EL JEFE

di Luca Cuntrera


In un piccolo albergo a Città del Messico....

Sono in Messico da due giorni, so dove sto andando, ma non so perché.
Mi alzo dal letto dove mi sono steso a riflettere, entro nel bagno della camera per sciacquarmi il volto.
La mia immagine allo specchio è la solita, ma qualcosa è cambiato in me, non solo interiormente.... sbottono la camicia e guardo la voglia a forma di mano sul mio petto.

/Prima non c'era, è apparsa due giorni fa./

Per strada....

Il viaggio è piuttosto lungo.
Qualunque sia l'istinto che mi sta guidando, non si è preoccupato di farmi fare il percorso più breve, così ho modo di vedere questo paese.
Attraversando alcuni villaggi vedo in che razza di tuguri abitano molte persone.
Abitazioni che in italia verrebbero abbandonate qui sono un lusso o quasi.
Alcuni edifici portano segni di scontri a fuoco, e non solo gli edifici... quello che vedo mi fa stringere con forza il volante per un momento prima di rendermi conto della futilità del gesto.
Provo quasi vergogna guidando quest'auto con aria condizionata che ho noleggiato,  noto gli sguardi di chi non ha quasi nulla e penso a quanto poco successo io abbia avuto... per ora.
Dopo alcuni chilometri mi imbatto in un sito archeologico.
Rovine Azteche,  del popolo Tlahuica, come leggo sulla guida;la capitale del Morelos era una loro città, Cuauhnahuac, che venne ribattezzata Cuernavaca dagli spagnoli(era decisamente meglio il nome originale).
Il luogo mi spinge a riflettere su come la storia di questo paese sia sempre segnata dal sangue:su quell'altare venivano compiuti sacrifici umani, tra quegli edifici gli spagnoli e gli indigeni si battevano all'ultimo sangue, poi in tempi più recenti...
Torno bruscamente alla realtà:risalgo in macchina e riparto in fretta.

In un povero villaggio del Morelos...

Sono arrivato.
Conosco il luogo, anche se non ci ero mai stato prima.
Conosco questa piccola plaza... incredibilmente simile a com'era all'inizio del secolo, eppure così diversa.
C'è la chiesa del villaggio, non so dove abbiano trovato i soldi per farlo ma è stata da poco ristrutturata.... per contro, quello che qui fa la funzione dei nostri municipi è un edificio che cade quasi a pezzi.
Avrei scommesso il contrario.
E poi c'è il locale. Come quasi sempre succede, tutti gli edifici più importanti danno sulla plaza.
Il locale non è più una pulqueria, ma ne è l'equivalente.
Entro e mi guardo attorno:non c'è quasi nessuno.
È molto strano, inoltre mi chiedo che ci faccia qui quel vecchio seduto al tavolo, avrà più di 90 anni.
Sembra non avere sangue europeo, nel modo più assoluto... è un vero azteco, anche se sembra incredibile.
Le numerosissime rughe che lo solcano danno al suo volto una nobiltà che raramente ho visto in un uomo.
I segni sulle sue mani parlano chiaro, per occhi esperti:è stato un contadino e un combattente.
Probabilmente quello seduto con lui è il suo pronipote.
Indossano abiti semplici,  di poco prezzo, simili a quelli che trovo al mercato sotto casa, non somigliano certo all'abito tipico da lavoro simile ad un pigiama che si usava da queste parti 80 anni fa.
Il bambino si muove irrequieto sulla sedia, un po' annoiato. È evidente però che non vuole allontanarsi dal nonno.
Forse gli vuole molto bene o forse si sente protetto ed ha paura a stare solo... la vita non è tranquilla da queste parti.

Il posto è silenzioso, tetro.
Gli avventori se ne vanno quasi subito, non si fermano, non parlano tra loro.
Credo che i recenti disastri naturali abbiano colpito questa gente più di quanto immaginassi, nello spirito quanto nel corpo.
La loro fiamma è sopita, mentre per combattere la loro guerra ne avrebbero un bisogno disperato....
Li capisco.
Oltre alle forze del regime anche la natura sembra accanirsi su di loro.
Devo fare qualcosa.

Intanto qui siamo rimasti solo io e quel vecchio col nipotino.
Poi lo riconosco:benchè siano passati 80 anni dall'ultima volta che lo ho visto, non posso sbagliare.

/Fu l'ultima cosa che vidi.... /

Ricordo suo padre che con orgoglio mi diceva del bambino che sua moglie aspettava e che gli avrebbe dato il mio nome.
E capisco.
Capisco perchè sono qui e cosa devo fare.
Mi siedo al tavolo.
"Salve, Emiliano.Quanto tempo...."

/Parlo in lingua Nahuatl, una lingua che non conoscevo minimamente... /

Lui alza lo sguardo e mi fissa per un lungo momento.
Poi spalanca gli occhi e comincia a tremare.
Il bambino osserva il bisnonno con sguardo attonito. Sembra spaventato.
Emiliano balbetta.
"Sei vivo... Dios, sei vivo... lo dico da anni... non eri tu quello a terra, non aveva il manito....".
 Gli rispondo con il tono più calmo di cui sono capace, cerco di tranquillizzarlo.
"È vero, amico mio, sono sempre con voi."
"Lo dirò a tutti!", esclama con veemenza, "Quegli idioti che pensavano fossero solo leggende e
vaneggiamenti di un vecchio pazzo dovranno cambiare idea! Ora ci sei tu, vinceremo... non possono più fermarci. È iniziato anni fa, nel Chapas si battevano per avere gli stessi diritti dei ricchi gringos...."
Continuo io la frase:"... come il diritto di poter usufruire delle nuove terre coltivabili. Il governo ha scatenato una spietata e sanguinosa repressione..."
Emiliano mi interrompe, infervorato:"CI VOGLIONO MORTI!Vogliono andare fino in fondo, non si limiteranno a... ma pagheranno, pagheranno. Ci pregheranno di ucciderli..."

Chiudo gli occhi come colto da un dolore improvviso:mi tornano alla mente aspetti della guerra che preferirei dimenticare, inutili crudeltà da ambo le parti, come se la guerra non fosse già abbastanza orrenda.....
Gli metto una mano sulla spalla, lo fermo.
"Facciamo ciò che dobbiamo per sopravvivere, Emiliano. Terra e libertà, ricordi? Nient'altro."
Emiliano si calma, comprendendo le mie parole.
"Cominciarono loro...."
Annuisco.
Il messicano continua, più calmo:"Sopravviveremo. Riavremo ciò che è nostro. Ci sei di nuovo tu ora...."
"Io sono sempre stato con voi, Emiliano.  Avete sempre combattuto, quindi io sono sempre rimasto vivo."
Emiliano non lo ascolta, parla quasi a se stesso:"Lo diceva mio padre. Con te è cambiato tutto. Avevamo bisogno di te..."
"Io esisto per questo, perchè voi ne avete bisogno. Non sarei nulla altrimenti, capisci?"

Emiliano sembra un po' confuso, mi chiedo se le mie parole abbiano un senso per lui, forse sto entrando in contrasto con la leggenda, con le idee che lo hanno guidato per tutta la vita.
Eppure sento che la sua fiamma brucia di nuovo forte, quindi forse ho svolto
il mio compito.
Potrò fare altrettanto con altri?

"Dimmi, Emiliano, come mai... quel giorno eri là?
Emiliano capisce immediatamente:"Ero ancora un bambino, ma volevo seguirti.  Non ricordo come ho fatto, ma vi seguii a quella dannata fattoria. Sentii gli spari e vidi che ti portavano...ma no, non eri tu quello vero?”
Non so cosa rispondergli, ma lui non sembra aspettarsi una risposta.
Lo sguardo di Emiliano è di assoluta fiducia in me, indipendentemente da qualsiasi cosa possa dire.
Mi alzo, e lui si alza a sua volta, con un'energia incredibile in un uomo della sua età.
Mi abbraccia, ed avverto una sensazione mai provata prima, indescrivibile:ci separiamo di scatto e ci allontaniamo di un passo, sconcertati.

Emiliano apre la camicia con mani tremanti:sul petto ora ha un manito.

Ora il mondo sembra più luminoso,  l'aria più fresca;il cuore batte forte, o forse è quello di Emiliano.
Mai ho immaginato una gioia così grande.
"Ecco la prova che cercavi, Emiliano. Ora dovranno crederti."
Il vecchio combattente rimane paralizzato per lunghi attimi.
Poi guarda il nipote con occhi pieni di lacrime.
"Lo vedi il manito, figliolo? Un giorno lo avrai anche tu... come tra poco lo avranno tuo padre e gli altri..."

Ora posso andare.
Vorrei poter restare e combattere di nuovo con loro, ma ci sono così tanti popoli che hanno bisogno di me, così tante rivoluzioni che mi aspettano.
Inoltre, i ricordi rischiano di sommergermi.

/Mia moglie, i miei figli, mio fratello... non posso continuare a pensare a/
/loro. Quella era un'altra vita. /

Saluto Emiliano e mi dirigo alla macchina.
Dietro di me, lo sento allontanarsi urlando a gran voce.
"EL JEFE! EL JEFE È DI NUOVO CON NOI!"

Non ho intenzione di lasciare subito il messico, voglio prima fare un'ultima cosa.
La tomba di Zapata è assai famosa, ma il luogo dove è realmente sepolto non so se qualcun altro lo conosce.
Sorrido:voglio portarci qualche fiore, sulla mia tomba.
 

NOTE

- La Pulqueria è il locale dove vendono Pulque, una bevanda dolce alcoolica.
- La lingua Nahuatl è quella originale degli Tlahuica prima dell'arrivo degli spagnoli:non sono sicuro che sia "realistico" farla parlare a Zapata, visto che il suo dialetto natale poteva essere un altro.
- Ci sono stati davvero testimoni che hanno dichiarato che Emiliano Zapata aveva una voglia a forma di mano sul petto e che questa è sparita quando è morto, ma non ho idea se qualcuno di loro sia ancora in vita.

NOTA PERSONALE

Ero molto titubante all'idea di scrivere questo racconto su una figura così importante per il popolo messicano come Emiliano Zapata (e che io ammiro tantissimo) e ce l'ho messa tutta per portare il massimo rispetto alla sua figura e alla cultura messicana.
La mia opinione è che non dovrebbero esserci figure "intoccabili" in un'iniziativa come la nostra Associazione e questo mi ha convinto a realizzare la mia idea.


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