IRLANDA: IL MISTERO DEI SETTE PARACADUTE

di Fabio D'Andrea e Diana Di Giovanni


      1. Antefatto

      La ML del Pathos riserva, alle volte, piacevoli sorprese. Casualmente, il giorno del suo compleanno, Fabio Woland, di recente approdato ai lidi virtuali empathici, legge un’arguta replica di una donna che si firma Andromaca Gualtieri. Lo spirito è una cosa che lo ha sempre affascinato e decide quindi di contattare l’intrigante sconosciuta.

      "Ciao,

      sono Fabio Woland, anch’io abbastanza nuovo del Pathos. Di recente hai scritto:

      ‘L’ilarità è apparente: la mia è ironia... niente che non resista al vaglio dell’ironia merita di durare...’

      Trovo che sia una bellissima frase (un po’ me ne intendo, faccio lo scrittore di mestiere), così volevo farti i miei complimenti e chiederti se per caso ti interessi anche tu dell’estetica romantica. Dalle mail precedenti direi che potrebbe anche essere e siccome è uno dei miei argomenti preferiti...
      Se ti va di approfondire l’argomento, sono a tua disposizione!

      A presto"

      La risposta non si fa attendere:

      "Credevo che nessuno avrebbe capito a cosa mi riferivo... complimenti, non sono tutti degli zoticoni i Fratelli Empathici!

      Ebbene, non solo l’estetica romantica, ma tutto ciò che di Dionisiaco e dirompente, alieno dal freddo positivismo di una certa cultura mostruosa ed inumana, esiste al mondo è mio.

      Homo sum: humani nil a me alienum puto. (Ter. Heautontimorumenos, 77)

      Il resto della tua mail assomiglia quasi a una proposta indecente... Ebbene caro il mio Fabio... Woland... Woland... il nome non mi è nuovo..."

      "Sono proprio così trasparente? Devo riconoscere che il tuo stile mi piace moltissimo, e dallo stile alla persona il passo può essere breve... Comunque, di nuovo complimenti alla tua memoria: Woland, prestito da Il Maestro e Margherita.... non sono tutti degli zoticoni i Fratelli Empathici!" replica Fabio alla frecciata della nuova "amica di penna". Per un po’ i rapporti epistolari cessano. Difficoltà di ogni giorno, lavoro, contatti con il resto del mondo. Fabio non è tuttavia tipo da darsi per vinto con tanta facilità... Riscrive:

      "Spero che il tuo silenzio non sia un cattivo presagio... Sono forse troppo invadente? Confido nelle nostre affinità elettive ed invece di mandarti un ikebana virtuale rilancio, invitandoti ad un’escursione in Irlanda, terra intrisa di romance e di mistero. La cittadina di Waterford, ad esempio, potrebbe costituire la quinta ideale per dibattere d’arte e letteratura...

      Spero solo che la mia agenzia di viaggi riesca a venire a capo del problema dei voli. Dovrei sciogliere la riserva entro pochissimo, ma per farlo devo sapere quanti biglietti prenotare…

      Un saluto in versi

      Giunge autunno
      per la donna di Tebe
      tempo di viaggi".

      L’occasione sembra propizia ad unire l’utile al dilettevole. Dalla cittadina irlandese giungono infatti strane notizie:
       
       
      IRLANDA: IRRISOLTO IL MISTERO DEI SETTE PARACADUTE

      Waterford, o come preferiscono dire da queste parti Port Làirge, era fino a una settimana fa una tranquilla cittadina di circa trentamila abitanti. Ora le cose sono cambiate e sembra piuttosto di stare sul set di un episodio del telefilm X-files.

      Le telecamere delle principali reti televisive irlandesi sono ovunque ed iniziano a sbucare anche quelle degli altri paesi europei.

      È poi stato allestito un grande laboratorio di analisi dell’esercito, protetto da recinzioni e guardie armate. Cosa ci sia nei sette tubi che sono piovuti dal cielo con tanto di paracadute il 5 ottobre nessuno lo sa, ma l’interessamento dell’esercito fa pensare che ci sia sotto qualcosa di grosso.

      Alcuni vecchi del paese dicono che si tratti di una sorta di messaggio preannunciante l’Apocalisse, c’è poi chi pensa agli UFO e chi alle armi batteriologiche. Di certo si sa che la situazione nella cittadina è sempre più tesa.

      Giorgio Pulitzer

      Pathos News – Dai Fatti alle Parole

      È facile immaginare la piacevole sorpresa che suscita in Fabio la successiva risposta di Andromaca:

      "Ma guarda... Forse le nostre affinità elettive sono maggiori di quanto tu pensi, Fabio Woland.. mi trovo IN QUESTO MOMENTO all’albergo "Wadsworth’s" a Port Làirge, a poca distanza da Waterford. Nel tempo in cui arrivi, avrò una giornata di tempo per ambientarmi... poi mi potrai trovare lì e ti metterò al corrente di quanto ho scoperto".

      2. In Irlanda – Waterford

      La vita dell’affiliato al Pathos è sempre ricca di sorprese... Mai un momento di noia, si potrebbe dire! È così che Fabio Woland parte a scapicollo da Roma alle 17.00 con il volo AZ208, aereo tra l’altro scomodissimo, che gli permette di arrivare alle 21.10 ore locale in Irlanda. Da Dublino a Cork ci impiega un’altra ora e mezza di volo. Comunque sia, poco dopo mezzanotte viene accolto all’albergo da Andromaca e Angela, la ragazza che gestisce l’albergo, mora, con i capelli lunghi, sui vent’anni. L’albergo ha un aspetto un po’ "sdrucito" ma tutto sommato simpatico. È molto pulito e Angela pare piuttosto simpatica.

      Prima di afferrare per la coda il volo AZ208, è riuscito ad entrare nella sua libreria preferita e ad acquistare un pensiero per festeggiare le incredibili affinità elettive che lo legano ad Andromaca. Pacco regalo sobrio, libri che adora (avrà tempo per essere originale...): poesie di Keats e una breve antologia di Lovecraft, inclusi Il colore venuto dallo spazio e Il caso Dexter Ward.

      Quando vede Andromaca rimane un attimo stupito, forse si aspettava una persona diversa... è una donna sulla soglia dei 40 anni, con lunghi capelli neri... poco appariscente, in verità, con modi di fare strani, a volte pieni di scatti e di energia, a volte lenti, colmi di stanchezza e (sembra quasi) di una dignitosa disperazione...

      "Grazie Fabio," dice con un sorriso. "Ehm... vorrei ricambiare ma ho solo questo," tira fuori una logora copia di Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Fabio non può trattenersi dal ridere. Andromaca ricambia con ilarità, poi torna d’improvviso seria: "Abbiamo molte cose da fare, purtroppo le nostre amene letture dovranno aspettare".

      Quando Fabio – in effetti piuttosto stanco, ma sostenitore della filosofia I will sleep when I’m dead – le propone di chiacchierare con lei fino all’alba, Andromaca fa un rapido e quasi imbarazzato gesto di diniego: "È assai più facile essere disinvolti davanti ad una tastiera che dal vivo, credimi. Passo quasi tutta la mia vita senza parlare con nessuno, ma da quando mi sono unita al Pathos sto diventando una vera chiacchierona..." sorride, "comunque sono molto stanca, per cui mi scuserai se rimandiamo le nostre elucubrazioni letterarie. Avremo sicuramente tempo dopo per questo. Ascolta cosa ho scoperto oggi: sono andata alla polizia locale, mostrando le mie credenziali di pittrice e distribuendo a destra e a manca ritratti di cretinoni in divisa e lentiggini, tutti fatti in meno di tre minuti. Un cretinone più cretinone degli altri mi ha dato alcune informazioni: afferma che i tubi sembravano grosse pentole di alluminio lunghe un’ottantina di centimetri e con il diametro di 40. No, non ha visto cosa c’era dentro, ma gli hanno detto che forse era una trovata pubblicitaria. ‘Beh, se è così,’ aveva concluso durante il colloquio, ‘allora chi ha pensato questa trovata dovrà versare un bel po’ di soldi al governo per pagare tutto il dispiegamento di forze che c’è stato per quei setti tubi!’

      Infatti i tubi, che fino ad ora erano in mano all’esercito, che li studiava in un laboratorio qui in questo paesino, sono passati recentemente in mano al governo, che presto li sposterà. L’attenzione dell’opinione pubblica non è più pressante come prima e la maggior parte dei giornalisti sono andati via. Qualunque cosa vogliamo fare dobbiamo quindi farla presto…

      Per colmo di fortuna la nostra albergatrice, Angela, che tra le altre cose mi ha prestato una magnifica mountain bike per i miei spostamenti, conosce la persona che ha ritrovato i tubi, un vecchio irlandese, Mr Warday.

      Warday, che sembrava un po’ suonato, mi ha parlato di alcune rozze incisioni con caratteri "russi, o greci" su uno dei cilindri che ha visto. La figlia è decisamente insopportabile, e la moglie, che mi ha riempita di tè e pasticcini, sembrava presa da un romanzo di Agatha Cristie, Il vecchio Warday ha detto che secondo lui i tubi sono una specie di bomba, sennò come si spiega l’intervento così tempestivo dell’esercito.

      Sono poi andata al famoso laboratorio per sapere che fine hanno fatto i tubi.

      Il laboratorio da campo è stato allestito dai militari a poche decine di metri dallo stabilimento chimico Perutz, che, tra i tanti presenti nella zona, è il più vicino al luogo dove sono stati ritrovati i paracaduti.

      È un grande tendone recintato, con dei camioncini e alcune macchine. Non si capiva se in effetti lo stessero smobilitando. La rete di recinzione è alta un paio di metri ed è dotata di un dispositivo di allarme. All’ingresso ci sono due militari, uno dei quali è sistemato vicino ad un veicolo con telefono e computer. Il Gen. Sweet è il comandante che si occupa dei paracadute, riceve i civili, giornalisti compresi, solo sotto appuntamento. Ho fissato un appuntamento per domani mattina: ci andremo insieme. Io sono un’artista in cerca d’ispirazione, tu il mio agente. Chiederemo solo di fare qualche schizzo dei cilindri.

      Ecco tutto. Quello che ho saputo è quasi miracoloso dal momento che parlo l’inglese poco e male. Ora, la mia intenzione è di visitare il laboratorio domani mattina, analizzare la situazione nella maniera migliore, e, se ne vale la pena, domani notte effettuare un’incursione. Per farlo ho bisogno del tuo aiuto. Sei disposto ad aiutarmi? Vuoi suggerire altre linee d’azione? Quali sono le tue competenze? Dobbiamo fidarci al massimo l’uno dell’altro anche se è la prima volta che ci vediamo..."

      "Complimenti per i risultati! In un solo giorno sarebbe stato difficile fare di più. il piano mi sembra azzeccato e io, per fortuna, parlo inglese come un inglese. Ti raccomanderei di tracciare una pianta il più precisa possibile del laboratorio. Sperando di trovare un’altra bici, si potrebbe fare un giro intorno alla recinzione per individuare eventuali punti deboli. Le mie capacità si concentrano sull’assumere ruoli diversi a seconda delle esigenze e in buone doti fisiche relative a scalate, arrampicate e altri sport che qui in Irlanda servono, ahimè, a poco. Le tue?"

      "Ehm... Ladra, topo d’appartamenti, pittrice e cantante barocca per servirti! Well... sembriamo le persone ideali per fare un’incursione in coppia stanotte. Non potevamo capitare meglio assortiti..."

      16/10/98

      Il soldato che ieri ha parlato con Andromaca non è più di guardia, sostituito da due personaggi con una strana divisa di un corpo speciale. È però di fronte alla base ad attendervi, con una jeep dell’esercito e con le scuse del Gen. Sweet: "Il Generale si trova ora alla caserma," vi dice, un po’ scocciato. "Se avete la compiacenza di salire vi ci porto, non è lontana".

      Effettivamente dopo dieci minuti siete già nel cortile della caserma, circondati da un bellissimo prato all’inglese con un elegante giardino all’italiana a fare da cornice. Anche oggi un sole insolito per le lande irlandesi scalda piacevolmente l’aria. Il vostro accompagnatore parla brevemente con il piantone e poi vi fa cenno di seguirlo. Percorrete un breve corridoio all’interno dell’edificio principale della caserma e poi entrate in uno spazioso ascensore. L’ufficio del Generale si trova al terzo piano. Il Generale è un sorridente uomo sulla sessantina, capelli bianchi, magro, naso pronunciato. Ha una corporatura esile ed è piuttosto alto.

      Sarebbe persino banale se non avesse gli occhi di un azzurro intensissimo e non si muovesse di continuo su e giù per la stanza. Anche mentre vi parla ogni tanto si mette a sedere, sul tavolo o sulla sua sedia. Sembra agitato o comunque sembra avere un metabolismo fin troppo efficiente.

      All’inizio trova un po’ strano che una pittrice italiana (famosa, come possono certificare le recensioni e gli attestati che Andromaca presenta) possa essere interessata a dei tubi che qualche burlone ha sparato nel cielo. Riuscite però, a convincerlo delle vostre (false) intenzioni. Purtroppo ciò non vi serve a molto. I cilindri, come il Generale un po’ ampollosamente li chiama, non sono più sotto la sua "giurisdizione". Un’altra agenzia governativa se ne sta occupando. Lui vi spinge però a richiedere il permesso di vederli all’autorità competente, presso il campo dove i cilindri effettivamente sono, non dovrebbero farvi problemi "Non si può certo impedire ad un’artista di fare il proprio lavoro, che diamine!!"

      Vi sembra abbastanza eccitato poco prima di invitarvi ad andare al campo. Mentre parlate risponde alla telefonata di qualcuno che chiama Jim, con il quale fissa un appuntamento nel pub Raneep per il giorno dopo, dopo pranzo. Poi, rammaricato per non avervi potuto aiutare, vi congeda.

      Ormai è ora di pranzo, consumate un leggero pasto in un bar carino vicino alla caserma. Il tempo sta peggiorando, delle nuvole si addensano provenendo dal nord, sembrano fermarsi un po’ su Waterford prima di ripartire verso il mare. Nel pomeriggio perlustrate l’area intorno al campo dove ci sono i tubi. Pioviggina e preferite andare a piedi, ovviamente cercando di non farvi notare dalle guardie. Le attività del campo si muovono attorno allo stabilimento chimico e ad un furgone piuttosto grande.

      Vi annotate mentalmente la disposizione dei veicoli e il percorso dell’unica guardia che notate dentro il campo stesso. Poi vi avvicinate all’ingresso. Le due guardie non sono più quelle di stamattina, sono però vestite allo stesso modo, con una divisa blu scura e nera. Hanno un cartellino con scritto il loro nome e con un logo, che vede intrecciarsi le lettere D.I.D. Ad Andromaca sembrano più efficienti e gentili dei loro colleghi dell’esercito. vi dicono che per poter visionare i cilindri ci vuole un pass rilasciato dal capo del campo o dal Ministro degli Interni, e quindi vi fissano un appuntamento con il capo del campo per il mattino seguente. il capo, vi dicono, è un altro Generale, il Generale Kirkfeather. Per la giornata di oggi vi sembra di essere abbastanza stanchi e inumiditi, soprattutto considerando che forse avrete una giornata campale. Tornate all’albergo, dove Angela vi sta aspettando.

      "Il tempo sta peggiorando," dice Andromaca a Fabio. "Questo potrebbe agevolare l’incursione e renderla più difficile allo stesso tempo... La visibilità delle guardie sarà certo ridotta, ma le nostre tracce saranno più evidenti...

      Sono sempre più dell’opinione di rimandare a domani notte. Ho un certo presentimento che le storie su questo posto che potremmo raccogliere in giro nel frattempo potrebbero essere molto utili. Non credo al concetto di coincidenza o casualità, in questi casi.

      Per quel che riguarda il campo," prosegue Andromaca, "abbiamo quindi DUE obiettivi... il furgone, probabilmente, è un’unità di collegamento, potrebbe contenere documenti, fax e quant’altro necessario per capire CHI c’è veramente dietro questo spiegamento di forze. 90 su 100 nel capannone ci sono i nostri cilindri.

      D.I.D? Facciamo una rapida ricerca su Internet per vedere a cosa corrispondono. Ho il mio portatile in albergo. se poi non caviamo un ragno dal buco chiediamo ad Angela. Visto poi che Kirkfeather ci ha fissato l’appuntamento, penso che ci convenga posticipare di una notte l’incursione. Vedere l’interno del campo PRIMA ci sarà utilissimo. Ad ogni modo occorre informarsi su costui. Ogni Forza Armata dovrebbe avere un sito Internet con segnalati i Comandanti delle sezioni e dei principali uffici..."

      "Al computer me la cavo piuttosto," dice Fabio sorridendo. "Non uso quasi mai i portatili, ma se me lo presti un momento potrei tirare fuori qualcosa... Certo, non ho i miei aggeggi, ma meglio che niente. Tempo di chiedere in giro di Kirkfeather dovrei averne comunque".

      Di Kirkfeather non venite a sapere nulla. Il D.I.D. è menzionato solo in un articolo di un settimanale on-line americano, "Hush, hush!": un etilico agente inglese, Mr. Simon Burbage, parla di un fantomatico Drugs Intelligence Department, da lui chiamato D.D.D. (Drugs Developing Department), per l’abitudine a diffondere droghe nuove ovunque ci sia bisogno di fiaccare le classi popolari. Purtroppo Mr. Burbage non avrà il modo di rispondere alle vostre domande... È stato investito nel ‘97 a Cleveland da un furgoncino del latte. Fabio sente la mancanza del suo software "speciale" e non venite a sapere niente di più. Dopo una corroborante cena, buona per gli standard inglesi, un po’ meno per quelli italiani, vi mettete a chiacchierare con Angela e con un ospite dell’albergo che ancora non avevate visto. È un indiano sulla quarantina, si chiama Subramanyan Narayan Brindaban, "Subra, per gli amici", vi dice. È molto simpatico, fa ormai da tre anni il chimico in una delle industrie di Waterford. Vive nell’albergo perché manda tutti i soldi a casa, a Benares e non gli resta abbastanza per pagarsi una casa vera. Siete venuti a sapere che aiuta Angela nella manutenzione dell’albergo e che sta cercando di laurearsi in fisica per corrispondenza. È già laureato in Chimica. È decisamente un bell’uomo, inoltre è simpatico e molto alla mano. Infila in ogni suo discorso dei giochi di parole pressoché impossibili, che ogni tanto fanno ridere Fabio (nemmeno Angela, per la maggior parte, sembra capirli). Alle undici, Subra vi saluta, domani deve andare a lavorare. Gli chiedete dove lavora... non lavora alla Perutz, "ma un mio cugino sì, perché?" Glissate, per il momento e Angela, che pure sa che siete interessati ai cilindri, tace.

      Dopo cena, visto che la sera si preannuncia lunga e gli impegni sembrano rimandati al giorno dopo, Fabio riprende il filo del discorso sospeso la notte prima... Lui, racconta, è uno scrittore che – caso raro – riesce a guadagnarsi da vivere con i suoi romanzi. trame inusuali, accenni a misteri ed esoterismo...

      Sembrava tagliato apposta per il Pathos. Cercando notizie nel Web – è piuttosto in gamba nella navigazione, anche quella fuori pista! – su Monségur e i Catari, è incappato nei documenti dell’associazione ed ora eccolo in Irlanda, con Andromaca. Si informa con tatto dei suoi trascorsi umani ed empathici ed indaga le sue visioni estetiche.

      "L’estetica? Non esiste... Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace... ho sempre affermato di odiare il manierismo, ma prova a dirlo davanti a un quadro di Caravaggio, con l’inaudita evidenza della rappresentazione della realtà più brutale e immediata, con l’impiego di forti contrasti di ombre e luci, e sono le luci che plasmano le figure e determinano ambienti e situazioni, con sinistri lampeggiamenti che ne accentuano l’esasperata drammaticità..."

      Andromaca si ferma dopo un discorso a cascata, durante il quale gli occhi le si spalancano e sembra che disegni con le mani una qualche figura nell’aria.

      "Ogni corrente estetica può produrre qualcosa di unico, splendido ed irripetibile, per cui non bisogna cercare la definizione di una corrente, ma l’ispirazione dell’individuo, e la tecnica con cui la esprime..." Il suo sguardo si fa poi più torbido e le sue mani si posano, come spossate, sul seno. "Io mi sono definita pittrice surrealista... perché in un momento particolarmente convulso della mia vita, quando tutto mi sembrava perduto, dal quadro che era la mia nemesi uscì lo sguardo di Dalì, che mi penetrò, mi violentò, e da allora non fui più la stessa. Io sono Medea, ma non perché qualcuno del Pathos mi abbia risvegliata quella disgraziata donna nella mente, ma perché ne sento le violente passioni e i tremendi rimorsi... Io son Medea... Medea..."

      Andromaca si ferma un attimo, poi cade all’indietro, rovesciando il comodino; le sue pupille sono ribaltate in alto mostrando solo il bianco della congiuntiva, nessun urlo esce dalla sua bocca e in completo silenzio una bava biancastra inizia a scendere in rivoli sottili sul mento, mentre il suo corpo viene scosso da fremiti incontrollabili e si agita in preda alle più violente convulsioni. È evidentemente una crisi epilettica!

      Fabio si precipita al soccorso. Da letture e scritture sa di dover fare in modo che la lingua non rischi di soffocarla e che non la morda a sangue. Tira fuori dalla tasca il fazzoletto, lo trasforma in una specie di "morso" e, cercando di non farle male, glielo forza tra i denti. Se dovesse dar segni di soffocamento sarebbe costretto ad aprirle la bocca con la forza e a tirarle fuori la lingua.

      La prende in braccio e la mette sul letto, allentandole i vestiti per farla respirare meglio. Quando la situazione si stabilizza, va in bagno, immerge un asciugamano nell’acqua fredda e con quello torna a pulirle il viso e a farle bagnoli sulla fronte. Il respiro si acquieta, le convulsioni diminuiscono di intensità. Dopo qualche tempo Andromaca si addormenta. Le resta accanto.

      Quando lei rinviene, nel cuore della notte, ha lì del tè, in attesa in una teiera elettrica fornita da Angela. Non ha dato spiegazioni, ha solo detto che avevano voglia di una bella tazza di tè fumante.

      Guardando Andromaca fisso negli occhi – riesce ad essere piuttosto espressivo se si applica – le sussurra: "Va meglio?"

      Una lieve pressione della mano che tiene fra le sue e un accennato inarcarsi di sopracciglia sono la sua risposta: "Chi è Medea, Andromaca? Cos’è questa specie di maledizione? Vorrei sapere di più... Credo sia tempo di lasciar perdere le schermaglie. Discuteremo poi di estetica... Credo di essere molto più interessato a te!"

      "Sì grazie, va meglio... non mi capita di frequente, ma talvolta.... sì... Medea sono io... è la parte di me risvegliatasi per punirmi... non posso dirti di più. È il mio Enigma personale... e il mio Desiderio più oscuro..."

      "Non voglio... non è vero, VOGLIO saperne di più, ma allo stesso tempo non voglio rischiare di ferirti. Più ti conosco e più scopro aspetti comuni, deliziosamente comuni, tra di noi. Adesso anche Dalì, anche se non so se tu abbia ancora la forza di amarlo. Però so una cosa: difficilmente altri artisti sanno darmi emozioni simili... i suoi quadri hanno una vita propria, vibrano come un’altra realtà, ognuno è un mondo a sé che ti dà incessantemente qualcosa di nuovo, eppure familiare".

      Le sposta i capelli dal viso, quasi una carezza.

      "Scegli termini crudi quando parli del tuo passato... Violenza, punizione... Vuoi raccontarmi almeno questo?"

      Andromaca lo guarda commossa e sorride timidamente, annuendo. Al suo tocco però si ritrae leggermente, come spaventata: "Sappi solo questo... le mie mani sono lorde del sangue del mio uomo, e di suo figlio che cresceva nel mio grembo... Questo ti basti... non farmi altre domande... I miei Desideri sono oscuri e profondi, neri come la Notte. Il Primo di Desiderio afferma che la mia essenza è pregna di Desiderio, ma che ci sono Desideri che possono uccidere se stessi e non vanno liberati, ma contemplati dall’oltre... Ho eretto barriere di Enigmi per difendermi dal Desiderio... eppure proprio di entrambi ora sono figlia... che ironia!"

      Fabio rimane un po’ in silenzio. Carezza piano la mano di Andromaca, che non ha mai lasciato. "Riesco a credere a stento che queste mani abbiano potuto tanto... ma conosco le emozioni e so che possono portare molto più lontano di quanto non vorremmo. Ai miei personaggi capita spesso e se capita a loro..."

      La guarda di nuovo, a lungo. Poi, vedendola cedere piano al sonno, si alza silenziosamente, le sfiora la fronte con un bacio e va a sistemarsi sulla poltrona. Fuori la notte irlandese sbiadisce verso l’alba. Si appresta una giornata impegnativa e anche poche ore di sonno possono fare la differenza.

      17/10/98

      Siete attesi al campo per le 9 di mattina. Le guardie del D.I.D. al cancello sono cambiate. Prima di farvi entrare guardano su una lista, mandano un messaggio con il computer e vi consegnano due pass. Dovete lasciare i documenti all’entrata, e sarete scortati da una guardia chiamata appositamente. Le tre guardie sono tutte incredibilmente gentili, così come lo stesso Gen. Kirkfeather. Praticamente è la controfigura di Sting, con qualche anno in più (dimostra una cinquantina d’anni). Vi accoglie in un furgoncino dell’Esercito, approntato per le relazioni con i giornalisti ed il pubblico. Fuori piove forte. Kirkfeather vi dice che il campo sta per essere smantellato. Si è scoperto che i cilindri contenevano solo terra e acqua.

      "Grazie, Generale," sorride Andromaca. "Ma, mi dica... c’è differenza fra un cilindro e l’altro? Ce ne è almeno uno qui? Possiamo dargli almeno un’occhiata? Via... Per favore..."

      Non ha problemi a farveli guardare, ma deve chiedere delle autorizzazioni, che saranno pronte tra due o tre giorni. Vi dà il suo numero di telefono, così non dovete fare avanti e indietro dal campo. Vi sembra abituato ad avere a che fare con dei civili e non si stupisce più di tanto del fatto che un’artista sia interessata ai tubi: "Una volta che avremo accertato definitivamente che non ci sono pericoli le potrò persino regalare uno di quei pentoloni," dice sorridendo, rivolto ad Andromaca.

      Quando gli chiedete cosa sia il D.I.D. vi risponde: "È un’agenzia governativa anglo-irlandese che si occupa di lotta al traffico degli stupefacenti... Purtroppo un idiota dell’esercito aveva rivelato la presenza di sostanze sospette in un tubo, quando in realtà aveva lui le provette inquinate. Il problema è che con la lentezza della macchina burocratica non possiamo smantellare prima di qualche giorno". Il tutto ve lo dice con il più grande sorriso possibile!! Si interessa un po’ alle opere di Andromaca, non le chiede un ritratto e, vedendo alcune foto di sue opere, dice di trovarle affascinanti. Poi vi saluta, sperando di risentirvi presto.

      All’uscita del campo scoprite che il Generale vi ha fatto chiamare un taxi, che sarebbe provvidenziale con questa pioggia, se non aveste con voi le bici... Vi bagnate un po’, tornando a casa. Angela non c’è, è andata a Cork a fare la spesa grossa. Vi ha lasciato un biglietto e un cartello avvisa che l’albergo è chiuso.

      Mangiate un boccone con l’indiano. Fabio ha parlato di lui con Angela, ieri sera. Angela... una strana ragazza! Fabio ha capito che ha perso i genitori ed un fratellino in un incidente. Nonostante ciò affronta la vita con un’incredibile energia. Non conosce particolari leggende su Waterford, ma gli ha dato un libro che parla dei miti della zona. Sfogliandolo pare però che non ci sia nulla che possa avere una relazione con gli eventi di questi giorni. Angela pensa che non ci siano esperti di queste cose in zona. Cerca di capire perché vi interessino così tanto quei paracadute.

      Dopo mangiato, Fabio, parte per il Pub Raneep.

      Lo osservi da fuori. Sei fortunato, ci sono degli alti séparé tra i tavoli alle pareti, magari i tuoi polli sceglieranno uno di questi. Fai un giretto aspettando che i due entrino.

      Dopo un po’ arriva Sweet, seguito dopo un paio di minuti da un tipo basso, con i capelli rossi, magro, ha un braccio fasciato e dei cerotti sulla faccia, oltre ad un piccolo collarino ortopedico. Lo segui a ruota e, non notato, ti piazzi in un séparé ad un tavolo di distanza dal loro. C’è gente ma pensi che da qui potrai sentirli senza dare nell’occhio.

      S: "Buon pomeriggio Tenente Georgeson..."

      J: "Buon [...]"

      S: "[...] sicuro, nessuno ci ascolta qui!"

      J: "Allora? È tutto pronto? Mi avevi detto che si doveva fare il 21!"

      S: "Ascolta, testa di cazzo, quello che finora ha fatto merdate sei tu! E se ora siamo nella merda è solo colpa tua!"

      J: "Lo so, Cristo! Il fatto è che quei figli di puttana se ne vogliono andare, capito? Vogliono portare la nostra roba in qualche cazzo di posto dell’America del sud e noi lo prendiamo in culo!"

      S: "Devi stare tranquillo!! Il ventidue avremo quella roba pronta per [...] e loro saranno in quel fottuto campo a grattarsi il culo e a chiedersi chi è quel figlio di puttana così furbo da averlo messo in tasca alla DDD!"

      J: "D’accordo, sto tranquillo! Il fatto è che il 24 quei fottuti russi vogliono i soldi e noi non abbiamo nemmeno un misero penny! Non aspettano altro per bruciarci le chiappe quelle carogne!!"

      S: "Ho i migliori uomini. Un [...] dell’IRA. Il capo è stato addestrato dal Mossad. Vogliono metà dei soldi e noi taglieremo il tutto con la merda peggiore, per contenere i costi. Se quella roba è così incredibile come dicono i russi allora [...] Altrimenti siamo fottuti!!! Ah, ah, ah!!!"

      J: "Certo, è tutto pronto... il mortaio modificato è già al suo posto, tanto con questo tempo Linda non vorrà certo andare al mare. Il ventiquattro facciamo la spedizione ed il ventisei mattina siamo in Venezuela con un paio di troie a spassarcela!"

      S: "Siamo ricchi Jim!!"

      J: "Non urlare! È meglio andare ora, ciao!"

      S: "E non finisci nemmeno la birra? Ci vediamo, e ricordati di non fare cazzate!!"

      All’uscita del pub, mentre sta per ritornare in albergo, Fabio ha un ripensamento e segue il Tenente. improvvisamente le sue abitudini e la sua famiglia assumono un’altra luce...

      Al ritorno dall’umida passeggiata, Fabio aggiorna Andromaca sugli esiti della visita al pub e le propone di ripensare ai motivi della missione. A questo punto non crede che il furto di un cilindro possa cambiare granché. Varrebbe forse la pena di sabotare la spedizione manomettendo il mortaio, ma gli interessa? Le forze in campo sembrano di tutto rispetto... Non vorrebbe trovarsi IRA e Mossad alle costole, se il colpo non dovesse andare liscio. È anche vero che la menzione del Venezuela gli riporta alla mante una certa signora di qualche tempo fa...

      "Cercherei comunque di vedere uno dei cilindri... Non fosse altro per le famose iscrizioni... Il fatto è che forse quei due coglioni al pub potrebbero essere stati presi in giro riguardo al contenuto dei cilindri, e poi si sa... Non credo se non vedo". Andromaca insiste non tanto sul furto del cilindro, quanto per una sua fotografia e un campione del contenuto. Crede inoltre che dopo il colpo, essendo ormai i loro nomi ben noti, non sarebbe saggio fuggire a gambe levate.

      19/10/98

      Il tempo è migliorato decisamente: non diluvia, piove e basta! Dopo essere stati in un grande magazzino, esservi procurati una macchina fotografica digitale ed aver scattato due o tre foto di prova, vi dirigete, insieme, alla casa di Jim Georgeson. Poco dopo che vi siete appostati, Jim esce, apre il garage, sale su una giardinetta color bordeaux e parte. Ha l’aria piuttosto irritata e parte sgommando. Fabio decide di tentare l’approccio con Linda.

      Linda concorda con il sedicente dott. King che il marito ultimamente pare essere particolarmente stressato. Spera che questo periodo di riposo possa far migliorare la sua salute. Chiede se ci sono particolari problemi... e se è un guaio il fatto che non l’abbiate trovato in casa.

      "No, no!!! Questa non è una visita per appurare se suo marito sta o meno a casa... può benissimo uscire... Semplicemente è nostro dovere informarci circa la sua salute... anzi sarebbe importante che lui non sapesse di questa mia visita, non vorrei che poi si piccasse di voler tornare al lavoro a tutti i costi!!"

      "Capisco... Bene, sa. è andato a controllare la nostra casa di Tramore... con questi temporali non si sa mai..."

      Dopo un po’, temendo il ritorno del marito, vi congedate e tornate all’albergo, dove vi mettete a fare piani per il futuro, mentre consumate un pranzo abbondante a base di formaggini, verdure e zuppa di asparagi Campbell’s. Evidentemente Angela aveva altro da fare oggi. Subra sorride guardando lo squallore della tavola, e vi chiede di scusare la "padrona di casa". Ha parlato con il cugino che lavora alla Perutz e che ora ha ricevuto quindici giorni di ferie extra pagate, perché lo stabilimento è sequestrato dal governo, o qualcosa del genere...

      Dopo pranzo, decidete del da farsi: "Caro Fabio... io stanotte intendo fare un’incursione alla Perutz. Il nostro amico indiano comunque non mi convince del tutto: intendo dedicare mezz’ora anche a lui, portando il discorso sui cilindri e sul loro enigmatico contenuto... e uso su di lui il mio potere d’accordo!"

      "Andiamo anche a trovare il suo cuginetto, magari nel pomeriggio, tanto per non perdere tempo..."

      "D’accordo... ma dividiamoci: tu vai a Tramore, io farò quattro chiacchiere con il cugino, e cercherò di farlo parlare il più possibile di come è fatto lo stabilimento e dei suoi accessi... la cosa dovrà ovviamente sembrare quasi casuale, mentre gli faccio un rapido ritratto..."

      19/10/98 pomeriggio

      Dopo pranzo aspetti l’apertura della gigantesca concessionaria Hertz di Waterford e affitti una Ford Fiesta nuova, nera. È una macchina banale, che tutto sommato passa facilmente inosservata, e ciò ti fa piacere. Tramore è piuttosto vicina, a sud, sul mare. È una cittadina abbastanza grossotta, tipicamente marinara, con un piccolo porto turistico e diverse villette vuote. Noti solo un albergo, il "Luimneach" abbastanza piccolo, ma moderno. Ti dirigi nella zona dove ci sono più case sfitte, ma non trovi praticamente nessuno in giro, poi, tornando nella zona più vecchia, in una piccola salita a picco sul mare scorgi, sulla sinistra la macchina di Georgeson. È parcheggiata davanti ad una villetta con di fianco una rimessa piuttosto grossa. Sull’altro lato della casa pensi ci sia un piccolo dirupo che da sul mare. La zona è tranquilla, non tutte le varie villette sembrano abitate. Delle due più vicine a quella del Tenente una è infatti vuota. Scorgi la sagoma del Tenente all’interno della casa, è in compagnia di una donna. Stanno per uscire e quindi ti nascondi dietro la tua automobile, sperando di non essere visto da nessuno. "Merda!", pensi, hai lasciato la macchina fotografica sulla poltrona dell’auto. Scivoli al lato della Ford mentre la coppia esce dal portone e inizia ad attraversare il giardinetto. Georgeson non sembra preoccupato della possibilità che i vicini lo vedano in dolce compagnia, cinge la vita della ragazza e prima di salutarla al cancello della villetta bacia la ragazza sia sulla bocca che sul collo, ridendo. È proprio allora che scatti due o tre foto. Sei ad una ventina di metri di distanza, accoccolato dietro l’auto, e non sai come siano venute, ora non hai tempo di controllare, la ragazza si dirige verso di te. Torni verso la strada, sperando che non ti veda, intanto il Tenente ha messo in moto la macchina.

      La ragazza non ti nota e tu puoi salire tranquillamente in macchina. Georgeson si dirige verso Waterford e tu lo segui, lasciando però che si inseriscano diverse macchine tra voi. Sta andando a casa e tu torni invece all’albergo, non vedi l’ora di raccontare tutto ad Andromaca! Non sai se le foto vi saranno di qualche aiuto, ma hai comunque già deciso che presto o tardi Linda Georgeson le riceverà, e per il Tenente saranno dolori, sempre che non sia già riuscito a riparare in Venezuela!! All’albergo trovi Andromaca, che ti dice che il cugino di Subra, che si chiama Madhuban, se n’è appena andato. È filato tutto liscio, ma non ha scoperto grandi cose: è venuta a sapere che la Perutz è di proprietà di Victoria Ventura, una donna di origine italiana, che da impiegata è riuscita a divenirne proprietaria grazie ad una cospicua eredità. Alla Perutz il campo militare sta iniziando a smobilitare e questo le sembra strano: Madhu ha saputo che le ferie pagate per tutti i dipendenti della Perutz vengono prolungate fino al 15 di Novembre. Sta addirittura pensando di tornare un paio di settimane in India. Non ha idea di ciò che stanno combinando nella fabbrica, tutto il personale è stato sostituito con lavoratori esterni, che vengono fatti alloggiare nella caserma. Secondo lui si tratta di armi chimiche o qualcosa del genere. Ha saputo da un suo collega che negli anni ottanta la Perutz era stata indagata per la produzione di sostanze cancerogene.

      "Il clima irlandese mi distrugge... Hai voglia a dire che sono luoghi comuni, ma il sole mi manca da morire, Roma o non Roma. Ti va una partita a scacchi, per allentare un po’ la tensione?"

      Fabio e Andromaca sono nella piccola ed accogliente living room dell’albergo "Wadsworth’s". La notte si preannuncia impegnativa, anche se favorevole: le nuvole corrono per il cielo, ma non piove. Tempo ideale per un’incursione. In un angolo un tavolino di legno che ha sul ripiano una scacchiera intarsiata e un gioco completo di scacchi, in attesa.

      "Le nostre affinità arrivano fino agli scacchi?" chiede Fabio lanciando ad Andromaca uno sguardo interrogativo". Tutta questa storia era nata da questioni personali, più che empathiche..."

      19/10/98 sera

      Dopo una breve cena fredda (l’albergo di Angela sarà anche confortevole, poco caro e "umano", ma il vitto lascia alquanto a desiderare!) fatta in orario inglese vi mettete al lavoro per raccogliere alcune informazioni. Andromaca vuole controllare alla reception e nelle altre locande vicine se è arrivata gente dall’Italia. Una sua amica, Gloria Sadun, Nota di Psiche l’ha avvertita che avrebbe mandato una sua Alterazione a raggiungerli, ma non ne sa né il nome né altro. Si attacca al telefono: "Good afternoon, I’m an italian student, I’m here by holiday, but I’ve lost all my friends. Have you a reservation for a group of turists from Italy there?" Le risposte sono negative sia presso gli altri tre alberghi di Waterford, sia nella decina di altri alberghi della zona che contatta prima di rompersi le scatole.

      Fabio intanto cerca in rete informazioni sulla Ventura, ma anche lui registra un fiasco clamoroso. C’è un sito della Perutz, che però non può interessare nessuno che non sia addentro al favoloso mondo dei conservanti alimentari. Prova in qualche modo a "sfondarlo" per saperne di più, ma non ha molti mezzi a disposizione, le poche cose che viene a sapere sono totalmente legittime. Fate un grosso sospiro, guardandovi... Fabio inoltre maledice un suo "amico", Adriano, che sarebbe dovuto venire in vostro aiuto...

      "È l’ora..." dice Andromaca con un sorrisetto nervoso. Tira fuori da sotto il letto una busta di nylon nera, dove ha accumulato le cose che vi potrebbero servire e che avete portato dall’Italia, o che si è procurata in qualche modo all’insaputa di Fabio. Avete vestiti neri, più simili ad una tuta da sub che ad un completo da Ninja, guanti, scarpe da arrampicata, piccolo zainetto aderente, torce elettriche, attrezzi vari per scassinare, tagliare, rompere, orologi sincronizzati, macchina fotografica digitale e nessuna arma. Avete poi una piccola scatola con delle provette per raccogliere campioni. Sopra a tutta l’attrezzatura vi mettete dei vestiti comodi, jeans e felpa, e portate con voi degli impermeabili, anche se in questo momento non piove.

      Una pallida falce di luna, spesso coperta dalle nuvole, non riesce a rischiararvi mentre salite sulla macchina affittata da Fabio. Nel corso delle varie visite al campo avete individuato un posto adatto dove parcheggiare, lontano da qualsiasi punto veramente importante, con un’agevole via di fuga e dove una macchina ferma non dovrebbe dare eccessivamente nell’occhio. È lungo una strada non lontana dalla recinzione, in aperta campagna, con uno spiazzo comodo e riparato. In ogni azione di Andromaca Fabio vede trasparire una professionalità fuori dal comune. In macchina vi siete messi d’accordo su alcuni gesti da utilizzare per comunicare tra voi. Arrivate al campo verso l’una, in giro non c’è praticamente nessuno, ma è ancora presto perché un’auto venga notata. Parcheggiate, state un po’ in macchina, certi che nessuno vi abbia visti o seguiti. Scendete e aspettate un po’ per essere più tranquilli. Vi inoltrate nella macchia di vegetazione che vi separa dalla rete del campo. Tra i confini del boschetto e la rete metallica, nel punto più vicino ci sono venti metri di terreno scoperto. Aspettate protetti dagli alberi per circa un’oretta, per vedere i movimenti delle guardie. Per fortuna non piove. Le tute sono calde a sufficienza per non morire assiderati, ma non molto di più.

      Il boschetto è sul retro dell’edificio della Perutz, non vedete da qui i veicoli dell’esercito, ma un centinaio di metri a sinistra vedete il tendone dove probabilmente sono alloggiati i soldati. Ogni venti minuti passa una guardia D.I.D. con una torcia, dovrete fare in fretta. La fate passare tre volte, dopo un minuto che ha svoltato per la terza volta l’angolo di sinistra dell’edificio uscite dal vostro nascondiglio.

      La rete è alta circa tre metri, sostenuta da pali metallici, in alto c’è del filo spinato. Andromaca dice che non ci sono allarmi di sorta. Con un balzo raggiunge la parte alta della rete e si mette a tagliare il filo spinato. Fabio aspetta, eccitato e un po’ impaurito in basso. La lancetta dei secondi viaggia ad una velocità incredibile: nota che si muove anche quella dei minuti, suda, nemmeno la volta che è rimasto agganciato alla parete delle cime di Lavaredo il tempo sembrava passare così veloce. Andromaca gli tira un calcio leggero su una spalla per farlo muovere, ha finito da mezzo minuto. Sale e ambedue scendete dall’altro lato, poi Andromaca risale per risistemare alla meglio i fili. Una breve corsetta vi permette di raggiungere l’edificio di cemento dello stabilimento chimico. Ci sono dei finestrotti bassi che danno sul piano sotterraneo, le finestre del piano terra sono normali e quelle del primo piano più piccole e protette da una rete esterna. Alla vostra destra c’è una scala anti incendio e ovunque vedete bocchettoni di areazione. Avete deciso di partire dal basso.

      Quando il finestrotto (l’unico non illuminato di quelli del sotto suolo) finalmente cede sotto le abili manovre di Andromaca sono passati quasi cinque minuti dall’ultimo istante in cui avete visto la guardia girare l’angolo. Il finestrotto appartiene ad uno sgabuzzino piccolissimo pieno zeppo di scope e stracci. Entrate e richiudete per poi stare qualche minuto fermi, uno stretto contro l’altra, in una posa tutto sommato imbarazzante. Sentite fuori passare, tranquilla, la guardia, poi una porta si apre nella stanza vicino a quella nella quale vi trovate.

      Secondo i racconti di Madhuban dovrebbe essere un laboratorio, l’unico del piano interrato, per il resto formato solo da magazzini. Sapete che le sostanze più pericolose, costose o "segrete" vengono tenute in un’altra stanza di questo piano, in una cassaforte, a alcuni metri da qui, lungo il corridoio. Non avete tempo, né voglia di aspettare in questa scomoda situazione per controllare gli spostamenti della guardia. Appena esce dal laboratorio aprite la porta dello stanzino ed entrate nella stanza illuminata. Andromaca corre felpata alla porta dalla quale probabilmente è uscita la guardia. Sta in ascolto due minuti durante i quali Fabio esamina la stanza. Nessuna traccia dei tubi, la vetreria è coperta da un leggero strato di polvere, le stufe sono spente e coperte da un telo di plastica, così come i frigoriferi e le centrifughe e nessun reagente è fuori posto. Il posto sembra abbandonato. Andromaca gli dice a bassissima voce che è meglio aspettare nascosti che la guardia passi ancora. La porta dalla quale è uscita dà sul corridoio, lì la seguirete per poi introdurvi nella stanza giusta appena la guardia ne sarà uscita. Vi mettete dietro un bancone piastrellato, il contatto con la fredda ceramica vi disturba e sembra che la guardia ci metta un’ora per ripassare, entra, non guarda nemmeno la stanza, raggiunge la porta che affaccia sul corridoio e riesce. Sentite aprire una porta. Uscite, scivolate verso la seconda porta a sinistra, Andromaca origlia, e poi, appena ritiene che la guardia sia uscita allunga la mano sulla maniglia. Chiusa!!

      Non c’è tempo per riflettere, la guardia sta per uscire sul corridoio dalla stanza alla vostra destra, l’ultima da ispezionare sul lato sinistro del corridoio. Fabio è immobilizzato, poi reagisce e spinge Andromaca che sta tentando di scassinare la porta alla loro sinistra. La porta è aperta e la chiudete nell’istante esatto in cui la guardia esce nel corridoio. Per un pelo! Siete in un magazzino illuminato da due lunghi neon. Sulla sinistra intravedete dei grossi pentoloni di alluminio. Decidete, di guardarli dopo aver esaminato la cassaforte. Aprite la porta che dà su quella della stanza di sicurezza. È aperta.

      La stanza nella quale entrate differisce da quella che avete lasciato solo per la presenza di un cubo di cemento addossato alla parete esterna dell’edificio. Fabio si mette a cercare un nascondiglio, mentre Andromaca, sfidata dal blocco di cemento si avvicina estraendo gli attrezzi del mestiere alla serratura. In fretta più che può, Fabio toglie alcuni sacchi da sotto uno scaffale e li mette sopra un altro mucchio, sperando che il guardiano non noti nulla. Andromaca intanto prepara uno stetoscopio ed un piccolo apparecchio elettronico. Vi nascondete e dopo nemmeno un minuto entra la guardia. Con sé, lo sentite dal fruscio, ha una radio. Fa qualche passo fino a rendersi visibile, è un giovane alto e corpulento, biondo con il naso aquilino. Ha una pistola ed un manganello, un microfono davanti alla bocca ed un auricolare. Si avvicina alla cassaforte, dà un occhiata in giro e poi esce.

      Emergete con un sospiro di sollievo dal vostro nascondiglio. Tutti e due andate vicini alla cassaforte. Andromaca è preoccupata, le sembra un lavoro difficile, ci vorrà tempo... Appoggia l’apparecchio alla cassaforte e lo attacca con del nastro adesivo, e così anche lo stetoscopio, sta alcuni minuti assorta, sudando, con Fabio che la guarda, apprensivo ed estasiato. È tempo di rientrare nel nascondiglio. Aspettate, ma la guardia non si fa sentire. Iniziate a sentire prurito nei posti più scomodi, rischiando di impazzire. Non sentite niente ancora per un quarto d’ora, poi sentite la voce della guardia. Fabio riesce a stento a trattenere una risata quando sente la guardia dire ad un qualche radiofantasma: "Ti giuro, quanto è vero che mi chiamo Charles, sarà stato di un chilo!! Comunque ti ho lasciato il giornale al solito posto, attento però a non diventare cieco!". Finalmente, la porta si apre. Vorreste fare un sospiro di sollievo, ma temete di essere scoperti. riuscite a trattenervi finche la guardia esce dalla solita porta. Uscite nuovamente allo scoperto, altre due strisce di nastro isolante ed altro sudore. Un bisbiglio perfettamente intelligibile, ma ad un volume praticamente nullo raggiunge le orecchie di Fabio: "Forse ci siamo, sssstt!". Fabio smette di respirare, la scatoletta elettronica fa un ronzio o due e poi una lucina arancione si accende.

      Andromaca gira una manovella della cassaforte prima in una direzione, poi nell’altra, come si vede nei film, poi tira a sé, dopo un attimo solenne, la maniglia, che fa slittare dolcemente la porta gigantesca della cassaforte. Fabio aspetta di vedere il contenuto, allunga l’occhio all’interno, ma, proprio quando sta per scorgere qualcosa, la porta si richiude. Andromaca dice che non c’è tempo, gira un po’ la rotella e tornate a nascondervi. La guardia passa, questa volta silenziosa. Andromaca in due secondi riapre la cassa, e subito entrate: la luce automatica, fredda, di un neon vi accoglie. La cassaforte è semivuota, ma sul lato destro vedete, insieme ad altre cose che però non vi interessano sette beute numerate e impiantate su un supporto con la sigla DID. Come al solito non avete molto tempo, Fabio prende da un beker lì vicino una pipetta, la tuffa lesto in ogni beuta e riempie le provette che avete con voi. Sperate che avendo tolto quantità molto piccole ed uguali da ogni provetta nessuno se ne accorga.

      Chiudete tutto e vi nascondete. Sperate sia l’ultima attesa che vi tocca in questo loculo. La guardia passa. Uscite, aspettate che il vostro "amico" abbia attraversato il corridoio e in men che non si dica raggiungete lo stanzino delle scope, nel laboratorio. Vi spetta un’altra attesa. La guardia esterna però finalmente passa e voi ve la filate.

      Quando siete all’albergo Andromaca, determinata, dice che è inutile scappare subito, che nessuno può avervi scoperto e che anche se fosse andarsene ora non farebbe altro che aumentare i sospetti. Fabio è del tutto d’accordo con Andromaca. Essendo andata liscia, non c’è ragione di fuggire... e poi si potrebbe profittare per vedere cosa combinano Sweet e il suo aiutante... "Hai già in mente qualcuno che possa esaminare i campioni? Beh, ne parliamo domani. A proposito, domani sera sei invitata a cena fuori e non voglio storie! Dobbiamo festeggiare: è la mia prima missione ed è stata un successo. Sei una partner... decisamente fuori dal comune," esclama rivolgendole uno sguardo di chiara ammirazione estetica e professionale. Andromaca accetta con entusiasmo.

      La notte ci penserà lei a nascondere tutto e resterete tranquilli in albergo ancora qualche giorno, così potrete scoprire qualcosa in più e riposarvi. Vi separate, ognuno pensando per conto suo ai programmi per i giorni a venire.

      Fabio, una volta nella sua stanza, si attacca al cellulare e, nonostante l’ora, sveglia Cagliostro, in Italia.

      "Ciao capo...Sì, lo so che è presto - o tardi, dipende da come la vedi!, ma ti devo aggiornare ADESSO, mi serve un consiglio."

      "Dimmi pure, se è possibile..."

      "La visita è andata benissimo, sì, senza nessun intoppo, abbiamo i 7 campioni, li tiene Andromaca..."

      "Ottimo, ottimo... Come? Non li hai tu???"

      "Si era detto di fidarsi, no? Ad ogni modo, da chi li facciamo esaminare? Ho la sensazione che potrebbe trattarsi di una faccenda urgente, qualcosa di cui discutere a Lucca..."

      "Si, va bene... sono stato io il primo a dirlo... Se come penso tu ti fidi di lei, per me va bene... D’altronde proprio in questi giorni ho già avuto un insperato aiuto da una carissima desiderosa a proposito della faccenda Montero Guerrero... che bel piatto le cuciniamo...

      Ma sto divagando... ti racconto quando torni in Italia... Si, vediamo un po’... ci sarebbe Fabio di Callisto, o Francesco de Principe (un farmacologo) o Marzia, la fidanzata di Stefano Costantini, o un certo Spiner di cui ho sentito parlare... questo ovviamente confidando solo sulla mia memoria... (nel frattempo si sente un frenetico smanettare sulla tastiera di un computer). Domani cerco di contattare qualcuno..."

      "Senti anche Loki, magari, fatemi sapere qualcosa IN TEMPO REALE... Ti sento già più sveglio, eh? C’è un’altra faccenda... il tenente, Georgeson..."

      "Georgeson... Georgeson... ah si... quello che discorreva con Sweet..."

      "Sì, quello che si porta l’amante a Tramore, proprio lui!"

      "Si, ok, ho inquadrato!"

      "Che è anche quello che ha il mortaio dentro casa..."

      "Questo è interessante... vedo sviluppi interessanti..."

      "Bravo! Che faccio?"

      "Dunque, fammici pensare..."

      "Ci sono un paio di possibilità, per come la vedo io: mando le foto che gli ho scattato – sempre che siano decenti – alla moglie e gli scombino l’esistenza; vado al villino al mare e saboto il mortaio. Così però ci scopriamo..."

      "Per come la vedo io, onestamente, sabotare il mortaio sarebbe una cosa simpatica, ma a meno di non fare danni mostruosi non creerebbe ai due simpatici grossi problemi... un bello sputtanamento farebbe di peggio... Se ci riesci senza esporti troppo, bene...

      L’idea delle foto è comunque buona... ma aspetta un giorno... potremmo usarle per altri scopi... Cerca magari delle prove inequivocabili che dimostrino il coinvolgimento di Sweet e Georgeson.

      A meno che non stiano per agire proprio nei prossimi giorni per qualcosa di grosso... in questo caso il sabotaggio al mortaio avrebbe senso... Occhio comunque: sai dove è tenuto questo ca**o di mortaio? In cantina? In salotto? E casa sua come è messa? È isolata? Ci sono cani o magari uomini di guardia? Allontanando la moglie di casa con le foto hai possibilità di avvicinarti al mortaio? E te ne intendi abbastanza di meccanica per sabotarlo senza staccarti una mano?"

      "Boh!?! Senti, parlatene col Primo e chiamatemi appena avete deciso qualcosa."

      "Non mancherò, lo chiamo subito (e spero di svegliarlo). Quando rientrate in Italia?"

      "Restiamo almeno un paio di giorni... Ora che ci penso, potremmo anche vedere che vogliono combinare quei simpaticoni domani notte... Bisogna che ne parli con Andromaca..."

      "Fammi sapere in tempo reale!"

      "Vabbè, buonanotte!"

      "Buonanotte!"

      "E chiamatemi!!!"

      "Non mancheremo!"

      20/10/98

      Stamattina Fabio si è alzato un po’ prima e, profittando della giornata bellissima – secondo i canoni locali – è andato a fare una passeggiata fuori dal paese ed ha raccolto un mazzetto di erica in fiore. Rientrato in albergo, ha organizzato un breakfast ricordando le preferenze di Andromaca e, sistemando i fiori in un vasetto di vetro, è salito a svegliarla. La giornata è poi trascorsa tranquilla, passata a riposarvi nel salone centrale, con qualche intermezzo in camera a raccontarvi nuovamente gli eventi della nottata passata. Ancora non ci credete. Fabio è iperteso, ma anche Andromaca a tratti lascia trasparire un po’ d’emozione. In generale il mestiere di ladra è meno rocambolesco, e più prosaico e difficile dell’esperienza di stanotte.

      A proposito dei campioni trafugati, Fabio le dice: "Andromaca, ci ho pensato tutta la notte – non è vero, buona parte, poi a un certo punto sono svenuto! – e credo che la soluzione migliore per i campioni sia effettuare una spedizione veloce via DHL o simili a un contatto di fiducia in Italia che si occupi di farli analizzare rapidamente. Più passa il tempo, più sono convinto che questa storia abbia rapporti con le altre avventure e disavventure che ultimamente affliggono il Pathos... Che ne dici?"

      "Mi sembra giusto..." dice Andromaca assumendo un'aria stranamente pensierosa.

      3. In Irlanda – Cena al Sandy Cove

      All’indomani di una qualche impresa ci si sente sempre rigenerati. Le tensioni che hanno fatto trascorrere i giorni di attesa in uno stato di attenzione vigile, ma focalizzata si sono sciolte ed è possibile apprezzare cose che fino ad allora erano sfuggite. Fabio comincia a rendersi conto solo ora di essere in Irlanda, mentre la Fiesta nera che ha affittato fila veloce lungo i declivi erbosi, attraversando la brughiera verso la costa rocciosa. Durante le tante chiacchiere scambiate nei pub in questi giorni, non ricorda chi gli ha parlato del ristorante dove sta portando Andromaca. Le lancia uno sguardo in tralice, mentre lei parla delle infinite prospettive dei quadri di Dalì con gli occhi smarriti nell’immensità del cielo sull’erba. Sembra proprio stia contemplando quei paesaggi impossibili, mentre giocherella distrattamente con una ciocca di capelli. Non se la attorciglia intorno alle dita, come fanno parecchie, ma la fa scorrere tra i polpastrelli, come a voler distinguere ogni singolo capello corvino. Ha un bel profilo.

      Fabio è un po’ teso. Si sente molto attratto dalla sua compagna, in un modo nuovo, diverso dalle avventure vissute finora. Anche se è persuaso che lei tralasci di abbellirsi di proposito - con qualche attenzione in più è pronto a scommettere che sarebbe molto bella - non è l’aspetto fisico che lo affascina, quanto lo spirito, la sensazione che prova standole accanto... Che siano scherzi del Pathos, si chiede sorridendo tra sé.

      Lei si gira, improvvisamente presente e lo fissa divertita. "Non mi stavi a sentire per niente," lo rimprovera ridendo. Inutile dire quanto il riso le si addica!

      Il Sandy Cove è una vecchia casa di pescatori annidata ai piedi della scogliera su una piccola spiaggia, protetta dall’oceano da alte rupi. L’aria, fredda, ha uno splendido profumo e le lanterne sulla veranda ondeggiano alla brezza creando incantevoli giochi d’ombre. Dal parcheggio una scala scavata nella roccia scende ripida verso il ristorante, con un corrimano di legno a protezione. Lo scialle pesante di Andromaca non è sufficiente contro il vento di mare e Fabio la abbraccia e stringe a sé, spontaneamente, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Stanno chiacchierando e nessuno dei due sembra farci caso: le affinità elettive su cui avevano scherzato giorni prima iniziano a rivelarsi.

      Dopo essersi accomodati in una sala molto confortevole, con luci basse e calde ed un piacevole tepore, Fabio le chiede il permesso di proporre un menu. Sta esaminando la carta con fare da intenditore. Andromaca gli lancia uno sguardo enigmatico e fa un cenno d’assenso.

      "Allora, direi che potremmo cominciare con filetti di sgombro in salsa di sidro, poi, poi... trancio di salmone affumicato della casa – lo fanno loro, con fuoco di torba! – e infine ti propongo due alternative: Dublin Lawyer - strani avvocati a Dublino – ovverosia aragosta con crema di panna, burro e whisky; oppure trota in salsa di panna e miele.

      Il tutto con accompagnamento di un buon bianco del Reno del ‘97, che vedo con piacere qui sulla carta dei vini. Che te ne pare?"

      La cucina è effettivamente di classe, i sapori si sposano alla perfezione, dando un piacere quasi fisico ed il servizio è all’altezza, discreto ed efficace. Dopo la prima bottiglia, fresca e leggera da antipasto, Fabio pesca un grande bianco italiano, un Cinque Terre Forlini e Cappellini del ‘96, che a suo parere andrebbe meglio con la trota. La conversazione tra i due si fa più intima e sussurrata, le mani senza parere si cercano e, trovandosi, stentano a lasciarsi andare. Poi, prima del dessert, si instaura un bel silenzio, nel quale i due si lasciano scivolare con agio.

      Dopo qualche tempo Fabio dice: "Credo che andrò a fumare una sigaretta in veranda. Vieni con me? E’ un posto così bello..."

      "Volentieri. Non so quanto reggerò, con questo freddo, ma..."

      "Non preoccuparti, sono uno scialle molto più pesante del tuo!" La prende per mano ed insieme escono nella notte irlandese.

      L’atmosfera, forse anche grazie alle due bottiglie di bianco, è irreale.

      La risacca, i riflessi della luna sulle onde, l’aria di cristallo... Il silenzio complice di poco prima torna ad avvolgerli, mentre Andromaca gli si fa più vicina e Fabio la abbraccia carezzandole i capelli. Si appoggiano alla balaustra, verso il mare. La sabbia è candida, nel bagliore lunare. Il fumo della sigaretta traccia arabeschi prima di scomparire.

      Fabio lascia che la sigaretta si spenga e se la lascia scivolare in tasca. Le affonda il viso tra i capelli e poi piano, lentamente, si china verso le sue labbra. La bacia con grande delicatezza. Lei non si ritrae, ma neanche ricambia il bacio. Sembra che trattenga il fiato, con gli occhi chiusi.

      "Lo so che hai paura, che niente è facile... Non voglio costringerti o farti fretta in alcun modo, Andromaca. Non so neanche se provi qualcosa per me, ma sento che c’è qualcosa che ci lega, ci accomuna... E poi è una notte così bella!"

      La bacia di nuovo. E’ un po’ meno tesa, forse... Poi gli si stringe contro, gli sorride da dietro il riparo dei suoi capelli: "Riportami dentro, con questo freddo non basti neanche tu!"

      Poi cambia idea, si ferma, sembra pensierosa. Poi apre la borsetta e si accende una sigaretta. Aspira a fondo, guardando Fabio fisso negli occhi. "Bè, avevo smesso… Ma c’è sempre un momento per ricominciare, specialmente se si sta per dire qualcosa d’importante…"

      "Dimmi pure," dice Fabio trattenendo il respiro.

      Andromaca si torce nervosamente le mani, poi fruga nella borsetta e ne trae una chiave. "Ecco!" dice, porgendogli la chiave.

      "E cosa ci dovrei fare con la chiave della tua valigia?" esclama Fabio sorridendo.

      "Dovresti riprendere il contenuto dei cilindri che ti ho rubato sostituendolo con non so quale innocuo solfato…"

      Fabio rimane a bocca aperta e non sorride più. Andromaca si accorge del dolore che gli ha causato, e chiude gli occhi per non doverlo guardare in faccia.

      "Tutto questo… è troppo per me. Se ora non mi disprezzi per quello che ho fatto, sappi che hai risvegliato in me sentimenti che pensavo morti da tempo. Medea dorme e non voglio svegliarla… Non sono ancora pronta… ti prego di capire."

      "Pensavo ad un colpo di scena più piacevole, a dire il vero," dice lentamente Fabio. Le prende la mano tra le sue, facendo in modo che la chiave le resti nel pugno.

      "Preferisco sia tu a darmi i campioni, quando saremo tornati. E poi stasera non voglio parlare di lavoro!" esclama con un mezzo sorriso. "Vedi, il bello dell’aver preso grandi fregature dalle donne è che un po’ ti abitui".

      La guarda fisso negli occhi, con un'improvvisa faccia da schiaffi. "E poi non ho affatto fretta... e non ti disprezzo affatto, anche se un po’ più di fiducia nel Pathos non guasterebbe. Mi rendo conto di non essere il più adatto a fare questi discorsi," prosegue sogghignando, "ma Enigma è anche fascino del mistero, arte di manipolare gli altri per dei fini che non sono necessariamente appalto di una sola Armonia... Continuo a credere che potremmo essere una bella squadra, adesso più di prima e tu continui a piacermi molto, forse perfino più di prima!"

      Continua a tenerle la mano: "Ti va una crema di miele irlandese e farina d’avena, mia problematica signora?"

      "Come?" sobbalza Andromaca, poi con un sorriso incerto: "Meglio di no... sai la linea..."

      Rimangono un attimo in silenzio, poi scoppiano a ridere entrambi, un riso innocente, umano, puro...

      "Sei molto bella quando ridi..." esclama Fabio mentre rientrano. Sarà una serata difficile da dimenticare!


PATHOS © 1999
Associazione di Letteratura Interattiva