Farewell e i singhiozzi
di Nella Portieri
Dal fondo di te, e inginocchiato,
un bimbo triste, come te, ci guarda.
Per quella vita che arderà nelle sue vene
Dovrebbero legarsi le nostre vite.
Per quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero uccidere le mie mani.
Per i suoi occhi, aperti sulla terra
Vedrò un giorno le lacrime nei tuoi.
Io non voglio, Amata.
Perché nulla ci leghi,
che nulla ci unisca.
Né la parola che profumò la tua bocca
né ciò che le parole non dissero….
Pablo Neruda
Giugno
Il sole inonda il piccolo soggiorno di luce dorata. Le buganvillee del terrazzo sono un trionfo di viola e di verde.
Seduta sul divano azzurro, le mani in grembo, trattengo a stento la nausea che mi stringe lo stomaco. Sul tavolino, davanti a me, la busta lacerata ed il referto del laboratorio.
Me l’ha consegnato stamattina il fattorino della clinica, mandato personalmente dal solerte direttore sanitario.
Si prende gran cura della signora che rappresenta la proprietà - non si sa mai, meglio tenersela buona.
Ho dato la mancia al ragazzo, sorridendo, ed ho preso la busta – Porga i miei ringraziamenti al dottore.
Ho chiuso la porta ed ho stracciato la busta con le mani tremanti – come se non sapessi già – il foglio è piovuto a terra, planando nell’aria immobile.
L’ho raccolto, in ginocchio sul tappeto, ed ho letto: POSITIVO.
Lo sapevo. Io lo sapevo. Ma volevo vederlo scritto.Un giorno - sembra passata un’eternità - in un altro posto, quando avevamo solo noi stessi ed il nostro desiderio, avevamo un sogno.
I ricordi si affacciano alla mente senza che io possa fare nulla per fermarli.- È possibile che dal nostro amore nasca un figlio? E cosa sarebbe? Un semidio? Sai, mi piacerebbe pensare che ti resti qualcosa di me...
Lazar bacia con delicatezza la fronte, le palpebre, le guance della donna che stringe tra le braccia.
Nella rimane interdetta. Non aveva pensato a questa possibilità. Ma è naturale, potrebbe succedere. Nessuno dei due si è curato di prendere precauzioni.
Un sorriso raggiante si distende sul suo volto.
- Un figlio da te... un figlio nostro...La testa appoggiata sullo schienale e gli occhi semichiusi.
Le lacrime rotolano sulle guance.- Un tempo, i nostri figli erano più che umani, ma allora noi eravamo molto più potenti. Ora non so, non credo. Ora sarebbe solo un piccolo bambino da proteggere e da amare. Un figlio nostro, Lazar, potrebbe essere davvero un piccolo miracolo...
Via! Via questi ricordi che fanno solo male.
Non c’è nessuno con cui condividere il dolore.
Dolore? Un figlio è un dolore?
Dovrebbe essere un dono. Una gioia.
Le altre volte è stato così. Ma le altre volte c’era qualcuno con cui fare progetti per quelle piccole mani che erano aggrappate al mio ventre. C’era sempre qualcuno.Ora c’è solo un piccolo parassita bastardo che si nutre del mio sangue e della mia vita.
Un corpo estraneo che si è incuneato dentro di me senza chiedere il permesso.
Non lo voglio. Non voglio diventare la madre di nostro figlio. Non voglio più nulla che possa unirci.NON VOGLIO…
Non so neanche dove sei. Se sei ancora vivo.
Non mi scrivi, non mi chiami.
Te ne sei andato quando avevo bisogno di te e non riuscivo neanche a dirlo.
Hai fatto tutto da solo. Non ti servo più.
Ed allora crepa.
Tu e tuo figlio.Luglio
Non c’è più molto tempo.
Stanno per scadere le quindici settimane. Dopo sarà più difficile disfarsi di questo impiccio.
Ho deciso che non voglio tuo figlio, ma non riesco a fare l’ultimo passo.
Lo vedo, con gli occhi della mente, che mi tende le piccole mani.
Lo vedo che barcolla, la prima volta che si alza sui piedini incerti e mi sorride. Sorride come te.
Lo vedo addormentato, sereno, con le lunghe ciglia scure. Come te.
Lo vedo che mi guarda, con l’adorazione dei bambini felici negli occhi neri. Come i tuoi.BASTA!
Come posso decidere di ucciderti se non la smetti di guardarmi, piccolo bastardo.
Per favore, basta…
Ti ho scritto. Chiedevo dove sei. Ti ho scritto che avevo bisogno di parlarti.
La tua risposta non si è fatta aspettare.
Era un pugnale di ghiaccio.Bene.
Ora so cosa fare.
Mi spiace piccolo bastardo. Tuo padre ha deciso per me.****
Odore di disinfettante, luci smorzate, pareti celesti, aria condizionata.
La voce del direttore sanitario mi arriva ovattata, calma: il tono è, come sempre, gentile, perfino deferente.
- Ci sono state complicazioni, una emorragia imprevista ed inarrestabile… Mi spiace, signora Portieri, per salvarle la vita abbiamo dovuto eseguire una laparatomia totale... Lei sa che significa, vero? Ora è fuori pericolo, ma deve riposare…Chiudo gli occhi. Salvarmi la vita.
Sprofondo la testa nel cuscino e vorrei gridare, piangere, disperarmi… ma non serve.
Tasto con una mano il ventre dolente, fasciato in garze e cerotti. Vuoto. Per sempre.Dal profondo del pozzo oscuro dove io l’ho buttato come il più abominevole dei rifiuti, il piccolo bastardo mi chiama, mi guarda e nei suoi occhi neri ora c’è solo il dolore per la vita che gli ho negato.