LA FAVOLA DELLA LUCE

di Monica Rewinski, Andrea Patarkos e Andrea Nicosia


Dopo la terribile notte alla clinica, Andrea si è chiuso in un ostinato silenzio, risponde alle poche domande che gli vengono rivolte a monosillabi e si limita a guidare.

Ha un aspetto pietoso. Il volto è più scavato del solito ed il pallore è quasi cadaverico. Gli occhi sono due buchi neri affossati nelle orbite.

Anche nelle altre auto c'è una forte sensazione di disagio e solo quando i telefonini iniziano a trillare per programmare una sosta si avverte un po' di sollievo...

Durante la sosta, ognuno cerca di distrarsi come può cercando di metabolizzare quanto è avvenuto solo poche ore prima. Apparendo quasi come un fantasma alle spalle di Pantarkos e Monica, Andrea gli rivolge la parola: "Seguitemi, per favore."

Con passo incerto, li precede ad un piccolo spiazzo con pochi alberi stentati, dietro la stazione di servizio.

"Andrea, Raggio-di-Sole... Io..." Comincia, "Io volevo chiedervi scusa. Voglio chiedere il vostro perdono. Non so quali esperienze... che cosa abbiate affrontato in precedenza, da quando Pathos è strisciato nelle vostre vite. Ma spero che non vi siate mai trovati in un... massacro... una carneficina come questa... Spero non vi ricapiti più. Ho cercato di... proteggervi... di darvi una speranza, una piccola luce, di salvare la vostra innocenza. Mi dispiace. Neppure io pensavo che questa faccenda

si sarebbe conclusa così. Sapevo del progetto di Fabio di distruggere la clinica e uccidere tutte le persone coinvolte in questa sporca faccenda... Ma pensavo, speravo si sarebbe limitato alle sole persone coinvolte."

Andrea si siede su un fusto rovesciato, parla guardando fisso avanti a se, dando a volte a Pantarkos e Monica l'impressione che non si renda più conto della loro presenza.

"Anche Nella... Demetra è la Madre delle Messi, vita! Non pensavo potesse arrivare anche lei a tanto. Questa operazione è stata un disastro. Un fallimento completo. Abbiamo massacrato gente sostituibile e abbiamo distrutto un posto che può essere ricostruito. Un disastro. Mi dispiace che ci siate finiti in mezzo anche voi."

Li guarda negli occhi, passando lo sguardo dall'uno all'altra.

"Andrea, tu sei ora il mio più grande amico e prezioso alleato. Tu hai visto nel mio cuore e sai cosa c'è dentro. Tu sai cosa ho fatto, cosa ho subito, cosa ho perso e perché l'ho fatto. E sai cosa voglio fare."

"Monica Raggio-di-Sole, le nostra anime si sono toccate ed io ho sacrificato una briciola della mia umanità, delle poche che ancora mi rimangono, per salvare la tua di umanità, per darti coraggio, forza, speranza, e per far si che tu ne potessi dare a tua volta."

"Per questo vi parlo, perché in questo momento siete quanto abbia di più caro al mondo. Di più prezioso."

"Voi siete ciò che mi dà la forza di rialzarmi, dopo che tanto è stato fatto per abbattermi. Voi siete ciò per cui mi sono ribellato la Prima volta, e mi vennero strappate le ali, e poi la Seconda, e mi vennero strappati i miei figli. Voi siete ciò per cui di nuovo, se voi lo vorrete, farò ciò che è giusto, e non ciò che è dovuto."

Monica non riesce a capire tutto, non sa di cosa stia parlando. Allora, Andrea aggiunge: "Una volta mi hai chiesto chi sono. Sono Baphomet, Distruzione di Enigma. Io rivelo segreti, ed i segreti del mio passato, segreti che sono la storia segreta di Distruzione, sono stati rivelati ad Andrea. Se tu vuoi, puoi chiedergli di raccontare questa storia, gli do il mio permesso di farlo. Anzi," Si volta verso il Greco e afferra una sua mano, "Tu sei il mio araldo, Andrea. A chiunque ti chiederà di me dovrai raccontare ciò che hai visto, cio che hai sentito. Ricordi? Osservare e riferire."

"Ma la cosa importante è che ora io vi chieda scusa, per l'orrore a cui avete dovuto assistere, per il sangue che macchia le vostre mani, per... tutto."

Aiutandosi con la mano di Pantarkos che ancora stringe, Andrea si rialza a fatica e si avvia verso l'auto. Fatti pochi passi, però, torna indietro e si ferma davanti a Monica.

"Ascolta Raggio-di-Sole, ascolta bene e rifletti su quanto stai per sentire. Ok? Ti ho detto che, se lo vorrai, Andrea potrà rivelarti un segreto. Ok? Ok! Però, ascolta. Questo segreto, per te sarà una chiave. Potrai usarla per aprire lo scrigno che mi ridarà la mia gloria," Dice, alzando una mano con il palmo rivolto verso l'alto, come se sopra ci fosse un piccolo oggetto invisibile, "Oppure per aprire lo scrigno che causerà la mia Distruzione. E bada che ho detto Distruzione, non mutamento." Aggiunge, sollevando l'altra mano. "Oppure," Conclude gettando i due oggetti immaginari alle sue spalle, "Potrai lasciare la chiave da qualche parte e non aprire nulla. Ma, in ogni caso, non potrai ignorare quanto ti verrà detto."

"Conoscere la verità implica la responsabilità di ciò che si fa, con quella verità. Se non vuoi avere alcuna responsabilità, alcun peso, allora non domandare nulla ad Andrea. Se hai paura, non correre rischi, nessuno penserà male di te. La scelta è tua e tua soltanto."

Detto questo, Andrea dà una pacca sulle spalle a Pantarkos e si allontana senza voltarsi, curvo sotto il peso dei suoi pensieri.

Monica non ha perso neppure una parola di Andrea. Ogni sua sillaba è racchiusa nel suo cuore. Ora è confusa. Le lacrime scendono e non riesce a parlare. Si volta e guarda Pantarkos. Lei non sa più se loro sono come prima. Se ancora l'amore è così grande da superare tutto e tutti...

... ma il Greco è terreo, guarda fisso di fronte a se e non reagisce nemmeno al gesto amichevole della sua Nota; china il capo e si dirige senza dire nulla verso la macchina. È come se fosse vuoto.

Silenziosamente Monica accende una sigaretta e torna verso l'auto. Si ferma un momento. Si volta e torna accanto al Nicosia prima che salga in auto.

"Baphomet aspetta... questo è il Pathos? Questo è ciò a cui sono stata richiamata con il risveglio? Questa è l'unica via di Distruzione?

"Sì, Monica. Anche questo è Pathos e questa è una delle vie di Distruzione. Non l'unica, ma quella più tipica. Devi capire che Distruzione... gli altri... non sono cattivi. Ma seguono la loro natura. È il marchio, la maledizione di Distruzione, che, coma sa Andrea, mi ha già causato tanto dolore. È la stessa maledizione che condanna l'usignolo a cantare. La libertà di scelta è qualcosa che noi Note non abbiamo. Dobbiamo lottare ogni giorno per conquistarla e solo l'intimo contatto con voi, voi che avete la chiave del nostro potere, ci dà la speranza di raggiungerla. Ma non tutti, non tutti, Raggio-di-Sole, hanno voglia di combattere la loro natura, per avere la libertà di scegliere. Io l'ho fatto, e sono stato punito, tempo fa. Gli altri accettano la situazione e la loro resa, come un morbo, contagia voi umani che ci state vicino e vi spinge a vedere le cose come noi le vediamo, come le vedono loro, e a seguire la nostra stessa natura, la natura di Distruzione."

"È anche questo," Conclude rivolgendosi a Pantarkos, "Ciò contro cui noi due dobbiamo combattere."

"Sai qual è il mio peso?" Continua Monica mentre guarda un istante Pantarkos. "Lui ha sopportato anche il mio peso. È per questo che ha sparato all'impazzata. Il peso morale che tutti gli abbiamo dato era troppo pesante. Odio gli altri anche per questo. Io mi sono parata dietro lui. Mi odio per questo. Lui ha ucciso e si è ucciso l'anima, anche per non far uccidere me e salvaguardare la mia interiorità. Ma a cosa è servito se questo è il risultato? Uno zombie dell'uomo che amo".

Andrea annuisce triste.

"Quanto tempo passerà prima che si possa vedere anche le parti positive di un orrore?" Continua Monica. "Ce ne sono? Lo supereremo mai l'orrore? Eh si, amico mio la morte è una scelta viverla o darla... ma il perché si sceglie l'una o l'altra cosa... Io credo di aver fatto la mia scelta...".

"Questo è Pathos. Questa è Distruzione. Questo sacrificio per il gruppo sopportato da alcuni di noi, stressato su noi per mano di altri, se così fosse, sarebbe una parte di Pathos da salvare?". Conclude, fissando il Greco. "Forse c'è ancora qualcuno che ha pietà e compassione, forse.

Questo vorrei dire a Pantarkos...ma ora lui non mi ascolta più. Ed io mi sento molto sola. Troppo sola".

Monica si asciuga le lacrime.

"Baphomet... io non so se sopravviverò a tutto questo. Sono sincera. Sono tanto stanca... tanto... e Demetra ora non c'è... quella lì non so chi sia... quella...".

Andrea aspetta in silenzio che Monica termini il suo sfogo, poi: "Sedete qui ed aspettate."

Si allontana e torna dopo poco con alcune buste di McDonald.

"Ci sono tradizioni che vanno rispettate, mangiare mentre si raccontano storie è una di queste." Dice mentre porge i sacchetti ai due innamorati. "Ora vi racconto una storia. Dovrò saltare i particolari, perché non abbiamo tempo."

"C'era una volta, tanto tempo fa, una piccola e ricca isoletta. Quest'isola era una colonia di una città ricca e potente, una città luminosa in cui l'arte ed il bello erano ammirati e rispettati ed i suoi

illuminati signori l'avevano resa una gemma del mondo. Come le altre colonie di quella gemma, anche quest'isola era bella e preziosa, come è bella e preziosa una pietra, compagna di splendidi smeraldi in una preziosa collana."

"Ma c'era un'ombra in questa pietra."

"L'uomo incaricato di governare l'isola era un inetto ed un incapace e non riusciva a tenere a freno suo figlio. Questo figlio, chiamiamolo Tebaldo, era un uomo arrogante e cattivo, perverso e lussurioso, amante del potere e della ricchezza. Le sue partite di caccia erano stragi, le sue feste delle orge, le sue cene pasti di maiali. Spesso faceva le tre cose contemporaneamente. Ben presto, tutti i giovani nobili pigri e crudeli dell'isola erano diventati suoi compagni di feste e alcuni di quelli nati gentili erano stati corrotti. Tebaldo era lo scandalo e la sventura dell'isola."

"C'è una giovane donna, nella mia storia, chiamiamola Eleonora."

"Bella come può essere bella la luna d'estate ed altrettanto genitle e delicata, Eleonora era la giovane figlia di un nobile dell'isola. Compiuta l'età giusta, il suo genitore la portò ad un ballo, indetto dal Governatore, per presentarla in società. Radiosa come il sole che brucia la notte all'alba, Eleonora infiammò i cuori dei presenti."

"Tebaldo la volle per se. Subito, con tutte le sue forze. Ma Eleonora era troppo pura per cedere alle sue lusinghe e alle sue promesse."

"Quella sera stessa, però, il cuore di Eleonora fu vinto da... chiamiamolo Lorenzo. Capitano della guardia di palazzo, valente guerriero, generale ammirato dai suoi uomini, Lorenzo era il prediletto della corte, uomo nobile e virtuoso che tutti i padri avrebbero voluto come marito per le loro figlie."

"Il primo sguardo che i due giovani si scambiarono accese in loro un amore, degno di essere cantato dai poeti di tutti i tempi a venire."

"Ancora e ancora li si vedeva camminare nei cortili del palazzo. Lui le sedeva accanto alla messa, lei trepidava quando lui era lontano. Tutta l'isola ed i suoi abitanti traevano gioia da quel sentimento puro, profondo."

"Tutti tranne uno..."

"L'odio era sempre più forte in Tebaldo. Le feste non lo distraevano più, i suoi amici erano stati scacciati, nei corpi delle sue cortigiane e puttane cercava quello di Eleonora, ma non lo trovava. Lui voleva la giovane per se e tanto era profondo e bello l'amore che legava i due giovani, tanto era profondo e tremendo l'odio che lui nutriva per loro."

"Alla fine, trovò una soluzione. Nelle vie buie della città, in uno di quei negozi che puzzano di marcio, c'era un vecchio. Si diceva fosse un mago e forse era vero. Tebaldo una notte si recò da lui. Insieme architettarono un piano per distruggere questo amore che tanto orrore procurava alle loro anime marce."

"Un mantello. Dal tessuto soffice e prezioso, intinto in un unguento particolare. Se esposto alla luce, anche a quella pallida della luna, il mantello avrebbe iniziato a brillare, come una fiaccola nella notte."

"Questo era l'oggetto che il mago diede a Tebaldo, questo era il cuore del suo piano."

"Il giorno seguente, con l'inganno, fece arrivare il mantello ad Eleonora, con un biglietto: 'Per colui che ami di più."

"Quella sera stessa, incontrando il suo amore nei giardini del palazzo, Eleonora fece dono del mantello a Lorenzo."

"Nascosto tra i rami di un albero, Tebaldo attendeva, un quadrello incoccato nella balestra."

"Sorse la luna. Una luce si accese nei giardini del palazzo e al cuore di quella luce mirò Tebaldo."

"Ma la vanità è femmina. Eleonora volle provare il mantello che aveva regalato al suo amore, per impregnarlo del suo profumo, rise lei. Il quadrello penetrò profondamente nella sua schiena, spegnendo per sempre la sua risata."

"Dall'urlo disperato di Lorenzo, Tebaldo comprese il suo errore."

"L'isola non brillava più. I suoi abitanti si trascinavano mesti per le strade, Tebaldo si chiuse ancora di più nella sua malvagità, di Lorenzo nessuno seppe più nulla."

Andrea si ferma per sorseggiare la sua coca-cola.

"Passa la primavera, passa l'estate, arriva l'inverno. Un mendicante si trascina lacero per le strade di una città lontana, un'oasi verde ai margini di un grande deserto. Stanco, malato, affamato, si accascia ai piedi di una casa e mormora 'Non ancora, non ancora."

"Rispettando i cliché, le sue parole successive furono: 'Sono morto?'"

"Si era risvegliato in un letto caldo, le piaghe bendate, la fame sparita, i cenci sostituiti da morbide vesti. Lorenzo credeva che la fine fosse giunta."

"Non era così. Il padrone della casa ai cui piedi era caduto lo aveva raccolto e curato e aveva appreso la sua storia, ascoltando il suo febbricitante delirio."

"'Devi sapere, Lorenzo, disse l'uomo, 'che ho certe conoscenze e conosco certe leggende. Conoscevo la storia del mantello magico e so qualcosa che il tuo nemico non sa. Il mantello preserva nella sua luce la vita di chi lo indossa. Torna nella tua isola, torna al sepolcro del tuo amore, spegni le candele che i tuoi ignari concittadini hanno acceso per onorare la tua amata e che imprigionano la sua vita, e quando il mantello smetterà di brillare, essa si risveglierà."

"Seguendo queste parole, Lorenzo tornò alla sua isola e fece quanto gli aveva detto il suo salvatore..."

"In effetti, non fu per niente semplice, posso assicurarvelo." Esclama Andrea, abbandonando per un momento il tono narratore di favole, con lo sguardo perso in eventi lontani, "Ma vi ho detto che dovevo farla corta." Dice, indicando gli altri che stanno tornando verso le macchine.

"Beh, insomma, Lorenzo tornò sull'isola di nascosto, ma uno degli sgherri di Tebaldo lo vide ed informò subito il malvagio. Lorenzo dovette affrontare i fedeli di Tebaldo, per raggiungere il sepolcro e lì trovò ad attenderlo il padre di Eleonora, ed il padre di Tebaldo e tutti i nobili dell'isola, che volevano fermarlo, credendo che, impazzito dal dolore, volesse fare chissà cosa. Ma lui superò anche questo ostacolo, entrò nel sepolcro e spense le candele."

"Tra lo stupore generale, Eleonora si risvegliò."

"Ma non era finita. Vedendo che tutto era perduto e approfittando della sorpresa, Tebaldo aggredì Eleonora e la prese in ostaggio e minacciandola con il suo pugnale la trascinò verso una rupe che dava sul mare."

"Agli astanti impotenti dettò le sue condizioni: la donna innanzitutto. E poi una nave e le ricchezze del padre di Eleonora."

"In quel momento, sorse il sole. Di fronte a tanta luce, il mantello magico iniziò a brillare come fuoco sceso dai cieli. Tebaldo, che aveva vissuto la sua vita chiuso nell'oscurità della sua malvagità non resse a quel bagliore e accecato, indietreggiò fino a cadere giù dalla rupe, tra le braccia della morte."

"Cattivo morto, buoni vivi, vissero tutti felici e contenti, fine della storia." Esclama Andrea, alzandosi.

"Immagino che vi chiediate perché vi ho raccontato tutto questo, quale sia la morale. Beh, io ritengo che in ogni storia ci sia una morale, un messaggio differente, uno per ogni persona che ascolta. Però, se dovessi dirne una... non c'è sfiga che possa fermare chi ama."

"Andiamo."

Monica ha ascoltato attentamente Andrea. Alla fine della storia riesce anche a sorridere. Un pò di sollievo finalmente! Anche se dura un istante... è importante. Posa il suo panino sulle gambe di Pantarkos che è sempre lì con lo sguardo un pò assente. Si volta verso Andrea, lo guarda con un leggero sorriso e lo abbraccia. Poi gli sussurra all'orecchio: "Mi piace quando mi chiami Raggio-di-Sole... Noi ci amiamo davvero come nella storia?".

"Io sono solo una Nota... ". Continua Andrea. "Non ho il potere di rispondere a questa domanda.

Questo è un potere che avete voi. Tu puoi vedere nei cuori, il tuo, il mio, quello di Andrea, e trovare la risposta. E non è un potere che ti viene dal Pathos. Ma le briciole di Andrea Nicosia che ancora resistono allo spirito ingombrante di Distruzione di Enigma pensano proprio di sì."

Si volta un secondo verso Pantarkos poi torna alle orecchie di Andrea.

"Non so ancora quanto ci amiamo. Non so ancora quanto il tuo Araldo mi ami".

"Dai al tempo il tempo che gli serve per curare le ferite e portare chiarezza negli animi agitati, e vedrai che avrai una risposta anche a questa domanda. Accetta questa risposta qualunque essa sia, e vivi la tua vita momento per momento. Scoprirai che va sempre tutto tendenzialmente bene."

"Forse sarò fortunata come Eleonora". sussurra Monica con una risatina.

"Forse di più, che ne sai. Intanto, non accettare mantelli dagli sconosciuti." Conclude Andrea sorridendo.

"No... nella mia esistenza ne stanno arrivando di cambiamenti fondamentali. Amare è uno di questi. Comunque vada con Pantarkos ora so che anche Monica Rewinsky può amare ed essere amata. Che l'amore è un sentimento troppo grande e che merita rispetto. Saprò coglierne la parte migliore anche se la nostra storia finirà. Certe esperienze si radicano nel cuore, comunque ti danno un altro modo di vedere le cose, è questo che conta". Monica si rabbuia un pò.

"Già... già... temo sia un aspetto del mutamento. Tieniti care queste cose: io posso tirare palle di fuoco e scavalcare palazzi con un salto, ma un'esperienza del genere me la sogno la notte e, temo, resterà solo un sogno."

"Dici? Non ti stai nutrendo in fondo del sentimento reciproco e delle emozioni che ti diamo

Panty ed io con la nostra storia? È uno scambio di una briciola di umanità.

"È questo il punto: queste grandi emozioni io non le vivo... le vedo di riflesso."

"Non è un sogno. La nostra sofferenza è reale. Fa male. Anche la tua. Tu soffri con noi. Senti il nostro dolore. Cerchi di comprenderci".

"La sfiga in effetti la sento tutta. Ma quello è un altro discorso: so cos'è l'amore, ma non so se posso amare. Però, forse hai ragione, so cos'è la sofferenza e ti assicuro che soffro benissimo. Chissà..." Dice Andrea pensieroso, "Forse adesso sei tu che mi dai una piccola luce di speranza... Beh... ovvio," Conclude sorridendo alla donna, "Altrimenti che Raggio-di-Sole saresti?"

"Comunque vada la mia vita zio Baph... ora ti ho incontrato. Mica ti mollo! Così quando la mia mamma "svalvola" ho un rifugio sicuro...".

Quest'ultimo commento fa rabbuiare un po' la Nota. "Già... svalvola. Non avevo mai visto Demetra così e spero di non doverla vedere mai più..."

"Hey," Esclama rivolto a Pantarkos, "Tutto questo vale anche per te, Araldo"

Il Greco sobbalza, richiamato alla realtà dalla voce della sua Nota; muovendo le gambe di scatto fa cadere il panino che Monica le aveva offerto.

Si affanna allora per raccoglierlo senza che si sporchi e guarda la donna con una espressione simile a quella di un cagnolino triste.

"Sc.. scusa... il panino" Poi non trova le parole per proseguire e, con le lacrime agli occhi, tiene in mano l'involucro intatto con molta delicatezza, quasi fosse un gioiello fragilissimo.

Lo sguardo di Pantarkos fa tremare Monica, vorrebbe abbracciarlo... Si alza velocemente come per cercare la forza di non fare nulla. Saluta Andrea con un leggero sorriso ringraziandolo e si avvia verso l'auto.

"Ora andiamo e considerate la vostra fortuna: quante altre alterazioni possono contare su Note che raccontano loro le favole per tirarli su di morale?"

Cercando una morale, o forse anche solo un senso, i tre tornano vero i loro compagni, verso il resto delle loro vite.

Fine
 
 


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