UN FURTO BEN RIUSCITO ...?
di Andromaca Gualtieri e Habanera
Un venerdì sera, aspettai che si fosse preparata ed uscisse per
partecipare ad una festa che avrebbe raccolto la più bella gente
della zona, quindi, dopo un’adeguata attesa per sfruttare il favore delle
ombre, m’introdussi nell’appartamento: era effettivamente arredato con
gusto e diversi dipinti interessanti ne adornavano le pareti, c’era anche
un bronzetto, dei primi del ‘600, di pregevole fattura.
Come sempre, prima di asportare quanto mi interessava, feci una piccola
ricognizione delle stanze ed individuai una cassaforte a muro, banalmente
dissimulata dietro un pannello, ma qualcos’altro attirò la mia attenzione.
La mia esperienza mi aiutò ad intuire con facilità cosa
ci fosse di "stonato" nell'ambiente e, con molta calma e pazienza, mi dedicai
a risolvere l'enigma. Inutile dire che riuscii a venirne a capo anche se
mi dovetti congratulare più volte mentalmente con l'autore del piccolo-grande
inganno: decisamente una persona che sapeva il fatto suo e c'era mancato
davvero poco che dovessi arrendermi, beh, in fondo anch'io ero stata brava
però.
Mi ero ormai incuriosita e quindi, appena riuscii nel mio intento,
verificai il contenuto di alcuni registri e di un piccolo schedario che
ero riuscita a raggiungere: la cara signora non era affatto ciò
che sembrava ...
Decisi che quanto avevo scoperto valesse più delle opere che
avrei potuto asportare, perciò rimisi ogni cosa al suo posto, richiusi
accuratamente ogni porta e serratura e me ne andai senza lasciare alcuna
traccia del mio passaggio.
In seguito feci molta più attenzione ad ogni sua attività
e spostamento: cominciai a frequentare l’Ateliér, diventando prima
una cliente e poco alla volta un’amica, aiutata senz’altro sia dalla comune
passione per il canto (ha una bella voce da mezzosoprano), sia dalla vicinanza
delle nostre abitazioni abituali.
Il difficile era creare l’opportunità per rivelarle quanto sapessi;
fortunatamente l’occasione, come spesso avviene, giunse da sola ...
Ormai era passato quasi un anno da quando mi ero infilata nel suo appartamento
estivo e i turisti ricominciavano ad appropriarsi della Riviera; in vista
di un concerto per beneficenza, che avrei dovuto tenere entro breve, mi
recai all’Ateliér per acquistare un abito da sera adeguato all’occasione.
Mi accolse con la sua solita simpatia, i capelli ramati raccolti in
un ciuffo artisticamente e volutamente disordinato, non è alta ma
ha una bella figura e un sorriso accattivante, è una venditrice
nata e possiede anche una istintiva capacità di comunicazione veramente
rara. Cominciò a farmi indossare mezzo negozio, consigliandomi e
girandomi intorno come una trottola.
Ero lì nel camerino che mi picchiavo con una cerniera che, vista
la mia taglia non certo esile, rifiutava di chiudersi, quando sentii entrare
qualcuno che, con voce isterica, urlò : « Basta! Io non ne
posso più di quel sadico porco! Guarda come mi ha conciata stavolta!
Se vuoi delle altre informazioni su di lui ci vai tu a procurartele».
Io, sbirciando con molta attenzione fuori dal camerino, vidi una splendida
ragazza, alta, sui vent’anni, con occhi allungati e capelli nerissimi e
mossi che le si appoggiavano alle spalle, la pelle dorata, due gambe da
togliere il fiato, anche il resto era decisamente all’altezza di una indossatrice
ma, sul seno, che stava mostrando alla mia amica, aveva una brutta bruciatura
di sigaretta.
Con molta facilità riuscì a calmarla, le promise che
avrebbe pensato lei a fargliela pagare salata, poi le consigliò
di prendersi una bella vacanza e le diede l’indirizzo di un dottore
di fiducia.
Non appena se ne andò, anch’io uscii dal camerino, restammo
un attimo a guardarci : lessi nei suoi occhi la preoccupazione, sapeva
benissimo che avevo sentito tutto da dove mi trovavo.
La tolsi dall’imbarazzo porgendole, con un sorriso, uno degli
abiti già provati che mi stava meglio degli altri : « Prendo
questo » dissi « però credo che noi due dovremmo parlare
un po’ insieme senza correre il rischio di venire disturbate ... ».
Perplessa ma sollevata dalla mia reazione, mi mise l’abito in una borsa,
prese le chiavi e dopo avermi invitata ad uscire chiuse anticipatamente.
Andammo nell’appartamento, mi offrì da bere, e lì mi chiese
cosa avessi sentito e capito di quanto avvenuto.
« Mia cara, è da molto tempo che aspettavo l’occasione
per parlartene : so da circa un anno cosa fai dietro la copertura dell’Ateliér,
conosco il nome che usi e so anche dove tieni tutti i documenti che riguardano
sia i tuoi “ indossatori ” sia i “clienti” della tua seconda attività...
» guardai la sorpresa fiorire sul suo viso, anche se devo dire che
non si tradì guardando in direzione del nascondiglio delle prove
dell'attività a cui mi ero appena riferita « Ormai ci conosciamo
abbastanza da poterci fidare l’una dell’altra , vedi, neanch’io sono quella
che sembro : ho una particolare passione per gli oggetti d’arte che si
trovano nelle case altrui e, ogni tanto, non riesco proprio a resistere
alla tentazione. Ero entrata qui, in questo appartamento, l’anno scorso
ma quello che ho trovato mi ha convinta a lasciar perdere i tuoi quadri
» dissi, alzandomi e mostrandole con che facilità potevo accedere
ai registri, « ora siamo pari : anche tu conosci un mio segreto ».
« Perché non mi hai mai detto nulla di quello che sapevi
? Perché, adesso, mi hai rivelato di essere una ladra ? »
Sorrisi, « Una ladra ! Che brutto termine ! Tu, forse, sei una
maîtresse, una ricattatrice ? Sono certa che ti definisci in
altro modo ...»
Mi guardò un po’ di traverso, « Beh, ... forse ho un po’
esagerato ... In definitiva, che cosa vuoi ? Non credo che tu mi abbia
avvicinata, conoscendo la mia attività, senza un motivo, un buon
motivo ... »
« Prima vorrei sapere una cosa : so per certo che tuo marito non
sa nulla di tutto questo, potrei saperne la ragione ? »
« Lascia fuori la mia famiglia ! » mi disse con una luce
feroce negli occhi « Non provarci neppure a tirarli in mezzo, se
solo ti provi a toccare i miei figli io ti anniento hai capito ? ! »
« Rilassati, cara, non ho alcuna intenzione di farlo, soprattutto
ora che possiamo collaborare piacevolmente insieme »
« ... cosa intendi dire ? »
« Ti conosco abbastanza da sapere cosa sei, cosa senti. Tu sei
così simile, per alcuni versi, a me, da essermi resa conto che puoi
essermi Sorella. Sai bene che ogni tanto io sparisco, hai già provato
a cercare di farmi dire dove vado, vedi io faccio parte di un’organizzazione:
si chiama Pathos .... »
Parlai a lungo e vidi La Luce accendersi nel suo sguardo man mano che
capiva , le spiegai ogni cosa e, su sua richiesta, le promisi di nascondere
la sua identità a tutti (tranne, naturalmente, a Desiderio e al
mio Maestro Faust, visto che sarebbe diventato anche il suo) lasciando
a lei la facoltà di decidere, di volta in volta, a chi rivelarla.
È così che Habanera è diventata mia Sorella.