IL
FIGLIO DELL'AURORA
di Leonardo Di Giovanni
Siamo abituati a pensare all’America precolombiana in termini di civiltà
monumentali Azteca, Incas e Maya, oppure pensiamo ai pellerossa delle pianure
o a quelli delle grande foreste del Nord Est. Spesso ci dimentichiamo che
l’America è stata popolata, presumibilmente prima del 3000 a.C.
da popoli di stirpe asiatica, forse imparentati con quelli che in seguito
sarebbero diventati gli Sciti. Tali popolazioni, ancora primitive, e all’età
della pietra, attraversarono in un periodo imprecisato lo stretto di Bering,
forse durante una glaciazione o con zattere di fortuna, usando le isole
Aleutine come vero e proprio ponte naturale su cui fare tappa. Fatto sta
che una forte presenza umana si stabilì in America Settentrionale
fin da queste epoche remote, dando origine a culture diverse su cui solo
ora gli Archeologi cominciano a fare luce. Una di queste culture era attiva
nel lunghissimo arco di tempo tra il XIV e il IV sec. a.C. nell’area dell’attuale
Canada, antenata, assieme ad altre ondate migratorie dalle vicende troppo
complesse da riassumere ora, degli attuali nativi americani Inuit.
Le popolazioni di questa cultura, detta dagli Archeologi Pre-Dorset nella
sua fase più arcaica e Dorset nella fase successiva, era costituita
da piccoli gruppi famigliari senza fissa dimora, con accampamento mobile,
che usavano arpioni con punte di pietra levigata per procurarsi il cibo,
erano dediti alla caccia, alla pesca e alla raccolta di frutti spontanei
e avevano una religione di tipo Totemico animale.
Nato-con-l’Aurora guardava con timore reverenziale l’Uomo-che-Sogna,
mentre questi mormorava canti sconosciuti, battendo con un bastoncino di
legno sulla pelle tesa di un pezzo di tronco cavo, producendo suoni secchi
e profondi.
La tenda dell’Uomo-che-Sogna era un ambiente piuttosto piccolo rispetto
alle altre tende del suo popolo. Come d’uso, era una tenda di pesanti pelli
di foca ed era stata piantata a distanza dalle altre; le donne venivano
a turno per portare legna e pesce fresco. L’angusto ambiente era riscaldato
da un piccolo fuoco al centro della tenda. Il fumo usciva all’esterno da
un buco alla sommità dell’incrocio dei pali portanti, perdendosi
nelle lande ghiacciate circostanti.
“Così, Nato-con-l’Aurora,” commentò il vecchio Sciamano “è
da tempo che i tuoi sogni sono turbati dall’apparire di questo mostro bianco
che travolge ogni cosa sul suo cammino.”
“E’ così.” Confermò il giovane. Era un guerriero giovanissimo,
la cui voce era appena cambiata e non aveva ancora affrontato i riti per
l’età adulta, ma già si distingueva dagli altri coetanei
per il braccio forte e l’occhio acuto. “Il mostro appare dalla direzione
del Sole, correndo fra gli alberi, sollevando cumuli di neve, assumendo
una forma simile al bue di muschio cacciato dalla nostra gente, ma tre
volte più grande. Trova sulla strada il mio villaggio e lo calpesta
senza lasciare vivo nessuno. Solo io fuggo dinanzi alla sua furia e il
suo muggito mi tormenta ad ogni risveglio, vedo il suo lungo pelo, la sua
figura possente, le sue ampie corna che straziano la mia gente….” Nato-con-l’Aurora
chiuse gli occhi e si coprì il viso con le mani.
Ci fu qualche attimo di silenzio in cui l’Uomo-che-Sogna smise di battere
il suo bastoncino. “Ci sono nobili e possenti animali nelle terre del Sole,
che i fratelli lontani delle pianure temono e il loro passo è come
il rombo del tuono che travolge ogni cosa. Bruno è il loro mantello,
Bisonti essi li chiamano. L’uccisione di uno di questi grandi spiriti porta
cibo a una famiglia per tutto un inverno, che in quelle terre è
più breve e mite.”
Nato-con-l’Aurora alzò gli occhi e ascoltò l’Uomo-che–Sogna.
La sua sapienza andava molto più in là delle Terre di Ghiaccio,
e toccava le mitiche Terre del Sole di cui i vecchi sussurravano l’esistenza.
“Queste creature non si spingono mai nelle nostre terre” proseguì
il vecchio “ed è normale che tu, non avendole mai vedute le scambi
per mostri. Anche i Bisonti hanno un Grande Spirito che li comanda tutti
e decide quando portare cibo e quando toglierlo, decretando vita e morte
per intere tribù. Egli è grande come tre volte uno dei suoi
figli, il suo manto è bianco, il suo alito è fuoco e può
ardere intere pianure col suo spirito infuocato. Quando appare nei Sogni
è prodigio grandissimo che sconvolge la vita dell’uomo, e significa
che ti sta cercando. Domani saluterai tua madre e tutta la tribù
e camminerai per tre sonni verso le terre del Sole, per incontrarlo. Se
non lo farai egli ti raggiungerà qui e il suo alito infuocato si
vendicherà su tutta la tribù. Se non tornerai, dopo altri
tre sonni io ti verrò a cercare, per bruciare il tuo corpo e impedire
che venga divorato, lo restituirò a tua madre che lo vestirà
di soffici pelli e lo esporrà al Sole.”
Nato-con-l’Aurora guardò con stupore l’Uomo-che-Sogna “Ma…. Come
posso sapere cosa devo fare quando lo incontrerò? Mi dovrò
inchinare? Dovrò cantargli la canzone della caccia?”
“Dovrai ucciderlo.” Sentenziò lo Sciamano “O egli ucciderà
te.”
Nato-con-l’Aurora salutò la madre e abbandonò il suo villaggio.
Proprio ora che il tempo delle lunghe notti era passato e la vita scorreva
più mite e piacevole, proprio ora che entrava nell’età adulta,
la sua vita passava sotto il Segno della morte e andava ad incontrare il
Bisonte Bianco.
Camminò per due sonni verso le terre del Sole, fino ad arrivare
dove la pianura fredda e coperta di ghiaccio lasciava il posto alla fredda
distesa di erba e muschio, territorio del bue, dove rade colline rompevano
la monotonia di una distesa che si estendeva a perdita d’occhio.
Le parole dell’Uomo-che-Sogna ancora risuonavano nella sua mente: “Ascolta.
Egli non è ciò che sembra. Il mio spirito guida, che appare
e mi consiglia nei miei sogni, afferma che è uno spirito affine
a quelli che dominano i Sogni degli Uomini, ma è espressione dei
Desideri di tutte le cose viventi. Egli è sceso in forma di Bisonte
a riportare linfa e vita nelle pianure, a riportare la forza, spirito maschile
di vita che porta il suo seme per perpetuare le razze e l’energia di cui
i viventi bisognano per vivere. Egli giunge a te per uno scopo preciso,
e secondo il suo Desiderio, gli Spiriti del Sogno, suoi Fratelli, ti spingono
ad incontrarlo. Non mancare, giovane uomo….”
“Non mancherò.” Ripeté a se stesso Nato-con-l’Aurora.
Il giovane Cacciatore dapprima pensò di scavare un ampia trappola
in cui attirare l’animale, ma il disgelo era ancora troppo recente e ci
sarebbero voluti giorni per riuscire nel progetto, visto il terreno ghiacciato.
Guardò le sue armi. Due giavellotti e un lungo coltello di pietra,
dono di suo padre, la cui affilata lama nera e lucida si diceva provenisse
da un territorio molto lontano dalle Terre del Nord.
Se l’animale aveva le dimensioni in cui appariva nel sogno, difficilmente
sarebbe riuscito ad abbatterlo usando quelle povere armi, specie incontrandolo
in campo aperto. Si guardò intorno e vide, verso le Terre del Sole
Calante, un isolata collina rocciosa, assai insolita per quella regione
e la elesse a rifugio. La mole del mostro avrebbe fatto fatica a salire
fin lassù.
Nato-con-l’Aurora si sedette sui talloni alla sommità della roccia,
ponendo ai fianchi i due giavellotti e il pugnale davanti a sé,
poi inspirò profondamente.
Un vento caldo e fragrante di profumi sconosciuti si levò da meridione
e gli scompigliò i capelli entrando nelle nari e infondendolo dell’energia
primordiale di un predatore selvaggio. Lo spirito di Nato-con-l’Aurora,
liberato dalle sue paure, si levò alto sulla tundra. La sua voce
si innalzò nel secolare Canto della Caccia del suo popolo.
Come in risposta a una sfida, un movimento apparve all’orizzonte, alzando
una nuvola di frammenti di ghiaccio e di neve. Il Cacciatore si ammutolì
ed osservò con reverenza il suo Avversario che si avvicinava. Chiuse
gli occhi e ascoltò.
Al muggire del vento ghiacciato si aggiunse un suono roboante, minaccioso,
un ringhio tremendo ed antico, e il rumore del terreno urlante, tormentato
dal passaggio della creatura.
Quando riaprì gli occhi poté contemplare il mostro che rallentava
la sua carica, dirigendosi verso la sua posizione, fermandosi a pochi passi
da essa. Il Bisonte Bianco era enorme, bianco, maestoso, immenso, venerabile.
Gli occhi sembravano infuocati e luminosi e antichi. Lo sguardo dello Spirito
delle Pianure si incatenò per alcuni attimi con quello del Cacciatore.
Poi la Creatura muggì, scartando verso sinistra e riprendendo la
sua corsa. Nato-con-l’Aurora comprese che non poteva perdere tempo. Il
suo corpo si tese all’indietro e con tutta la forza delle sue robuste ed
agili membra, scagliò il giavellotto che si conficcò profondamente
nel fianco dell’animale.
Il Bisonte muggì ancora e il suo muggito era un ringhio feroce che
sapeva di dolore, di trionfo e di forza inestinguibile. Iniziò ad
acquistare velocità, correndo all’impazzata attorno alla collina
rocciosa, e il cacciatore tentò invano di prendere la mira che gli
avrebbe permesso di infliggere il colpo mortale.
Poi il Bisonte si scagliò, un lampo bianco di furore, sull’erta
rocciosa della collina, laddove il pendio appariva meno pronunciato e salì
con la forza del suo slancio gettandosi contro colui che lo aveva ferito.
Gli occhi di Nato-con-l’Aurora si spalancarono dal terrore. Mai avrebbe
creduto che una creatura così grossa e pesante sarebbe riuscita
a salire sul suo rifugio. Capì che aveva solo una possibilità
per salvare la propria vita.
Tese ancora una volta il corpo all’indietro e scagliò il secondo
giavellotto urlando a squarciagola la sua volontà di vittoria. Il
giavellotto, lanciato con forza mostruosa si conficcò profondamente
nel collo dell’animale.
Ma il Bisonte Bianco non si fermò.
L’impeto che lo aveva portato sulla collina lo precipitò verso il
Cacciatore che lo vide allibito arrampicarsi sulle rocce con i giavellotti
infilati nelle carni. Nato-con-l’Aurora fece appena in tempo a raccogliere
il pugnale che il suo nemico lo aveva raggiunto, sebbene con l’impeto smorzato
dalla salita e dalle ferite. Il dolore lancinante e profondo al fianco
sinistro fu quanto di più terribile avesse provato nella sua vita,
si sentì sollevare brutalmente verso l’alto mentre l’enorme corno
straziava le sue carni.
Chiamando a raccolta le sue ultime forze il giovane colpì profondamente
il collo del suo Avversario finché un velo di tenebre avvolse i
suoi sensi e scivolò pietosamente tra le braccia del suo Destino.
L’Uomo-che–Sogna aveva ritrovato il corpo straziato di Nato-con-l’Aurora
accanto alla gigantesca carcassa dell’animale che aveva ucciso. Il cacciatore
era ancora vivo ma le ferite lasciavano poche speranze. Lo Sciamano tamponò
gli squarci e invocò la forza degli Spiriti del Nord, poi si legò
il corpo alla schiena e con una forza insospettabile per la sua età
lo trascinò faticosamente fino alla propria tenda.
Per tre sonni e tre veglie il vecchio si prese cura del giovane cacciatore,
cantando i Canti della Guarigione e battendo il suo Tamburo Sacro. Gli
Spiriti dei Sogni gli apparvero molte volte, spronandolo a proseguire nel
suo compito. Poi, la stanchezza ebbe la meglio sulla volontà e il
vecchio Sciamano crollò esausto accanto al ferito.
Nato-con-l’Aurora aprì gli occhi, si guardò attorno e capì
subito dove si trovava. Si alzò e si vestì di pelli, raccogliendo
il pugnale con cui aveva ucciso il Bisonte Bianco. Quando uscì all’aperto,
l’aria gelida lo assalì ma il suo corpo, sebbene ferito, aveva trovato
nuova forza. Lo spirito del Bisonte Bianco era in lui.
Alzò le mani verso il cielo e il suo sguardo luminoso si voltò
ad Oriente.
“Sto arrivando, Fratelli miei, sento il Vostro richiamo, sento che è
giunta l’ora del nostro giuramento, ed ora anch’io posso raggiungervi....”
PATHOS ©
1999
Associazione di Letteratura Interattiva