Kedves
Nemvagy
chi
è in ballo deve ballare
di
Marco Oreste Mario Migliorini
Il cliente si accascia sul tavolino e rovescia le bevande. Il ragazzo lo solleva dalla sedia e lo trascina all'uscita mentre Ilona arriva con uno straccio ad asciugare il lago di birra e palinka; la strizzatura finirà in bicchieri di plastica, venduti ai vecchi a 20 fiorini l'uno come "frutto della spugna".
L'uomo è ancora in bilico sull'entrata a cercare di svegliarsi all'aria della notte, i capelli impiastricciati di birra, quando entra lo zoppetto pelato. Con un sorrisone trotta al bancone, l'occhio storto sul superbo mandolino di Ilona china a pulire. Anche Zoltán sembra godersi i glutei della nuova cameriera da dietro il bancone - ha pronta la bottiglia di unicum per lo sciancato che porge il bicchierino e annuncia trionfale:
"Baba mondta:
éjfélkor a regi szeméttelepen".
"Lófassz! Nem itt! Pofá be!" risponde l'oste enorme, trascina lo zoppo nel retro.
L'uomo nella Lada sull'altro lato della strada ha notato la mossa attraverso i segni zodiacali che decorano le vetrate.
Il taxi della 444-444 giace davanti alla bettola.
Una folata di vento porta aria umida: da qualche parte nella pianura piove. Strano.A notte fonda la Lada si è spostata nell'ombra di un vicolo. Il ragazzo porta fuori lo sciancato ubriaco di brutto, lo butta nel taxi dai vetri oscurati. Quando parte esce anche Ilona, che va a casa attraverso il vicolo. Si allontana nella Lada.
"Zoltán mi ha messo le mani addosso anche stasera, è l'ultima volta".
"Col sedere che ti porti appresso - per non parlare del resto - solo un frocio in coma non ci proverebbe. Crede che vivi solo con i ventimila per cui vi siete accordati e ci prova. Per altri diecimila saresti costretta a farti scopare, no?".
"Non voglio pensarci. Lo sai che non è questo il mio genere".
"Se', se', se', meglio i coreani minidotati e pieni di soldi - sono d'accordo. Hai il pesciolino?"
"Il pelato ha portato un messaggio al padrone".
"Visto. Ma tu che hai parlato con MOMM mi sai dire chemmminchia sta succedendo? Farkas è stato più reticente e sconclusionato del solito".
"Ho detto tutto a te quella sera".
"Tutto. Bel eufemismo. Sono partito per l'India nove mesi fa lasciando una tranquilla cooperativa del crimine e al mio ritorno vi trovo presi a fare i giustizieri. Piotr mi chiama tutti i giorni chiedendo - a me - come è possibile che lui - lui - si sia fatto convincere da MOMM a rischiare una guerra coi georgiani".
"Ci denuncerà?"
"S'è coperto d'oro; è dentro fino al collo: non gli conviene. Anzi m'ha detto dove sono passati gli ospiti russi".
"MOMM ha detto a me di stare attento" - "attentA, Ilona sei una femminuccia, devi usare il femminile" - "attentA ad una reazione della mafia di Tiblisi e di tenere d'occhio quella bettola. C'erano tanti tanti scontrini nelle tasche dei georgiani. E poi qualche telefonata a vuoto da Kiev nelli ultimi giorni" -"negli, Ilona, negli" - "mamma chepallechesei, raccontami dell'India".
"Regoliamo questa storia e ti faccio vedere le diapositive: ho già messo il proiettore davanti al letto francese".
"Nem, hai proprio l'idea fissa!"
"Ebbene six. Qual'è il pesciolino?"
"Baba. A mezzanotte. Regi szemételep. L'oste ha risposto:
"Lófassz" e se lo è preso di là".
"Se s'incazza é segno che il pesce è buono. La vecchia discarica di rifiuti a mezzanotte. E i due russi arrivati col treno, scesi al Fanta hotel. "Lófassz" lo dice anche un personaggio in Bladerunner".
"Lascia perdere il cinema che questo é coso serio. Non siamo al cinema. MOMM dice che questi fanno sparire bambini".
"Siamo tutti attori, Ilona. I bambini sono andati, cerchiamo di fare qualcosa per il futuro ricavandoci un po' di grano".
"Ho fame, andiamo a mangiare gyros".
"Non preferisci un hot dog? Il salsicciotto lo offro io".
"Ma guarda quanto sei scemo, Nem!"La mattina presto l'uomo della Lada chiama Pista l'autista.
Niente novità; i russi sono ancora al Fanta hotel; la segretaria amministrativa passa una lista di telefonate e i dati dei passaporti, ritira tutto il ragazzo che rifornisce il distributore automatico di cola. Pista l'autista dirige la sorveglianza. Lui e Nemvagy si incontrano alle undici nella pasticceria Mandula.
"La segretaria ha chiamato dicendo che i russi hanno ricevuto una visita. Un tipo scuro arrivato e ripartito in taxi. Loro hanno chiamato la stazione. E passano tutto il giorno al buio e in silenzio nel cottage".
"Quella tizia sta facendo un ottimo lavoro, il direttore Sosty è un porco che prima venderebbe noi ai russi e poi tutti alla polizia".
"Basta non dargli occasione. La tizia è una mia compagna di classe e prende cinquemila al giorno per l'amicizia".
"Alla faccia dell'amicizia".
"Lascio un ragazzo in gamba all'Hotel e vengo con te".
"Si parte alle quattro. Parlami della discarica".
"Non è il posto ideale per un incontro: troppo isolata e una sola via di accesso. Ci vanno poco anche i camion della nettezza urbana. Ci ho fatto qualche viaggio da giovane".
"Sei stato pure giovane, un tempo?"
"Fammi parlare. Gli autisti preferiscono scaricare al nero in quelle più vicine alla città e truffano sulla differenza. Il custode copre il traffico registrando le bolle e si prende la sua parte. Un mezzo zingaro sempre in baracca e che va con una vecchia trabant a fare provviste una volta la mese. Un rifiuto che sta lì da quando il posto è stato preso sotto cura dai georgiani, una bestia che si è fatta carcere per violenza e furto. Anche gli zingari lo odiano ma è sempre armato e non possono raggiungerlo. Sembra che si sia approfittato dei ragazzi zingari che girano da soli a frugare la campagna. Sai che ne sono scomparsi diversi".
"Sempre gli zingarelli. Quei mocciosi vanno via come il pane. Credevo fosse finita dopo l'affare di Ugo".
"I genitori non li registrano all'anagrafe e la polizia se ne fotte finché non si trova il cadavere: tutti i pezzi di merda della pianura lo sanno - inoltre anche i Roma sono rassegnati, li fabbricano a ciclo continuo e quando muore un piccolo non hanno modo di scoprire il colpevole da soli. Non ci sono state sparizioni negli ultimi tempi ma cosa sia successo ai bambini che mancano alla conta lo sa Dio - o forse neanche lui".
Pista e Nemvagy si guardano negli occhi. Chi è in ballo deve ballare.
"Vado a prendere le giacche da mio suocero. Anche quel guardiano ha i cani e le giacche che sanno di mucca ci servono".
"Portati binocolo e ferro, Pista".
"La pistola no. Lo sai che non ho mai ammazzato nessuno, Nem. Pure quando MOMM ha sparato a Ugo in mezzo a quelli della sua banda sono rimasto a guardare - la testa è andata a pezzi come un melone".
"Almeno non dire a tua moglie chi è che ti porta a rischiare la pelle per una storia senza guadagno di zingarelli spariti e russi tenebrosi".Nel calore del pomeriggio gli uomini di MOMM si avvicinano alla ferrovia abbandonata attraverso il campo di granturco. Il leggero puzzo di stalla delle giacche non supera il lezzo della discarica che offende da lontano. È oltre la massicciata che si sente davvero forte. Si ficcano nella gora acquitrinosa, tra gli alberi sguazzano lentamente nell'acqua ristagnante e lurida, tra le bottiglie di plastica gallegianti.
"Le zanzare ci sbraneranno prima che arrivino i nostri amici".
"Se non ci ammazza prima questa puzza".
"È strano. Le discariche non puzzano così".
"Piano! Eccolo".
L'uomo esce dalla baracca senza finestre, lontana un trecento metri. Si guarda intorno - un cane nero è nervoso. Il mastino guarda incerto verso l'acquitrinio, sbuffa. Il grosso sanbernardo si scuote e va verso la ciotola. Tutti i cani trascinano le catene verso l'uomo. I binocoli seguono tutto. Il guardiano sbotta in qualche bestemmia e calcio ai cani. Prende un sacco. Lo butta nello spiazzo in mezzo alle orinate pile di copertoni, lo straccia, lo vuota.
"Carbone. Ma che vogliono fare una grigliata?"
"Lo vedi il sambernardo?"
"Igen, mi van vele?"
"Poi ti racconto; dov'è andato? Eccolo che torna. Cassette di legno - ciocchi. Ci sarà un falò - tra sei ore. Che merda".
"Non protestare, fatti un giro a destra, Rambo".
La notte è limpida e di luna piena. Il fuoco brucia da tempo e gli alberi danzano tra le ombre.
"Nem, quest'acqua è una vera merda. Con tutte le galosce se non ci prendiamo una malattia adesso... e poi ho una brutta voce".
"Io pure. Eccolo - silenzio".
La figura panciuta esce dalla baracca e stringe i cani ai pali. Getta un sacco di carbone sul fuoco - la vampa di scintille vola al cielo come una lingua di drago. Nel rogo il carbone è una macchia nera, poi delle fiammelle blu, gialle, rosse, la fiamma sale accecante. Quasi non si vedono i fari delle auto, le tre mercedes vecchi tipo.
"Bosszus, quanti sono!"
"Cinque, sette, dieci in tutto - stiamo imboscati che non à il caso di litigare. Minchia, hanno pure le katarina".
Un cane sta abbaiando.
Quattro uomini spariscono nel buio. Pista si avvia basso tra la mota, le canne e sacchi di rifiuti. I georgiani intorno al falò sembrano conversare. Nemvagy regola il binocolo. Ci sono i due russi. Uno apre una borsa. Consegna un pacco al guardiano e si toglie la giacca. Dalla borsa esce un grande telo chiaro - no - una coperta - no - una tunica. Una tunica con nastri e ricami. La indossa.
"Nem, che fanno? Gli altri si sono messi a coppie a fare la guardia. Siamo nel perimetro, non mi sembra che verranno. Se ce ne stiamo buoni non succede niente".
"Qui no, ma lì? Sento puzza di guai".
"Anch'io e non solo di quelli".
Nemvagy guarda l'amico nelle luci ondeggianti del falò lontano. Sono in trappola e Pista l'autista ha famiglia, è preoccupato. Nemvagy è curioso.
Gli uomini intorno al falò armeggiano con delle pale, stringono la legna, la fiamma è alta.
Dopo tempo il fuoco è una vivida perla rossa. Un generoso mucchio di brace rovente. Alla luce rossa il custode esce dalla baracca con una bottiglia squadrata di whiskey, il russo con la tunica gli fa cenno di allontanarsi, due scagnozzi si accovacciano ai lati del fuoco rosso. L'uomo della discarica solleva la bottiglia in un lungo sorso. Altri aprono il portabagagli di un'auto. Maneggiano, estraggono un grande involto, un tappeto.
"Ma che cavolo... È un uomo!"
"Un interrogatorio col falò? Ma che succede?"
"Calma. Lo riconosci?".
"È bendato, legato. Sembra un vecchiaccio da bettola, chissà da dove spunta".
Due georgiani sostengono il vecchio per le braccia. Il russo con la tunica gli toglie la benda dagli occhi gonfi. Il prigioniero è abbacinato dal riverbero. Il russo indica le fiamme, dice qualcosa. I binocoli seguono ogni mossa. Gli uomini girano il vecchio, le ultime fiamme illuminano la schiena curva, vecchie chiazze di sudore, le corde. Il prigioniero scalpita, lo trattengono. Il russo gli pianta un coltello nel collo.
"Cristo!"
"Anyád!"
Il vecchio crolla sulle gambe, lo gettano riverso nel rogo in una nuvola di scintille.
"Anyád!"
Il fuoco esita, le braci ansimano roventi. Tra il fumo dei vestiti, il falò si riprende, comincia a divorare la figura. Le fiamme la circondano, lo leccano. L'uomo è immobile, bruciano gli abiti, i capelli.
"Anyád!"
"Calma..".
"Andiamo via! Andiamo!"
"Aspetta! Aspetta! Vediamo come finisce".
"Jeszusom! Il vecchio è vivo!"
"Machecazzodici, non."..
"Guarda, muove la bocca! Il russo lo ascolta e lui parla!"
"Non è possibile. Non è possibile. Ha la gola aperta e brucia, non parla! Non è vivo!"
"Lo vedi? Vedi?"
"Lo vedo".
"Mi basta. Basta. Andiamo via da questo posto di merda".
"Aspettiamo che se ne vadano loro. Poi ci sganciamo".
I binocoli seguono la fine della cerimonia. I georgiani si riuniscono e salgono in auto. L'uomo della discarica si scola la bottiglia e la getta nelle fiamme, sulla figura fumante, poi alcuni copertoni da un mucchio poco distante. Nemvagy segue ogni mossa. Quello si ritira nella baracca. La fronte di Pista l'autista è contorta dalla tensione. Dal volto sbiancato dall'orrore - sull'orlo di un collasso nervoso. Nemvagy lo deve scuotere, trascinare via sulla sinistra. La via di fuga è ai piedi della massicciata. Avevano visto un tunnel di servizio, avvicinandosi la puzza di morte prende il sopravvento nel fetore. Pista si ferma, arretra, inciampa. Si siede nella palta con un rantolo.
"Istenem, c'è un cadavere anche là dentro... "
Un cane comincia ad abbaiare.
"Buono, sta buono. Parla piano, dobbiamo andare via, alzati da quella merda. Dammi la mano, dai. Andiamo".
"Io lì non ci vado. Non ci vado, szüz Maria. Non ci vado".
"Cammina, dai, davanti a me, prendi la pistola, ecco la lampada, dai, coraggio".
La lampada cieca illumina in grigio pochi metri di canale. Pista passa ansimando, strusciando la superficie muffita, scavalca con un gemito il fagotto che giace nella fanghiglia.
Nemvagy ci si accosta. Da vicino vicino il puzzo è lancinante. Una mummia. Un piccolo corpo chiuso in un bozzolo di plastica, un bambino, un ragazzo al massimo, completamente avvolto di nastro isolante. Giri e giri di nastro. Tra le strisce di gomma nera filtrano delle muffe umide, un lembo di maglietta. Nemvagy ci vomita sopra, scappa fuori, vomita ancora. Pista l'autista sta reagendo, si mette la pistola nella cinta, regge la testa dell'amico.
"Qui non c'è nessuno, Nem, via libera. Hallod? Tagliamo la corda, dai! Go! Go! Go!"
"Che schifo chemmerda fai strada - veloce - via! via da questo posto della minchia".Ilona sta lavando i bicchierini da grappa nella kocsma di Zoltàn. Due vecchi borbottano sul vino acido per il ritardo di un amico. L'oste le mette le mani sulle spalle. Ilona sente il peso dell'uomo sulla schiena, la pressione del suo bacino, l'alito le sussurra all'orecchio:
"Serata morta. Perché non vieni dietro che ti faccio vedere qualcosa?"
"Non credo che ci sia nulla di interessante che tu possa mostrare".
"Vieni dietro che te la lecco".
"Lasciami in pace... Ho un fidanzato".
"Ti faccio vedere la pistola che tengo nel retro, grosso calibro. Per gli ubriachi. La metto in bocca al tuo ganzo se serve. A te metterei in bocca qualcos'altro. Un grosso calibro".
Ilona si punta sulle gambe, contro il bancone. Cerca di scrollarsi l'uomo da dietro, è tenuta salda.
"Ventimila".
"Lasciami, bestia". I vecchi si ingobbiscono ancora di più sui bicchieri.
"Trentamila".
Ilona stringe i denti, cerca nella saponata un bicchiere robusto.
"Diecimila se ti fai mettere un dito nella cosina, qui dietro il bancone, adesso".
Ilona sente la mano sotto la gonna. Sente il panico urlare, stringe le gambe, stringe il bicchiere. Entra uno zingaro.
Zoltán si scosta come frustato, afferra sotto il bancone la mazza.
"Che cazzo vuoi? Non lo sapete che non vi voglio nel mio locale? Fuori, zingaro! Tornatene a casa in India! Figlio di una puttana zingara, via!"
Zoltàn esce in strada, guarda soddisfatto lo zingaro che si allontana con le mani in tasca, scanbia due parole con l'autista del taxi inchiodato davanti all'entrata. L'occasione di divertirsi è passata.
Ilona si mette a lavare i tavolini gialli. I vecchi si lamentano con lei per l'assenza dell'amico.Gli uomini di MOMM ripartono verso la città a notte fonda. Pista guida, Kedves parla.
"Adesso torniamo in città e rimettiamo a posto le idee. Chiamo Farkas e gli dico che il furbone mi deve chiamare da Belgrado e spiegarmi un po' di cose. Da dove arrivano questi demoni, prima di tutto".
Pista ferma prima di immettersi dalla sterrata alla statale. Davanti sfreccia un camion di suini.
"Ricordo che il nome di quel posto ha a che fare col diavolo. Adesso vado a casa a baciare i miei bambini e poi a chiedere a quelli della proloco, è proprio dietro casa. Prima ti porto a casa. Chiamami solo quando questa storia è finita. Ne ho abbastanza. Hanno ammazzato il vecchio e poi ci hanno parlato".
"In effetti di solito si fa l'inverso".
Il camion carico di maiali è poco più avanti e Pista sorpassa sempre al millimetro, pensa Nemvagy. Quella era una cerimonia di qualche religione, un sacrificio umano. Le parole affiorano alla mente del criminale ungherese con fervore, come il frizzare di una nuova anima che lo sorprende - follie, ma che danno spiegazioni. Appaiono da un passato lontano, da certe cose sentite in India e in Grecia, all'università in Italia. Parlare con il fuoco - i russi. Kedves Nemvagy nota un paio di occhi suini mentre passano il camion e i pensieri. Gli occhi di un maiale hanno qualcosa di attento e pigro, di cattivo e curioso. Sono intelligenti e superficiali. Sono malvagi occhi umani che fissano l'uomo troppo a lungo.
Sul cavalcavia il taxi li supera in terza corsia lampeggiando e suonando.
Pista borbotta una maledizione.
"I matti girano tutti stasera, a quanto pare. T-N-S-0-9-5: strana targa".
"Vai, Pista, che le cose vanno sempre peggio. Portami a casa".
Nemvagy sente dietro le spalle allontanarsi il camion e lo sguardo cattivo.Ilona ha lasciato prima la bettola mandando a quel paese il padrone. Domani ci tornerà, per gli occhi fulminanti di MOMM. Adesso dorme. I jeans buttati su una sedia, Ilona dorme e sogna un campo di girasoli. Piccole figure nere in stracci. Dei bambini camminano sotto al sole. Ilona ha sete, vede i bambini ma non può parlare. Il suo occhio sfreccia intorno ai bambini come quello di una rondine. I bambini hanno i capelli neri e hanno paura.
I girasoli circondano i bambini e li confondono. Li pungono e li intralciano. I bambini si sono persi. Alzano gli occhi al cielo muto. Occhi e occhi fissano la rondine. Ilona vede tutti gli occhi smarriti mentre sfreccia impotente sulle testine. Il suo occhio si vela di una lacrima se coglie un violento dorso possente acquattato tra gli steli.La mattina arriva presto per Kedves Nemvagy. Caffè alle cinque. Il ragazzo del distributore di cola è davanti all'hotel con la sua gallinella.
"Ciao, Vera. Che mi dici, Sanyi?"
"Ilona ti aspetta al Mandula alle sette. Nessun movimento da quando sono rientrati. Ti aveva cercato Farkas".
"Ci vado e ci ho parlato. Resta qui, oggi vacanza dalla Coca a nostre spese. Vera vattene che il movimento si sta scaldando. Sandor, se escono incollatigli alla coda. Hai il mio numero"."Oh, Ciao, MOMM. Sono io, Nemvagy. Non fare la solita battuta cretina che non è aria. Ho mandato una mail e Farkas ti avrà raccontato. Adesso voglio una spiegazione più breve di un discorso di Hitler, consigli se ne hai o almeno un'indicazione per dare un senso a questa storia perché come al solito sei tu il big boss di ogni casino. No, non ho visto messaggeri della Presenza perchè non so di cosa parli. Va be', i russi sono agenti dell'Assenza alleati con le mafie orientali. Che non sia grave lo dici tu. Questi hanno metodi alla Barbablù! No! ascolta tu, invece! Se permetti nel pomeriggio torno alla discarica a regolare il conto col custode e poi aspetto quelli che tornano. No, Pista non viene - la cosa è fuori dai suoi schemi. Ho idea che faranno un'altra cerimonia, in caso contrario li vado a prendere per un orecchio al Fanta. Ve bene. Va bene anche questo. Che vuol dire prenderli vivi? Prima mi dici che i siberiani sono tigri e poi mi dici di prenderli vivi! La coerenza mai, eh? Va bene, non li guarderò negli occhi. Quando torni? La scheda telefonica serba è finita? Comprane un'altra! Aspetta! Dimmi alme... Merda secca!"
Da una cabina vicina alla pasticceria Mandula il numero di Pista l'autista risulta occupato. Nemvagy esce chiedendosi con chi starà parlando il compare a quell'ora.
È sorpreso che gli sembri quasi normale trovarsi davanti il taxi della 444-444, parcheggiato contromano. Il vetro fumé scende lentamente e Nemvagy non mette mano alla pistola, neanche per precauzione. Una sensazione di calma gli ottunde il cuore - mentre una voce nella testa gli urla inutilmente l'allarme. Nel buio del finestrino sarebbe potuta apparire una pistola, invece del volto baffuto di un signore di mezza età che guarda l'italo-ungherese con un sorriso cordiale."Non mi serve un taxi per raggiungere Ilona al Mandula, è proprio oltre l'isolato" propone Nemvagy, chiedendosi in sé perchè sta dicendo quelle cose allo sconosciuto tassista.
"Non ti preoccupare, fratello, Ilona ti apetta da un po', la notte ha dormito male. Volevo consigliarti di prendere dei provvedimenti con il costode del Teufelsfeld".
"Ci avevo già pensato, grazie, l'ho detto anche a MOMM quando mi ha chiamato da Belgrado".
"Ecco dove si era cacciato, quell'individuo irregolare. Stanotte gli è andata bene. I siberiani hanno ucciso per evocare l'anima di uno dei georgiani defunti. Volevano sapere chi ha fatto fuori la loro banda, però hanno chiesto all'uomo sbagliato e l'anima interrogata non sapeva niente. Prendete il custode e non potranno riprovarci".
Il cervello di Nem cerca di ribellarsi alla sensazione di amicizia e cordialità che suggerisce la voce del tassista.
"Non dovresti guidare dopo esserti fatto, zio. Andremo dal custode verso le due".
"Fate attenzione ai cani, sono un elemento del recinto sconsacrato - buona giornata e buon lavoro, fratello".
"Non sono tuo fratello, babbeo" riesce a mormorare l'uomo in piedi, inebetito sul marciapiedi mentre il taxi si allontana alzando il finestrino con una risatina dolce, un "Oh, oh, oh".
Chi era quello e perchè ci siamo parlati, mi sento un po' strano, devo andare da Ilona, pensa Kedves Nemvagy. Le gambe gli tremano, avrebbe voglia di sedersi sulla panchina e restare tutto il pomeriggio a ricordare quel sorriso baffuto. Tranquillo, fraterno, anzi paterno, da nonno eterno. La voce morbida e suggestiva di salotti con cuscini.
Devo andare da Ilona. MOMM ha detto di andare, di andare sempre. Chi si ferma è perduto, diamine! Forza, Kedves! Ma chi era quello? Se non è amico dei russi deve esser uno dei messaggeri della Presenza. Mamma, che sonno.Kedves Nemvagy entra chiedendo un doppio caffè. Ilona ha davanti la solita fetta dei Tatra. Il Mandula è di sua madre, convinta che le figlie a Budapest facciano le segretarie, che quel MOMM sia un tipaccio e che invece Kedves Nemvagy sia un ragazzo simpaticissimo. Pista l'autista cappuccino e un Rigo Jancsi.
"Sono contento di vederti: la marea monta e la barca va sempre peggio".
"Mi ha svegliato il telefono, da Belgrado. Cos'è la marea?"
"Passami lo zucchero, Nem, ho dormito malissimo".
"Tieni, bella. La marea è un fenomeno... Te lo spiego in macchina. A te MOMM cosa ha detto? Mi piacerebbe sapere per chi lavora MOMM, a Belgrado. Certo non il mago Otelma".
"Mi ha convinto a arrivare fino alla fine della corsa. Mi ha spiegato che lavoriamo per un'organizzazione molto grossa, internazionale, tipo Cosa Nostra. Quando ha cominciato a parlare mi sono rivenuti in mente quel vecchio e il fuoco e stavo per sbattere giù, poi mi ha convinto - eppure non mi ha detto molto. Su la discarica mi ha dato spiegazioni da X-akta. Comunque mi basta che gli amichetti di MOMM siano meglio dei russi. Io credo a tutto, dopo stanotte. Chi è il mago Otelma?"
Ilona alza il viso, il verde dei suoi occhi non prevede repliche:
"Anch'io. Il mio sogno era troppo puttanamente vero".
"Che sogno?"
"Poi. Vorrei sapere che farete voi mentre io me ne torno in quella bettola di merda a farmi palpare da quel maniaco".
"Allora MOMM dice anche che la discarica è consacrata in qualche modo - qui aggiungo che ho svegliato un mio vicino coglione che si appassiona della storia locale e mi ha detto che in quel posto era, diciamo, una azienda agricola di tedeschi venuti dal Volga negli anni Venti. Allora era detta Teufelsfeld - Ördögi mez?, in ungherese".
"Sembra la brutta storia storia di un imitatore di Lovecraft che ha bevuto troppo unicum. Il cerchio si chiude troppo bene, tuttavia, e questo mi da da pensare. Alla flotta di taxi della 444 si sono mescolati agenti di un'organizzazione rivale, la Presenza. Mi hanno passato una dritta che facendo fuori il custode sputiamo nella zuppa dei russi".
"Lovecraft?"
"Bella trovata. I taxi sono tutti uguali, la città è piena e gli autisti sono troppi per conoscersi tutti. Si muovono liberamente e danno meno nell'occhio".
"E ce ne è sempre uno davanti a quella bettola merdosa".
"Direi di fare quello che dicono e vediamo dove vogliono arrivare, ma tenendo gli occhi ben aperti. Vado alla discarica all'una. Anzi, alla mezza. E con Gábor e il fratello".
"Vai in quel cazzo di posto? Ci vengo anch'io e se c'è da sparare ai russi lo faccio io. Mi sono portato il ferro".
"Ma che ti prende? MOMM ha esagerato a convincerti. Meglio che ti fai una camomilla che neanche sai sparare bene..".
"A francba, Kedves Nemvagy! Conosco il padre di uno dei bambini scomparsi. Tu non hai figli e non sai che..".
Gli occhi di Kedves Nemvagy sono due cerchietti azzurri:
"Lascia perdere, Istvan, lascia perdere, vilagos?", un piccola pausa "Anzi chiamo Gábor e partiamo appena siamo pronti. Puliamo la discarica stamattina: qualcosa non quadra".
Una pensionata sta ordinando una torta allo jogurt di albicocche.Gábor ha regalato a Mishi un pupazzo di gomma, la scatola recita "Crash Bandicoot" mentre il ragazzo la straccia. A terra cade un minuscolo bazuca di plastica.
"Király! Il mio preferito!"
"Davvero un regalo fichissimo, sono d'accordo. Proprio una forza per un ragazzino di 240 mesi. Posso sapere chemminchia stiamo aspettando? Mettete la roba nel fuoristrada e andiamo. Avete tutto?"
"Calmo, Keddy, calmo. Tre fucili a pompa, pistole per tutti, benzina, avevi chiesto altro? Pista?"
"Sta parcheggiando".
Gli uomini vanno sul retro e abbordano il gigantesco Terrano Plus.
"Le cartucce sono sotto al sedile. Con le giacche verdi sembriano cacciatori e ho già controllato che sulla numero quattro non c'è nessuno vestito di grigio, un goccetto?"
"Grappa alle nove e mezza? Ma sei scemo?"
Il fratello maggiore si gira verso i sedili posteriori:
"Pista?"
L'excorridore sta controllando il suo revolver per l'ennesima volta e rifiuta con un cenno.
"Mamma, che serietà. È la prima volta che ti vedo con un'arma in mano. Mishi?"
"E lascialo guidare! Andiamo a caccia di stronzoni. Dobbiamo parlare con il custode della discarica a sud. Conosci invece il tipo che tiene la bettola su piazza Tottossy?"
"Quel posto mi fa schifo, sa di povertà a un miglio".
"Non ci berrei per un milione, non ho mai visto un cliente uscire ridendo, da quel posto" aggiunge Mishi con gli occhi sulla strada.
"Si chiama Zoltán. Brutto cane. È stato seduto con dei conoscenti, violenza su una polacca, varie risse, gli ometti in grigio gli stanno addosso spesso, senza riuscire a pizzicarlo. Sembra che abbia qualche amico - non so chi, è un vero bunkó. Anche lui?"
"Si chiama Zoltán. Anche lui".
"Anche lui, király!"Quando si gira il té, al momento di estrarre il cucchiaino una minuscola goccia di liquido si attacca alla punta; si deve girare la posata e toccare il bordo interno di porcellana, in modo che la goccia si stacchi e riscenda nella bevanda rovente. La goccia si è aggrappata per un attimo alla solidità dello strumento, torna subito a perdersi indistinta nella tazza. Questa è la breve vita delle anime degli uomini.
Lo straniero porta il té alle labbra con una preghiera, assorbe un lungo sorso. Apre gli occhi e oltre l'ombra nera dal bordo di coccio vede la finestra dell'atrio. Tra le righe della veneziana passa con sarcastica lentezza un taxi.
La Presenza ci aspetta fuori della porta e non ha il coraggio di entrare. Non possono nulla contro di me, lo stesso ci girano intorno. Non c'è nulla come l'odio per insaporire il té, non c'è sentire più vero per negare tutte le menzogne sulla vita e i suoi falsi condimenti. La bugia dell'umanità, l'inganno del sentimento di simpatia verso l'altro.
Il siberiano deglutisce una sorsata di odio.Il fuoristrada rallenta con un muggito soffocato, la strada per la discarica si immette nella statale senza svincolo, si deve accostare piano. I taxi della Presenza escono invece con agilità, sollevando della polvere in una curva tonda e decisa per tornare in città.
"Taxi?"
"Bastaaardi, che ci fanno qui?"
"Sono già andati alla discarica a combinarci qualche casino. Andiamo dentro, Mishi".
I taxi agguantano la strada del ritorno, da un finestrino una mano si alza in un gesto di saluto.
"S-N-T-9-5-0, altra targa originale. E pure il terzo: N-S-T-5-9-0".
"È la firma della Presenza, hanno fatto il lavoro e avrebbero fatto venire gli sbirri a riceverci a mezzogiorno, Mishi, dacci dentro!"
"Un piano stupido. Ma chi sono?"
"Diciamo che sono dei concorrenti. Era una specie di prova d'intelligenza".
Il fuoristrada sbriciola lo sterrato.
"Rallenta, entriamo piano nel piazzale".
"Va bene, va bene..".
"Ma che diamine hanno fatto?"
Il grosso cane penzola per una zampa dall'albero nella luce trionfante del mattino.
Ruota lentamente appeso al ramo.
Gli uomini scendono dalla macchina con le armi spianate.
"Occhio, bambini..".
"Che sono quelle taniche?"
"E questa puzza?"
"Acido. Puzza d'acido".
"Non pensavo si potesse mettere a soqquadro una discarica, che macello! Király!"
"Occhio, bambini..".
La baracca è schiantata, calpestata da un titanico piedone. La porta bianca è stesa in terra su qualcosa, crivellata.
Mishi la rivolta con un calcio:
"Pfui, che puzza! Che fogna! Un cane morto!"
"Pastore tedesco sparato e sparso di acido".
"Le taniche sono di acido. Sono un dozzina. Acido come se piovesse".
"Occhio..".
Dietro la baracca un serie di macchie eloquenti.
"Il custode ha avuto una brutta giornata".
"Pessima".
"Nera. Non credo che lo rivedremo. Se lo sono messo in uno dei taxi".
"Lì qualcosa si muove".
"Occhio!"
"Un cane, mi sembra... adesso è sparito".
"A fenébe! Che puzza".
Copertoni sparpagliati, un buco rotondo nella terra. Un tombino in cemento da cui escono vapori feroci.
Gábor si mette un fazzoletto sulla bocca, gli bruciano gli occhi mentre si sporge:
"Sul fondo c'è, c'è, qualcosa di nero, sembra..".
"Nastro isolante, qualcosa coperto di nastro adesivo di gomma nera", aggiunge la voce recisa di Kedves Nemvagy.
"Indovinato. Proprio così..."
"Avevo notato che quel bastardo prendeva i copertoni da un mucchio e non toccava quelli impilati intorno al fuoco".
"Ecco il posto del fuoco".
"Intorno sei buchi in terra. Sei cadaveri. Sei piccoli cadaveri".
"Dio santissimo", mormora Pista.
"Cadaveri? Mica ho capito".
"Un buco, un cadavere, un piccolo zingaro in un bozzolo di isolante".
"Adesso ho capito. Il seguito me lo risparmi".
"Prendeva i bambini. Stuprava, torturava".
"Ho detto che non voglio sapere".
"Quando era stanco li avvolgeva vivi nel nastro e li buttava dentro un buco a morire. Adesso sai con chi abbiamo a che fare, Gábor".
"E tu come lo sai, Keddy?"
"Lo so e basta", per Gábor e Nemvagy la rilevazione arriva una mattina d'estate.
"Che siamo venuto a fare?"
"Ehi! Venite! Il cane appeso si agita! Parla, király!"
Il sambernardo fa un altro giro lentamente, la zampa libera si muove in sussulti per cercare di liberare il legaccio. Appesa la bestia è grande come un uomo.
"Mishi, coprici le spalle. Fammi vedere".
"Perché lo hanno messo così? Questo cane è famoso, lo conosco. Era il cane del dottor Nagy, il guardiano lo comprò apposta. Cioè, me lo hanno raccontato".
Le zampe annaspano per la terra lontana un palmo.
"E chi sarebbe questo dottor Nagy?"
"Era. Sparì durante il processo. Faceva aborti clandestini, tutte le età, tutti gli stadi, venne fuori che buttava i feti al cane. Questo cane".
"Vedi che ci si perde a non tenersi informati? Che ne facciamo?"
La testa è enorme, il pelo ingrommato di sangue e fango.
La testa che si tende verso gli uomini, il verso un ruggito, la voce umana:
"Tiratemi giù, maledetti!"
"Istenem! Il dottor Nagy! No!" Pista alza il braccio già premendo frenetico il grilletto in una scarica di revolverate. I primi colpi vanno alla cieca, altri schizzano nel grugno fulvo. La salva di fucilate stacca dal ramo la belva che si sbatte a terra con un tonfo osceno.
"Ve lo avevo detto che parlava! Király!"
"Cadaveri imbozzolati, cani parlanti, barbablù nel portabagagli dei taxi: che altro c'è, Kedves?"
"Che se c'è ancora dell'acido buttalo sul cane, occhio se ne vediamo altri. Dobbiamo farli fuori tutti. Questa è una lezione offerta dalla Presenza. Sveglia, Pisti, stai tranquillo, il cane è andato".
"Era il dottore, era la voce del dottore... Mi semba d'impazzire".
"Il dottor Nagy opera all'inferno, stai tranquillo: seguimi. Noi a destra. Ragazzi, a sinistra".
Un dobermann cerca di allontanarsi su una zampa rotta. Le fucilate gli fanno fare una giravolta. Lo finiscono a colpi i pistola. Acido.
Uno nascosto tra gli arbusti. Pallottole. Acido.
Cane. Spari. Acido.
Il sole sale al colmo del suo dominio."Questi taxi si guidano benissimo".
"Facilissimo, il mio ha una frizione pastosa al massimo. Sembrava di guidare un'automatica".
"Naturalissimo".
"Passami una caramella gommosa".
"Non me le finire..".
"Mmmmmm. Sono buonissime! Ce ne compriamo due pacchi prima di tornare?"
"Certamente. Pari e dispari per chi va alla bettola".
"Pari".
"Dispari".
"Giù".
"Dispari, tu passi al Fanta a prendere l'uomo".
"Giustissimo. Un'altra caramella e poi basta. Il mio taxi è dietro a quella Ritmo".
"Perfetto".Il fuoristrada gira intorno alla baracca in fiamme e travolge il sottobosco per tornare sulla statale. Gli uomini di MOMM si passano una bottiglia d'acqua.
"Király! Mi sono proprio divertito!"
"Certo per una volta qualcosa di diverso. Non ho capito perche i bambini morti disposti in quel modo. Ridammi l'acqua".
"Roba di setta segreta", Istvan è grato che il veicolo salti sul fondo asfaltato della statale.
"Poi? Andiamo subito alla bettola? Ho la mano calda adesso. Scotta! Király!"
"Zitto che mi suona il telefono. È un messaggio di Sandor:
"Russi scappano. Sono al fanta".
"Mishi, VOLA AL FANTA HOTEL!"
Già si vede il cavalcavia.Il taxi rallenta in silenzio e si ferma davanti ai riflessi dei segni zodiacali che il sole dalla vetrata incide sul marciapiedi della bettola. La falsa cameriera si tiene ben a distanza dal padrone e passa il primo straccio della giornata, riflessi nello specchio segue i movimenti del tassista.
Sulla ventina, asciutto, un ragazzo non male... Orecchino a sinistra, capelli neri con gel. Giubbotto di pelle, pantaloni di tela crema.
"Comandi".
"Un unicum".
Unicum di mattina per un tassista. Forse tassista. Vai più vicino, Ilona.
"Cosa dici? Io..". Zoltán aggrotta la fronte mentre richiude la bottiglia panciuta.
L'espressione della rabbia montante si distende subito in dubbio. Il tassista gira tra le dita il bicchierino gelido pieno di amaro. E parla. E parla. Le labbra si muovono come balbettasse, veloci, quasi tremanti. Ilona finge di allineare due sedie per avvicinarsi, è al tavolo vicino allo specchio tondo. Non sento, accidenti, devo andare più vicina. Le labbra dell'oste invece tremano sotto gli occhi sgranati: stupore? Paura? Il tassista conclude con una frase comprensibile:
"Allora? Che aspetti?" e getta l'amaro nel petto enorme dell'uomo dietro al bancone. Che abbassa piano lo sguardo e allarga le braccia:
"Mi... mi.. mi... sono sporcato..".
Ilona alza ben un sopracciglio. Zoltán lo ucciderebbe, questo non è un tassista, non è un dannato tassista.
"Indovinato, Ilona, da oggi smonto. Era divertente fare il tassista. Assai".
"Sono... sporco..".
"Che gli hai detto. Dimmi che gli hai detto".
"Meglio di no. Colgo invece l'occasione per dirti che sei davvero bella. E per fare anche a te una domanda: perché resti a fare questa vita? Lo sai che non è bene. Perché non molli tutto e non cambi?"
Il volto inebetito guarda invano la camicia lorda:
"Sono così sporco... devo... pulire..".
"Cambio quando mi convinco da sola, fuori di qui. Non so cosa dovevi fare, ma lo hai fatto. Adesso fuori dai piedi".
"Devo... andare... a pulirmi... dietro..".
Il tassista arretra verso la porta.
"Imprevedibile, davvero, come a volte la forza sia nelle persone più strane. Arrivederci, mia cara. Comincia a toglierti il grembiule: anche tu smonti, adesso".
Sparisce nella strada, con un gesto di saluto.
Ilona si gira subito allo scatto della porta del retro; comincia a sfilarsi il grembiule; non ha borsa o giacca, può uscire subito salutando il primo cliente che entra.
Che dopo un passo nella puzza della bettola viene sorpreso dalla detonazione. Grosso calibro.Terrano plus arriva rallentando lungo e parcheggia dietro alla Brava.
Kedves Nemvagy e il ragazzo scendono assieme:
"Keddy, qui succedono cose da pazzi".
"Dove sono andati, Sany? Le cose da pazzi non succedono solo qui! Perché non li hai seguiti? Che succede?"
"Per il semplicissimo motivo che non-mi-parte-la-macchina. A un certo momento è arrivato un taxi".
"Mi sono rotto i coglioni di questi taxi!", interviene Pista dal fuoristrada.
"Dicevo, è arrivato un taxi e uno dei due russi è uscito come un fulmine e ci è saltato dentro. Bum! Un attimo. Via di corsa. Gli altri sono schizzati fuori ma il taxi era già partito. Sembravano moooooolto incavolati. Poi dopo neanche dieci minuti sono venuti di nuovo in tre coi bagagli neanche ben chiusi e sono saliti in macchina e via. E io a provare a partire. Come un coglione".
"Doveeee? Quandooooo? Sandor, sveglia!"
"Quindici minuti, venti. Verso nord. Con una Rover".
Gli uomini di MOMM si guardano in un vorticare di meningi.
"Non ce la facciamo".
"Si', invece. La strada passa da Téglás. Al volante, forza".
"Veniamo anche noi, vero?"
"Parti, vai, Pista, guida tu!"
"Király!"
"La smetti di fare lo scemo? Ricarica questo. Via, Pista! Chi chiami, Kedves?"
"Gli zingari a Téglás, Gábor, gli dico di fermare una Rover, di fermare i demoni che gli hanno ammazzato i figli".
"Rischioso, i demoni hanno armi".
"Li conosco e mi crederanno e la storia è troppo grossa. Ci basta guadagnare pochi minuti. Pochi minuti. Pochi".
Kedves Nemvagy ricarica l'automatica tenendo la scatola delle cartucce tra le gambe e la pistola bassa. Guarda accanto Istvan, Pista, Pista l'autista. Il campione dei primi rally ungheresi, armato della sua arma preferita, un volante. Ancora dopo cento incidenti, in mano a Istvan una macchina diventa un fulmine, una belva che sbrana la strada. Il piantone dello sterzo stretto da Pista l'autista attraversa tutto il mondo, è piantato nel pianeta e tutte le strade, tutte le piazze del mondo sono un gigantesco gioco d'abilità, una mappa che lui regge salda nei mezzi guanti da corridore. Arrivare, arrivare prima, questo il suo credo: essere nel posto giusto al momento giusto vale quanto il primo colpo in un duello.
Vai, Pista, corri il mondo.
La linea bianca della statale è il binario su cui ondeggia la macchina lanciata sul filo del doppio limite di velocità. Sui sedili posteriori i due fratelli si leccano le labbra nervosi e studiano la strada per una Rover, con le facce affiancate, guancia a guancia, come carnefici curiosi. Infatti ecco già le prime case senza intonaco. Ecco già Téglás. Ecco già la folla.
Pista ha fatto ancora la sua magia di tempo e benzina.La Rover è ferma con luci di emergenza e portiere spalancate al centro di un semicerchio di gente. Qualcuno è seduto dietro, due russi sono usciti e cercano di parlare con i capifamiglia piantati proprio in mezzo alla strada con grandi pance e gran cappelli di feltro. Donne e giovani nervosi stanno ai lati con le braccia conserte e le mani in tasca; studiano chi sta arrivando quando gli uomini di MOMM arrivano a piedi con le armi avvolte nelle giacche. La tensione si spacca quando i cenni verso Nemvagy dei capifamiglia svelano ai siberiani l'inutilità di provare a spiegarsi con i Rom più della coscienza che quelli non sanno la loro lingua. Poi una serie di lampi, come in ogni rissa.
L'autista della Rover spinge via lo zingaro più grosso mentre l'altro russo corre alla coda e fa scattare il portabagagli; vi infila un braccio e viene raggiunto dalle pistole di Gábor, si accascia vuotato contro la targa della Rover.
Ai tre spari secchi le donne strillano come furie mentre un fascio di mani brune afferra l'autista russo e lo trascina a terra in una confusione di mani e piedi su cui spuntano dei bastoni. I ragazzi accorrono al linciaggio urlando bestemmie.Tra i rantoli del russo pestato e le grida delle donne zingare, gli ungheresi circondando la macchina con le armi spianate e urlano "Stoi! Stoi!", mentre la gente corre intorno in un incrociarsi di gonne e camicie.
"Come diavolo si dice 'scendi' in russo?!"
"Occhio al ferito!"
"È andato, király!"
Kedves Nemvagy piomba nel vano della portiera posteriore deciso a tirare fuori il russo per le orecchie, se serve:
"Vieni fuori! Bastardo! Non ti nascondere la dietro! Scendi, caz..."
Poi sente chiaramente il sangue scendergli nelle gambe e gelargli la schiena. Nella testa vuotata la memoria della voce di MOMM che suona in una cattedrale di paura:
"... i siberiani sono tigri..".
Gli enormi occhi gialli lo fissano pieni d'odio mentre il muso della belva di contrae in un ringhio di minaccia. L'ungherese salta all'indietro mentre l'enorme schiena grigia a righe nere riempie e scorre nel vano posteriore della Rover, la tigre scende dall'altro lato con un salto che fa ondeggiare la macchina. La folla di zingari esplode in un unico urlo di panico. Tutti cominciano a correre in un istante di ghiaccio, il terrore primordiale della zanna. I fratelli arretrano con i fucili ipnotizzati dal felino che lascia la strada, Pista solleva il compagno sbiancato:
"Da dove salta fuori? Dov'è il siberiano?"
"A kkkkurvá anyád... Lófassz... Prendiamo quella bestia... prendiamola, dai! Gábor! Mishi! Addosso! È il nostro uomo! Prendiamo quell'animale! Addosso!"
"Va verso i campi!"
"Eccola! Dai Gábor che regaliamo a mamma la pelliccia! Király!"
Uno zingaro salta dentro una finestra con uno strillo e la tigre scompare tra i filari di camicie stese. Con tre salti è nel sottobosco prima dei campi di granturco."La vedete?"
"No!Allarghiamoci!"
"Piano... Occhio..."
"Non vedo un cazzo tra queste piante."
"Non la troveremo più. Mi sentite? Non la troviamo più!"
"Dove sei, Mishi?"
"Pista?"
"Pianoo..."
Tiger, tiger, burning bright...
"Non la troviamo più, dove sono i fratelli?"
"Non aveva gli occhi di chi vuole scappare."
"Gábor?"
"Caccia alla tigre siberiana nell'Ungheria orientale; solo con MOMM succedono queste cose."
"Siete anche voi nel campo?"
"Sei tu, Mishi?"
... in the forest of the night.
Il ruggito da belva diventa l'urlo di Gábor, di richiamo e di dolore, l'urlo pieno del cacciatore in corpo a corpo col mondo intero in uno schianto di granturco travolto; gli altri rispondono con un urlo di ansia e di sfida, saltano tra gli steli accecati dalla caccia e dal muro di piante. A bordo campo l'uomo e la tigre si rotolano nella polvere; Gábor urla scalcia e si aggrappa alla testa selvaggia per non farsi strappare il braccio. In una battuta la tigre gira la sua massa imponente per rifugiarsi ancora nel campo.
"Mishi, resta con tuo fratello, ferma il sangue!"
"Guarda che cavolo mi ha fatto... Io..."
"Accidenti... Non svenire."
"No, no..."
"Gábor... Arrivano gli zingari, Gábor, ti porto via, non svenire! Király..."
"Vieni con me!"
"L'avete colpita? Dov'é?"
"Non ho potuto sparare, troppo rischio. Adesso io e te entriamo nel campo."
"Tu sei tutto scemo. È quello che vuole. Ci fa a striscette! Chiamiamo qualcuno!"
"Ci aspetta. Prendi il fucile di Mishi."
La voce di Kedves Nemvagy è calma quando da ordini.Come quando racconta al telefono a MOMM che ha chiamato in serata:
"È uscita dal campo per attaccare i due fratelli. Non ci siano fatti sorprendere - Mishi non è completamente idiota come sembra - d'accordo: quasi. Si trascinavano verso la strada, ma all'indietro, e a vederla anche Gábor si è messo a sparare col braccio buono. Io e Pista siamo usciti dal campo tirando fucilate. Fuoco incrociato. Inchiodata. No, niente pelliccia. Ha cominciato a sfarsi appena caduta. O caduto, non so. Non è rimasto quasi niente, qualche osso e pelliccia secca. Era il siberiano, si', io non ho dubbi. Aveva un'espressione di rabbia, se una tigre bianca di due quintali può avere un'espressione. Sembrava molto seccato di non averci fatto a pezzi. Degli altri non abbiamo tracce, spariti in città e poi partiti. Nessun problema a Téglás. Lo so che ci hai già parlato, ci coprono, che sono riconoscenti - con te? Come se ci fossi stato tu lì! Sei il solito bastardo. Dicevo che macchina e corpi sono stati fatti sparire. Dei falsi tassisti nessuna traccia, le targhe erano un'autentica presa per il culo - si son presi il russo e il custode della discarica e ci hanno lasciato la patata bollente. I dottori hanno ricucito Gábor come il pupazzo di Toy Story due. Ilona la vado a prendere adesso, mi racconterà come era fatto il tassista che ha fatto suicidare Zoltán. Si'. ti aspettiamo. Sono tutti curiosi di sapere come vuoi che si continui e di sapere che vuol dire tutto questo casino.
Come sarebbe che non lo sai neanche tu!?
Questo è tipico tuo, MOMM."