Duello di Coscienze
Una storia d'amore, follia e risvegli

di
Marco Felicioni e Lorenzo Bracchi


Nota
Ogni personaggio è contraddistinto da un carattere differente in modo da creare un atmosfera teatrale eliminando il nome all’inizio di una battuta che disturba la fluidità della narrazione.


Modena, 17 Settembre Ore 23.45
Il Ronzio monotono del sistema di raffreddamento. La luce azzurra del monitor riempiva la stanza. Marco ancora in tenuta estiva si stava stirando davanti al programma di gestione posta elettronica. Il caricamento era più lento e noioso del solito. Il suo sguardo annoiato e un po' afflitto scorreva sui mittenti cercando qualche nome interessante… cercava qualcuno le cui parole non vertessero sulla Partenza. Poi una mail diversa dalle altre… doppio click… la rotellina centrale del mouse ronza per un istante…
Una mail da Lorenzo … ancora per la storia della Lancia… è un problema… non so’ più a chi credere… non so’ più cosa fare… e molti credono in me…
E questo cos’è?
Sotto alla firma classica di Lorenzo il testo proseguiva… come se iniziasse una nuova mail…oppure come se stesse parlando un’altra persona…
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Ah, a proposito, ho notato che sei un valido guerriero e che sei molto abile con le lame orientali... Un giorno dovremo provare a sfidarci per provare se è più resistente una spada orientale o un raffinato fioretto spagnolo.
Prospero

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“Prospero”? Ma non era il suo cognome? Acc…no è vero…lui si chiama Medici… e allora cosa diavolo è questo Prospero?
 

Marco era immobile con i pensieri che danzavano attorno al monitor. Improvvisamente l’immagine sullo schermo vibrò e sembrò scomparire… come quando c’è un interferenza esterna… l’immagine ritorno nitida.
Marco non mosse un muscolo.
Era immobile.
Poi come in preda ad un attacco d’ira spense il computer. Non si curò ci chiudere il programma… non si curò di chiudere la sessione… spense e basta.
Dalle labbra gli sfuggi un “Dannazione…” e si getto sul letto abbracciando il cuscino.

Perché? Perché mi sento così offeso da quella mail? Perché mi sento così in DOVERE di rispondere a tono? Non ci capisco più nulla… più NULLA… e Stefano non è qui con me… è lontano. E’ più lontano che mai…e io mi sento sempre meno io… e mi sento sempre più…
 

Marco alzò lo sguardo verso il comodino incontrando la custodia del Violino.
…lui.
Passarono pochi istanti ma poi Marco si alzò con calma. Sul suo volto un accenno di sorriso. Accese il Computer… le sue dita correvano sui tasti sicure… presto sul supporto digitale comparse la risposta a quella mail. Il volto del ragazzo guardò lo schermo compiaciuto. Forse malinconico… ricordi di tempi lontani?
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Non importa il tempo o lo spazio.
Non sono mai stati un problema...

"Pronuncia il mio nome e io sarò con te,
trema al sibilo del vento perché io sono in esso
guardati dai ciottoli del sentiero perché sotto di essi mi troverai
rabbrividisci al calar delle tenebre
perché è il corvo che apre le proprie ali"

TENGU

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* * *

Luogo imprecisato della campagna milanese, 18 Settembre Ore 03:33

Silenzio… Nient’altro che silenzio… Nessun rumore disturbava la quiete della campagna… L’atmosfera era terribilmente strana e cupa come il cielo notturno che Lorenzo osservava dalla finestra del suo studio.

Quella non era la prima volta che il ragazzo passava la notte in bianco ormai era da molto tempo che non riusciva a dormire. La sua povera coscienza non faceva altro che pensare a quell’essere… Alla sua Follia, al suo Sogno al suo Desiderio.
 
 

Perché? Perché sono stato così avido e così debole? Per quale motivo? Per quale Ragione? Inutile cercare delle risposte… Anche se passassi degli anni a rifletterci non troverò mai un motivo logico che mi ha spinto a farlo… Ma ora basta con queste stupide domande…
 

Con movimenti lenti ma decisi Lorenzo si sedette sulla piccola poltrona della sua scrivania sulla quale era appoggiati in perfetto ordine, quasi maniacale, diversi libri sulle religioni del periodo romano.

Una volta spostata la maggior parte dei testi, Lorenzo prese il suo portatile e incominciò a lavorare su un vecchio programma di decifrazione delle scritture del primo periodo della civiltà babilonese, un programma che suo padre, uno storico, aveva progettato prima di morire.

Mentre Lorenzo faceva scorrere le varie lettere cuneiformi sullo schermo incominciava a sentirsi stanco, oppresso come se una forza gravasse sulle sue gracili spalle.
 

Dio mio, Non riesco proprio a reggermi in piedi ma non posso addormentarmi, non posso commettere ancora degli errori…
 

Nonostante il ragazzo provasse a rimanere sveglio, le palpebre dei suoi occhi si fecero sempre più pesanti e lentamente il sonno lo prese e nell’oblio incominciò a sognare.

Il giovane si trovava sulla spiaggia di una piccola isola rocciosa completamente priva di vegetazione.

Non c’era alcuna traccia di vita, l’unico elemento che sembrava essere opera umana era un sentiero lastricato che probabilmente portava verso l’interno dello scoglio.

Che luogo è mai questo? Non ho mai visto una terra così triste… Però mi è terribilmente familiare…

Lorenzo incominciò a seguire la via e dopo un lungo cammino giunse in prossimità di una caverna.

Una volta entrato, esplorò l’interno seguendo una serie di cunicoli spinto solo dal suo istinto e così arrivò in una sala più ampia nella quale c’era un grosso trono di pietra.

L’aria era satura di umidità e si faceva fatica a respirare. Odore di salsedine e odore di… non riusciva a riconoscerlo ma aveva già sentito quell’odore dolciastro…

Mentre si avvicinava al centro della camera una voce sibilante lo prese alle spalle.

Allora Lorenzo ti piace la mia umile prigione? Oh ssscussami la NOSSSTRA umile prigione…

Lorenzo si voltò di scatto e vide una figura che vestiva con un saio da frate le cui maniche erano sporche di sangue fresco

TU!!!! Smettila di tormentarmi! Io non ho più niente da spartire con te… Tutto quello che avevo lo hai già preso!

L’oscuro personaggio continuò.

Sssai meglio di me che non è vero c’è ancora qualcosa che posso prenderti e per farlo sfrutterò a mio vantaggio…

Lorenzo preso da un impeto d’ira si gettò a mani nude sul monaco ma non riuscì a colpirlo perché qualcosa d’intangibile lo bloccava.

Un muro di melassa trasparente.
Il frate riprese
Coraggio… Adempi il tuo Destino rendimi L I B E R O!

Detto questo la cupa figura si avvicinò all’impotente Lorenzo e con fredda precisione gli trapassò con la sola e scheletrica mano il petto all’altezza del cuore.

Il ragazzo cadde a terra e lentamente incominciò a perdere i sensi mentre una piacevole sensazione di abbandono lo assaliva.
Mentre la sua vista si annebbiava vide il monaco che lo abbracciava pronunciando una sola parola che continuava a rimbombare nelle sue orecchie

Tengu… Tengu… Tengu… La chiave della mia libertà e la falce della tua eterna dannazione.
 


* * *

Marco si sedette sul bordo del letto… aspettava una risposta. Si prese la testa tra le mani. Non voleva pensarci ma SAPEVA cosa stava succedendo. Sapeva che prima o poi… sarebbe venuto il momento di ricambiare il suo aiuto.
 

“Io sarò il tuo strumento e tu sarai il mio. Giudicheremo gli uomini basandoci sulle mille e mille vite che scorrono, stroncate, nella nostra spada… belle parole…belle davvero… sa tanto di promessa imperiosa… di patto. Con una frase del genere si potrebbe chiudere il primo volumetto di un manga. Ma la verità è che fa male…perdere il controllo ti prosciuga l’anima. Ma non importa. Io ho bisogno di essere forte. Forte per la mia Famiglia. Per combattere al loro fianco. Nessuno ha bisogno di un idiota in cerca di sicurezza.. forse Stefano… già forse a lui non importa della mia maschera e di tutto il resto… forse lui…
 

L’orologio a pendolo del salotto segnò le 4. Marco sgranò gli occhi come se dietro a quei rintocchi udisse qualcos’altro. La stanza vibrò. Il buio si fece più fitto. Si alzò. Prese la custodia del violino e l’aprì. Ne estrasse la spada e un oggetto avvolto in un panno bianco. Con delicatezza chirurgica, come se stesse togliendo le bende da un arto ferito, tolse il panno e lo lasciò cadere a terra.

L’oscurità della camera avviluppò le due figure.

“Ok… che si dia inizio a ciò che deve essere fatto…”

Un fruscio sinistro.

Poi tenebre.
* * *

La stanza in cui si trovava Lorenzo cominciò a perdere gradualmente di luminosità.

Un forte vento gli scompigliò i capelli. Un lungo brivido come non ne aveva mai sentiti. Si svegliò. Improvvisamente sotto i suoi piedi il vuoto. Ancora il vento… sempre più forte…

Cadere.... precipitare... nel vuoto.

nel NULLA....

Un infinito spazio nero...

poi un lampo!

In lontananza fulmini violacei che illuminavano nubi scure. Tutt’intorno a lui uno spazio vuoto ma opprimente occupato solo da un enorme mare di vapori densi. Le nebbie del concepimento. Le nebbie prima della creazione. Un odore pungente di bruciato. Una sensazione di nausea.

Oscurità, la più nera e immensa.

Poi tutto finì come era iniziato. Un battito di ciglia. Lorenzo si risvegliò come se avesse dormito giorni. La prima cosa che vide fu l'erba. Un erba verde e fresca che gli accarezza il viso. Era sdraiato sul fianco. Davanti a lui una roccia bianca. Una
brezza leggera. Odore di Foresta e di vegetazione. Luce pallida...ovattata.

Alzandosi si trovò all’interno di un paesaggio del tutto sconosciuto. Era alla base di un'imponente catena montuosa che sembrava appena uscita da un dipinto ad inchiostro giapponese. Alti picchi di un verde intenso e scuro immersi nelle candide nebbie. A pochi passi da dove si trovava un gigantesco portale simile a quelli che si vedono dinanzi ai templi. Oltre di esso un sentiero che cominciava la sua tortuosa salita lungo i picchi montuosi.

La temperatura era abbastanza rigida. Il vento ora che il ragazzo si era alzato in piedi era freddo e tagliente. Il cielo, solo una madreperla vaporosa.

Lorenzo inspirò profondamente. Una sensazione di profonda Libertà. Come se fosse il primo uomo che camminava in un luogo di così innegabile bellezza. Barcollò leggermente. Il viaggio lo aveva spossato un po’.

Maledizione... Avrei dovuto prendere i miei tranquillanti... Speriamo che non succeda niente di grave…

Il ragazzo avanzò di qualche passo in cerca del suo avversario e intanto i suoi pensieri correvano veloci.

Un Dominio… perché Marco ha a disposizione un Dominio?… quello di sua Madre? Se ne parlava diversamente… no…non può essere quello di Aracne. Il suo? Ma lui non è una Nota! Comincia a fare freddo…
Lorenzo era vestito normalmente. Una maglietta nera, jeans e un lungo impermeabile grigio. Le uniche eccezioni a questo normalissimo aspetto erano un lungo segno cabalistico che gli scendeva lungo il fianco destro del collo e un fioretto spagnolo che stringeva con forza.
Avanzò di qualche passo ma poi, improvvisamente, si accasciò su se stesso.
No!! Non adesso… non ora ti prego…

Poi il dolore sembrò passare. E il ragazzo si rialzò ancora barcollante dirigendosi verso l’imponente arco dinanzi a lui. Appena però avanzò di qualche passo in quella direzione intravide un movimento dietro a una delle due colonne. Sicuramente c'era qualcuno. Una figura con la spada sguainata si affrettava verso di lui.
 

Lorenzo brandì il fioretto con determinazione quando tutt'a un tratto la

figura uscì dall'ombra.

Era una ragazza alta più o meno come lui. Pelle dorata dal sole. Lunghi capelli neri sciolti lungo la schiena e tagliati sulla fronte in una frangia cortissima. Il suo viso era la cosa più poetica che Lorenzo avesse mai visto. Lineamenti dei mari del sud. Labbra piene, occhi scuri, sopracciglia disegnate e sottili. Indossava una sottilissima e semitrasparente tunica bianca ricoperta da alcune catenine dorate e cordoni multicolori. I seni leggermente abbondanti e i piccoli capezzoli scuri si intravedevano da sotto il tessuto. Allo stesso modo l'inguine era quasi del tutto in vista e il ragazzo anche senza concentrarsi su di esso ne riusciva a scorgere le forme. Su tutto il corpo simboli tracciati in un rosso sangue. Tonde spirali, complicati kanji, misteriose scritture di altri tempi.

La ragazza gli sorrise.

Un raggio di sole.
Il colore e il calore di un impalpabile raggio di sole.

"Benvenuto. Sono una sacerdotessa del Pozzo. Il mio nome è Nairi."

e si inchinò dinanzi a lui tenendo la spada al proprio fianco.

I neri capelli lucidi le scivolarono lungo i fianchi mostrando la schiena
anch'essa segnata dal colore rosso delle antiche scritture.
Il giovane ricambiò l'inchino e con complicità le sussurrò:

"Vi ringrazio per la vostra cortese gentilezza... Tuttavia sarebbe ancor più cortese se quella
spada che tenete in mano fosse abbassata..."
 

Detto questo Lorenzo abbassò il suo fioretto e contemporaneamente si toccò il petto come se provasse un intenso dolore. Il sorriso si accartocciò in una maschera d’ombre. La ragazza abbassò subito la wakizashi e si avvicinò frettolosamente verso il giovane.

"Ma tu stai male... aspetta..."

Lorenzo sentì il profumo della sua pelle. Davanti a lui la purezza dei suoi occhi.

"lascia che ti aiuti..."

Con delicatezza la ragazza sfiorò le mani di Lorenzo che stringevano i vestiti all'altezza del petto. Un ondata di calore e luce gli percosse l'anima… poi…lentamente... lentamente.... il ragazzo sentì il dolore affievolirsi…fino a sparire.
Lei constatando il sollievo nella sua espressione sorrise ancora.

Non è possibile…mi ha…guarito? Non riesco a crederci…non….

“Grazie... Non sapete quale BENEDIZIONE sia il vostro tocco per questo mio fragile corpo... Vi ringrazio..."

"…sono una delle sette sacerdotesse...così come posso dispensare Morte e Angoscia posso dare Vita e Piacere..."

Detto questo si alzò.

"non è questo il posto giusto per il duello...non è questo il momento... seguimi. Porta la tua spada, anche se forse non ne avrai bisogno."

Raccolse la wakizashi e lo precedette di qualche passo nel sentiero che portava verso le montagne. Ma non passarono pochi secondi che un urlo la colse alle spalle. Lorenzo era nuovamente inginocchiato a terra e si teneva con forza il cuore.

"Inutile... Questo mio dolore... Questa mia ferita non potrà mai essere curata... Ma non
preoccupatevi presto passerà..."

Detto questo si alzò e s'incamminò verso il sentiero con un espressione sempre più preoccupata e assorta.

No, Non puoi... Non puoi interferire anche questa volta! Vattene! Cosa vuoi fare?…quali sono le tue intenzioni?

Nairi lo accarezzò con un triste sguardo velato di incomprensione.

"Lorenzo…c’è qualcosa che… vedi, ogni cosa qui è Mutevole e libera... io non sono riuscita a guarirti perché una parte di te non lo Desidera veramente... o meglio... una parte di te preme per non essere guarita.”

"Essssattamente!"

Questa singola parola fu pronunciata con un terribile sibilo..

"Scusatemi... Non avevo intenzione di rispondervi in quel modo..."

“Lorenzo… perché?"

Queste ultime parole sembravano una supplica ma subito Nairi si girò verso le montagne come se avesse capito anche senza una risposta. Silenzio. Solo una brezza gelida e l'ululato del vento. In lontananza, il cielo cominciava a farsi scuro.

"Ora andiamo... il tempo sta cambiando"

“E sia.”

I due ragazzi percorsero il sentiero in silenzio. Lei saltava aggraziata sulle pietre a piedi nudi. Il tintinnare delle catenine richiamava lo sguardo di Lorenzo verso i suoi fianchi... poi attraverso il vestito. Sembrava che sotto quella sottile veste la ragazza non portasse proprio nulla...

ancora il tuo profumo…

Dopo una mezz’oretta il sentiero si stringeva e aumentava di pendenza. Il vento era sempre più freddo ma a Nairi, pur essendo così poco vestita, non sembrava infastidire.

Ai lati del sentiero la foresta era di un verde profondo. Le cime degli alberi si inarcavano verso i viandanti con fare minaccioso e più di una volta a Lorenzo sembrò di aver sentito il movimento di uccelli tra le fronde... che alla fine però non vedeva.
Una strana sensazione di inquietudine... era come se quella foresta...li stesse... osservando. Pesanti nubi in lontananza. Un aria pesante...come quando sta per succedere qualcosa... o come gli interminabili istanti prima di un terremoto...
Mentre Lorenzo cercava di raggiungere la veloce e agile Nairi cercava di coprirsi nel suo impermeabile grigio scuro. Sembrava soffrire terribilmente il freddo e ogni tanto starnutiva in modo spaventoso.
Dopo un'altra mezzora cominciarono a sentire il rumore di acqua che scorre. Forse un ruscello…no. Più probabile un torrente…magari con una cascata. Infatti dopo pochi minuti il sentiero si incanalò su di un ponte sospeso di legno che attraversava un crepaccio dinanzi a una cascata immensa.

La più grande cascata che Lorenzo avesse mai visto.
La più grande.

Il ragazzo aveva uno sguardo terribilmente stupito e contemplò lo spettacolo naturale come un bambino la prima volta che vede il mare…
 

"Quale meraviglia… Non ho mai visto un luogo più bello di questo..."

Nairi si fermò qualche passo prima del ponte.

Con un luminoso sorriso:

"Avanti...ora devi procedere da solo"
e si inchinò.
Lorenzo ricambiò ancora una volta l'inchino e con voce gentile le rispose.

"Grazie mia Signora, spero di rincontrarvi presto... La vostra presenza e la vostra momentanea compagnia sono state un piacere per me..."

Poi si diresse con passo sicuro verso il ponte e dopo pochi passi si levò una voce sibilante e cupa trasportata dal vento.

"Un vero piacere anche per me... Sacerdotesssssa... Un vero piacere!"

Il ponte scricchiolò sotto i tuoi passi. Era legno usurato dai mille viandanti che l'avevano calpestato ma sembrava reggere. Quando arrivò al centro del ponte non poté opporsi al Desiderio di fermarsi per gustarsi un paesaggio praticamente unico. L'acqua faceva un salto di diverse decine di metri...forse centinaia. In fondo un piccolo bacino circolare che non terminava in nessun altro corso d'acqua...forse si inabissava in una specie di caverna subacquea...

Improvvisamente mentre Lorenzo era assorto nella contemplazione sentì un Corvo gracchiare sopra alla sua testa.

Alto nel cielo con le sue minacciose ali nere.

L'uccello planò nella sua direzione andandosi a posare a pochi metri dal punto in cui si trovava. Le sue zampette artigliarono uno dei cordoni di sicurezza che fissavano il ponte alla roccia.

I suoi occhi erano neri.
Del nero più profondo.

e lo fissavano.

Lorenzo ricambiò lo sguardo... I suoi occhi erano grigi come il cielo che lo sovrastava... Occhi che ormai da tempo non trovano la Pace dello Spirito... Sul suo volto apparì un sorriso aspro e in silenzio cominciò a camminare verso l'animale.

Una volta raggiunto il Corvo si inchinò con grazia e devozione.

"Al vostro servizio..."

Mentre il suo sguardo era rivolto verso il basso vide un’ombra immensa allargarsi nella propria direzione e una piuma nera cadere a pochi centimetri dai propri piedi..
Un canto simile a mille voci sovrapposte si liberò e svanì in un istante.

Una mano bianca come il marmo stretta in un nero guanto di pelle (che le ricopriva solo il palmo e un paio di dita) gli prese il mento e sollevò il suo sguardo.

Improvvisamente si trovò davanti una specie di idolo nero.
Era un ragazzo che non dimostrava più di vent'anni, alto e snello. Indossava una veste di pelle nera aderente sul torace che si apriva come una gonna ottocentesca fino a terra. I suoi piedi erano nascosti da essa che sbucava dal terreno come un piedistallo d'ombra. Il petto era ricoperto di cinghie e cerniere metalliche. Le braccia nude erano segnate da simboli rossi. Spirali e intricati kanji disposti circolarmente. Il suo viso ricordava vagamente quello di Marco se non fosse che la sua bellezza… abbagliava. La sua pelle sembrava quasi emanare luce propria. I capelli, lunghi? corti? nient'altro che un groviglio informe tirato all'indietro e intrecciato con nastri di seta rossa. Unghie corte laccate di nero. Labbra sottili e pallide. Il suo sguardo, di un verde intenso come la foresta, sorrideva.

Lorenzo di scatto prese la candida mano e la allontanò sprezzante come se fosse un serpente che stesse cercando di stritolarlo.

"Grazie.. Tengu... Ma ti prego..."

la voce del ragazzo cambiò gorgogliando.
"Non amo essssere toccato..."
TENGU inarcò un sopracciglio con fare interrogativo.

Il giovane si coprì con stupore la bocca e riprese:

"Scusami, io… non volevo... Dannazione sono talmente nervoso! Non riesco a capire che Diavolo mi sta succedendo... A volte penso di non essere me stesso... Ma questo non ha importanza sono qui per motivo ben preciso e tu sai bene di cosa parlo o mi sbaglio?"

Detto questo incurante del freddo gettò dal ponte l'impermeabile e la maglietta rimanendo a torso nudo.
Il fisico, piuttosto scarno e pallido, era ricoperto di simboli cabalistici fino ai polsi delle mani, e questi brillavano di una tenue luce viola.

L’idolo finalmente parlò. La voce potente riecheggiò nel baratro. Il rumore della cascata si affievolì.

"BENVENUTO."

La bocca si allargò in un ghigno.

"Questo è il mio Regno. Questa è la mia Provincia di un Mutevole destino...in questo luogo... tutto... TUTTO può essere Mutato a seconda dei propri Desideri... e qui sei il benvenuto."

Lorenzo si guardò il petto e inorridì.

“Maledizione! Non sarei mai dovuto venire qui... Qui è dannatamente più forte... Forse perché... No, non devo pensarci ora...”

L'Idolo di alabastro fece segno di fare silenzio....e sorrise. Un ampio e meraviglioso sorriso...

"Prospero... abbiamo tempo per conoscerci... tempo... non mettere fretta allo scorrere degli eventi...piuttosto, lasciati andare…AVANTI… io non ho fretta…prenditi il tuo tempo…mostrami… la tua vera essenza…"

Lorenzo non rispose, i suoi occhi erano, ora, persi nel vuoto... Poi con un urlo di dolore si accasciò tenendosi per l'ennesima volta il petto nel quale apparve una cicatrice all'altezza del cuore.
Il giovane si piegò sul ponte mentre i suoi tatuaggi brillavano sempre di più... Con uno sforzo terribile sembrò quasi riprendere il senno.

La sua voce uscì fievole e rotta.

"Non è così semplice..."

poi il suo tono cambiò e alle sue spalle apparve vaporosa una figura che con un sibilo continuò la frase:
"...Io non sssono la vera Esssenza di questo patetico esssere umano... Io condivido sssolo la sua misssera anima..."
La figura abbracciò quasi amorevolmente Lorenzo.

"...Io sssono Prospero e sono colui che ha voluto incontrarti..."

Poi la voce tornò quella di Lorenzo.


"No! Vattene! Vattene! Sparisci! Io non ti appartengo! Il mio Destino non è nelle tue mani sporche di sangue!"

Prospero cominciò a dileguarsi in un gioco di lente spirali di fumo. Vapori scuri e fetidi… Come se fossero appena stati partoriti da una terra malata… o…da una mente… malata.

"Non illuderti tu sei mio e lo sssarai per sempre..."

detto questo lo spettro scomparve.
TENGU guardò la scena come se stesse contemplando un'opera Botticelliana. Le braccia incrociate sul torace. La bocca sottile dischiusa in un sorriso innamorato. Gli occhi ridevano…beffardi ridevano.

Allo scomparire della figura si lasciò sfuggire un sussurro.

"bene bene...."

Lorenzo alzò il capo ancora stravolto. Cercava Marco…ma Marco non c’era… davanti a lui solo l’immagine di qualcos’altro. Un demone di un altro tempo. Un riflesso ingigantito dagli echi di una mente addormentata. Un Incubo… e allo stesso tempo… un meraviglioso Sogno.

"Uff… accidenti Lorenzo!! Perché rovini sempre il nostro incontro? E dire che questa volta eravamo così vicini…così intimi…”

L’Idolo si beffava di lui. Con mille espressioni studiate da esperto attore si stava beffando del suo male.

“se liberassi ciò che hai dentro…forse…ecco forse riusciresti ad essere abbastanza attento da accorgerti…” una pausa.

“che stai per CADERE."
Sorrise ancora con affetto.

Lorenzo sentì le assi sotto i suoi piedi cedere. Il cuore in gola.
TENGU rimase immobile. Era uno splendido colosso di tenebra. I suoi occhi lo osservavano intensi mentre il suo corpo veniva risucchiato nel vuoto. Ardenti come quelli di un amante.

Stava precipitando.

Vide, dal basso, il ponte allontanarsi a una velocità spaventosa.

Il rumore della cascata si sovrappose per un istante ai suoi pensieri oscurandoli come un pesante tendaggio.

chiuse gli occhi preparandosi al peggio.

Poi uno strattone alle caviglie...come se qualcosa lo avesse preso. Riaprì gli occhi e il rumore della cascata scomparve.

Silenzio.

Si accorse di essere in un angusto ambiente sotterraneo. Legato a testa in giù per le caviglie da cavi elettrici e catene di varie dimensioni. Era sospeso sopra ad un laghetto di acqua rossastra. Indossava solo i pantaloni e una candida camicia di forza bianca. Intorno a lui solo l'oscurità.

Ommioddio… Che io sia tornato nell'inferno della mia mente? Perché Prospero? Perché? Quanto ancora dovrò soffrire? Perché Prospero? Perché?

Lorenzo si contorse inutilmente nella veste di tortura . Nel farlo intravide qualcosa dall'ombra in fondo alla stanza. Sembrava… una figura che si avvicinava correndo.
Marco, vestito con gli abiti con cui l'aveva visto l'ultima volta, arrivò ansimante al bordo della piccola vasca circolare. Il suo volto era all'altezza di quello di Lorenzo anche se i due si guardavano al contrario.

"Che Desiderio mi perdoni...cosa ti ha fatto... scusami..."

L'espressione sul suo volto era sinceramente dispiaciuta.
"a volte perdo il controllo... a volte è lui ad agire per me... questo poi è il suo mondo...queste sono le sue regole... io…"
Il ragazzo imprigionato abbozzò un sorriso.

"Marco... Per favore tirami giù da qui... e toglimi questa dannata camicia di forza!"

Marco annuì preoccupato.

"subito..."

Rientrò scattante nella tenebra alle sue spalle. Sembrò azionare qualche ingranaggio che fece scendere l’appeso lentamente. Il livello dell'acqua si avvicinava pericolosamente quando tutto si bloccò.

Marco riapparve e cominciò a slacciare la camicia di forza. Pochi minuti dopo i due ragazzi erano entrambi seduti sul margine della vasca.

"Grazie... Non ho capito molto bene cosa sia successo ma di una cosa sono sicuro... Quel tizio sul ponte eri tu non è vero? Sai... Non pensavo che ci fosse qualcuno con il mio medesimo problema, qualcuno che ogni giorno affronta la mia medesima lotta... La lotta per non dannare la propria anima..."

Marco si accoccolò su se stesso abbracciandosi le ginocchia.

Rispose con un filo di voce.

"Questa è la mia Provincia. Questo luogo mi è stato donato dal mio Signore. Da colui che mi ha trasformato in un vero Uomo di spada. Io pensavo… ecco io pensavo di trasformarlo in un paradiso nel quale l'unica legge fosse l'Amore... un regno LIBERO… un luogo dove esistessero solo persone autentiche. Non tutte buone o cattive capiamoci! Ma vere… un luogo dove l’assassino uccide per un ideale. Un luogo dove il mendicante combatte per il suo grande Sogno.. dove tutti seguono la propria poetica…la voce del proprio cuore…”

I suoi occhi si illuminarono per un istante come se vedessero tutto questo sfilargli davanti… poi ritornarono tristi…

“ma…qualcosa è andato storto…la Forza dei miei Desideri è debole… ho fallito. E Allora è entrato in gioco LUI… il TENGU, la coscienza insita nella mia maschera e nella mia spada... lui ne ha praticamente preso il controllo come monarca assoluto...o meglio, come DIO assoluto. La sua volontà è forte, i suoi ideali sono praticamente uguali ai miei… ma… ma i suoi metodi sono diversi. E’ violento e senza scrupoli. Ama e Odia con un’intensità che si accumula da millenni... in questa realtà io sono debole, LUI POTENTE... ma non hai ancora visto niente..."

Calò un silenzio pesante. Entrambi pensavano. Poi Lorenzo chiuse la scena riflessiva con una domanda.

"Dimmi... Lo hai visto? Hai visto Prospero?”

Pausa.

“Si”

“Lo sapevo… Qui è dannatamente più forte... Forse perché il suo Desiderio è grande... Ah! a proposito ora, di preciso, dove siamo?"

"Siamo nei sotterranei del Tempio dell'Equilibrio. Nella splendente città di Edo. Ti ho richiamato indietro appena in tempo. Tu stavi percorrendo il sentiero del giudizio. Attraverso quello saresti arrivato al pozzo e lì ti saresti battuto. Ma lui ha deciso di giocare con te prima della fine. Non chiedermi il perché. Sai…in questo luogo siamo due entità distinte… nella realtà invece siamo molto più affini."

Non sai quanto ti capisco... Anche per me è più o meno così... L'unica differenza è che io e il mio alter ego dividiamo la stessa dannatissima anima e tutto questo è stato causato dalla mia Avidità... Dalla mia Follia... Maledizione! Non avrei mai dovuto entrare a far parte di Pathos... Sono così debole..."

tacque per pochi attimi.
"Ma un giorno riuscirò a liberarmi di Lui... Nel frattempo permettimi di essere tuo alleato... Tuo amico... E tuo fratello"
Marco si illuminò di un gran sorriso. Come un fiore al mattino…la tristezza scivolò via. I suoi occhi sembrarono commuoversi per un istante.

"Lorenzo... in voi figli di Psiche ho trovato i migliori amici e compagni.. non sarà un movimento o uno schieramento su di una posizione a gettare ombre su questo affetto... Tu, Flavius, Giovanni, Claudio... sono felice.

Per quanto riguarda il Pathos…"
Parlava lentamente osservandosi intorno con circospezione.

"non devi pensare di essere debole... ognuno... OGNUNO... di noi ha una propria poetica, una propria precisa e personale vibrazione che da vita alla rete delle Emozioni... non quella delle Note, quella degli UOMINI...di quelli AUTENTICI. Ognuno a tutte le Tensioni all’interno del proprio cuore. Noi ne siamo i generatori e sta in questo la nostra FORZA.”

“E’ Così sento e mi immagino i rapporti tra di noi… così sento lo scorrere delle emozioni, dell’affetto e del dolore tra persone autentiche…”

Si fermò per fissarlo.

"e tu sei vero... sei emerso meraviglioso e orribile appena uscito da uno specchio mille e mille volte riflesso in se stesso... ho rotto il ridondare di questi immagini chiamandoti qui... senza volerlo stai riprendendo vita, una vita fatta di colori e sfumature… e non di piatte e grigie tonalità..."

Sorrise ancora con affetto.

"non ti preoccupare... non aver paura di quello che sei. Io l’ho accettato a suo tempo e per me… è stato come un Secondo Risveglio…"

Un tonfo dai piani superiori improvvisamente li fece sussultare.

"Ora però devo farti uscire. Quando ho creato questo mondo ho studiato un modo per entrare e uscire secondo i propri Desideri. Io volevo un Dominio LIBERO. E questo per fortuna lui non può ancora cambiarlo..."

Si alzò e tese la mano a Lorenzo.

"andiamo…”

Cominciarono ad attraversare le stanze vuote del tempio. Marco sembrava destreggiarsi piuttosto bene al suo interno come se fosse di casa, o come se ne fosse l’ideatore.

Più volte in lontananza si udirono canti in una lingua sconosciuta.
Più volte in lontananza si udirono voci severe e risate vigorose.
Più volte… sempre così lontano da non apparire mai chiaramente… si vedevano sagome passare dietro alle pareti di carta illuminate dall’interno.
Marco però non prestava attenzione a tutto ciò. Piuttosto guardava pensieroso il soffitto ed aumentava continuamente il passo. Intanto entrambi parlavano di ciò che erano… di ciò che li rendeva così affini e così profondamente diversi. Al contrario di Lorenzo infatti, Marco non combatteva con una vera e propria “personalità”…veniva attraversato e talvolta posseduto da violenti Desideri che non appartenevano a lui. Tutto qui. Solo nel suo Dominio questi impulsi prendevano le fattezze di un vero e proprio individuo a se stante… Per Lorenzo invece sembrava tutto diverso. Era ossessionato dalla lotta per la conquista della sua stessa anima. Ed era stanco… avvilito e solo. Entrambi però vivevano questa duplice esistenza e questo li rendeva Fratelli. Anime legate.
 
" Purtroppo non posso farci niente... Prospero fa quello che vuole... Ma io intendo parte dei suoi pensieri... e sappi che lui non è qui per affrontare il Tengu... Lui vuole usare questa realtà per fare qualcosa... Ascolta: i segni che ho sul corpo sono una barriera che non gli permette di manifestarsi... Se si dovessero illuminare non esitare a farmi del male..."

Marco si fermò accigliato.

"ci proverò... " la sua voce tremava...
"il solo pensiero di farti male però mi fa rabbrividire.."
Si fermò al centro di una stanza più grande delle altre.
"Ti ho detto già una volta...al di fuori da questa realtà...che... darei la vita per te. Il mio sangue per quello di un mio Fratello."

Queste parole uscirono determinate. Secche. Non accettavano obbiezioni.

Marco alzò il capo per guardare il soffitto. La sua espressione si congelò per un istante. Lorenzo sentì la tensione scorrere attorno a loro. Il ragazzo accanto a lui avvicinò l'indice alle labbra per far silenzio. Poi si sentì un leggero tonfo al piano di sopra.
In una frazione di secondo il suo braccio strinse il torace di Lorenzo strappandolo via dalla posizione in cui era. Il soffitto contemporaneamente si sfondò con uno strappo agghiacciante.
Una nuvola di polvere e schegge.
Marco e Lorenzo indenni tossicchiavano sdraiati sul pavimento.

"AHAHAHAHHAAhahahahhahaha... P A T E T I C O....  come al solito ti lasci andare ai tuoi I N S U L S I discorsetti...alle tue PROMESSE di eterna amicizia e A M O R E... parole parole parole DANNATE parole... tu non hai ancora capito il M E T O D O. l'ideale è giusto ma come discepolo mi cadi sulla pratica..."

Dalla nube di detriti avanzava una figura.
Era l'Idolo Nero con la corta spada sguainata.

L'espressione di Marco era quasi impaurita ma poi riprese determinazione.

"Non puoi combattere all'interno del Tempio dell'Equilibrio!!! qui io e te DOBBIAMO essere in perfetta armonia...questo è il luogo dei mille pensieri e della PACE!!"

L'idolo divertito inarcò un sopracciglio con un espressione da divo holliwoodiano.

"Ah si? ehmm...regola cambiata. DA ORA."

Poi distolse lo sguardo da Marco e lo puntò su Lorenzo.

"fratellino? dai.... vieni fuori... fammi vedere di che colore è il tuo sangue sulla mia spada.... dopotutto non sei forse stato tu a SFIDARMI? non faccio un duello come si deve da troppo tempo...non posso certamente lasciarmi sfuggire un occasione del genere...."

Dicendo questo si inumidì le labbra rosee con la lingua.

Stava parlando con la cantilena con la quale si gioca con i bambini…sembrava divertito.
Lorenzo si alzò per fronteggiare il suo avversario. Fece per dire qualcosa ma non riuscì a pronunciare una parola... Il suo corpo improvvisamente cominciò a brillare.
I tatuaggi cominciarono ad emettere un intensa e cupa luce scarlatta.


Alle sue spalle lentamente apparve nell'aria uno strano simbolo formato da una serie di cerchi concentrici... L'aria divenne più pesante, una leggera brezza si alzò e nel cerchio si aprì un piccolo portale di luce.
La luce crebbe d’intensità assumendo delle tonalità rosse e nere... tante lucciole spettrali danzavano attorno al corpo e al viso pietrificato del ragazzo…scosso appena da profondi brividi che sembravano trapassargli l’anima nel livello più intimo e profondo.
All'improvviso una figura apparve dietro a Marco.
L'oscuro figuro semi inghiottito dall’ombra era vestito con un vecchio e lacerato saio da monaco completamente sporco di sangue e nella mano sinistra teneva una spada bastarda dalla lama completamente nera.
Lorenzo riuscì ad emettere un sussurro terrorizzato.

"Prospero..."

Il Monaco si girò verso di lui poi con un movimento veloce alzò la spada verso Marco deciso a trapassarlo.
Lorenzo con un urlo disperato si gettò verso Prospero e con ambo le mani bloccò la Spada del Monaco provocandosi delle profonde ferite...

"Marco... Il Tengu... Loro non hanno fatto niente... Tu vuoi me... Tu vuoi sfruttare questa luogo, in cui il tuo Desiderio è forte, per uccidermi e per prendere il mio posto nella realtà... Non è forse così Prospero?"

Il Monaco non rispose...alzò nuovamente la lama lorda di sangue.

Lorenzo gorgogliò di rabbia e con un balzo atletico stranamente veloce si avventò a mani nude sul suo avversario lanciando un urlo di disperazione.
Prima che però potesse solo toccarlo un ceffone violentissimo lo colpì in volto e lo buttò a terra pancia all'aria.
"Ma piantala frocetto!! vai a lagnarti delle tue patologie mentali e cavati quella cazzo d'espressione da eroe disperato...”

Un ruggito.

“IO VOGLIO IL MIO DUELLO."

Marco seguì la scena pietrificato ma quando vide Lorenzo colpito e sanguinante si gettò su di lui e con fare difensivo raccolse il suo capo tra le mani cercando di proteggerlo... senza sapere da chi temere il peggio…
 

"Tu.... TU e i tuoi metodi sono SORPASSATI!! non puoi venire a parlare di ONORE e di DUELLO quando la storia delle storie sta per compiersi... Quest'uomo soffre... soffre per un demone che corrode la sua Ragione... e la sua stessa Anima...cerca di...."

La sua voce però fu troppo incerta... patetica.... e venne soffocata da un tuono.
Forse all'esterno stava imperversando una tempesta.
TENGU voltò le spalle a entrambi concentrandosi su Prospero.

"E dunque... ora hai la tua LAMA.... ORA MOSTRAMI... come combatte l'Avversario che ho convocato nel MIO DOMINIO... fai sì che non sia stata vana tutta questa sceneggiata... perché se così fosse... ti soffocherei nelle polveri degli oggetti dimenticati... ti farei saggiare la coscienza impotente di un oggetto... ti farei impallidire dinanzi al DESIDERIO di fare QUALCOSA per un mondo corrotto… un Desiderio che però non può essere soddisfatto… ti dannerei di migliaia di notti passate a ricordare…ti farei assaggiare quello che ho provato io...per SECOLI..."

La sua spada brillò per un istante.
Riflessa in essa la candida pelle madreperlata dell'Idolo Nero.
TENGU però sembrò parlare all'aria... Prospero non sembrava prestare orecchio alle sue minacce... All'improvviso scomparve e si ritrovò esattamente alle spalle di Marco. La temperatura della stanza si abbassò di colpo mentre il Monaco pronunciava una veloce cantilena... Dopo pochissimi secondi un strana runa scarlatta apparve vaporosa sulla fronte di Marco.

Fatto questo il frate si rivolse a Tengu.

"Ssse non ti dispiace... Ora vorrei occuparmi di una quessstione più importante di questo ssstupido duello"

poi guardando Marco…
"Levati di mezzo... Lorenzo è mio..."
e con decisione cercò di abbassare la sua spada sul corpo inerte del giovane.

TENGU lo osservava muoversi e poi parlare con una smorfia, sconcertato...

"ma sei del tutto DEFICENTE? pensi di poter DARE ORDINI?? A ME!! Desiderio santissimo... che avversario insulso... che noiosa perdita di tempo...speravo... peccato."

L'idolo Nero alzò la mano priva della spada come controvoglia.
Un'espressione di profondo disgusto e di immensa delusione.
Prima che il monaco ebbe il tempo di abbassare la lama sul ragazzo un colpo all'addome lo scaraventò sul fondo della stanza. Il suo corpo si schiantò sulla parete di pietra grezza.

Un rumore sordo. Ossa che si frantumano. Poi silenzio.
TENGU abbassò lo sguardo verso i due ragazzi.

"Dunque... mi sembra ovvio... ha CERCATO di usarmi..."

Un sorriso sadico carico di Odio.
"Peccato...un vero peccato... non ha fatto bene i suoi conti."
I suoi occhi improvvisamente si tinsero di nero. Un liquido dello stesso colore cominciò a colare...come...lacrime... dense.

Lorenzo osservava impietrito la scena e senza capire come... intorno a lui si materializzò un cubo di vetro smerigliato. Non c’erano fori...non una fessura. Un perfetto cubo di vetro che lo racchiudeva e lo imprigionava.

TENGU guardò Marco con fare innocente.

"Scusami... ma se non facevo così quello ci provava di nuovo. Quell'idiota non ha capito che siamo nel MIO Dominio...chi si crede di essere??! IO DESIDERO E TUTTO MUTA…"

Le sue parole si caricarono di una forza vibrante… era talmente pieno di se*… esaltato dalla sua stessa potenza… poi sbuffò spazientito...

"e quel simbolo in fronte? mi sembra il caso di levarlo al più presto...non mi piace."

Improvvisamente Marco venne dilaniato da un dolore atroce alla schiena. Si contorse su se stesso con la bocca spalancata dalla sofferenza. Ansimava senza riuscire ad emettere suono…

L’Idolo nero non ebbe il tempo nemmeno di comprendere cosa stava succedendo che Prospero strisciò fuori dall’ombra con una fatica terribile e con un lungo gemito. Il Monaco alzò la mano nella direzione dell’avversario e tracciò nell'aria una serie di strane formule poi lo caricò a testa bassa. Una mossa fin troppo prevedibile e incredibilmente facile da evitare... TENGU non fece altro che scansarsi ed evitare l'inutile attacco. Prospero si girò di colpo e dopo pochi secondi di totale silenzio scoppiò a ridere in modo sinistro...

Dal pavimento si alzarono veloci come serpi dei rami coperti da lunghe spine che cominciarono ad avvolgere il corpo di TENGU provocandogli dei graffi e delle ferite estremamente profonde. Lui non si mosse… anzi, si lasciò trafiggere. IMMOBILE. I rami divoravano la sua carne bianca. Gli occhi dell'idolo continuarono a sgocciolare miele nero. Passarono pochi secondi e TENGU si girò verso Marco alzando lo sguardo al cielo e imprecando. Poi si girò nuovamente verso Prospero che intanto si guardava intorno alla ricerca di Lorenzo.

La sua voce rimbombò stridente come un gesso che cigola sulla lavagna. Un canto di spade che si incrociano.

"MODO ASSAI V O L G A R E di combattere... ODIO... ODIO SENZA LIMITI chi si comporta così… e questo non fa che accrescere il mio Piacere nel strapparti gli ultimi brandelli di vita che ti rimangono prima che la clessidra segni la tua FINE."

Detto questo si lasciò cadere all'indietro a peso morto.
I rami continuarono ad avvolgergli le gambe e ora sembrarono inghiottirlo in un
grande abbraccio. Nel momento stesso però in cui il corpo toccò terra si scompose come un mucchietto di foglie spazzate dal vento... e ogni singolo frammento d'ombra...si trasformò...in un CORVO.
Prospero arrivato dinanzi al cubo e per niente spaventato dalla trasformazione dell’avversario cominciò ad esaminare la prigione di vetro sbuffando ed emettendo sibili terribili. Poi si girò di scatto cercando il Tengu.

"Avanti vieni fuori e ridammi Lorenzo... Lui è mio!"

Lo stormo cominciò a volare caotico per la stanza poi un sibilo e tutti gli uccelli si lanciarono contemporaneamente sul corpo di Prospero. Il saio del monaco venne lacerato e cominciarono ad aprirsi le prime ferite.
I Corvi dopo aver colpito ritornarono indietro e sparirono nell'ombra.

Da essa riemerse TENGU. Ferito ma sorridente.

"E' Tuo? dio...TU NON SAI QUANTO MI DISPIACE.... peccato che se vuoi RIAVERLO... devi prima.... BATTERMI!"

Il Frate cercò di muoversi con dolore e con estrema fatica... Sangue nerastro gli sporcava il saio... Tuttavia egli continuava a gorgogliare una risata sadica come se fosse estremamente divertito.

"Sssei proprio un vero idiota! Non ti sssei ancora ressso conto che più mi ferisci più il povero Marco soffre?"

disse Prospero mentre diversi tagli cominciavano a ricoprire il corpo di Marco.
"Facciamo un piccolo ssscambio... Io ti lassscio Marco... Integro... E tu mi ridai Lorenzo... Mi sssembra di avertelo già detto a me interesssa sssolo lui..."

Il Signore dei Corvi sembrò esplodere di IRA.

La sua figura sembrò ribollire dell’Ardore più profondo.
“AAARRRRRRRRRRRRGGGGGHHHHHHHHHHHhhhhhhhhhhhhhhsss…..”

Furente scattò in avanti fulmineo tirando una stoccata con la wakizashi al fianco
del monaco. Non pensò alle conseguenze. Nei suoi occhi scintillava Desiderio puro… Desiderio…di Distruzione…
Prospero parò appena in tempo il veloce attacco del TENGU e fece forza sulla sua spada corta. I due si guardarono in viso... Il Frate osservò con noncuranza il volto del suo avversario emettendo una serie di bassi sibili... Tengu invece poté solo osservare l'oscurità del cappuccio che ricopriva il viso di Prospero.
I due continuarono a fare forza sulle loro lame poi il Monaco lasciò la presa e si allontanò con un balzo deciso a preparare un nuovo attacco.
TENGU lo guardò con il più profondo disprezzo.

"CODARDO!!! io volevo ricondurti sulla retta via... quella dell'onore e quella del CUORE di un VERO samurai... ma TU SEI VILE... ed è per questo che non posso e non devo temerti. perché non sei degno!"

Prospero ribatté:

"Codardo? No, ti ssstai sbagliando... Io sssono sssolo essstremamente previdente... In uno ssscontro fisico non potrei mai batterti quindi è meglio prendere delle precauzioni..."
Il Tempo sembrò rallentare mentre l'Idolo oscuro emetteva il suo Giudizio. Dall'oscurità scaturirono tentacoli di tenebra che cominciarono a danzare attorno al monaco. In un primo momento chiunque avrebbe giurato di vedere

mille volti infantili in quella tenebra... mentre annusavano la preda... e mentre sussurravano con la voce del silenzio... ma poi la tenebra avvolse il monaco in una morsa salda.
Solo la parte superiore del petto emergeva testimone della propria prigionia.

TENGU lo fissò con il verde dei suoi occhi carico d'ira.
Poi gli voltò le spalle e andò a raccogliere Marco ferito e tremante. Con un amorevole abbraccio lo strinse a se. Lo baciò più volte con tenerezza.
Poi con la sua voce intensa e potente gli sussurrò:

"Cucciolo... è venuto il momento di combattere assieme... quell'essere che non è degno di venir chiamato uomo non ha nemmeno un briciolo di onore... è malvagità scaduta... è un incubo dimenticato e contorto... e io sono stanco... riprendiamoci l'ordine del NOSTRO Dominio... avanti... mostra la tua luce...tu che ne sei la sorgente..."

Depose il ragazzo delicatamente e gli appoggiò la wakizashi tra le braccia.

Marco non riusciva a reggersi in piedi. In parte per la paura e in parte per le ferite che ancora grondavano di sangue. Rimase in ginocchio e con un breve inchino prese saldamente la spada. Improvvisamente una luce bianca cominciò a diffondersi tutt'intorno.

Calore.

Il Calore di un amico...

L'Amore di un fratello...
La spada cominciò a risplendere di questa luce ma non ne era la sorgente... la VERA sorgente era il petto di Marco... infiammato di Pathos e di Desiderio... impazzito d'Amore e di Vita...

E la forma del ragazzo cambiò.
Assunse l'aspetto che risplendeva nei ricordi di Stefano Spock e di Aracne... gli unici che l'avevano mai visto assumerlo nei rispettivi Domini.
Si alzò e per un secondo i presenti videro solo LUCE. Poi la figura si definì. Era Marco. Completamente nudo.

Sulla sua schiena si innalzavano due enormi ali di argento, seta e luce. Forgiate come se fossero un gioiello. Si muovevano in modo naturale grazie a microscopici meccanismi simili a quelli di un enorme orologio ed erano tenute insieme da sottili fili candidi di seta. Le piume impalpabili di calda luce, o magari di vapore.

Marco guardò Prospero. Alzò una mano e la tenebra si sciolse disperdendosi tra le fessure del pavimento. TENGU si fece avanti per un secondo in segno di protesta... poi abbassò lo sguardo e si rifugiò dietro all'astro di luce.
La sua figura sprofondò nel pavimento e si trasformò nella sua ombra.
 

Ora erano insieme.

Ora erano in perfetto equilibrio.
Erano la stessa cosa.
"Prospero... ascoltami... non so quale sia la tua storia...non so quale sia il tuo passato e non so quale sia il motivo che ti lega a Lorenzo ma ascolta... ascolta me che sono il Figlio del Desiderio d'Amore... ascolta me che sono figlio dell'Amore stesso... o forse ascolta me... che sono il pozzo d'angoscia e la sorgente di piacere... ebbene, PARLAMI. Io ti ho liberato perché tu possa spiegare... se non hai nulla da dire ti rispedirò da dove sei venuto...e non temere... so' come farlo...perché ora io sono il DOMINUS di questa Provincia.
E ciò che Desidero... è Legge per queste terre ed è legge per gli uomini che camminano su di esse... te compreso."

Poi la figura del ragazzo guardò tristemente il monaco supplicando con lo sguardo una risposta.

Prospero lentamente calò il suo cappuccio per mostre il suo volto... Un volto identico a quello di Lorenzo.
Il Monaco con voce calma e normale affermò sorridendo:

"E come disse il Poeta... Amor che nella mente mi Ragiona..."

tacque per un attimo e poi continuò:
"Non riesco a capire cosa è questa sensazione... Non riesco a capacitarmi di un tale sentimento... Questa luce è così... Bella... Ma mi fa paura... Nella luce..."
la voce tornò a essere sibilante:
"Nella luce non c’è Ossscurità! E io sssono l'Oscurità della Mente di Lorenzo! La parte che ha sssempre nassscosto... La parte a cui alla fine ha ceduto...Troppo tempo sssono rimasto rinchiuso nell'isola della sua Mente... Troppo! Ora per ciò che gli ho donato... Per il potere che ha ricevuto appellandosi a me... è giusto che io prenda il sssuo posssto nella realtà..."
l'espressione del suo viso divenne angosciata.
"Io non voglio essere solo un insieme di cupe emozioni.... Io voglio... Esssere... Reale... E per farlo... Il sssuo Ego deve morire!"
Marco lo guardò soppesando per un istante le sue parole.

"Ti capisco... ti capisco perché ho provato sul mio stesso spirito la reclusione... ti capisco perché sono rimasto per centinaia di anni rinchiuso in una Maschera...pronto a dare tutto ciò che sono al mondo...e poi ho trovato me stesso. Ho trovato un corpo che viveva in un'altra era e in un altro tempo... ed era il mio. In esso pulsava forte l'Amore e forte l'Odio... Io non sono altro che Marco e non sono altro che TENGU...come tu... non sei altro che Lorenzo. Potrai sforzarti finché vuoi di uccidere il "suo" Ego...ma quando ti accorgerai che stai uccidendo te stesso...sarà troppo tardi."

La figura avanzò...lentamente...verso Prospero. Un passo dopo l'altro.
La luce si diffuse calda. Quando sfiorò Prospero un immenso sollievo.
Non importò la durata…non fu importante se poté guarirlo...l'unica cosa intrascendibile…fu la traccia chiara ed INDELEBILE che scolpì in lui e il sangue sul saio del monaco cominciò ad asciugarsi impallidendo dinanzi a tutto quello splendore.

A meno di un metro Marco parlò ancora. Questa volta si scorsero chiaramente gli occhi lucidi...

"Io posso garantirti la tua esistenza QUI. Posso regalarti la chiave del mio Dominio...posso conferirti il potere di manifestarti in queste terre... potrai viaggiare...potrai combattere...potrai amare... sarai LIBERO… Ora ascolta... voi due avete ancora molto da chiarire...molte prove da superare."

la sua voce diventò tutt'a un tratto imperiosa:

"E COME LA TENEBRA NON ESISTE SENZA LA LUCE..."

Poi nuovamente dolce:

"ecco... tu non puoi esistere senza di lui. Chiedigli un compromesso... coesistete. Manifestatevi selettivamente quando il momento lo richiede. Emergi quando Lorenzo non ha il Coraggio o la volontà di far qualcosa di Necessario...quando il tuo Desiderio è più forte del suo... ma poi rientra nell'ombra come osservatore quando lui Ama e Risplende... questo è il modo con cui ho deciso di vivere io e questo è il mio CONSIGLIO. Rispetta ogni singola sfaccettatura della tua anima...SFRUTTALA! Un essere incompleto è debole... se Lorenzo ti ha ricacciato in fondo alla sua anima SBAGLIAVA... ma sbagli anche tu a cercar di fare altrettanto..."

TENGU si girò e lanciò un occhiata al cubo di vetro.
Un impercettibile gesto del capo e la prigione si dissolse in uno sciame di lucciole.
Lorenzo si guardò attorno spaesato... dall’interno il vetro smerigliato gli permetteva di cogliere solo luci, ombre e suoni.

Marco si girò nuovamente verso Prospero:

"Ora è tuo... so che però non sei stupido e che non firmerai con le tue mani la tua sconfitta"

Prospero sorrise aspramente poi con sguardo cupo e pensieroso guardò Lorenzo... Tacque. Continuò ad osservarlo sibilando qualcosa sottovoce... percorse con lo sguardo che lentamente si rilassava i lineamenti identici ai suoi del volto che gli stava di fronte. Ancora un sibilo.

Tracciò dei segni nell'aria e silenziosamente aprì un nuovo portale di luce.
Si girò per l’ultima volta verso Lorenzo e fissandolo intensamente conficcò con tutta la forza che gli era rimasta la sua spada nel pavimento e poi come un ombra silenziosa attraversò il portale.


Qualche istante di silenzio.

Lorenzo cominciò ad avvicinarsi lentamente a Marco come se avesse timore... Poi una fievole voce.
"Grazie... Forse è finita..."
Con passo lento il ragazzo si avvicinò e raccogliere la spada del suo alter ego.
Una volta estratta la lama la offrì a Marco.
"So quello che hai detto a Prospero... Le tue parole lo hanno fatto riflettere e hanno dato una luce all'oscuro Caos che lo anima... Forse un giorno io e lui saremo come te... Sono... Siamo in debito... Permettici di offrirti la nostra umile spada Fratello... In segno del nostro rispetto e della nostra gratitudine"

Detto questo si inginocchiò con un inchino più consono ad altri tempi e ad altre autorità. Anche perché Tengu non era nient’altro che un uomo e nient’altro che suo Fratello.
Marco prese la spada con entrambe le mani.

"Ti ringrazio, questa spada ora sarà un simbolo. La trasformerò per sempre nel pilastro di questo tempio."

Detto questo si spostò al centro della stanza. La sua figura lasciava un alone argenteo tutt'intorno. Trovato il punto giusto la piantò a terra con una forza sovrumana e la lama entrò fino a metà nelle assi del pavimento. Tutt'intorno pareti e travi cominciarono a vibrare. La spaccatura prese a pulsare come se volesse rimarginarsi… come se appartenesse a qualcosa di vivo.

"Ciò che rappresenta questo Tempio è la Pace dello Spirito. L'equilibrio delle nostre Coscienze. Chiunque verrà qui godrà di questo beneficio. La Concordia come un balsamo curerà le ferite dell’Anima. Un luogo splendido dove riposare. IO, Figlio dell'Amore DESIDERO sia così. PER SEMPRE."

Mentre le parole si alzano forti e vibravano in ogni cosa come un ordine tutto cominciò ad illuminarsi di una potente luminescenza multicolore.

Marco strinse ancora più forte l'elsa e il suo viso venne contratto dallo sforzo. La spada vibrò e poi venne circondata da benefici vapori azzurri. Rumori di legno che si contorce. Scricchiolii. Vento.

Un forte vento simbolo della Forza del Mutamento.
Poi improvvisamente dal terreno cominciarono a germogliare velocemente piccole piantine che crebbero in pochi secondi attorcigliandosi tutto intorno a Marco e alla spada.

Lorenzo si guardò attorno stupito.

Tutta la stanza stava venendo invasa da diversi tipi di piante che sbucavano vigorose dal terreno e dalle pareti. Il pavimento venne ricoperto da muschio fresco. La porta scorrevole si annerì e dilatandosi si trasformò in un pesante portone di legno inciso. Sul fondo della stanza si sentì un rumore simile a quello di una caraffa d’acqua versata a terra e comparve una piccola cascatella che sbucava da una roccia e si incanalava in un tortuoso ruscello che scorreva tutt’intorno alla stanza. Intanto le piante continuavano a crescere premendo verso l’alto e diventando troppo grandi per essere contenute in quell’ambiente. Il soffitto infatti si inarcò in modo innaturale diventando una cupola al cui centro si aprì un foro che lasciava entrare i raggi del sole.

La luce allora colpì in pieno la figura di Marco e della spada.

Rinascita.
Il rito si concluse e il vento smise di soffiare.
Il ragazzo lasciò l'elsa e scrollandosi di dosso lo strato di rampicanti si girò ammirando compiaciuto il Giardino.
Ovunque cinguettavano piccoli uccelli e i fiori stavano già sbocciando.
Era nato un nuovo paradiso.

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*Nd Mayumi. Nel giapponese corrente la parola “Tengu” viene usata anche per definire chi è “pieno di se” ^___^

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