LA FIGLIA DEL SOLE

di
Carlo Fedele e Laura Chiavini

Si ringraziano per la partecipazione:
Paolo Corsini, Stefano Masi, Marco Paroli


 
PROLOGO

Ormai l'inesorabile scorrere del tempo sta travolgendo tutto, esso è come un terribile predatore che aspetta nel buoi pronto a ghermirti. Proprio per questo il mio Signore, il mio Vecchio Amico, mi incaricò di fermare questi ricordi sulla pietra, in modo che questa storia che narra di quegli eventi che furono per lui la più grande fonte di felicità della sua divina e quasi interminabile vita, non fosse sommersa dalle inesorabili sabbie del tempo.
Lui mi chiese di depositarle nella sua ultima ed eterna dimora...
Ma come può un Dio averne una, soprattutto se è il Dio chiamato a giudicare sui meriti e le colpe delle anime dei defunti, mi chiederete voi...
Non saprei che rispondervi...
Comunque anche io la penso così, e proprio per questo sono ancora qui ad aspettare il suo ritorno dopo un tempo infinitamente lungo...
Un giorno lo vedrò arrivare da oriente, superbo ed invincibile come la prima volta che lo vidi, lo vedrò sorgere come il luminoso astro che per millenni ne è stato il simbolo, scacciando le tenebre di questo triste periodo.
Lui mi guarderà sorridente chiedendomi :- Allora amico mio, hai completato per me quella storia ?.., voglio donarla alla mia bambina, che sicuramente prima o poi verrà nella mia poderosa Tebe a trovarmi...- Io gli porgerò queste tavole e lui mi dirà :- bene caro amico..., tienile tu..., e aspetta che lei torni..., ora devo andare..., consegnagliele tu quando la vedrai..., e dille che alla fine ci rincontreremo..., perché questo è il nostro Desiderio..., perché questo è il nostro Destino...- Poi partirà e mentre il caldo Sole tramonterà dietro le lontane lande dell'ovest, lui correrà a combattere le sue battagli ad occidente.
Io rimarrò lì ad attendere, ad attendere il ritorno della Figlia del Sole...
Chi sono io ? Non importa, oramai non importa più, un tempo mi chiamavo Fidel, ma quel tempo è ormai perso tra le sabbie del tempo.
 

1 - VOCI NELL'OSCURITÀ

Finalmente stanca sprofondò nel sonno.
Il suo era un sonno agitato di quelli che la mattina ti lasciavano più stanco della sera prima.
Sudava, aveva caldo, si sentiva soffocare.
Si alzò di scatto a sedere sul letto.
Si guardò intorno preoccupandosi di non aver svegliato Misha, ma non lo vide, in realtà non vide neanche il letto, in realtà non vide proprio niente.
Era seduta, sospesa nel più nero e silenzioso nulla, se la solitudine avesse avuto una forma palpabile era sicura che sarebbe stata quella.
Trascorsero istanti, forse minuti, o ore o giorni non lo seppe mai, lì niente era mutevole, niente era in movimento, lì c'era la fine di tutto.
Lì il Nulla regnava Signore incontrastato.
La paura di rimanere lì per sempre iniziò ad attanagliarla, diventando poi panico che lentamente si trasformò in puro e semplice terrore.
Stava per cadere preda della follia quando con la mano sfiorò uno strano ciondolo che portava al collo, lentamente questo iniziò a riscaldarsi, lentamente iniziò a splendere.
- Un cambiamento...- sussurrò, - un piccolo cambiamento..., ma per me la salvezza..., allora esisto ancora..., allora non sono sola...- Poi d'improvviso dal nulla sentì provenire una voce calda e suadente, confortante e amichevole...
- Salve mia dolce Rae..., ti senti sola ?.., vuoi un po’ di compagnia ?.., dove è il tuo nuovo Padrone ?.., il Falco Solare ti ha già lasciata sola ?.., si è già trovato un altro giocattolo con cui trastullarsi ?.., è così scostante quello..., lui degli uomini non se ne è fregato mai niente..., e ti credo..., è un Dio lui..., il Sommo Signore della Giustizia..., giustizia di chi poi ?.., me lo domando da sempre..., ma che ci fai con lui ragazza mia ?.., tu sei figlia di Loki..., quello si che è un buon Signore..., molto più simile a me che a Horus..., lo sai che il tuo nuovo amico ha portato in trappola tuo padre ?.., lo ha tradito consegnandolo ai suoi nemici..., lo ha portato in un tranello e poi non lo ha neanche difeso..., se lui è la giustizia..., bè, ben venga l'ingiustizia..., dico io..., lo sai che ha squarciato il corpo di Loki ormai indifeso solo per divertimento ?.., e questo è niente ora ti mostro qualcosa di interessante...- Improvvisamente si trovò sotto un bastione in un bosco in piena notte, vedeva numerosi soldati correre sugli spalti sparando lunghe scariche di mitra verso la sua posizione, poi vide una figura luminosa che risplendeva di azzurro avvicinarsi incurante dei proiettili, un aurea di fuoco azzurro la circondava, i suoi lunghi capelli sembravano vivi mentre si contorcevano in aria come se la gravità non esistesse, i suoi occhi erano due pozze di fuoco rosso, e il suo viso era teso in un sorriso di una malvagità impressionante.
Con le braccia possenti, dal nulla, la figura da incubo materializzò un gigantesco arco d'oro senza corda, poi lo tese e come d'incanto una corda di luce dorata gli apparve fra le mani, poi lasciò la corda tesa e un impressionante dardo fiammeggiante di luce azzurra si materializzò dal nulla per andarsi a schiantare contro le mura con un rumore assordante.
Vide il panico negli occhi dei difensori, sentì le loro orribili grida di sgomento mentre sovrastando il tutto rimbombarono queste parole :- stolti..., come credevate di sfuggire alla mia ira ?.., alla spietata vendetta di Desiderio di Morte..., nessuna pietà per i miei nemici..., ma solo sofferenza e tormento...- Poi si trovò fra i resti del bastione, ormai crollato, con pietre semi fuse dovunque, in giro sparsi stavano i corpi carbonizzati di molti soldati, gli sfortunati, che non erano morti sul colpo, urlavano e agonizzavano mezzi carbonizzati in attesa della morte.
Fra il fumo intravide apparire l'uomo di prima circondato dalla sua luce azzurra, camminava superbo e spietato tra i corpi delle sue vittime, non degnandole del minimo sguardo di pietà, poi un soldato con la parte inferiore del corpo, ormai totalmente bruciata gli si abbrancò alle caviglie, pregandolo in una lingua che lei non conosceva, l'essere luminoso lo guardò per un attimo e poi tendendo una mano verso un uomo di media statura che ora lo accompagnava si fece consegnare una pistola, un colpo secco in fronte e l'uomo agonizzante si accasciò a terra.
Senza degnarlo di un secondo sguardo quello che ora le sembrava Carlo anche se irriconoscibile avanzò seguito dall'altro uomo.
Poi improvvisamente vide apparire Misha che guardandosi intorno stupito mostrava un aria quasi orripilata ed impotente di fronte a tanta devastazione.
Poi si ritrovò nel nulla e la voce amichevole ricominciò :- hai visto cara ?.., ecco Horus il pietoso..., Horus il caritatevole..., Horus il difensore dell'umanità..., non sarebbe meglio Horus il macellaio ?.., Horus la bestia ?.., quante cose non sai amica mia..., quante menzogne hai dovuto subire..., ed ora cosa fa il nostro generoso Horus ?.., preso da una crisi di vigliaccheria..., attanagliato dalla paura della Morte..., che così generosamente lui ha dispensato nei millenni..., scarica il peso dei suoi fallimenti su di te..., che poverina per la prima volta hai trovato una persona cara..., che essere disgustoso..., e tutto questo perché ?.., perché questa volta deve affrontare un suo pari..., non può semplicemente macellare poveri uomini indifesi..., ti pare giusto figlia mia ?.., vuoi perdere tutto per lui ?.., ora che finalmente hai un po’ di felicità..., vuoi sacrificare te ed il tuo dolce amore per un essere così indegno ?.., non farlo cara..., ascolta me che degli uomini mi sono sempre preoccupato..., difendi te stessa..., difendi il tuo uomo..., difendi tutti gli uomini..., da quella demoniaca creatura che si fa chiamare Horus..., uccidilo..., per te non sarà difficile..., lui ti crede debole..., lui ti crede la sua stupida schiava..., uccidilo e per te si aprirà la felicità eterna..., mai più sarai sola..., mai più brutali mani nella notte ti molesteranno..., mai più sarai usata e sfruttata..., salva te stessa..., salva il tuo uomo..., ascoltami...- Poi tutto tacque ma Rae aveva la consapevolezza che il suo amico fosse ancora lì vicino a lei a farle compagnia in attesa che dicesse qualcosa.
La ragazza fu invasa da sospetto e indignazione.
- Tu mi hai già ingannato una volta, e non credere che sia così facile ripeterti nell' impresa ! - Le vene del collo si gonfiarono, in risposta all' ira che saliva.
- Mio padre è un buon Signore, hai ragione..., ma non è mai stato il mio padrone, così come non lo è Horus. Sono miei Amici, prima che molte altre cose, ed io li Amo come tali.
Entrambi hanno saputo insegnarmi a vivere, mio caro senza mai pretendere nulla in cambio, tutto ciò che provo per loro è sincero e gratuito...- La sua mente riacquistò lucidità, mano a mano che ripercorreva gli eventi di quell'ultimo anno, il primo della sua rinascita, e richiamò a se tutte le sue capacità.
Concretezza, logica, istinto, amore, passione, onore.
Si accorse che gli serviva per conseguire i suoi scopi. La voleva con lui.
Una serratura scattò silenziosa dentro lei, e sentì il potere di Loki acuire il suo sguardo, cancellare l'apparenza, l'inganno.
Ora tutto era più chiaro e le sue menzogne stonavano pietosamente contro il suo Spirito.
- Non sono io la protagonista dell'assedio, nella visione che mi hai mostrato, ma sei tu.
Sono i tuoi uomini a cadere..., ed Horus fredderà il semicarbonizzato, perché proverà pietà per le sue sofferenze, non certo per infierire su di lui...- Sorrise ancora, implacabile.
- Ora ho visto il tuo bastione nel bosco..., stai sicuro che non lo dimenticherò..., così come non scorderò quest'altra lezione che mi hai voluto insegnare..., tu hai paura ! Ora lo vedo chiaro come il sole.
Cerchi di raggirarmi e farmi passare dalla tua parte, perché ti sei accorto che la tua fine è vicina.
Ma dimmi una cosa.
Tu credi davvero di riuscire ad insinuare il dubbio nei miei pensieri ? Pensi davvero, che la Figlia di Loki rinnegherà il Giuramento pronunciato di fronte agli Eterni per seguire te ?- Una sonora risata e poi riprese a parlare con foga.
- Questa che combattiamo è una guerra..., e in nessuna di quelle che l' umanità ha vissuto c'è ne è mai stata una dove il Bene trionfa sul Male.
Semplicemente perché questi valori non sono mai assoluti, ma sempre soggetti all' interpretazione di ciascun cuore umano.
Io sto da una parte, tu sei dall' altra.Questi sono i fatti.
Siamo nemici.
Rassegnati ! Non è facendo leva con questi stuzzicadenti che otterrai qualcosa da me.
Se anche fosse vero ciò che ho visto..., o, per meglio dire, anche se quello che hai lasciato che io vedessi rispondesse a verità, e cioè che Horus è il mostro che tu dipingi..., a me non importa.
Io sto con lui e con i miei fratelli.
Perché ho deciso così, perché lo trovo giusto, perché è questo che voglio, perché il mio Bene sono loro.
Tu, invece, mio caro..., adorabile..., compagno di merende..., sei il mio Male.
Perciò ti lascio solo due strade aperte..., scegli tu quella che preferisci.- Una brevissima pausa, per rendere le parole pesanti come macigni.
- Combattimi sul campo e lascia perdere questi trucchetti da circo.
Non provare mai più a blandirmi, non provare mai più a trascinarmi in un baratro simile per poi venire a consolarmi, facendo finta di non esserne tu stesso la causa ! Io ucciderò chiunque tenterà di salvarti, sappilo, nemmeno se, da vigliacco che sei, ti farai scudo con il mio amore avrai il benché minimo scampo.
Tu morirai.- Riprese fiato solo per un istante - Oppure tienimi dentro questa bolla di nulla per sempre..., se ci riesci.
Fai come ti pare.
A me non interessa.
Horus troverà un'altro Campione capace di prendere il mio posto.
Ognuno di noi morirà nel tentativo di distruggerti, e nessuno di noi si tirerà indietro.- Una risata cattiva uscì dalla sua gola, subito seguita da un fiume di scherno e disgusto.
- Se pensi davvero che Horus è malvagio ed immondo..., perché non provi a distruggertelo da solo ? Tu sei un Guardiano..., non ci riesci senza il mio aiuto ? Non sei abbastanza forte per farlo ? Non mi interessa ciò che mi hai, così gentilmente, mostrato.
È solo merda che annebbia la mia mente, niente altro.
Quindi sparisci !- Alle sue parole improvvisamente iniziò a sentire intorno a se il Nulla che vibrava e tremava di un profondo odio e di un'immensa rabbia.
Nell'oscuro niente che la circondava si aprirono alle sue spalle due grandi e maligni occhi gialli venati di screziature rosso sangue e mentre dal loro sguardo traspariva un odio talmente potente da essere palpabile la osservarono con disprezzo e oscena malvagità.
Niente di umano poteva avere quegli occhi...
L'empio e tenebroso potere che emanavano la sconvolse facendola indietreggiare nel assoluto nulla che ancora la circondava.
Poi una voce vibrante di odio corrotto e sbavante mille terribili promesse di torture, di cui la peggiore delle morti sarebbe potuta essere solo una augurabile conclusione, la scosse fino ai più profondi recessi della sua anima.
- Piccola sgualdrina..., progenie di un lurido verme strisciante..., con chi credi di avere a che fare ?.., come ti permetti di rifiutare le mie generose offerte..., stolto e debole animale..., ti ho dato la possibilità di riscattare il tuo misero stato di schiava..., e tu mi rifiuti ?.., razza indegna e insignificante..., io esisto da prima dell'inizio della Storia..., io l'ho vista moltiplicarsi..., fiorire ed appassire..., ho combattuto gli dei al alba del tempo..., quando questo universo era ancora giovane..., e voi patetiche creature non eravate che l'assurdo sogno embrionale di un Dio pazzo e giocattolaio..., io ho seguito in battaglia il Portatore di Luce..., e ancora lo farò nell'ultimo giorno del tempo..., quando voi sarete cenere dimenticata ormai da infinite eternità..., e tu vorresti opporti a me..., quale follia..., quale sciagurata follia hanno perseguito i miei corrotti fratelli..., Loki l'astuto..., Horus il giusto..., un tempo avevano altri nomi ed erano potenti e terribili..., e ora guardali..., rantolano fra voi pidocchi come sanguisughe in cerca di qualche goccia di emozioni..., li compiango..., loro che furono Dei gloriosi e temuti..., ma per voi progenie della melma..., per voi non ho che disprezzo e schifo..., e adesso ascoltami bene..., serva di un Dio sconfitto..., figlia di un Dio disprezzato..., non mi ripeterò..., tu ucciderai Horus..., e gli farai anche un piacere..., sottraendolo alle infinite e raffinate torture che ho in serbo per lui..., non mi interessa come, ma lo farai..., se non mi riterrò soddisfatto sappi che la mia vendetta sarà terribile..., prima ucciderò i tuoi amici..., Giorgio, lo sventrerò assicurandomi che non muoia prima che abbia finito..., Tarrant, lo spellerò vivo lasciandolo poi ad essiccare al sole..., e poi tutti gli altri, fino al tuo uomo..., Misha, per lui ho in serbo un regalo particolare..., gli sfilerò un capo degli intestini annodandolo ad un sasso e poi lo costringerò a correre in cerchio..., è uno spettacolo interessante sai ?.., lentamente le interiora gocciolanti fuoriescono da un taglio sull'addome..., la sofferenza è inconcepibile..., mentre si corre verso la morte e la sofferenza..., chiedi pure ad Odino..., questo scherzo è una sua antica invenzione..., infine rimarrete solo tu e Horus..., lui morirà, lo sai che è Destino vero ?.., e il suo tormento sarà eterno..., perché incatenerò la sua anima immortale..., impedendogli il ritorno ad Okeanos ma non facendolo reincarnare..., costretto in un limbo di orrore e sofferenza senza fine..., e poi rimarrai solo tu..., e ti assicuro che quando avrò finito con te..., la fine di tutti gli altri messe insieme saranno preferibili..., e in fine ti darò il mio ultimo dono..., ti costringerò a vivere per un tempo per un uomo infinito..., con le tue sofferenze fisiche..., e con il ricordo delle sofferenze di cui sei stata causa per i tuoi amici..., quindi accetta il tuo Destino e piegati...- Si sorprese a tremare convulsamente mentre il suo torturatore era lì a guardarla divertito.
Fuoco divampò nelle vene.
Poi odio, assoluto, accecante, che scosse ogni fibra del suo essere anelando distruzione, vendetta, guerra ! Gli occhi socchiusi e la voce uscì con una calma mortale dalle sue labbra.
- Uccidimi ora o preparati a morire...- Ansimò pesantemente per consentire al cuore di pompare tutta l'adrenalina che possiedeva Concretezza, logica, istinto, amore, passione, onore.
Un ultimo profondo respiro...
- È così che mi eri amico, è così che mi confortavi ?.., sei tu, l'unico che ha sete di schiavi, qui.
Con le tue parole hai confermato i miei sospetti e ora io ti dico solo questo: FOTTITI ! Essere partorito dalle fogne di Calcutta..., non sono le tue parole a spaventarmi.
Non sono le tue minacce a piegarmi.
Io sento la paura serpeggiare dietro le tue minacce, dietro le tue promesse, dietro la tua boria.
Credi che assecondandoti potrei sopravvivere al mio tradimento? Pensi che uccidendo Horus salverei la vita dei miei amici ?.., no ! Senza di lui tu ci spazzeresti via in un attimo.
E allora, davvero, non avremo scampo.
IO NON LO FARÒ ! Sono le mie ultime parole.
Se Destino ci riserva una fine atroce..., ben venga. Io lo accetto.
I miei amori..., moriranno fra mille stenti. Io soffrirò per l'eternità.
Non vedo il problema.
Non vedo perché tu debba adirarti tanto.
Se già sai che andrà così..., gongolati nell' attesa.
E lasciami correre fra le tue fauci.
Solo ricorda questo.
Tu sei un servo, proprio come me..., non sarai nato da vermi striscianti, ma anche tu pieghi il capo di fronte al Sovrano della Morte.
E non è detto che abbia in serbo per te una sorte migliore della mia.
Io non ho paura di morire.
Non temo il dolore.
Amerò ogni supplizio che mi infliggerai, perché sarà la prova che il mio onore di guerriero è rimasto immacolato.
Sfogati pure, quando giungerà il mio turno e vedi di picchiare duro..., perché, stanne certo, meriterò ogni briciola del tuo odio.-

2 - L'ANGELO E IL DIO...

L'Araldo di Demetra si stese fra il deluso e il soddisfatto di poter riposare un pò.
Finalmente dopo una mezzoretta riuscì a prendere sonno, tranquillizzato dalla presenza di Rae che gli giaceva accanto, la percepiva anche ora che si muoveva e si agitava nel sonno.
Avrebbe voluto destarsi per guardarla, per toccarla, per assicurarsi che il bene più prezioso della sua vita stesse bene, ma purtroppo non ci riuscì.
Sembrava che gli invalicabili cancelli che separano il sogno dalla veglia fossero chiusi e sbarrati per lui, guardati da guerrieri feroci e campioni invincibili.
Avrebbe voluto sfondarli con la sola forza del suo amore, con la sola forza delle sue preoccupazioni, ma una consapevolezza era vivissima in lui, era un temibile combattente, i suoi poteri erano ben al di là dei più ambiziosi sogni della magior parte dei suoi simili, avrebbe potuto quasi essere paragonato ad un antico Dio.
Ma non lo era, in fondo era solo un uomo, o forse per fortuna era solo un uomo, con i suoi limiti e le sue libertà, ma senza tutto il potere di cui adesso aveva bisogno.
Restò lì in un antico ed assolato deserto, la gola secca, i muscoli luccicanti e sudati, la consapevolezza che chi amava aveva bisogno di lui, e la consapevolezza di essere impotente.
Osservò da lontano gli invalicabili bastioni che non poteva attraversare e in preda alla disperazione lanciò un possente grido di rabbia verso i cielo luminoso e azzurro, alzando i pugni minacciosamente verso l'alto come a sfidare e maledire una qualche maligna divinità nascosta.
Improvvisamente intravide della polvere che si alzava in lontananza e coprendosi la vista dal luccicante riflesso del metallo che splendeva al sole vide qualcosa che si avvicinava a gran velocità.
Dal nulla un magnifico carro falcato dei colori dell 'oro e del cielo limpido si fermò difronte a lui, due possenti e giganteschi leoni bianchi con terribili occhi rossi lo osservarono sbuffanti con le magnifiche criniere mosse dal vento e con le maestose bardature d'oro che risplendevano preziose.
Un uomo alto lo osservò con cipiglio dubbioso dal carro.
La pella eburnea, i muscoli guizzanti e solidi, schinierei e bracciali d'oro, un mantello bianco su una spalla, un corto gonnellino laminato, una cintura impreziosita da gemme con un magnifico fodero però vuoto, una semplice coroncina in oro sormontata dalla testa del falco gli cingeva la fronte, il viso abbronzato, una lunga e folta capigliatura bionda, raccola in una lunga coda mossa dal vento.
Subito però gli occhi espreti del mortale furono attirati da un possente e gigantesco arco dorato magnificamente intarsiato che il guerriero portava al suo fianco sulla biga, accanto ad una faretra piena di lunghe frecce dalla coda azzurra.
Per un attimo fu tentato di prenderlo, sapeva che avrebbe potuto attraversare i cancelli con una tale arma, nessuno avrebbe potuto affrontarlo, sapeva che avrebbe potuto abbatterli per correre dalla sua amata, sapeva che avrebbe potuto avvicinarsi pericolosamente al punto che separa un uomo da un Dio.
Ma qualcosa lo bloccò, lo sguardo dell'uomo, quei suoi terribili occhi rossi come il fuoco, rossi come il sangue, rossi come il folle Desiderio di Morte che più volte lo aveva guidato in battaglia.
Poi dopo un attimo di silenzio che sembrò un eternità l'uomo gli sorrise divertito, quasi avesse visto in lui qualcosa di soddisfacente o di conosciuto.
- E allora ?.., Araldo di mia sorella..., che fai qui ?.., non ci sono più battaglie da combattere ?.., non ci sono più nemici da sconfiggere ?.., l'angelo di ghiaccio si è sciolto ?.., e dire che il possente Odino ti voleva fra i suoi nelle sale del Vahallala..., è gia finita la tua forza uomo ?.., infondo il futuro è vostro, no ?..- sembrava quasi deriderlo continuando - noi patetici retaggi del passato..., ce ne torneremo qui nei nostri antichi e perduti domini..., torneremo nelle leggende da cui siamo usciti..., il mondo sarà finalmente vostro..., tutto vostro..., eppure tanta superbia non è accompagnata da altrettanta forza..., vuoi uscire ma non puoi..., infondo è solo un piccolo cancello..., guardato da guerrieri ormai dimenticati..., dove è il Desiderio di Morte che per tanto tempo ti ho donato ?.., o forse Desiderio di Amore è il tuo nuovo padrone ?.., e il guerriero di ghiaccio è morto senza essere stato ucciso ?.., ti compiango uomo..., perché hai perso te stesso...- Poi per un attimo sembrò distrarsi guardando il cancello, lontano oltre il cancello, con quei suoi terribili occhi di fuoco a cui sembrava impossibile sfuggire.
Con sguardo irato si girò di scatto verso di lui, adesso Misha lo vide bruciare di una terribile aurea di luce azzurra mentre la rabbia sembrava impadronirsi di lui.
- No maledetto..., lei non ti spetta..., lei è di Loki..., lei è mia..., forse anche sua...- e gli rivolse un occhiata compiaciuta.
- Bene angelo decaduto..., guerriero spento..., mi mostrerai sul campo quanto la tua razza meriti ciò che pretende..., mi fornirai un servigio affinchè io possa giudicare..., e fornirai un servigio anche a chi ami e quindi a te stesso..., sali adesso..., i miei compagni ci condurranno veloci nella terra del Nulla..., ci condurranno veloci alla battaglia..., vi capisco Giustizia e Vendetta..., sento il vostro Desiderio..., fra breve potrete divorare la strada e portarci verso il Destino...- Gli occhi del mortale divennero azzurro ghiaccio, la sua voce gelida e tagliente iniziò a salmodiare sempre più forte:- In nome di Demetra madre di luce ed oscurità - un vortice rosso come il sangue iniziò a ruotargli intorno, mentre la sua rabbia iniziò ad esplodere, - in nome di Morgana signora dei Desideri e dei sogni - dal centro del vortice brillò una luce azzurra in corrispondenza della cicatrice a forma di stella che aveva sulla fronte, - che questo sogno e questa realtà mutino e si sottomettano ai miei Desideri - dal vortice spuntarono due ali di ghiaccio - che la mia forza di uomo sia amplificata dalla rabbia e dall'amore e che l'inverno sia qui a portare speranza come suo retaggio, ORA ! - La luce rossa e l'azzurra si fusero in un abbraccio senza fine ed in un attimo sparirono.
Ora davanti al Dio del Sole si trovava l'angelo dell'inverno con quel cappuccio a nascondergli il viso tranne la bocca, quel cappuccio di ghiaccio morbido come la seta, come le piume delle sue ali.
- Non ti ho scordato Desiderio di Morte ho solo imparato a controllarti grazie a quella donna che tu rivendichi per tua.
Ma ricorda..., lei è mia solo mia, nè uomo nè Dio nè Demonio potrà portarmela via in questa vita o in qualunque altra.- Il Falco Solare sorrise compiaciuto di tanto sfrontatro coraggio :- Quella donna..., è così magnificamente combattiva..., il suo Desiderio di Morte..., è così potente anche se sopito e incatenato..., lei ti ha insegnato a controllarmi ?.., interessante..., ma lei è il mio Campione adesso...- Per un attimo l'uomo sentì la voce del Dio addolcirsi, ed il suo volto tirarsi in una improvvisa e profonda tristezza.
- Si..., il mio Campione..., ed un gravoso e pricoloso compito l'attende..., ma adesso ci sei tu..., tu che hai illuminato il suo cuore..., tu che le hai ridato dei sentimenti felici..., tu che la rendi adesso tanto più forte..., ma tanto più debole..., tu che la metti in pericolo..., più di quanto tu possa credere..., ti potrei uccidere Araldo di Demetra..., un Angelo non può competere con un Dio..., te lo assicuro..., e salverei lei dalle sofferenze che Carlo ha subito in vita..., ma cosa avrei guadagnato..., premiare l'amore che mi mostra il mio Campione togliendogli te ?.., no, io non agisco così..., è il mio Campione, ma soprattutto è un amica..., e non voglio che soffra..., eppure tu rendi tutto più difficile Misha..., tu sei una variante ignota e pericolosa nel Destino..., tu le causerai molta sofferenza..., anche non volendo...- -Si...- rispose l'angelo,- ho appreso in modo così completo l'essere di mia madre, e di suo padre che anche il Destino non riesce a focalizzarmi del tutto.
È per questo che ho la conoscenza del come è.
Io muto, completamente, improvvisamente, come è diventata la mia natura e grazie anche a ciò che mi stai mostrando diventerò più forte.
Tu pensi che Rae sia anche più debole ? Illuso, adesso ha la forza di chi vuole tornare a casa che prima non aveva, la forza di chi sà che tendendo la mano troverà sempre un appiglio, anche solo in un'immagine, la forza di combattere sopra ogni possibilità umana ed oltre solo per difendere ciò che ama fidandosi di lui, sapendo che l'altro stà combattendo allo stesso modo per lei, incuranti della propria vita perché ognuno di noi vive nell'altro e per questo invulnerabili.
Temi che il tuo piano per cambiare il Destino nello scontro con il demone sia in pericolo a causa mia ? Quel Destino è già cambiato così come il tuo piano, e nè tu nè lui ne potete avere conoscenza, poichè, anche se contemplaste infinite vie, ce ne srebbe sempre un'altra perché noi siamo uomini.- Lo sguardo di Horus si infiammò per un attimo di un ira profonda :- cosa credi stolto mortale..., credi forse che la mia preoccupazione si relativa al mio Destino ?.., che io mi preoccupi del pericolo che Rae non riesca ?.., quanto superbi siete diventati..., anche il giusto Horus ha un cuore..., forse rubato a Carlo..., forse ereditato dai migliaia di cuori che lo hanno ospitato dalla notte dei tempi..., ed è questo che mi differenzia dal nostro avversario..., sappi che il mio unico cruccio è per la vita del mio Campione..., non voglio che la perda ora che ha trovato qualcuno da amare..., e sò che però è disposta a farlo..., è troppo duro perdere la felicità nel momento in cui la si raggiunge dopo una vita di sofferenza..., e tu sei l'ultimo scherzo che mi fa il Destino..., se lei morrà..., perderà la possibilità di vivere la sua felicità..., se tu morrai lei perderà lo stesso..., non avrei dovuto sceglierla..., non avrei dovuto riporre sulle sue spalle il peso di essere il Campione di un Dio..., e tu non fai che aggravare il mio cruccio..., tu neanche immagini cosa le accadrà se il Demone la sconfiggerà..., non provare mai più a biasimarmi Araldo di Demetra..., io non manipolo il Destino degli uomini a mio piacimento..., mai l'ho fatto e mai lo farò..., neanche ora che il Sovrano mi ha mostrato la mia morte..., la mia vita sarà il prezzo per la vita che ho donato a Tiresia..., io lo sò..., il nostro nemico lo sa..., ma ciò non mi impedirà di affrontarlo nella nostra terribile lotta finale..., e sai perché ?.., perché la mia morte per mano del Demone amplierà lo spettro delle possibilità di salvezza per la tua amata Rae..., e tu mi aiuterai..., tu nel momento decisivo impedirai che il mio Campione mi segua in battaglia..., e così facendo salverai la sua vita e la vostra felicità..., saranno altri a combattere questa battaglia..., io e Tiresia l'abbiamo iniziata..., io e lui la concluderemo..., in un modo o nell'altro..., ricorda queste mie parole..., ricorda il piccolo dono che un Dio ha fatto a due amici...- Misha iniziò a ridere, una risata potente quasi folle.
- La mia non è superbia, è la voce di un uomo innamorato.
Che strana coppia che siamo tu ed io, tu che sai che morirai per aver modificato il Destino, io che sono stato maledetto dal tuo signore ...
Ma voglio dirti l'ultima cosa, Dio..., hai il cuore di Carlo e di tutti quelli prima, ma non gli occhi, guarda, guarda l'uomo.
Se lei morisse continuerei a vivere come già ho fatto, se io morissi anche lei lo farebbe, vivremmo uno per la memoria dell'altro poichè nessuno di noi due perdonerebbe l'altro se si lasciasse andare, poichè troppo amiamo.
Se come mi chiedi la fermassi nel combattimento lei mi odierebbe e quindi tutti i tuoi sforzi per salvarci sarebbero vani.
Come vedi ormai non puoi più fermare ciò che hai scatenato, ciò che abbiamo scatenato e quando affronteremo quel demone..., chissà che tu non ti sbagli ancora? Non hai riposto quel fardello sulle sue spalle, ma sulle nostre ed insieme sapremo portarlo e usarlo come nessuno si potrebbe mai immaginare.
Temi che il Demone faccia leva sulla sua felicità per corromperla? La purezza dell'amore non si può far corrompere così facilmente, nemmeno da lui ed io sono qui anche per dargli comunque forza nelle nostre convinzioni.
Mi dici che soffrirà a causa mia ? Si, soffrirà e molto, così come farò io, lo sappiamo entrambi, fa parte dell'amore soffrire, ma proprio da questa sofferenza muterà il nostro sentimento per farlo rinascere più forte, poichè è l'unico sentimento che rinasce senza mai essere morto.
Tu sei più potente di ogni uomo Horus, tu sei Desiderio Horus, tu sei Destino Horus, ma noi uomini siamo il tutto.- Le sue ali si aprirono e spiccò il volo - Adesso andiamo, ne riparleremo poi, vedrai che non sono più lento dei tuoi compagni - E seguì il Falco Solare nella sua corsa.
Prima dei bastioni l'Arciere divino sentì da dietro di se che un soffio di tempesta lo sorpassava colpendo il cancello ed i suoi guardiani congelandoli.
Il cancello si spezzò in mille schegge e senza rallentare lo attraversarono Immediatamente si trovarono ad attraversare distese brulle e tenebrose, dove il freddo era tale da congelare anche l'angelo di ghiaccio, perché non era un freddo del corpo, ma un freddo triste e deprimente che congelava l'anima.
Corsero senza sosta sotto un cielo notturno alieno e dimenticato dove poche costellazioni sconosciute brillavano tenuamente come soli morenti ed esausti.
Videro orribili creature che spolpavano carcasse biancastre ormai in putrefazione e che li guardavano dubbiose al passaggio, pronte però poi a scappare rapide impaurite dalla luce che circondava Horus. Continuarono verso una precisa direzione che sembrava portarli sempre più vicini al centro della desolazione.
Improvvisamente iniziarono a percepire un nauseabondo vento sempre più forte che sembrava succhiarli verso un lontano punto oscuro.
Misha tentò di resistere con tutte le tue forze ma più si avvicinava più il vento era terribile, le sue magnifiche ali non resistettero a tale oscena e brutale forza e fu costretto ad atterrare.
Horus lo guardò fra il divertito e il preoccupato.
- Vieni ragazzo..., sali, qui nessuno potrebbe volare..., neanche io con le mie ali di luce..., nemmeno Ariel con i suoi tre ordini di ali..., e poi a breve dovremo combattere..., quindi è inutile stancarsi...- Continuarono sul carro ora più lentamente.
Ed infine l'orrore si mostrò ai loro occhi.
Al centro della desolazione si trovava quella che sembrava una macilenta e disgustosa bocca gigantesca irta di migliaia di denti di un nauseabondo bianco osso.
Spalancata sembrava fagocitare tutto ciò che si trovava in giro, il possente vento non era altro che il suo continuo risucchio.
Accanto al disgustoso orifizio videro una piccola chiesetta diroccata.
L'unica cosa che Misha notò da dove era, fu la croce rovescia che ne sormontava il campanile e la mostruosa sagoma che stava guardinga vicino la porticina di entrata.
Un essere enorme che sembrava essere uscito da un incubo stava in attesa di fronte alla porta : il massiccio corpo sembrava quello di un elefante enorme coperto di spesse scaglie, con una cresta ossea spinosa che lo attraversava per tutta la lunghezza e che terminava in una possente coda con aculeo.
Questo corpo mastodontico era sormontato da un mostruoso addome umano muscoloso e grigio, coperto da parti di un antica armatura di metallo nero e rugginoso, le sue enormi mani artigliate stringevano una possente ascia bipenne, mentre la sua testa incoronata da possenti corna oscenamente contorte, era coperta da una folta criniera color ruggine che gli scendeva coprendogli parte della schiena.
La mostruosa creatura si voltò verso di loro e Misha vide i suoi terribili occhi felini che sembravano esprimere una malvagità inconcepibile mentre la sua bocca zannuta rideva di lui invitandolo ad avvicinarsi.
Horus lo osservò e poi aggiunse :- quella disgustosa cloaca non è altro che la bocca del nostro Demone..., che sta succhiando tutti i Destini possibili per costringerci al suo..., ma questo non è affar tuo..., noi siamo qui per quella...- e indicò la chiesetta, - da lì si entra nel metasogno del nostro amico..., lì ha portato Rae..., la vedo e la sento..., è il mio Campione..., siamo qui per tirarla fuori..., il guardiano è un incubo..., il sogno contorto di un demone..., una creatura dei tempi del mito..., che poteva rivaleggiare con gli Dei stessi..., io l'affronterò..., tu ne approfitterai per entrare..., e prendere Rae..., poi per tornare di nuovo qui ti guiderò io..., non sfidare il Demone mi raccomando..., lui è più potente di te..., e nei suoi Domini anche di me..., prendi Rae e scappa..., io ti guiderò..., adesso aspetta che sia distratto e vai..., cerca di riportarmela..., in modo che possa ancora preoccuparmi di te..., se tornerai parleremo del vostro Destino...- Detto questo si allontanò col carro prendendo, posizione di fronte alla creatura.
Poi Misha intravide un essere umano apparire al fianco di Horus sul carro ma era troppo lontano e i suoi pensieri erano rivolti altrove.
Lentamente iniziò a spostarsi in modo da mettere la chiesetta tra lui e la bocca.
Horus sentì iniziare a muoversi la sua energia e sorrise pensando all'avvertimento che gli aveva dato sul non affrontare il demone quando ad un tratto il suo sorriso si trasformò in preoccupazione.
La percezione che aveva del umano stava scemando velocemente, si voltò per guardare nella sua direzione e lo vide, gli occhi gli dicevano che era lì, ma il suo percepire le cose nel metasogno di Destino iniziò a non trovarlo più e allora capì.
Capì finalmente cosa poteva essere l'inverno di Demetra, l'inverno non solo del corpo, ma anche quello dell'anima e della mente, l'inverno che poteva non essere speranza, ma l'esatto contrario, l'ineluttabilità delle cose e la fine di tutto secondo ciò che lui aveva stabilito, l'inutilità di ogni sforzo perché il gelo sarebbe giunto ovunque.
E proprio per questo suo essere inverno adesso l'angelo di ghiaccio era parte del tutto che lo circondava.
Nel momento in cui Horus si avvicinò al demone l'Angelo aprì le sue ali in modo da prendere il vento e si gettò a velocità spaventosa verso la chiesetta.
Al momento in cui gli era quasi sopra le chiuse in modo da entrare al volo in essa.
 

3 - L'INCUBO E LA BELVA

 Finalmente aveva preso sonno quando d'improvviso si svegliò e l'orrore si mostrò ai suoi occhi.
Si trovava al centro di una desolazione dove quella che sembra una macilenta e disgustosa bocca gigantesca irta di migliaia di denti di un nauseabondo bianco osso stava spalancata a risucchiare tutto ciò che si trovava in giro.
Accanto al disgustoso orifizio si ergeva una piccola chiesetta diroccata.
L'unica cosa che notò da dove si trovava era la croce rovescia che ne sormontava il campanile e la mostruosa sagoma che stava guardinga vicino la porticina di entrata.
Un essere enorme che sembrava uscito da un incubo stava in attesa di fronte alla porta della piccola costruzione.
Solo dopo si accorse di essere su un antico carro falcato dei colori dell 'oro e del cielo limpido trainato da due possenti e giganteschi leoni bianchi con terribili occhi rossi.
Un uomo alto gli stava accanto e lo osservava con cipiglio divertito.
-Horus...- disse Tarrant con aria sorpresa, e improvvisamente ricordò che per quelli come loro i sogni erano ben lontani dall'essere come quelli degli ignari. Si guardò quindi addosso; era abbigliato come quando si trovava nei Domini di suo padre. Gli abiti di cuoio, la cotta di maglia e la tunica Templare, vecchio simbolo dei tempi che furono. Ma c'era una novità dal suo fianco pendeva una spada e non potè non pensare che la sua mira sarebbe servita a poco con un arma del genere.
- Ben venuto Giovane Tarrant..., ben venuto templare..., sarai uno splendido auriga per il Falco Solare..., siamo qui per tirare il mio Campione fuori dai guai..., affronteremo quello..." e indicò la creatura, " per dare il tempo al nostro Angelo di Ghiaccio di entrare nei Domini del Demone e riportarmi la mia dolce Rae..., non deludermi guerriero..., questo sarà uno scontro molto violento...- Horus parlò nella speranza di scuotere il Templare.
E questo non lo deluse, il suo sguardo si fece fiero e la voce più salda: - Non me ne frega niente di dove siamo fosse l'Abisso stesso.
Hai il tuo auriga Falco Solare e se quello è l'incubo di un demone ricorda che io sono il figlio di un Demone.
Farò ingoiare a quella bocca il suo mostro pezzo per pezzo !- Tarrant vide un folle Desiderio di Morte accendersi negli occhi già fiammeggianti di Horus, che tirando le redini spronò i suoi leoni a trascinarli verso la battaglia.
Mentre l'incredibile biga prendeva velocità il respiro di Tarrant si fece potente e profondo e l'aria espirata vibrò intorno a lui mentre in testa gli vorticavano le parole dette alla Figlia di Loki giorni prima.
La figura del mostro elefantiaco si faceva sempre più vicina e grande.
Tarrant puntò un piede sul bordo della carena anteriore sporgendosi in avanti, alzò la spada sopra la testa e un grido di battaglia salì dai suoi polmoni fino a bruciarli nella potenza dell'urlo.
Con un colpo netto e preciso calò la spada sul dorso scaglioso del mostro intaccando appena la sua corazza naturale.
Intanto Horus prese uno dei tre giavellotti che stavano al suo fianco e lo conficcò nel braccio della creatura.
Questa con un urlo di odio ruotò l'ascia verso di lui, che con uno scatto improvviso si abbassò lasciando il vuoto dove ora c'era la sua lama e prima c'era stata la sua testa.
Si allontanarono nuovamente per una seconda carica mentre Horus afferrava il suo possente arco d'oro pronto a soddisfare il suo irrefernabile Desiderio di Morte.
Un poderoso dardo di luce azzurra saettò verso la creatura colpendola in pieno petto e dilaniandola mortalmente.
Ma il grido di vittoria del templare gli si gelò in gola quando con orrore vide le interiora squarciate del mostro risaldarsi e ricostituirsi con disgustosi rumori.
Horus sorrise divertito e guardando il compagno disse :- bene figlio di Baphomet..., non userò altra preziosa energia per una tale disgustosa creatura..., falla a pezzi tu..., tu ne hai le capacità..., per le dimensioni..., te le darò io...- Improvvisamente come se qualcosa stesse aizzando il suo bestiale Desiderio di Morte l'uomo sentì la sua natura ed il tuo corpo mutare mentre una furia prendeva il suo controllo.
La sua forma animalesca era terribile e mostruosa, ma le sue dimensioni erano la metà di quelle del suo avversario, per un attimo, come a ricordare una promessa che la sua mente animale non comprendeva più, la belva si girò verso l'uomo sul carro.
Questo sorridendo le indicò il suo avversario mentre una strana luce azzurra circondava il grosso lupo.
Senza accorgersene quello che era stato Tarrant divenne grande tanto quanto il suo nemico, che adesso lo guardava con sospetto e ostilità.
Con ferocie determinazione la belva umana si scagliò verso l'incubo.
Il mostro alzò la titanica ascia sopra la testa per calarla sul cranio del licantropo che caricava a testa bassa. Il colpo partì ma in risposta con un guizzo, il corpo di Tarrant ruotò e l'asta dell'arma venne afferrata dalle fauci del lupo spezzandosi sotto la pressione delle potenti mascelle.
Sfruttando la torsione del corpo, come una molla Tarrant scattò piantando la mano sinistra nel fianco dell'avversario che piegò su di se scoprendo la gola su cui il licantropo affondò le zanne strappando e lacerando.
Un dolore bruciante si diffuse per la schiena del templare, se così lo si poteva ancora chiamare, che si staccò dall'avversario mentre questo agitava ancora la coda munita di aculeo.
Il mostro sembrava ferito mortalmente, ma di nuovo le sue carni si rimarginarono e ora fu lui a caricare come un'ariete. Il licantropo stupito non fu sufficientemente veloce stavolta e le corna del primo trovano il loro bersaglio.
Un ululato di dolore si levò sul campo.
Come un toro il mostro fece volare via Tarrant.
Horus convinto ormai che non ci fosse più scampo per l'alleato, riafferrò l'arco, quando vide il licantropo rialzarsi. L'incubo si avvicinò a quest'ultimo per dargli il colpo di grazia menando con entrambi i pugni chiusi. Questo però riuscì comunque a pararsi bloccandolo per gli avambracci in una prova di forza. La coda acuminata tornò a colpire altre due volte e il dolore e la rabbia crebbero di pari passo. Con un ringhio il licantropo allargò le braccia strappando via quelle dell'avversario, afferrò poi la mortale coda e anche quella venne divelta.
Un sorriso si accennò sul viso di Horus, ma subito si spense memore del terribile potere di rigenerezione del mostro.
Gli occhi di Tarrant si caricarono di un bagliore elettrico il pelo si rizzò sul dorso e lampi corsero lungo il suo corpo, gli artigli calarono mortali sul volto dell'incubo e il suo corpo venne sconquassato da scariche elettriche di inaudita potenza.
La carne sfrigolò e le menomazioni si cauterizzarono prima di potersi ricomporre, alla fine ai piedi di Tarrant non restò che un corpo carbonizzato.
Un assordante ululato si alzò in segno di vittoria e, più per istinto che per memoria, la fiera gettò il cadavere e i suoi pezzi nell'immonda bocca da cui si levò un grido di rabbia per l'affronto.
 

4 - E GLI DEI CAVALCANO ANCORA...

La gigantesca bocca si contorse uscendo dal terreno e sollevandosi mostrò il suo vero aspetto.
Una gigantesca testa di serpente cornuto con enormi occhi gialli screziati di sangue guardarono il lupo con infinito odio.
Poi una voce colma di ira rimbombò :- stolto Falco Solare..., prima quel tuo patetico Campione..., adesso questa lurida bestia..., sono questi i tuoi combattenti..., ben misera cosa..., ti compiango...- E con un rapido scatto la gigantesca bocca inghiottì il gigantesco Lupo Mannaro.
In quell'istante come convocato dal richiamo di un vecchio amico la sagoma del possente Odino, Signore di Asgard si materializzò nella desolata radura brulla e grigia.
Una figura imponente, che superava di buoni due palmi l'altezza di un uomo, avvolta in un logoro mantello grigio, con un cappello azzurro-stinto dall'ampia falda discendente a coprirgli un occhio, la lunga barba grigia incolta. Così il Vafudhr, il Viandante, calcava di nuovo dopo lungo tempo la terra del Metasogno di Horus.
Il cielo vorticava di nere nubi temporalesche, mentre la sassosa piana battuta dal vento e disseminata di crateri rocciosi era unica testimone del imminente scontro.
Le campane di una bizzarra chiesetta romanica sormontata da un oscena croce rovesciata iniziarono ad intonare un sacrilego canto di disperazione mentre il gigantesco serpente violaceo con le fauci grondanti veleno osservava dall'alto i suoi miseri avversari.
Odino degnò appena di uno sguardo l'orrenda maschera di Jortmundgardr, ma in quei pochi attimi, il suo unico occhio sembrò sfavillare come uno zaffiro alla luce di mille soli.
Subito il Dio del Nord riconobbe l'alto guerriero che stava sul carro non lontano da lui.
Subito riconobbe nelle sue mani il mitico arco di Eliopoli, l'arco solare, l'arma del Dio della Giustizia.
Mentre il mostruoso rettile soppesava la situazione valutando gli avversari, il carro arretrò verso di lui e con un sorriso divertito il suo conducente parlò :- allora fratello mio..., siamo sobri ?..- - Dell'arco che scricchiola, della fiamma che brucia nessuno si fidi...-, fece di rimando subito Odino , - e nemmeno di guerriero ubriaco ! Eppure tu ti sei fidato ancora una volta di me..., e hai ben riposto la tua fiducia.
D'altronde, il corno che stenderà Odino ancora deve essere riempito Fratello mio ! -.
- Come avrei potuto non fidarmi del Signore dei Campioni del Nord ?.., del mio vecchio fratellone ?.., del Signore delle Rune ?.., Horus non è forse il più saggio dei figli di Desiderio ?..- replicò il Falco Solare.
Mentre concludeva queste parole si sentì come un sibilo di vento che preannunciava tempesta, e Sleipnir, il grigio destriero a otto zampe venne al fianco dell'Allfödhr, il Padre di tutti, che liberatosi con un sol gesto del lungo mantello gli montò agilmente in groppa.
Ora un elmo d'oro sfavillava di luce propria sulla testa del dio della battaglia.
Si erse possente il figlio di Bor e della gigantessa Bestla e la sua muscolatura, forse poco definita, non ammetteva commenti: spalle come un dolmen, braccia di quercia, cosce di uro selvaggio.
Hugin, 'pensiero', e Munin, 'memoria’, rapidi come saette atterrarono gracchiando sulle sue spalle.
La grigia capigliatura garriva nel vento come vessillo di guerra.
Due lupi famelici avanzarono minacciosi ai suoi fianchi con le fauci tremende spalancate, emettendo feroci ululati: Geri, 'ingordo', e Freki, 'vorace'.
Nella sinistra brillava al suo dito l'anello Draupnir, 'il gocciolante', un liscissimo cerchio d'oro puro che sempre si rispoduceva ogni otto notti.
Con la mano destra fece un movimento quasi a brandire una lancia, ma la sua portentosa Gungnir ora era in mano a chi non avrebbe ami dovuto possederla.
Un velo di malinconia misto a sconforto attraversò per un attimo il suo unico occhio turchese, ma solo un momento: - Non è un vero guerriero chi non sa esserlo anche senz'armi ! - esclamò, ed ululando cavalcò fino la fianco di Horus Il Dio del Sud sorrise compiaciuto sentendo il tremendo potere che circonda il Signore di Asgard che dopo un eternità cavalca nuovamente accanto a lui in battaglia.
- Che dici di uno scontro glorioso come ai tempi del mito ?.., come ai tempi in cui il mondo era ancora giovane ?.., il Falco Solare ed il Signore di Asgard contro un malvagio Demone ?.., Rae, Misha e Tarrant sono spersi nel suo Dominio..., nelle sue luride budella..., dobbiamo tenerlo impegnato fino al loro ritorno..., se poi lo sventrassimo sarebbe anche meglio..., che dici ?.., visto che hai risposto al richiamo della mia anima..., mi aiuterai ha salvare il mio Campione ?..-chiese con voce possente il Signore di Eliopoli.
- Mmmm..., una volta avrei goduto della morte di due einherjar 'eroi degni del padre di tutti quali loro sono per potermeli ritrovare al mio fianco nel Valhalla...- rispose il Valfödhr, Padre dei morti in battaglia valorosamente e poi continuò: - ma era un altro tempo e un altro momento.- Horus sorrise tristemente : - Si amico mio..., erano altri tempi e altri luoghi..., tempi e luoghi gloriosi..., ma il richiamo della battaglia..., ci invoca ancora una volta...- Odino rispose compiaciuto : - Ora mi hai chiamato per vincere Falco Solare e noi due assieme, fratello mio, non potremo che vincere..., non sono forse io chiamato dagli uomini anche il Sigfodhr, 'Padre della Vittorià ? - - Certo che lo sei..., e nessuno potrà mai scendere in battaglia accanto a te..., senza la sicurezza della vittoria..., ne senza la consapevolezza di essere al massimo, solo il secondo guerriero sul campo..., visto che non ci può essere un guerriero che ti superi nella pugna...- rispose il Dio del Sole.
Poi si diressero ad affrontare uno accanto all'altro la mostruosa creatura.
 

5 - UNA FRECCIA DI SPERANZA...

Improvvisamente Tarrant fu fagocitato nel più triste e deprimente Nulla.
Intorno a se solo silenzio, solitudine e oscurità.
Lentamente tornò alla sua forma normale e tornò a connettere.
Capì di essere perso in un limbo di orrore senza fine.
Non seppe mai se passarono minuti, ore o giorni, seppe solo che la sua mente iniziava a vacillare, mentre inizò a dimenticare anche i ricordi, fino a quando non seppe più neanche chi era.
Solo una cosa adesso gli rimaneva, uno strano anello, un piccolo anellino lucente in cui vedeva il bellissimo volto di una ragazza sconosciuta che lo guardava con occhi gentili.
Lo guardò, la gurdò e le sue labbra ormai secche pronunciarono un nome :- Rae...-, poi subito dopo un secondo :- Tarrant...- e ancora una volta tornò a rinascere.
Sapeva chi era, sapeva chi era lei, sapeva perché era qui e soprattutto sapeva cosa doveva fare per uscirne.
Semplicemente doveva trovare lei e l'anello l'avrebbe guidato.
Rinfrancato si incamminò nel nulla sapendo che adesso non era più solo.
Misha attraversò le porte della chiesetta e si trovò improvvisamente sprofondato nel più deprimente Nulla.
Non sapeva dove andare, non sapeva neanche se ci fosse un dove in questo Abisso di inesistenza.
Iniziò a temere che mai avrebbe trovato la strada, che mai avrebbe trovato chi era venuto a cercare.
Improvvisamente però sentì una voce lontana che gli scaldò il cuore mentre una carica di sentimenti ed emozioni si accese in lui.
Improvvisamente una scintillante freccia di fuoco azzurro si acnende brillante nell'oscurità, si avvicinò, lo sorpassò e proseguì come per invitarlo a seguirla.
Seguì il dardo di fuoco luminoso come la Stella Polare della sua speranza ritrovata.
Intuendo che Il Falco Solare aveva mantenuto la sua promessa.
Rae si accorse che ormai il suo nemico era folle di rabbia.
Il nulla tremò e con una fragorosa esplosione si squarciò, rivelando un gigantesco serpente violaceo con sette corna a formare una corona, che con i suoi mostruosi occhi gialli screziati di sangue la sovrastava sibilante.
La sua enorme testa dondolava ipnotica su di lei mentre, dalle fauci sbavanti veleno, fuoriusciva una strana e dolce nenia.
Lentamente iniziò a perdersi nel giallo ipnotico di quei terribili occhi, nel confortevole suono della sua melliflua malia.
Poi improvvisamente il suo ciondolo si infiammò, risvegliandola dall'incantesimo, e una splendente freccia di luce azzurra si conficcò in uno degli occhi del serpente esplodendo con fragore.
Il mostro ondeggiò bestemmiando mille maledizioni e gridando :- no..., maledetto..., ancora una volta ti opponi a me..., dove ti nascondi ?.., Dio della Giustizia ?.., Dio dei perdenti ?..- Poi Rae vide giungere dalla direzione della freccia una figura conosciuta, con maestose ali di ghiaccio, un possente angelo incappucciato volava rapido verso di lei planandole accanto e avvolgendola nel suo poderoso e confortante abbraccio.
Il nulla intorno a loro intanto sembrò essere sull'orlo del collasso mentre il serpente contorcendosi in mille spire per l'atroce dolore, che ancora gli bruciava l'occhio, si voltò verso di loro carico di mille promesse di terribili morti.
- È così che Horus mi aveva abbandonato..., mio caro ?.., è questo il Dio debole di cui tanto mi parlavi ?.., è questo il mostro che uccide senza pietà ?.., ma pensa un po'..., è venuto a salvare una serva ! Che strano..., si è scomodato per una sgualdrina..., per la progenie di un verme strisciante...- Le parole uscirono aspre e taglienti dalle labbra della ragazza.
- Come mi dispiace che lui e Misha ti abbiano rovinato la festa, mio caro..., era un party così ben riuscito..., bella musica, bella gente..., i drink, poi..., favolosi ! Fammi sapere quando organizzerai la prossima soirée..., non posso manc...-.
L'angelo sfiorò le labbra di Rae per un bacio di gioia e certezza, in quell'attimo il suo corpo brillò di più, di una luce immacolata :- Ricordami di non accettare mai mele da te, visto che conversi amabilmente col serpente - ridendo riaprì le ali portandola via con se.
La guardò, voleva che lei ridesse, che capisse che l'unica cosa che poteva salvarli dal nulla era la creazione, e loro erano creazione, di storie, di gioia, di tutto.
Ed una risata di gioia fece eco alla sua, Rae strinse con forza il suo amore lo sentì vivo, reale mentre la tensione lasciava il posto alla gioia.
Ed è così, quasi a volersi fondere con il suo corpo che gli sussurrò : - Non è certo frutta quella che ti ho offerto, vita mia...- Le sue labbra sfiorarono il collo leggere e poi si aprirono sulla clavicola a mimare un piccolo morso di possesso.
- Eppure..., anche senza mele..., mi sembrava fossi ugualmente riuscita a tentarti.- aggiunse maliziosa.
C'era solo amore nei loro sguardi. E questo sentimento prometteva loro interi pianeti fatti di sogni e certezze.
Sfere che affioravano tumultuose dai loro cuori e si dilatavano quasi a volerli proteggere e separare da ciò che li circondava.
Il nero nulla che li circondava non aveva più potere su di loro.
Mentre lo slancio gli fece prendere velocità il corpo di Misha mutò di nuovo, le ali sparirono, il ghiaccio si trasformò in carne, e lui tornò di nuovo come era nella realtà, ma continuarono a volare.
Dai suoi occhi splendeva la luce della natura :- guarda patetico demone, gli uomini non hanno bisogno di ali per volare, tanto meno le tue.
Non ci potrai mai corrompere perché abbiamo già ceduto alla più grande delle tentazioni, che è quella della vita fatta di gioia ed amore, fatta di piccoli e insignificanti frammenti di lacrime che tu non capirai mai e per questo ne verrai sempre sconfitto, noi siamo la storia che non finisce, perché saremo sempre un passo oltre a dove cercherai la parola fine.- Il gigantesco serpente gridò di dolore e rabbia :-maledetti voi siate..., servi di deboli Dei..., maledetta sia la ripugnante luce del Falco Solare..., maledetto sia il vostro patetico amore..., ma non ve ne andrete così facilmente dai miei Domini..., io qui sono la legge..., io qui sono l'unica realtà...- Improvvisamente sentirono che il Nulla intorno a loro iniziò a contorcersi come un budello annodato, mentre il rettile demoniaco schizzò al loro inseguimento strisciando con inaudita rapidità nel vuoto alle loro spalle, mentre ancora il fuoco di Horus tormentava la sua orbita ormai vuota e fumante.
Accellerarono rafforzati dal loro amore, ma non riuscirono a distanziare la creatura ne tanto meno a trovare la strada per la fuga.
D'un tratto però Rae sentì una voce in lontananza, un richiamo di solitudine ed amicizia, una profonda disperazione sostituita da una profonda speranza.
E ricordò un anello, un piccolo anello donato ad un amico ritrovato.
Sentì la sua presenza sentì il suo richiamo e seppe che anche lui era sperso da qualche parte in questo immenso e deprimente Nulla.
Seppe che avrebbe dovuto proseguire verso un uscita dovunque fosse.
Seppe che la direzione che avrebbe dovuto prendere per incontrare l'amico sicuramente non avrebbe portato all'uscita.
Eppure queste parole le rimbombavano in testa :- Ma io volevo solo regalarti un anello magico, Marco..., capace di ritrovare la strada per il mio cuore, attraverso il tempo e lo spazio...- Seppe che qualcuno la stava disperatamente cercando e che lei non voleva abbandonarlo.
Misha guardò Rae che gli rispose.
Deviò improvvisamente verso quella direzione dopo poco vide il fratello alle prese col nulla.
Lo afferrò continuando il volo:- ciao fratellino, lo sai che è proibito fare l'autostop nel nulla ?.., se ti prende quello dietro lo vedi che multa..., plin plon le Winter Airlines vi augurano buon viaggio, tra poco vedremo il radiofaro che ci indicherà la pista di atterraggio, fino ad allora rimanete seduti, al termine la bella hostess bionda ci porterà le bevande gentilmente offerte dal nostro sponsor, Joe Falchetto archi e frecce di ogni tipo..., sempre che prima non centri noi con una di quelle...- - A proposito dov’è Horus?- chiese Tarrant - Èquello il radiofaro che aspetto, aveva detto che ci avrebbe guidato all'uscita, altrimenti bisogna trovare un'altra soluzione - rispose Misha.
- Allora potrebbe anche cominciare a sparare frecce a mo’ di bengala d'avvistamento...- disse Tarrant guardando di sottecchi dietro le sue spalle.
Appena intercettato Tarrant, Rae sentì bruciare il suo medaglione che improvvisamente proiettò dal rubino che formava la pupilla dell'occhio rappresentato dal medaglione un sottile raggio di luce rossa che perforò le tenebre guidandoli in una direzione ben precisa.
Seguirono il segno divino sempre inseguiti dal loro nemico sbavante odio e veleno.
Ad un certo punto intravidero una lontana luce sempre più vicina e sempre più grande, che quasi accecò i loro occhi ormai abituati al buio.
Aumentarono la velocità per uscire in una desolata piana deprimente dove si trovavano solo una piccola chiesetta, un gigantesco serpente dalla cui bocca irta di zanne sbavanti veleno erano appena usciti, e due piccole figure che lo fronteggiavano in basso sulla piana incredibilmente sicure e sprezzanti.
Mentre atterravano alle spalle dei due notarono con orrore che il serpente era lo stesso che li inseguiva.
Ma poi tutti i loro sensi furono attirati dalle due figure che gli davano le spalle, da cui promanava un terribile e distruttivo potere sopito.
Un alto cavaliere li guardò con aria sprezzante.
Su un magnifico destriero con otto zampe si avvicinò ad Horus dicendogli qualcosa.
La coppia si avvicinò lentamente al mostruoso rettile che ora li osservava con sospetto.
 

6 -  QUESTO È IL MIO REGNO... QUESTE SONO LE MIE REGOLE...

Horus parlò, e la sua voce rimbombò nel cielo : - Ebbene mi avete riportato il mio Campione..., vi sono grato guerrieri di Distruzione..., e tu mia cara Rae come stai ?.., ti ha forse ferito in qualche modo questa patetico verme velenoso ?.., adesso andatevene amici..., Misha riportali attraverso i cancelli..., riportali nel mondo degli uomini..., questo non è un campo di battagli adatto a voi...- Il serpente allora ruggì con odio :- no..., vermiciattoli mortali..., non andrete da nessuna parte..., dilanierò le vostre carni e divorerò le vostre anime..., e questi patetici Dei non potranno impedirmelo...- La possente risata di Odino allora rimbombò fragorosa facendo tremare sia il cielo che la terra mentre diceva :- questo nostro combattere insieme fratello mio, lo ricordo bene..., ma era un altro tempo e un altro luogo..., ora ancora una volta ti sei fidato di me..., mi hai chiamato per vincere Falco Solare..., e noi due assieme, fratello mio, non potremo che vincere... non sono forse io chiamato dagli uomini anche il Sigfodhr, 'Padre della Vittoria’?..- Horus sorrise rivolgendosi verso il Demone :-allora vecchio nemico..., dove è adesso la tua baldanza..., quanto tempo è passato da quando hai affrontato l'ultima volta il Falco Solare ed il Signore di Asgard ?.., in questo luogo ed in questo tempo non puoi vincere..., troppa è la disparità di forze..., qui il tuo Destino è segnato..., tenterai la sorte ancora una volta ?..- Infine Horus fece segno ai tre mortali di andare, mentre rivolgendo uno sguardo preoccupato verso Rae, faceva un cenno d'intesa verso Misha e Tarrant.
- Andate..., oppure pensate che il Signore dei Campioni del Nord e l'Arciere Divino siano diventati tanto deboli ?..- gli chiese con un mezzo sorriso.
-Nessun dubbio su di voi miei Signori, ma io non mollo un campo di battaglia.
Qui tutti abbiamo un conto in sospeso con quel verme -, quindi puntando il dito e rivolgendosi al demone, - Provaci ora a farmi lo scherzo di prima, non mi prenderai due volte di sorpresa !- Mentre parlava gli occhi di Tarrant cominciarono ad assumere lo stesso bagliore elettrico che Horus aveva visto in precedenza.
Misha posò a terra Rae, poi si accostò ad Odino riprendendo la sua forma d'angelo :- siamo venuti qui in cinque torneremo in cinque e poi i guerrieri del Nord combattevano meglio in inverno se non erro...- Horus digrignò un attimo i denti in un sorriso terribilmente pericoloso...
- Ma qui ormai fratello mio..., gli ordini del povero Horus..., non li segue proprio più nessuno..., i nostri tempi sono proprio passati, ormai..., l'uomo ci sovrasta...- poi con una risata divertita aggiunse, - e va bene..., rimanete pure..., anche perché vi dovrei cacciare a calci altrimenti..., e ne sono ancora in grado..., ve lo assicuro ragazzi..., ma statemi vicino..., soprattutto tu Rae..., il mio Campione deve uscirne comunque..., e non ammetterò lamentele su questo...- L'occhio di zaffiro di Odino saettò di luce arcana mentre osserva orgoglioso i due possenti guerrieri accorsi al fianco delle due Note: - Misha, Misha, saresti stato degno ospite davvero per le mie sale..., ma vedo che la storia non è proprio il tuo forte..., i miei figli hanno conquistato anche l'assolata Trinacria ed occupato l'afoso mezzogiorno dello Stivale..., oltre ad essere stati più volte vittoriosi sotto i vessilli imperiali di Bisanzio in terre riarse dal sole !..- Così dicendo, mentre l'incavo nero dell'orbita vuota del Valfödhr, si faceva ancora più scuro, eruppe in una risata scrosciante che rimbalzò nella pianura desolata sovrastando il lugubre rintocco a morto delle campane della chiesetta, fino a trasformarsi in un raggelante ululato.
Hugin e Munin si levarono in volo e come a ripetere un copione antico percorsero ampi cerchi sul campo di battaglia.
La gigantesca testa del serpente cornuto si erse rapida in tuta la sua altezza frustando l'aria.
Dalle fauci grondanti veleno del grande verme violaceo partì un getto verdognolo, un liquido nauseabondo che sommerse il gruppo di guerrieri. La potenza che emanava il guardiano era un fischio assordante che stordiva e annichiliva ogni energia.
I muscoli eburnei e possenti del Falco Solare scoccarono veloci in rapida successione una raffica di frecce, gli occhi dei due umani nemmeno riuscirono a seguirne i movimenti, si accorsero solo di una serie di piume azzurre che sembrarono apparire dal nulla a decorare ulteriormente la già variopinta pelle del mostruoso guardiano, che emetteva ora assordanti versi di dolore.
Mentre un'aurea dorata apparve a proteggere i cinque compagni.
Il Lupo e l'Angelo, mentre stavano per agire si resero conto che Odino non era più fra loro, non se ne vedeva traccia fino a dove lo sguardo poteva spaziare.
Ma prima che lo sconforto potesse prevalere, con la rapidità con cui il vento del nord gonfiava le vele quadrate delle lunghe navi-drago, apparve il Sigfödhr, in piedi, sopra il grigio Sleipnir che con le sue otto zampe si muoveva veloce come il pensiero tra i nove mondi.
L'Allfödhr si gettò con insospettabile agilità, per un corpo di quella stazza, al collo dell'immonda bestia, parodia di Jortmundgardr, lo cinse con le braccia possenti fino a costringerlo ad aprire le fauci mostrando la gola agli altri combattenti, mentre Geri e Freki con morsi precisi ne immobilizzarono la coda puntuta che frustava l'aria in cerca del Dio.
Intanto Horus mentre con la sinistra tratteneva i suoi leoni smaniosi della battaglia, con la destra soppesò uno dei tre giavellotti d'oro che portava accanto a sé.
Un potente lancio e la punta d'oro dell'arma si conficcò in profondità nella gola del serpente tenuta spalancata dal possente Odino.
Il serpente però lungi dal ritenersi sconfitto iniziò a tentare di stritolare il suo nemico avvolgendolo nelle sue mortali spire.
Rae intanto iniziò a provare ancora quella magnifica sensazione.
Ma non era più suo padre ad emanarla.Veniva da lei.
Inarcò la schiena sentendo quel brivido interiore percorrerla tutta.
I capelli si allungarono e si intrecciarono in due lunghe e seriche appendici.
Una fascetta dorata le cinse la fronte, ed, al centro, uno zaffiro viola troneggiò brillando di luce propria.
Attorno a lei l'aria tremò mano a mano che la metamorfosi si estendeva.
Ora, una corta tunica color zafferano le fasciava il corpo fino a metà coscia.
Due profondi spacchi sul tessuto risalivano lungo i fianchi verso l' esile torace, protetto da un corpetto in cuoio e placche di ferro.
Polsiere d'acciaio brunito serrarono i suoi avambracci e nastri di cuoio alle caviglie e sotto il ginocchio abbracciarono i foderi di due lunghi pugnali.
Appese in vita, ad una larga cintura di cuoio, un ascia bipenne da lancio ed una spada facevano bella mostra di sè.
La ragazza afferrò l' elsa di quest'ultima e la estrasse con decisione - Ora vediamo se ho imparato qualche tua lezione...,Yavahara...- mormorò fra sè.
Poi si rivolse ad Horus : - Ti prometto che non getterò al vento la mia vita..., ma non chiedermi di non combattere..., non posso..., non voglio..., non devo ! -.
E così dicendo fece per allontanarsi dal Dio del Sole.
Questo ringhiò pericolosamente verso il suo Campione.
Stava per allungare una mano per afferrarle il braccio e tirarla via.
Poi si fermò un attimo indeciso e scuotendo la testa adirato lanciò un urlo di frustrazione rivolto al cielo, come un gigante invincibile ma impotente.
A quel grido il corpo di Rae venne circondato da una brillante aurea di luce azzurra che sembrava animata di vita propria mentre i suoi capelli iniziarono a galleggiare nell'aria come se la gravità per loro non avesse significato.
Improvvisamente la ragazza si sentì più veloce, più forte, praticamente invincibile.
Il suo corpo modificato dal Metasogno si saturò di tanto potere da inebriarla fino a portarla ad un grado di euforia mai provato.
Tutto accade tanto rapidamente che Tarrant rimase un attimo interdetto, poi il fuoco della battaglia prese ad ardere, la passione si tramutò in furia e ancora una volta la maledizione si compì.
Il suo corpo cominciò a mutare, la sua coscienza affogò nel mare rosso dell'odio della belva.
Misha, che non aveva ancora mai visto la trasformazione completa del Fratello, con sgomento si trovò accanto una parodia che non era ne uomo ne lupo.
Alto quasi due metri coperto di pelo nero ispido, artigli e zanne possenti, come una macchia di colore nero scattò contro il serpente cominciando ad artigliare e lacerare selvaggiamente il ventre di questo.
Da lì sangue, come acido, schizzò bruciando e provocando dolore che aumentò la furia e la violenza degli attacchi del licantropo.
Con un potente colpo l'immondo essere si liberò della presa dei due lupi e, contorcendosi contro il terreno, riuscì a schiacciare sulle rocce il figlio di Bor e della gigantessa Bestla liberandosi della sua ferrea presa.
Con un nuovo sputo di melma verde si liberò al contempo del giavellotto conficcatogli nella gola dall'abile Cocchiere ed erresse una barriera alla cieca furia dell'uomo-lupo.
Odino però non demorse e mantenne la presa aggrappato con forza alle corna del mostro, il quale, con un ennesimo fulmineo contorcimento, riuscì a scrollarsi di dosso il Dio del Nord che dopo un tremendo volo, andò a schiantarsi contro la chiesetta romanica sfondandone il tetto.
Ma prima di precipitare il Padre della Vittoria si aggrappò alla croce rovesciata divellendola dalla sua sede e trascinandola con lui nella caduta.
Intanto il grosso licantropo sprofondava nel fango creato dal demoniaco veleno.
Tentò di farsi strada in mezzo alla melma in cui era sprofondato, ma più si agitava più rimaneva invischiato, alla fine la frustrazione della fiera, ormai quasi bloccata, divenne insostenibile.
Ecco quindi che con un ululato selvaggio il suo corpo sembrò caricarsi come una dinamo e scaricò potenti lampi intorno riuscendo a liberarsi.
Di nuovo libero Tarrant ricominciò a sfogarsi sulla serpe.
Questa approfittando del momentaneo vantaggio con una rapido contorcimento della coda colpì di striscio il licantropo causandogli solo un lieve graffio.
La belva ancora più rabbiosa si apprestò ad assalire nuovamente il rettile incurante di una ferita tanto trascurabile.
Si lanciò sul mostro solo per accorgersi che non riusciva a schiodarsi da dove si trovava, con rabbia e curiosità la belva si guardò le gambe per accorgersi con orrore che era ormai pietrificata fino al bacino.
Gridò selvaggiamente contro la creatura tentando di liberarsi dalla mortale presa della roccia prima con la forza bruta, poi con la sua potente scossa, ma tutto sembrò inutile mentre il serpente lo ignorava ormai consapevole del Destino del suo avversario.
Infine la pietra ricoprì tutto il grosso lupo, lasciandolo, statua e monito della sua follia, con le fauci spalancate in un ultimo muto grido di orrore.
Poi la mente di Tarrant semplicemente si spense.
E fu il nulla.
Rae fissò angosciata il lupo di pietra e le sue labbra iniziarono a mormorare: - Ecco..., ora vedo mio Padre e mia Madre - Intanto un'aura azzurra circondò l'angosciante statua che era stata il licantropo e lentamente la pietra si sciolse in carne. Una volta tornato normale il corpo cadde a terra come un fantoccio svuotato del suo essere, tornando comunque alle sembianze umane.
Gli occhi erano vacui, spenti. Non c'era più vita dentro di lui.
Poi un tenue bagliore dorato cominciò a brillare sul suo anulare sinistro.
Horus, Odino e Rae sentirono una sensazione che seppero provenire da quello che conoscevano come Tarrant.
Una sensazione di rammarico per non essere lì a combattere con loro.
Solo il cuore di Rae poté sentire le parole di lui portategli dal suo dono: - Piccola Rae perdonami se non sono a combattere lì con te..., perdonami se non sono lì a proteggere ciò che ho amato.- La voce svanì dal suo cuore, il bagliore svanì dal suo dito.
Horus guardò con freddezza la caduta del compagno, più preoccupato per il suo Campione che altro.
Soppesava gli sviluppi dello scontro, mentre l'estasi della battaglia lentamente lo abbracciava suadente e i suoi terribili occhi fiammeggianti bruciavano di compiacimento, mentre Desiderio di Morte sembrava riportarlo in tempi e luoghi gloriosi.
Intanto inconcepibilmente, quasi a seguire i Desideri del suo Signore l'ambiente circostante cambiò tramutandosi velocemente.
E così tutti si trovarono in una fredda piana del Nord, spersa fra nubi bianche, dominata in lontananza da una possente città-fortezza, le cui cinquecentoquaranta porte erano chiuse, mentre un ponte di arcobaleno la univa alla terra.
Horus si guardò in giro soddisfatto e gridò :- ecco fratello mio..., questo è l'omaggio del Falco Solare per il Padre degli Eserciti..., questa è Vigrid, mortali..., la piana dell'ultima battaglia...- L'Allfödhr si rialzò, guardandosi attorno stupito, le gambe che affondano per metà nella neve, il vento del Nord che soffiava scompigliandogli chioma e barba argentata, azzurri fiocchi di neve andavano a sciogliersi radi sulla pelliccia che gli copriva le immense spalle, alzò la testa al cielo mentre un ululato gorgogliante, partendo dalle sue viscere, si elevò e rimbalzò dall'elmo nell'aria fino a far tremare le radici di Yggdrasill stesso : - Grazie ! - E con la forza di un Dio brandì la croce rovesciata a mo' di spada e si gettò nuovamente nella mischia con le energie rinnovate dal dono del Fratello.
Misha intanto si guardò intorno, le sue ali si allargarono ancora, ma lo spirito battagliero in lui piano piano si smorzò.
Quasi in trance si alzò in volo dirigendosi verso il Serpente.
Quando gli fu sopra chiuse le sue ali gettandosi nella bocca, ancora spalancata, di quell'essere la quale si chiuse su di lui.
Dopo poco il serpente iniziò a contorcersi dal dolore, la sua coda spazzò intorno senza un bersaglio, la sua bocca si riaprì sputandolo fuori e questo atterrò con poca grazia vicino ad Odino.
La sua voce disse distintamente : -doloroso un boccone di speranza vero ? - Il Demone sibilò irato :- speranza ?.., patetica imitazione di un angelo..., non parlare di cose che non conosci..., io ho affrontato i veri Messaggeri all'alba del tempo..., e sebbene deboli..., tu non sei neanche paragonabile alla loro misera ombra..., mi doni speranza..., bene non posso che ricambiare con disperazione...- E un terribile grido di orrore rimbombò dalla gola spalancata del rettile, un grido di disperazione di mille anime dannate, che urlavano la loro oscena indignazione per tanta malvagia sofferenza, che le torturava per l'eternità.
Il possente ruggito di puro e semplice male travolse l'angelo spazzandolo via, le sue ali vennero spezzate mentre le sue candide piume di neve vennero sparse nel vento dell'ira del Demone.
Come una bambola spezzata Misha venne scagliato lontano al suolo, il suo corpo squassato da mille agonie e sofferenze, per un attimo sembrò che la morte lo volesse cogliere, poi indecisa rinunciò, lasciandolo lì al suolo catatonico e spento, sperso in un agonia di mille tormenti, incatenato dall'orrore dell'indicibile, nella parte più oscura e profonda della sua stessa anima, dove un bambino impaurito stava solo e disperato a piangere rintanato e nascosto al più osceno degli orrori : sapere di aver fallito in tutto ciò che gli era stato veramente a cuore, e non poter fare niente ormai per riscattarsi.
Misha sentì che si stava perdendo, la forza del Demone lo stava sopraffacendo rapidamente e stavolta nessuno lo avrebbe aiutato.
Con l'ultimo barlume di ragione seppe qual era l'ultima cosa da fare, non sapeva cosa avrebbe comportato questo, forsa la sua ultima fine, ma non gli importava.
Sentì il dolce richiamo della mente che amava, la strada che lui stesso aveva segnato verso di lei e vi si lasciò andare.
Rae sentì nella mente la sua voce per l'ultima volta prima che essa si fondesse completamente con lei :- pensavi davvero che non avrei combattuto con te ?- Un paio di ali di ghiaccio spuntarono sul meraviglioso corpo di lei e sentì che ora erano davvero un'unica cosa.
Gli occhi della ragazza sbarrati dall'orrore e dalla disperazione, la consapevolezza di un legame eterno ed indissolubile, la fusione dello spirito di due guerrieri nel suo cuore : - Ora vedo tutti i miei parenti defunti che mi guardano dagli alti scranni del Valhalla...- continuò a recitare persa in una concentrazione disumana.
Il Demone intanto si rivolse verso il potente Odino e con un rapido morso gli azzannò una muscolosa spalla sbavando il suo terribile veleno acido e strappandogli le carni bruciate e fuse.
L'urlo del Dio riempì di maligno piacere il Serpente che rise soddisfatto pronto ad infierire sul nemico ferito.
La spalla di Odino era ormai un rimasuglio maciullato e bruciato , con ossa spezzate e muscoli strappati ben in vista, mentre l'acido del mostro ancora corrodeva la carne sfrigolando oscenamente.
- Ohh..., ecco il mio padrone..., seduto in paradiso..., il Valhalla è così bello, così verde..., portatemi da lui ! - aggiunse con sguardo freddo proseguendo il suo terribile canto la ragazza.
Mentre lo sguardo abbandonava i compagni caduti per andare a fissarsi sulla belva che ne aveva fatto scempio, non avendo però più nulla di umano quella lucida occhiata, carica solo di fredda e mortale determinazione.
La spada tornò ad abbracciare il proprio fodero.
Il Dio del Nord intanto afferrò la sua arma improvvisata nell'altra mano pronto all'ultimo assalto dell'empia creatura...
Mentre questa lo derideva divertita :- bè Dio degli Impiccati..., a quanto pare sei diventato debole..., debole e stupido..., ma non ti preoccupare..., non ti lascerò da solo a commiserarti della tua stoltezza..., ucciderò anche tuo fratello..., e poi penserò ai suoi cuccioli umani...- Improvvisamente però la voce tonante del Signore di questi Domini rimbombò fragorosa.
- No stupido Demone, tu qui non farai proprio niente, questo non è il loro Destino, questo non è il tuo Destino, questo è il mio Destino...
Guarda il potere di chi tanto disprezzi...- Con incredibile rapidità la spalla di Odino tornò perfettamente come era prima del morso, mentre le ossa si risaldavano, i muscoli si riallacciavano ed il veleno acido evaporava inutile.
Poi con un grido ringhiante aggiunse :- stolto, cosa pensavi ?.., questo è il mio Regno..., queste sono le mie Regole...-
 

7 - ALMENO IN QUESTO NON HO FALLITO.

Con un sorriso il potente Horus concluse :- avanti fratello mio, avanti mio Campione finite questa biscia noiosa, è tempo di tornare a casa...- Alle parole di Horus fecero eco le ultime strofe del canto funebre di Rae : - Con questo prendo congedo da quelli che mi sono cari..., sono pronta a morire...- La mano destra afferrò l'ascia e la scagliò con inaudita violenza contro la testa del rettile. A Rae non servì guardare se il colpo era andato a segno, poiché sapeva che l'ascia aveva colpito proprio dove lei voleva, quasi fosse stato un prolungamento della sua volontà.
Così come non osservò nemmeno le spire della lunghissima frusta che, dal nulla, arrivarono a cingere il suo braccio destro.
Il colpo piombò sul demone con la velocità di una freccia e la precisione di un proiettile e con un terribile schianto andò ad incastrarsi nell'orbita lasciata vuota dal dardo di Horus.
La bestia iniziò a contorcersi furiosamente, inarcandosi e scuotendo il capo per scrollarsi di dosso quella fastidiosa zanzara che aveva osato pungerla, mentre l'aria rimbombava delle sue terribili grida.
La ragazza restò per un attimo ferma assaporando il suo nuovo potere, le energie di Desiderio di Morte la avvolgevano, la permeavano, la cullavano in un estasi di fierezza e ferocia.
Poi improvvisamente il suo corpetto di cuoio esplose liberando le magnifiche e candide ali piumate, ultimo dono del suo amato.
Senza esitazione la ragazza spiccò il volo dispiegando le ali nel cielo terso e limpido sulla valle dell'ultima battaglia del mondo.
Una leggera e corta tunica che copriva fino a poco sopra l'ombelico era l'unica difesa che le restava contro le affilate zanne ed i nefasti poteri del suo nemico.
Ma questo non le impedì di tenere ancora ben stretta l'impugnatura della terribile frusta.
Il Demone, distratto dal pugno del Dio del Nord che aveva scambiato la sua testa per un ceppo di legno, continuava nel suo feroce tentativo di liberarsi.
Così facendo abbassò il capo e la frusta di Rae ormai prossima al suo obbiettivo iniziò ad ondeggiare baciando il suolo in una sinuosa danza di morte.
All'improvviso un colpo secco del polso verso il basso e la frusta volò ad abbracciare l'impugnatura dell' ascia, serrandola strettamente, nell'oscena parodia di un pitone che abbrancava la preda.
Un potente strattone verso l'alto e l'ascia volò in mano alla ragazza che la afferrò con maestria.
La bestia come impazzita dal dolore roteò la coda contorcendosi e lanciando nere saette dalle corna nel tentativo di abbattere quella che reputava una noiosa zanzara.
Ma prima che l'immondo essere riuscisse nell'intento la ragazza afferrò uno dei suoi lunghi pugnali e con estrema rapidità planò sulla sua preda come un feroce falco con gli artigli protesi.
Con un rapido movimento delle braccia affondò fino all'elsa il pugnale nel muso del mostro, lasciando profondamente conficcata l'ascia alla base di uno dei suoi possenti corni.
Immediatamente riprese quota e subito un'altra picchiata, estraendo il secondo pugnale e la affilatissima spada.
Un ennesimo affondo con la lama più corta e il bianco liquido che riempiva la gigantesca orbita scivolò via mentre con un netto fendente uno dei corni della creatura rotolò al suolo seguito da uno schizzo di putrescente sangue nero.
Il Demone rimase un attimo immobile, sopraffatto dall' oscurità che era calata davanti a lui.
Poi improvvisamente scoppiò in una fragorosa risata e gridò :- sono questi i tuoi Campioni Horus ?.., sono questi i tuoi Einheriar Odino ?.., vi compiango fratelli perduti..., quanto vi ha reso debole l'umanità..., quanto vi ha reso patetici..., questo è il tuo regno Horus ?.., vero..., ma il mio potere non è annacquato come il vostro..., un tempo mi avresti potuto schiacciare senza difficoltà qui..., ma quello era il tempo del mito..., era il tempo in cui Horus era un Dio..., un Dio temuto e rispettato..., e guardati ora..., non sei più in grado nemmeno di farti obbedire dai tuoi cani umani..., come pensi di poter sconfiggere me ?..- E mentre una terribile aurea scura circondava il Demone, tutte le ferite non causate da Horus e Odino si rimarginarono, mentre dal moncherino del corno tranciato sulla fronte del demone fuoriuscì un lungo e chitinoso tentacolo colante veleno, che terminava in una testa di serpente di grandezza umana.
Con l'unico occhio guarito adesso la terribile bestia iniziò a seguire con attenzione il volo circolare di Rae.
Improvvisamente il terribile e viscido tentacolo scattò verso il cielo protendendosi ad una velocità disumana.
Un nauseabondo schiocco di mascelle e una delle candide ali della ragazza si spezzò frantumata dal morso dell'oscena testa con cui terminava il tentacolo.
In un ipnotico volo circolare Rae atterrò rovinando al suolo in maniera disastrosa, riuscendo solo ad attenuare la caduta con l'altra ala ancora integra.
Con il corpo coperto di numerose escoriazioni e lividi dovuti alla caduta la fanciulla si alzò a fatica facendo leva sulle gambe.
Improvvisamente ne sentì cedere una e intuì di essersela rotta nell'impatto.
Il dolore, proveniente dall'ala strappata e dall'osso fratturato e da mille altre piccole ferite, stava squassando spietatamente il suo corpo mentre solo la sua incrollabile volontà la spingeva a restare in piedi per affrontare l'imminente assalto nemico.
Con la forza della disperazione, mentre già la vista le si annebbiava, a causa del veleno ormai in circolo, sguainò la sua lunga e affilata spada preparandosi per un ultimo disperato affondo prima di sentire le proprie carni dilaniate dalla mostruosa creatura.
Con gli occhi ormai socchiusi intravide solo la gigantesca ombra che ormai la sovrastava, enorme e gelida come solo l'ombra della morte poteva essere.
Lentamente iniziò ad intonare un canto, un canto di commiato verso chi aveva avuto fiducia in lei, verso suo Padre Loki e verso il suo Signore Horus, un canto in cui racchiuse tutto il suo essere, un canto in cui si scusava per essere stata così poco.
Il Demone intanto la sovrastava.
Con le zanne spalancate e sbavanti già pregustava la semplice vittoria.
Un ultimo respiro e poi un eruzione di nero fuoco acido esplose dalle sue fauci diretta a porre fine alla misera esistenza della ragazza.
Rae vide solo l'oscurità avvicinarsi, una tremenda e gorgogliante massa nera che la stava per travolgere, e capì che non avrebbe avuto nemmeno la possibilità dell'ultimo colpo, nemmeno la possibilità di infliggere alla creatura un ultima ferita che le facesse ricordare il Campione di Horus.
Lasciò scivolare l'inutile spada aspettando con determinazione l'inevitabile morte.
Poi, improvvisamente, due braccia forti la cinsero stringendola contro un petto muscoloso e tenendole giù la testa.
Un confortevole calore sembrò circondarla restituendole la vista lentamente.
Un urlo di dolore esplose proprio sulla sua testa mentre sentì i muscoli di chi l'aveva afferrata tendersi in un lungo ed interminabile spasmo di dolore, mentre il grido di indignazione della creatura squassava le sue orecchie.
Sentì il sinistro sfrigolio della carne che bruciava insieme alla stoffa ed al metallo, mentre la presa su di lei si allentava, infine lasciandola.
Ora con la vista più chiara intravide la scena d'avanti a lei : Horus adesso in ginocchio le stava di fronte, con la schiena terribilmente ustionata rivolta verso il rettile, mentre gli acidi infernali stavano ancora consumando con oscena insistenza le sue carni.
Il suo mantello era ormai incenerito ed i suoi resti erano fusi con il metallo delle borchie d'oro sulle possenti spalle del Dio ora orribilmente piagate.
Le sue possenti braccia, che fino a poco fa l'avevano stretta al petto in maniera protettiva, erano tese con le mani poggiate al suolo, in un lungo tremito di agonia.
Senza alzare il viso grondante sudore una voce carica di sofferenza le chiese :- sta...i..., b...bene R...ae ?..- Lacrime silenziose, amare come il fiele, rotolarono giù dalle lunghe ciglia della donna, ma la gola era muta, vuoto pneumatico, nessun pensiero, solo l'incoerente fremito dell'anima.
Le mani si allungarono a cercare la schiena di Horus, i piedi si mossero nella sua direzione.
Ma la gamba spezzata cedette all' improvviso e Rae crollò fra la polvere schiacciando l'ala ferita a terra.
Già dilaniato dal precedente schianto con il suolo e rimasto oscenamente accartocciato lungo il fianco della ragazza, il povero arto non resistette a questo suo secondo e rovinoso bacio, si piegò ad arco riuscendo a sostenerla ancora per un attimo, poi si ribellò a quel movimento innaturale cercando di raggiungere il massimo dell' estensione, arrivandovi, superandolo, ma non poté nulla per contrastarlo.
La leva eccessiva e il folle dolore che si irradiava da tutto il suo essere ebbero la meglio.
I tendini agonizzanti si sfibrarono e si spezzarono. Le mani toccarono terra, la polvere si appiccicò al suo viso, e disegnò lunghe scie marroni dove prima brillavano solo perle fatte di lacrime e sangue e con uno schiocco secco, la sua magnifica ala si disarticolò definitivamente spezzandosi all'istante.
Una rosa rosso sangue si aprì un varco gorgogliando fra le candide piume.
Due spunzoni macilenti e frastagliati di osso vi fuoriuscirono al centro, come isole vulcaniche che nascevano eruttando lava dal mare.
Finalmente un gemito eruppe dalla sua gola strappandola via dal baratro di follia nel quale stava precipitando.
E crebbe, si intensificò, via via che rabbia, dolore e rimorso aprivano un varco nella sua mente : - Maledetta !- Le sue mani affondarono nel terreno, le unghie si spezzarono e grondanti sangue, si risollevarono, per poi schiantarsi a terra con maggior furia, mentre gli occhi dilatati dall' orrore e dalla disperazione fissavano la schiena di Colui che doveva Proteggere e che invece le aveva salvato la vita.
Horus la guardò un attimo, lo sguardo sofferente e teso per il dolore continuo, la squadrò come a soppesare le sue condizioni con occhi profondamente preoccupati, poi con un impercettibile annuire del capo accennò uno strano sorriso tirato.
Un mezzo sospiro di sollievo gli sfuggì fra un gemito di dolore ed un accesso di tosse.
- Bene..., non sei in pericolo..., ti posso guarire..., almeno in questo non ho fallito...- Il Demone ormai pazzo di rabbia stava per lanciare il suo attacco decisivo quando improvvisamente il Possente Odino gli conficcò nella testa la croce metallica strappata dalla chiesetta e con terrificante forza gli afferrò le mascelle con le enormi mani iniziando a divaricarle con forza bestiale.
Il Demone si contorse follemente ma la stretta del Signore di Asgard era inesorabile, come la tremenda stretta dei freddi inverni dei suoi antichi Domini.
Poi d'un tratto uno schiocco secco e con un ultima rantolante bestemmia il Serpente si accasciò con la testa dilaniata, per ridursi subito in una chiazza di cenere che il vento spazzò via.
L'unica cosa che rimase della mostruosa creatura furono le ultime grida di odio e vendetta che continuarono a risuonare sinistre nell'aria :- e sia, Falco Solare..., e sia, Signore di Asgard..., sarà per la prossima volta..., e allora saremo in territorio neutro..., allora combatteremo ad armi pari..., allora morirete...- Intanto Horus si stava sollevando a fatica, mentre la sua schiena continuava a piagarsi sempre di più.
Guardò il fratello con gratitudine e indicando i corpi di Misha e Tarrant gli disse :- ebbene fratello mio..., sei sempre il più forte..., l'invincibile Dio dei Campione del Nord..., porta questi due fortunati disubbidienti indietro..., fammi questo favore..., ti seguiremo a breve...- Odino sorrise divertito annuendo :- non ti preoccupare fratellino..., ci penso io..., ma tu stai attento con quelle ferite sulla schiena..., non andranno via tanto facilmente..., il Demone voleva bruciare un anima..., le sentiamo anche noi e anche qui quel tipo di ferita...-, poi afferrò i corpi e saltato agilmente sul suo straordinario destriero sparì nel cielo in un attimo.
Horus continuò a fissare il punto in cui era svanito, dando la schiena terribilmente piagata verso la ragazza.
 

8 - FINALMENTE A CASA.

Rae lentamente si trascinò al suo fianco arrancando con i gomiti e puntando al suolo l' unica gamba sana che le rimaneva.
Horus vedendola avvicinare così insistentemente, nonostante il dolore, nonostante ogni movimento fosse per la ragazza una forte fitta di dolore, facendo forza con i muscoli piagati delle spalle la raccolse su con infinita delicatezza, che appariva quasi incredibile, in un essere tanto terribile e potente.
Lei appoggiò il capo sulla sua spalla, gli cinse la schiena con un braccio e con orrore sentì le sue carni sfrigolare contro le proprie.
- Horus..., perdonami..., ti prego !- disse singhiozzando contro di lui.
Poi fissò le piaghe che ricoprivano le sue membra e tornò a rammaricarsi di non essere stata colpita al posto suo.
Il Dio la guardò con i suoi tremendi occhi rossi, che lentamente si stavano spegnedo in un lento crepuscolo di sangue.
Adesso sembravano proprio gli strani occhi di Carlo, con l'iride rossa ma umani, non più le due terribili pozze di fuoco rovente proprie di Desiderio di Morte.
Questi occhi che mostravano la terribile solitudine e tristezza di una vita passata a lottare per coloro a cui avevano voluto bene, e che avevano perso, la osservavano con sguardo immensamente dolce ma anche preoccupato, commosso e sofferente.
- Non piangere Rae..., non è morto nessuno..., e questo è l'importante..., se tu fossi morta..., il dolore che avrei provato sarebbe stato mille volte peggio di questo..., ho scelto così..., e ne sono felice..., perdonarti ?.., non ho niente da perdonarti..., tu dovresti perdonare me per averti costretta a tutto ciò..., ma ero così solo...-, adesso a parlare era una voce calma e confortante, non più la voce di Desiderio di Morte, ma quella infinitamente triste di Carlo, del suo amico.
Per un attimo si interruppe squassato da una fitta di dolore, poi continuò con un sorriso :- sei o no il piccolo Campione di Horus ?.., il mio Campioncino ?.., e allora..., non devi piangere né sentirti colpevole..., il tuo affetto è tutto ciò che conta per me..., il resto è nulla..., il tempo stesso si piega ai miei voleri..., ma è niente in confronto alla parola di conforto di una persona cara..., ad un semplice gesto d'affetto che ti faccia sentire meno solo...- Con la mano le carezzò il viso mentre lei teneva la testa poggiata sulla sua spalla.
Ed un caldo tepore la invase mentre una tenue luminosità azzurra la abbracciava delicatamente, attenuando il suo dolore, lenendo le sue ferite e confortando il suo cuore.
Lentamente la sua forma tornò quella normale, mentre le ferite si rimarginavano e la sua sofferenza fisica si attenuava fino a scomparire.
- Bene...- le sussurrò Horus, - così va meglio..., ti preferisco quando sei la Rae che conobbi tanto tempo fa..., ali, armature e armi si addicono più a Desiderio di Morte..., il Falco Solare invece ti preferisce così..., bambina mia..., e soprattutto non ama vederti soffrire...- - Dimmi cosa posso fare per aiutarti !.., aiutami a fermare il veleno..., non posso, non voglio vederti soffrire !- chiese lei supplicante.
- Il veleno sta consumando lentamente parte della mia essenza..., queste ferite non posso curarle neanche io..., nessuno potrebbe..., ma non fanno poi troppo male..., non ti preoccupare per me..., dovrei essere un Dio no ?.., l'immortalità dovrebbe essere una delle mie prerogative...- ridacchiò con una degli inconfondibili sogghigni di Carlo anche se il viso era sudato e tirato.
Poi dopo un attimo osservando lo sguardo supplichevole e impotente della ragazza e aggiunse :- se però vuoi proprio aiutarmi..., allora dovrai bruciare il veleno sulla mia schiena con il terribile fuoco del Falco Solare..., che evapori distrutto da un calore superiore a quello del Sole..., richiama le fiamme che prima ti davano forza e velocità sovraumane..., richiama il fuoco azzurro..., dalla tua anima..., a circondare il tuo corpo..., e poi accostalo alle ferite piagate..., così le cauterizzerai..., attenta però..., potrei respingerti a causa del terribile dolore..., potrei sottrarmi al tuo contatto..., se Desiderio di Morte si risvegliasse..., non potrei controllarlo..., e tu saresti in pericolo..., non ne vale la pena..., non voglio ferirti..., sei la mia bambina..., non devi rischiare..., assolutamente...- - La mia vita perderebbe comunque di significato...- le pupille di Rae si dilatarono a dismisura mentre rispondeva.
E il nero della notte invase tutto il resto.
Misha, Loki, Horus, in un unico richiamo, un'unica esplosione di energia.
Il manto del mistero, il gelo cauterizzante dell' inverno, l'aura azzurra e limpida della giustizia.
Tutto ebbe inizio con un fremito leggero, poi l' onda crebbe, avanzò, ribollente, si schiantò contro la sua coscienza.
Rae allargò le braccia, dilatò il polmoni preparandoli all'ultima apnea, poi un crepitio nell'aria e infine l'impatto.
La sua pelle perse consistenza, le dita si fecero trasparenti come ghiaccio e poi dai polpastrelli fuoriuscì un liquido argenteo, metallico.
La ragazza osservò incuriosita l'avanzare di quella contaminazione, i suoi polsi si rivestirono di quel miele denso e pastoso, e poi le braccia, le spalle in una avanzata inarrestabile e sempre più veloce.
Ora era una statua d'acciaio, solo gli occhi rimasero testimoni di umanità.
Brividi caldi e freddi la scossero dal profondo dell'anima e si riverberarono sulla sua pelle in piccole onde, lievi increspature che entrarono in risonanza fra loro e si incendiarono d'azzurro polverizzando con il loro fuoco le sue vesti.
Un canto si innalzò dalla sua gola.
- Il potere di Enigma per penetrare..., le calde fiamme di Horus per bruciare via il veleno..., il gelo di Demetra per rigenerare le carni e l'anima..., e il mio cuore per racchiudere tutto e fartene dono.- La ragazza si diresse alle spalle di Horus e all'improvviso si slanciò contro di lui, infilò le braccia sotto le sue ascelle ed allacciò le mani sulla sua nuca spingendola verso il basso.
Lo chiuse in una morsa ferrea, più per impedirgli di liberarsi di lei, che per sottrarsi alla sua furia.
Il corpo di Horus si tese immediatamente mentre i suoi possenti muscoli si contorcevano in un continuo spasmo di dolore.
A stento, si accorse Rae, il Falco Solare riusciva a resistere a quel terribile ma splendido contatto.
Il seno ed il ventre della ragazza premuti contro quella schiena terribilmente piagata, mentre lingue fiammeggianti di luce azzurra si insinuavano nelle ustioni e lacerazioni della schiena della Nota passando dal Campione al Dio.
I cuori dei due adesso si trovavano a meno di una spanna di distanza, così vicini che il regolare battito di quello di Rae rimbombava nel corpo di Horus, tentando con il suo dolce e calmo ritmo di domare l'impetuosa tempesta di battiti che sembrava squassare quello dell'uomo-Dio...
Come una ninnananna dolce e rassicurante usata per placare il disperato pianto di un bambino che piangeva di dolore, così l'amore della ragazza per il suo amico combatté l'eruzione di sofferenza che sembrava richiamare da un nero Abisso il più letale dei demoni.
- Qualsiasi cosa mi accadrà..., voglio che tu sappia che è stato un onore essere il tuo Campione, Horus..., ed ora brucia..., maledetto veleno ! - bisbigliò la ragazza al suo orecchio.
- Attenta Rae..., ti prego..., smettila..., non voglio..., il demone..., l'Uccisore di Seth..., il dolore..., lo sta svegliando..., sangue..., la sua sete..., Desiderio di Morte..., vorrà una vita..., la tua..., non voglio..., lasciami..., te lo ordino..., è il tuo Signore che lo impone..., piantala subito..., la tua vita è troppo preziosa..., vattene da me..., ti scongiuro..., dolce Rae...- gridò con voce disperata prima, imperiosa poi e infine supplichevole.
Il metallo, che era ora la pelle della ragazza, si incendiò e l'energia che vi era racchiusa li investì in pieno.
Le terribili fiamme azzurre infuriarono intorno ai due legati in un abbraccio terribile, le lingue di fuoco si contorcevano come vive, mentre Horus si divincolava nella ferrea stretta del suo Campione.
Combattuto tra due forze contrarie : la volontà di liberarsi dall'insostenibile dolore e il Desiderio di non fare del male a colei che amava come una figlia.
Il fuoco intanto continuò a rombare, con forza spietata, bruciando lentamente il veleno mentre le grida di Horus si facevano sempre più disperate e la sua voce cambiava inesorabilmente.
Infine un urlo possente esplose dalla gola di colui che fu il Signore Immortale dei due Egitti, la terra tremò, mentre in cielo le nuvole iniziarono a vorticare violentemente al suo richiamo.
Il fuoco si innalzò in una colonna che andò a toccare la volta celeste, sfondando il muro di nubi e poi ricadendo spietato sui due, ancora legati in un indissolubile abbraccio.
Poi tutto sembrò calmarsi, i contorcimenti di Horus cessarono, mentre una voce glaciale, come la stessa morte, risuonò dalla bocca del Giudice della Sacra Corte :- lasciami subito ragazzina..., perché non hai ascoltato le sue sagge parole ?.., perché hai richiamato Desiderio di Morte dal suo lungo sonno ?.., perché hai voluto regalare la tua giovane vita all'Uccisore di Seth ?.., parla ! - E con la violenza di un'ondata, una possente ventata li investì come ad accompagnare il perentorio ordine del Dio, terrore di tutta l'Asia minore.
Stanchissima Rae notò che le piaghe ora erano rimarginate, solo i segni restavano sulla pelle eburnea del suo Signore.
Tornò a respirare, le mani si slacciarono dal collo di Horus, scivolando lungo le possenti spalle.
Lì si fermarono e si serrarono in un fortissimo e dolcissimo abbraccio che sapeva di addio.
Un impercettibile strano tremito attraversò i possenti muscoli dell'Uccisore di Seth a quel contatto.
Mentre il suo sguardo di fuoco si abbassava sulla fanciulla che lo stringeva con amore.
Il collo cessò di sostenere la testa della fanciulla e una guancia andò a raggiunge la serica pelle di Horus nell'incavo formato dalle scapole.
Queste sembrarono quasi irrigidirsi al contatto della ragazza.
Quasi fosse una sensazione mai vissuta quella che lo stava attraversando.
Una sensazione nuova e sconcertante, qualcosa da sempre temuta e Desiderata.
-Mi chiedi perché ho deciso di donarti la mia vita... - sussurrò contro la sua schiena. La mente che inseguiva ogni risata ogni ricordo. Lo Sceicco Bianco..., Le puntate al casinò..., Lo sguardo eternamente triste di colui che conviveva con la consapevolezza del Destino..., L'affetto che le aveva sempre dimostrato...
Mentre questi mille pensieri illuminavano la mente della ragazza, quasi come se condividesse questi ricordi l'Uccisore di Seth iniziò a tremare visibilmente.
- Io sono fatta di carne e non sono destinata a vivere per sempre... - Rae chiuse gli occhi mentre sfiorava quella pelle d'ebano con un bacio.
La dura maschera di morte del Dio del Sole vacillò improvvisamente sotto tante calde e dolci emozioni che da troppo tempo il suo ormai freddo e solitario cuore non assaporava.
- Ti ringrazio, Horus..., perché grazie a te ho potuto scegliere come porre fine alla mia vita..., non mi sono fermata..., ho accettato il prezzo che mi chiedevi..., perché sono il tuo Campione..., perché ti voglio bene..., perché sei mio amico..., perché tu non hai esitato a frapporti fra me ed il Demone... - Le mani abbandonarono la presa sulle spalle e lentamente scivolarono via dal suo torace in un ultima amorevole carezza.
Lo vide voltarsi e sorrise al suo Destino.
- Uccidimi..., riscuoti il prezzo che mi hai chiesto..., io ti dono la mia vita senza rimpianto.- Passarono alcuni interminabili istanti di terribile silenzio, in cui la vita e la morte si fronteggiarono nella loro eterna lotta.
Nel cuore umano di una divinità sfuggita all'oblio del tempo una sfida inconcepibile si stava tenendo.
Una sfida fra una necessità che faceva parte della sua stessa divina natura da prima dell'alba del tempo e un bisogno di calore e affetto caratteristica principale del genere umano, che era l'unico Desiderio che ad un Dio invincibile il Destino aveva negato.
Poi qualcosa si spezzò, un anima gridò il suo terribile dolore, perché comunque niente sarebbe stato più lo stesso, perché in questo momento l'impossibile era accaduto, perché comunque qualcosa d'immortale era morto.
Rae sentì la presenza del Destino che incombeva inesorabile alle sue spalle.
Il suo Signore, il suo protettore, il suo fratello, il suo amico, il suo boia, la sovrastava imponente.
Un lieve spostamento d'aria alle sue spalle e la ragazza sorrise felice al mondo, consapevole che questo sarebbe stato il suo ultimo sorriso.
Poi possenti mani le afferrarono con presa sicura le spalle salendo rapidamente verso il collo, per un attimo restando lì.
Rae intuì, intuì che era solo questione di istanti, quando le forti mani avessero trovato il punto più delicato del suo collo lo avrebbero serrato in una stretta ferrea che avrebbe spezzato definitivamente la sua vita, come uno stelo di rosa falciato da un vento tempestoso.
Anche in quell'ultimo momento però riuscì ad apprezzare il suo uccisore, il suo amico.
Perché sapeva che lui aveva scelto per lei la morte più rapida, più pulita, più indolore, più dolce.
L'ultimo dono del suo Sceicco Bianco per il proprio dolce e disubbidiente Campioncino.
Sentì i muscoli delle mani tendersi e finalmente respirò con sollievo perché sapeva che tutto era finito.
Ma dopo un attimo sentì le mani scenderle sulle spalle e poi sulle braccia e poi stringerla in un delicato e caldo abbraccio in cui tutta la tensione accumulata negli infiniti istanti precedenti si sciolse in un tremito tanto involontario quanto liberatorio.
Horus la strinse al petto con infinita delicatezza cullandola per alcuni istanti fra le braccia in silenzio.
Il suo corpo muscoloso adesso trasmetteva solo tranquillità e pace sotto forma di un calore dolce e confortante che la invase cancellando il terrore, la rassegnazione, la disperazione e la preoccupazione di tutto ciò che era accaduto.
Infine una voce calda carezzò il suo udito non interrompendo però i suoi pensieri ora sereni.
- Mio dolce Campioncino..., la tua vita è un dono troppo prezioso..., anche l'Uccisore di Seth se n'è accorto..., è un prezzo che non incasserà..., Horus ha pagato quel prezzo..., e la tua vita è salva..., conservala per qualcuno che la meriti davvero...- Poi la fece voltare verso di lui sollevandola da terra senza sforzo e con un sorriso che ricordava il dolce sorgere del sole dopo una fredda notte d'inverno la baciò sulla fronte con infinita dolcezza.
- Sai Campioncino..., ti voglio proprio tanto bene..., sei la bambina che non ho mai avuto..., e che ho sempre Desiderato...- Poi guardandola con splendidi occhi azzurri che brillavano come un cielo tanto limpido e sereno, che mai Rae aveva visto, aggiunse :- ma non importa..., va bene così..., va bene lo stesso...- Una fanciulla candida come la neve ed un Gigantesco Guerriero dalla pelle baciata dal sole.
Sospesi nel tempo come naufraghi in mezzo alla tempesta.
Lontani dal mondo con la stessa euforica disperazione di profughi.
Finalmente a Casa.
Aggrappati, l'uno all'altra, Avvinti in un sincrono pulsare di cuori...
Le braccia di Rae circondarono il collo del Dio in un abbandono totale e fiducioso.
La sua testa trovò il proprio nido, nell'incavo della spalla e lente lacrime di gioia fiorirono dai suoi occhi.
Lentamente le piccole gocce scesero dalle guance bagnando i muscoli del Falco Solare.
Come calde scie di luminosa rugiada che annunciavano la fine della buia e tetra notte, le scintillanti goccioline tracciarono scie risplendenti sulla pelle abbronzata del Dio.
Lui le guardò sorridendo, sentendo e assaporando tutto il calore e l'amore che in questi piccoli gioielli la sua bambina aveva racchiuso.
Le mani di Horus carezzarono protettive quella schiena scossa da muti sussulti, cullandola come se davvero fosse stata una bimba da proteggere dal mondo, da tenere al riparo dalle intemperie della vita.
- ... e tu sei l'amico che non avrei mai sperato di trovare Horus...- Bisbigliò la ragazza riuscendo a dominare il groppo che le serrava la gola.
- Come un oasi nel deserto, come il sole che fa germogliare la vita, come la pioggia per un terreno riarso dal sole.
Giusto, nobile, generoso... - Ora sollevò il capo verso di lui e ne fissò gli occhi azzurro cielo, a lungo. Intensamente.
- Oggi ho finalmente capito chi è il Dio del quale sono diventata Amica..., e voglio dirti questo, Horus: Nessun sacrificio sarà troppo duro da sopportare, in nome tuo..., nessun Guardiano riuscirà ad oltrepassare il mio spirito per raggiungerti..., io diventerò il Campione che meriti di avere al tuo fianco... - Horus sorrise come perso nella dolcezza delle parole dell'Amica e con un dito raccolse una lacrima cristallina che stava scendendo sul viso radioso di lei.
La guardò un attimo e poi mostrandola a Rae ancora stretta a lui disse :- attenta bambina mia..., non si lasciano in giro così..., gioielli tanto preziosi...- E a queste parole la lacrima iniziò ad illuminarsi di una dolce luce azzurra, lentamente rimase sospesa al di sopra del dito del Dio, davanti al viso sorridente della ragazza, mentre si condensava in una lacrima di solido cristallo azzurro in cui sembrava bruciare una piccolissima fiammella.
- È un dono prezioso, quello che mi stai facendo..., nessuno piange per me da un'eternità..., ma tu sei il dono più grande per me..., e io voglio che tu sia la principessa di questi reami..., infiniti come il Desiderio..., misteriosi come il Destino...- Detto questo alcuni sottili filamenti d'oro sembrarono strappati da una volontà irresistibile dal gigantesco Arco Solare e andarono ad intrecciarsi sulla fronte della ragazza in una sottile e delicato diadema sul cui apice si pose la lacrima sempre più splendente.
- Bene bambina mia, i Domini di Desiderio di Destino d'ora in poi sono tuoi..., potrai venirci quando vorrai, e con chi vorrai..., qui sarai considerata come la mia unica discendente..., come la figlia che ho sempre Desiderato..., questo diadema è il simbolo del tuo retaggio..., ogni volta che verrai si mostrerà a te..., questo è l'unico dono che il povero Horus ormai può farti..., ti dono i miei ricordi..., ti dono i miei sogni..., ti dono il mio Metasogno..., altro da donarti non lo ho..., visto che il mio affetto lo hai già..., come nessun Dio o mortale lo ha mai avuto..., spero che accetterai questo dono..., Principessa dell'alto e del basso Egitto..., Signora di Tebe..., Luce di Eliopoli..., qui, figlia del Falco Solare...- - Io che ho conosciuto la solitudine e il dolore..., io che non riuscivo a fidarmi di nessuno, che avevo paura di amare..., io, un guscio vuoto fatto a forma di donna, con una bimba in lacrime al suo interno..., spaventata, ferita, resa indocile dalla vita.
Una selvaggia....
Ora sento di avere un posto nel mondo, una famiglia alla quale tornare, che mi accoglierà a braccia aperte, che massaggerà la mia nuca quando mi sentirò stanca, che asciugherà le mie lacrime quando la tristezza avrà il sopravvento su tutto...- Le mani della fanciulla portarono contro le proprie guance quelle, più forti e grandi, del Dio.
- Ti ringrazio, Horus..., accetto con gioia i tuoi doni..., poiché sono la prova concreta del tuo amore per me...
Così come non finirò mai di ringraziare Misha per avermi portata con sè in questa missione...
Ho imparato a conoscere i miei fratelli..., ho trovato amore..., amicizia..., calore...
E anche se ci saranno rischi da correre, anche se saranno altissimi, li affronterò con gioia, perché il mio cuore si è dissetato in fonti pure e cristalline, che con la loro forza lo hanno reso capace di qualsiasi sacrificio...- Con un sorriso colmo di felicità, Rae riprese a parlare: - Qui, nei tuoi domini, qui, nel mio cuore, io sono la Principessa dell' Alto e Basso Egitto, Signora di Tebe, Luce di Eliopoli, Figlia di Loki e del Falco Solare. - Il Dio sorrise scherzoso :- attenta a non montarti la testa però..., Principessina...- Poi richiamò con un cenno del capo i suoi leoni, e tenendo ancora la ragazza fra le braccia salì sul carro e con un solo imperioso ordine, le due maestose fiere partirono veloci come il vento portandoli con loro.
Ben presto una magnifica città apparve ai loro occhi, con i suoi poderosi bastioni, le sue magnifiche guglie, i suoi grandiosi palazzi e le sue maestose e numerose porte.
- Guarda, figlia mia...- disse Horus indicando il maestoso spettacolo che scorreva rapido accanto a loro, - ammira Tebe la Possente, Chiave dei due Regni, Inespugnabile fortezza del Falco Solare, la tua nuova Casa..., lì niente ti sarà negato, lì sarai sempre al sicuro..., lì il tuo Desiderio sarà il tuo Destino..., ma non ora, ora è tempo di tornare alla realtà..., presto però tornerai qui, lo so, lo vedo, è già scritto nel tuo Destino..., tornerai a reclamare la tua eredità, a imporre il tuo lignaggio, a prendere il posto che ti spetta..., ma questa è una storia che scriverai da sola...- Intanto correndo su una assolata pianura si avvicinarono a due giganteschi bastioni a forma di sfingi isolati al centro di questa desolazione.
Lo spazio fra loro era chiuso da un possente ed invalicabile cancello, dietro il quale sembrava vorticare una strana e baluginante nebbiolina azzurra in continuo movimento.
Rae notò subito i numerosi e silenziosi guerrieri che dai camminamenti e da dietro i numerosi parapetti delle due enormi strutture li guardavano attenti.
Un che di inquietante alla loro vista fece tremare per un attimo la ragazza che si strinse più forte al Dio.
Questo le sorrise dolcemente dicendo :- non aver paura figlia mia..., quelli sono i più terribili e fedeli servitori di Horus..., i più grandi e terribili combattenti che abbiano mai servito la mia Splendente Regina..., Desiderio stessa li ha affidati a me..., il Desiderio di Morte comanda le schiere di coloro che furono i Campioni mortali di Desiderio..., loro servono me..., e quindi te...- Con una mano afferrò un piccolo corno appeso nel carro porgendolo alla ragazza.
- Suonalo..., che le porte del tempo e dello spazio si aprano al Signore dei due Regni e alla sua amatissima figlia...- Rae portò il corno alle labbra e vi soffiò dentro, un suono incredibile rimbombò nella piana, ed in risposta a questo i giganteschi cancelli si aprirono silenziosi.
La ragazza si girò un attimo a guardare la sua nuova Casa ad osservare lo splendido e inquietante colore rosso sangue di cui si stava tingendo il celo limpido, mentre sul regno del Dio del Sole iniziava a calare lento ed inesorabile il tramonto...
Una strana sensazione di paura la colpì per un attimo come una triste premonizione, ma poi tutto passò.
Veloci come il vento oltrepassarono i cancelli fra le grida di acclamazione dei guerrieri sacri di Desiderio che al passaggio del loro immortale Signore e di sua figlia levarono in alto lance, spade, asce in segno di saluto.
Guardò Horus e gli sorrise con uno sguardo carico d'amore, lui le fece una lieve carezza sul viso...
 Stava portando la sua mano su quella del Dio per prolungare quell'infinito attimo di calore e affetto, quando si trovò a carezzarsi il viso, distesa su di un letto, mentre il respiro ritmato di Misha risuonava tranquillizzante accanto a lei.
Si guardò intorno riconoscendo la sua stanza, chiedendosi delusa e rattristata se fosse stato solo tutto un sogno, poi sentì qualcosa pungerle la nuca e si girò, cercando vicino al cuscino, e stringendo qualcosa di sottile e metallico.
Si alzò in silenzio cambiando stanza e avviandosi verso il terrazzo per vedere cosa aveva in mano.
Aprì la finestra e la luce illuminò un sottile diadema d'oro che riluceva sormontato da una piccola lacrima azzurra che splendeva come se all'interno vi ardesse un piccolo fuoco.
Il cuore di Rae si gonfiò di felicità.
Non era stato un sogno.
O meglio, si lo era stato, era stato un magnifico sogno ora divenuto realtà.
Alzò lo sguardo e vide che era finalmente l'alba.
Il Sole stava nuovamente sorgendo.
- Si...- pensò felice,- questo è il suo Destino..., deve sempre tramontare..., ma solo per risorgere sempre subito dopo..., e ora io lo farò con lui...- Si mise per un attimo il diadema che brillò come una stella davanti alle prime saette di luce che scacciavano le tenebre.
Sorrise radiosa mentre intorno a lei la notte fuggiva e la vita tornava a splendere, ma non se ne stupì.
- Non sono forse la Figlia del Sole ?..- sussurrò sorridendo felice all'astro nascente.
 
 


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