UNA PARTITA A GO

di Francesco Iori



TLAK!
Il rumore secco di ardesia che batte sul legno interrompe un lungo silenzio. I resti di un pasto a base di carne rossa e vino abbondante riposano su un tavolino come armi abbandonate.
TLAK!
Una conchiglia bianca scintilla ora sulla scacchiera. Il crepitio del caminetto offre un rilassante sottofondo, la sua luce sfiora due figure che si fronteggiano.
TLAK!
Un secondo ciottolo levigato copre uno dei 361 incroci, mentre l’Uomo osserva negli occhi il suo avversario. Il tappeto su cui siedono mostra una grotta, un uomo morto ed un altro i cui occhi bruciano d’odio, la cui voce grida vendetta.
TLAK!
Un nuovo lampo bianco. Il Vecchio ritrae lentamente la mano, è distratto, osserva il tappeto. “Non puoi dimenticare?” sussurra, “ e’ stata una mia libera scelta e tu hai ferito un compagno per una colpa che non aveva.”
Lo sguardo dell’Uomo si abbassa, la sua mano stringe con forza una pedina nera.
TLAK!
“Non posso dimenticare, per la prima volta ho assaporato l’odio, e l’ho trovato dolce e caldo. Per la prima volta le mie mani si sono sporcate di sangue, ed il suo profumo mi è piaciuto. Non ero stato in grado di salvarti e non era la prima volta.”
L’immagine sul tappeto cambia, mostra un uomo pallido e sofferente in un letto, lo vegliano i suoi amici ed i loro sguardi sono pieni di dolore, le loro spalle curve.
“Guarda!” continua l’Uomo, “ è stato uno dei nostri nemici ad offrirci la salvezza con la sua cura. Io ero impotente, la mia scienza aveva fallito.”
TLAK!
Sembra il rumore di un tuono e non quello di una conchiglia ad interromperlo.
“Taci, e smettila di commiserarti, tu e gli altri avete fatto il possibile e quella Storia si e’ conclusa. Abbiamo ben altro di cui discutere ora.”
TLAK!
TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK!  TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK!
Non ci sono altre parole, solo pedine che calano sulla scacchiera sempre più veloci, fino a quando i due schieramenti vengono a contatto. Il fuoco divampa nel camino, e si odono tamburi lontani.
TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK!  TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK!
Sembra di sentire grida e clangore di armi ma sono solo sassolini neri che vengono circondati ed eliminati dal gioco
TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK!  TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK! TLAK!
Ogni resistenza e’ vana, l’esercito bianco dilaga sul campo di battaglia, le ultime sacche di resistenza vengono rapidamente annientate.
TLAK!
Socrate ha vinto, Francesco ha perso.
Il tappeto mostra ora un tempio immerso nel verde, strane figure attorniano un Uomo, lo stesso che ora siede sconfitto. Una vecchia osserva la scena da lontano.
“Hai paura” chiede Socrate?”
“Si Maestro, anche se so che diventeremo una persona sola, che assieme saremo qualcosa di più che umano, temo di perdere la mia identità “
Socrate sorride ricordando tutti i suoi discepoli, cosi’ simili tra loro.
“Il cambiamento e’ una crescita, e non devi averne paura perché  cambierai ancora. Puoi smettere pero’ di angosciarti, ciò che ti spaventa non avverrà, ho preso una decisione diversa.”
Socrate si alza dal tappeto,  attizza il fuoco che andava spegnendosi e torna a sedersi: non sta più sorridendo.
“Ho gia’ dato addio al tuo mondo e non tornero’ più, almeno non con un corpo completamente mio. Vivro’ qui, in questa stanza nella tua mente e faro’ sentire la mia voce il meno possibile.  La Partenza e’ una Necessita’ ormai, ed io so cosa accadrà allora, se le spoglie mortali dei mie fratelli moriranno, impazziranno o più tristemente dimenticheranno tutto. Qualunque cosa accada tu devi vivrai.”
Francesco vorrebbe esprimere la sua gratitudine, ma qualcosa nel volto del suo maestro lo blocca. Non e’ più un simpatico vecchietto, il suo sguardo senza tempo non ha nulla di umano.
“Tutto questo ha un prezzo. Quando me ne andrò, porterò con me i ricordi e le anime di tutti coloro che mi hanno prestato un corpo mortale: essi diverranno un tutt’uno con ciò che Ragione di Enigma sarà nel nuovo Altrove. Tu invece rimarrai qui, dovrai diffondere la voce della Ragione, della Curiosità e dell’Indipendenza.
 Morirai della vera Morte. Accetti?”
“Si Maestro.” Ed e’ un sussurro.
Due coppe si levano, il fuoco si spegne, il patto è compiuto.


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