15 febbraio 1999 - Roma
Stamattina mi sono svegliata, da sola, il professore è in "missione"
a Parigi.
La casa era silenziosa.
Mio figlio a scuola, il cane addormentato. I gatti sul divano, sonnolenti.
Non ho dormito bene. Per tutta la notte, nel sonno e nella veglia quella
voce, la sua (la mia ?) quella che amo e odio, quella che spesso mi induce
a fare cose non mie (non mie ?), quella che ritorna dalla profondità
del tempo e mi invade la mente.... Quella voce mi ripeteva che dovevo venire
qui...
Era piena di urgenza e di affetto, come sempre, affetto. Affetto. Emozione.
Passione. Amore. Pathos.
Perché lei ha bisogno di me più di quanto io abbia bisogno
di lei.
E mi spingeva, mi invitava, suadente, mi convinceva, mi sollecitava....
Premeva per uscire e dominare.
Lei sa che non può farlo. Non può. Non deve.
Ma sa come farsi udire. Sa come portarmi a ciò che desidera. Se
vuole. Quando vuole.
E va bene. Andiamo.
Con un senso di rimorso per essere stata così debole mi sono alzata,
vestita, preparata. Sul tavolo un messaggio per mio figlio: "Forse
arrivo tardi, non preoccuparti".
Sono andata a Termini ed ho preso il primo treno per Bologna.
La voce mi concede un'ora di tregua... ora che sto facendo ciò che
lei vuole può lasciarmi in pace.
Arrivo alle 12.30. Nella mente tutto tace. Ed ora ? Che faccio ? Dove devo
andare ?
Senza neanche accorgermene prendo un taxi e sento la mia voce che dice
al tassista di portarmi all'università... Scienza delle comunicazioni,
Piazza Verdi.
Scendo dal taxi.
Incomincio a camminare. È l'ora in cui finisce la maggior parte
delle lezioni del mattino, ci sono un sacco di ragazzi e ragazze, giovani,
bellissimi, pieni di vita e di desideri e di scelte...
Io le mie scelte le ho fatte, giuste, sbagliate. Non rimpiango nulla. Se
non le scelte che vorrei avere e che non ho più.
Vedo avanzare sul marciapiede una ragazza... capelli castano-biondi, legati
in una coda di cavallo alta, piena di assurdi e coloratissimi fermagli,
occhi castani...
Un ragazzo la chiama da lontano " Michaela !!!" Lei si volta...
gli sorride, gli fa un cenno e si ferma ad aspettarlo. Quando lui la raggiunge
lo abbraccia e poi lo prende sottobraccio. Ridono insieme come vecchi amici.
Camminano verso di me, che sono rimasta come di pietra, incantata dalla
freschezza che emana da lei, mentre la solita voce mi esplode nella mente..."
È lei... è lei... fermala, parlale, non possiamo perderla...
lei è parte di noi..."
Penso tra me... "La fai facile tu... che le dico ? Ah, si, ecco: scusa...
sai io sono un ibrido immortale, mezza umana e mezza no... vuoi diventare
una degli eletti, una di quelli che domineranno il tempo, vuoi dare addio
alla tua vita tranquilla ed entrare in un incubo di nemici, satanisti,
sette segrete, morti ammazzati e altre amenità ? È tutto
gratis, basta che tu giuri e ci vendi la tua anima... “
"Come sei amara, stamane... Sbagli - sussurra la voce - e lo sai...
Noi non siamo così e lei è già parte di noi... lei
ha già scelto... solo che ancora non lo sa... "
È sempre così calda, così tenera, questa voce...
Michaela continua a camminare col suo amico, non ha neanche notato la minuta
figura di donna, vestita di nero, ferma sul marciapiede a guardarla. E
perché dovrebbe...
Ma quando è a pochi passi alza lo sguardo e la vede. La vede.
Gli occhi negli occhi, come se nulla esistesse intorno. Dura un attimo,
ma vale un'eternità.
Non sono io che la guardo negli occhi e le parlo nella mente. Non sono
io che sento il suo tremito ed il suo entusiasmo.
Non sono io che raccolgo il suo consenso e le dono la conoscenza.
Ma lei ora sa... e nulla sarà come prima.
Poi l'incanto si spezza, ci diamo un ultimo sguardo: il suo è meravigliato,
forse vorrebbe chiedere spiegazioni, ma il suo amico la scuote, la riporta
alla realtà e si allontanano insieme...
Alcuni passi, poi si gira... e io sono ancora lì, ferma sul marciapiede.
E le sorrido.
Ora posso tornare a Roma.
18 febbraio 1999 - Bologna
È notte fonda.
Michaela si gira e si rigira nel letto come se il suo sonno fosse disturbato
da qualcosa che sta per accadere.
Nel Sogno che ancora la tiene nei suoi reami, sente di colpo il rumore
di un sipario strappato. C'è qualcosa di più d'un sogno,
ora...
E vede....
È una donna di età indefinibile. Fisicamente, è piuttosto
imponente: alta, fianchi larghi, petto matronale, lunghi capelli biondi.
Ha una corona di fiordalisi e papaveri posata sui capelli e una veste rosso
porpora, ampia, a larghe pieghe, fissata sulla spalla destra da una fibbia
d'oro a forma di spighe di grano e trattenuta in vita da un'alta cintura
d'oro da cui pendono migliaia di catenelle luccicanti che ad ogni suo movimento
sottolineano la linea dei fianchi.
L'impressione che se ne ricava è di una femminilità intensa,
sensuale e materna nello stesso tempo.
La donna la guarda e le sorride con affetto, poi tende le sue mani e la
chiama.
"Michaela... vieni... è ora. Riconosco in te il flusso della
vita che rinasce e che lega tutte le creature... tu sei una delle mie figlie
adorate. Vieni. Il Pathos ti chiama... Io sono Demetra... Sarò la
tua guida e la tua amica, fra noi ci sarà il Patto dei Risvegliati:
lotteremo assieme, fianco a fianco come sorelle, fino alla fine, per noi,
per Distruzione, perché gli uomini siano liberi... "
Demetra trae da una tasca nascosta tra le pieghe della veste una manciata
di semi e, con un gesto ampio e pieno di grazia, li sparge davanti a se'.
Ad un suo cenno, dai semi nascono, crescono e sbocciano ad una velocità
incredibile fiordalisi e spighe di grano.
Poi il contatto mentale si spezza. La donna scompare.
Ma a Michaela rimane impresso in modo indelebile l'ultimo sorriso che le
ha rivolto, che le ha dato una sensazione fortissima di calore e di sensualità
e che le ha ricordato ( ma perché mai... erano così diverse
!) quella donna minuta, dai capelli scuri, incontrata per strada tre giorni
fa.
La ragazza si sveglia, apre gli occhi....
E subito pensa che sia stato un solo un sogno. Guarda sul letto.
Ci sono, sparsi sulle lenzuola e sul copriletto, fiordalisi e spighe di
grano...
19 febbraio 1999 - dal diario di Michaela
Non so se è stato un sogno o se mia madre ha deciso di farmi
uno scherzo perchè è tornata ubriaca. Fatto sta che mia madre
non è bionda e neanche imponente.
Il letto era madido di sudore e il grano mi ha fatto pensare alla mia allergia.
Ho messo a testa in giù i fiordalisi, chissà se seccano,
non li ho mai trattati.
Appenderò anche le spighe, voglio farci una decorazione per la mia
stanza.
Non può essere stato un sogno.
Ho una strana sensazione. Anche adesso che è passato un giorno di
sole da quel momento, è come se mi avessero aperto un portone e
io stessi fuori al freddo mentre sento rumori e danze provenirvi da dentro.
E poi la donna mi ha fatto pensare ad Ema, in particolare ad un suo disegno.
Una donna in una radura illuminata dai falò e circondata da farfalle
azzurre e fiori colorati. Lui dice che è Titania, la regina delle
fate.
A me ha ricordato un saggio di Storia letto al Club, si chiamava "Il
volo notturno" o una cosa del genere. Parlava del Sabba e delle strane
cose che hanno in comune i miti sul sabba dal nord Europa al sud dell'Italia.
Le donne, le streghe, seguivano una "Signora" che al nord era
la Regina del Piccolo Popolo, al Sud era Proserpina o, addirittura, Demetra,
la stessa Demetra del sogno. Questa donna mandava profumo di fiori e possedeva
il segreto della vita e dell'estasi erotica.
Forse, non dovevo provare a fumare quella canna che mi ha dato Enrico
N.B. Cercare il libro al club.
21 febbraio 1999 - Bologna
Un paio di mattine dopo Michaela si sveglia di buon’ora e scopre che
né i fiordalisi né le spighe di grano hanno dato segni di
disseccamento. “ Li farò vedere alla mamma”- pensa - mentre cerca
di scegliere cosa mettersi.
Scende per fare colazione e trova il suo fratellino seduto al bancone della
cucina che cerca di versare un’intera scatola di cereali al cioccolato
nella sua tazza con Paperino. “Chicco! che ci fai qui? sono quasi le otto
...e la scuola?”. Il bambino di otto anni la guarda da sopra una tovaglietta
inondata di cereali. “La mamma non vuole svegliarsi. Dice che ha sonno”
“Vabbè! Se ti muovi, ti accompagno io, così faccio colazione
al bar prima di andare in Dipartimento” gli dice Michaela e pensa: “Io
non le dico proprio niente. Né sogni né misteri. Guarda che
casino in cucina!”.
Seduta al tavolo della Biblioteca, Michaela traccia strani scarabocchi
sul quaderno degli appunti. Nessuno di quei segni assomiglia a un quadrato
semiotico. Enrico, il suo compagno di studi la guarda perplesso.
“Michi, senti, Greimas non me lo spiega nessuno se non lo fai tu che pendi
dalle labbra della prof.” Michaela si sveglia dallo strano incanto.
“Quindi, fammi il piacere di concentrarti! Che mi è venuta anche
fame!” - continua lui.
“Eddai Enrico, basta con Algirdas! Piuttosto, ti ricordi qualche giorno
fa ...quando mi sono bloccata in mezzo a Piazza Verdi?”.
“Mmm!” - assente lui.
“Bene! l’hai vista anche te quella strana donna che mi ha guardato fissa
negli occhi come se mi conoscesse?”.
“See, buonanotte! Io è già tanto che riconosco te in mezzo
al casino, figurati se vedo donne strane. Oh! sempre ammesso che non siano
alte 1.80, bionde e occhi azzurri!”
“Vabbè Enrico! Sempre d’aiuto, mi raccomando”
Verso le quattro del pomeriggio Michaela percorre Via d’Azeglio per controllare
se la madre ha aperto il negozio.
Il negozio è aperto. Per fortuna. Solo che dentro non c’è
Rossella, sua madre, ma Camilla, la socia. “Ciao Zia!” la saluta Michaela.
“Ciao Angelo! avevo giusto bisogno di te! Guarda che begli specchi ci sono
arrivati dalla Germania”. E le mostra degli specchi con una sottile e sobria
cornice in argento sbalzato. “Carini... Di certo poco appariscenti!”- replica
Michaela.
“Basterà decorarne qualcuno e vedrai che ci saltiamo fuori… Piuttosto,
tua madre?”
“Dormiva ancora quando sono uscita. Pensa che ho trovato Chicco che faceva
colazione da solo...Un disastro!”
La donna ride.
“Senti, Camilla. Posso portarmi uno specchio a casa?”
“ Certo! Fai come vuoi, ma fammi vedere il risultato, mi raccomando!”
A casa, Michaela si arma di colla, nastrini, fil di ferro, colori per migliorare
lo specchio.
Sua madre entra nella stanza. “ Che fai??? Uh! non mi dire che sono arrivati
gli specchi tedeschi! Fai vedere.”
Michaela porge l’oggetto. “Mamma, prepari tu la cena stasera?”.
“Uhm...carino, ma un po' spoglio...Ah! si certo, ho proprio voglia di cucinare
oggi.”
“ Oh! Grazie Mami! Finisco qui e vengo ad apparecchiare:”
Dopo cena, Michaela lavora ancora allo specchio. Adesso intreccia meccanicamente
la rafia con le spighe di grano e i bellissimi fiori. Una creazione attenta,
misurata, ma allo stesso tempo priva di qualsiasi progettazione, le mani
si muovono ispirate da un tocco di estasi creativa. E sotto le sue mani
i fiori trovano il giusto posto e così le spighe. I loro gambi formano
nodi assurdi e sembrano non finire mai.
È quasi mezzanotte, ma il lavoro è completo... È uno
specchio magnifico e complicato. lo appende al posto di un disegno. Davanti
al suo letto. Poi finalmente va a dormire.
Un raggio di luna si posa sulle sue palpebre. “Svegliati e guardati dentro.
E’ il tempo delle rivelazioni”
Michaela apre gli occhi e vede lo specchio brillare per un breve istante.
Si alza, stranamente non spaventata.
Guarda la sua creazione, i piccoli simboli nati dai nodi sapienti, gli
spazi che significano qualcosa in un antico linguaggio, e poi ci guarda
dentro. E vede se stessa. Le parole le vengono naturali e distinte.
“ Lo specchio riflette un’immagine e anche noi del mondo non vediamo che
un’immagine. E’ per questo che riflettere vuol dire riprodurre un’immagine,
ma anche pensare.... I miti non sono altro che il riflesso dei nostri desideri,
dei nostri incubi, delle nostre passioni.”
Un petalo azzurro si stacca dall’armonia della creazione. La distruzione
sta avendo inizio. Michaela ne osserva il volo leggero. Ecco si è
posato. Si china per raccoglierlo, ma si rende conto che per terra non
c’è nulla.
“Eppure l’ho visto cadere, ne sono certa.”
Guarda meglio nello specchio e il petalo è là. Oltre lo specchio.
Allunga la mano per prenderlo e il suo corpo si perde nello spazio tempo.
Apre gli occhi e si trova a galleggiare nello spazio, immobile tra galassie
e pianeti. Una miriade di meteoriti le corrono intorno. Istintivamente
si copre il volto, ma non le succede nulla. Poi arriva lei . Una palla
incandescente che la investe in pieno e il suo tocco è fiamma e
gelo, pietra e nuvola. Poi appaiono.
Sette torreggianti figure. Occupano lo spazio intorno a lei. E poi dietro
di loro in un gioco di specchi, come Macbeth che assiste alla progenie
di Banquo, altre figure: dei imponenti, mostri terrificanti e guerrieri
mitologici.
Si sente piccola nello spazio siderale in cui le figure trovano posto.
Lo smarrimento sta per sorprenderla quando una figura si stacca dal gruppo.
È la donna del sogno, la donna dei fiori azzurri.
Demetra, questo è il suo nome, le parla di una storia antica, una
storia di forze creatrici e di forze distruttrici, una storia che si ripete
uguale a se stessa in un ciclo completo di creazione e distruzione. Le
chiede di aggiungersi a loro, di usare la sua parte immortale per riflettere
l’immagine del loro signore in modo diverso e unico. La domanda echeggia
nel vuoto tra i mondi e le stelle, chiara e limpida eppure insistente come
il richiamo dell’istinto primordiale, dell’istinto di conservazione.
“Siamo tutti sfaccettature di un prisma e riflettiamo le mille luci diverse
dell’anima degli uomini. Non dobbiamo permettere che la luce si spenga”
dice Michaela rigirandosi nel letto.
22 febbraio - Roma
L’ho vista nel Sogno.
Si librava nello spazio davanti a loro (noi ?) con grazia e leggerezza.
Con tutta la freschezza della sua età e non aveva paura.
Era la prova definitiva. E lei l’ha superata senza esitazioni.
La mia voce interiore, la signora che parla con voce gentile, ancora una
volta aveva ragione.
Ma io non riesco a fare a meno di pensare che la sua vita sarebbe stata
più facile e forse più felice senza la conoscenza e la consapevolezza
che loro (noi ?) le hanno donato in cambio del Patto.
La responsabilità di tutto ciò che le accadrà, nel
bene o nel male, sarà solo mia.
Ed ora, mentre mi guardo allo specchio esaminando con rassegnazione le
prime rughe ed i capelli bianchi che spiccano in mezzo agli altri, vedo
affacciarsi, leggero come un tocco di luce, il riflesso dei capelli biondi
intrecciati di fiordalisi ed il sorriso della Signora delle Messi.