come aveva sentito dall'ospite di Elio: "Ho trovato l'Uomo Nuovo e la Donna Nuova che ho cercato nel Deserto".
Forse dietro quanto era avvenuto c'era un metafora su cui riflettere che lo avrebbe illuminato; un altro passo nel suo cammino.

Ma quella sera stessa Umberto acconsentì a collaborare al rituale che Turant aveva realizzato per sintonizzarsi col quarto Pezzo.
E fu allora che il Cammino di Umberto si trasformò in una slavina che solo adesso egli era capace di.contemplare e comprendere.

Tutto era iniziato quando stava sfogliando distrattamente la sua copia anastatica di un Vangelo miniato prodotto dalla scuola del Fouquet; la miniatura dell`Aquila Alata che apriva il Vangelo di S. Giovanni lo attirò al punto di mettersi a leggerlo ed invece del classico "In principio era il Verbo" trovò un testo apocalittico sull'Avvento dell'Angelo Sterminatore, sull`apertura delle  Grate del Paradiso, sulla sua responsabilità in quanto Alfiere dello Spirito, Signore della Fiaccola.
Frasi che lesse e rilesse più volte fino ad impararle a memoria ma che l'indomani non trovò più, sostituite di nuovo da "In principio era il Verbo"  Per un poco aveva pensato ad un sogno ad occhi aperti che fondeva i suoi interessi per la letteratura apocalittica con certi passi oscuri del Grimoire del Signore del Doppio Spirito. Ma ben presto Elio lo aveva informato della minaccia dei Purificadores e questo implicava una conclusione sconvolgente; Demoni (e quindi Angeli Sterminatori) non sono nient'altro che raffigurazioni mi(s)tiche di quelle pulsioni, di quelle forze cosmiche che vanno col nome di Signore delle Mosche, Signore degli Eserciti, Sette Pilastri. Quelle forze cosmiche, i loro mana, esistono; ma nessuna persona ragionevole può realmente credere che Demoni o Angeli Sterminatori abbiano una qualunque parvenza di realtà se non junghiana. E adesso avrebbe dovuto ammettere che i Quattro Angeli gli abbiano veramente parlato? Preferì non porsi la domanda.

Intanto aveva partecipato al rituale, ma a questo era già aduso: era stato uno dei nodi intermedi nel Doppio Link Uraliano quando avevano rinchiuso le Porte della Morte aperte nell`Antro della Sibilla Cumana. L`attacco contro l`Angelo Sterminatore non era stato molto diverso: una forza cosmica che passa attraverso di lui e che lui potenziava e dirigeva fino a colpire ed annullare un’altra forza cosmica; solo che questa volta le forze non erano più quelle del Signore delle Mosche; quelle di cui era stato canale erano quelle dei Sette Pilastri e il bersaglio quelle del Signore degli Eserciti.

A sconvolgerlo era quanto era successo dopo, quando aveva visto realizzarsi la leggenda araba della Fiaccola di Prometeo che Cushing gli aveva raccontato; e adesso si rendeva conto che gli uomini accanto a lui erano davvero carichi di quella forza cosmica che lui associava ai Sette Pilastri.
Era stato lui a spiegare a Turant in quel viaggio in treno di ritorno dal Carnevale di Firenze la sua visione delle forze del Signore delle Mosche, come se fossero la corrente del fiume, impetuosa e catastrofica, ma che poteva essere dirottata ed utilizzata per irrigare i campi e azionare i mulini, che poteva essere incanalata grazie a degli argini; era questo il modo giusto di sfruttare il Signore delle Mosche e il Cammino del Doppio Spirito era niente di più che un corso di Ingegneria Applicata.

Umberto era ancora convinto che non fosse difficile riuscire ad adattare anche le Forze dei Sette Pilastri in uno schema metafisico non dissimile.
Ma le sue speranze furono infrante quando i Quattro Pezzi entrarono in sintonia.
Già i tre, una volta riuniti, avevano emesso una sensazione di euforia, ma Umberto non si era lasciato contagiare e, scettico per principio preso, l'aveva attribuita all'ovvia euforia dei suoi compagni che stavano metabolizzando il loro trionfo.
Ma questa volta fu diverso: non era la corrente di un fiume che sgorgava dai Quattro Pezzi, ma fu una slavina che travolse Umberto facendolo precipitare in un abisso dove non era in grado di trovare punti di sostegno a cui ancorarsi.
Umberto stava contemplando l'incredibile possibilità che i Quattro Alati, gli Angeli e i Demoni e i Sette Pilastri non fossero solo delle metafore ma esistessero realmente. Ma se questo era vero, allora quello che lui aveva sempre creduto essere la realtà, la stessa vita umana sarebbe stata solo una metafora; ma la metafora di cosa? Precipitò nell`abisso senza avere neanche il coraggio di urlare.

*       *       *

Umberto evitò con cura i contatti con gli altri Veglianti facendo lunghe passeggiate nei boschi ma soprattutto sedendosi su una roccia a guardare le cascatelle che il ruscello formava nell'orrido.

In testa aveva sempre come un sottofonda la canzone di Branduardi del vecchio che sognava di essere un farfalla che sognava di essere un vecchio e la scena iniziale del film di Kubrick.
Ma quello che lo ossessionava di più era la scena finale di un vecchio film di kung-fu, Legend of the Mountain, in cui un mago alla presenza di una pantera si ritrasforma nella capra che era stato fino a quando il suo studio dello zen gli  permise di trasformarsi da capra in un potente demone.
A questo mi ha condotto il mio cammino, pensava: dall'aspirazione di andare a letto con S. Chiara a scoprire di essere una scimmia che sogna di essere un uomo che scopre di essere una scimmia.

Quello che lo innervosiva di più era la demenziale fede dei seguaci di Pathos; sostengono di essere stati "illuminati" perché gli è stato rivelato che le loro emozione non sono mai state loro, ma sono state prodotte da questo maledettissimo monolite. Ciononostante sono fieri delle emozioni che gli sono state imposte; parlano di libertà, di libero arbitrio, di liberarsi dalle note ed allo stesso tempo vogliono di fare in modo che le emozioni restino.
Il loro pensiero è un`aporia demenziale: o le emozioni sono loro ed allora che bisogno c'e' di farle restare; oppure sono state imposte da fuori, come un virus dall'esterno.

Si può anche ammettere che ci fosse stata bisogno di una scintilla, come nel film di Kublick: senza il monolite le emozioni non sarebbero state risvegliate in noi scimmie; ma le conseguenze poi sono ovvie; non ci vuole neanche il Rasoio di Ockham per capire che ci sono solo due alternative.
O una volta risvegliata la scintilla, l'uomo possedeva le proprie emozioni ed allora la permanenza dei Sette Pilastri è stata quanto meno un fenomeno di parassitismo; peggio se è vero, come alcune delle Note si vantano, che si sono divertiti a giocare con l'umanità; e le parole postume di Buendia che definiva le azioni dei Sette Pilastri come "Operazione Olocausto" aveva un taglio agghiacciante.
Oppure le emozioni dell'umanità sono da sempre effetto dell'emanazione dei Quattro Pezzi; ed allora noi non siamo altro che scimmie che sognano di essere uomini.
Entrambe le conclusioni sono terrificanti; in entrambi i casi, infatti, non siamo altro che rametti di pino che corrono nella corrente di un ruscello da una cascatella all'altra mentre LORO si divertono a guardarci.

I più lucidi fra di loro hanno fatto l'unica cosa sensata: scommettere.
Quelli che credono che la permanenza di Pathos fosse davvero un'Operazione Olocausto agiscono per l'Euforia, per liberare l'umanità di questo schiavismo in modo che le emozioni umane possano aprirsi liberamente.
Quelli che credono che sia il Monolite a mantenere accesa la scintilla agiscono per la Disforia, per garantire che la scintilla non si spenga e che la fiamma continui a bruciare.

In questo contesto non ci sono, purtroppo, scommesse pascaliane.
Ma i più non vogliono capire: come l`Asino di Buridano incapaci di avere quantomeno il coraggio di usare il loro arbitrio e fare la loro scommessa, si baloccano nella fantasia che sia possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Ed allora si riempiono la bocca con la parola di Anomalia e si illudono che sia possibile liberarsi dall'Operazione Olocausto ma tenendo allo stesso tempo preservata la scintilla.
Come si fa ad essere così ottusi: una volta ammesso che la scintilla è essenziale, l'unica conclusione possibile è che siamo delle scimmie che, grazie alle note, sognano di essere uomini; ed allora perché se ne vogliono liberare? E, contrarywise, una volta ammesso che i Sette Pilastri hanno tarpato e deviato le emozione umane, perché vogliono che parte di loro resti? È come in politica: o vuoi il Feudalesimo o vuoi la Democrazia ma non puoi pretendere l'Assolutismo Illuminato...

È non voler vedere cosa succede; eppure è semplice: quando il Monolite sarà partito sapremo la verità. O scopriremo che la scintilla era accesa da sempre, che le emozioni sono nostre e che quindi siamo stati usati per il loro divertimento; oppure saremo di nuovo delle scimmie. Perché non c'e' spazio di scelta. Non si può giocare a questa scommessa.

Spense la sigaretta e si fermò a guardare i rametti di pino che aveva gettato nel ruscello e che stavano correndo da una cascatella all'altra.
Poi scoppio a ridere: una cosa però la posso fare finché ho ancora il mio libero arbitrio, pensò: farmi almeno una buona scorta di banane per poter sopravvivere.

21 Ottobre 2000

Umberto Cardini

*       *       *

Riprendo questa note, il giorno prima del D-Day.
Ci ho pensato e mi sono reso conto che anche in questa tragica situazione c'e' pur sempre una scommessa pascaliana.
Oggi sono un uomo, ho ancora il mio libero arbitrio.
Domani forse sarà lo stesso ed allora saprò definitivamente che sono stato sfruttato da un virus parassita che si è divertito a giocare con le mie emozioni.
Oppure sarò una scimmia contentissima di mangiare le banane di questo casco.
In entrambi i casi la mia vita, la vita che mi sono costruita (o che credevo di essermi costruita) sarebbe stata terminata.
Ho cercato per anni di andare a letto con S. Chiara e nel momento in cui ci riuscirò, scoprirò comunque che il mio Cammino portava soltanto davanti alla pantera.

Ma oggi posso ancora scommettere, posso usare per l'ultima volta il mio libero arbitrio.
E lo uso per suicidarmi.
Perché il mio Cammino termina qui

U.C. 28/10/00

[N.d.E. Il cadavere di Umberto Cardini è stato trovato il 29 Novembre in una baita nella montagna torinese. L'autopsia ha confermato che il professor Cardini si è suicidato con un colpo di pistola alla tempia. La sua mano sinistra stringeva una banana.
Questo suo manoscritto autografo è stato trovato accanto a lui]


PATHOS © 2000
Associazione di Letteratura Interattiva