LIGHT

di Diana Di Giovanni e Giovanni Cornara


“Quindi non sei ancora convinto? Peccato…
Però forse conosco un modo per farti capire… preparati allora, potresti passare una strana notte…”

Nel leggere il messaggio di Andromaca, Renzi rimase per un momento perplesso… cosa voleva dire?
Andò avanti.

“Vedi quel piccolo ragnetto sul muro? È il mio messaggero. Seguilo.”

Come? In effetti con la coda dell’occhio Renzi catturò un fugace movimento vicino al monitor del proprio computer. Si accorse che era proprio un ragno che, appeso al suo filo, si stava calando lentamente sul tavolino. Coincidenze, pensò Renzi; ciononostante continuò a fissare il ragno, mentre questo cominciava una strana danza. Stava creando una ragnatela sul ripiano, fili appena visibili, brillanti alla fioca luce dello schermo.
Renzi continuava a guardare il ragno che si muoveva avanti e indietro, per poi fermarsi al centro della ragnatela. Si rese conto che non era in grado di distogliere lo sguardo. D’un tratto la tela cominciò a muoversi, prima in maniera impercettibile, poi sempre di più, in un’ampia spirale, e intanto cresceva, sollevandosi dal ripiano e riempiendo tutta la stanza. Renzi, rapito continuava a fissarla, si accorse di stare sudando, il suo cuore batteva all’impazzata e fu colto da un forte senso di vertigine che per poco non gli fece perdere i sensi.
- Che diav… - cercò di dire ma le parole gli rimasero in testa, rimbombando come i rintocchi di una campana, mentre le vertigini aumentavano. La spirale lo avvolse, cercò di lottare, di resistere, ma era tutto inutile, si sentì portare via, in un caleidoscopio di luci e sensazioni. Perse i sensi.

Quando rinvenne la testa gli girava ancora, non riusciva a vederci troppo bene. Poi, ripresosi, si accorse di non essere più nella sua stanza…
Intorno a lui c’era un giardino, ricco di piante e fiori baciati dalla luce della luna, una dolce, fresca brezza, profumata dalle essenze di mille fiori lo accarezzava. Si guardò intorno. Il cielo terso puntinato di stelle, costellazioni mai viste prima. Per terra risplendeva un grande mosaico, formando un’intricata ragnatela tra le aiuole, e lui era esattamente nel centro.
Il rumore di acqua che zampilla lo fece tornare in sé; seguendolo notò un sentiero tra le siepi.
Dove mi trovo? Sto sognando? È strano, non sembra un sogno, eppure non sembra totalmente reale… cosa mi sta succedendo?
Imboccò il sentiero, attirato dal rumore dell’acqua. Un ramo più basso degli altri lo sfiorò con le sue foglie. Sentiva l’erba sotto i suoi piedi, il terreno morbido che sosteneva i suoi passi; la debole luce lunare era sufficiente per mostrargli altri scorci di quel meraviglioso giardino che pareva inviolato dalla mano dell’uomo.
Una radura cosparsa di fiori gli si aprì di fronte, tutt’intorno macchie di alberi che le donavano intimità; al centro i meravigliosi giochi d’acqua e di luce di una fontana.
Si avvicinò con cautela, guardandosi intorno, l’atmosfera serena lo rese man mano più tranquillo. Poi un movimento tra le ombre attirò il suo sguardo. Una figura si era alzata lentamente dal bordo della fontana, la voce profonda e calda come un velluto blu scuro: - Finalmente sei qui Giovanni… sei tu che vuoi conoscere la differenza fra gli uomini e le Note, vero? –
- Io... sì... ma tu chi sei? Come fai a sap... – si fermò, ripensando alle parole di Flavius… magia
- Io? Chi sono? Eppure stavamo parlandone poco fa. Mi pareva fosse preferibile parlarne a quattr'occhi... –
Renzi la vide avvicinarsi ed ebbe tutto il tempo di ammirare la sua bellezza, la sua eccessiva bellezza… i capelli neri complicatamente intrecciati a un cerchietto d’oro bianco, un candido peplo di lino che accarezzava l’erba piegata sotto i piedi nudi e due intensi occhi viola, da cui traspariva una saggezza che quasi lo spaventava.
- Andromaca? – chiese stupito Renzi - Dove mi trovo? -
- Vuoi parlare con Andromaca? Ora arriverà ma c'è Medea con lei… le conoscerai entrambe. Io sono la parte immortale di colei che conosci come tutrice. Io sono Aracne, Desiderio di Concordia, e questo è il mio dominio… o meglio il giardino di quella che è la mia casa nel mio dominio. -
Immortale? Dominio? Ma allora… No, non può essere vero... sto sognando. Non c'è altra spiegazione. Pensò Renzi.
- Ne sei certo? – gli chiese Aracne. Come faceva a sapere quello che pensava?
- Posso offrirti un tè? O preferisci altro? -
- No, grazie. Una tazza di tè può bastare – si ritrovò a rispondere Renzi, senza neppure averci pensato.
- Bene. Ma perché non mi fai le domande che volevi? Dopotutto è per questo che sei qui… -
Nel frattempo non aveva chiamato nessuno, come faceva a offrirgli il tè allora?
- Ecco... io mi stavo domandando se è tutto vero... insomma, quello che ho sentito dire da Spiner, Pantarkos e gli altri… riguardo al Pathos... e agli Immortali... sono mesi ormai che non riesco a pensare ad altro... e se fosse tutto vero? E se davvero la realtà non fosse quella che si è sempre presentata di fronte ai nostri occhi? -
- Infatti la realtà è quella che ti è stata mostrata in questi ultimi mesi. Sei tu che non hai ancora avuto il coraggio di accettarla.-
- Vedi io... io non ne sono ancora sicuro... -
Da un punto imprecisato dietro le fronde gli parve di sentire delle voci che si avvicinavano.
- In che senso non ne sei ancora sicuro? Davvero pensi di stare sognando? -
Intanto Renzi si voltò, due figure si profilavano tra le ombre, parevano discutere animatamente.
- Non sono sicuro neanche di questo… credo di stare sognando, ma… -
- Forse è davvero solo un sogno, o no? – Renzi sussultò, voltandosi nell’udire una voce conosciuta.
Flavius Spiner fece capolino da dietro una siepe. Ad un invito di Aracne si avvicinò, inchinandosi: - Mia signora… – disse, – Signor Renzi… – aggiunse sorridendo.
Renzi era confuso: - Spiner? E lei che ci fa qui? -
Nel frattempo le due figure erano uscite dal boschetto e si stavano avvicinando. Giovanni vide che erano due donne, una dai lunghi capelli neri, con indosso un abito lungo, molto semplice, camminava a piedi nudi; l’altra era un incubo, le braccia lunghissime artigliavano il terreno e i capelli spettinati frustavano l’aria intorno come fossero dotati di vita propria.
- Gliel’ho detto, forse è solamente un sogno. – rispose Flavius – Si è mai chiesto quanto è potente la forza dei sogni? – poi, dopo una breve pausa, – Ha mai sognato, signor Renzi? -
- Sognato? Certamente ma molto spesso ho dovuto rinunciarvi… -
- Signor Renzi, il suo cuore tende al Sogno per definizione, ascolti la sua anima. – Flavius sorrise placido.
- Non stai sognando – intervenne Aracne - e domani potrai anche chiedere a Flavius se quello che è successo stasera è reale o no. – poi, indicando le due figure, che ormai erano vicine alla fontana: – Permettimi di presentarti Andromaca e Medea, le due parti umane di me. -
- Andromaca!!! Sorellina!!! – la salutò Flavius, - Finalmente posso chiamarti così. -
- Bentrovato Flavius – sorrise Andromaca.
Medea sbottò, con una voce da stridio di gesso sulla lavagna: - E questa riunione che vorrebbe significare? -
Flavius aggrottò la fronte, poi sorrise: - Ah, non lo so... io sto dormendo! -
- Oh scusate, mi stavo dimenticando... – intervenne Andromaca prendendo il cesto che aveva con sé e tirandone fuori tutto l'occorrente per un tè: fornellino, teiera, acqua, pentolino e un bell'assortimento di miscele, nonché pasticcini e salatini vari.
- Lapsang Souchong c'è? – chiese Flavius.
- Si certo, anche noi tre lo beviamo spesso. – rispose Andromaca, - Tu cosa preferisci Giovanni? -
Dormendo? Non ci capisco più nulla. Pensò Renzi tra sé, poi ad Andromaca: - Fai tu, non ho preferenze particolari. –
- Che cosa non capisci Giovanni? Proprio non vuoi accettare di essere in un posto che non è più la tua casa? -
Flavius cercando il suo te preferito si fermò un momento guardando Giovanni: - Ma come? Ancora cosi pieno di Dubbi? Così scettico? -
- Si, perché, non posso avere dei dubbi? -
Medea appariva visibilmente annoiata: - Ufffffff… ora anche il tè in compagnia ma mai possibile che non si può stare un po' tranquilli? -
Aracne sorrise come a uno scherzo che conosceva solo lei: - Non fate caso a Medea, è sempre un po’... irritabile... tu lo sai vero Flavius? -
- Si, credo di sapere come si comporta Medea, – Flavius le sorrise, poi, alle parole di Giovanni si irrigidì, il volto serio,
- Dipende signor Renzi... dipende. Può permettersi di bere dal seno di mia Zia Dubbio quando vuole... e su quello che vuole… ma lei è entrato a far parte di quello che si chiama Pathos... e, Pathos, da un punto di vista puramente materiale è una setta con la sua Cosmogonia Teologica... Tale cosa le è stata spiegata più volte. -
- Cosa ti toglierebbe ogni dubbio Giovanni? - lo interruppe Aracne - Ti basterebbe che domani Flavius ricordasse come te ogni particolare di questo "sogno", come ti ostini a chiamarlo? -
- Sì, credo di sì. Potrebbe essere una prova sufficiente. -
- Ottimo, - Aracne sorrise, - e se vuoi vedere qualcosa di incredibile, chiedi... qui io sono la volontà assoluta... vuoi due lune? Vuoi respirare acqua? Come credi... sono disposta a farlo... per gioco... -
- Ora ci manca che facciamo i giochini per convincere i testoni poi siamo a posto! - gracchiò Medea, ignorata dagli altri.
- Per… gioco? - chiese Giovanni perplesso.
- Si fratellino... per gioco... non vorrai per caso continuare a respirare acqua anche una volta tornato a casa tua? Non vivresti molto... - Dietro il suo sorriso Giovanni e Flavius poterono intravedere uno sguardo che rivelava quanta crudeltà potesse mostrare se necessario...
- No... credo di no... - Giovanni sorrise - A meno di trasferirmi sott'acqua… -
- Appunto. Allora, qualche richiesta? -
- Nessuna in particolare… qualcosa in grado di stupirmi… -
Andromaca si avvicinò a lui: - Giovanni sarà bene che non pensi a tutto questo come ad un sogno... e soprattutto che cerchi di non uccidere più i ragni se dovessero venirti nelle vicinanze... -
- E chi li uccide i ragni? Sono così simp… - sentì un respiro caldo sulla nuca, poi una lingua grande, ruvida e asciutta che gli raspava una guancia. Si voltò.
Una grossa leonessa dal pelo nero a pallini bianchi era seduta di fronte a lui. Scoprì le zanne in una sorta di buffo sorriso. Renzi era terrorizzato. - Hai un buon profumo, sai? – disse la leonessa, - Balleresti con me? -
Una dolce musica iniziò a spandersi nell'aria. Giovanni si rese conto che erano i fiori a cantare… si ritrovò a guardare perplesso una margheritina che cantava con una voce acuta di soprano. Si voltò verso Aracne, con un’espressione a metà tra lo stupito e lo spaventato.
- Beh, dovresti risponderle, – disse lei - in fondo ti ha invitato no? -
- Non sono mai stato un gran ballerino... – disse Renzi. Questa te la sei cercata, pensò tra sé.
Intanto la leonessa insisteva: - dai… balliamo, non senti la musica? -
- Si, direi proprio di si. – disse Aracne in risposta al suo pensiero, - Attento a non pestarle le zampe! -
La leonessa scodinzolava felice alzandosi sulle zampe posteriori per ballare. Nel vedere la scena Medea cominciò a ridere di gusto, beccandosi un’occhiataccia da Renzi.
- hihihhihihihi… beh questo mi piace! -
- Medea sei proprio incorreggibile!- La riprese Andromaca - Possibile che non ti riesca mai di essere un po' cortese? -
Giovanni e la leonessa cominciarono a ballare, cullati dalla musica. Magicamente i fiori, anche se venivano calpestati, non ne risentivano e si riunivano subito al coro.
Medea continuava a ridere a crepapelle, mentre Flavius, osservando la scena divertito si avvicinò ad Andromaca:
- Non approvi lo scherzetto? Al signor Renzi farà bene un po' di movimento. -
Dopo aver lanciato un'occhiata di traverso a Medea, Andromaca gli rispose: - Non è che non approvo il ballo... è Medea che è come sempre impossibile… -
- Capisco cosa vuoi dire, però ogni tanto è necessario un duro colpo. -
- Perché non balliamo anche noi due invece? – propose Andromaca.
Flavius appoggiò le mani sulle spalle di Andromaca sussurrandole ad un orecchio: - Sorellina... sono una schiappa a ballare... normalmente... ma... beh... chissà se qui sono un poco migliorato... -
- Sono certa che starai attento con quelle scarpe visto che io sono a piedi nudi vero? – Andromaca si alzò, porgendogli la mano.
- Già, certamente Sorella, starò più attento che mai. - Flavius afferrò dolcemente la mano di Andromaca... aiutandola ad alzarsi. Un'altra coppia iniziò a ballare alla musica dei fiori.

- Come mai non mi parli? – gli chiese la leonessa - Sei davvero così sorpreso? -
- Ecco... – rispose Renzi imbarazzato - Non avevo mai ballato con una leonessa prima d'ora... -
- Davvero? – la leonessa appariva stupita - Preferisci forse ballare con le giraffe? O forse le gazzelle? -
- Beh... io sono abituato a ballare con delle ragazze... esseri umani -
- Solo ragazze? – a Giovanni parve che la leonessa avesse assunto un’espressione leggermente imbronciata - Non sai che ti perdi allora. Ma adesso hai modo di giudicare, no? -
E in effetti Giovanni si sorprese nel trovare incredibilmente facile ballare con lei, sentiva i propri movimenti venirgli naturali come non mai.
Strano, pensò, non ricordavo di saper ballare così.
Intorno alla radura, intanto, sciami di lucciole colorate volteggiavano creando strani giochi di luce e anche l’acqua della fontana aveva modificato i getti andando a tempo con la musica.
Da alcuni sentieri giunsero altre figure attirate dalla musica, altre coppie si aggiunsero alla danza: lupi e pecore, gazzelle e leopardi, elefanti e ippopotami, ballavano tutti insieme senza paura l’uno dell’altro, iniziando un fitto chiacchiericcio tutt’intorno, mentre la brezza profumata di fiori riempiva il cuore di Concordia.
Giovanni si lasciò andare, rapito dalla musica. Da quanto tempo non mi sentivo così bene? Pensò D'un tratto mi sembra che tutte le preoccupazioni, tutti i dubbi siano svaniti... se di un sogno si tratta non vorrei svegliarmi...
No, non è un sogno. Sono sicuro.

Flavius e Andromaca continuavano a ballare.
- Beh... Sorella... è un bel po' che non ci si vede... cosa mi racconti? -
- Che vuoi che ti racconti Fratello? Niente di nuovo. Sono ferma da parecchio ormai. -
- Anche tu ferma? È un vero peccato. E la vita? Come si vive con qualcos'altro dentro di te? -
- Qualcos'altro? Ma io vivevo già da molto con Medea… solo che ora siamo in tre… -
- Quindi non ti senti molto diversa da prima ? Non senti pesi maggiori sulle spalle? - sorrise leggermente, - Non voglio essere disfattista... mi preoccupo semplicemente. -
- Andromaca, io, diversa? No, affatto. Io sono io, Medea è Medea e Aracne è Aracne... abbiamo fatto un patto. Lei potrebbe schiacciarci ma ci siamo accordate per... dividere lo stesso appartamento si potrebbe dire. -
- Sorellina sono contento per te... spero che tu possa metterti d'accordo con Aracne. Io ho la dannata tendenza a chiamare le Note col loro nome Mortale... e poi verso di te questa tendenza è addirittura maggiore. Ti chiamerò spesso Andromaca. Vi chiamerò spesso Andromaca... -
- Ci? Beh, se vuoi parlare con noi tre insieme chiama Shammuràmat... quando siamo in tre, d'accordo fra noi, è così che ci chiamiamo. -
- Mi risulta difficile... si offenderebbe qualcuno se continuassi a chiamarti così? -
- No, non credo... non saresti l'unico. Marco, nostro figlio, continua a chiamarci solo Aracne... non c'è verso. -
- Il Tengu? È una fragile figura, o almeno appare tale, ma sotto le sue ali riposa la saggezza. -
- Poverino, a volte vorrei trovasse qualcun altro da amare... -
- Il Tempo e il Destino faranno il loro corso anche per lui, vedrai. -

Dopo un po’ Giovanni sentì qualcuno bussargli sulla spalla. Voltatosi, vide che era un grosso cervo, di un improbabile color argento.
 - Scusi signore, potrebbe essere così cortese da cedermi la sua dama per un ballo? – chiese, mentre Medea rovesciava la tazza col tè in un ennesimo scoppio di risa.
- Non ho nulla in contrario, sempre che lei sia d’accordo – rispose educatamente Giovanni.
- Beh... sarebbe scortese rifiutare ti pare? – gli disse la leonessa - Ma sono certa che potrai trovare qualche altra signora in attesa di ballare qui intorno. – poi gli sussurrò: - Se aspetti al prossimo ballo torno… – e gli fece l’occhiolino.
- Magari più tardi... per ora ho ballato fin troppo... - lasciò cervo e leonessa al loro ballo e si allontanò dal gruppo, sdraiandosi sul prato a guardare le stelle. Il suo riposo fu interrotto dalla stridula risata di Medea.
- Hehehehee, ti sei divertito a ballare? Non balli più ora? Poverino, ti hanno portato via la tua dama? -
Fece per ribattere ma si trattenne. Una figura seminascosta dietro un cespuglio aveva attirato la sua attenzione, gli sembrò di sentirla sospirare.

- Ehi, guarda chi ha finito di ballare… - disse Flavius, vedendo Renzi alle prese con Medea, - Che facciamo, lo coinvolgiamo nel nostro ballo Sorella? -
- E come? – chiese Andromaca.
- Come? Andando da lui e tirandolo su da terra... Tra l'altro Medea lo sta importunando... Che facciamo lo salviamo o lo lasciamo al suo Destino? -
- Come si può ballare in tre? Dai, vedrai che troverà un'altra dama. E Medea prima o poi si stuferà... spero. -
- Speri? Mmmh... non me la racconti giusta... tu sai qualche cosa... dove si sta dirigendo il nostro neo-fratellino? -
Andromaca assunse un’espressione di falso stupore: - Io? Perché? -
- Perché ho l'impressione che quel tuo sorriso nasconda qualche cosa di interessante per il signor Renzi... – ridacchiò Flavius.
- Sei troppo malizioso tu… - fece una pausa, - Certo è che io e Medea siamo parte di Aracne e questo dominio è anche il nostro... -
- Appunto per questo ho l'impressione che tu sappia… comunque fa niente, mi diverte questo ballo, continuiamo. E lasciamo pure il signor Renzi alle sue prime esperienze oniriche… -

Giovanni lasciò perdere Medea e si avvicinò al cespuglio. La figura, vedendolo avvicinare si nascose, facendo muovere le fronde. Renzi si avvicinò con cautela, individuando una figura accucciata tra i rami, sembrava trattenere il respiro impaurita...
- Non aver paura, non voglio farti nulla di male. – Giovanni tese la mano verso di lei, il palmo aperto verso l’alto. In risposta a questo gesto la piccola figura cominciò a tremare visibilmente nonostante le ombre che l’avvolgevano ma non accennò a muoversi.
Rimase lì ad attendere, la mano immobile, tesa verso la figura. Due grandi occhi, scuri come pozzi guardarono la mano, poi risalirono lungo il braccio per posarsi infine sul viso di Giovanni. Una mano si allungò lentamente quasi a sfiorare la sua. Dita lunghe, che brillavano alla luce della luna come fossero di cristallo...
Giovanni rimase completamente immobile.
La misteriosa figura ritirò la mano, poi la posò lentamente su quella di Giovanni per sollevarsi. Rendendosi conto che faceva fatica, il giovane scienziato l’aiutò, evitando di fare movimenti che potessero spaventarla.
Quella che si ritrovò di fronte era una ragazza o almeno ne aveva l’aspetto. Era piuttosto alta e snella e anche il suo viso era di cristallo, i lunghi capelli d’argento sottile sciolti sulle sue spalle.
- Chi sei? – le chiese gentilmente.
- Il mio nome è Light – rispose lei, tremando ancora.
- Come mai eri lì dietro, nascosta? Perché non vai a ballare con gli altri? -
Il volto della ragazza si fece triste: - Io… io non posso ballare, vorrei tanto ma non posso... -
Giovanni si accorse che sosteneva il proprio peso su una sola gamba.
- Come mai, qual è il problema? -
- Io sono nata così – la sua voce era limpida e sottile come quella di una sorgente – la mia gamba non mi sorregge come dovrebbe… fa male. -
Giovanni si ritrovò ad ammirare la sua bellezza, lineamenti puri e perfetti, le labbra piene e i denti splendenti. Un sottile abito di seta color verde acqua risaltava le forme del corpo, una sottile cintura d’argento le cingeva i fianchi.
- Mi dispiace molto... Aracne ha detto che in questo luogo può tutto... non potrebbe fare qualcosa per te? -
- Sei gentile, - disse lei - ma non voglio trattenerti, vai a ballare… -
- No, non voglio. Non mi va di vederti così… sembra si stiano divertendo tutti... -
- Si, dev'essere divertente ballare. Cosa si prova? -
- È qualcosa che non so descrivere... -
- Non vuoi dirmelo? Forse ti ho messo in imbarazzo? Mi spiace non volevo… - abbassò gli occhi, imbarazzata.
- Aspetta... no... non è che non voglio dirtelo… è che... beh, non ne sono in grado, è qualcosa che non puoi descrivere, se non l'hai provata... -
Light alzò i suoi splendidi occhioni neri a cercare quelli di Giovanni, solo per un attimo. Sembrava decisamente convinta che non volesse avere nulla a che fare con lei e fece per allontanarsi.
- No, aspetta, non andartene. – Giovanni la prese per mano, lei si voltò, i suoi occhi dolci e scuri furono nuovamente in quelli di lui.
- Davvero è solo questo? -
- Si, solo questo. Vuoi provare? -

- Sorella, io a questo punto farei una pausa – disse Flavius, - il mio tè mi aspetta. Cosa dici, sorseggiamo un po’ di tè insieme, poi magari riprendiamo... -
- Certo Flavius. – si sedettero sul prato – Vuoi che te ne servo una nuova tazza? Quello deve essersi raffreddato ormai. -
- Grazie, ce l'hai lo zucchero grezzo vero? -
- Flavius che dici? – chiese Andromaca versando il tè, - Penserà domani che sia solo un sogno? O vorrà credere che esista davvero? -
Flavius sorseggiando il suo tè e sorridendo allo spettacolo degli animali che ballavano cercava con lo sguardo Giovanni:
-Mmh… dipende dalle sensazioni che questo gli darà. Di certo avrà qualche dubbio in più riguardo i suoi vecchi dubbi… - sorrise placido. Andromaca sorrise di rimando e lanciò un’occhiata complice ad Aracne. Flavius continuò.
- Ricordo la mia prima volta in un luogo come questo... ho dovuto combattere per sopravvivere… e questa è stata una prova definitiva. Per lui una sensazione altrettanto forte avrà di sicuro lo stesso effetto... credo. -
- Vedremo Flavius, vedremo... certo non è modo di Shammuràmat fare cose cruente. -
- Si, appunto. Ho parlato di sensazione altrettanto forte... non per forza la stessa sensazione. -
- Però è rimasto lì a guardarla e ogni risposta sembra più lenta... mi sa che si è incantato. -
- A guardarla? Guardare chi? Da qui non vedo bene oltre la sagoma del Signor Renzi. -
- Credo che stia facendo conoscenza con Light; ogni volta che c'è un ballo viene a guardare ma lei non può ballare… -
- Non può ballare? E perché? Qui ballano tutti... non farete distinzioni strane vero? -
- No, lei è zoppa… è bellissima, una creatura di cristallo purissimo ma ha questo difetto. -
- Mmmh... e non si può fare niente per lei? -
- Nulla è perfetto dovresti saperlo. È perfetta in tutto il resto... ma ha anche lei il suo difetto... la rende umana... -
- Capisco. Spero di aver visto bene nel cuore di Giovanni... se non mi sono sbagliato credo di sapere già che domani avrà la convinzione che questo non é solo un sogno. -
- Lo spero anche io... purché non faccia del male a Light. Il cristallo è delicato. -
- Non credo sarebbe in grado di fare del male ad una a creatura simile. -
- Vedremo.... -
- Mia cara sorellina , si è fatto tardi. Il Pathos ed il mio lavoro mi aspettano... se ho il vostro permesso penso di lasciare questo meraviglioso lido... – Flavius si alzò. - Ah... una cosa, dove sei ora? Nella realtà tangibile intendo. -
- Da qualche parte ma non sono in missione al momento. E comunque, anche se sei stato chiamato qui all'improvviso sai bene che sei un ospite e non un prigioniero, ti pare? -
- Si, lo so che sono un ospite, ma... insomma... mi sembrava giusto chiedere il permesso prima... bene, io vado, ti chiamerò sicuramente domani allora... sentire la tua voce con i miei timpani invece che nelle mie sinapsi è di certo più simbolo di amicizia. -
- D'accordo Flavius, fai un buon sonno allora. -
- Beh... ti saluto Sorella. -
Flavius abbracciò Andromaca, strinse la mano ad Aracne e fece l'occhiolino a Medea, poi si diresse verso la ragnatela da cui era giunto. Camminando in quella direzione seguì con lo sguardo le azioni di Giovanni, sussurrando fra sé:
- Signor Renzi, domani capirà che non dicevo "magia" a caso o per prenderla in giro. Ah Ah Ah. - Rise di gusto...
Dopo aver colto una visone di Light che brillava alla luce della luna smise di ridere, mantenendo un sorriso compiaciuto. - Certo che Andromaca li sa forgiare bene i suoi sogni e le creature che li abitano – disse tra sé. Poi scomparve all’orizzonte.

- Provare cosa? – Light pareva incuriosita. Senza attendere che finisse di parlare Giovanni la prese delicatamente in braccio, cominciando a danzare a tempo con la musica.
Light, sorpresa, cercò di opporre una debole resistenza all’abbraccio, i suoi occhi divennero ancora più grandi… era praticamente appesa a Giovanni… poi si rese conto che in questo modo poteva rimanere in piedi senza cadere e un timido sorriso cominciò a farsi strada sulle sue labbra. Giovanni, ignorando lo sforzo fatto per sorreggerla, posò lo sguardo sui suoi occhi neri e sorrise.
La vide illuminarsi, non solo fuori a causa della luna... la luce sembrava irradiarlesi da dentro. Non poté fare altro che ammirarla e capì il motivo del suo nome... eppure al tatto il cristallo non era freddo o rigido, sembrava pelle liscia, perfetta, morbida e calda... il corpo di lei così appoggiato per sostenersi divenne particolarmente evidente ai suoi sensi... difficile ignorarlo. Intanto un tintinnio argenteo raggiunse le orecchie di Giovanni  ed egli capì che stava ridendo.
- È bellissimo… somiglia… somiglia al fiume… è come quando nuoto nel fiume e la corrente mi porta con lei e mi abbraccia… ma è più dolce. -
Una coppia passò volteggiando vicino a loro e Giovanni ebbe una rapida visione di pallini bianchi sul nero e argento.
- Ora capisci quello che non ero in grado di dirti prima? -
- Si, ora ho capito... sei stato gentile… vuoi vederlo il fiume? Possiamo andarci… non è lontano. -
- Sì, perché no, mi piacerebbe vederlo -
- Andiamo allora -
La posò delicatamente a terra, porgendole un braccio. La sentì staccarsi da lui, poi però si appoggiò al braccio e, lentamente, lo accompagnò claudicando verso il viottolo dove l’aveva incontrata.
- È molto bello il fiume. – disse lei - C'è una piccola spiaggia nascosta fra i cespugli e una larga pozza... forse ora è meglio andare lì, alla cascatella... vedrai ti piacerà ne sono sicura... -
Il giardino divenne un poco più selvaggio ma i fiori erano ugualmente ovunque. Il viottolo diventò presto un sentiero di sabbia sottile e pallida per poi sparire fra grossi rododendri fioriti, Light lo condusse sotto i rami carichi di fiori fino alla spiaggetta. Era piccola ma c'erano davvero la pozza e la cascatella... gli spruzzi non erano forti e il rumore non infastidiva.
- Nell'acqua non ho bisogno di camminare, lì mi sento come gli altri... vieni anche tu? – Lo guardò, come timorosa di un rifiuto.
Giovanni si avvicinò alla pozza, saggiando la temperatura dell’acqua. Perfetta, appena fresca, l’ideale per ristorarsi dopo il ballo. Il silenzio di Giovanni lasciò Light un po’ perplessa. Si allontanò da lui.
Mentre si toglieva scarpe e maglietta Giovanni venne raggiunto da uno schizzo d’acqua. Vicino a lui, per terra, scorse un abito di seta verde…
Vederla risbucare dall’acqua fu come vedere una ninfa delle leggende, sarebbe potuta essere davvero figlia del fiume…
Sentì di nuovo il tintinnio cristallino del suo riso mentre lo chiamava. Si tuffò, avvicinandosi lentamente a lei. Sembrava una sirena nei suoi movimenti eleganti, gli nuotò vicina, sfiorandolo, ma si allontanò immediatamente; il tintinnio argenteo della sua risata lo raggiunse. Giovanni nuotò più velocemente avvicinandosi a lei, sentì di nuovo il suo corpo di cristallo che lo sfiorava mentre si immergeva. La seguì sott’acqua, il corpo di lei era un debole riflesso tra i mille che lo circondavano, ma riuscì a sentire scia che lasciava nuotando sulla sua pelle. L'acqua era limpidissima, Giovanni poteva vedere chiaramente i sassi e la sabbia del fondo. Pesci argentei guizzavano vicino a lui un poco spaventati ma di Light nessuna traccia. Poi la vide, sopra di lui, doveva essere riaffiorata per respirare. Risalì all’improvviso, vicino a lei.
Light sussultò, poi un ampio sorriso illuminò nuovamente il suo volto; si tramutò in un’espressione perplessa quando Giovanni accennò ad allontanarsi da lei, per poi tornare di nuovo nel momento in cui lui la invitò a seguirlo.
Uscì dall’acqua, sedendosi sulla riva con i piedi a mollo. Light lo raggiunse e accolse il suo invito a sedersi al suo fianco.
- Sei stanco? – gli chiese Light, sedendosi. Il suo corpo di cristallo, completamente nudo, rifletteva la luce della luna, brillando debolmente. -
- No, non sono stanco. -
- Perché sei uscito dall'acqua allora? -
Lui lentamente portò un braccio intorno alla sua vita e guardò il cielo sospirando.
- Ti piacciono le stelle? – domandò Light - A me si... tantissimo... ma sono così tante... -
- Si, mi piacciono… perché sono uscito? – abbassò lo sguardo, posando i propri occhi su quel corpo perfetto:
- Semplicemente mi andava di sedermi qui con te. Sai, è molto bello qui.-
- Davvero ti piace? È il mio posto preferito, passo molto tempo qui... Tu invece non sei di queste parti... è la prima volta che ti vedo. -
- Beh non sono mai venuto qui prima d’ora… -
- E da dove vieni? – chiese lei incuriosita - Da Mahara? -
- Mahara? No, mai sentita... io vengo da... come posso spiegarti... dallo stesso luogo da cui provengono Andromaca e Medea… -
- Loro sono sempre state... no, Aracne è sempre stata qui... però non sono certa di capire le tue parole sai? -
- Sinceramente non saprei come spiegarti... non so di preciso come ho fatto ad arrivare qui… -
- Beh, se non sei di qui puoi essere arrivato solo dalla ragnatela ma non so dove conduca... E dimmi, è bello come questo il posto da cui vieni? -
- Ragnatela? Sì...- Giovanni rimase in silenzio, pensieroso. Ritrasse il braccio dal corpo di Light.
- A cosa pensi? A casa tua? – gli chiese lei.
- Anche... e a questo posto... - il suo tono di voce era sommesso e lasciava trasparire una nota di tristezza.
Light si avvicinò di nuovo a lui: - Perché? Cosa ti rende triste? Che problema è per te Aracne? -
- Light, vedi… quando Aracne mi ha fatto venire qui io pensavo che questo luogo non fosse reale... che fosse solo un sogno... da dove provengo io la maggior parte della gente non crede che luoghi come questo possano esistere... io ero uno di loro, ma ora... -
- Ma questo posto è reale. Io sono nata qui, mia madre e mio padre ci hanno vissuto prima di me... e tanti altri ancora... -
Giovanni continuò, quasi non l’avesse sentita: - Ma ora ho paura... ho paura che questo sia un sogno… ho paura di svegliarmi ora... -
- Ma questo non è un sogno, non mi credi? Se sei venuto dalla ragnatela puoi tornare di là. Ma puoi venire ancora qui, se Aracne te lo permette… Oppure potresti restare... ma temo ti mancherebbero la tua casa e i tuoi amici... -
Giovanni la guardò negli occhi: - In ogni caso, sia che vada, sia che resti, mi mancherebbe qualcuno... -
- Si? E chi ti mancherebbe qui? Aracne? - Chiese Light perplessa.
- Potrebbe anche darsi... ma non solo lei. - Non accennò a spostarle lo sguardo di dosso. Light lo guardava sempre più incuriosita.
- Beh, ci sarebbe una certa ragazza… una che desiderava tanto ballare ma non ne ha mai avuto la possibilità... -
Gli occhi di Light divennero se possibile più grandi ancora, appariva sinceramente sorpresa dalle parole di Giovanni.
- Parli di me? Davvero??? E perché dovrei mancarti? -
- Perché... – Giovanni si fermò. Sentì il cuore che martellava incessantemente nel proprio petto, - perché sei la creatura più bella e dolce che abbia mai incontrato. -
Il volto di cristallo di Light assunse una strana sfumatura rosata, le labbra atteggiate a stupore, fissava Giovanni senza riuscire a dire nulla.
- Light... – le sussurrò, avvicinandosi a lei e prendendole la mano tra le sue. – Light, io… - sfiorò dolcemente con le sue labbra quelle di lei. Light divenne ancora più sorpresa, rimase immobile, senza reagire in alcun modo.
- Cosa c'è? - le sussurrò.
- Cos'è? Cioè... cos'era? – chiese lei. Giovanni aggrottò le sopracciglia perplesso. - Quella cosa che hai fatto prima... -
- Vuoi dire che non hai mai baciato nessuno? -
- Cos'è? No... si chiama baciare? - Giovanni annuì. - Mi piace però... lo puoi rifare? -
Lentamente l’avvolse nel suo abbraccio, sfiorandole la schiena nuda con le dita. Sorrise, baciandola nuovamente, accorgendosi che lei rispondeva timidamente, almeno all’inizio, poi divenne decisamente più sicura…
- Presto dovrò tornare a casa, mi mancherai, Light, mi mancherai moltissimo. -
- Beh, potresti tornare te l'ho detto. Devi solo chiedere ad Aracne il permesso. -
- Tornerò. È una promessa. -
Lei lo abbracciò con slancio e Giovanni sentì i suoi piccoli seni premergli il torace mentre rispondeva all’abbraccio.
- Io sarei felice di vederti ancora sai? - gli sussurrò lei all’orecchio.
- Anch'io, non so quando potrò tornare a trovarti ma prima o poi succederà... se il Destino lo vorrà... -
- Tu chiedi ad Aracne come fare per tornare, così quando ti sarà possibile potrai farlo. -
- Certamente. Ma ora non voglio pensarci. Non è ancora venuto il momento di tornare a casa... -
Light rispose con un sorriso mozzafiato e avvicinò il suo volto a quello di lui, approfittandone per fare quella cosa che aveva appena imparato... le loro labbra s'incontrarono di nuovo, mentre lunghe dita di cristallo accarezzavano il viso di Giovanni. La strinse a sé e la sentì abbandonarsi tranquilla fra le sue braccia, le labbra incollate. Sentiva la sua pelle di cristallo contro il proprio corpo, percepiva il suo calore e il suo profumo che si fondeva dolcemente con quello onnipresente dei fiori. Si lasciò andare, travolto da un turbinio di sensazioni, le sue mani sfioravano il corpo di lei, tremante ma non di paura questa volta.
Rimasero lì, abbracciati, sulla riva del fiume. Aveva perso ogni cognizione del tempo e dello spazio. C’era solo Light. Ovunque.

- Tieni, te lo regalo. Così ti ricorderai di me. - disse Giovanni togliendosi il braccialetto che portava e allacciandolo al polso di Light.
- Grazie, - rispose lei, - lo serberò con attenzione e spero che tornerai presto a trovarmi. - Fissava il braccialetto con aria pensierosa.
- Light? C’è qualcosa che non va? -
Light fece una treccia con una sottile ciocca dei capelli, poi si allungò a prendere qualcosa dal mucchietto del suo abito, Giovanni non riuscì a vedere bene, poi si ti rese conto che aveva tagliato la treccia e ora gliela stava annodando al collo come fosse una collana.
- Così anche tu ti ricorderai di me... sempre che possa seguirti dove andrai. Non so se passerà la ragnatela in effetti... -
- Se così non fosse... – disse lui, prendendole la mano e appoggiandola contro il suo petto, - tu rimarrai comunque nel mio cuore. Sempre. Non mi dimenticherò mai di te. -
- Sono contenta di averti conosciuto... sei gentile e tanto dolce. -
- Anch'io sono felice di averti conosciuta... ora però credo sia ora di tornare, è tardi. -
Light si strinse di nuovo a lui: - Forse hai ragione. Ma Aracne sa di certo dove sei. O almeno riuscirebbe a saperlo subito se lo volesse. – Poi lo guardò con i suoi grandi occhi neri e gli diede un bacio sulla fronte.
- Però sarà bene che ci rivestiamo prima di tornare, no? – gli sussurrò.
- Giusto... – si alzò, porgendole la mano per aiutarla. Quando fu in piedi la baciò nuovamente: – Andiamo – le disse e si rivestì. Anche Light rimise abito e cintura e, abbracciati, s’incamminarono verso la radura. Light camminava zoppicando al suo braccio e molto spesso si voltava a guardarlo… non sembrava più l’animaletto spaventato che Giovanni aveva scovato dietro il cespuglio…

Giunsero nella radura della fontana. La festa sembrava essere terminata, gli unici rumori erano il fruscio delle foglie mosse dalla brezza e lo zampillare della fontana. Le lucciole erano tornate normali e, nella radura, era rimasta solo Aracne, intenta a leggere. Appena si avvicinarono alzò gli occhi nella loro direzione.
- La festa è già finita? – chiese Giovanni.
Aracne gli sorrise: - Eh si... hanno trovato di meglio da fare… e anche tu direi... o sbaglio? – Poi posò lo sguardo su Light: - Tutto bene cara? -
Giovanni la sentì stringersi al suo braccio e la vide sorridere in silenzio ad Aracne...
- Ora però credo che sia giunto per me il momento di tornare a casa, è passato parecchio tempo… -
- Quando arriverai a casa tua sarà passato meno di un minuto... un battito di ciglia... – rispose la Nota.
- Come? – Giovanni era incredulo.
- È così che funziona un dominio... qui avviene tutto secondo altri principi rispetto a quelli del mondo che conosci.... io sono la creatrice di questo mondo, io ne determino le regole e anche il tempo.
Giovanni posò lo sguardo su Light per un momento. - Potrò tornare? -
Aracne guardò la ragazza, poi entrambi... sembrava indecisa.
- Perché no? In fondo è facile entrare. Ti basterà fissare una ragnatela ed essa ti porterà qui. L'unica cosa che non devi dimenticare quando verrai qui è che questo è il mio mondo e io ne sono la massima autorità. -
- Non me ne dimenticherò, ci puoi contare. -
- Per tornare ti basta voler essere di nuovo a casa tua Se preferisci puoi farlo dalla ragnatela, per molti diventa più semplice. -
Giovanni prese le mani di Light, guardandola negli occhi: - Devo andare ma ora che so di poter tornare manterrò la mia promessa. Aspettami...-
Light gli diede un ultimo bacio di saluto e un sorriso da portare con sé.
- Sono pronto per tornare a casa – disse Giovanni ad Aracne.
- Ti saluto Fratellino. Chissà, forse ci incontreremo presto in qualche missione.-
- A presto Aracne... Light... - la guardò negli occhi e sorrise.
Un caleidoscopio di colori lo avvolse quasi istantaneamente e la radura e Aracne scomparvero ma l’immagine di Light non voleva andarsene…

Si ritrovò davanti al computer. Il ragnetto era ancora sul tavolino e si stava allontanando dal centro della ragnatela. Giovanni guardò l’orologio. Era vero, il tempo non era passato.
D’istinto portò la mano, incredula, verso il collo, aspettandosi di trovare la collana di capelli intrecciati. Niente. Deluso, controllò il braccialetto. Strano, pensò, ero sicuro di averlo avuto al braccio prima… mah, forse è meglio che vada a dormire ora, è tardi.
Si alzò e si diresse in bagno, passando distrattamente davanti allo specchio. Qualcosa attirò la sua attenzione. Un tenue bagliore. Si tolse la maglia; intorno al collo la pelle era come tatuata in argento, una treccia sottile…
Sorrise.


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