DOPO
OTTOCENTO ANNI
di Al Hasan Ibn As-Sabbah
Dopo ottocento anni,è tempo che i pugnali tornino a colpire. E' tempo che i potenti tornino a dover rendere conto a qualcuno delle loro azioni.
Abitazione del consigliere Mohammed Hagi, ore 23,30
I ragazzi sono in gamba, maledettamente in gamba. Siamo entrati come nulla fosse,in barba alle misure di sicurezza. Li lascio a tenere d'occhio le entrate e la strada:stavolta sarò io ad agire.
Questi fottuti guanti fanno sudare la mani.....
Eccolo, seduto alla scrivania. Non si è accorto di nulla:resto a fissarlo per un po', poi decido di non mettere ulteriormente alla prova il mio sangue freddo, e avanzo verso di lui. Trasale, alza lo sguardo e quasi grida. (Nessuno potrebbe sentirlo,in ogni caso.)
"Chi...."
"Tu sai chi sono."
"Cosa vuoi?"
Non rispondo, mi limito ad estrarre le fotografie e a gettarle sulla scrivania. In effetti, non troverei le parole. Vorrei avere i miei poteri,per fargli provare la sofferenza delle persone uccise per favorire i suoi interessi economici. Comunque, mi aspettavo che impazzisse, o che mi pregasse di ucciderlo. Mi ero preparato a questo, per molti giorni. Invece ......
"Non uccidermi."
"Tutto qui? Sai solo implorare per la tua maledetta vita?"
Non risponde. La tentazione di ucciderlo lentamente è forte, ma non è così che agisco. Un istante dopo, è tutto finito. Getto le foto sul corpo e raggiungo gli altri.
La notte dopo.......
Ho spiegato ai nostri sostenitori che è solo ai miei uomini che deve andare la loro riconoscenza, non a me. Sono rimasti stupiti:non sanno che anche se venissi ucciso prima o poi tornerei, mentre gli altri.... Ci stanno festeggiando. Io sono distratto, non li sento. Gli eroi che mi seguivano nelle innumerevoli guerre che ho combattuto sono morti, e anche i miei compagni attuali prima o poi moriranno. Mi chiedo quanti tra i miei uomini avvertono il mio stesso senso di vuoto, che nè la lotta per la libertà nè le delizie del mio giardino possono colmare. Solo la speranza potrebbe......
Insomma, rieccoci. Riecco un uomo che porta da innumerevoli vite il fardello della difesa degli oppressi, della guerra per sopravvivere ai capricci dei potenti, costretto ad azioni terribili per cercare di ritagliare uno spazio per i più deboli. Riecco la consapevolezza di combattere una battaglia disperata, che non potrà mai essere vinta definitivamente.....
Piango. Non per me, tantomeno per l'uomo che ho ucciso. Forse per l'umanità intera. Dopo ottocento anni,nulla è cambiato.
Io comunque non mi fermo:questo è il mio destino,la mia scelta,la mia vita. Sono Al Hasan Ibn As-Sabbah, il vecchio della montagna. Sono tornato.
PATHOS ©
1999
Associazione di Letteratura Interattiva